Messico, 5 febbraio 1917.
La costituzione entrata in vigore quel giorno buttava la Chiesa letteralmente sul lastrico: l’insegnamento avrebbe dovuto essere totalmente laicista, di fatto ateo; venivano soppresse le comunità religiose, si confiscavano i beni della Chiesa, si limitava l’attività del Clero pensando a una sua totale eliminazione. Era la persecuzione che iniziava con Carranza e Obregon e avrebbe raggiunto il livello più terribile con Calles, i tre “presidenti” del Messico, emuli dei più dichiarati nemici di Cristo, sostenuti dalla finanza e dalla massoneria.
La Chiesa fece di tutto per ricondurre a ragionevolezza costoro. Non servì a nulla. I cattolici del messico, cioè la stragrande maggioranza della popolazione, inviarono a Calles, nel 1926, una petizione con cui chiedevano l’abrogazione della legge di 33 articoli che di fatto li strangolava nella loro vita e azione. Non fu presa in considerazione, come furono ignorate la lettera pastorale dei vescovi messicani e la vibrante protesta del Santo Padre Pio XI.
Falliti tutti i mezzi pacifici, davanti alla persecuzione ormai dilagante in tutto il paese, i cattolici si organizzarono e insorsero con coraggio, nell’esercito dei “Cristeros”: un gruppetto, all’inizio, di poche persone, che diventò di alcune decine di migliaia di soldati di Cristo Re, bene addestrati che avrebbero dato filo da torcere ai “governativi”, con le loro azioni di veri eroi che giungeranno alla vittoria.
La storia della “Cristiada”, cioè della lotta per Cristo, è ignorata da molti libri di testo, ma è una pagina gloriosa di fede e di eroismo del nostro secolo e di tutta la Chiesa.




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