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Discussione: "noreporter e massoud"

  1. #11
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    No taleban - no vatican - no fascist - no communist

  2. #12
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    No Mullah Omar



  3. #13
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    no a gente senza proprie oppinioni.

  4. #14
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    Predefinito altri paliacci fascioberluschini che fanno l'apologia del nacoterrosista massoud

    leggete l'articolo esilerante firmato franco nerozzi, su questo sito fascioberluschino, vicino ai demagoghi mongoloidi delle occupazioni conformate al peggiore clientelismo di derivazione democristiana.
    Sito di una fantomatica comunità solidaristica, che mistificatoriamente si spaccia per antimperialista ed a favore dell'autodeterminazione dei popoli, per gettare fumo sugli occhi, come in pasato hanno fatto personaggi di simile spessore, come stefano delle chiaie, pino rauti, marcello de angelis, lo sbirro infame mario merlino e merda varia, ma che in realtà, con l'antiperialismo non hanno nulla a che fare, in quanto appartenenti ad un area politica, che ha come padrini, i pagliacci della destra sociale di an, i più squallidi individui di un partito da sempre imperialista, e contro l'autodeterminazione dei popoli

    http://www.comunitapopoli.org/Sguardo_sul_Mondo.htm

    Ahmad Shah Massoud

    Di tanto in tanto, nel corso della storia, le radici invisibili della Sacra Pianta della Tradizione alimentano frutti straordinari, destinati, per la loro rigogliosa pienezza, a nutrire perpetuamente gli spiriti affamati di luce. A volte sono uomini di filosofia, artisti, letterati, figure religiose e politiche, individui generosi che donano più di quanto abbiano ricevuto, personalità che trascinano con carismatica attrazione moltitudini di anime verso destini grandiosi. A volte sono guerrieri. Come quello che incontrai più volte nel paese degli Ariani, alte montagne e sconfinati deserti tra Persia, Cina, Russia e subcontinente indiano: l'Afghanistan.





    Ahmad Shah Massoud, il "leone del Panjshir", il comandante dei mujaheddin che negli anni '80 combatterono e sconfissero le truppe di occupazione dell'Armata Rossa, parlava con la sobrietà e la semplicità degli uomini consapevoli del proprio valore. In una spoglia stanza di una casa segnata dalle schegge di bomba conobbi per la prima volta l'uomo che era già divenuto leggenda, incubo dei reparti sovietici, vessillo di libertà per un popolo che resisteva orgogliosamente all'imperialismo rosso. Il Panjshir, dove mi trovavo, aveva subito numerose offensive delle truppe di Mosca: bombardamenti a tappeto con Tupolev 16, e invio di venti, a volte trentamila soldati supportati da reparti corrazzati con l'appoggio di commandos che gli elicotteri russi depositavano sulle cime che circondavano la valle. Niente da fare: la distruzione dei villaggi, dei canali d'irrigazione e dei raccolti, il massacro di migliaia di civili, non era mai servito alla conquista della roccaforte di Massoud. Il comandante si ritirava, attendeva che i sovietici allungassero le loro linee nel dedalo di vallate e di remoti dirupi e puntualmente contrattaccava infliggendo al nemico pesanti perdite e umilianti lezioni di tattica militare.
    "Con l'aiuto di Allah l'Onnipotente e il sacrificio dei combattenti del "Jihad" riporteremo la pace in Afghanistan" mi aveva detto sorridendo serenamente mentre cupi boati salivano dalla piana di Charikar, lo sbocco del Panjshir verso Kabul.
    Ma la pace non arrivò: quando dopo la sconfitta del regime filosovietico Massoud entrò nella capitale dell'Afghanistan da Ministro della Difesa, trovò nuovi nemici. Le fazioni integraliste dei mujaheddin, quelle che Washington aveva privilegiato nelle forniture militari nonostante la loro evidente inconsistenza nella guerra all'Armata Rossa, scatenarono l'inferno nella città. Decine di migliaia di vittime e nuove distruzioni segnarono gli anni dal '92 al '94. Poi, per garantire tranquillità ai progetti di sfruttamento delle fonti di energia da parte delle multinazionali, e assicurarsi il controllo di un'area strategicamente essenziale, il Dipartimento di Stato foraggiò i "folli di Dio", il movimento dei Talebani, gruppi di wahabiti pashtun con forti legami in Pakistan ed Arabia Saudita. Massoud lasciò Kabul nel '96 per evitare alla popolazione nuove sofferenze: (nota di spartaco:quanto era buono! scappò da Kabul solo per risparmiare sofferenze alla popolazione, mica perché lo avevano cacciato a calci in culo ), riprese la guerriglia nel nord, consapevole di dover fronteggiare ora le mire imperialistiche dell'altra Grande Potenza, che agiva nel suo paese attraverso i servizi di Islamabad.
    Indipendente, libero, tradizionalista, incorruttibile: Ahmad Shah Massoud è morto per questo. Fin da giovane aveva combattuto perché l'Afghanistan rimanesse fedele alle proprie tradizioni: iscritto al movimento islamista, a partire dai tempi del liceo aveva partecipato alla lotta politica contro le ingerenze straniere nel Paese. L'attività del movimento era diretta in senso ri-voluzionario anche contro i privilegi delle classi dominanti, accusate di tradire lo spirito dei codici sociali tradizionali afghani : primo fra tutti quello che prevede meccanismi di riequilibrio delle disparità economiche tra individui, secondo i precetti del Corano. Il giovane tagiko partecipava alle marce di protesta contro l'intervento statunitense in Vietnam e si rendeva protagonista di accese manifestazioni antisioniste che venivano organizzate all'Università di Kabul. Poi, con un pugno di fedeli compagni prese le armi, salì in montagna e diede vita alla prima resistenza anticomunista d'Afghanistan.

    Da allora, per quasi trent'anni, fece quello che un guerriero deve fare: combattere, anche quando la sconfitta appare certa, sancita non dal valore del nemico quanto dalla decadenza di un'epoca che premia il vile ed ignora il coraggioso.
    E di coraggio ne aveva, Massoud. La prima linea era per lui l'ambiente naturale in cui si muoveva dando l'impressione di schernire il pericolo. Accanto ai suoi ragazzi e ai suoi vecchi ufficiali, affrontava il nemico con il Kalashnikov imbracciato, la ricetrasmittente incollata all'orecchio per impartire gli ordini. Bastava la sua presenza in un punto del fronte che stava per cedere per rovesciare le sorti della battaglia. Accanto al comandante sembrava che nulla di male ti potesse succedere. Il nostro ultimo incontro avvenne nel novembre del 1998 a Taloqan, quando la città era assediata da diecimila Talebani. La situazione appariva disperata, le forze del Mullah Omar, sostenute da volontari pakistani ed arabi avevano scatenato un'offensiva su più fronti. L'aviazione bombardava il centro della città, in particolare il mercato, e numerose erano le vittime tra i civili. Anche il Panjshir era sotto attacco. Inoltre, un uomo armato, protetto dal vestito femminile che copre interamente la figura era stato fermato poco prima che potesse avvicinarsi pericolosamente a Massoud per l'ennesimo tentativo di assassinio. Di fronte a tutto ciò, il comandante aveva fatto rientrare in Afghanistan la moglie e i figli dal loro sicuro rifugio in Tagikistan. Il segnale per i suoi uomini era chiaro: il Leone avrebbe resistito, e avrebbe vinto ancora una volta.
    Parlammo in francese durante un colloquio che si concluse con la promessa di rivederci di lì a breve: mi salutò dicendomi " torna in pace alla tua famiglia". Io pensai alla sua, riunita in qualche casupola di fango ad attendere un nuovo inverno di guerra.



    Questo era Massoud, l'uomo che qualche mese prima della sua morte fece di malavoglia un giro in Europa. Lui, che mai lasciava le sue montagne e i suoi mujaheddin, venne spinto dai suoi consiglieri a percorrere per qualche giorno gli untuosi corridoi della politica occidentale. Trovò ciò che ci si poteva aspettare: l'imbarazzo e la freddezza dei pingui burocrati di Strasburgo di fronte a qualcuno la cui sorte era forse già stata decisa. Un uomo con cui non si possono fare affari è un uomo totalmente inutile per l'Europa delle Banche(nota di spartaco: tranne per le banche dove si riciclavano i proventi del narcotraffico, che girava attorno alle piantaggioni di papavero, presenti nei territori controllati dal nostro eroe ).
    Il 9 settembre di quest'anno due algerini con passaporto belga hanno fatto esplodere una carica di esplosivo nella stanza in cui Massoud stava per rilasciare una intervista.
    Un "regalo" di Bin Laden ai suoi protettori di Kabul, si è detto(nota di spartaco:ma i pagliacci di noreporter, non avevo detto che era stato assassinato dai anglosionistiamericani? ). Fatto sta che con Ahmad Shah Massoud scompare il condottiero che si è opposto per tutta la sua esistenza alla concezione materialista del mondo che marxismo e capitalismo hanno cercato di imporre al suo Paese.
    Per me, con lui, è scomparso non un amico, perché della sua amicizia mai sono stato degno, ma un luminoso esempio di libertà. Il frutto straordinario di una pianta dalle antiche radici nascoste(mario merola, non avrebbe saputo trovare parole migliori ) .


