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Discussione: I Promessi Sposi

  1. #1
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    Predefinito I Promessi Sposi

    La madre di Cecilia

    Scendeva dalla sedia d’uno dei piccì, e veniva verso i moderatori, una donna, il cui aspetto annunziava una giovinezza avanzata, ma non trascorsa; e vi traspariva una bellezza velata e offuscata, ma non guasta, da una gran passione per i forum, e da un languore per le chat: quella bellezza molle a un tempo e maestosa, che brilla nelle community. La sua andatura era affaticata, ma non cascante; le dita, non cliccavano, ma portavan segno d'aver digitato tanto; c'era in quel dolore un non so che di pacato e di profondo che attestava un'anima tutta consapevole e presente a sentirlo.

    Ma non era il solo suo aspetto che, tra tante miserie, la indicasse così particolarmente alla pietà, e ravvivasse per lei quel sentimento ormai stracco e ammortito ne' cuori de’ forumisti. Portava essa fra le mani un foglio appena stampato, formato A4; ma tutto ben accomodato, con i riccioli biondi dell’avatar e col nick name “Cecilia” sul recto bianchissimo, come se quelle mani l'avessero adornato per una festa promessa da tanto tempo, e data per premio. Né lo teneva a penzoloni, ma sorretto con le due mani, col verso appoggiato al petto, come se fosse stato vivo; se non che la password, spenzolava criptata da una parte, con una certa inutile gravezza, e l’indirizzo e-mail era parzialmente cancellato da una macchia, forse provocata da una lacrima.

    Un turpe moderatore andò per levarle il foglio dalle mani, con una specie però d'insolito rispetto, con un'esitazione involontaria. Ma quella, tirandosi indietro, senza però mostrare sdegno né disprezzo, « no! » disse: « non me lo toccate per ora; devo metterlo io in quella cartella: prendete ». Così dicendo, apri una mano, fece vedere una borsa, e la lasciò cadere in quella che l’amministratore le tese. Poi continuò: « promettetemi di non cambiare una virgola, né di lasciar che altri ardisca di farlo, e di metterlo nella cartella così ».

    Il moderatore si mise una mano al petto; e poi, tutto premuroso e quasi ossequioso, più per il nuovo sentimento da cui era come soggiogato, che per l’inaspettata ricompensa, s'affaccendò a far un po' di posto nella cartella per il foglio. La madre, dato a questo un bacio in fronte, lo mise lì come sur un letto, ce l’accomodò, e disse l'ultime parole: « addio Cecilia, riposa in pace. Stasera verremo anche noi, per restare sempre insieme" Prega intanto per noi ch'ío pregherò per te e per gli altri. » Poi voltatasi di nuovo all’amministratore, « voi », disse, « passando di qui verso sera, salirete a prendere anche me, e non me sola ».

    Così detto, andò di nuovo vicino alla stampante, e un momento dopo, si voltò, tenendo in mano un’altro foglio; un nickname più piccolo, con l’avatar delicatamente accennato, vivo, ma coi segni della morte in volto. Stette a contemplare quelle così indegne esequie del primo, finché il moderatore disparve. E che altro poté fare, se non registrare nel forum l’ultimo nick che le rimaneva, per postare un’ultima volta in un thread, per spedire e ricevere un’ultimo pvt?

    Don Lisander (A. M.)

    Un particolare saluto all'esimio Avv. Goyassell La Zucca; a Lui sono grato per avermi fatto conoscere ed anco invitato in questo loco.

  2. #2
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    Predefinito

    Variazioni Adelsmith (o forse queneau)

    Dagli otri mostosi
    dai Mori calienti,
    dai baschi, da farse,
    fucili tra i denti,
    da sol chi bendati
    di nero chador,
    un Volga diverso
    recente si vesta;
    in tenda lo vecchio
    sollievo là resta;
    per fossi dà l'ovo
    che sente l'umor.

  3. #3
    Alessandra
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    Carneade! Chi è costui? ruminava tra se Alessandra seduta sulla sua poltrona, in una stanza del piano superiore, con il pc acceso davanti, quando pcosta entrò a portargli l'imbasciata.
    Carneade! questo nome mi par bene d'averlo letto o sentito; deve essere un uomo di studio, un letteratone del tempo moderno: è un nome di quelli; ma chi diavolo è costui?

