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Discussione: Una mamma e una figlia

  1. #1
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    Predefinito Una mamma e una figlia

    http://www.ildialogo.org/#

    Pestata adolescente scoperta a fare l’amore con una compagna

    La denuncia di una madre siciliana


    10/01/2006 - Diario - redazione
    ***

    Carissimi,
    Scrivo perchè credo nella forza immensa delle donne, delle madri e nel buonsenso degli uomini di buona volontà.

    Quanto dolore stanno causando le intolleranze, l’ignoranza e il pregiudizio.

    Soffro per la mia vita e ho paura, per questo paese.

    Ho, o forse dovrei quasi dire avevo, una figlia bellissima. Teresa era una bimba curiosa, vivace, con grandissimi occhi neri e quando mi vedeva tesa, già a due anni, diceva “mamma, no paura”.

    Brava a scuola, dolcissima con tutti. Anche con coloro che poi non ci hanno pensato un attimo a tradirla. Raccoglieva fiori per la zia, andava in officina dallo zio, gli chiedeva se serviva aiuto.

    Era rispettata da tutti anche perché figlia mia, io che ero quella che aveva studiato e che insegnava.

    Poi compì quindici anni e il giorno dopo successe la tragedia. Mi disse che al pomeriggio festeggiava con gli amici, sarebbe stata fuori.

    Mentre preparavo la cena sentii urlare dalla finestra, la voce della mia bimba. Poi le grida di mio marito e di suo fratello, lo zio che Teresa amava tanto, mi affacciai con il cuore che esplodeva.

    La scena che vidi non me la sarei mai aspettata.

    Mio marito trascinava mia figlia per i capelli, Teresa era a terra, strisciava.

    Lo zio la calciava e uomini, donne e curiosi vociavano.

    Corsi per le scale gridando.

    Quando arrivai giù, in strada, mio marito mi spinse in un angolo e trattenendomi brutalmente mi urlò sputandomi in faccia una serie di “futtiri” che presero forma solo dopo alcuni secondi nella mia testa. Teresa era stata trovata mentre faceva all’amore con una compagna di scuola.

    Mio marito mi lasciò libera pensando di avermi riempita di rabbia e odio.

    Invece mi buttai per terra, sulla mia bimba, per difenderla e perchè non piangesse più.

    Qualcuno mi prese per i capelli e mi gettarono nell’atrio, mi chiusero lì.

    Non dimenticherò mai le volgarità triviali vomitate da quegli uomini e le grida terrorizzate di mia figlia, le sue richieste di aiuto.

    Quando me la ridiedero tremava terrorizzata, era sporca e aveva ecchimosi dappertutto. Mi chiese scusa e mi veniva solo da dirle che lei doveva scusare, doveva scusare tutti.

    Le preparai una borsa e una valigia, ci misi anche il suo diario che non ho mai aperto e il peluche con il quale dormiva.

    Ci misi così tante lacrime che per la vita intera non ne avrò più. Prese il treno per andare da mia sorella, la feci fuggire dal male che già le avevano fatto e che sarebbe durato ancora.

    Non tornerà. In questo paese non può tornare.

    E io detesto tutti qui. Sto raccogliendo i soldi per andare da lei, e proteggerla. E’ figlia mia.

    Una figlia che non ha fatto mai male a nessuno, solare e limpida.

    Io sono sempre stata cristiana e Gesù è per me un’ispirazione. La sua storia scritta nei Vangeli e le sue Parabole mi hanno insegnato tante cose sull’amore cristiano.

    E questo amore gli fece difendere una prostituta, femmina in un’epoca maschilista, un reietto dell’umanità. Disse che chi era senza peccato scagliasse la prima pietra. Se l’è dimenticato il Vaticano?

    Disse di guardare alla trave nei propri occhi piuttosto che alla pagliuzza in quelli degli altri. Ruini ha letto le parole di Cristo? L’odio di questi vecchi signori in gonnella è sceso su una ragazzina innocente come una scure. Gesù li starà guardando. Cosa diranno nelle loro preghiere a colui che 2000 anni fa difendeva coloro che gli altri condannavano?

    Ogni giorno leggo le dichiarazioni di questi farisei e vedo e vivo sulla mia pelle cosa genera sulle persone ignoranti la loro ottusità.

    Non ascolteranno il lamento di una madre. Potessi parlare loro vorrei sapere perchè non si scagliano contro i loro preti, pedofili e morbosi, invece che su ragazzini che non fanno alcun male. Perchè non lottano per la pace, per un mondo migliore, contro l’inquinamento che ci avvelena e contro la fame che devasta il mondo? E’ un problema più grosso che due persone che si amano abbiano diritto ad assistersi l’un l’altra o la tortura che si sta diffondendo ovunque? Hanno meno paura a farsela con adolescenti, che al massimo si suicideranno, che con paesi repressivi, che applicano la pena di morte e massacrano i loro stessi popoli?

    E poi è contronatura per la Chiesa chi non si riproduce? Allora i suoi stessi appartenenti sono tutti contronatura, vestiti da donne, senza famiglia, circondati da soli uomini. Nel mio animo di una cosa sono certa.

    Che se Dio c’è abbraccerà Teresa e condannerà loro.

  2. #2
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    Scusa ma la Chiesa cosa c'entra in questo?
    E' l'inciviltà di quella gente che genera i pestaggi, qualcosa di profondo nella insicura natura dell'uomo che non fa acettare chi è diverso. La chiesa non ordina pestaggi, nè discriminazioni, tanto meno di chi ha comportamenti che non approva.
    Vedi anche tu di aggiornarti.
    Against all odds

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da aguas
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    Pestata adolescente scoperta a fare l’amore con una compagna

    La denuncia di una madre siciliana


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    Scrivo perchè credo nella forza immensa delle donne, delle madri e nel buonsenso degli uomini di buona volontà.

    Quanto dolore stanno causando le intolleranze, l’ignoranza e il pregiudizio.

    Soffro per la mia vita e ho paura, per questo paese.

    Ho, o forse dovrei quasi dire avevo, una figlia bellissima. Teresa era una bimba curiosa, vivace, con grandissimi occhi neri e quando mi vedeva tesa, già a due anni, diceva “mamma, no paura”.

    Brava a scuola, dolcissima con tutti. Anche con coloro che poi non ci hanno pensato un attimo a tradirla. Raccoglieva fiori per la zia, andava in officina dallo zio, gli chiedeva se serviva aiuto.

    Era rispettata da tutti anche perché figlia mia, io che ero quella che aveva studiato e che insegnava.

    Poi compì quindici anni e il giorno dopo successe la tragedia. Mi disse che al pomeriggio festeggiava con gli amici, sarebbe stata fuori.

    Mentre preparavo la cena sentii urlare dalla finestra, la voce della mia bimba. Poi le grida di mio marito e di suo fratello, lo zio che Teresa amava tanto, mi affacciai con il cuore che esplodeva.

    La scena che vidi non me la sarei mai aspettata.

    Mio marito trascinava mia figlia per i capelli, Teresa era a terra, strisciava.

    Lo zio la calciava e uomini, donne e curiosi vociavano.

    Corsi per le scale gridando.

    Quando arrivai giù, in strada, mio marito mi spinse in un angolo e trattenendomi brutalmente mi urlò sputandomi in faccia una serie di “futtiri” che presero forma solo dopo alcuni secondi nella mia testa. Teresa era stata trovata mentre faceva all’amore con una compagna di scuola.

    Mio marito mi lasciò libera pensando di avermi riempita di rabbia e odio.

    Invece mi buttai per terra, sulla mia bimba, per difenderla e perchè non piangesse più.

    Qualcuno mi prese per i capelli e mi gettarono nell’atrio, mi chiusero lì.

    Non dimenticherò mai le volgarità triviali vomitate da quegli uomini e le grida terrorizzate di mia figlia, le sue richieste di aiuto.

    Quando me la ridiedero tremava terrorizzata, era sporca e aveva ecchimosi dappertutto. Mi chiese scusa e mi veniva solo da dirle che lei doveva scusare, doveva scusare tutti.

    Le preparai una borsa e una valigia, ci misi anche il suo diario che non ho mai aperto e il peluche con il quale dormiva.

    Ci misi così tante lacrime che per la vita intera non ne avrò più. Prese il treno per andare da mia sorella, la feci fuggire dal male che già le avevano fatto e che sarebbe durato ancora.

    Non tornerà. In questo paese non può tornare.

    E io detesto tutti qui. Sto raccogliendo i soldi per andare da lei, e proteggerla. E’ figlia mia.

    Una figlia che non ha fatto mai male a nessuno, solare e limpida.

    Io sono sempre stata cristiana e Gesù è per me un’ispirazione. La sua storia scritta nei Vangeli e le sue Parabole mi hanno insegnato tante cose sull’amore cristiano.