    Franco Nerozzi

  5. #15
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    Citazione Originariamente Scritto da aguas
    No taleban - no vatican - no fascist - no communist

    puoi tradurre in italiano questi concetti?

  6. #16
    emiro omofobo meridionale
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    http://www.wforw.it/10%20dic.html


    L'ALLEANZA DEL NORD: I PIÙ SANGUINARI PROFANATORI DEI DIRITTI UMANI

    Comunicato ufficiale di RAWA in occasione della Giornata Mondiale dei Diritti Umani


    10.dicembre.2001

    Il regime medievale dei Talebani è stato completamente distrutto in pochi giorni dai bombardamenti delle forze statunitensi che fino a un paio di anni fa erano sue alleate. Questa fine vergognosa si è compiuta malgrado tutte le stomachevoli false affermazioni dei Talebani e le altisonanti fatuà del mullah Omar e di Osama di portare avanti la loro jihad fino alla fine. Questo è il risultato del disprezzo e dell'odio che i Talebani sono stati così bravi a suscitare sia all'interno dell'Afghanistan che nel resto del mondo. I Talebani, come prima di loro gli odiosi seguaci di Goldodin dell' Hezb-i-Islami, hanno ritenuto più conveniente, alla fine della loro vergognosa carriera, tagliarsi barba e capelli, gettar via i turbanti, togliersi gli enormi pantaloni, e fuggire per salvarsi la vita come topi impauriti. Questo è il destino di tutti i giustizieri che tiranneggiano un popolo sotto l'egida della religione, della tradizione, dell'identità etnica.

    Vi sono persone a Kabul che pensano che anziché uccidere il mullah Omar e Osama bin Laden, sarebbe molto più utile rinchiuderli in apposite gabbie fino alla fine dei loro giorni ed esibirli in giro per il mondo come esempio per tutti i fondamentalisti islamici e non islamici che nutrano il sogno di istituire regimi religiosi di stampo fascista con cui sottomettere e imprigionare interi popoli.

    La vergognosa caduta degli ignoranti e illetterati Talebani dovrebbe, innanzi tutto, essere un marchio di infamia sulla fronte di ideologi dello stampo di Isshac Negargar, Khalilullah Hashimian, Nabi Mesdaq e altri che hanno sproloquiato a voce e per scritto fino all'estremo delle loro forze a favore dei Talebani e di quello che essi rappresentavano. Se questi raffinati estimatori e sostenitori dei Talebani non hanno abbastanza senso dell'onore da uccidersi o rifiutare di diventare cittadini dell'Occidente "infedele e decadente", dovrebbero almeno avere la decenza di consegnarsi alle organizzazioni antiterroriste degli Stati Uniti e della Gran Bretagna per confessare in che modo e a quale livello erano associati a chi ha organizzato l'infamia dell'11 settembre. Di fatto, se i componenti della coalizione antiterrorista occidentale intraprendessero seriamente una lotta ontro i fondamentalisti, dovrebbero a questo punto aver già stanato le menti grandi e piccole dei Talebani e di Al-Qaeda dai loro nascondigli nei vari paesi dell'Occidente, dovrebbero averli messi su un aereo e spediti nei covi del mullah Omar e di Osama per dare conforto e guida ai loro eroi arabi e pakistani nel momento della verità della loro "Jihad contro gli infedeli".

    L'Associazione rivoluzionaria delle donne dell'Afghanistan (RAWA) sperava ardentemente quest'anno di celebrare l'International Human Rights Day in Afghanistan. Il ritorno dei criminali dell'Alleanza del Nord in varie parti del paese, protetti come sono dalle armi americane, ha infranto questa speranza. L'Alleanza del Nord deve ricordare gli anni dal 1992 al 1996 quando era al potere; quando la banda dell'odioso Goldodin Hekmatyar (Hezb-i-Islami) ha ridotto Kabul a un cumulo di macerie con quotidiani lanci di bombe e razzi; quando la banda dell'infame Mazari-Khalili (Wahdat-i-Islami) cavava gli occhi a chi non era di etnia Hazaras; quando la banda del vile Sayyaf (Ittehad-i-Islami) ficcava chiodi lunghi 15 cm nella testa degli Hazaras e li cuoceva vivi in contenitori di metallo; quando le bande del perfido Rabbani-Massoud (Jasmiat-i-Islami e Shorai Nazar) sgozzavano gli abitanti di Ashfar e altre parti di Kabul e facevano impallidire tutti gli assassini, stupratori e predatori della Storia per le infamie commesse contro innumerevoli donne, ragazze e bambini indifesi e innocenti. L'Alleanza del Nord dovrebbe sapere che le ferite che ha inflitto al popolo dell'Afghanistan durante gli anni del suo barbaro governo di jihad sono troppo aperte e troppo dolorose per consentire che una sua professione di democrazia e di rispetto dei diritti umani sia presa per altro che per un ulteriore insulto nei confronti della gente che ha sofferto così tanto per mano sua. Atteggiarsi ora a parlare di "democrazia" e di "diritti delle donne" non può cancellare e neppure nascondere la loro innata natura di terroristi fondamentalisti.

    Osservando l'aspetto soave e distinto di certi capi della jihad che appaiono in TV, una madre in lutto, distrutta da anni di sofferenza, ha commentato: "Vedo il sangue dei miei figli sugli abiti immacolati di questi capi dell'Alleanza del Nord". Questa è la reazione istintiva della stragrande maggioranza del nostro popolo affranto.

    La gente di tutto il mondo deve conoscere i criminali dell'Alleanza del Nord. Questi sono coloro che hanno dichiarato che la democrazia e le elezioni sono pratiche blasfeme, concetti eretici. Questi sono coloro che immediatamente, dopo aver usurpato il potere dopo il crollo del regime-fantoccio di Najib, e prima di fare qualunque azione per riportare la pace e il benessere alla tormentata gente dell'Afghanista, hanno scagliato la loro collera santa contro le donne, e in una dichiarazione congiunta di tutti i partiti alleati della jihad hanno loro imposto il velo, insieme ad altre vergognose restrizioni. La gente di tutto il mondo deve sapere che molto prima dei Talebani era il mullah Khalis (un alleato della vittoriosa jihad) a "decapitare" le statue di Budda a Bamiyan sparando contro di loro raffiche di artiglieria . La gente di tutto il mondo deve sapere che il numero delle violenze su donne e bambine dai 7 ai 70 anni commesse dai Talebani non può competere con quanto hanno fatto gli uomini dell'Alleanza del Nord. La gente di tutto il mondo deve sapere che per la loro fama di massacratori, per aver depredato i beni nazionali e le ricchezze archeologiche, per aver estorto ingenti quantità di denaro a persone indifese e per aver commesso altri crimini e atrocità troppo numerosi per poterli qui enumerare, i capi dell'Alleanza del Nord meritano solo di sedere sul banco degli imputati di tribunali internazionali insieme ad altri criminali di guerra, e non alla guida del governo dell'Afghanistan.

    A causa della presenza di incorreggibili fondamentalisti alle trattative di Bonn * specialmente il grande criminale Homayoun Jarir, il cui maestro Goldodin di recente è passato dalla parte dei Talebani, fin dall'inizio RAWA ha guardato all'incontro di Bonn con sfiducia. La composizione del governo ad interim che include i vampiri della jihad e due donne * una di loro a capo del criminale partito mercenario Hezb-i-Wahdat e l'altra una nota traditrice Parchami * ha dimostrato che purtroppo gli Stati Uniti hanno fallito nell'aiutare il nostro popolo a liberarsi degli avanzi rancidi dei cani dell'Alleanza del Nord. Le Nazioni Unite devono sapere che se anche tutti i posti di governo fossero occupati da donne come queste, non si potrebbe guardare a loro come emblema di libertà e di liberazione dall'oppressione delle donne afghane.

