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Discussione: Sempre Peggio

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    Predefinito Sempre Peggio

    Aboliti gli esami anche per gli istituti non statali e non paritari: circolare dell'ultima ora dal ministero dopo le norme economiche nella Finanziaria

    "Tutte le private senza controlli"
    Sindacato e presidi: pronti ai ricorsi

    di SALVO INTRAVAIA

    Ancora un regalo alle scuole private. Da quest'anno, i piccoli iscritti nelle scuole "non statali non paritarie" per passare da una classe all'altra non saranno più soggetti al consueto esame annuale. Lo ha stabilito un recente provvedimento firmato dal direttore generale per gli Ordinamenti scolastici del ministero dell'Istruzione, Silvio Criscuoli, che fa andare su tutte le furie la Cgil. Per il sindacato, "di queste continue regalie al privato non se ne può proprio più, e da tempo".

    "Il ministero - dichiara Enrico Panini, segretario generale della Flc Cgil - ha raccolto il grido di dolore di alcuni gestori di scuole private ed in nome del primato del mercato è corso fulmineamente in loro soccorso abolendo gli esami annuali di idoneità. Abbiamo dato mandato al nostro ufficio legale di impugnare la nota ministeriale e sappiamo di dirigenti scolastici di scuole pubbliche che stanno valutando a loro volta la possibilità di impugnare la norma per gli evidenti effetti distorsivi sul sistema pubblico. Stiamo, inoltre, valutando l'organizzazione di iniziative di protesta".

    Ma di cosa si tratta? Prima della legge sulla parità scolastica (aprile 2000) i piccoli delle scuole elementari private autorizzate, per essere promossi alla classe successiva dovevano sostenere un esame al cospetto di una commissione giudicatrice esterna, con maestre provenienti dalla scuola statale. Poi, per le scuole private che ne fecero richiesta - ed erano in possesso dei requisiti - arrivò la parità scolastica, che le equiparava in tutto alle scuole statali. E per gli alunni iscritti nelle paritarie finì l'angoscia dell'esame a giugno. Per tutti coloro che, invece, rimasero iscritti nelle scuole private autorizzate (era questa la dicitura delle elementari private prima che fosse approvata la legge sulla parità) rimaneva l'obbligo di sostenere gli esami per il passaggio alla classe successiva.

    Ma da una settimana è cambiato tutto. La nota numero 777 del 31 gennaio scorso "ritiene utile precisare che, sulla base di una interpretazione logico-sistematica della normativa di riferimento, gli alunni soggetti all'obbligo scolastico, che si avvalgono dell'istruzione privata, assicurata presso strutture scolastiche organizzate (scuole private non paritarie), non sono tenuti a sostenere, al termine di ciascun anno scolastico, esami di idoneità alla classe successiva".

    Niente più esami, quindi, per nessuno: alunni delle statali, delle paritarie e delle non paritarie. Compresi coloro che passano dalla scuola elementare alla media che fino al due anni fa sostenevano gli esami di quinta elementare. "L'obbligo di sostenere esami di idoneità al termine di ciascun anno scolastico permane, invece, nei confronti degli alunni in età di scolarizzazione obbligatoria che si avvalgono dell'istruzione paterna", quelli che vengono preparati privatamente dalle famiglie.

    Secondo la Flc Cgil, si tratta "di una interpretazione che non sta né in cielo né in terra". "Tutte le volte - commenta Panini - che in una circolare si trovano frasi del tipo '..sulla base di una interpretazione logico-sistematica della normativa di riferimento...' c'è da aver paura per il rispetto del diritto e delle regole: si tratta di un esempio 'superbo' per capire che ormai non esistono più limiti per il Ministro in questa opera di abuso sulle norme esistenti". Secondo il sindacato di via Leopoldo serra "per le private basta chiedere che la risposta arriva subito".

    La curiosità. La cosiddetta nota Criscuoli anticipa e, per certi versi, sorpassa anche quello che il 2 febbraio scorso ha approvato il Parlamento a proposito di Norme in materia di scuole non statali (articolo 1 bis della legge di conversione). Secondo Panini questa "novità non sarebbe contemplata da nessuna norma: passata, presente e futura". Appunto, neppure dalla recente norma contenuta nella legge di conversione del decreto-legge 250. Ma la nota, con ben due giorni di anticipo, parla già di scuole private "non paritarie", denominazione prima di allora mai entrata nella legislazione scolastica italiana e introdotta appunto dal decreto-legge in questione. "Non solo le scuole di cui si parla nella nota appartengono ad un 'non sistema' - commenta il segretario della Flc Cgil - ma le stesse norme sulla scuola privata non paritaria, previste dall'emendamento governativo al decreto legge 250, che non sono ancora entrate in vigore, non prevedono nulla di tutto ciò".

