Mai che tu risponda alle contestazioni che ti si fanno; MAI.Originariamente Scritto da Malik
Capisco il TUO momento delicato; che, dalle NON risposte, evidentemente dura da qualche anno.
(perlomeno)


Mai che tu risponda alle contestazioni che ti si fanno; MAI.Originariamente Scritto da Malik
Capisco il TUO momento delicato; che, dalle NON risposte, evidentemente dura da qualche anno.
(perlomeno)


So forti 'sti bananas che s'attaccano alle dichiarazioni di Occhetto.
Manco più Bondi, Schifani o Cicchitto gli vengono buoni ...![]()


poveri bananas non gliene va una bene.,Originariamente Scritto da Malik
ci tentano sempre............. dal conte igor a fiorani........ ma sempre gli va buca.......
su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)


Occhetto non è proprio il prototipo del politico equilibrato...


Originariamente Scritto da chessmate
....e le lettere all'Unità dei lettori, in mezzo al fragoroso silenzio dei leaders del csx?
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A fool and his money can throw one hell of a party.


Dimostrano che, almeno nell'elettorato, non si è "tutti uguali".Originariamente Scritto da tolomeo
Voi i lazzaroni CONTINUATE a difenderli.


Originariamente Scritto da MrBojangles
forse i "leaders" hanno perso il contatto con la base?
Cinquanta milioni di euri in consulenze? La domanda su Consorte resta inevasa. I Ds sdegnati ora dicono che il partito poteva non sapere. Il fumo del complotto per celare la lotta a sinistra tra due collateralismi
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A fool and his money can throw one hell of a party.


MOLTI "leaders" hanno perso da tempo il contatto con al "base".Originariamente Scritto da tolomeo
Ed è tempo che ne prendano atto; se non vogliono ritrovarsi amare sorprese nella "gabina".
Ma questo non ha nulla a che vedere col fatto che, VOI, invece, persistete nel difendere i farabutti GIA' conclamati.


pure i giornalisti, pare....Originariamente Scritto da MrBojangles
... con litigi collaterali. E l'unione? anzi, l'Unione?L’opa di Gianola sull’Unità
Nella nuova Unità, che è pronta a tornare in edicola dopo un complicato salvataggio. Gianola va d’accordissimo anche con Furio Colombo, anzi, fino ai fatti Unipol, viene indicato come un “colombiano doc”.
Da Milano stabilisce la linea del quotidiano diessino in materia economica e finanziaria. Quando scoppia il caso Unipol-Bnl, Gianola è in prima linea a difendere Giovanni Consorte. Lo fa dalle colonne del giornale, ma anche dal set di alcune trasmissioni televisive, in primo luogo l’Infedele dell’amico Gad Lerner, come lui convinto che non si debbano chiudere le porte in faccia ai new comers (Lerner, su Vanity Fair, ha difeso in quanto ‘’lombrosianamente discriminato’’ Danilo Coppola, oggi accusato dai magistrati romani di rapporti con esponenti della Banda della Magliana). Di Consorte, Gianola è entusiasta: “Non è solo un manager – scrive – è qualcosa di più, è colui che ha portato le coop a giocare in campi diversi dal passato, in quelli del potere economico, a sedere nei cda che contano”. E le amicizie pericolose? Incidenti di percorso: “Il problema è che in Italia il circolo della finanza è troppo ristretto e a volte si finisce per incontrare chi non si vorrebbe nemmeno per mangiare una pizza”.
Anche Vincenzo De Bustis gode della stima del vicedirettore dell’Unità (“un banchiere vivace e di successo”), ma con Consorte c’è una identità di vedute imbattibile: il 19 dicembre scorso l’ex numero uno di Unipol critica la “l’indegna campagna di stampa contro Unipol”, Gianola concordava e aggiungeva di suo: “Le coop sono imprese serie, non minacciano licenziamenti per avere i soldi dallo Stato” (negli stessi giorni i quotidiani riportavano la richiesta della Fiat sulla mobilità). Ancor prima, in luglio, aveva raccolto un altro sfogo in cui Consorte affermava orgoglioso: “Non prendiamo lezioni di correttezza e trasparenza da nessuno”. Nemmeno Gianola ama prendere lezioni. A chi nei Ds inizia a definire l’Unità l’house organ di Consorte, il vicedirettore ribatte difendendo ancora, senza se e senza ma, l’operazione Unipol: “E’ fantastica”. Mentre al giornale cugino il Riformista, che da tempo critica il quotidiano diessino, replica con una dichiarazione al Corriere della Sera di ieri: “Non mi sono mai fidato di ciò che scrive il giornale di Velardi’’.
Nunzia Penelope
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A fool and his money can throw one hell of a party.
UNIPOL:OCCHETTO, FASSINO E D'ALEMA? PEGGIO DI BETTINO CRAXI
(ANSA) - ROMA, 3 GEN - "D'Alema e Fassino? Peggio di
Craxi". Lo dice, a Radio Radicale, l'ex segretario del Pds
Achille Occhetto intervistato sulla vicenda Unipol.
"Si dice che la storia è maestra di vita spiega - ma c'é
da dubitarne perché si poteva capire Bettino Craxi in un
momento in cui la classe politica si considerava non punibile,
ma nel dopo Craxi ci voleva una buona dose di ingenuità. La
prima volta è comprensibile. Io direi che c'é qualcosa di
peggiore, perché la seconda volta è diabolico, dimostrano una
scarsa intelligenza politica. Dove è andata a finire tutta
quella intelligenza politica dei vari D'Alema e Fassino ? Ci
sono stati anche errori culturali e ideologici, il rapporto tra
politica e affari, la mancata distinzione tra capitali sporchi e
puliti".
"Quanto basta - osserva Occhetto - per cambiare gruppo
dirigente, altro che alcuni errori. Io mi sono dimesso per non
avere fatto quasi niente di male ma tutto il bene nel tentativo
di salvare il comunismo italiano. Di fronte ad errori clamorosi
di questo genere è chiaro che D'Alema e Fassino dovrebbero
mettere la direzione del partito nelle mani di un congresso e di
una nuova impostazione ideologica e politica".
"C'é una tendenza a sviare i rapporti tra affari e politica
che incomincia dal periodo di Colaninno e della cosiddetta banca
d'affari di Palazzo Chigi ed è andata avanti in questi anni".
Occhetto definisce "una lettura in parte deducibile dai
fatti quella avanzata dal quotidiano il Foglio sulle plusvalenze
finanziarie quali mezzo di finanziamento della politica che ha
sostituito le tangenti dalla seconda metà degli anni novanta in
poi".
Infine l'ex leader del Pds interpreta la "titubanza" dei Ds
nel chiedere le dimissioni di Fazio:"Il sospetto cresce molto
dal momento che non si capiva quella titubanza, quello che è
successo dopo ne dà una certa spiegazione". (ANSA).