    Tanto la povera donna era lontano da prevedere che burrasca gli si addensasse sul capo! Bisogna sapere che Alessandra si dilettava di leggere POL un pochino ogni giorno; e Jaki suo vicino, che aveva un po' di file, gli prestava un file dopo l'altro, il primo che gli veniva alle mani.
    Quello su cui meditava in quel momento Alessandra, convalescente dal pranzo domenicale, ed anzi più digerito (quanto al pranzo) che non volesse lasciar credere, era un 3d di Don Lisander.

    pcosta lo aveva paragonato, per l'amore allo studio, ad Archimede; e fin qui Alessandra non trovava inciampo; perché Archimede ne ha fatte di così curiose, ha fatto dir tanto di sé, che, per saperne qualche cosa, non c'è bisogno d'un'erudizione molto vasta. Ma, dopo Archimede, l'oratore pcosta chiamava a paragone anche Carneade: e lì la lettrice era rimasta arrenata.

  4. #4
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    se sei troppo in carneade, poi ti tocca fare la dieta...

  5. #5
    sempre soccombente
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    Arrow Intervento di Goyassel La Zucca

    Originally posted by Don Lisander
    Un particolare saluto all'esimio Avv. Goyassell La Zucca; a Lui sono grato per avermi fatto conoscere ed anco invitato in questo loco.
    I Miei rispetti, egregio Sig. Conte.
    Lieto di rileggerla anche sul sito della P.O.L.-

    Goyassel

  6. #6
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    Quel ramo del lago di Como e, per il bucato, in riva d'Arno.
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    Prima che in Arno, io aveva pensato risciacquare i panni nel Tevere, fiume sacro di Roma.
    Mi accorsi ben presto quanto quell'idioma fosse e sia buzzurro e cialtrone, sì da render volgare tutta l'opera mia ed abbandonai il proposito.
    Ecco un esempio di quella esperienza, che ricordo molto vagamente. Se qualcheduno o qualcheduna della città eterna nota degli errori, sappia che non l'ho fatto apposta e corregga liberamente.



    Capitolo II - Don Abbondio e Renzo

    L'accojenza ‘ncerta e piena de mistero de don Abbondio se contrapponeva a’ li modi gioviali e resoluti der giovinotto.
    «Ch’abba quarche penziero ‘nda ‘a zucca?», ‘rgomentò Renzo tra de sé; poi disse: - so’ venuto, sor curato, per sape’ a che ora le commoda che ce trovamo in da’ a’ chiesa.

    - De che giorno volete parlà?
    - Come, de che giorno? ‘n s’aricorda che s'è combinato pe’ oggi?
    - Oggi? - repricò don Abbondio, come se ne sentisse parlà pa’ ‘a prima vorta. - Oggi, oggi... avete pazienza, ma oggi nun posso.
    - Oggi non può! Cos'è nato?
    - Prima de tutto, nun me sento bbene, vedete.
    - Me dispiace; ma quello che c’ha da fare è ‘na cosa de così poco tempo, e de così poca fatica...

    - E poi, e poi, e poi...
    - E poi che… sor curato?
    - E poi ce so’ dell’imbrogli.
    - Dell’imbrogli? Che ‘mbrogli ce ponno da esse’?
    - Bisognerebbe trovasse ne’ li nostri piedi, pe’ sapé’ quanti ‘mpicci ponno nasce’ in ‘ste materie, quanti conti avemo da rende’. Io so’ troppo dorce de core, nun penzo che a leva’ de mezzo l’ostacoli, a rende’ tutto facile, a fa’ le cose secondo ‘r piacere dell’altri, e trascuro ‘r dovere mio; e poi me tocca sentì de' rimproveri, e peggio.

    - Ma li morta… pe’ tutti li santi, nun me tenga così su ‘a corda, e me dica chiaro e tondo che c'è.
    - Voi sapete quante e quante formalità ce vonno pe’ fa’ un matrimonio co’ tutte le regole?
    - Lo so de sicuro, - disse Renzo, cominciando a ‘ncazzasse, - poiché già m’ha fatto du’ palle, ‘sti ggiorni addreto. Ma ora nun s'è sbrigato tutto? nun s'è fatto tutto ciò che se doveva fa’?
    - Tutto, tutto, ve pare a voi: perché, abbiate pazienza, la bestia so’ io, che trascuro ‘r dovere mio, pe’ nun fa’ pena’ ‘a ggente.