    Le scuole "non statali non paritarie". Da pochi giorni, in Italia, sono autorizzati ad erogare il servizio scolastico anche "le scuole non statali non paritarie". Ma quali sono i requisiti che devono possedere queste scuole? Secondo la recente legge omnibus approvata dal Parlamento, per mettere su una scuola non paritaria basterà: svolgere un'attività organizzata di insegnamento; avere un progetto educativo e relativa offerta formativa, conformi ai principi della Costituzione e all'ordinamento scolastico italiano; disporre di locali, arredi e attrezzature conformi alle norme vigenti in materia di igiene e sicurezza dei locali scolastici in relazione al numero degli studenti; impiegare personale docente e avvalersi di un coordinatore delle attività educative e didattiche forniti di titoli professionali coerenti con gli insegnamenti impartiti e con l'offerta formativa della scuola, nonché di idoneo personale tecnico e amministrativo; che nella scuola ci siano gli alunni, in età non inferiore a quella prevista dai vigenti ordinamenti scolastici. Nulla per quanto riguarda la paga degli insegnanti, punto cruciale per le organizzazioni sindacali.

    Le ultime "regalie". A detta dei sindacati della scuola, a fronte di tagli continui sulle scuole pubbliche, l'ultimo scorcio della legislatura è stata prodiga di regali a favore delle private. Proviamo a ricordarli. I primi due arrivano prima di Natale. Ancora protagonista Criscuoli con una circolare che consentirebbe ai gestori delle private di assumere docenti, anziché con contratti a tempo indeterminato - come stabiliscono i relativi contratti di categoria - con contratti a progetto. "La circolare del 6 dicembre è un regalo ai gestori spregiudicati che non applicano il contratto", tuona la Flc Cgil. Mentre in Finanziaria si profila un consistente (andato poi a buon fine) aumento dei finanziamenti aggiuntivi per gli alunni iscritti nelle scuole paritarie. "Semplicemente un regalino di 157 milioni di euro, cioè più del triplo di quanto stanziato (per la precisione: 49.820.216 euro) con la Finanziaria del 2005, per un buono scuola a favore di chi iscrive i figli alle scuole private", ribadisce la Cgil. Ma non solo. A gennaio, facendo pochi conteggi sul bilancio dello Stato, si scopre che i finanziamenti - che arrivano attraverso le casse delle direzioni scolastiche regionali - previsti per il 2006 a favore delle scuole non statali aumenteranno del 2 per cento. Infine, la nascita delle scuole non statali non paritarie e l'abolizione degli esami di idoneità per i bambini della scuola elementare che la frequentano.

    (6 febbraio 2006)

    http://www.repubblica.it/2005/i/sezi...loprivate.html
    9 Aprile 2006

  2. #2
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    Ecco il dossier 2006 dell'associazione ambientalista
    Cifre, dati e commenti sull'operato del governo

    "Stanno liquidando la scuola Pubblica"
    L'allarme di Legambiente

    di MATTEO TONELLI


    ROMA - Smontare, liquidare, rendere marginale la scuola pubblica. Incentivare quella privata. Si potrebbe sintetizzare così il dossier che Legambiente dedica allo stato di salute dell'istruzione italiana dopo cinque anni di governo targato centrodestra. Pagine di cifre che analizzano i risultati prpdotti dalla riforma della scuola di Letizia Moratti e che verrano presentate domani in un convegno a Roma organizzato dal tavolo nazionale "Fermiamo la Moratti".

    La riforma, assicura Legambiente, è ispirata da un preciso disegno: far funzionare sempre peggio la scuola pubblica, aprire spazi alla privatizzazione e trasformare l'istruzione in una merce appetibile per il mercato. Se questo è il fine ultimo, la strada percorsa è evidente: meno insegnanti e più alunni, più precari, tagli ai finanziamenti. Un dato fotografa la situazione: a fronte di un aumento di 107.000 alunni, legato all'ingresso a scuola di ragazzi stranieri, i finanziamenti sono rimasti identici a quelli del 2000, con un calo pro capite del 14,20%. Unico dato con il segno più, non a caso, quello degli stanziamenti alle scuole paritarie.

