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Discussione: Nuove

  1. #21
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    Citazione Originariamente Scritto da cràudiu
    Lo stato laico nn è un'utopia, è un sacrosanto diritto, in cui tutti (cattolici compresi) potrebbero vivere serenamente

    Uno stato socialista nn è un'utopia, ma di sereno ci sarebbe molto poco
    il probblema è che purtroppo se vogliamo avere risultati,bisogna cercare di coinvolgere tutta la società, e che quindi inizialmente bisogna essere il più neutro possibile!bisogna eliminare certe terminologie,e non essere troppo agressivi con chi non è ancora indipendentista,i forum sono un'esempio!

  2. #22
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    Citazione Originariamente Scritto da Su pisìttu
    belle parole,ma pur sempre parole!bisogna essere + realistici,così l'unico risultato saranno solo le belle parole!
    bisogna raggiungere prima l'indipendenza,e poi si possono fare altri discorsi!
    te lo dice uno che ha le tue stesse idee,anche io son sempre stato molto di sinistra,ma stando troppo attaccati ai propri ideali, l'indipendenza sarà un sogno!bisogna solo scegliere tra speranza o utopia!salludusu


    non sono solo belle le parole di Iolao...ci indica con lucidità passionale una strada...l'unica anche per mè percorribile

  3. #23
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    Citazione Originariamente Scritto da juanna maria
    non sono solo belle le parole di Iolao...ci indica con lucidità passionale una strada...l'unica anche per mè percorribile
    sarebbe l'ideale anche per me,ma non sta dando risultati!non serve a niente rimanere una piccola cerchia,anche se si è coerenti!

  4. #24
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    Citazione Originariamente Scritto da Su pisìttu
    sarebbe l'ideale anche per me,ma non sta dando risultati!non serve a niente rimanere una piccola cerchia,anche se si è coerenti!


    beh credo che i risultati acncora non ci sono...perchè non è una linea seguita...o mi irbaglio iolà!...


    ...ascù ma itte cheret narrer pisittu?

  5. #25
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    Citazione Originariamente Scritto da juanna maria
    beh credo che i risultati acncora non ci sono...perchè non è una linea seguita...o mi irbaglio iolà!...


    ...ascù ma itte cheret narrer pisittu?

    gatto! si capisce cosa c'è nell'avatar?

  6. #26
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    Citazione Originariamente Scritto da Su pisìttu
    gatto! si capisce cosa c'è nell'avatar?

    no! pro mene est unu sorike!

  7. #27
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    Citazione Originariamente Scritto da juanna maria
    no! pro mene est unu sorike!
    bellu,sonada meda bei!

    l'avatar è un quadro di un pittore di serramanna:antonio ledda! è il teschio della pecora!
    questo è un'altro:"centu concas centu barrittasa"

  8. #28
    w i punkillonis
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    Salude Craudiu, solu pro atzunghere una cosa a su chi naras tue. Seo lezinde su librua pitzu de Simon Mossa e non mi paret chi issu naret chi s'indipendentismu depet esser solu sardista-sotzialista-revolutzionariu, antzis narat propriu s'inversu.
    custu d'apo leziu s'attera die, como cricco sa pagina e da posto.


    non cherzo narrer chi mossa non fit revolutzionariu, ma chi in su mentres non cheria serrare cun sos atteros chi non fiat che issu.

    diasi apo leziu, non cherzo pesare peruna polemica...

    L



    [QUOTE=cràudiu]

    ....quindi se esiste un indipendentismo Mossiano, socialista e rivoluzionario, ne può esietere uno che sia per un sistema liberal-democratico, con buona pace del primo, come ne possono esietere altri...QUOTE]

  9. #29
    28 de Abrili - Juventudi Sarda
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    Credo che però, in linea di massima, le posizioni del "Fidel" sardo non possano essere messe in discussione:

    "Il capitalismo e il colonialismo rimangono indissolubilmente legati: l'uno opera a Roma, l'altro a Cagliari, e non si può combattere uno senza attaccare l'altro. Il fatto che in Italia esista un proletariato rivoluzionario ed esistano i liberali, non muta in niente i dati fondamentali del problema coloniale"
    21 maggio 1948