    I capi della jihad negli anni passati hanno solennemente impegnato il loro "onore", hanno giurato sul Corano nel cuore del luogo più sacro (La Mecca e Medina) alla presenza dei loro maestri pakistani, iraniani, arabi, di desistere dal sangue (e naturalmente hanno rotto la loro promessa prima ancora che l'inchiostro si fosse asciugato sulla carta). Pensano davvero le Nazioni Unite che coloro che sono capaci di simile perfidia terranno fede alla firma apposta su un pezzo di carta a Bonn? Non capiscono le Nazioni Unite che questi venduti signori della guerra non avranno scrupoli a farsi comprare ancora una volta a basso prezzo da potenti vecchi e nuovi e che di conseguenza richiederanno ancora una volta l'intervento dei loro maestri stranieri appena vengono compromessi i loro piccoli intereressi e le loro ambizioni personali? Questi parvenues del crimine hanno una sete inestinguibile di potere e di status, indipendentemente dal prezzo che altri devono pagare; ed è per questo che essi non fanno che cospirare l'uno contro l'altro e tagliarsi la gola a vicenda. Non capiscono le Nazioni Unite che i membri dell'Alleanza del Nord * che non una ma decine di volte si sono impadroniti dei convogli di aiuti delle Nazioni Unite e che lo stesso Mahmoud Mistry, allora rappresentante della Segreteria generale delle Nazioni Unite in Afghanistan aveva chiamato giustamente "bande di banditi"- non potranno mai meritare la fiducia di manovrare billioni di dollari da destinare alla ricostruzione dell'Afghanistan?

    Ancora una volta RAWA ammonisce le Nazioni Unite e la comunità mondiale che ogni ritardo nell'invio di forze di pace delle Nazioni Unite in Afghanistan lascerà aperta la strada a inevitabili bagni di sangue e alla ripetizione degli orrori e delle atrocità avvenuti negli anni dal 1992 al 1996. L'attuale lotta tra le bande di Dostum e di Hezb-i-Wahdat non rimarrà confinata a Mazar-i-Sharif. Se le Nazioni Unite sono veramente preoccupate per l'indipendenza, l'unità e la democratizzazione dell'Afghanistan, non devono per alcuna ragione continuare a sostenere l'Alleanza del Nord e devono rapidamente e inequivocabilmente condannare e punire i paesi che cercano di fornire denaro e armi a questi assassini. Solo allora potrà essere varato in Afghanistan un governo esente da ogni contaminazione con il terrorismo fondamentalista e basato sui valori democratici, un governo capace di riportare pace e stabilità a questa terra distrutta e di lanciare seriamente la sfida della sua riabilitazione.

    La sola fine dell'obbligo umiliante del burqua non è affatto di per sé il segnale della conquista dei diritti e delle libertà delle donne. RAWA, come unica organizzazione femminista antifondamentalista in Afghanistan, crede che solo con l'affermazione di un governo laico e democratico le donne afghane potranno liberarsi del peso di secoli di oppressione e ergersi in tutta la loro statura sullo stesso piano degli uomini.

    La nostra patria devastata, avvolta in un perpetuo sudario, è sfuggita agli artigli della criminalità talebana solo per ritrovarsi nella via senza uscita degli assassini della jihad; una "via senza uscita" che elude ogni descrizione e definizione, ad eccezione, forse, delle parole forti e gloriose di Ahmad Shamlu. Ma RAWA, insieme al popolo afghano da cui è nata, non cesserà mai di lottare per uscire da questo "via senza uscita".




    http://www.universitadelledonne.it/RAWA.html


    LA GENTE DELL'AFGHANISTAN
    NON HA NIENTE A CHE FARE
    CON OSAMA BIN LADEN E I SUOI COMPLICI


    14 settembre 2001

    L'11 settembre 2001 il mondo è rimasto scioccato dagli orribili attacchi terroristici agli Stati Uniti. RAWA esprime con il resto del mondo il proprio dolore e la condanna per questo barbaro atto di violenza e terrore. RAWA aveva già avvertito che gli Stati Uniti non avrebbero dovuto sostenere i più infidi, criminali, antidemocratici e misogini partiti fondamentalisti islamici, perché dopo che i Jehadi (l'Alleanza del Nord guidata da Massoud, ndr.) e i Talebani avevano commesso ogni possibile sorta di orrendi crimini contro la nostra gente, essi non avrebbero esitato a commettere tali crimini contro il popolo americano che considerano "infedele". Per raggiungere e mantenere il potere, questi delinquenti crudeli sono pronti a rivolgersi a qualsiasi forza criminale.

    Ma dobbiamo dire che, sfortunatamente, è stato il governo degli Stati Uniti a sostenere il dittatore pakistano Zia-ul Haq nel creare migliaia di scuole religiose, dalle quali sono emersi i germi dei Talebani. Così, come è evidente per tutti, Osama Bin Laden è stato il pupillo della CIA. Ma quello che è più penoso è che i politici americani non hanno tratto una lezione dalle loro politiche a favore dei fondamentalisti nel nostro paese e stanno ancora continuando ad appoggiare questo o quel gruppo o leader fondamentalista. Secondo noi, ogni tipo di sostegno ai fondamentalisti Talebani e Jehadies è contro i valori democratici, i diritti delle donne e i diritti umani. Se sarà provato che le presunte basi degli attacchi terroristici si trovano fuori dagli Stati Uniti, sarà confermato una volta di più il nostro avvertimento costante che i terroristi fondamentalisti avrebbero finito per ritorcersi contro i loro creatori.

    Il governo degli USA dovrebbe considerare le cause di fondo di questo terribile evento, che non è stato il primo e non sarà l'ultimo. Gli USA dovrebbero smettere di appoggiare i terroristi afghani e i loro sostenitori una volta per tutte.
    Adesso che i Talebani e Osama sono i primi indiziati dalle forze americane dopo gli attacchi criminali, gli USA sottoporranno l'Afghanistan a un attacco militare simile a quello del 1998 e uccideranno migliaia di innocenti afghani per i crimini commessi dai Talebani e da Osama? Pensano gli USA che attraverso questi attacchi, con migliaia di diseredati, poveri e innocenti afghani come vittime, saranno in grado di cancellare le cause del terrorismo o piuttosto non diffonderanno il terrorismo su più larga scala?
    Dal nostro punto di vista vasti e indiscriminati attacchi militari ad un paese, che da più di vent'anni è sottoposto a continui disastri, non sarebbero un motivo d'orgoglio. Non pensiamo che una tale aggressione sarebbe l'espressione della volontà della gente americana. Il governo e il popolo degli USA dovrebbero sapere che c'è una grande differenza tra il povero e martoriato popolo dell'Afghanistan e i terroristi criminali Talebani e Jehadi.

    Manifestiamo ancora una volta la nostra solidarietà e il profondo cordoglio al popolo degli Stati Uniti, ma crediamo anche che attaccare l'Afghanistan e uccidere la sua gente più derelitta e sofferente, non allevierà in alcun modo il lutto del popolo americano.

    Speriamo sinceramente che il popolo americano, a cui si rivolgono i nostri cuori, sia in grado di DISTINGUERE tra la gente dell'Afghanistan e un pugno di terroristi fondamentalisti.

    ABBASSO IL TERRORISMO!

    traduzione a cura di Iemanjà


    http://www.rawa.org/dec00-it.htm

    Decisione RAWA in Occasione della Giornata Internazionale dei Diritti dell'Uomo, 10 dicembre del 2000


    I criminali talebani e Jehadi,
    Nemici giurati dei Diritti dell'Uomo


    Nello stesso momento in cui le persone di tutto il mondo stavano riempiendo la giornata del 10 dicembre con nuove speranze di acquisire i diritti umani sotto l'egida di pace, democrazia e progresso, in Afghanistan queste stesse idee vengono violate brutalmente dalle bande fondamentaliste dei talebani e dei Jehadi in un modo che non ha eguali in nessuna altra parte del mondo. L'Afghanistan sta languendo sotto i colpi violenti degli assalti perpetrati contro di diritti dell'uomo e delle donne che sono una parte inalienabile dei diritti umani.

    In occasione del 10 dicembre, la Giornata Internazionale dei Diritti dell'Uomo, RAWA ha fatto la seguente dichiarazione:

    1- La comunità mondiale deve sapere che dall'arrivo al potere degli estremisti fondamentalisti dopo la caduta del governo fantoccio di Najib, in Afghanistan i diritti dell'uomo sono stati trattati con disdegno crescente. I talebani hanno mentito spudoratamente alla comunità mondiale rispetto alla presenza a rischio di Osama bin Laden in Afghanistan; una menzogna lampante quando poi è risultato senza alcuna ombra di dubbio, che questa persona viveva sì in Afghanistan ma sotto la protezione dei talebani. In modo simile, essi mentono quando raccontano fandonie insignificanti sulla "flessibilità" rispetto ai diritti dell'uomo e delle donne. L'accondiscendenza dei talebani rispetto ai diritti dell'uomo e delle donne non è altro che un sistema per nascondere il loro stato di paria.

