Ah, adesso iniziamo coi capziosismi...Originariamente Scritto da Marco-Torino
arabo è differente da musulmano
islamista non significa nulla
gli iraniani non sono arabi
Eccetera...
Ah, adesso iniziamo coi capziosismi...Originariamente Scritto da Marco-Torino
arabo è differente da musulmano
islamista non significa nulla
gli iraniani non sono arabi
Eccetera...
Originariamente Scritto da Orazio Coclite
se togliamo l'ultimo accenno ai cristiani condivido pienamente![]()
Originariamente Scritto da costantino
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Tanto per vederci meglio sull'effetivo filo-islamismo dell'Italia fascista (), riporto alcuni passaggi dall'ottimo e ben documentato, nonché consigliatissimo, libro di Enrico Galoppini, Il fascismo e l'islam (edizioni all'Insegna del Veltro).
Dalle pagine 58-59:
Nel Maghreb si era invece con le mani del tutto legate, vuoi per la presenza della colonia libica - «vetrina» della collaborazione italo-araba per gli uni, esempio tangibile d'oppressione imperialista per gli altri - che consigliava di non galvanizzare ulteriormente l'indipendentismo dei vari popoli nordafricani (del resto poco propensi - a parte il caso del Partito «Neo-Destour» tunisino di Habîb Burghîba - a cercare nell'Italia fascista un aiuto nella loro lotta anti-francese), vuoi per il fatto che in Tunisia, Algeria e Marocco, nel corso della guerra, si dovette tenere nel debito conto il ruolo di Vichy, con la zona del Rîf marocchino in mano alla Spagna di Franco.
La Germania nazionalsocialista, al contrario, non aveva colonie a seguito del crollo del Reich guglielmino, e tanto meno aspirava ad averne, fatte salve le richieste di vedersi restituire gli ex-possedimenti africani: la priorità dell'espansione verso est e l'idiosincrasia di Hitler per il colonialismo bastavano a garantirle una discreta riserva di simpatie tra i popoli arabo-islamici.
Simpatie favorite dal fatto che Hitler e Mussolini avevano stabilito le rispettive «zone d'influenza» fin dal 1936: la «mano libera» all'Italia nel mondo arabo (specialmente in quello affacciantesi sul Mediterraneo) poteva suonare persino alle orecchie dei leaders meglio disposti verso l'Asse come un campanello d'allarme da non sottovalutare. Aveva un bel dire la propaganda italiana di non tenere ad alcun ampliamento territoriale. Le speranze d'indipendenza completa e d'unità araba, tradotte in richieste d'impegni e dichiarazioni ufficiali presentate in svariate occasioni dal Gran Muftî e da Al-Gaylânî (spesso più in disaccordo che in sintonia), non ricevettero mai un'accoglienza capace di oltrepassare un ingessato formalismo. A ripetute dimostrazioni di comprensione delle aspirazioni nazionali arabe, non facevano riscontro assicurazioni particolareggiate. Questa titubanza nell'impegnarsi definitivamente risentiva certo dei condizionamenti di una politica sempre troppo cautamente antinglese, mentre nel corso della guerra la disparità di vedute tra Italiani e Tedeschi - sempre esistita, acuitasi dopo i rovesci militari italiani che richiesero il soccorso tedesco addirittura nel Mediterraneo e sfruttata da parte araba - non favorì uno sviluppo chiaro ed univoco della politica islamica.
E ora tenetevi forte ():
Luci ed ombre caratterizzavano anche quella tedesca. Il rispetto delle «zone d'influenza» non era estremamente rigido, così nel nord Africa - dove la Germania aveva sicuramente maggiore libertà di movimento - e nelle aree mesopotamica ed iranica, ricche di petrolio ed interessanti dal punto di vista strategico ma anche archeologico, la propaganda hitleriana aveva modo di dispiegarsi e di raccogliere proseliti. L'Egitto, per la sua posizione geopoliticamente assiale nello scenario arabo, era una sorta di banco di prova della tenuta degli accordi italo-tedeschi, ma era in Palestina che la Germania non faceva mistero della sua contrarietà alla formazione di un futuro stato indipendente (nota 53), mentre la politica nazionalsocialista di emigrazione ebraica non poteva non irritare gli Arabi (nota 54) e creare difficoltà anche all'Italia.
Nota 53: Non a caso fu in Mussolini - che tuttavia fino al '36 non escluse la creazione di uno stato ebraico in Palestina - che il Gran Muftî individuò l'interloculore privilegiato.
Nota 54: Cfr. N. AL-'ÂBBSÎ, Mawqif al-'Arab min Almânyâ an-Nâziyyia fî daw'i siyâsatihâ tijâh al-Yahûd [L'atteggiamento degli Arabi nei confronti della Germania nazista alla luce della sua poilitica verso gli Ebrei], "Al-Mu'arrikh al-'Arabî", n. 55, Baghdâd 1997, pp. 63-74. In soli due anni, dal 1933 al 1935, la percentuale degli Ebrei in Palestina passò dal 20,78% del totale della popolazione al 27,38%. Cfr. le tabelle elaborate da G. Valli in appendice a P. SELLA, prima di Israele, op. cit. pp. 402-405.
Oltretutto, come ben sa chi i libri di Fabei, Galoppini e Martelli se li è letti, il fascismo italiano fu soprattutto molto vicino a quel mondo arabo socialisteggiante e pan-arabista, realtà sociale molto differente da quella attuale di un mondo arabo pervaso di revanscismo e fanatismi religiosi.
