Colloquio tra Romano Prodi e l´ex direttore dell´Unità Furio Colombo
"Così porteremo il Paese fuori dal caos del Cavaliere"
"Il premier si è servito di media addomesticati per fare credere di avere cambiato l´Italia"
ALESSANDRA LONGO
ROMA - Qual è il tipo di messaggio che unisce e caratterizza quelli che votano per Forza Italia? Cinque anni fa lo chiesero a Romano Prodi. Lui ci pensò un po´, poi rispose: «In linea di massima mi sembra si tratti di quelli che vogliono sempre parcheggiare in seconda fila». Oggi il candidato premier integra così: «Forse la maggioranza era composta da quelli che volevano parcheggiare in seconda fila. Ma anche loro, alla fine, hanno dovuto ammettere che il traffico è diventato un caos». Il caos: ecco che cosa vede Prodi guardando un Paese che ha già governato e che è poi ha «provato», per dirla alla Montanelli, la cura Berlusconi. Un´Italia, triste, impaurita, i ricchi più ricchi, i poveri più poveri. Un´Italia che non investe, non produce ricerca, bloccata nello sviluppo dagli interessi personali del premier e dei suoi amici. Prodi ne parla con Furio Colombo in un libro che esce in questi giorni per Feltrinelli ("Ci sarà un´Italia" - Dialogo sulle elezioni più importanti per la democrazia italiana). Conversazione da 160 pagine in cui chi fa le domande, l´ex direttore dell´Unità, non ha il problema di essere oggettivo. Tifa apertamente per un prossimo cambio della guardia, per il passaggio «dalla finzione del talk show alla democrazia del Paese». Qui di seguito alcuni frammenti quasi sempre amari di questa lunga riflessione.
Leadership. «L´unica leadership che concepisco è quella corale, di squadra, che guida ogni riforma verso un obiettivo. Quella di Berlusconi non è vera leadership, è esercizio di un ruolo personale. lui ha saputo prendere quello che voleva. Si è servito dei media addomesticati per far credere di aver cambiato il Paese ma la mentalità del Paese non l´ha cambiata il governo ma Mediaset e il controllo su una Rai che ha accettato il proprio indebolimento professionale e politico».
Figuracce. «Quanti "scherzi" malriusciti si possono citare! Per esempio lo show al Parlamento europeo contro il capogruppo socialista. Ho avvertito, in quell´occasione, un profondo senso di vergogna come tutti gli italiani presenti. Fini attraversò l´emiciclo e mi venne vicino, sussurrandomi di non infierire. Io l´ho rassicurato: "Ho senso patrio, non infierisco"».
Anni di fatica. «Nella mia vita ho avuto due grandi soddisfazioni: l´uscita da Palazzo Chigi, con gli impiegati e i collaboratori che applaudivano da tutte le finestre. un evento soffocato dalla televisione italiana, che l´ha ignorato. E l´applauso del Parlamento europeo, trasmesso in tutta Europa, ma in Italia solo dal Tg3».
Il popolo della pace. «Una vicenda straordinaria. Nessuno ha dato ordini, nessuno li ha organizzati. Fa ancora effetto vedere le bandiere stinte sui balconi e penso che sarebbe meglio tirarle dentro, perché può darsi che domani servano ancora. Dietro quelle bandiere c´era tutta l´Italia, i cattolici e i laici, tutto il mondo del lavoro, le persone semplici, la scuola, le università. A questo ha risposto l´insensibilità cieca e sorda del governo ed è stato l´inizio del distacco fra governo e opinione pubblica».
La solitudine. «E´ diventata uno dei tratti dominanti della nostra società. Dobbiamo cambiare modi di comunicare e linguaggio, raggiungere chi - in solitudine - non ascolta più. Questo non è mai stato un esplicito impegno della politica. Ma può e deve esserlo».
Seconda fila. «Il parcheggio in seconda fila è il vero simbolo dell´ "economia di avventura" di Berlusconi. Seconda fila in cui l´autista muove la macchina in caso di multa mentre chi lo segue la prende. Lui ha detto che la multa non l´avrebbero fatta a nessuno; a qualcuno poi l´hanno fatta, ma mai ai suoi. Anzi potevano occupare tutta la strada».




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