    E questo amore gli fece difendere una prostituta, femmina in un’epoca maschilista, un reietto dell’umanità. Disse che chi era senza peccato scagliasse la prima pietra. Se l’è dimenticato il Vaticano?

    Disse di guardare alla trave nei propri occhi piuttosto che alla pagliuzza in quelli degli altri. Ruini ha letto le parole di Cristo? L’odio di questi vecchi signori in gonnella è sceso su una ragazzina innocente come una scure. Gesù li starà guardando. Cosa diranno nelle loro preghiere a colui che 2000 anni fa difendeva coloro che gli altri condannavano?

    Ogni giorno leggo le dichiarazioni di questi farisei e vedo e vivo sulla mia pelle cosa genera sulle persone ignoranti la loro ottusità.

    Non ascolteranno il lamento di una madre. Potessi parlare loro vorrei sapere perchè non si scagliano contro i loro preti, pedofili e morbosi, invece che su ragazzini che non fanno alcun male. Perchè non lottano per la pace, per un mondo migliore, contro l’inquinamento che ci avvelena e contro la fame che devasta il mondo? E’ un problema più grosso che due persone che si amano abbiano diritto ad assistersi l’un l’altra o la tortura che si sta diffondendo ovunque? Hanno meno paura a farsela con adolescenti, che al massimo si suicideranno, che con paesi repressivi, che applicano la pena di morte e massacrano i loro stessi popoli?

    E poi è contronatura per la Chiesa chi non si riproduce? Allora i suoi stessi appartenenti sono tutti contronatura, vestiti da donne, senza famiglia, circondati da soli uomini. Nel mio animo di una cosa sono certa.

    Che se Dio c’è abbraccerà Teresa e condannerà loro.
    Non so se quanto scritto sia realmente accaduto, dal momento che non ne conosco la provenienza. Tuttavia debbo dire che alcuni dei commenti mi sembrano un po' propagandistici o strumentalizzati. Nel bel mezzo del racconto cita Ruini, come se avesse pestato anche lui la ragazza. E come se lui, e con lui la Chiesa, propugnassero o difendessero questi comportamenti violenti...
    Ovviamente non si dirà mai abbastanza contro simili atti di violenza. Essi debbono essere condannati unilateralmente. La Chiesa cattolica li condanna, ovviamente. E un cristiano che non li condanna fermamente non è un vero cristiano.
    Ciò detto, però, mi sembra che nei commenti al testo si confondano un po' le carte in tavola a vantaggio delle proprie idee. Tanto per cominciare, è vero che Cristo difendeva coloro che gli altri condannavano e che difese anche una prostituta. Ma non lo fece certo per promuovere la prostituzione! Lo fece bensì per fermare il peccato, perdonare il peccatore e dunque redimere la persona. Pertanto, in sostanza, un cristiano, in una situazione come quella descritta qui (vera o fittizia che sia), non avrebbe condiviso quanto fatto dalla ragazza, ma non avrebbe mai e poi mai agito come chi l'ha pestata.
    Inoltre certe affermazioni mi appaiono decisamente tendenziose. "[...] vorrei sapere perchè non si scagliano contro i loro preti, pedofili e morbosi, invece che su ragazzini che non fanno alcun male. Perchè non lottano per la pace, per un mondo migliore, contro l’inquinamento che ci avvelena e contro la fame che devasta il mondo?". Sollevi temi che alla Chiesa cattolica stanno molto a cuore. La pace, un mondo migliore, l'inquinamento, la fame nel mondo: le posizioni della Chiesa a riguardo sono molto chiare, da come se ne parla in questo messaggio invece sembra che la Chiesa le esalti come situazioni positive o comunque che la lascino indifferente, mentre non è così. Certo, chiunque (ecclesiastico o laico) non si preoccupa per queste tematiche, o si occupa prevalentemente di perseguitare (verbalmente e/o materialmente) "due persone [presumo s'intenda dello stesso sesso] che si amano" lasciando poco spazio al resto come se fossero tematiche secondarie, è in errore. Ma da qui a fare di tutt'erba un fascio, o a condividere posizioni che promuovono comportamenti che invece il cristianesimo non approva, ce ne vuole.

  4. #4
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    Ho accusato qualcuno, Iannis? Non ho accusato la chiesa cattolica.

    Excusatio non petita, accusatio manifesta, direbbe qualche cultore del diritto canonico.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da aguas
    Ho accusato qualcuno, Iannis? Non ho accusato la chiesa cattolica.

    Excusatio non petita, accusatio manifesta, direbbe qualche cultore del diritto canonico.
    Veramente nel testo che hai riportato vengono nominati la Chiesa e il cardinal Ruini. L'orientamento di questo testo è decisamente e indubbiamente anticlericale; ti cito infatti:
    "[Gesù] Disse che chi era senza peccato scagliasse la prima pietra. Se l’è dimenticato il Vaticano?".
    "Ruini ha letto le parole di Cristo?".
    "E poi è contronatura per la Chiesa chi non si riproduce? Allora i suoi stessi appartenenti sono tutti contronatura, vestiti da donne, senza famiglia, circondati da soli uomini".
    Pensi di poter affermare che in questo testo non ci sono riferimenti (di astio) verso la Chiesa?

  6. #6
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    Predefinito i radicali e la libertà sessuali dei bambini :(

    Bisognerebbe una faccina che vomita per commentare adeguatamente certe schifezze.... ecco la libertà dei radicali, la libertà di violentare i bambini...
    Notizie vecchie, ma è bene non dimenticare mai con chi abbiamo a che fare.




    http://www.rolliblog.net/archives/20...pedofilia.html

    Domenica 26 Dicembre 2004
    Leggo su Il Giornale, in un articolo di Stefano Lorenzetto, delle dichiarazioni rilasciate a Repubblica il 19 marzo 1985, dal deputato di Rifondazione Comunista Nichi Vendola:

    "Non è facile affrontare un tema come quello della pedofilia ad esempio, cioè del diritto dei bambini ad avere una loro sessualità, ad avere rapporti tra di loro, o con gli adulti - tema ancora più scabroso - e trattarne con chi la sessualità l'ha vista sempre in funzione della famiglia e della procreazione".

    Piacerebbe capire cosa intende per "diritto dei bambini" ad avere rapporti sessuali con adulti.
    Ho letto di qualche smentita, mai con le parole virgolettate dell'interessato, e di altri episodi che sostanzialmente confermano il pensiero espresso in quell'intervista, con il ricarico radicale di Capezzone che spiega che la pedofilia "al pari di qualunque orientamento e preferenza sessuale, non può essere considerata un reato".

    Vorrei capire, perchè i termini usati sono chiari e senza distinguo: "pedofilia", non rapporti consenzienti tra un/a tredicenne o quattordicenne e un adulto: pedofilia che tra l'altro non andrebbe trattata, secondo Capezzone, come reato.
    Forse Nichi Vendola farebbe bene a specificare una volta per tutte cosa intendesse dire, e con lui anche Daniele Capezzone.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da aprile crudele
    Nichi Vendola dixit:

    "Non è facile affrontare un tema come quello della pedofilia ad esempio, cioè del diritto dei bambini ad avere una loro sessualità, ad avere rapporti tra di loro, o con gli adulti - tema ancora più scabroso - e trattarne con chi la sessualità l'ha vista sempre in funzione della famiglia e della procreazione".

    Piacerebbe capire cosa intende per "diritto dei bambini" ad avere rapporti sessuali con adulti.
    Ho letto di qualche smentita, mai con le parole virgolettate dell'interessato, e di altri episodi che sostanzialmente confermano il pensiero espresso in quell'intervista, con il ricarico radicale di....

    Capezzone dixit: la pedofilia "al pari di qualunque orientamento e preferenza sessuale, non può essere considerata un reato".

  8. #8
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    Solo che il giornale telamatico da cui ho ripreso la notizia è un giornale cattolico, sia pure critico verso le posizioni ufficiali delle gerarchie ecclesiastiche

    http://www.ildialogo.org/

  9. #9
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    Amico dei pedofili?

  10. #10
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    Questo, a differenza degli squallidi comunicati presi da siti cattogiacobini, è tolto da un sito veramente cattolico.
    http://www.kattoliko.it/leggendanera...a/radicali.htm

    ne consiglio a tutti la lettura; c'è da rabbrividire.



    "Una lobby pedofila radicata in ogni centro di potere"

    L’esistenza di una "lobby pedofila" favorita dal Partito Radicale è stata affermata da una personalità nota per l’efficacia della sua battaglia contro la pedofilia, Don Fortunato Di Noto, presidente dell’associazione "Telefono Arcobaleno". "Internet è patrimonio dell'umanità. Esso, da mezzo di comunicazione, è presto divenuto uno straordinario strumento di conoscenza. Rappresenta la forma di manifestazione del pensiero più democratica finora sperimentata dall'uomo e consente l'abbattimento di ogni forma di barriera geografica e culturale". Così, il 28 ottobre 1999, don Di Noto inizia la sua audizione di fronte alla Commissione Parlamentare per i Diritti dell’Infanzia sulla pedofilia di cui, per la sua importanza, riportiamo ampi stralci.

