Da "IL GIORNO" , "IL RESTO DEL CARLINO" e "LA NAZIONE" del 26\01\2006
C’è l’intesa tra il Cavaliere e la Mussolini
ROMA — Nerazzurri, altro che rossoneri. Silvio Berlusconi non cambia fede calcistica, ma punta a concretizzare una sua vecchia idea elettorale, accorpare nella Cdl, specificatamente in Forza Italia, i gruppi alla destra di An.
I delusi di Fini e delle sue svolte, insomma. Da Alessandra Mussolini (Azione sociale) a Pino Rauti (Mis). E sarà così: Silvio con l’ex leader del Msi ha già "firmato" un’intesa e altrettanto ha sostanzialmente fatto con la nipote del Duce (nella foto LaPresse). Accordi elettorali che consentiranno a Rauti di portare a casa un paio di senatori: se stesso, probabilmente nel Lazio, e forse Luigi Caruso, ora a palazzo Madama proprio per il Mis (Movimento idea sociale). Insomma, in totale mezza dozzina di candidati inseriti nelle liste di FI, nel Centrosud prevalentemente, dove il cuore nero è più resistente. Con l’obiettivo di raccattare tutto quanto ora esce dal piatto della Cdl.
Identico lo spirito, ma più ambizioso il progetto che Berlusconi e la Mussolini hanno messo a punto nel loro recente incontro a palazzo Grazioli, ufficialmente finito male. Al contrario i due, oltre che riconfermarsi una reciproca e antica simpatia personale, hanno convenuto sul fatto che ’a quagliona si porta appresso una percentuale tra l’1.5 e l’1.7 dei voti, anche se alle europee ha preso 400mila voti, l’1.2. Voti che altrimenti non sarebbero calamitati da alcuno, tantomeno da An. Così alla eurodeputata sarebbero stati assicurati dai tre ai cinque seggi, all’ombra di FI: gli aspetti tecnici per l’eventuale simbolo di As sono ancora allo studio degli esperti. Ma sul fronte politico è tutto a posto.
Alessandra, che anche se eletta rimarebbe nel tranquillo seggio europeo di Strasburgo, avrebbe insistito molto per far entrare a Montecitorio il marito, ex maggiore della Finanza, da anni suo collaboratore, ma da parte del premier ci sono molte perplessità. Della partita sarebbero invece i leader dei due movimenti che con quello di Alessandra hanno dato vita al cartello elettorale dell’estrema destra: uno dei due, se eletto a Montecitorio, non solleciterà più Alessandra a cedergli il seggio di Strasburgo, come da accordi del 2004.
E’ attorno alla famiglia Mussolini che ruota tutto o quasi. Non solo perchè s’era pensato a candidare Romano, il figlio del Duce, che però ora è molto malato, ma anche perchè, se tutto filerà liscio, sarà certamente Sofia Loren a tenere a battesimo ’a quagliona: a Napoli in un megaraduno spettacolar-politico alla destra di un Berlusconi che ha già dato il suo entusiastico via libera: "Ci sarò, Alessandra".
u. bo.
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Da "IL GIORNALE" del 26\01\2006
Articolo di Gianni Pennacchi
"C’è la mia parola, si va alle urne il 9 aprile"
ma quando ci siamo accorti che c'erano ancora leggi importanti da approvare, abbiamo chiesto di giocare almeno fino all'85°, che sono comunque cinque minuti in meno rispetto al tempo regolamentare".
Lungo e serrato, l'intervento televisivo di Berlusconi che è tornato a battere sul tasto Unipol e sui Ds "mestieranti della politica", ha ribadito che Prodi "ha fruito" di una legge fatta fare dal pio Oscar, ha tranquillizzato che Rauti è ormai un "moderato" ed ora "aspettiamo Mastella". Infine, rompendo un silenzio che seppellisce ogni polemica intorno alla legge sull'aborto, ha detto che la 194 "risponde alle esigenze delle donne". Queste le sue risposte più incisive e interessanti.
Unipol. "L'ho fatto e lo rifarei", ha scandito il premier difendendo il suo passaggio in Procura per riferire quanto sapeva sulla scalata dell'Unipol alla Bnl. Gli incontri di cui ha parlato "dimostrano che i Ds erano scesi in campo a giocare", ha insistito proseguendo: "Davvero si crede che gli italiani abbiano l'anello al naso? Allora bisogna chiamarli i furbetti del botteghino".
Alitalia. Anche le turbolenze sindacali di Alitalia, secondo Berlusconi, sono legate al caso Unipol: "La sinistra si è trovata di fronte allo scandalo Unipol ed è venuto fuori l'ordine generale: dimenticare Unipol ed esaltare ogni situazione per togliere lo scandalo Unipol dai giornali. I sindacati sono assolutamente organici agli interessi della sinistra". Questi scioperi "non nascono da soli: sono organizzati e coordinati", ovviamente dalla sinistra che "oggi è in grandissima difficoltà di credibilità", poiché "si è squarciato il velo di ipocrisia che le si era costruito intorno".
La sinistra. "Tutti gli attuali dirigenti dei Ds vengono dal vecchio Pci e fanno solo politica", ripete il leader della Cdl esortando: "Dovrebbero come minimo cambiare mestiere, andassero a fare i bibliotecari, i commercianti". Pur professando "stima" per gli elettori della sinistra, dice di non capire come ci si possa "affidare ancora a chi ha scelto l'ideologia comunista".
Lo sfidante. "Sembra sparito, volevo chiedere Prodi dov'è.
Fa delle battute, mi piacerebbe che le facesse di fronte a me davanti ad una telecamera. Sarei prontissimo ad incontrarlo, finora non sono riuscito ad averlo di fronte". Berlusconi poi, torna a picchiare sui trascorsi giudiziari del leader dell'Unione: "Non ho detto che Prodi ha usufruito di un'amnistia. Prodi ha fruito, nella sentenza che lo ha assolto, di una modifica della legge sull'abuso d'ufficio che il presidente Scalfaro, che era organico alla sinistra, fece fare al Parlamento e che ridusse drasticamente le pene per il reato".
Moderati. È ormai raggiunta l'intesa tra Cdl e Rauti, "che condivide al 95% il nostro programma ed è acquisito alla parte moderata". Mano ancor più tesa dunque, a Clemente Mastella: "Non ho mai capito come possa stare con Diliberto, no global, verdi, rivoluzionari. Mi auguro che alla fine si presenti nella parte che gli è più congegnale di cui condivide valori, principi e programmi".
Aborto. È "un trauma, l'ultima cosa che una donna vorrebbe affrontare", e occorre fare tutto il possibile per evitare una tale decisione.
Ma "se non si riesce a far cambiare idea a chi intende farlo, bisogna assistere questa donna nel modo migliore. Credo che l'attuale legge abbia risposto in gran parte a questa esigenza".
Tv e politica. "Non mi piace andare in tv, è una cosa che odio, semplicemente la odio". Perché allora è nuovamente sotto le telecamere? "Perché mi piacerebbe far sapere agli italiani quello che è stato fatto dal governo". Lo sfogo del premier si estende alla sua attuale occupazione: "Non mi piace nulla della politica e dell'ambiente politico, sto al mio posto soltanto per senso di responsabilità. Anche se non mi ritengo indispensabile, in questo momento penso di essere utile agli italiani".




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