Risultati da 1 a 9 di 9

Discussione: Socci

  1. #1
    Hrodland
    Ospite

    Predefinito Socci

    La demenza cristiana non si ferma, ed arriva ad altri assudi livelli: ecco un piccolo esmpio di ciò da http://members.libreopinion.com/orientamenti:

    Rivelazione: Eugenio Scalfari si è convertito. Ma a cosa? La sua omelia domenicale si conclude con questa chiara professione di fede: “credo che il divino sia dovunque, nel filo d'erba, nella rosa, nel passero, nel leone, nell'uomo. In questo ho fede”. Davvero? A prenderlo in parola dunque si dovrebbe concludere che è diventato animista come certe popolazioni africane o meglio ancora panteista: d'ispirazione induista? O forse discepolo di Bruno o Spinoza? Non si sa. Una sola domanda resta sospesa in aria: se il divino è nel filo d'erba, nel leone, evidentemente anche nella zanzara, nel bacillo del vaiolo e in ogni altro fenomeno naturale, allora anche lo tsunami è “divino”. E così pure il terremoto e il virus del colera. Dunque opporsi ad essi sarebbe empio? Mi piacerebbe conoscere la risposta. Ma non arriverà mai. Eppure sarebbe importante. Perché lo tsunami, così come il celebre terremoto di Lisbona, è anche un evento culturale, che sconvolge, come allora, le filosofie che vanno per la maggiore. In questi ultimi decenni siamo stati sommersi anche noi da un luogocomunismo ecologista secondo il quale la Natura sarebbe sempre buona e indifesa e l'uomo sarebbe il cancro del pianeta. Lo tsunami (così come i terremoti e le recenti eruzioni vulcaniche) travolge questa ideologia, che nelle sue espressioni radicali arriva quasi a divinizzare la Natura. Lo scatenarsi della furia devastatrice della Natura dimostra non solo che essa è, da millenni, una tremenda minaccia mortifera per l'uomo (che deve difendersi), ma dimostra pure che la Natura stessa è la più terribile inquinatrice del pianeta. Nulla come le forze naturali devasta l'ambiente. Le più grandi stragi di specie naturali sono state perpetrate dalla Natura stessa prima ancora che l'uomo iniziasse la sua storia. Paradossalmente l'uomo si trova a dover proteggere l'ambiente, con la tecnologia e la scienza, proprio dalla Natura. Come si vede è il ribaltamento dell'ideologia Verde che imperversa da anni. Ma nessuno ne trae le conseguenze. Segue: di Antonio Socci

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da Hrodland
    Rivelazione: Eugenio Scalfari si è convertito. Ma a cosa? La sua omelia domenicale si conclude con questa chiara professione di fede: “credo che il divino sia dovunque, nel filo d'erba, nella rosa, nel passero, nel leone, nell'uomo. In questo ho fede”.
    Scalfari è pagano, lo immaginavo da tempo.
    E un altro forse è Augias (tanto per rimanere in tema di intellettuali di sinistra) che ha spesso delle espressioni di simpatia per il politeismo antico.

    Quanto alle "obiezioni" di Socci sono risibili: quante volte davanti a una catastrofe naturale gli stessi cristiani si sono chiesti dov'era il loro dio?

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Hrodland
    Una sola domanda resta sospesa in aria: se il divino è nel filo d'erba, nel leone, evidentemente anche nella zanzara, nel bacillo del vaiolo e in ogni altro fenomeno naturale, allora anche lo tsunami è “divino”. E così pure il terremoto e il virus del colera. Dunque opporsi ad essi sarebbe empio? Mi piacerebbe conoscere la risposta. Ma non arriverà mai. Eppure sarebbe importante. Perché lo tsunami, così come il celebre terremoto di Lisbona, è anche un evento culturale, che sconvolge, come allora, le filosofie che vanno per la maggiore. In questi ultimi decenni siamo stati sommersi anche noi da un luogocomunismo ecologista secondo il quale la Natura sarebbe sempre buona e indifesa e l'uomo sarebbe il cancro del pianeta. Lo tsunami (così come i terremoti e le recenti eruzioni vulcaniche) travolge questa ideologia, che nelle sue espressioni radicali arriva quasi a divinizzare la Natura. Lo scatenarsi della furia devastatrice della Natura dimostra non solo che essa è, da millenni, una tremenda minaccia mortifera per l'uomo (che deve difendersi), ma dimostra pure che la Natura stessa è la più terribile inquinatrice del pianeta. Nulla come le forze naturali devasta l'ambiente. Le più grandi stragi di specie naturali sono state perpetrate dalla Natura stessa prima ancora che l'uomo iniziasse la sua storia.