    LA POSIZIONE RIVOLUZIONARIA ANTICOLONIALISTA

    "Se noi non chiariamo una volta per tutte, di fronte al popolo sardo, la nostra posizione rivoluzionaria, le nostre istanze sociali (in termini concreti e precisi), la nostra volontà di lottare con tutti i mezzi per la liberazione della Sardegna del giogo coloniale, e non in termini genericamente classisti, ma in termini più ampi di azione popolare, con una decisa tendenza verso l'ecumenismo, e con la scelta della via più consona e rispondente al momento storico, che può essere quella resistenza passiva e della non-obbedienza civile (cioè non-violenta), come quella estrema della lotta armata (insurrezione), se noi dunque non rendiamo chiare e lampanti le nostre posizioni, ciò significa che noi siamo stanchi, che la missione di rigenerazione e riscatto del popolo sardo proposta dai reduci del 1919 non avrebbe più ragione di essere, e saremo noi stessi - che vogliamo essere nucleo di azione rivoluzionaria - condannati insieme con tutto il popolo sardo, all'eterna schiavitù politica ed economica.
    Noi vogliamo dire ai sardi, a tutti quei sardi che ancora non si sono venduti all'oppressore, che soffrono in Patria o all'estero per non rinunciare alla loro dignità e alla loro condizione di uomini liberi, vogliamo dire a tutti costoro che abbiamo il coraggio e la volontà di batterci per la liberazione della Sardegna, per l'indipendenza politica ed economica del popolo sardo, per l'abolizione dell'ultimo e più brutale regime coloniale d'Europa.

    I MOTIVI PROFONDI DELLA LOTTA DI LIBERAZIONE

    E non diciamo tutto ciò in termini di contestazione salottiera o letteraria. Saremmo a livello dei demagoghi e dei funzionari dei partiti metropolitani. Non lo diciamo perché questo potrebbe portarci ad avere più o meno voti in una qualunque prossima o remota competizione elettorale.
    Ma lo affermiamo perché noi stessi abbiamo necessità di chiarezza. Dobbiamo riaffermare solennemente, con lo stesso entusiasmo dei reduci del 1919, che la nostra è una lotta essenzialmente anticolonialista. Dobbiamo dire, ancora più chiaramente, che ripudiamo ogni forma di conservatorismo equivoco e che ci battiamo nel popolo, con il popolo, per il popolo, contro il padrone che oggi è l'Italia post-fascista, neo-piemontese, essenzialmente reazionaria e autoritaria.
    Una lotta, la nostra, che non si può quindi limitare ad una generica o velleitaria dichiarazione di indipendenza.
    Una lotta invece che rivendichi i motivi profondi e gli scopi di questa indipendenza per conseguire la quale ci stiamo battendo. Una lotta veramente e integralmente popolare, nella quale si debbono superare tutte le piccole paure borghesi di un rivolgimento sociale, ma che tale rivolgimento proponga e promuova in termini nettamente rivoluzionari.

    LA RIVOLUZIONE SOCIALE E’ LONTANA?

    Non vi è quindi per noi altra via che assumere finalmente e decisamente la posizione che ci compete, in parallelo e in comunione con la lotta che conducono gli altri popoli coloniali e le comunità etniche che non hanno ancora ottenuto la libertà e l'indipendenza politica ed economica.
    La grande rivoluzione sociale della nostra isola, nonostante lo sforzo disperato che i sardi migliori sino ad oggi hanno compiuto, è ancora molto lontana.
    Alle baronie feudali dei tempi passati si sono sostituite oggi le non meno spietate baronie del neo-capitalismo colonialista, della burocrazia onnipotente, del sindacalismo di importazione, dell'occupazione militare e poliziesca. Baronie di un nuovo feudalesimo che ha svilito e raffrenato ogni e qualunque processo di sviluppo, in una sorta di orgiastica congregazione tra operatori capitalisti e gruppi di sindacalisti politicanti, guidati e sorretti dai gruppi di potere centralisti, tutto a danno dei lavoratori sardi, oggi - come ieri, e più di ieri - costretti ad emigrare per sfamarsi e dare un contenuto umano alle loro esistenze."

    San Leonardo di Siete Fuentes, 22 giugno 1969
    SOTZIALISMU! INDIPENDENTZIA!

  10. #30
    w i punkillonis
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    leggiti (a pag 46 mi pare, cmq di do i riferimenti) il discorso di simon mossa dopo il deludente incontro con Masala in cui quest' ultimo afferma che cio che bisogna fare la è rivoluzione sociale e che questa è l'unica possibile e finisce appellando i sardi un popolo de canes de istrezu.
    Qui Simon Mossa, dalle parola di Giampiero Marras è deluso e dice che come al solito le idee d'oltre mare erano entrate nei sardi portandoli all' atavica divisione. Questo passo si trova giusto vicino a quello da te citato. Simon Mossa dice poi: prima facciamo l'indipendenza e poi ci dividiamo in progressisti conservatori riformisti rivoluzionari etc etc....

    così scrive Marras nel libro su Simon Mossa.

    capisco che la vostra posizione sia diversa da quella del Masala ma non è neanche coincidente con quella del Mossa, almeno nei termini posti dal suo amico e discepolo Marras.

    come l'Angioy anche il Mossa evidentemente ha un pensiero in evoluzione, come ha ricordato anche Sedda su TDM.

