Nuove ombre sulla figura di Ariel Sharon. Secondo un’inchiesta dell’emittente tv Channel 10, canale privato israeliano, la polizia sarebbe in possesso di documenti che dimostrerebbero come la famiglia del primo ministro abbia ricevuto finanziamenti illegali per 3 milioni di euro dall’imprenditore austriaco Martin Schlaff.
A riprova delle accuse, Channel 10 ha esibito un foglio in cui si sostiene che la polizia è stata autorizzata a confiscare alcuni computer dalla residenza israeliana della famiglia Schlaff, perché colpevole di corruzione. Le rivelazioni sarebbero partite da un’indagine su un prestito di 1 milione e mezzo di dollari concesso alla famiglia Sharon da uomo d’affari sudafricano, Cyril Kern, in occasione della campagna elettorale del 1999. In realtà, secondo Channel 10, dietro a Kern si nasconderebbero il magnate Schlaff e il figlio James.
Il premier Sharon e i suoi due figli, Omri e Gilad, sono già indagati per due casi di corruzione: ma il primo ministro non è mai stato formalmente accusato. La rivelazione è avvenuta nel giorno in cui Omri Sharon, ex deputato del Likud passato a Kadima, ha lasciato la Knesset perché a novembre aveva ammesso in tribunale di aver raccolto, sempre nel 1999, fondi in maniera illecita necessari al padre per la campagna nelle elezioni primarie del Likud.
A tre mesi dalle elezioni politiche - in cui Ariel Sharon sembra essere lanciato ad una vittoria di portata storica alla guida del nuovo partito centrista Kadima – questa indagine sta avendo un effetto dirompente. Diversi partiti di opposizione hanno chiesto che venga fatta immediatamente luce sulla vicenda. «Il consigliere legale del governo - afferma il leader del partito centrista Shinui, Yossef Lapid - deve assolutamente far sapere agli israeliani prima del voto se su Sharon gravi un fondato sospetto di corruzione». Posizioni analoghe sono state enunciate dal partito laburista e dal partito Meretz, della sinistra sionista. Lior Chorev, uno dei principali collaboratori di Sharon, non ha voluto rilasciare commenti. «Nessuna autorità sta dicendo questo, lo sta dicendo un giornalista», ha chiarito Chorev. «Quindi perché dovrei rispondere alle parole di un giornalista su Channel 10?». Anche il ministero della Giustizia dello stato ebraico non ha voluto rilasciare commenti sull’accaduto.
L’inchiesta della polizia era cominciata già diversi anni fa ma era parsa arrestarsi a causa delle difficoltà incontrate all’estero in paesi dove il segreto bancario è gelosamente custodito. La svolta nell’inchiesta è avvenuta a fine dicembre quando la polizia ha appreso che James Schlaff si trovava in visita privata in Israele assieme con i genitori. Ottenuto un permesso da un tribunale, gli agenti hanno allora perquisito la abitazione dell’uomo d’affari austriaco, secondo quanto riportato dal Canale 10. Ai giudici la polizia ha spiegato: «Nel contesto della inchiesta nei confronti di Ariel Sharon abbiamo trovato elementi che almeno in teoria potrebbero dimostrare un coinvolgimento di James Schlaff e di suo fratello Martin nel versamento di tre milioni di dollari alla famiglia del primo ministro».
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