    Ma ora... basta, so quer che dico. Noi poveri curati semo tra l'ancudine e il martello: voi incazzato; ve compatisco, povero giovane; e li superiori... basta, nun se pole di’ tutto. E noi semo quelli che ne annamo de mezzo.
    - Ma me spiega ‘na vorta pe’ tutte cos'è st'altra formalità che dovemo fa’, come dice; e la faremo subbito.
    - Voi sapete quanti so’ l'impedimenti dirimenti?
    - Che vol che sappia d'impedimenti?
    - Error, conditio, votum, cognatio, crimen,Cultus disparitas, vis, ordo, ligamen, honestas,
    Si sis affinis,... - cominciava don Abbondio, contando su ‘a punta de’ ‘e dita.

    - Me sta’ ‘a coglionà? - interruppe r’ giovine. – Io moo’ sbatto, ‘r suo latinorum…
    - Dunque, se nun sapete 'e cose, avete pazienza, e fidateve de chi le sa.

    Don Lisander (A. M.)

  7. #7
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    Addio, Tremonti, sorgente dal Polo, ed elevato all'Economia; cima di rapa, nota a chi è cresciuto tra voi, e impressa nella sua mente, non meno che lo sia l'aspetto de' suoi più familiari; erre moscia del quale distingue lo scroscio, come il suono degli animali domestici; ville sparse e condonate sul pendio, come branchi di pecore pascenti; addio!
    Addio, Monti, sorgente dal Polo, ed elevato all'Europa; cima inuguale, nota a chi è cresciuto tra voi, e impressa nella sua mente, non meno che lo sia l'aspetto de' suoi più familiari; buttiglioni, de' quali distingue lo scroscio, come il suono delle voci domestiche; balenotteri biancheggianti sul pendio, come branchi di pecore pascenti; addio!
    Quanto e’ tristo il passo di chi, cresciuto in Europa se ne allontana! Quanto piu' s'avanza nel piano, il suo occhio si ritira, disgustato e stanco, da quell'ampiezza uniforme; l'aria gli par gravosa e morta; s'inoltra mesto e disattento nelle citta’ tumultuose; le case aggiunte a case, le strade che sboccano nelle strade, pare che gli levino il respiro; e davanti agli edifizi svenduti allo straniero, pensa, con desiderio inquieto, al campicello del suo paese, alla casuccia a cui han già messo le tasse addosso, e che abitera’, andando Rocco al suo posto.

  8. #8
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    A furia di risciacquar troppo i panni in Arno...


    Gli disse ‘l paese ‘ndove andavano.
    - Sie? - disse Lucia, che sapeha che gliera vicino a’ i’ ssuo. - Ah madonna di ‘occio, vi ringrazio! Mi’ ma’! mi’ ma’!
    - Manderemo a cercalla di ‘orsa, - disse la bona donna, che nun’era ai’ corrente che la ‘osa gliera digià belléffatta.
    - Sie, sie; cheddio ve ne renda merito... E voi, occhìvù siete? Occome vù siete vienuta...?

    - Mi cià mandat’i’ nnostro parroho, - disse la bona donna: - perché a quest’omo, che gliera dimolto ‘attivo iddio glià toccato i’ ccuore (bon per lui!), e glié vienuho ni’ nostro paese, pe’ parlà co’ i’ signor cardinale arcivescovo (che questa settimana glié toccato a noi, quel benedett’omo che gliè sempre ‘n giro), e s'è pentito de' troiai che ha fatto ‘nfina ora, e vol diventà un baciapile; tra una salamelecco e quell’altro,glià detto ai’ ccardinale che aveha fatto piglià una ragazzotta di ‘ampagna, che vù saressi voi, d'accordo co’ un’altro puttaniere e mangiapreti, che i’ nostro ‘urato ‘un m'ha vorzuto di’ chi gliabbia a essere.

    Lucia rizzò l’occh’inzù.
    - Voi vù lo saprete di sihuro – disse maliziosa la bona donna: - ma mi cheto; sicché i’ ccardinale glià pensato che siccome c’era di mezzo una pollonciotta presa ‘npò alla tagliola, vi ci voleha la dama di ‘ompagnia, e glià dett’ai’ ccurato che ne rimediasse una; i’ ccurato, dio lo benediha, è venuto da me...già che ci vien’anche troppe volte a trovammi quand’i’ mmi marito ‘un c’è...