    "Tutte queste precisazioni, - continua il battagliero sacerdote - non proprio pertinenti, si rendono necessarie per rispondere preventivamente agli idioti che, ogni volta che si accosta la pedofilia ad Internet, alzano la bandiera della libertà e della democrazia (…) Ma tra i difensori della rete non vi sono soltanto gli idioti che, in quanto tali, sono pressoché innocui. Vi è anche quella potente, ancorché strisciante e subdola, corrente di pensiero che vuole il bambino come un soggetto di diritti con pari consapevolezza e responsabilità nell'ambito sessuale e che tenta di nascondere e negare la realtà della rete che si è appena descritta.

    Questa lobby pedofila, denunciata anche da altre associazioni, è ben radicata in ogni centro di potere sia in Italia, sia all'estero. Attraverso tale lobby serpeggia appunto quella convinzione culturale che la pedofilia è solo un tabù, forse l'ultimo dei tabù in campo sessuale. La lobby è ben strutturata e radicata e non è composta da gruppi sparuti e ristretti bensì da comunità strettamente interrelate tra loro. (…) Basti pensare che ogni anno, ideata da un italiano, viene celebrata in rete il 25 aprile la giornata dell'orgoglio pedofilo. (…)

    I gruppi, le organizzazioni e le lobby pedofile hanno trovato un momento di massimo orgoglio in occasione di un convegno organizzato in Italia dal Partito Radicale il 27 ottobre 1998 nei locali del Senato della Repubblica. Gli atti di quel convegno tenutosi in territorio istituzionale sono divenuti il baluardo delle stesse organizzazioni che hanno diffuso i proclami che ho appena citato. Al sito Internet dell'Associazione danese per la difesa dei pedofili "www.danpedo.dk" si possono facilmente consultare gli atti del convegno sul cui sfondo è impresso il simbolo dell'associazione stessa - un uomo ed un bambino e due cuori.

    Tra le motivazioni del convegno si legge. "D'altra parte, cosa intendiamo per pedofilia, e soprattutto per violenza sessuale contro i minori? Certo, esistono dei casi in cui non si dà luogo ad alcun dubbio, e si può dare per scontata una coercizione fisica o psicologica dei minori ad attività sessuali. Ma siamo certi che gli adolescenti a cui molti paesi del mondo attribuiamo la capacità di rispondere in giudizio delle proprie azioni non abbiano invece pari consapevolezza e responsabilità nell'ambito sessuale? In ogni caso in uno Stato di diritto, essere pedofili, proclamarsi tali, o anche sostenerne la legittimità non può essere considerato reato". (…) E sarà in nome di questi proclami che Agorà Telematica di Roma pubblica gli atti del convegno e una serie di rimandi inquietanti. Agorà invita a visitare il Fronte di Liberazione dei bambini ove si può leggere: "Contro gli abusi una sola soluzione: libertà. Riconoscere ai bambini la qualità di persona è il primo e inderogabile passo da fare perché il futuro non sia ancora peggiore del presente, e questo significa riconoscergli tutti i diritti già riconosciuti agli adulti". Agorà invita ancora a visitare il sito intitolato "Smettete di proteggermi!", attraverso il quale si dà voce ai bambini - tra cui un italiano - che rivendicherebbero il diritto ad una piena e libera sessualità.

    Ma è negli atti stessi del convegno che si rinvengono le dichiarazioni più inquietanti, sempre ovviamente velate, mascherate, subdole. (…) Un luminare del diritto penale afferma: "la prospettiva della tutela dei minori espressa nella convenzione dei diritti del fanciullo appare assoluta e tale da non consentire un bilanciamento con altri interessi pur meritevoli di tutela" Come dire, mentre noi ci occupiamo di capire il livello di attuazione in Italia della Convenzione dei diritti del fanciullo, loro ci accusano di difendere troppo i fanciulli.

    Nella stessa rete civica del Comune di Roma sono riportate le testimonianze delle esperienze sessuali positive tra adulti e bambini (…). Il Comune di Roma spiega in oltre cento pagine che la pedofilia non è poi così male. Non sono le foto o i filmini, dunque, la vera emergenza, bensì la lobby pedofila e lo strisciante orientamento culturale che essa va delineando.

    La lobby ha stratificazioni nei punti strategici del globo, nei luoghi istituzionali e ovviamente anche in Internet. La presenza pedofila nella grande rete, infatti - contrariamente a ciò che qualcuno potrebbe pensare -, non è certo appiattita sulla figura del maniaco-criminale isolato. Al contrario, esiste una vera e propria comunità allargata e molto stratificata. (…) L'Italia, proprio richiamandosi all'articolo 34 della Convenzione si è recentemente dotata della legge 3 agosto 1998 n. 269 (…) Il sistema sanzionatorio è molto severo. (…) La normativa citata risulta pressoché inapplicata ed in ogni caso inadeguata. (…) Ciò a nostro parere, è dovuto in minima parte alle carenze della legge stessa ed in parte maggiore a ragioni di carattere culturale che non hanno fatto registrare quella determinazione e quella decisione sperati nel campo degli abusi sessuali in danno dei minori. (…)

    Come si vede, chi voglia spezzare una lancia a favore dei pedofili può disporre dei locali del Senato - come è il caso dei radicali - ma non vengono affatto creati i presupposti per perseguire i pedofili stessi. Segno che la strisciante corrente di pensiero di cui si è detto ha imparato a strisciare molto bene. (…) Per ora, onorevoli senatori e deputati, la guerra delle parole è vinta. Ma quella dei fatti l'abbiamo drasticamente persa".

    2. Il Partito Radicale in difesa della pedofilia "non violenta"

    Il Convegno organizzato dal Partito Radicale a cui fa riferimento don Fortunato Di Noto, si svolse a Roma dopo l’approvazione della legge 269 (agosto 1998) e in seguito alla indignazione popolare sollevata dai sempre più numerosi casi di atti pedofili, il successivo 27 ottobre, all’ex hotel Bologna del Senato sul tema "Pedofilia e Internet, vecchie ossessioni e nuove critiche".

    Il convegno fu il primo passo per dare forma e dignità ad un movimento di opinione, che vedeva i radicali isolati come essi stessi non avevano difficoltà ad ammettere nella "Presentazione del Convegno": "Contro questa nuova crociata, (n.d.r.: antipedofila) che distorce i dati relativi allo sfruttamento e agli abusi sessuali nei confronti dei minori e demonizza Internet come strumento criminogeno di perversione del costume sessuale, non si è levata una sola voce autorevole nel vasto panorama politico italiano se non quella dei radicali".

    Nel convegno i radicali non si limitarono affatto a difendere Internet dando per scontata una condanna della pedofilia. "In alcuni discorsi o documenti agli atti – secondo "Libero" - è possibile addirittura una sorta di divisione in due categorie della pedofilia, una buona e innocua, una cattiva e violenta"[xli]. Mancò poi un vero dibattito: "Nove ore di interventi a senso unico, assenti nell’ordine dei lavori le associazioni o gli operatori che combattono la piaga - ci informa l’inviato di "Avvenire", che denuncia come "più che la difesa della rete telematica, ad animare gli oratori è l’ostilità nei confronti della legge stessa contro la pedofilia".[xlii]

    Diminuire la percezione pubblica del diffondersi della pedofilia sembra sia uno degli obiettivi del convegno: "Sono peraltro gli stessi dati ufficiali a dimostrare che, in Italia, il fenomeno degli abusi sessuali nei confronti dei minori (compresi quelli compiuti da "estranei") non è affatto in crescita e non giustifica quindi le campagne di allarmismo politico-giornalistico di questi ultimi mesi". Inoltre per i radicali " il fronte su cui sono stati prodotti gli effetti più gravi contro le libertà e il buonsenso è quello della pornografia minorile"; infatti la vera questione sarebbe: "chi deciderà cosa è pornografico e cosa invece è manifestazione artistica o semplice esibizionismo?".