    2- In condizioni dove anche i puri prerequisiti di base della vita e della sopravvivenza sono stati resi impossibili in molte parti del paese dai criminali Jihadi e talebani, la chiusura della frontiera in faccia ai rifugiati afgani da parte del governo Pakistano è un'ulteriore calamità fatale da aggiungere all'infinita serie di disastri che affliggono lo stato afgano. Questo è un chiaro diniego dei diritti basilari dell'uomo[. Come è stato indicato sulla dichiarazione di RAWA di questo numero, i, Pakistan dovrebbero cercare i terroristi e gli ipocriti terroristi nelle case e negli uffici di Gulbaddin Hekmatyar, Rabbani, Massoud, Sayyaf e fra i talebani e non fra i rifugiati afgani disastrati che da oltre due decenni vengono terrorizzati e attaccati da queste bande di criminali. Il fatto che i Pakistani si siano adeguati alla proposta talebana di creare dei campi profughi all'interno del territorio afgano è un atto di cospirazione mirato a usare i poveri rifugiati come ostaggi esposti a terribili atrocità e tirannie che, nel contempo, dà ai talebani una ricca messe di carne da cannone da usare nei loro "combattimenti fra cani" con Rabbani, Massoud & Co. Il Pakistan deve riaprire le sue frontiere ai profughi afgani prima che sia troppo tardi.
    3- Un attacco contro l'Afghanistan, qualunque ne sia il pretesto, sia questo effettuato da un singolo paese o da una coalizione di paesi, potrebbe solo causare conseguenze calamitose al nostro popolo già problematizzato abbastanza; il consolidamento della situazione a favore dei criminali Jihadi, lastrica la strada dei traditori talebani che vengono considerati come "nazionalisti" e "patrioti", vittime di aggressioni e quindi ottengono la simpatia e il sostegno che hanno sempre cercato invano. I talebani hanno capitalizzato la rabbia e l'odio della popolazione afgana verso gli assassini Jihadi che sono assurti al potere. Essi capitalizzeranno un'esplosione di emozioni popolari e ogni attacco contro l'Afghanistan non farebbe altro che capitalizzare e perpetrare le loro regole disumane.

    4- Noi abbiamo temo e continuiamo a ripetere che ogni sforzo da parte delle Nazioni Unite o di altri paesi o entità internazionale per portare la pace in Afghanistan e far terminare la terribile situazione del popolo afgano, che non disarmi le bande criminali talebane e Jihadi, sarebbe inutile e destinato inesorabilmente al fallimento. Se le Nazioni Unite, l'Unione Europea o altri paesi e gruppi di paesi desiderano onestamente e sinceramente trovare una soluzione al conflitto afgano, essi dovranno iniziare a perseguire i leader delle bande talebane e Jihadi trattandoli come criminali e assassini di guerra, imponendo forti sanzioni economiche nei paesi che forniscono ai paesi belligeranti loro amici armi e soldi per continuare la tragedia umana nel nostro paese. Solo in questo modo la macchina di guerra si può bloccare la macchina di guerra dei due avversari terroristi e fondamentalisti.

    5- Né i talebani né gli Jihadi, entrambe due fazioni terroriste pericolose e violatrici dei diritti umani, hanno alcun diritto di rappresentare l' Afghanistan presso le Nazioni Unite. Accreditando la cricca di Rabbani-Massoud che pretende di detenere il seggio rappresentativo dell'Afghanistan, le Nazioni Unite hanno gravemente insultato il popolo dell'Afghanistan in quanto non hanno preso nella debita considerazione il fatto che le mani degli Jihadi sono sporche del sangue del popolo afgano più di quanto non lo siano le mani dei talebani.
    6- Le popolazioni del mondo devono sapere che tenendo la spada in una mano e le Sacre Scritture nell'altra, i talebani stanno occultando i loro crimini e le violazioni dei diritti umani sotto il manto della religione. Il loro scopo finale è, da un lato, di intimidire la popolazione e di zittire ogni voce di protesta con la minaccia di "takfir" (scomunica e dannazione eterna) e dall'altro di pretendere che le loro azioni siano radicate nell'Islam e nelle nostre tradizioni culturali e che quindi siano infallibili e inviolabili.

    Nessuna religione al mondo potrà mai condonare la misoginia disumana dei talebani, i loro odio per la scienza, la tecnologia, la libertà e i valori. Fra i regimi fondamentalisti criminali del mondo, i talebani eccellono per gli abusi tremendamente esecrabili contro le credenze religiose della gente. Essi non si possono in alcun modo qualificare come custodi della nostra nobile cultura e delle nostre nobili tradizioni. Secondo i talebani e le persone che credono nelle loro pretese, noi accettiamo la sfida per rispondere a una semplice domanda : in passato le donne afgane sono state totalmente estranee ai diritti e alla libertà umana compreso il diritto alla formazione, al lavoro, al diritto di scegliere cosa mettersi addosso, ecc.? Gli annali della storia di ogni paese hanno dati di questa vergognosa e miserabile farsa giocata su scala nazionale, storica e ideologica rispetto ai diritti delle donne in particolare degli esseri umani in generale? Possono questi ridicoli editti e restrizioni medievali aiutare in qualche modo la gente a procurarsi da mangiare, a trovare casa, lavoro, progresso e felicità per un popolo che è spinto ad ogni giorno che passa nelle profonde viscere della pauperizzazione, della fame, disperazione e degradazione? È possibile astrarre l'Afghanistan dal reale, dal mondo che vive, da luce, progresso e aspirazioni del ventesimo secolo e togliere per sempre al popolo afgano libertà e democrazia, il respiro vitale della vita per ogni nazione sulla faccia della terra?

    7- Il criminale Zardad, l'epitomo del carattere tremendamente marcio degli Jehadi, che si sente orgoglioso di chiamare se stesso e i suoi associati "cani" e di portare le sue vittime alla morte al modo dei cani, recentemente è stato denunciato su scala mondiale e si è rifugiato in Gran Bretagna, dove vive come profugo. Noi chiediamo a tutti i governi e in particolare al governo della Gran Bretagna e a tutte le organizzazioni e gli individui che perseguono i diritti umani, la giustizia e la democrazia, di focalizzare le loro energie e attività ad esporre al pubblico ludibrio e a consegnare alla giustizia non solo Zardad ma soprattutto il suo direttore e padrino politico, Gulbaddin Hekmatyar, che è il perpetratore incontestabile delle atrocità di sangue che in paragone rendono l'infamia di Zardad ridicola. Non bisogna sprecare nessuno sforzo per assicurare alla giustizia Gulbaddin Hekmatyar, che vive in un comodo rifugio nel regime criminale dell'Iran e i suoi soci criminali. A questo riguardo, RAWA può fornire un adeguato numero di prove e di testimonianze che potrebbero incriminare questi soggetti.

    8- Con questo documento inforniamo tutti i leader dei diritti umani e dei diritti delle donne, tutte le organizzazioni e gli individui che sostengono la giustizia e la democrazia, che i talebani e gli Jihadi sono diabolici nello zittire RAWA, l'unica intrepida voce femminista, a favore della democrazia e anti-fondamentalismo dell'Afghanistan. RAWA conferma la sua totale solidarietà alla liberazione dei popoli e ai movimenti di liberazione delle donne in Iran, Palestina, Kurdistan, Kashmir e in qualsiasi altra parte del mondo. Noi chiediamo alla comunità mondiale di sostenere RAWA con parole e atti e di sollevare la voce e la mano per impedire agli Jehadi e ai talebani di perseguire le loro vili cospirazioni contro di noi.

    Basta con il dominio fondamentalista in Afghanistan e in altri paesi!
    Possa l'unità di tutte le forze a favore della democrazia e dei diritti delle donne, vivere a lungo in difesa dei diritti dell'uomo!



    L'Associazione Rivluzionaria delle Donne dell'Afghanistan (RAWA)


    10 dicembre 2000

  7. #17
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    http://mail.rawa.org/kill6_it.htm

    Amnesty International condanna l'esecuzione di 6 persone da parte delle forze di Ahmed Shah Massoud


    BBC News, 15 febbraio 2001
    Articolo di Kate Clarkta"]



    Amnesty International ha condannato l'esecuzione sommaria di prigionieri da parte dell'opposizione afgana.

    L'organizzazione per i diritti umani con sede a Londra ha citato il caso di sei uomini che dice che sono stati uccisi nell'area sotto il controllo del comandante in capo dell'opposizione, cioè Ahmed Shah Massoud.

    Amnesty sostiene che la famiglia di uno dei prigionieri ha detto di aver subito atti di violenza sul corpo, come fra le altre cose, l'asportazione delle unghie.

    Le testimonianze dicono che ci troviamo nel bel mezzo di una crescente violenza fra la milizia talebana al potere e le forze dell'opposizione.

    Imboscata

    Amnesty sostiene che sei uomini sono stati arrestati nei primi giorni di dicembre dopo che un comandante dell'opposizione è stato ucciso in un'imboscata mentre si recava nella valle settentrionale di Panjshir.

    L'amministrazione di Masood ha detto che i prigionieri sono stati processati regolarmente prima dell'esecuzione ma non ha dato alcuna informazione sulla natura del processo.

    Secondo Amnesty, i sei uomini sono stati passati per le armi dopo solo 40 ore dal loro arresto.

