
Originariamente Scritto da
ragazzosemplice
Intervento di mons. Enrico Chiavacci al secondo incontro nazionale su "fede e persone omosessuali" Milano 2 febbraio 2002
La mattinata è stata interamente occupata dall'intervento di don Enrico Chiavacci, docente di teologia morale alla Facoltà teologica dell'Italia centrale, il cui messaggio era riassunto nel titolo: "Omosessualità e morale cristiana: cercare ancora". L'ampio excursus storico-teologico del noto moralista è, infatti, partito dalla constatazione che l'idea dell'esistenza di "persone omosessuali", cioè esclusivamente o prevalentemente attratte da individui dello stesso sesso, risale al XIX secolo e nei documenti ufficiali della Chiesa al 1975, mentre prima era assente e tutta la tradizione etica si riferiva "a persone eterosessuali che liberamente mettevano in atto comportamenti omosessuali". Questa caratteristica accomunava i rapporti omosessuali praticati nel mondo greco: ad Atene come momento essenziale della relazione educativa tra maestro e discepolo; a Sparta come strumento per la costruzione di rapporti camerateschi tra guerrieri. La visione cambia con l'idea aristotelica di "legge di natura", che indica "l'ordine, ritenuto naturale, di organizzazione sociale" e porta a condannare l'omosessualità maschile (non quella femminile né quella tra padrone e schiavo) in quanto pone l'uomo passivo in posizione dominata. Proprio "un peccato di dominio indebito e, nel consenziente, un peccato di abdicazione del proprio ruolo naturale di dominatore" motiva, secondo mons. Chiavacci, il divieto di rapporti omosessuali tra maschi contenuto nel Libro del Levitico (Lv 18,22; 20,13), mentre nelle altre narrazioni solitamente richiamate, come l'episodio di Sodoma e Gomorra (Gen 19,1-11), il peccato sta "nella violenza, nella volontà di dominare e umiliare".
Nel Nuovo Testamento l'unico argomentato riferimento alla malizia del comportamento omosessuale si ha in Paolo nella lettera ai Romani (1,26-27). Qui, secondo il moralista, l'apostolo considera i comportamenti omosessuali (tra persone eterosessuali) una manifestazione di quel rovesciamento dell'ordine naturale che è l'idolatria, cioè la sostituzione del culto a Dio con quello a uomini o animali, e, sulla scia di Aristotele, come violazioni dei precetti necessari all'ordinata convivenza in società. Tuttavia nella successiva tradizione cristiana il concetto di "natura" perderà la propria componente sociale e sarà ridotta "agli organi, funzioni e strutture della corporeità animale considerata in sé". Ciò condurrà a ritenere "secondo natura" solo i comportamenti sessuali finalizzati alla procreazione, "un principio questo che, insieme a quello della superiorità dell'uomo sulla donna, rimarrà immutato fino agli anni '60 del secolo scorso", giustificando la definizione degli atti omosessuali come "contro natura". Gli approfondimenti nella comprensione della sessualità umana offerti dalla ricerca scientifica nell'ultimo secolo non possono a questo punto essere ignorati dalla riflessione teologico-morale e mons. Chiavacci ritiene che essa deve utilmente ricorrere all'idea di "gender identity", la quale "equivale più o meno all'interpretazione che un essere umano dà della propria appartenenza al genere maschio o femmina". Ciò consente di distinguere quattro elementi interattivi: "identificazione di genere" (col comprovato non automatismo di correlazione tra sesso biologico e sesso psicologico), "orientamento sessuale" (attrazione unica o prevalente verso un sesso), "ruolo sessuale" (socialmente assegnato al maschio e alla femmina) e "comportamento sessuale". Solo "comprendendo meglio la sessualità", ha concluso mons. Chiavacci, "si può discutere di omosessualità in modo sensato, cioè rifiutando la categoria astratta di 'omosessualità', rifiutando di considerare ogni comportamento omosessuale come a priori oggettivamente disordinato e rifiutando di considerare i transessuali o le persone di orientamento omosessuale necessariamente malate o perverse. Il problema morale dell'omosessualità va ripensato nel quadro delle nuove acquisizioni in materia di sessualità umana e la luce del Vangelo va proiettata sull'esperienza e sulla conoscenza di oggi, non sugli schemi logici e le categorie mentali dei secoli scorsi".