Risultati da 1 a 3 di 3
  1. #1
    Ashmael
    Ospite

    Predefinito Giorno della memoria. Per tutti.

    E' un argomento delicato, poco trattato, ma oggi, è la Giornata Della Memoria, per ricordare tutte le vittime dell’olocausto, oltre agli ebrei, agli zingari, ai testimoni di geova, ai bambini, ai portatori di handicap e ai dissidenti politici furono deportati e maltratti anche molti omosessuali. Vi copierò quì alcuni articoli trovati su Gay.tv , così per chi non conoscesse bene l'argomento, può leggere e per chi bene lo conosce, può commentare e dire ciò che pensa e che magari non vi è scritto.

    Qui trovate la spiegazione del triangolo rosa ed alcune notizie sui due campi dove maggiormente venivano deportati gli omosessuali, ed alcune leggi su cui basavano i criteri di deportazione e ghettizzazione.

    http://www.olokaustos.org/argomenti/homosex/omosex4.htm

    Quì vi riporto un tratto delle memorie di Rudolf Höss, comandante di Auschiwitz. Prima di essere impiccato Höss ricorda così i gay del campo di Sachsenhausen:
    Citazione:
    Già a Dachau gli omosessuali erano stati un problema per il campo, sebbene non fossero così numerosi come a Sachsenhausen. Le punizioni non servirono a nulla, perché il contagio si diffondeva dovunque. Su mia proposta, tutti gli omosessuali vennero allora messi insieme e isolati dagli altri, sotto la guida di un anziano che sapeva come trattarli. Anche sul lavoro vennero separati dagli altri prigionieri, e adibiti per un lungo periodo a lavorare con i rulli compressori, insieme ad altri prigionieri di altre categorie, affetti dal medesimo vizio. Di colpo il contagio del loro vizio cessò, e anche se qua e là si verificarono questi rapporti contro natura, si trattò sempre di casi sporadici. Del resto, costoro vennero sorvegliati rigorosamente nei loro alloggiamenti, in modo che ... non potessero ricominciare...
    A Sachsenhausen, fin dal principio gli omosessuali vennero posti in un blocco isolato, e ugualmente vennero isolati dagli altri prigionieri durante il lavoro. L'effetto di quel duro lavoro, che avrebbe dovuto servire a riportarli alla «normalità», era differente a seconda delle diverse categorie di omosessuali.
    I risultati migliori si ottenevano con i cosiddetti «Strichjungen». Nel dialetto berlinese erano chiamati così quei giovani dediti alla prostituzione, che intendevano per tal via guadagnarsi facilmente da vivere, rifiutando di compiere qualunque lavoro, sia pure leggero. Costoro non potevano assolutamente essere considerati dei veri omosessuali, poiché il vizio era per essi soltanto un mestiere, e quindi la dura vita del campo e il lavoro faticoso furono per essi di grande utilità. Infatti, nella maggioranza, lavoravano con diligenza e cercavano con ogni cura di non ricadere nell'antico mestiere, poiché speravano così di essere rilasciati al più presto.
    Quelli che intendevano realmente guarire, che lo volevano fortemente, sopportavano anche i lavori più duri, gli altri decadevano fisicamente giorno per giorno, più o meno lentamente secondo la loro costituzione. Non volendo, o non potendo, liberarsi del loro vizio, sapevano benissimo che non sarebbero più tornati in libertà, e questo pesante fardello psichico affrettava, in queste nature in genere anormalmente sensibili, la decadenza fisica. Quando poi vi si aggiungeva la perdita dell'«amico», per una malattia o addirittura per la morte di questi, era facile prevedere l'esito finale; parecchi, infatti, si uccisero. L'«amico» era tutto per costoro, nel campo. Parecchie volte si verificò anche il doppio suicidio di due amici.
    Nel 1944 I'SS-Reichsführer fece compiere a Ravensbruck degli esami di «riabilitazione». Gli omosessuali della cui guarigione non si era perfettamente convinti, vennero messi a lavorare, come per caso, insieme a prostitute, e tenuti sotto osservazione. Le prostitute avevano il compito di avvicinarsi come per caso ad essi e di eccitarli sessualmente. Quelli che erano realmente guariti approfittavano senz'altro dell'occasione, senza neppure bisogno di essere stimolati, mentre gli incurabili non guardavano neppure le donne.
    Vi furono – conclude Höss - però anche dei casi limite, che accettarono e l'una e l'altra occasione. Non so se costoro potrebbero essere definiti dei bisessuali. In ogni caso, fu molto istruttivo per me poter studiare la vita e gli stimoli degli omosessuali di ogni genere e osservare le loro reazioni psichiche in relazione alla prigionia".


    Oky, per ora è sufficente, se avete, volete altre notizie, mettetele pure.

  2. #2
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    A me pare nè più nè meno di quello che si fa oggi con i drogati per riabilitarli: lavorare, spaccare pietre, apprezzare la fatica e il sacrificio opposti ad una vita di vizio, decadenza e prostituzione. Ovviamente capisco che per omosessuali e compagnia un simile paragone non è accettabile, ma ponendosi nella mentalità di un uomo medio degli anni 30 del secolo scorso, mi pare tutto perfettamente comprensibile; anzi l'analisi di Hoss è fin troppo umana e sottile rispetto ai soliti stereotipi.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da aprile crudele
    A me pare nè più nè meno di quello che si fa oggi con i drogati per riabilitarli: lavorare, spaccare pietre, apprezzare la fatica e il sacrificio opposti ad una vita di vizio, decadenza e prostituzione. Ovviamente capisco che per omosessuali e compagnia un simile paragone non è accettabile, ma ponendosi nella mentalità di un uomo medio degli anni 30 del secolo scorso, mi pare tutto perfettamente comprensibile; anzi l'analisi di Hoss è fin troppo umana e sottile rispetto ai soliti stereotipi.

    Esatto, ogni cosa va messa nel suo contesto: la Germania di quegli anni era erede della Prussia, dove il sistema carcerario non andava certo per la leggera, e non vi era ancora il clima di lassismo etico che trionferà dopo il Sessantotto.
    E poi, nonn capisco perché debbano fare scalpore soltanto i triangolini cuciti sulle casacche dei reclusi tedeschi, e non i "triangolini" cirillici che hanno dovuto portare milioni di internati tra le nevi della Siberia, in nome di un'altra radiosa ideologia moderna.

 

 

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