Non credo infatti possano esistere dubbi che se Mussolini fosse ancora vivo ai nostri giorni non solo condannerebbe le varie teocrazie islamiche mediorientali, ma assumerebbe pure una posizione di assoluta cesura nei confronti dell'immigrazione. Affermare il contrario vuol dire essere pazzi da legare (tipo l'amico nostro, er 'paranoia').
Originariamente Scritto da Avanguardista
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La treccia di Ipazia
Stranezze, curiosità e aneddoti sparsi tra i libri e i loro autori
di Valeria Palumbo
La spada che non c'è
Una foto del marzo 1937 mostra Benito Mussolini a Tripoli che brandisce una spada, su un cavallone nero: l'avevano fabbricata a Firenze ma, almeno in teoria, era il brando che lo rendeva difensore del mondo islamico. Di sue azioni concrete nel campo non se ne conoscono (una missione inviata in Afghanistan già nel 1923 fallì perché l'ing. Luigi Piperno, uno dei due inviati, cercò di sedurre una donna afghana. Piperno fu ucciso da un paio di fucilate mentre si trovava sul terrazzo della legazione italiana di Kabul, mentre sul gruppo degli italiani si riversò l'indignazione popolare). Ma in Amedeo, Vita, avventure e amori di Amedeo Guillet, un eroe italiano in Africa Orientale (di Sebastian O'Kelly, Rizzoli) tutto un capitolo è dedicato alla cerimonia di consegna della spada che in realtà fu solo un'ottima operazione di marketing di Italo Balbo. Di fatto non esiste nessuna "spada dell'Islam", non è una versione musulmana del Santo Graal (che forse esiste ancora di meno, ma fa letteratura). Però anche se non è d'acciaio, la spada dell'Islam ha effetti ancora più devastanti: è un titolo attribuito a chi ha difeso l'Islam con le armi. Il primo a meritarsi l'appellativo è stato Hamza, zio di Maometto, uomo molto poco interessato alla religione, dedito alla caccia e allo sport. Ma soprattutto fiero sostenitore della tradizione clanica: se fai male a uno del mio clan, inizia a far testamento. Qualcuno gli raccontò che Maometto era stato picchiato e gettato nel fango: lui corse a casa dell'aggressore, Abu Jahl, e gli diede una pubblica lezione. Poi morì in battaglia e lì a nulla gli valse essere un gigante. Spada dell'Islam è stato anche il pirata Dragut, grande nemico di Andrea Doria e dei veneziani. E La spada dell'Islam si intitola un improbabile film italiano del 1961 con Silvana Pampanini nelle vesti della regina Shagaret El Dor, che da noi non ha visto nessuno (roba da caccia al tesoro nelle cineteche) e che invece ha girato in Nordafrica: drammone d'amore e morte che ha per protagonisti la principessa Gihad e il principe Mamuth, salvatore del mondo arabo contro i tartari. Altri tempi.
Comunque, andando a sintetizzare alcuni interessanti passaggi da me sopra riportati:
- la Germania nazionalsocialista era contraria alla formazione di un futuro stato indipendente in Palestina;
- la Germania nazionalsocialista incoraggiava in ogni modo le idee sioniste della 'Grande Israele', così da togliersi dalle scatole quanti più ebrei possibile a tutto svantaggio dei poveri palestinesi (che da allora la rogna degli 'indesiderati' ce l'hanno loro...);
- Mussolini, a differenza di Hitler, fino al '36 era favorevole alla nascita di uno stato ebraico in Palestina (nulla di nuovo per chi ha letto dei rapporti esistiti tra fascismo italiano e sionismo);
- in due anni di politiche di espulsione di ebrei dalla Germania questi andarano ad aumentare di un 7% la loro presenza in Palestina.
Queste le prime cose balzatemi agli occhi, il libro è pieno di riferimenti documentati per smontare una volta per tutte questa fola del Mussolini filo-islamico. Il fascismo attuò nei fatti una politica tendente al mondo arabo, ma non lo fece certo per buon cuore, né per una quanto mai improbabile vicinanza del Duce all'islam. Nella realtà dei fatti fu programmata a tavolino una politica tesa a disturbare Francia e Inghilterra e a provare a sostituire al loro dominio quello dell'Italia fascista. Insomma, tante cose interessanti da leggere.
Se volete la prossima volta trascriverò qualche altro passaggio.
Ma poi sembra che spesso non ci si renda conto che l'Islam, nei pensieri di Hitler e Mussolini, occupava un posto decisamente marginale e secondario...
Peraltro non c'è nulla di strano nel favore col quale il nazionalsocialismo può aver visto la creazione dello Stato Ebraico. Tra le finalità di Adi e dei Nazi vi era quella di rendere l'Europa Judenfrei (termine originale tedesco=priva di ebrei).
Per lungo tempo accarezzarono il "progetto Madagascar" (che peraltro si rifaceva a similari progetti francesi). Ora, cosa poteva fregare ad Hitler del fatto che la Palestina si riempisse di Ebrei? Per Hitler che differenza c'era tra Madagascar e Palestina?
Ma voi pensate che all'Adolfo fregasse qualcosa degli arabi palestinesi? Cosa avevano in più degli indigeni malgasci, ai suoi occhi?
Ribadisco, questa discussione è stata un grande successo per il nostro amico 'paranoia' (I'm Hate)!![]()
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Onore alle Waffen SS Islamiche.
Nelle masse arabe si riscopre un pò di nazionalsocialismo.
Con l' Iran, con i Fratelli Musulmani Egiziani, con Hamas, con la resistenza iraqena, con Hezbollah.
Affanculo il Whabitismo, i regimi sauditi, strumenti del padrone americano.