Lettera aperta a Prodi
Energie alternative: il modo migliore per far aumentare la bolletta
Caro Prof. Prodi, dopo aver letto il suo articolo, pubblicato sul "Sole 24 Ore" dello scorso 27 gennaio, sono pervenuto alla conclusione che a fare il Primo Ministro come intende farlo lei siamo capaci tutti. In quell'articolo, ove lei delineava la sua politica energetica, così esordiva: "la prima cosa che bisogna avere ben presente è che l'alto costo dell'energia sarà una costante del nostro futuro". Ed è questo suo esordio, apparentemente innocente, a dare a chiunque il diritto di autocandidarsi alla Presidenza del Consiglio. Perché se è vero, come è vero, che "il" problema energetico del paese è l'alto costo dell'energia (la bolletta elettrica delle famiglie italiane è la più cara del mondo e quella delle industrie italiane è seconda solo a quella delle industrie irlandesi), quella sua affermazione renderebbe inutile qualunque agenda energetica, visto che quel problema (che è, me lo faccia ripetere, "il" problema) risulta, per definizione, né affrontabile né, tanto meno, risolvibile.
Un signor qualunque, molto probabilmente non lo affronterebbe; ma visto che ci rinuncia anche lei ("bisogna avere ben presente che l'alto costo dell'energia sarà una costante del nostro futuro"), resta da capire che differenza c'è tra lei e il candidato qualunque.
Si immagina se il ministro Lunardi, anziché assillarci con la patente a punti, avesse detto, cinque anni fa: "bisogna avere ben presente che l'alto numero di incidenti stradali fatali sarà una costante del nostro futuro". E possiamo sbizzarrirci a piacimento: "bisogna avere ben presente che sopportare il fumo passivo sarà una costante del nostro futuro", "bisogna avere ben presente che il nepotismo nell'arruolamento della classe docente universitaria sarà una costante del nostro futuro", "bisogna avere ben presente che l'aumento di anno in anno delle tasse sarà una costante del nostro futuro".
Però sa qual è il guaio? Che chiunque farebbe meno danni. Lei illustra tutta una serie di provvedimenti che avranno l'inequivocabile effetto di rendere agli italiani ancora più alto il costo dell'energia elettrica.
Provvedimenti che * questo lo riconosco * forse chiunque non sarebbe capace di prendere: "con robuste incentivazioni le energie rinnovabili potranno giungere, nel 2011 (sic!), al 25% della produzione dell'energia elettrica nazionale". Molto bene ha detto: "robuste incentivazioni", ché solo esse rendono possibile modalità di produzione energetica (eolica, fotovoltaica, biocarburanti) che altrimenti porterebbero alla bancarotta. Molto male ha detto nel resto della sua affermazione, ove ha cercato di gabbare i suoi lettori - e mi meraviglia che anche il suo ospite, il direttore del "Sole" cui lei si rivolge nell'articolo, si sia fatto da lei gabbare - pronosticando un 25% sull'energia elettrica prodotta, quando invece l'indice significativo da riportare sarebbe stato l'energia elettrica consumata. (E, comunque, anche per la produzione quel suo 25% è una pia, per fortuna irrealizzabile, illusione; che, dovesse mai realizzarsi, porterebbe gli italiani alla nera miseria). Il suo programma è allora di raddoppiare la bolletta elettrica degli italiani, aggiungendo a essa, già esosa così com'è, le tasse dedicate alle "robuste incentivazioni".
Naturalmente, alle spalle dei molti che si impoveriranno moderatamente, vi saranno pochi che si arricchiranno smodatamente: potremmo così dire che lei è la personificazione della parodia di un Robin Hood che toglie ai poveri per dare ai ricchi.
Già in altra occasione le obiettammo da queste pagine che, se volessimo sostituire con bioetanolo il 5% del carburante per autotrazione che consumiamo, dovremmo coltivare a vegetale dedicato 100.000 kmq di penisola. E se il 10% dell'energia elettrica che consumiamo volessimo produrlo col fotovoltaico, dovremmo investire oltre 200 miliardi di euro; se volessimo produrlo con l'eolico, dovremmo investirne 24 miliardi in turbine, che occuperebbero 3000 kmq, che andrebbero rinnovate dopo meno di 20 anni e che non eviterebbero la costruzione di impianti convenzionali di pari potenza, pronti a partire in caso di assenza di vento. Se, infine, volessimo produrlo bruciando biomassa, dovremmo coltivare oltre 20.000 kmq di territorio. Se invece producessimo quel 10% col nucleare (come fa il resto del mondo industrializzato), dovremmo investire meno di 10 miliardi per impianti che occuperebbero meno di 1 kmq e che hanno una attesa di vita di 40 anni.
Non ci ha mai onorato di una risposta * pur sollecitata dalle nostre preghiere * a queste, e ad altre obiezioni. Mi dia allora una ragione, una sola, per preferire, alla Presidenza del Consiglio, lei ad un signor qualunque.
di Franco Battaglia
Roma, 6 febbraio 2006
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tratto da "Il Portale di Nuvola Rossa"
http://www.nuvolarossa.org/modules/n...p?storyid=2095





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