    se la Natura e' Dio, allora deve essere "buona"?
    chi dice che Dio debba essere "buono"? Il CRISTIANESIMO lo dice!
    La Natura e' giusta, non buona. La natura e' l'unica a sapere il fatto suo, e se anke a noi sembra sbagliato cio' ke fa, dobbiamo capire ke noi non siamo il fine ultimo, noi non siamo ke una parte di essa e i nostri giudizi sono parziali. La natura ci vede piu' lontano di noi, e la nostra visione e' invece limitata.
    le zanzare sono importantissime per l'ecosistema, come qualunque altra specie. Falsi ecologisti sono coloro ke credono di dover difendere gli animali perke' sono "simpatici". Falso: gli animali NON sono simpatici, NON sono buoni, NON sono cattivi. Non esistono specie piu' importanti delle altre, anke se noi, nel nostro egoismo antropocentrico, stabiliamo gerarkie e priorita' tra le specie animali a seconda del grado di somiglianza ke esse hanno con l'uomo.

  4. #4
    Bibidibobidibù
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    Predefinito

    IL CATACLISMA, L’UOMO E IL BISOGNO DI DIO
    di Giancarlo Cesana – membro del Consiglio di Comunione e Liberazione


    Caro Direttore, mi permetto di intervenire prendendo a pretesto la provocatoria giustapposizione (Corriere della Sera, 3 gennaio) del commento del professor Severino all'affermazione (e invocazione!) del Papa di fronte all'«immane cataclisma» del Sudest asiatico: «Dio non ci abbandona mai». Le catastrofi che abbattono ciecamente la vita degli uomini, come fossero formiche o topi, ripropongono in termini eccezionali la domanda, che è quotidiana, sul destino. Infatti, attualmente, nel mondo ogni anno muoiono 56 milioni di persone, ovvero oltre 150 mila al giorno, e solo una minoranza dopo lunga vita e malattia appropriatamente assistita tra facce amiche. Anche quest'ultima condizione, che percepiamo normale, non elimina lo strappo della morte, vero e proprio tsunami individuale, oltre che collettivo. Don Giussani una volta raccontò che un professore di filosofia del Berchet, ateo, al termine del funerale del collega di greco, morto sulla cattedra mentre faceva lezione, disse: «Eh, sì, la morte è l'origine di tutte le filosofie!». Commentava Don Giussani che tale problema è l'origine di ogni vero pensiero e che non esiste umanità se non qualificata da questa drammatica ferita. Nonostante l'apparente indifferenza dei pochi che fanno vacanza in mezzo ai morti, chi non vorrebbe - per dirla alla leggera - un chiarimento sugli tsunami che colpiscono l' esistenza? Il primo chiarimento non si realizza nel capire, quanto nel riconoscere qualcuno che possa rispondere. Il bambino piccolo è fiducioso nella vita non perché l'abbia capita, ma perché sa che il papà e la mamma lo introdurranno ad essa. Di fronte all'infinito mistero che ci domina noi siamo eterni bambini, che hanno bisogno di una mano che li guidi. Il senso delle cose - per noi che non le abbiamo fatte, né ci siamo fatti - non può dimostrarsi in una impossibile, fredda, concatenazione logica di tutto, ma nel calore di un rapporto che ci sostenga per il tempo necessario al suo disvelamento, che - comunque - mai, almeno in questa vita, sarà totale. Un destino che sia semplicemente fato non toglie la tragedia: la acuisce, perché rende il dolore non solo necessario, ma irredimibile. A ciò si riferisce la citazione del Vangelo: «Se non farete penitenza, perirete tutti allo stesso modo». Ovvero, morirete senza senso. Il problema del senso della morte è lo stesso di quello della nascita e di tutta la vita. È il problema cioè se vi sia un tu a cui aggrapparci, da cui essere salvati, a fronte delle catastrofi che ci piombano addosso e di quelle, altrettanto immani, che noi stessi produciamo. Vi è infatti una specie di associazione a delinquere tra la violenza della natura e la cattiveria dell'uomo, che pensa di fare da solo. Cristo si propone come il tu a cui l'uomo si può aggrappare, risposta di un Dio che è più che filosofo, che non definisce la condizione umana, la sua contraddizione e la sua sofferenza, ma ne ha pietà e la condivide, vincendo la morte, con un atto d'amore incommensurabilmente più grande di essa. A questo atto d'amore tendono le iniziative di solidarietà e dedizione che - proprio nella tragedia, che sembrerebbe inondare tutto - emergono come istinto di sopravvivenza, che vuole diventare un'indomabile speranza. Se c' è una constatazione derivabile dal cataclisma che ci ha colpiti è che il mondo della natura e degli uomini - dei singoli e dei popoli - non basta a se stesso. Ma, appunto, ha bisogno di un Dio che non ci abbandoni mai, di una Presenza amica e forte che ci soccorra nella vita quand'essa sembra perdersi. Questa per me è l'esperienza della fede, che non abolisce il male, ne attacca però l'aspetto disperante.
    Corriere della Sera – 7 gennaio 2005