    Pertanto, anche se c'è stato un processo gli uomini condannati non hanno avuto il tempo materiale per cercare testimoni, trovare un avvocato o lanciare un appello di grazia contro la sentenza di morte.

    Abusi sui diritti umani

    Queste non sono le prime testimonianze di abusi commessi da gruppi armati durante la lunga guerra civile dell'Afghanistan.

    Amnesty sostiene che gli Afgani hanno bisogno del supporto di un'organizzazione internazionale indipendente che investighi su tutti gli abusi dei diritti umani, che stabilisca i fatti, identifichi i perpetratori e consigli come assicurarli alla giustizia.

    Mercoledì, l'esercito talebano ha ammesso di aver perso il controllo sulla strategica città del centro di Bamyan in mano alle forze dell'opposizione, la loro prima grande sconfitta da due anni a questa parte.

    Bamyan è una roccaforte della minoranza afgana, la comunità di Shia Muslim, e si trova lungo la strada principale che congiunge la capitale Kabul a Mazar-e-Sharif nel nord.


    http://www.riflessioni.it/encicloped...fghanistan.htm


    L'Alleanza del Nord

    Nel 1996 i gruppi di opposizione ai Talebani si uniscono nel cosiddetto Fronte Islamico Unito per la Salvezza dell'Afghanistan, comunemente conosciuto sotto il nome di Fronte Unito, in supporto del deposto governo di Burhanuddin Rabbani. Il potere militare ed esecutivo è nelle mani del defunto Comandante Ahmed Sha Massoud, già Ministro della Difesa. L'Alleanza riceve aiuti da vari fronti: Iran, Russia e gli Stati vicini. La composizione del Fronte Islamico è varia.
    I partiti islamici che ne fanno parte sono:
    - Jamiat : fondato nel 1970 dagli studenti dell'Università di Kabul. Il leader fondatore è Burhanuddin Rabbani, allora docente presso la facoltà islamica di Legge. Insieme a Massoud, che è la figura di maggior prestigio, fa parte dell'etnìa Tagica ( musulmani sunniti, di lingua persiana). Massoud è stato ucciso in agguato kamikaze qualche giorno prima dell'attacco alle Twin Towers.
    - Hizb-i Wahdat: è il partito a sostegno dell'etnìa hazara. Fondato da Abdul Ali Mazari per unire otto partiti della Shi'a in modo da salire al potere alla ritirata sovietica . L'attuale leader è Muhammad Karim Khalili.
    - Junbish : formato in prevalenza da guerriglieri di etnìa uzbeca e da comunisti che hanno rovesciato il governo del presidente najibullah nel 1992. Include anche molti leader del vecchio regime, in prevalenza di lingua persiana, e qualche comandante mujaheedin uzbeco. Il capo è abdul rashid Dostum, che faceva parte delle milizie di Najibullah.
    - Harakat-i Islam-yi Afghanistan : movimento islamico per l'Afghanistan. E' uno dei partiti Shi'a che non si è mai unito con Hizb-i Wahdat, capitanato dall'ayatollah Muhammad Asif Muhsini, che ha stretto un'alleanza con Jamiat dal 1993 al 1995. Ha combattuto nel centro dell'Afghanistan.
    - Ittihad-i Islami bara Azadi Afghanistan : unione islamica per la liberazione dell'Afghanistan. Partito comandato da Abdul Rassul Sayyaf. Durante l'occupazione sovietica, il suo gruppo ha ricevuto enorme supporto dall'Arabia Saudita.
    Violazioni umanitarie compiute dall'alleanza del nord.

    - Fine 1999 - primi 2000 : profughi provenienti dai villaggi attorno a Sangcharak raccontano di esecuzioni sommarie, case incendiate, e saccheggi perpetrati durante l'occupazione del Fronte Unito. Molte delle esecuzioni sono compiute davanti agli occhi dei familiari delle vittime che sono in larga maggioranza di etnia pasthun , e, in alcuni casi, tagica.
    - 20-21 settembre 1998: colpi di mortaio verso un mercato notturno nella parte nord di Kabul. 180 i morti stimati. Massoud nega di avere colpito dei civili.
    - Fine maggio 1997: circa 3000 soldati Talebani vengono trucidati vicino a Mazar-i Sharif dalle forze del Comandante Abdul Malik Pahlawan, appartenete al partito Junbish. Le esecuzioni sono il frutto del cambio di rotta del comandante, che aveva stretto una temporanea alleanza con i Talebani.
    - Marzo 1995: Jamiat si rende responsabile di saccheggi e violenze dopo la presa di Karte Seh. Secondo un dossier del Dipartimento di Stato USA le truppe di Massoud non sono nuove a questo genere di cose.- 11 febbraio 1993: raid da parte delle forze di jamiat e hizb-i Wahdat nella parte ovest di Kabul. Scompaiono o vengono uccise persone appartenenti all'etnia hazara. Si stimano più di 100 morti.



    http://pz.rawa.org/it/hrw-court_it.htm


    Afghanistan: consegnare i criminali di guerra alla giustizia


    serve una corte speciale per le atrocità del passato
    Human Rights Watch, 7 luglio 2005



    New York, 7 luglio 2005 - In un rapporto diffuso oggi, HRW denuncia che molti ufficiali di alto livello e consiglieri dell'attuale governo afgano sono implicati nei principali crimini di guerra e abusi dei diritti umani che ebbero luogo all'inizio degli anni '90.

    Il rapporto di 133 pagine: “Blood-stained hands: past atrocities in Kabul and Afghanistan's legacy of impunity&lrquo;, basato su un'accurata ricerca compiuta negli ultimi due anni da HRW, contiene più di 150 interviste a testimoni diretti, sopravvissuti, ufficiali governativi e guerriglieri. Documenta, in particolare, i crimini di guerra e gli abusi dei diritti umani commessi durante un anno particolarmente sanguinoso durante la guerra civile in Afghanistan - l'anno 1371 del calendario afgano - dall'aprile 1992 al marzo del 1993, posteriore al crollo del governo filo-sovietico di Najibullah a Kabul.

    HRW afferma che, nonostante alcuni dei perpetratori dei crimini siano morti o attualmente latitanti, molti dei capi che hanno ordinato gli abusi occupano ora cariche di rilievo all'interno del Ministero della Difesa o dell'Interno, o sono consiglieri del presidente Karzai. Alcuni sono candidati alle elezioni parlamentari e locali previste per settembre 2005. Altri, in veste di signori della guerra o signorotti locali, controllano chi occupa posizioni ufficiali.

    Brad Adams, direttore esecutivo della sezione per l'Asia di HRW, precisa: « Questo rapporto non è soltanto una lezione di storia. Le atrocità commesse sono state tra le più feroci nella storia afgana; nonostante ciò molti dei criminali sono oggi al potere.»

    Il periodo temporale considerato nel documento, l'anno afgano 1371, è stato segnato da intensi combattimenti a Kabul, tra i mujahedeen e le fazioni del governo precedente, in gara per il potere dopo il crollo del governo. All'inizio dell'anno la città rimase indenne ai conflitti armati, ma, man mano che gli scontri si facevano più intensi, interi quartieri di Kabul furono rasi al suolo, decine di migliaia di civili furono uccisi o feriti, e almeno mezzo milione di persone fu costretta a spostarsi.

    Le fazioni rivali commisero abusi sui diritti umani, violando le regole di combattimento, bombardando illegalmente aree civili, sequestrando e uccidendo gli abitanti e saccheggiando aree civili. Il documento mostra che gli abusi di quel periodo non furono né inevitabili conseguenze della guerra né errori involontari, ma piuttosto il risultato di atti illegali e omissioni da parte dei comandanti delle fazioni locali. Il rapporto osserva che molti dei comandanti possono essere incriminati per il loro comportamento durante questo periodo.

    HRW ha sollecitato il governo afgano e la comunità internazionale a dare massima priorità alla persecuzione di questi criminali, creando una Corte Speciale.

    «Se questi criminali restano impuniti, è probabile che commettano ancora abusi e si servano della violenza per restare al potere», dichiara Adams. «Rappresentano una minaccia continua per il futuro dell'Afghanistan.»

    Per mantenere l'indipendenza e garantire il rispetto del codice internazionale, HRW ha raccomandato che la Corte sia costituita di giudici afgani e internazionali, con una maggioranza di quelli internazionali, e di un pubblico ministero internazionale.

    Poiché una riforma giudiziaria è un primo passo necessario per qualsiasi tentativo significativo di fornire giustizia per gli abusi passati, HRW ha anche sollecitato il governo ad intensificare gli sforzi per riformare il sistema giudiziario e per costituire una magistratura indipendente.

    HRW ha inoltre richiesto che il governo afgano prenda provvedimenti per sospendere da incarichi governativi le persone sospettate di aver preso parte agli abusi.

