Il comunicato del coordinamento per l’Eurasia

Il Coordinamento Progetto Eurasia sottolinea in maniera divertita i commenti che traspaiono oggi dai
vari quotidiani italiani.
In essi, si torna a parlare di "imperialismo russo" o "arroganza di Putin" e altre amenità del genere.
Sarebbe perciò opportuno che tutti ricordassero
alcune cose:
1) La Russia nasce storicamente dal ducato di Kiev e suoi legami spirituali e culturali con l'Ucraina
sono per forza di cose strettissimi.
Malgrado ciò, dopo l'annullamento delle elezioni vinte dal filo-russo Yanukovic, Mosca ha serenamente
accettato il verdetto che assegnò la vittoria, in una ripetizione altrettanto contestata a causa di brogli accertati, al filo-occidentale Yushenko.
2) La Russia non ha nemmeno giocato una carta che avrebbe potuto agevolmente farla rientrare in campo,
cioè quella della secessione delle regioni orientali dell'Ucraina, le più ricche del paese, totalmente filo-russe.
3) La Russia ha espresso parere positivo al rafforzamento dei rapporti ra l'Ucraina e l'Unione Europea, malgrado quest'ultima si fosse vergognosamente appiattita nella vicenda sulle posizioni degli Stati Uniti.
4) La Russia ha finalmente detto no all'annuncio del presidente Yushenko di un futuro ingresso dell'Ucraina nella NATO, l'organizzazione militaredel Patto Atlantico.

Ai mestatori di professione chiediamo infatti di spiegare perché dopo il ritiro di tutte le truppe russe dall'Europa orientale alla caduta del Muro di Berlino, non sia seguito analogo ritiro da parte delle truppe statunitensi, che oggi hanno invece aperto nuove basi militari in Ungheria, Romania, Bulgaria, Georgia e così via, cioè sempre più vicino ai confini di Mosca.
Questa evidente politica di aggressione nei confronti della Russia, continuata anche dopo l'11 settembre 2001 quando il Cremlino rese disponibili al Pentagono nuove basi militari in Asia Centrale per la sua cd. "Guerra al terrorismo", ha finalmente oggi trovato risposta nella più che legittima decisione del presidente Vladimir Putin di trattare l'Ucraina non più come alleata.
Il nuovo prezzo per il gas stabilito da Mosca non è nè più nè meno che quello pagato da nazioni come
Francia, Germania, Austria ed Italia, che con la Russia non hanno certo rapporti di ostilità.
Chi volesse perciò trovare responsabilità in una vicenda che rischia di arrecare gravissimi danni economici all'Italia e all'l'Europa tutta - l' UE importa il 40% del suo gas naturale dalla Russia e il 20% del suo petrolio - dovrebbe bussare alla porta di una classe politica nazionale e continentale totalmente asservita all'espansionismo militare ed economico degli Stati Uniti.
Sono proprio i famosi e "intoccabili" legami transatlantici che rischiano oggi di portare il nostro Continente alla rovina.

Per il CPE -- Stefano Vernole