  5. #5
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    Penso proprio che certi aspetti delle religioni monoteiste tradiscano una specie di regressione infantile di una parte dell'umanità..

    Prima o poi, comunque... inesorabilmente come uno Tsunami, si dovrà 'crescere', o meglio, tornare rinsaviti, in Salute..
    Frumentarius
    "Punctim et Caesim ferire"

  6. #6
    ulfenor
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    Diciamo che certi aspetti del monoteismo rappresentano un rimbambimento

  7. #7
    birra al popolo
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    Citazione Originariamente Scritto da Hrodland
    La demenza cristiana non si ferma, ed arriva ad altri assudi livelli:
    In questi ultimi decenni siamo stati sommersi anche noi da un luogocomunismo ecologista secondo il quale la Natura sarebbe sempre buona e indifesa e l'uomo sarebbe il cancro del pianeta. Segue: di Antonio Socci
    Non ho letto le storielle ebraiche della bibbia che i cristiani ritengono libro sacro, ma mi sembra che nella genesi all'uomo sia attribuito il diritto, pensate un po', di dominare sulla natura.
    Secondo me anche questa concezione ha legittimato lo spirito dell'immondo capitalismo che in nome del profitto distrugge e sfrutta tutto quello che esiste.
    Ieri nel telegiornale ho sentito di altre nuove specie animali in pericolo, dagli elefanti alle tartarughe.
    Se l'uomo non cambia penso proprio che, per il bene della terra, sia meglio che scompaia.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da lanzichenecco
    Se l'uomo non cambia penso proprio che, per il bene della terra, sia meglio che scompaia.
    Eh! Piano.. anche l'Uomo è parte della Natura, e merita di essere tutelato anch'esso..

    Anzi, il problema è proprio non cogliere questa Partecipazione al Cosmos.

    Valete Bene!

    FRVMENTARIVS
    Frumentarius
    "Punctim et Caesim ferire"

  9. #9
    birra al popolo
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    Citazione Originariamente Scritto da Frumentarius
    Eh! Piano.. anche l'Uomo è parte della Natura, e merita di essere tutelato anch'esso..

    Anzi, il problema è proprio non cogliere questa Partecipazione al Cosmos.

    Valete Bene!

    FRVMENTARIVS
    Ciao, hai ragione a dire che l'uomo è parte della natura. Però mi sembra che negli ultimi secoli, soprattutto a partire dalla rivoluzione industriale, l'uomo se ne sia staccato, per considerarla come un qualcosa da sfruttare senza ritegno per fare profitto.
    Se l'uomo cambia e torna ad un rapporto equilibrato con la natura, tutto bene.
    Ma se continua a distruggere, fino a far scomparire questo mondo, alllora è meglio che scompaia lui.
    Solo questo intendevo dire, ciao.

 

 

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