    Molti afgani, soprattutto a Kabul, hanno un ricordo terribile dei combattimenti all'inizio degli anni '90. Un testimone ha descritto un incidente in cui le fazioni bombardarono dei civili da una delle montagne che dominano Kabul: «Sparavano nelle strade…furono uccise 17 persone…erano chiaramente dei civili. Non c'è dubbio, indossavano il burqa, e c'erano dei bambini.»

    Un'infermiera afgana, citata nel rapporto, ha descritto gli effetti della guerriglia nelle strade: «Centinaia di persone venivano ferite ogni volta che si combatteva. Gli ospedali erano sovraffollati dai pazienti e non riuscivamo a curare tutti quelli che arrivavano. Le persone morivano nel'atrio…»

    HRW scrive che buona parte degli ultimi 27 anni della storia dell'Afghanistan sono stati segnati da abusi dei diritti umani e violazioni del codice di guerra. L'Afghanistan ha sofferto 14 anni di dominazione sovietica, dal 1978 al 1992, marcati dalle atrocità commesse dall'esercito russo: bombardamenti a tappeto di aree civili, assassinio e tortura dei prigionieri, pesante repressione politica. Anche i talebani, al governo dal 1996 al 2001, commisero crimini di guerra ed altri abusi e governarono quasi completamente ignari dei principi dei diritti dell'uomo.

    «Oggi, in Afghanistan, i responsabili delle violazioni - talebani, mujahedeen, comunisti - godono di una totale impunità nel nome della riconciliazione nazionale,» dice Adams, «è un insulto nei confronti delle vittime ed un affronto alla giustizia internazionale.»

    Il rapporto di HRW accusa numerosi leaders e comandanti di diverse fazioni per il ruolo che hanno avuto in tali abusi; tra gli altri:

    Abdul Rabb al-Rasul Sayyaf, islamista radicale e leader della fazione Ittihad-e Islami. Attualmente consigliere di Karzai, detiene un potere politico non indifferente sulla magistratura afgana e ha numerose connessioni all'interno del governo;

    Abdul Rashid Dostum, leader della fazione Junbish-e Milli. Occupa un posto di alta responsabilità al Ministero della Difesa ed esercita controllo politico su molte province nel nord dell'Afghanistan;

    Mohammad Qasim Fahim, ministro della difesa dal 2001 al 2004, fu uno dei comandanti delle fazioni Jamiat-e Islami e Shura-e Nazar di Burhanuddin Rabbani e Ahmed Shah Massoud (ucciso nel 2001);

    Karim Khalili, comandante nella fazione Hezb-e Wahdat, attualmente uno dei due vice presidenti di Karzai;

    Gulbuddin Hekmatyar, leader della fazione Hezb-e Islami. Si è macchiato di alcuni tra i più brutali crimini di guerra di quel periodo. Attualmente latitante, si pensa stia coordinando la guerriglia contro l'esercito afgano ed americano all'interno dell'Afghanistan.

    Secondo quanto scritto da HRW, numerosi altri comandanti delle fazioni Jamiat-e Islami e Shura-e Nazar, implicate nei crimini commessi durante i primi anni '90, sono ora candidati per il parlamento oppure occupano diverse posizioni all'interno dei corpi militari e di polizia. Molti comandanti dell'Ittihad di Sayyaf occupano posti di rilievo nei settori della sicurezza e della magistratura.

    Accanto alla Corte Speciale, il documento raccomanda che il Presidente promuova la creazione di una commissione di esperti che propongano e favoriscano programmi che non sono di competenza della Corte Speciale, in quanto al di fuori della sua giurisdizione, che creino un archivio dei documenti storici degli abusi passati, che provvedano a garantire un adeguato risarcimento alle vittime, che avviino iniziative educative, come l'integrazione dei recenti fatti storici nei testi scolastici.

    «Se l'Afghanistan non inizia a rendersi conto del proprio passato ed a tenerne conto, il passato può ripetersi», afferma Adam.

    Alcuni passi estratti dal rapporto.

    Resoconto di un attacco di artiglieria dalla fazione Hezb-e Islami di Hekmatyar, contro un'area civile nella parte occidentale di Kabul, nel giugno del 1992:

    «Erano circa le quattro del pomeriggio, stavo cuocendo del pane, fuori, sul fuoco. Improvvisamente ci fu una tremenda esplosione. Io cercai riparo per terra. Poi, un'altra esplosione. Mi alzai e vidi questa donna [indica una vicina, che annuisce piangendo], iniziare a correre qua e là. Suo figlio, che era seduto vicino a questo muro quando iniziarono i bombardamenti, fu disintegrato. Questa donna correva come una pazza, raccogliendo i pezzi di cadavere [del figlio] nel grembiule, e piangendo… Era stato completamente disintegrato, si era volatilizzato.»

    Un testimone descrive una tipica scena di guerriglia per le strade di Kabul verso la metà del 1992:

    «C'erano munizioni ovunque, era terribile. Tutti cercavano di scappare dalla violenza dei combattimenti. I mariti si dimenticavano delle mogli, i fratelli delle sorelle, le madri dei figli, gli zii dei nipoti, tutti correvano e pensavano solo a salvarsi… Vedevo uomini e donne fuggire dai luoghi del combattimento, lanciarsi per le strade verso di noi. Contemporaneamente, alcuni dei proiettili, o le schegge di granata, colpivano le persone, che cadevano per strada. Gli altri continuavano a correre, senza preoccuparsi di salvare chi era stato ferito, fuggivano per salvare la propria pelle. Fu un giorno terribile.»

    Un operatore sanitario nella parte occidentale di Kabul descrive come la fazione Jamiat-e Islami di Ahmed Shah Massoud aprì il fuoco sulla popolazione civile dalla ‘montagna della televisione’, nel centro di Kabul: «C'è stato un periodo in cui le truppe della fazione Jamiat erano stanziate sulla collina e sparavano a qualsiasi cosa si muovesse in Alaudin Street [una delle strade principali della zona occidentale]. Miravano a qualsiasi cosa si muovesse, perfino i gatti.» Ricordo che [una volta] uscii dalla clinica [per cercare del materiale medico], e quando mi videro cominciarono a spararmi. Tutto ciò che somigliava ad un essere umano veniva preso di mira. Mi spararono di tutto: razzi, granate, proiettili. In quel periodo le strade erano disseminate di proiettili.»

    Un civile Pashtun, sequestrato nel 1992 e imprigionato dalla fazione a predominanza Pashtun, la Ittihad-i Islami, comandata da Abdul Rabb al-Rasul Sayyaf, racconta:

    Le forze di Sayyaf catturarono trenta o quaranta civili Hazara… Non erano guerriglieri, ma civili, vecchi e giovani. [In seguito] i combattimenti [là fuori] si fecero intensi. Potevamo udire l'artiglieria. Spararono a lungo. Sentivo gli uomini di Sayyaf parlare di ritirata. Ad un certo punto, uno di loro chiese al comandante Tourgal [un comandante dell'Ittihad]: “Cosa dobbiamo farne di questi prigionieri?”

    «Parlavano in Pashto e gli Hazara non potevano capire, ma io sì. Qualcuno disse: “Vai e uccidili”.

    «Ero vicino alla porta e, nell'udire queste parole, mi affrettai a nascondermi in un angolo della stanza [contro la parete in cui si trovava la porta]. Arrivò un uomo, aprì la porta e sparò a raffica con un Kalashnikov. Circa dieci persone furono uccise immediatamente, quattro rimasero ferite … Dopo, nessuno si mosse. Noi [i sopravvissuti] stavamo tremando di paura.»

    Uno studente tajiko, rapito dalla fazione Hezb-e Wahdt di Abdul Ali Mazari nel 1992, racconta:

    «Un comandante venne con due guardie del corpo…“Voi due venite da Shomali e state aiutando Massoud!”, disse. Io risposi: “Sono uno studente di medicina, né io né mio fratello siamo soldati. Veniamo da Shomali, ma non siamo soldati.” - “Stai zitto”, disse. E le guardie ci puntarono contro i Kalashnikov. Il comandante ordinò loro di portarci via…»

    Una testimonianza dell'uccisione di civili da parte della fazione Ittihad di Sayyaf nel quartiere Afshar, nella parte occidentale di Kabul, nel febbraio 1993:

    Najaf Karbalie, un anziano, era uscito di casa, fu allontanato dalla sua famiglia per essere arrestato. La moglie gli si aggrappò e cercò di tirarlo via, pregando: “Vi prego, lasciatelo stare, è vecchio, lasciatelo andare.” Ma i soldati non lo lasciavano … ed iniziarono a picchiarlo. Picchiarono anche qualcun altro che stava lì vicino.

    «La moglie di Karbalie e un'altra donna si lanciarono su di loro, sui mariti, gridando contro i soldati e insultandoli. Le truppe presero entrambe le donne, le strapparono dai mariti, le gettarono a terra e le uccisero.