    - Dio bonino! Che i' signore ve ne renda merito...
    - Oicché dite mai, la mi’ pohera bietolona? M'ha detto issignor curato (e n’ha approfittato pe’ dammi una fruhata, quì sudicione) che vi facessi ‘npò di ‘oraggio, e cercassi di sollevavvi subito ( eggiù un’altra fruhata 'ndohe 'un batte 'l sole) e favvi ‘apì che i’ ppadreterno v'ha fatto la grazia, anche se sehondo me, vù facehi meglio a pigliallo pe’ i’ vverso dì’ ppelo, quì gran signore, e restà lassù affà la signora anche voi, servita e riverita... se mi fusse ‘apitato ammé, ‘un lo faceho 'onvertì di sihuro...

    Don Lisander (A. M.)

  9. #9
    Ashmael
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    Predefinito

    La monaca di Monza, vista Lucia particolarmente affranta,la chiamò a se: "Povera Lucia, cos'avete passato! Fatevi consolare."
    Lucia pianse fra le braccia di Madre Virginia,e un po' si consolò, finchè si accorse che la Madre stava toccandola in modo poco materno.
    "Ma che fa?" chiese Lucia sconcertata
    "Vi sto benedicendo in un nuovo modo che ho appreso dal Librum Novarum Artium Benedicendi" della dottissima Santa Mercede da Lesbos.L'avete mai letto? Ma certo, che sciocca, voi non sapete il latino, vero?"
    "Sì, ma non sono nata ieri", la sventurata rispose.
    "Ma che dite?"
    "Credete che non abbia capito che volete farmi il malocchio? So ben io"
    "Voi siete pazza", disse Madre Virginia
    "Me l'hanno detto, che avete qualcosa di strano. Io preferisco Suor Ermintrude. E' molto più delicata di voi"
    Così, quando Egidio portò l'imbasciata dell'Innominato, Suor Virginia fu ben lieta di prender parte al piano per il suo rapimento.

  10. #10
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    Predefinito Il Conte Duca


    Ma don Rodrigo, per voler troncare quella questione, ne venne a suscitare un'altra. - A proposito, - disse, - ho sentito che a Roma correvan voci d'accomodamento.

    Il lettore sa che in quell'anno si combatteva per la successione alla guida dell’Ulivares, del quale, alla partenza per l’Impero del prode Romano, Signore di Reggio Emilia, che non aveva lasciata prole legittima, era entrato in possesso il Principe Francesco Rutelleschi, Duca di Roma, suo parente più prossimo.

    Luigi XIII Castagnetti, sodale del cardinale Ciriaco da Nusco, sosteneva quel Principe, suo ben affetto, e naturalizzato demo-cristiano; Massimo IV Da Lema, ossia il Conte di Gallipoli, comunemente chiamato il Conte Duca, non lo voleva lì, per le stesse ragioni; e gli aveva mosso guerra. Siccome poi quel Polo di centrosinistra dell’Ulivares era feudo dell'impero, così le due parti s'adoperavano, con pratiche, con istanze, con minacce, presso l'imperatore Romano II, stabilmente insediato a Brusselle, la prima perché accordasse l'investitura al nuovo Duca di Roma; la seconda perché gliela negasse, anzi aiutasse a levarlo di mezzo.

    - Non son lontano dal credere, - disse il Conte Attilio, - che le cose si possano accomodare. Ho certi indizi...
    - Non creda, signor Conte, non creda, - interruppe il Podestà. - Io, in questo cantuccio, posso saperle le cose; perché il signor Presidente della Provincia, che, per sua bontà, mi vuole un po' di bene, e per esser figliuolo d'un portaborse del Conte Duca di Gallipoli, è informato d'ogni cosa...
    - Le dico che a me accade ogni giorno di parlare in Milano con ben altri personaggi; e so di buon luogo che il Signor Presidente Carolo Azeglio, interessatissimo, com'è, per la pace, ha fatto proposizioni...
    - Così dev'essere; la cosa è in regola; sua Eccellenza fa il suo dovere; un Presidente deve sempre metter bene tra i principi demo-cristiani; ma il Conte Duca di Gallipoli ha la sua politica, e...
    - E, e, e; sa lei, signor mio, come la pensi l'Imperatore Romano II, in questo momento? Crede lei che non ci sia altro che l’Ulivares a questo mondo? le cose a cui si deve pensare son molte, signor mio. Sa lei, per esempio, fino a che segno l'Imperatore possa ora fidarsi di quel suo Principe Arturo Paris, o come lo chiamano, e se...