    Unica voce dissidente, tra i partecipanti al Convegno, è stata quella coraggiosa e chiara di Piero Rocchini, neuropsichiatra e consulente del Tribunale di Roma: "Il Censis riconosce l’esistenza di una lobby internazionale di pedofili con capacità di pressioni economiche e politiche. E si cerca di deresponsabilizzare le relazioni adulti-bambini arrivando a dire che è il bambino che seduce." A sostegno della argomentazione Rocchini cita "studiosi" del fenomeno "dichiaratamente pedofili che sostengono la capacità del bambino di dare o negare il proprio consenso sul piano sessuale creando il mito del pedofilo altruista o gentile", per arrivare conseguentemente a condannare solo il sesso "violento".[xliii]

    Basta il senso comune per concordare con Ernesto Caffo, neuropsichiatra e presidente di "Telefono Azzurro", che "un adolescente, un ragazzino di 13, 14 anni non è affatto consapevole e libero delle sue scelte. Un bambino non è mai libero nel rapporto con un adulto perchè ne subisce il potere psicologico e non è in grado di difendersi"[xliv].

    Quasi due mesi prima della data di inizio del convegno, le indagini relative ad un inchiesta internazionale sulla pedofilia ne scoprirono il versante italiano. Come illustrarono alla stampa i procuratori Diego Marmo e Paolo Matrobernardino, "Esiste un partito dei pedofili che coinvolge personaggi con una alta collocazione sociale e con una cultura medio-alta. Molti indagati aderiscono al ‘Fronte pedofilo internazionale’ danese e ritengono liberticida la nuova legge anti-pedofilia entrata in vigore l’undici agosto scorso. Predicano anche l’ideologia del perfetto pedofilo e il riconoscimento della sua liceità’". E il convegno dei radicali, nota un quotidiano – "fu annunciato proprio da un’intervista sulla radio del partito al leader della Danish Pedophile Association, Erik Pedersen, che ribadì il diritto a essere pedofili. Ovviamente non in maniera violenta: una specie di pedofilia’gentile"[xlv].

    Nella relazione introduttiva di Olivier Dupuis, segretario del Partito Radicale, intitolata "Perchè abbiamo organizzato questo convegno", si colgono equilibrismi verbali sulla pedofilia che "non coincide, di per se’, nè con la violenza nè con lo sfruttamento dei minori". Per l’on. Dupuis ciò che è oggi più urgente è "evitare di racchiudere sotto il titolo giornalistico di ‘pedofilia’ ogni forma di rapporto sessuale con minorenni (…) bisogna evitare di ritenere giustificata – o addirittura necessaria – l’estensione dell’ambito di applicazione della ’legge penale’ a condotte e convinzioni che offendono un ‘sentimento morale’; ‘punire il male’ come se fosse una violenza".

    "Una politica di repressione che parte dalla condanna dell’utente finale oltre ad essere ingiusta è anche sbagliata"; Dupuis si indigna invece contro la reazione accesasi da lui attribuita ad un "professionismo dell’antipedofilia sciatto e pericoloso, terroristico e fuorviante". [xlvi].

    Le tesi del convegno sono le stesse di Giovanni Giusti, arrestato nell’ambito di una inchiesta giudiziaria come uno dei responsabili del network internazionale di pedofilia via Internet: "La nostra battaglia è come quella antiproibizionista. Chiediamo libertà di espressione per chi crede sia giusto amare i fanciulli – proclama Giusti in un intervista dal carcere romano di Regina Coeli – La nostra linea culturale, quando non c’è violenza, nè sfruttamento, nè prostituzione, va rispettata (…) Noi propagandiamo un’idea: quando non c’è violenza, quando il bambino è consenziente, l’attenzione dell’adulto e il rapporto tra i due vanno considerati leciti".[xlvii]

    Su Internet e pedofilia, tanto si è parlato, eppure era proprio un sito ospitato nello spazio concesso dal Comune di Roma (www.Romacivica.net) che diffondeva su Internet, come denunciato nel corso dell’audizione al Senato da don Di Noto, il verbo antiproibizionista in fatto di pedofilia. Dalla denuncia, in sede istituzionale, è dovuto passare un anno, perchè l’amministrazione capitolina si decidesse finalmente a rimuovere queste pagine.

    Dall’Urbe per eccellenza, dal Campidoglio, simbolo stesso di civiltà, veniva permesso di irradiare in tutto il mondo più di cento pagine di testi che descrivevano le "piacevolezze" e la reciproca "soddisfazione" dei rapporti sessuali "consenzienti" tra gli adulti e i bambini.

    Che un episodio di questa portata possa aver avuto luogo, senza particolari parole di rammarico da parte della massima autorità comunale, che anzi trova opportuno lamentarsi dell’eccessiva attenzione che i media darebbero al pericolo della pedofilia[xlviii], evidenzia in maniera clamorosa la mancanza, in Italia, di una comprensione del fulcro del problema. "E ora il Sindaco di Roma come la mette, si giustifica? La domanda saliente che pongo – chiede polemico don Fortunato, dopo la tanto attesa chiusura del sito – è: a che gioco stiamo giocando? Qui o prendiamo in mano sul serio questo discorso oppure è tutto inutile"[xlix].

    3. L’impegno del Partito Radicale per la "liberazione sessuale" (anche dei bambini)

    Le tesi sulla pedofilia avanzate dal Partito Radicale vengono da lontano. Il Partito Radicale, infatti, è sempre stato fautore della "rivoluzione sessuale" che vuole dare dignità a quelle "tendenze" sessuali disordinate che sono sempre state condannate, oltre che dalla coscienza cristiana e occidentale, anche dalla legislazione positiva di ogni società civile[l].

    Questo itinerario ideologico ha portato il partito a promuovere, per primo in Italia, la rivoluzione omossesualista tramite l’unione operativa e ideale con il F.U.O.R.I. (Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano). Nei primi anni ‘70, scrive un autore vicino a quel movimento, ricostruendone la storia, "il FUORI infrangeva un altro tabù e apriva il dibattito sul matrimonio omosessuale"[li],"tutte le sezioni del Partito Radicale diventavano anche di diritto sezioni del Fuori, e non furono pochi gli omosessuali che trovarono nuove motivazioni partecipando con entusiasmo alle battaglie storiche del Pr"[lii] ed il Partito Radicale "accettò di buon grado di inserire le loro rivendicazioni nel suo programma libertario". [liii]

    Marco Pannella intervenne per giustificare la scelta della "rivolta morale" contro la quale si erano levate proteste, non solo da parte del mondo conservatore ma anche in ambienti vicini al Partito Radicale: "L’obiettivo d’una lotta per una sessualità vissuta da laici e libertari" affermò Pannella "è necessariamente nostro".[liv]

    Fu proprio grazie a questa intesa che nel 1972, il movimento omosessualista, ancora a livello embrionale in Italia, adottava una "Piattaforma dei Diritti Omosessuali" che includeva un esplicito obiettivo: "Cancellazione di tutte le leggi che determinano una età per le relazioni sessuali consensuali"[lv]. Negli stessi giorni in America David Thorstad, portavoce del Movimento per i Diritti Omosessuali e del NAMBLA, guidava il movimento con lo stesso scopo: "L’obiettivo ultimo del movimento di liberazione degli omosessuali è il raggiungimento della libertà di espressione sessuale per tutti – non solo per gli adulti gay e lesbiche, ma anche per i ragazzi e i bambini"[lvi]. Questo obbiettivo, che allora agli occhi dei più sembrava irrealizzabile, non è mai cambiato da quando fu articolato nel 1972.

    La "battaglia per la liberazione sessuale", a partire dagli anni ’70, divenne centrale nelle attività radicali. Nella "Dichiarazione conclusiva" del XV° Congresso nazionale del Partito Radicale si determinò che: "I gruppi regionali radicali si faranno carico della battaglia per la liberazione sessuale. La proposta concreta è quella dell'intervento in tutti quei comuni, province, regioni in cui esistono o verranno costituiti dei consultori di educazione sessuale. La proposta radicale è quella di trasformarli, con la partecipazione diretta di femministe ed omosessuali e non più soltanto eterosessuali, in centri di informazione sessuale la più aperta e completa".

    Il Partito Radicale attaccò perfino i partiti della Sinistra, che in questa battaglia si tenevano apparentemente in disparte, come si lamentò Pannella allorquando fece scendere in campo il Partito contro la censura alle riviste pornografiche allora più diffuse in Italia: "… funzionari della questura ed agenti della buoncostume si erano presentati nella sede della casa editrice "Tattilo" - la casa editrice specializzata in riviste per soli uomini, quali "Men", "Menelik" e "Playmen" - per una perquisizione motivata da una imputazione per il reato di "associazione a delinquere". Lamentandosi di questo ed altri episodi - nonché, come sempre, delle "ingerenze" vaticane, a cominciare dalle omelie di Paolo VI - il Partito Radicale denunciava che "… questa frenetica attività moralizzatrice è indizio del clima nel quale probabilmente si dovrebbero svolgere il referendum o, in alternativa, le elezioni anticipate. Siccome non ci meravigliamo, e non ci spaventiamo, di questo, non ci occuperemmo di tali episodi, se non avvertissimo che anche su questo terreno la sinistra assume sovente, o quasi sempre, un atteggiamento francamente rinunciatario ed insostenibile"[lvii].