    «Estrassero i fucili a baionetta e accoltellarono ripetutamente le donne stese per terra. Abbiamo visto tutto. All'inizio le donne avevano le convulsioni, i loro piedi si contraevano. Poi sono morte. I due uomini svennero. Erano incoscienti. Le donne dovevano avere sui 35-40 anni. Penso che una di esse fosse incinta, o almeno sembrava incinta…»

    Un residente di Kabul descrive l'esecuzione sommaria di un civile da parte di un soldato della fazione Harakat-e Islami nel settembre 1992:

    «Avevo un negozio di fronte a casa mia. Una mattina mi trovavo lì, seduto fuori, quando vidi un ragazzo passare. Si era sposato di recente. Poi udii degli spari per strada. Guardai e vidi che il ragazzo era stato colpito e giaceva per terra. Quest'altro tizio era sopra di lui e gli teneva una pistola premuta contro la tempia. Gli sparò. Il ragazzo morì. Altre persone si avvicinarono e si fermarono vicino al cadavere… L'assassino, che era della fazione Harakat, camminò verso di noi, lentamente, con l'aria di quello che può fare tutto quello che gli aggrada. Lo vedemmo chiaramente. Sapevamo che era un soldato dell'Harakat.»

    Un corrispondente della BBC è stato testimone di violenze e soprusi commesse dalla fazione Junbish-e Milli di Abdul Rashid Dostum:

    «Quelli del Junbish si sono dati al saccheggio… Abbiamo filmato truppe Junbish mentre picchiavano un ragazzo che andava in bicicletta. Credo volessero la bicicletta… Lo molestavano coi Kalashnikov, ma quando ci videro, puntarono verso di noi, lasciandolo andare. Un'altra volta, le truppe Uzbeke [Junbish] ci videro e inscenarono qualcosa per la telecamera. Avevano questo prigioniero, un civile. Lo fecero mettere a qualche metro da loro e cominciarono a sparargli ai piedi coi Kalashnikov per farlo ballare. Gli gridavano: “Balla, balla!” e continuavano a sparargli ai piedi.»



    http://www.ecn.org/reds/donne/rawa/a...0409TEST2.html

    settembre 2004, dalla delegazione del coordinamento italiano a sostegno di RAWA


    La seguente testimonianza ci è stata affidata da una donna del Panjshir, rimasta vedova nel 1985, all'età di 22 anni, per mano di comandanti di Massoud.


    Suo marito aveva 26 anni, era un taxista che viaggiava tra Kabul e il Panjshir. Abitava nel villaggio di Gul Bahar. Un giorno fu fermato da comandanti di Massoud in un luogo chiamato Tangi Panjshir. Lo fecero scendere dalla macchina e gli dissero di consegnare loro l'auto e i soldi. Lui rifiutò. Lo picchiarono a morte, colpendolo anche con il calcio del fucile. Alla fine non c'era un pezzo del suo corpo non tumefatto e insanguinato. Gli assassini fecero arrivare alla moglie un messaggio: se voleva avere il corpo del marito, doveva consegnare loro 100 lakhs [la moneta in corso a quel tempo: 1 lakh equivaleva a 100.000 vecchi afgani, ndr]. Erano tantissimi soldi, lei non li aveva. Fu difficile per lei raccogliere i soldi: alla fine ne mise insieme la metà e andò con la suocera a consegnarli in cambio del corpo. Furono ricevute dal comandante Agha Shereen Salangi, un comandante di Massoud che è morto l'anno scorso (2003), in Panjshir. Il comandante disse però che i soldi erano pochi e che dovevano tornare con il resto. Loro protestarono. La donna era gravida. Con sua suocera, furono caricate su una macchina e portate in una fattoria, dentro una stalla. Chiusero la porta della stalla e le picchiarono. Quando la bambina nacque, 25 giorni dopo, aveva un lato del corpo tutto nero. Nacque disturbata di mente, molto debole di costituzione, e ancora oggi è così. Tutto questo accadde 19 anni fa, nel 1985. Massoud era al potere in Panjshir, mentre a Kabul c'era il regime filosovietico Khalq-Parcham.
    Nel villaggio, con molta difficoltà, le due donne riuscirono infine a raccogliere i soldi tra i conoscenti. La donna era di famiglia poverissima, che per parte sua non poteva aiutarla. Ma la gente del villaggio è povera ma molto unita, e molti volevano bene all'ucciso. Così la donna riuscì a pagare e a riavere il corpo del marito, che fu seppellito secondo i riti sacri. L'auto non fu restituita.
    Sua suocera morì di pena dopo un mese: diceva di avere sempre l'immagine di suo figlio davanti agli occhi. Lei ora era una vedova. Aveva tre figli maschi - il maggiore di sei anni - e due femmine, compresa l'ultima nata con problemi mentali. Per vivere portava i bambini a scuola e a lavorare in un'officina. Di tutto questo era responsabile Massoud. Quando nel 2001 seppe che Massoud era stato ucciso, la donna dice di essere caduta in preda a una grande agitazione, un'ansia profonda: voleva un pezzetto del suo corpo, per poterlo stracciare, come lui aveva fatto a pezzi la sua vita.

    **************
    Il figlio apprendista meccanico
    "Ho perso tutto durante le guerre, per colpa di Massoud", continua la vedova. "Mia madre, mio padre, due fratelli, la casa; ho una figlia mentalmente disturbata e malata." Vorrebbe raccontare tutto, ma ci vorrebbe troppo tempo. Ora ci riferisce la storia del figlio.
    Nel 1990 aveva 11 anni. In famiglia si faceva fatica a vivere, dopo la morte del padre, per cui la donna aveva mandato il figlio a lavorare in un'officina meccanica. Insieme ad un altro bambino coetaneo riparavano auto e moto.
    Un giorno un comandante di Massoud chiese al meccanico di riparare la sua auto, che era rimasta bloccata a Math- e -Panjshir. L'officina si trovava a Charekar, capitale del Parwan. Il meccanico ordinò ai due ragazzini di andare con il comandante a riparare l'auto. I ragazzini seguirono il militare e fecero il loro lavoro, ma quando fu il momento di essere pagati, furono presi e chiusi in una prigione del Panjshir dagli uomini di Massoud con l'accusa di essere informatori del Puppet Regime (il regime filosovietico di Kabul). Rimasero molto tempo in prigione. Il nome del comandante era Qassim Abdul Rahim [attualmente comandante in carica a Kabul, vedi testimonianza numero 1, ndr]. I ragazzini in carcere furono picchiati; stavano molto male. Quando la madre andò a chiedere "Dov'è mio figlio?", le risposero di portare molti soldi. Era difficile per lei trovarli, ma per fortuna la famiglia dell'altro ragazzo era meno povera e i suoi genitori pagarono per entrambi. L'accusa contro di loro - che fossero spie - era falsa: era la scusa che i soldati avevano usato per non pagare il lavoro dei ragazzi, per estorcere denaro e anche per coprire il furto dell'auto, perché l'auto che era in panne non era loro ma l'avevano rubata. "Dal mio punto di vista Massoud è solo un ladro e un criminale. Che cosa pensate voi?" dice la donna.

    *******

    L'assassinio dei genitori della vedova
    Nelle provincie del Nord come Parwan e Panjshir molti hanno grandi orti con alberi da frutta e altre coltivazioni. La maggioranza della popolazione è contadina, l'agricoltura è la principale attività. Al tempo dei fatti narrati dalla testimone, i comandanti di Massoud erano soliti prendere frutta senza permesso dalle terre dei contadini.
    Dopo essere rimasta vedova, la donna era andata ad abitare con i suoi genitori, sempre a Gul Bahar. Avevano una casa con un grande frutteto. Un giorno - dieci anni fa, nel 1994 - la madre della vedova vide gli uomini di Massoud che rubavano la loro frutta e urlò: "Cosa fate?" Quelli la sbatterono contro il muro. Il giorno dopo, la madre stava raccogliendo le patate, seduta a terra, e intanto allattava la sua figlia più piccola. Gli uomini di Massoud le spararono alla schiena, dal muro alle sue spalle. La donna morì con la bambina ancora attaccata al seno.
    Poi, un anno dopo (1995), toccò al padre della vedova, a Charekar, dove si erano trasferiti dopo aver lasciato Gul Bahar (là non potevano più vivere). Il padre stava riparando il tetto quando gli spararono.