    Le cifre di Legambiente stridono, ancor di più, se si mettono a confronto con la bassa scolarizzazione degli adulti in Italia. Quasi 11 milioni di italiani ha solo la licenza elementare, più del 40% della forza lavoro ha solo il titolo di licenza media, poco più del 23% ha un diploma. Secondo l'indagine Adult Literacy and life skill solo il 20% della popolazione italiana tra i 16 e i 65 anni è in grado di rispondere efficacemente alle esigenze di vita e di lavoro del mondo attuale, il resto è a rischio alfabetico. Numeri ben lontani dagli obiettivi fissati a Lisbona nel 2000 e di Barcellona nel 2002: assicurare che almeno il 15% della popolazione attiva ritorni in formazione.

    Meno scuole. Nel 2005-2006 continua il taglio delle dirigenze scolastiche inziato nel 200-2001. Ad oggi se sono state eliminate 764 (il picco nel 2002 con 742 chiusure). A stare peggio è il Friuli Venezia Giulia (-18,60%), seguita dalla Liguria (-17,08%), dal Veneto (-15,91%), Lombardia (-14,52%). In cinque anni, inoltre, sono state chiuse il 9,32% delle istituzioni scolastiche di primo grado. Per quanto riguarda gli edifici scolastici, in cinque anni la scuola per l'infanzia guadagna 73 stabili, mentre quella dell'obbligo ne perde 226. La scuola superiore, con il numero degli alunni in forte crescita, sale di 147 strutture. Il dato complessivo, però, è in calo di 26 scuole a fronte di un aumento di 107.731 alunni. Capitolo a parte merita la scuola dell'infanzia. A due anni dall'applicazione della legge 53, le scuole sono aumentate di sole 43 unità, a fronte di più di seicentomila alunni che restano nelle scuole paritarie e dei cinquantamila in lista d'attesa.

    Meno insegnanti, più alunni. Nei cinque anni di governo Moratti si registra un aumento di 107mila a cui corrisponde un aumento di 367 classi ma anche la soppressione di 15.752 cattedre. Unico dato in positivo riguarda la scuola per l'infanzia che, però, appare sottodimensionata rispetto all'aumento degli alunni. Praticamente una sorta di taglio indiretto, sottolinea Legambiente. In aumento, anche se lieve, il tempo pieno. Ma anche in questo caso si tratta di un segno più che mal risponde alle esigenze. Nella scuola primaria, nell'ultimo anno, un aumento di 21.003 alunni porta in più solo 340 classi e 1.314 cattedre. Per quanto riguarda il tempo pieno si è passati perciò dalle 29.463 classi dell’anno scolastico 2001/02 alle 32.068 attuali. Ma l'aumento, dice Legambiente, porta ad accogliere solo lo 0,23% in più di bambini. Colpita pesantemente anche la scuola superiore che, a fronte di un aumento, nel quinquennio considerato, di 100.326 alunni acquista solo 3.813 classi e perde 8.433 cattedre, pari al 53,53% di tutte le cattedre tagliate.

    Meno sostegno. È questo un aspetto che Legambiente ha particolarmente a cuore. Nelle scuole italiane ci sono 161.027 alunni disabili, con 79.513 docenti di sostegno (il rapporto è 2,02, superiore all'1,85 del 2001). In questi ultimi cinque anno numerose sentenze del Miur hanno riconosciuto,senza dubbi, "il diritto all'integrazione. Per i tribunali la pubblica amministrazione ha l'obbligo di fornire l'insegnante di sostegno per le ore richieste e ritenute necessarie per l'insegnamento. "Il quadro è evidente - scrive Legambiente - da un lato il Miur fa finta di non vedere i diritti da soddisfare, dall'altra i giudici si pronunciano in modo uniforme e condannano l'amministrazione".

    I precari. In cinque anni la scuola ha perso 46.229 docenti di ruolo. E, scrive Legambiente, non bastano a mitigare la precarietà del personale scolastico le 12.500 assunzioni in ruolo dell'anno scolastico 2004/2005 e le 35mila di quest'anno. Nel 2005-2006 si registrano 102.100 precari di cui 33.700 con contratto a tempo determinato fino al 31 agosto 2006, 68.400 con incarico fino al termine delle lezioni. In percentuale il 12,93% degli insegnanti è precario. Nel 2001 era l'11,62%. Note liete, invece, per le assunzioni degli insegnanti di religione cattolica: il ministro Moratti è riuscito a completare il piano: 15.383 docenti sono stati assunti. "Fatto - ironizza Legambiente - la cambiale elettorale è stata pagata".