    - Il nome legittimo in lingua ssarda, - interruppe ancora il Podestà, - è Arturro Parrissi, come l'ho sentito proferir più volte dal nostro signor Presidente della Provincia. Ma stia pur di buon animo, che...
    Mi vuole insegnare...? - riprendeva il Conte; ma don Rodrigo gli dié d'occhio, per fargli intendere che, per amor suo, cessasse di contraddire. Il Conte tacque, e il Podestà, come un bastimento disimbrogliato da una secca, continuò, a vele gonfie, il corso della sua eloquenza. – Arturro Parrissi mi dà poco fastidio; perché il Conte Duca di Gallipoli ha l'occhio a tutto, e per tutto; e se Arturro Parrissi vorrà fare il bell'umore, saprà ben lui farlo rigar diritto, con le buone, o con le cattive. Ha l'occhio per tutto, dico, e le mani lunghe; e, se ha fisso il chiodo, come l'ha fisso, e giustamente, da quel gran politico che è, che il signor Principe Francesco Rutelleschi, Duca di Roma non metta le radici nell’Ulivares, il signor Duca di Roma non ce le metterà; e il signor Cardinale Ciriaco di Nusco farà un buco nell'acqua.

    Mi fa pur ridere quel caro signor Cardinale Ciriaco di Nusco, a voler cozzare con un Conte Duca, con un Da Lema. Dico il vero, che vorrei rinascere di qui a dugent'anni, per sentir cosa diranno i posteri, di questa bella pretensione. Ci vuol altro che invidia; testa vuol esser: e teste come la testa d'un Conte Duca di Gallipoli, ce n'è una sola al mondo.

    Il Conte Duca, signori miei, - proseguiva il Podestà, sempre col vento in poppa, e un po' maravigliato anche lui di non incontrar mai uno scoglio: - il Conte Duca è una volpe vecchia, parlando col dovuto rispetto, che farebbe perder la traccia a chi si sia: e, quando accenna a destra, si può esser sicuri che batterà a sinistra: ond'è che nessuno può mai vantarsi di conoscere i suoi disegni; e quegli stessi che devon metterli in esecuzione, quegli stessi che scrivono i dispacci, non ne capiscon niente.

    Io posso parlare con qualche cognizion di causa; perché quel brav'uomo del signor Presidente si degna di trattenersi meco, con qualche confidenza. Il Conte Duca, viceversa, sa appuntino cosa bolle in pentola di tutte l'altre corti; e tutti que' politiconi (che ce n'è di diritti assai, non si può negare) hanno appena immaginato un disegno, che il Conte Duca te l'ha già indovinato, con quella sua testa, con quelle sue strade coperte, con que' suoi fili tesi per tutto. Quel pover'uomo del cardinale Ciriaco di Nusco tenta di qua, fiuta di là, suda, s'ingegna: e poi? quando gli è riuscito di scavare una mina, trova la contrammina già bell'e fatta dal Conte Duca...

    Sa il cielo quando il Podestà avrebbe preso terra; ma don Rodrigo, stimolato anche da' versacci che faceva il cugino, si voltò all'improvviso, come se gli venisse un'ispirazione, a un servitore, e gli accennò che portasse un certo fiasco.
    Signor Podestà, e signori miei! - disse poi: - un brindisi al Conte Duca di Gallipoli; e mi sapranno dire se il vino sia degno del personaggio -. Il Podestà rispose con un inchino, nel quale traspariva un sentimento di riconoscenza particolare; perché tutto ciò che si faceva o si diceva in onore del Conte Duca, lo riteneva in parte come fatto a sé.

    - Viva mill'anni don Massimo IV, Conte di Gallipoli, Duca Da Lema, gran privato del Principe Antonyno Blair il Grande, Duce di Britannia, nostro Signore! - esclamò, alzando il bicchiere.
    Privato, chi non lo sapesse, era il termine in uso, a que' tempi, per significare il favorito d'un Principe.
    - Viva mill'anni! - risposer tutti.

    Don Lisander (A. M.)
    (A.D. 2002)

 

 
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