    Nel 1987 il Partito Radicale, con scredito per le istituzioni parlamentari italiane davanti a tutto il mondo[lviii], farà guadagnare un seggio alla Camera dei Deputati all’attrice pornografica di origine ungherese Ilona Staller, detta "Cicciolina", premiandone così l’impegno politico[lix]. Raccontava infatti il sodale della Staller, Riccardo Schicchi, alla vigilia dell’elezione, che "con Ilona, anche sulla scorta di passate esperienze politiche ho cominciato una lunga ed affascinante battaglia: quella in nome della trasgressione. Una scelta ideale che in tutti questi anni ho portato avanti scientificamente. Due gli obiettivi primari: la liberalizzazione della pornografia e l’abbattimento dei tabù"[lx].

    La Staller in Parlamento porterà avanti varie proposte di legge, tutte in linea con lo spirito Radicale, quali quelle per l’abrogazione del reato sul "comune senso del pudore", e per l’istituzione di una "educazione" sessuale obbligatoria per tutti gli studenti di ogni ordine e grado, nonchè una proposta referendaria per l’abolizione della censura.

    Alla attività legislativa, l’esponente radicale affiancherà quella propagandistica con i suoi "spettacoli" in tutta Italia, dove si produrrà anche, travestita da suora in spregio alla religione cattolica, in celebrazioni di violenze sessuali su religiose[lxi].

    4. Il "culto della trasgressione" del Partito Radicale

    Mentre Ilona Staller sviluppava il suo impero pornografico, a base di videocassette, riviste e pellicole a "luci rosse"[lxii], Francesco Rutelli, allora Segretario del Partito Radicale, protestava contro la sentenza della Corte Costituzionale che condannava i venditori di pornocassette, col pretesto che la sentenza avrebbe rischiato di far nascere un nuovo regime proibizionistico e di ingolfare assurdamente il lavoro delle forze dell'ordine e della magistratura [lxiii].

    Dichiarazioni stupefacenti da parte di un uomo politico, se si considera che l’ISPES (Istituto di Studi Politici Economici e Sociali), nel suo "I° Dossier sulla Pornografia in Italia", già all’epoca denunciava che la mancanza di una repressione giudiziaria aveva trasformato "l’Italia come il paradiso della pornografia più hard, quella che non si fa scrupoli di utilizzare bambini e animali" – e che – "le troupes straniere lavorano in Italia, perchè i controlli sono carenti"[lxiv]. Fu da allora che il presidente dell’ISPES, Gianmaria Fara, ricordò che, ieri come oggi, "la pornografia è mafia, è riciclaggio di denaro sporco proveniente dalla droga e da altri mercati criminali, è sfruttamento di minori"[lxv].

    Di fronte all’impero economico della pornografia, il Segretario Radicale Rutelli propugnava però la tesi che "la repressione penale è un rimedio mille volte peggiore del male"[lxvi]!, così come per sconfiggere la piaga della tossicodipendenza non trovava di meglio, nell’aprile del 1980 da Segretario regionale del Lazio del Partito Radicale, che seminare provocatoriamente cannabis nel parco romano di Villa Borghese e perfino in Campidoglio[lxvii].

    Lo slogan secondo cui la repressione è un male peggiore della trasgressione costituisce il nucleo portante del cosiddetto "antiproibizionismo". Che si tratti di droga o di pedofilia.

    Non si dimentichi poi che i movimenti "libertari", come quello per il riconoscimento della pratica omosessuale o per la legalizzazione dell’uso della droga[lxviii], devono molto all’industria "vietata ai minori" in Italia. Infatti la promozione popolare dell’omosessualismo (il periodico "Men" "nel 1986 aveva una tiratura di 300.000 copie"[lxix], e una stima tendenziale del mercato editoriale pornografico di tipo periodico, calcolava "una vendita media di 30 milioni di copie annue"[lxx]) divenne realtà grazie alle riviste "hard": "Sotto vari aspetti, l’omosessualità non era più un fenomeno completamento sommerso e la società era costretta a prenderne atto (…) sulle riviste ‘per soli uomini’ che iniziavano a comparire tra un sequestro e l’altro sui banchi dell’edicole.

    Tra la fine degli anni sessanta e i primi settanta la stampa erotica destinata prevalentemente a un pubblico eterosessuale fu uno dei luoghi in cui trovò maggiore spazio un modo più ‘spregiudicato’ di considerare i rapporti omosessuali. ‘Men’, ‘Playmen’, ‘Le Ore’ e successivamente ‘Os’ (‘omni sex: il giornale dei quattro sessi’!) aprirono le proprie pagine a servizi su gay e lesbiche. Particolarmente frequentate da omosessuali erano le rubriche delle lettere (…) Per molti senza dubbio queste riviste erano uno dei pochi contatti con il mondo esterno".[lxxi]

    L’emancipazione delle attività sessuali è stata coerente con la prospettiva politica anarchica e libertaria. Un fondatore del F.U.O.R.I., Mario Mieli, sosteneva che la rivoluzione marxista si completerà solo con la promozione e l’esaltazione di ogni "orientamento sessuale". "La progressiva liberazione delle altre tendenze represse dell’Eros – affermava - rafforzerà ulteriormente il movimento rivoluzionario (…) Non possiamo raffigurarci l’importanza del contributo fornito alla rivoluzione e all’emancipazione umana dalla liberazione progressiva del sadismo, del masochismo, della pederastia propriamente detta, della gerontofilia, del masochismo, della zooerastia, dell’auto-erotismo, del feticismo, della scatologia, dell’urofilia, dell’esibizionismo, del voyerismo ecc."[lxxii]

    Il complesso di queste aberrazioni può essere ricondotta a quella "trasgressione" a cui i radicali affidano il ruolo di una "destabilizzazione creativa" della società. L’on. Emma Bonino lo ha apertamente rivendicato, "come se la destabilizzazione degli equilibri esistenti non fosse una delle funzioni essenziali della politica"[lxxiii] confermando, come ha affermato S.E. mons. Alessandro Maggiolini, vescovo di Como, che quella del Partito Radicale è "una logica che esprime il culto della trasgressione"[lxxiv].

    "Trasgressione" praticata nelle più diverse occasioni come quando parlamentari e dirigenti radicali, tra i quali Rita Bernardini, Sergio Stanzani, Lorenzo Strik Lievers e Paolo Vigevano, si esibirono in una conferenza stampa completamente nudi[lxxv], oppure nella campagna per le iscrizioni al Partito realizzata nel 1993 con slogan osceni e disegni di membri virili a tutta pagina.[lxxvi]

    Recentemente entrando nel dibattito sulla necessità, da parte degli eletti in parlamento, della difesa dei valori etici, la Bonino ha sostenuto che "sono argomenti reazionari. Chi ha responsabilità politiche sa che non può partecipare alla lotta tra il Bene e il Male, ma al massimo deve optare per il male minore"[lxxvii]. Il male minore, in realtà, può essere tollerato, ma mai apertamente promosso, come fa il Partito Radicale, che evoca artificialmente un "male maggiore" per instaurare nella società quello che è semplicemente il "male morale".

    Fu chiara "opzione per il Male" effettuare la trasmissione di "Radio radicale" di fine ’93 in diretta e senza tagli. "Un’aggressione - definì l’"Osservatore romano" quella "valanga di turpiloquio, di bestemmie, di odio e di violenza verbale"[lxxviii], che violentò l’Italia intera per ben 43 giorni, ventiquattrore su ventiquattro. Nonostante il mare di proteste, di appelli e di denunce[lxxix], il partito di Pannella, recidivo per aver lanciato un’iniziativa identica sempre con Radio Radicale, con le stesse conseguenze, nell’86[lxxx], ha proseguito "l’aggressione" quanto ha voluto, "in nome della libertà, – commentò allora padre Gino Concetti - di quella libertà ‘radicale’ per la quale tutto è lecito"[lxxxi].

    5. Lo sviluppo della pedofilia come conseguenza della "trasgressione" sessuale

    La moltiplicazione dei casi di pedofilia "è il frutto della cultura della trasgressione. E’ l’ultimo gradino di questa cultura". Questa denuncia viene dal prof. Giovanni Bollea, il padre della neuropsichiatria infantile italiana, che fa una precisazione: "cominciamo a fare una distinzione tra vera pedofilia e pedofilia trasgressiva. La prima è una perversione sessuale molto nota alla psichiatria – ma che solo nel 50% di casi arriva alla violenza fisica, l’altra,– è una delle tante forme di trasgressività sessuale. Ed è più preoccupante perchè ha dei numeri spaventosi. Si va alla ricerca di forme di trasgressività sempre diverse". La soluzione per l’illustre scienziato è una sola: "Torniamo a parlare di virtù. Non dobbiamo aver paura di parlare ai giovani di valori etici" [lxxxii].

