Piantiamola con i riconoscimenti tardivi, con il buonismo d’accatto e con il mercato della nostra memoria
Ho assistito sabato 28 gennaio a Casa Pound alla presentazione del libro “I vincitori della guerra perduta” di Luigi Emilio Longo; libro che sto ora leggendo con vivissimo interesse.
Da allora giorno dopo giorno sta crescendo dentro di me un rospo nello stomaco di cui oggi ho deciso di liberarmi.
Durante la presentazione del libro ho ascoltato i racconti di vari Reduci e corrispondenti di guerra, ho partecipato con interesse e commozione alle loro gesta soprattutto alle ingiustizie da loro patite alla fine del conflitto contro gli invasori anglo-americani. Ho condiviso appieno la loro pretesa che gli venga riconosciuto il ruolo di combattenti (c’è chi ha subito la prigionia per avere ricevuto la medaglia al valor militare ….. ma combattendo dalla “parte sbagliata”) e sono stata lieta di apprendere che finalmente per loro qualche segnale positivo ci sia stato (per esempio l’istituzione ufficiale del campo della memoria ad Anzio).
Poi la mannaia si è abbattuta, le parole di Luigi Emilio Longo sono cadute come un macigno: “noi non abbiamo bisogno del riconoscimento di nessuno. Viviamo con orgoglio il nostro essere fascisti! Freghiamocene del consenso di chi, non ci ha combattuto, ma ci ha uccisi colpendoci alle spalle e che noi odiamo perché l’odio è un sentimento da uomini! Chi lo vuole il loro riconoscimento? Se lo tenessero!”
Nell’udire queste parole che riporto nel loro senso e che purtroppo non ho registrato altrimenti le vorrei risentire ogni giorno al mio risveglio, mi sono venute le lacrime agli occhi, quelle lacrime che solo la felice commozione fa sgorgare e che sono molto più difficili da trattenere.
Ho comprato immediatamente il suo libro mi sono precipitata a leggerlo.
E qui voglio fare un invito: compriamo i nostri libri, i libri scritti da chi certe vicende le ha vissute sulla propria pelle. Che bisogno abbiamo di farci raccontare la nostra storia (arricchendoli oltre tutto) da chi fino a ieri ci ha odiato ed ora cavalca opportunamente l’onda del ‘buonismo’.
La conosciamo da anni quella storia: ce l’ha raccontata chi l’ha vissuta, ce l’ha raccontata il loro sangue.
Perché siamo così affamati di consensi? Perché dobbiamo sentirci accontentati se passa in televisione uno sceneggiato becero ed insulso sulle foibe in cui si vede solo di sfuggita qualche scena dedicata all’eccidio commesso dai bastardi titini? Salvo trovarne anche una qualche giustificazione perché il protagonista, comunista e partigiano, era accecato dalla smania di riavere il figlio portatogli via dalla madre. Le foibe così sembravano il frutto univoco di un dramma esistenziale individuale. E quello doveva essere un omaggio ai Martiri italiani? Pietà!
Anche io spesso sono incorsa in questo errore guardando un documentario, vedendo uno sceneggiato: “in fondo, in fondo in questa scena……….., in questa frase……….”
BASTA! Basta con i Pansa, basta con i Vespa, basta con i Telese.
Riappropriamoci della nostra storia. Leggiamo i nostri libri che sono sicuramente più veri, più sentiti e che molto di più hanno da insegnarci.
Se qualcuno poi ci vuole attribuire riconoscimenti (veri e pieni) bene, altrimenti rispolveriamo il vecchio motto: ME NE FREGO!
I vincitori della guerra perduta, di Luigi Emilio Longo, alpinista, palombaro, pilota e paracadutista che militò nelle Brigate Nere è edito da Settimo Sigillo
Fiorella
da www.noreporter.org




Rispondi Citando