Dal carcere scrivono i fratelli Savi condannati all'ergastolo
I killer della Uno Bianca chiedono perdono
Lettera alla madre di uno dei carabinieri uccisi al Pilastro. La donna: «Allibita, non posso dimenticare»
BOLOGNA - Il mea culpa, quindici anni dopo. Una lettera per chiedere perdono ad Anna Stefanini, madre di uno dei tre carabinieri uccisi al Pilastro la notte del 4 gennaio 1991 dalla banda della Uno bianca: scritta dai fratelli Savi, condannati all'ergastolo per questo delitto e per altri omicidi in sette anni di terrore, è stata consegnata in una busta alla donna in occasione del 15/o anniversario dell'eccidio avvenuto nella zona alla periferia di Bologna.
«Appena l'ho aperta - ha raccontato Anna Stefanini - sono rimasta allibita e l'ho subito richiusa». Non sa nemmeno se la leggerà - ha spiegato ancora la donna - e anche per questo non è ben chiaro se la lettera sia stata firmata da tutti e tre i fratelli Roberto, Fabio e Alberto, oppure solo da qualcuno di questi. Di certo resta il dolore della madre che da 15 anni torna a Bologna per ricordare suo figlio Otello e i suoi due commilitoni, Andrea Moneta e Mauro Mitilini: «Io ho fede e credo in Dio, e non posso dire che li ho perdonati, perché la cosa più atroce è vedere che mio figlio, ucciso a 22 anni e tre mesi, non c'è più. Io non ci riesco a perdonarli, ma prego per loro perché Dio gli faccia capire cosa hanno fatto».




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