    Il prof. Antonio Spagnolo, docente al Centro di Bioetica dell’Università Cattolica di Roma, ha fatto notare che la tentata definizione giuridica di "orientamento sessuale", oggi propagandata, manca di ogni base scientifica. In pratica, il legislatore pretende di forgiarsi una definizione di sessualità del tutto arbitraria e funzionale alla giustificazione e promozione delle tendenze più sregolate: "c’è il ri*schio che la lotta doverosa ad ogni discriminazione travalichi nell’imposizione ai normali di comportamenti tali da suscitare disagio, anche grave, in relazione alla modalità con cui si parla di forme devianti di sessualità spacciate come una normale alternativa. Anche un pedofilo,- conclude il prof. Spagnolo- a questo punto, potrebbe rivendicare di non essere discriminato."

    Le possibili conseguenze della promozione pubblica di "forme devianti di sessualità" sono esaminate proprio in questo mese di ottobre 2000 negli Stati Uniti. Importanti sviluppi stanno scaturendo infatti dalle indagini di un processo per omicidio a sfondo sessuale di un minore, attualmente in corso. Nel processo è coinvolto il gruppo omosessualista nord americano, Nambla (North American Man-Boy Love Association), a cui aderivano gli assassini di Jeffrey Curley, un bambino di dieci anni il cui corpo fu ritrovato nell’ottobre del 1997 in un fiume.

    Gli assassini hanno confessato di aver convinto Jeffrey a seguirli con la promessa di comprargli una bicicletta e, più tardi, quando il giovane ha resistito ai tentativi di violenza sessuale, di averlo soffocato e poi di averlo violentato. Nel maggio scorso la famiglia di Jeffrey ha denunciato il Nambla e sette dei suoi dirigenti, accusandoli di avere un collegamento con gli assassini. "Molto spesso, bambini sono violentati da membri del Nambla: c’è un rapporto causale con l’organizzazione stessa?" si chiede l’avvocato Frisoli, che difende la famiglia di Jeffrey, affermando che "si può prevedere che possa finalmente partire una inchiesta giudiziaria basata sul fatto che migliaia di bambini vengono violentati ogni anno da associati del Nambla" [lxxxiii].

    Infatti, nel corso delle indagini relative all’omicidio di Jeffrey si è scoperto che uno degli assassini, Charles Jaynes, "aveva un diario personale nel quale racconta che la lettura del bollettino e del sito Internet del Nambla lo hanno aiutato a superare il blocco, psicologico e emozionale, che gli impediva di mettere in pra*tica la sua tentazione di avere rapporti sessuali con un bambino".[lxxxiv]

    Il sistema giudiziario americano sta quindi valutando proprio le conseguenze concrete della legittimazione pubblica di "pratiche sessuali" da sempre condannate.

    Eppure i radicali sostengono che "in ogni caso in uno Stato di diritto essere pedofili, proclamarsi tali o anche sostenerne la legittimità non può essere considerato reato; la pedofilia, come qualsiasi altra preferenza sessuale, diventa reato nel momento in cui danneggia altre persone".[lxxxv] Ma nell’atto pedofilo, nella violenza fatta ad un bambino, paradossalmente l’aspetto più grave non è quello della violazione fisica, ma quello della corruzione dell’innocenza. La distruzione dell’innocenza di una generazione che si affaccia alla vita, recide alle radici la speranza del domani, l’avvenire della nostra società.

    L’assassinio morale, che uccide l’anima, per un cattolico è enormemente più grave dell’assassinio materiale, anche se oggi spesso le due cose sono appaiate e l’attentato alla vita fisica prepara quello alla vita morale. "Quello che fa più paura – denuncia ancora don Fortunato Di Noto – è la giustificazione culturale che da più parti si sta portando avanti. Esistono case editrici – continua il religioso – come Stampa Alternativa e Castelvecchi Editore, che pubblicano, sia chiaro del tutto lecitamente, diari di pedofili e romanzi sul tema. Si trovano in qualsiasi libreria"[lxxxvi].

    Tesi comuni a questi ideologi della liberalizzazione della pedofilia "dolce" e "consenziente" sono la "liberazione sessuale" dei bambini e la battaglia al sistema giudiziario. "Sotto i nostri occhi si sta svolgendo una delle più vaste campagne repressive e giustizialiste degli ultimi anni, una caccia alle streghe" – recita l’introduzione del libro della Castelvecchi - per dimostrare come la difesa dell’innocenza dei bambini, derivante "dall’omofobia e dal bigottismo", "è solo un inganno ideologico perpetrato dalle autorità adulte (genitori, preti, insegnanti, psicologi, politicanti). In questo libro invito – precisa l’autore – a diffidare di chiunque la meni troppo con la protezione dell’infanzia, e a riflettere sulla necessità di una reale liberazione dei non adulti"[lxxxvii].

    Le stesse tesi antiproibizioniste vengono divulgate dallo scrittore italo-americano William Andraghetti, autore del "Diario di un pedofilo", pubblicato in Italia da Stampa Alternativa. Protestando anche lui per il clima "da caccia alle streghe" che si sta creando contro i pedofili in séguito ai terribili fatti registrati dalla cronaca, lo scrittore rivendica la liceità della pederastia trasformando le vittime in colpevoli: "Sa, i bambini sono esibizionisti; basta girare con una videocamera amatoriale per certe zone, e trovi i bambini che si tirano giù gli slip spontaneamente; gli piace farsi guardare.(...) Solo l'ipocrisia può far cre*dere che, a quell'età, non ci sia sessualità. Naturalmente è falso: il sesso piace anche a loro, così come ognuno di noi ha una parte di sé che tende alla pedofilia. Solo che ce la neghiamo e viviamo in un clima proi*bizionista".

    Per Andraghetti, la soluzione del flagello pedofilia è la stessa del Partito Radicale cioè la distinzione tra la pratica consenziente e gratuita, che andrebbe permessa, e la costrizione a scopo di lucro, che andrebbe vietata. "Proprio grazie al proibizionismo gli affari aumentano: succede per l'eroina e succederà anche per i bambini. (...) Se qualcuno capisce che rende, diventa praticamente impossibile vie*tarlo. Ci saranno sempre meno pedofili che comprano videocassette e molti di più che 'fanno'. (...) "Non si di*stingue tra chi produce il materiale, guadagnandoci, e chi ne usufruisce. Un pedofilo dolce come me finisce per essere messo sullo stesso piano di un violento. Le garantisco che un pedofilo tratta i bambini come fos*sero dei figli. Ha un rapporto profondo con loro, innanzitutto di amicizia. Poi magari càpita di arrivare anche al sesso, come succede con gli adulti. Ma il bambino non si offre subito, lo fa solo quando c'è un rapporto pro*fondo. E' naturale che sia così"[lxxxviii].

    6. La necessità di reprimere la giustificazione ideologica della pedofilia

    La tutela morale dei fanciulli, per essere efficace, deve consistere nella repressione della propaganda da parte di tutti coloro che esaltano e legittimano condotte immorali e contro-natura come uomini politici, intellettuali o protagonisti del mondo dello spettacolo stanno facendo negli ultimi anni in Italia e nel mondo.

    Il teologo dell'"Osservatore Romano", padre Concetti, sul quotidiano della Santa Sede ha sottolineato come "nel fenomeno pedofilo è da ricercare anche l'aspetto ideologico. Gruppi e movimenti di determinate correnti culturali rivendicano la pedofilia come un diritto. In un pubblico dibattito te*levisivo è stata rilanciata questa assurda e allucinante sfida. (...) Il sesso viene concepito come un oggetto di consumo e di piacere da esercitarsi come e quando e con chi si vuole. (...) A Caino, pentitosi del delitto fratri*cida, Dio garantì la vita ponendogli il sigillo dell'incolumità. Del dissacratore dei 'piccoli', Gesù ha detto che è meglio per lui essere gettato, con una macina al collo, negli abissi del mare" [lxxxix].

    Ogni comportamento presuppone un presupposto ideologico, un clima culturale che lo genera. Qual’è il brodo di coltura della pedofilia? Non c’è dubbio che le sue radici risalgono a quel relativismo culturale che a partire dal 68 si diffuse come una pestilenza e che ha avuto il Partito Radicale come sua punta di lancia. Lo slogan della contestazione studentesca "vietato vietare" costituisce il fulcro dell’immoralismo antiproibizionista.

    "Sotto un’apparenza falsamente moderata, - osservava lo studioso cattolico Guido Vignelli, in un convegno presso la Camera dei Deputati contro la droga - l’anti-proibizionismo si dichiara implicitamente erede degli anarchici, secondo i quali il problema della criminalità consisterebbe nella repressione poliziesca! – invece- C’è qualcosa di peggio dei mercanti di morte: sono i falsi profeti della droga, i guru della "cultura della droga", i propagandisti della "rivoluzione chimica".

