Per gli sms del 2004 Palazzo Chigi ha usato fondi «impropri»
Lo sentenzia l’Authority tlc. Tre milioni di euro sottratti alla pubblicità istituzionale sulla carta stampata
di Angela Bianchi/ Roma
01 Febbraio 2006
Palazzo Chigi sanzionato per gli sms elettorali spediti per le europee del 2004. Il dipartimento Vigilanza e controllo dell'Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni, dopo un lungo contenzioso con la presidenza del Consiglio, ha infatti giudicato "impropri" i fondi utilizzati. A nulla sono valse le spiegazioni e le puntualizzazioni presentate da Diego Masi, segretario generale di Palazzo Chigi e da un decennio capo del dipartimento Editoria: quei soldi, è stata la contestazione dell'Agcom, sono stati in realtà sottratti ai legittimi destinatari. L'operazione, decisa dal governo con un decreto del ministero degli Interni «per problemi di ordine pubblico», costò circa 3 milioni di euro e, nei giorni precedenti al voto delle elezioni europee del 12 e 13 giugno del 2004, interessò tutti gli utenti di telefonia mobile che si videro recapitare l'sms firmato dalla "presdelCon", in cui si ricordava l'apertura delle urne anche al sabato. Proprio a causa dell'eccezionalità e urgenza, Palazzo Chigi pensò bene di prelevare la somma dal fondo riservato alla pubblicità istituzionale, imputando però la spesa al capitolo riservato alla carta stampata e lasciando intatto quello destinato alle tv nazionali private (Mediaset): nel 2004 risulta infatti che le reti nazionali private hanno ricevuto da Palazzo Chigi 2.463.594,29 euro in spazi pubblicitari acquistati mentre la carta stampata ( quotidiani e periodici) si è dovuta dividere i 1.847.112,18 rimasti dopo l'operazione sms. Una palese violazione della legge Gasparri, afferma l'Ag Com al termine di una lunga istruttoria. L'articolo 7 della legge 112 ( poi confluito nell'articolo 41 del testo unico sulla radiotelevisione) prevede infatti di destinare alla carta stampata il 50 per cento (che diventa 60 nella fase di transizione al digitale) della pubblicità istituzionale che annualmente la presidenza del Consiglio acquista sui mezzi di comunicazioni. L'Authority ha dunque smascherato le tabelle fornite il 30 settembre scorso da Palazzo Chigi relative alle spese del 2004, dalle quali risultava che il capitolo della «carta stampata e informatica» aveva assorbito il 61,25 per cento dei quasi 8 milioni di euro riservati per la pubblicità istituzionale. Peccato però che in quella cifra fossero inclusi anche gli sms che secondo l'autorità presieduta da Corrado Calabrò, "non possono essere sommate a quelle destinate per l'acquisto di spazi sulla stampa quotidiana e periodica". Ma non solo. Scrive l'Ag Com nella sua contestazione: "Anche a voler considerare il decreto del Ministero degli Interni come un fatto eccezionale e non prevedibile, questo Dipartimento rileva come dall'analisi dell'elenco dei contratti, distinti per tipologia di destinazione ed aggregati per data di stipula ( precedenti o successivi alla data del 9 giugno), sia già evidente come nel corso del primo semestre dell'esercizio 2004, l'andamento della destinazione delle spese fosse sbilanciato a favore di mezzi diversi rispetto all'editoria quotidiana e periodica". E cioè "verso" Mediaset, visto che la Rai è obbligata a trasmetterli gratuitamente.




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