    Con la morte del padre la vedova perse tutto. Ora vive a Kabul, dove si sente una rifugiata. Non è nel suo villaggio, tra la sua gente. Ma se tornasse sarebbe peggio: non ha più nessuno. "Io ricordo tutto. Ho ricordi tristi e ho paura che possano portarmi via la figlia, che mi uccidano i figli. Là non è sicuro, perché ci sono sempre gli stessi comandanti al potere".
    La gente del posto sa che quegli uomini sono criminali, potrebbe parlare e questo sarebbe molto meglio; ma per la maggior parte è gente sprovveduta, non è consapevole e ha paura.
    "Perché i vostri governi, perché l'ONU, sostengono questi criminali? Perché li lasciate al potere se sapete tutto di loro? Gli uomini di Massoud prendono gli aiuti e costruiscono solo per sé. Chiedete a Sayyaf, a Fahim, da dove arrivano le loro ricchezze. Le hanno forse ereditate? Come fanno a costruirsi i loro palazzi, in Afghanistan e anche in altri paesi? Da dove viene quel denaro? È un'eredità o viene dal sangue della gente? Le terre del Panjshir che sono state distribuite, sono finite nelle mani dei comandanti che le hanno prese per sé; come pure i soldi, che li fanno vivere ora nel lusso. Niente è andato alla gente comune."

    ******

    La donna afferma di avere visto con i propri occhi altri episodi e vicende sanguinose, ancora più gravi delle sue. Racconta.

    I suoi vicini di casa erano una coppia senza figli. Adottarono dei bambini e li fecero crescere con loro, come figli propri. Uno di questi, diventato ormai un ragazzo in età di combattere, fu preso a un checkpoint dai mujahidin, che gli diedero un fucile e lo arruolarono a forza. In seguito, anche gli altri figli maschi adottati dalla coppia furono costretti a entrare nelle file degli uomini di Massoud.
    Il primo figlio era fidanzato con una bella ragazza del suo villaggio. Nella notte delle nozze, dopo la cerimonia, il ragazzo andò a prendere la sua auto per portare la sposa nella nuova casa. Appena aprì la portiera, l'auto esplose. La bomba era stata messa da Agha Shereen Salangi, che fece questo perché voleva per sé la ragazza. Quando la sposa sentì cosa era accaduto, salì sul tetto e vide il marito con il corpo completamente staccato dalla testa.
    Il comandante prese la ragazza come sua quarta moglie. Nel 1995, quando i talebani stavano avanzando nel territorio afghano, tutti scappavano dal Panjshir in altre provincie. Anche la ragazza che aveva dovuto sposare il comandante, e aveva avuto due figli da lui, fuggì in autò: morì in un incidente insieme ai bambini, sulla via per Mazar-e Sharif.
    Dopo l'assassinio del figlio, la madre adottiva andò da Massoud a chiedere perché era stata voluta la sua morte. Lui le rispose che tutte le ragazze belle dovevano essere spose per i suoi comandanti, non per altri. Lei andò via insultandolo.
    Era riuscita a parlargli personalmente perché la moglie di Massoud era del suo stesso paese, Jabal-ul-Saraj, nel Parwan, e si conoscevano.
    Massoud era solito transitare per le strade del Panjshir, lo si vedeva passare nelle sue auto. La donna aveva progettato con altri di fermare la sua auto per parlargli e protestare per l'uccisione del figlio, ma era troppo difficile e avevano rinunciato a questo piano. La gente del villaggio andava spesso da Massoud, che riceveva quasi tutti, ma poi non esaudiva le richieste fatte né rispondeva alle lamentele. Così riuscì a farsi ricevere anche la madre del ragazzo, anziana e visibilmente provata: Massoud la ascoltò, ma non la considerò e non fece nulla. Il luogo dove Massoud l'aveva ricevuta era Bahrak-e Panjshir, non lontano da Gul Bahar, il villaggio della donna.
    "Certa gente pensa che Massoud fosse un grande e nobile uomo, con una grande personalità. Ma se voi chiedete a me, vi dico, da parte anche di tutto il mio paese, che era solo un criminale. Stava seduto a casa sua e dava ordini, e i suoi uomini uccidevano intere famiglie, stupravano le ragazze, distruggevano le case. Massoud non aveva pietà, era molto cattivo. Prima che fosse ucciso, pregavo Dio che morisse, che sua moglie diventasse presto vedova, come me. Il suo governo era peggio del Puppet Regime [il regime filosovietico di Kabul, ndr]. Non posso parlare bene del Puppet Regime: anche quelli al governo a Kabul erano criminali. Ma Massoud era peggio. Se voleva qualcosa per fare un fuoco, bastava che dicesse 'prendete quell'albero da quel giardino' e i suoi uomini andavano ed eseguivano."
    A Gul Bahar erano tutti tagiki, solo tagiki, come gli uomini di Massoud. Ancora oggi nessuno osa fare accuse formali per quei crimini: la gente ha paura che i comandanti regiscano tagliando la gola a chi osa parlare.

    ***************
    Quei comandanti, gli stessi, sono ancora al potere in quell'area. Tra loro ce n'è uno molto famoso: si chiama Maolana-e Saeed Khel. Non c'è un solo giorno che lui non rapisca una donna per sé.
    Una donna del villaggio in cui quest'uomo è al potere, Saeed Khel, ha partecipato alla Loya Jirga nell'inverno 2003-2004. Era l'unica donna eletta da quel villaggio. Si chiama Saphora. Dopo il discorso di Malalai Joya alla Loya Jirga, il 17 dicembre 2003 [in cui lei ha accusato i presidenti delle commissioni costituzionali di essere criminali, assassini e di avere distrutto Kabul, ndr], Saphora tornò al suo villaggio, raccolse alcuni testimoni e acquistò più fiducia. Tornò poi a Kabul, si unì ai numerosi supporters di Malalai e andò alla radio. Dai microfoni della radio affermò che Malalai Joya aveva detto la verità, e che lei poteva provarlo. E accusò Maolana, chiamandolo esattamente per nome; disse di venire dal suo stesso villaggio, e che lei aveva visto con i propri occhi crimini di cui quell'uomo era responsabile. Dopo questo discorso, Saphora è scomparsa e da allora non si sa più nulla di lei. Contro di lei sono state pronunciate condanne; la sua vita è in pericolo. La gente del suo villaggio la sta cercando.
    [N.d.r.: nessuno sa come e se aveva organizzato il suo intervento. Rawa sta tentando di trovarla per offrirle protezione.
    Dopo l'intervento alla Loya Jirga di Malalai Joya, si formarono in diverse città, e anche a Kabul, comitati spontanei a difesa di Malalai. Gruppi di cittadini si presentavano nelle sedi delle radio (The voice of freedom, The voice of America, BBC) e chiedevano di testimoniare in diretta per dimostrare che Malalay aveva detto la verità. È stato un periodo scioccante per i criminali. La gente comune non parlava d'altro, nelle strade, nei ristoranti, al mercato. Una anziana donna andò alla radio e disse di avere perso sei dei suoi figli: fino ad allora nessuno sapeva del terribile destino dei suoi figli, ma ora lei aveva avuto finalmente la sua vendetta grazie alle parole di Malalai. Concludeva dichiarandosi sua supporter.
    Anche la donna che ha portato questa testimonianza dice che, pur non avendo una conoscenza diretta di Malalai Joya, si riconosce nelle sue parole e la sostiene.]

  8. #18
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    l'invasione del 79 fu sacrosanta... avrebbero solo dovuto capire prima che sarebbe stato meglio andarsene subito, appena i gringos cominciarono a finanziare la guerriglia.

  9. #19
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    Citazione Originariamente Scritto da Feliks
    l'invasione del 79 fu sacrosanta... avrebbero solo dovuto capire prima che sarebbe stato meglio andarsene subito, appena i gringos cominciarono a finanziare la guerriglia.
    e l'eneficienza della stupida burocrazia che ha rovinato tutto, in verità dovevano rimanere in afganistan un paio di mesi non di piu, ed il piano consisteva nel divdersi in 2 gruppi d'armata : (1prendere Pakistan), (2 anettere l'Iran appena fatta la rivoluzione paese all'epoca straccolmo di comunisti, Iraq e Siria paesi vicini all'ideologia socialista) e dopo?
    E dopo festa! Abbiamo il controllo dell' 70% del petrolio mondiale, l'economia sovietica si sarebbe rissollevata come un missile e addio muro di berino anzi ne avrebbero fato uno in occidente per non fargli scappare nei paesi malvagi.

    Un piano al quanto ambizioso, rovinato da dei stupidi burocrati incapaci, che passavano le giornare a spulciarsi.
    in somma una specie di o la va o è finita.
    Stessa sorte toccherà per gli usa, ormai la guerra in Iraq va male.

  10. #20
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    Comunque secondo me sbagliate a far passare Massud per un criminale; massud era quanto di più lontano dal fondamentalismo Islamico, certo era Islamico, ma molto lontano dal fondamentalismo talebbano che caretterizzo' l'afghanistan nell'era postguerra; per islamico intendo quella del vero islam, non impregnato di ideologia jihadista quale fu quella dei talebani e dei mujaheddin; i talebani di solito li chiamava "uomini lontano da Dio, bestie" solo per farvi capire la statura dell'individuo relativamente aperta anche all'influsso occidentale; non per niente lo abbiamo visto in qualchje filmato giocare a calcio o dedito ad altre attività nei periodi in cui non combatteva contro i Sovietici o i talebani.

 

 
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