    Chi giustifica il crimine è infatti peggiore di chi semplicemente lo commette. Chi si droga, può darsi che lo faccia per sola debolezza; chi spaccia la droga, può darsi che lo faccia per solo guadagno; ma chi giustifica e propaganda ed esalta la droga, magari senza drogarsi, lo fa di solito perché vuole seminare lucidamente e cinicamente germi di distruzione e di morte in seno alla società, specialmente fra i giovani, togliendo a loro quelle sane resistenze e quei buoni princìpi che possono essere i soli baluardi contro la corruzione. Ecco perché non è possibile alcun compromesso con i fautori della libera droga" [xc] e nemmeno, aggiungiamo, con i fautori della pedofilia "non violenta"!

    La legittimazione delle relazioni sessuali (consensuali) tra gli adulti e i bambini è, come abbiamo visto, un fenomeno dalle precise radici culturali che affondano nell’ideologia anarchica e antiproibizionista all’interno di un processo di dissoluzione dei principi e delle istituzioni cristiane che si collega a quella profonda rivoluzione compor*tamentale che fu il 68.

    Il termine antiproibizionismo, che riassume la concezione di vita e la battaglia militante del Partito Radicale, esprime il rifiuto di ogni proibizione, divieto o limite richiesti non solo dalla oggettività della legge morale naturale ma anche dalla cogenza delle leggi civili. E’ necessario rendersi conto dell’esistenza del pericolo individuando nella rappresentanza radicale, guidata da Emma Bonino e Marco Pannella, l’avanguardia di questa filosofia di vita anarchica che rischia di sovvertire le basi civili ed etiche dell’Italia e dell’Europa di domani.

    Non bisogna lasciarsi ingannare da queste forze quando esse giustificano la loro azione dissolutoria della morale cristiana in nome dei "diritti" dell’uomo. "L’Osservatore romano" ben definisce "assurdo" l'atteggiamento "schizofrenico di coloro i quali condannano la pedofilia e al tempo stesso auspicano la liberalizzazione della droga. Versano lacrime di coccodrillo sulle vit*time della brutalità e magari sono d'accordo sul riconoscimento di 'famiglie' e 'matrimoni' omosessuali (dopo aver a suo tempo favorito coll'introduzione del divorzio la banalizzazione del matrimonio e la disgre*gazione della famiglia naturale)". Si tratta delle stesse persone, osserva l’organo della Santa Sede, "che si dicono con*trarie alla pena di morte, ma salutarono l'aborto di Stato quale conquista civile (...). Sono gli stessi che con*fondono libertà e diritti umani con quello sfrenato permissivismo che solitamente fila a braccetto con la più avvilente e disu*manizzante pornografia" [xci].

    Per gli antiproibizionisti, la completa "liberazione" di ogni impulso della sfera sessuale non sarebbe un flagello sociale, ma anzi la conquista civile e morale[xcii] di una moderna democrazia, che presupporrebbe un alto grado di "auto-coscienza".

    In realtà la legalizzazione dell’erotismo e dei rapporti "consensuali" con i bambini significa l’istituzionalizzazione del sopruso, l’essenza stessa di ogni violenza[xciii]. Il pansessualismo conduce la società al peggiore totalitarismo. Lo ammette anche uno spirito eminentemente "laico" come Norberto Bobbio che, rispondendo alcuni anni fa ad un invito a difendere l’erotismo, si disse non solo contrario ad ogni sua espressione, ma sottolineò che una società civile non può esistere senza sano costume. "Se al dispotismo occorre il terrore ed alla oligarchia il senso dell’onore, la democrazia riposa esclusivamente sulla virtù. Non si può essere insieme buoni democratici e difensori dell’erotismo".[xciv]

    Il compito della legge è quello di garantire l’applicazione della giustizia, ma la giustizia non è altro che la sanzione giuridica dei valori morali assoluti che sono inerenti alla natura umana e che lo Stato non può contraddire.

    E’ dovere quindi del legislatore isolare una ideologia nei confronti della quale ogni compromesso costituisce una sicura sconfitta per tutta la società e, in particolare, un danno irreversibile ai giovani oggetto di una aggressione culturale e morale senza precedenti nella storia[xcv].

    Per colpire efficacemente la pedofilia occorre quindi estirpare le sue radici ideologiche, distruggere il giro di interessi a cui si alimenta e la rete di complicità che la promuove e la favorisce.

    Occorre cercare, in una parola, i veri responsabili dello sviluppo di quello che il Cardinale Alfonso Lopez Trujillo, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, ha definito un "crimine contro l’ umanità".[xcvi]

    ***

    Fabio Bernabei, studioso di problemi politici e sociali, collabora a riviste specializzate italiane e straniere ed è autore di diverse pubblicazioni tra le quali "Droga libera? 100 ragioni contro" (Roma, 1998).

    NOTE PARTE SECONDA

    [xli] "C’è pure la lobby di chi li considera solo dei diversi", in "Libero", 20 agosto 2000.

    [xlii] "Avvenire", 28 ottobre 1998.

    [xliii] Ibidem.

    [xliv] "Avvenire", 6 settembre 1996.

    [xlv] "Libero", cit.

    [xlvi] www. Radicalparty.it.

    [xlvii] "Il Foglio", 14 settembre 1998.

    [xlviii] "Occorre abbassare il livello di pubblicità nei confronti di quell’orrore che è la pedofilia (…) In Italia si è esagerato (…) c’è un eccesso di allarme che si trasformato in propaganda dissennata per l’orrore". (ASCA, 9 ottobre 2000.)

    [xlix] "Il Tempo", 3 ottobre 2000.

    [l] "La condanna della Chiesa recepita dalla legislazione europea" in "Chiesa e omosessualità. Le ragioni di un immutabile condanna", Centro Culturale Lepanto, Roma 1995, pp. 19-27.

    [li] Gianni Rossi Barilli, Il movimento gay in Italia, Feltrinelli, Milano 1999, p.128.

    [lii] Ibidem, p.60.

    [liii] Ibidem, p.73.

    [liv] Nella nota su "Notizie Radicali" (20 luglio 1972) Pannella scrisse: "Ma che il FUORI funzioni o no, che si riveli o no anche ai più per quel che è - un movimento di rivolta anche morale (quindi anche di rinnovamento morale per chi vi partecipa), al di là della questione della sede e dei servizi che noi forniamo anche loro - l'obiettivo d'una lotta per una sessualità vissuta da laici e da libertari è necessariamente nostro. Perché quello di cui si tratta, in realtà non è di "omo" o di "etero" sessualità ma di sessualità e basta." La nota fu ripreso nell’articolo "Contro l’(omo)sessualità di classe", del bollettino mensile "Fuori", n. 3, settembre 1972.

    [lv] Frank V. York, Robert H. Knight, "Homosexual activists work to normalize sex with boys", Family Research Council, Special Publication, Washington D.C., Maggio 1999, p. 3.

    [lvi] Enrique T. Rueda, "The Homosexual Network", Old Greenwich Connecticut, Devin Adair Company, 1982, p. 201.

    [lvii] "La prova radicale", 31gennaio19

    [lviii] Altro scandalo parlamentare del Partito Radicale fu l’elezione, nel 1983, di Tony Negri, "considerato l’ideologo del ‘terrorismo rosso’" in Italia ("La Stampa", 6 agosto 1999), il quale, in carcere dal 1979, dopo numerose condanne, appena beneficia dell’immunità parlamentare, ne approfitta per fuggire all’estero. Un gruppo di detenuti per terrorismo partecipa, nel febbraio del 1987, al XXXII Congresso del Partito Radicale usufruendo di un permesso speciale. Tra i collaboratori del Partito ci sono Sergio D’Elia, ieri corresponsabile degli "anni di piombo" nelle file di "Prima Linea", e due ex-terroristi di estrema destra, omicidi confessi, la Mambro e Fioravanti.

    La simpatia dei fuorilegge per l’ideologia radicale è di lunga data. Oltre agli apprezzamenti dei camorristi per le iniziative politiche - "I ringraziamenti ci giungevano ogni giorno a Radio Radicale" si vantava Francesco Rutelli a "Il Messaggero" (3 settembre 1986) - si iscrissero al Partito Radicale boss della ’ndrangheta calabrese come Giuseppe Piromalli (condannato a 5 ergastoli) ed il "killer delle carceri" Vincenzo Andraous ("il Messaggero", cit.) che diverrà anche testimonial del Partito ("Corriere della Sera", 29 novembre 1986).