    Meno investimenti per la scuola pubblica. Legambiente si concentra sui finanziamenti che hanno una ricaduta didattico-organizzativa. Il finanziamento più consistente arriva con la circolare applicativa della legge 440/97 per il potenziamento dell'attività scolastica. Dal 1997 al 2002 si è avuto sempre un incremento. Con la Finanziaria del 2002 comincia la politica dei tagli, fino ad arrivare alla Finanziaria del 2005 a quota: 196.990.588 (-3,35% rispetto al 2004, -27% rispetto al 2001). In calo anche le risorse per la formazione degli adulti: -24,88% rispetto al 2001. Problemi e tagli di risorse anche per le scuole carcerarie (che sono aumentate di 16 unità).

    Alunni stranieri. Si tratta di un fenomeno che è quasi raddoppiato in quattro anni e che ha contribuito a compensare il calo demografico degli studenti italiani. I fondi per incentivare il lavoro degli insegnanti in sei anni sono rimasti sempre gli stessi mentre è quasi triplicata la presenza degli alunni stranieri, è aumentata dell'11,68% la presenza di alunni portatori di handicap, sono aumentate le situazioni di disagio scolastico; la dispersione scolastica nel senso ampio del termine assume dimensioni sempre più preoccupanti: lo scorso anno il 15,47% degli alunni di scuola superiore è stato respinto, il 41,15% è stato promosso con debito e gli abbandoni vanno dall1,8% dei licei all'8,5% degli istituti professionali. Fondi, quindi, destinati per intervenire, con "progetti aggiuntivi" su aree di disagio scolastico sempre più ampio. E che hanno un limite: non possono essere spesi per l'acquisto di sussidi didattici o per pagare l'intervento di mediatori culturali.

    E l'informatica? Per il terzo anno consecutivo le scuole italiane non hanno ricevuto neppure un euro per l'informatica. L'informatica e la strumentazione tecnologica solo legate a precedenti leggi e non alla riforma del governo, dice Legambiente. Il primo anno di gestione Moratti ha portato un taglio del 30,07% ai finanziamenti per le nuove tecnologie. Poi più nulla: per tre anni consecutivi questa voce è del tutto scomparsa dai finanziamenti ministeriali.

    La sicurezza. L'investimento pro capite per la sicurezza è aumentato "ma solo perché i tagli sugli organici fanno diminuire il personale, ultimamente non più bilanciato dal notevole aumento degli studenti" dice Legambiente. Rimane il problema dello stato di salute degli edifici scolastici. "La L. 23/96 a distanza di più di 8 anni, non trova ancora completa attuazione" denuncia l'associazione che cita l'indagine compiuta dal Miur nel 2002: il 57,1% delle scuole non era in possesso del certificato di agibilità statica e di agibilità igienico-sanitaria, il 73,2% non aveva il certificato di prevenzione incendi, il 37% mancava di scale di sicurezza e il 20,6% di porte antipanico. Mentre dall'indagine di Legambiente "Ecosistema scuola 2005" emerge come non sembrino arrivati a soluzione neppure i problemi che riguardano la sicurezza ambientale. "Per il 2005 sono stati stanziati per interventi di edilizia scolastica solo 10 milioni di euro nella Legge finanziaria" dice l'associazione ambientalista. In chiusura una nota lieta: il 13 ottobre 2005 l'intesa Stato Regioni per il "Piano straordinario per la messa in sicurezza degli edifici scolastici insistenti nelle zone a rischio sismico, approvato dopo il terremoto del Molise. "Ma nella finanziaria 2006 nulla è stato previsto per l'edilizia scolastica" rivela Legambiente.