    Salude
    L







    Citazione Originariamente Scritto da guardia arrubia
    Credo che però, in linea di massima, le posizioni del "Fidel" sardo non possano essere messe in discussione:

    "Il capitalismo e il colonialismo rimangono indissolubilmente legati: l'uno opera a Roma, l'altro a Cagliari, e non si può combattere uno senza attaccare l'altro. Il fatto che in Italia esista un proletariato rivoluzionario ed esistano i liberali, non muta in niente i dati fondamentali del problema coloniale"
    21 maggio 1948

    LA POSIZIONE RIVOLUZIONARIA ANTICOLONIALISTA

    "Se noi non chiariamo una volta per tutte, di fronte al popolo sardo, la nostra posizione rivoluzionaria, le nostre istanze sociali (in termini concreti e precisi), la nostra volontà di lottare con tutti i mezzi per la liberazione della Sardegna del giogo coloniale, e non in termini genericamente classisti, ma in termini più ampi di azione popolare, con una decisa tendenza verso l'ecumenismo, e con la scelta della via più consona e rispondente al momento storico, che può essere quella resistenza passiva e della non-obbedienza civile (cioè non-violenta), come quella estrema della lotta armata (insurrezione), se noi dunque non rendiamo chiare e lampanti le nostre posizioni, ciò significa che noi siamo stanchi, che la missione di rigenerazione e riscatto del popolo sardo proposta dai reduci del 1919 non avrebbe più ragione di essere, e saremo noi stessi - che vogliamo essere nucleo di azione rivoluzionaria - condannati insieme con tutto il popolo sardo, all'eterna schiavitù politica ed economica.
    Noi vogliamo dire ai sardi, a tutti quei sardi che ancora non si sono venduti all'oppressore, che soffrono in Patria o all'estero per non rinunciare alla loro dignità e alla loro condizione di uomini liberi, vogliamo dire a tutti costoro che abbiamo il coraggio e la volontà di batterci per la liberazione della Sardegna, per l'indipendenza politica ed economica del popolo sardo, per l'abolizione dell'ultimo e più brutale regime coloniale d'Europa.

    I MOTIVI PROFONDI DELLA LOTTA DI LIBERAZIONE

    E non diciamo tutto ciò in termini di contestazione salottiera o letteraria. Saremmo a livello dei demagoghi e dei funzionari dei partiti metropolitani. Non lo diciamo perché questo potrebbe portarci ad avere più o meno voti in una qualunque prossima o remota competizione elettorale.
    Ma lo affermiamo perché noi stessi abbiamo necessità di chiarezza. Dobbiamo riaffermare solennemente, con lo stesso entusiasmo dei reduci del 1919, che la nostra è una lotta essenzialmente anticolonialista. Dobbiamo dire, ancora più chiaramente, che ripudiamo ogni forma di conservatorismo equivoco e che ci battiamo nel popolo, con il popolo, per il popolo, contro il padrone che oggi è l'Italia post-fascista, neo-piemontese, essenzialmente reazionaria e autoritaria.
    Una lotta, la nostra, che non si può quindi limitare ad una generica o velleitaria dichiarazione di indipendenza.
    Una lotta invece che rivendichi i motivi profondi e gli scopi di questa indipendenza per conseguire la quale ci stiamo battendo. Una lotta veramente e integralmente popolare, nella quale si debbono superare tutte le piccole paure borghesi di un rivolgimento sociale, ma che tale rivolgimento proponga e promuova in termini nettamente rivoluzionari.

    LA RIVOLUZIONE SOCIALE E’ LONTANA?

    Non vi è quindi per noi altra via che assumere finalmente e decisamente la posizione che ci compete, in parallelo e in comunione con la lotta che conducono gli altri popoli coloniali e le comunità etniche che non hanno ancora ottenuto la libertà e l'indipendenza politica ed economica.
    La grande rivoluzione sociale della nostra isola, nonostante lo sforzo disperato che i sardi migliori sino ad oggi hanno compiuto, è ancora molto lontana.
    Alle baronie feudali dei tempi passati si sono sostituite oggi le non meno spietate baronie del neo-capitalismo colonialista, della burocrazia onnipotente, del sindacalismo di importazione, dell'occupazione militare e poliziesca. Baronie di un nuovo feudalesimo che ha svilito e raffrenato ogni e qualunque processo di sviluppo, in una sorta di orgiastica congregazione tra operatori capitalisti e gruppi di sindacalisti politicanti, guidati e sorretti dai gruppi di potere centralisti, tutto a danno dei lavoratori sardi, oggi - come ieri, e più di ieri - costretti ad emigrare per sfamarsi e dare un contenuto umano alle loro esistenze."

    San Leonardo di Siete Fuentes, 22 giugno 1969

 

 
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