    [lix] Non meravigli l’affinità tra i produttori "a luci rosse" e gli ambienti politici "libertari". Hugh Hefner, capo dell’impero finanziario della Fondazione Playboy, ammette di seguire, nelle sue attività, una precisa linea politica "progressista": "L’orientamento è sostanzialmente libertario, più che ‘liberal’ in senso tradizionale (…) Altra priorità, qui a Playboy è per un’autentica separazione tra Stato e Chiesa e perchè venga rispettata la libertà di religione quanto la libertà dalla religione. Poi, naturalmente, combattiamo le battaglie quotidiane: la diffusione dei metodi concezionali, l’aborto legalizzato oggi sotto attacco, l’educazione sessuale nelle scuole …" (cfr. "Prima International", Maggio 1989).

    [lx] "Il Messaggero", 10 settembre 1987.

    [lxi] "Il Messaggero", 16 luglio 1989.

    [lxii] Il manager della Staller, Riccardo Schicchi, uno dei nomi più famosi dell’industria pornografica in Italia, in una intervista si dichiarò "favorevole all’utilizzazione di minorenni, seppure ‘con le opportune garanzie’, in scene porno" ("Il Giornale d’Italia", 2 giugno 1988).

    [lxiii] "Il Messaggero", 11 dicembre 1988.

    [lxiv] Cfr. "E’ più porno se made in Italy" in "Corriere della Sera", 1 agosto 1987.

    [lxv] Ibidem.

    [lxvi] "Notizie Radicali", n.51, 11 marzo 1988.

    [lxvii] "Il Messaggero", 25 aprile 1980.

    [lxviii] Basti ricordare che la prima pubblicazione del famoso "manifesto" inneggiante ai benefcici dell’uso di droga, scritto dal profeta del’LSD, Timothy Leary, avvenne sul mensile "Playboy" del settembre 1966; e che nel 1970 la stessa "Fondazione Playboy" finanziò la creazione della National Organization for the Reform of Marijuana Laws (NORML), la potente organizzazione antiproibizionista americana per la riforma delle leggi sulla marijuana. Il sostegno finanziario di "Playboy" alla NORML è poi continuato nel tempo. Cfr. "NORML. 10° Anniversary 1980", Brochure NORML, Washigton 1980, p.12.

    [lxix] III° Rapporto Ispes sulla Pornografia, Eurispes, Roma 1993.

    [lxx] Ibidem.

    [lxxi] G. Rossi Barilli,op. cit., pp. 42-43.

    [lxxii] Mario Mieli, Elementi di critica omosessuale, Giulio Einaudi editore, Torino 1977, p. 237. Mario Mieli nasce a Lora vicino a Como, da un industriale della seta. Fin da giovanissimo abbraccia la dottrina marxista e coltiva devianze di tipo omosessuale. "Una volta lo spedirono in manicomio perché a Londra, dove aveva aderito al Gay Liberation Front, girava nudo sotto la pelliccia, o dentro un abito a rete che non nascondeva gli organi genitali, chiedendo ai poliziotti di lasciarsi baciare" (cfr. "La Repubblica", 7 luglio 2000). Tornato in Italia aderisce a Lotta Continua e diviene uno dei fondatori del "Fuori" (Fronte Unitario Omosessuali Rivoluzionari Italiani) prima e dei Collettivi Omosessuali Milanesi poi. Muore suicida il 12 marzo 1983.

    L’opera che gli diede maggiore notorietà fu "Elementi di critica omosessuale" scritta per evidenziare "l’importanza della liberazione dell’omosessualità nel quadro dell’emancipazione umana: infatti, per la creazione del comunismo, è conditio sine qua non, tra le altre, la completa disibizione delle tendenze omoerotiche" (M. Mieli, ibidem, pag. X).

    La rivoluzione sessuale fu da Mieli non solo propagandata ma anche vissuta. Come ci ricorda Natalia Aspesi ("la Repubblica", cit.), Mario Mieli conduceva in giro per l’Italia perfomance durante i quali "ricoperto di collane come Sarah Bernhardt, e un paio di orecchini di piume, mangia cacca con le dita, elegantemente, e poi beve la sua stessa pipì, fatta lì al momento, in primo piano".

    [lxxiii] "Corriere della sera", 17 agosto 1999.

    [lxxiv] "Emma Bonino. Una vita dedicata alla trasgressione", Numero speciale di "Famiglia Domani Flash", n. 3-1999.

    [lxxv] Il 21 novembre 1995, al teatro Flaiano in Roma per protestare contro la televisione di Stato accusata di non dare soddisfacente pubblicità al Partito Radicale.

    [lxxvi] Cfr., per esempio, "1994", su "Notizie Radicali", anno 27, n. 18 del 3 novembre 1993.

    [lxxvii] "L’esponente radicale difende le battaglie sui diritti civili degli anni 70" in "La Stampa", 15 agosto 2000.

    [lxxviii] "L’Osservatore romano", 6 dicembre 1993

    [lxxix] "Corriere della Sera", 18 novembre 1993.

    [lxxx] "Il Sostituto procuratore della Repubblica Domenico Sica ha aperto un’inchiesta su Radio Radicale (…) in uno dei messaggi agli utenti di ‘Radio Radicale’ che ‘legano’ gli interventi del pubblico c’è un invito specifico, rivolto a chi chiama, a non rivelare la propria identità. Un’ipotesi di favoreggiamento, o addirittura di istigazione a delinquere, se qualcuno, nel suo messaggio, dovesse aver commesso qualche reato." cfr. "Il Messaggero", 12 agosto 1986.

    [lxxxi] "L’Osservatore romano", cit.

    [lxxxii] "Pedofilia figlia della trasgressione" in "Avvenire", 1 ottobre 2000.

    [lxxxiii] "The Washington Times", 24 luglio 2000.

    [lxxxiv] Ibidem.

    [lxxxv] Presentazione del Convegno del Partito Radicale "Pedofilia e Internet, vecchie ossessioni e nuove critiche", 27 ottobre 1998.

    [lxxxvi] "Un partito ricco e potente protegge i pedofili" in "Libero", 20 agosto 2000.

    [lxxxvii] Luther Blisset, "Lasciate che i bimbi. Pedofilia: un prestesto per la caccia alle streghe", Castelvecchi, Roma 1997, p. 12.

    [lxxxviii] "il Manifesto", 27 giugno 1997.

    [lxxxix] "Osservatore Romano", 28 giugno 2000.

    [xc] Guido Vignelli, "L’inganno dell’antiproibizionismo", Atti del Convegno di Forza Italia "Droga: un pericolo etico. Pericoli e inganni" del 28 settembre 1999 presso la Camera dei Deputati – Roma.

    [xci] "Pedofilia e lacrime di coccodrillo in una visione schizofrenica del mondo", "L'Osservatore Romano", 26 novembre 1997.

    [xcii] Frequentemente i radicali aggettivano le loro tesi con i termini di "morale" o "etico". Il filosofo anti-proibizionista ed eurodeputato Gianni Vattimo ha illustrato la relatività per un libertario di questi concetti. "Un coerente antiproibizionista deve riconoscere, credo, che la cultura che rende vivibile il mondo e dà colori e gusto alla nostra esperienza consiste sempre nel porre limiti e nel superarli (…) I limiti (etici, sociali) come tali non sono male; anzi sono il sale della terra. Male è quando si pensano come indiscutibili e ‘naturali’: allora diventano dannosi." Cfr. "Il piacere sottile dei limiti morali", "La Stampa", 4 agosto 2000.

    [xciii] La violenza personificata (in greco Bìa) era rappresentata, nella mitologia ellenica, come una donna che, con una clava, uccide un bambino. La violenza su un bambino è quindi, da sempre, il modello, il paradigma di ogni violenza, dall’aborto alla pedofilia.

    [xciv] "Il Tempo", 23 novembre 1987.

    [xcv] Prendiamo esempio dal Senato degli Stati Uniti che il 26 gennaio 1994 (103d Congress, 2d Session) ha votato all’unanimità un emendamento in cui si subordinava la prosecuzione dei finanziamenti USA all’ONU al ritiro del riconoscimento concesso alle organizzazioni che promuovevano la pedofilia "non violenta". L’emendamento del Senato si riferiva allo "statuto consultivo concesso all’ILGA". "Questa organizzazione – proseguiva il documento approvato dal Senato – include l’infame Nambla che è una organizzazione filopedofila la quale lavora per organizzare un supporto ai giovani e agli adulti che hanno o desiderano una relazione sessuale conseziente ed educare la società sulla loro natura positiva". La ferma posizione dei rappresentanti del popolo degli Stati Uniti costrinse il Consiglio dell’ONU a sospendere all’ILGA lo status di consulente, la quale, per essere riammessa, fu costretta a espellere il NAMBLA.

    [xcvi] Comunicato stampa di presentazione del Giubileo delle famiglie,13 ottobre 2000. [Tratto da www.viewsfromrome.org]

 

 
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