    Le scuole paritarie. A leggere i dati si avverte subito una diversa impostazione. Per le paritarie la cifra stanziata resta la stessa degli ultimi due anni: 527.474.475. "Ben ampiamente al di sopra di quello che prevede la legge sulla parità scolastica" annota Legambiente. Inoltre la Finanziaria 2006 eleva a 157 milioni di euro il bonus a favore delle famiglie che scelgono la scuola privata. In un momento in cui, si legge nel rapporto, "alle scuole statali vengono tagliati i fondi per le supplenze brevi, per l'igene e la sicurezza".
    9 Aprile 2006

  3. #3
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    Mi pare che a questo punto sia inutile stare a discutere su legittimità o meno delle politche di questo governo, una sola considerazione:
    prima ce li togliamo dalle balle e meglio è per tutti


  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da xvmayo
    Mi pare che a questo punto sia inutile stare a discutere su legittimità o meno delle politche di questo governo, una sola considerazione:
    prima ce li togliamo dalle balle e meglio è per tutti

    Quoto
    9 Aprile 2006

  5. #5
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  6. #6
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    Con questa banda al governo abbiamo TOCCATO IL FONDO!!!

  7. #7
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    Legge di iniziativa popolare: anche Rifondazione la sostiene
    di R.P.
    Prende avvio la raccolta di firme a sostegno della legge di iniziativa popolare sulla scuola. L'iniziativa, promossa da ReteScuole, è sostenuta anche da Rifondazione Comunista. I punti qualificanti: classi con 22 alunni, obbligo scolastico a 5 anni e fino a 18; biennio unitario di 36 ore, abolizione della dirigenza scolastica.
    Il movimento milanese di "Rete Scuole" incassa il suo primo vero successo politico convincendo Rifondazione Comunista, il partito di Fausto Bertinotti, a sostenere in prima persona la raccolta di firme a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare sulla scuola.
    A dire il vero la "vittoria" potrebbe rivelarsi un vero e proprio boomerang perché a questo punto gli alleati dell’Unione potrebbero chiedere conto a Bertinotti della sua posizione palesemente inconciliabile con il programma sulla scuola che Prodi sta cercando, faticosamente, di sostenere.
    Nelle ultime settimane, infatti, le prese di posizione del movimento di ReteScuole contro il programma del centro-sinistra si sono moltiplicate e quindi l’adesione (anzi il sostegno) di Rifondazione Comunista all’iniziativa non potrà non creare qualche tensione fra le forze dell’Unione.
    Ma in concreto quali sono i punti qualificanti della proposta di legge di ReteScuole ?
    Intanto gli asili nido dovrebbero far parte del sistema scolastico e l’obbligo (scolastico e non formativo) si dovrebbe estendere fino all’età di 18 anni (su questo punto il contrasto con il programma dell’Unione è evidente, dal momento che per Prodi, Rutelli e Fassino l’obbligo potrebbe fermarsi a 16 anni).
    In ogni ordine di scuola le classi non dovranno superare i 22 alunni e gli insegnanti di sostegno dovranno essere assegnati per l’orario richiesto dalla scuola e quindi all’organico del sostegno non dovrà essere posto alcun limite massimo.
    Per quanto riguarda l’organizzazione oraria gli estensori della legge propongono che nella scuola elementare vengano offerte alle famiglie due possibilità: o il tempo pieno a 40 ore o i "moduli" a 30; nella scuola media, invece si potrebbe optare fra tempo pieno a 36 ore e tempo normale a 30.
    L’ultimo anno di scuola dell’infanzia dovrebbe essere obbligatorio mentre la scuola superiore dovrebbe essere formata da un biennio unitario di 36 ore settimanali (30 obbligatorie e 6 di orientamento) e da un triennio di indirizzo.
    La legge prevede anche organici aggiuntivi per la realizzazione di specifici progetti finalizzati all’inserimento degli alunni stranieri o per la prevenzione della dispersione.
    A conti fatti l’aumento degli organici non sarebbe inferiore al 20-25%; per finanziare l’inevitabile incremento di spesa la legge prevede che il 6% del PIL sia destinato a coprire le spese dell’istruzione.
    Numerose le norme che la legge popolare prevede di abrogare: non solo la legge 53/2003 con i vari decreti applicativi ma anche norme volute dal precedente governo come quelle contenute nelle leggi finanziarie del 1997 e 1998 sul contenimento degli organici o l’art. 68 della legge 144/99 sull’obbligo di frequenza delle attività formative. Nè poteva mancare la richiesta di abrogazione del decreto 59/98 istitutivo della dirigenza scolastica, mai "digerita" del tutto dal partito di Rifondazione.
    Adesso si attendono le prese di posizione degli alleati di Rifondazione che dovranno chiarire se e come le proposte di Bertinotti e del movimento siano compatibili con il programma già sottoscritto da tutti.

 

 

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