Risultati da 1 a 8 di 8
  1. #1
    itloox
    Ospite

    Predefinito valsusini,pensionari,olimpiadi ed ipocrisia

    che palle tutti questi appelli a non protestare durante le olimpiadi.
    bisogna dare all'italia una immagine positiva,ci dicono lorsignori.mi ricorda quel film di totò.quando la moglie gli dava solo le maniche della camicia ed il colletto ,per far vedereall'esterno che era elegante.nossignori,così non va.l'italia non è affatto un paese efficiente.non è affatto un paese che può permettersi di buttare miliardi quando la gente non riesce a mettere insieme il pranzo con la cena.la val susa non è il palcoscenico olimpico,ma una terra che corre il pericolo di dover domani piangere morti per cancro a causa dell'amianto.
    i perbenisti dicano pure il cazzo che gli pare.
    le manifestazioni di protesta sono legittime,legittimo è profittare dell'effetto mediatico delle olimpiadi per rivendicare diritti inalienabili

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da itloox
    cosa cazzo c'entra il nazionalismo anti padano?
    i comitati no tav non hanno nulla a che fare con le vostre fesserie
    Veramente sono gli idioti disobbedienti a non avere nulla a che fare con i no-tav visto che li danneggiano.

  3. #3
    itloox
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da medsim
    Veramente sono gli idioti disobbedienti a non avere nulla a che fare con i no-tav visto che li danneggiano.
    al contrario.dando visibilità alla giusta protesta cintro l'obbrobrio tav rendono un prezioso servigio alla causa.spero che riescano a bloccare qualche gara.
    il mondo deve sapere che in italia la gente soffre e rischia la vita a causa di questo governo del cazzo

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da itloox
    al contrario.dando visibilità alla giusta protesta cintro l'obbrobrio tav rendono un prezioso servigio alla causa.spero che riescano a bloccare qualche gara.
    il mondo deve sapere che in italia la gente soffre e rischia la vita a causa di questo governo del cazzo
    Se riescono a bloccare qualche gara consacreranno agli occhi del mondo la loro idiozia interferendo in una delle più alte esibizioni di uguaglianza e libertà.

    De resto non ci si può aspettare molto di più da trogloditi di quella specie.

    Divertente è vedere che Bertinotti prende le distanze da loro e candida Caruso in Rifondazione.

  5. #5
    itloox
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da medsim
    Se riescono a bloccare qualche gara consacreranno agli occhi del mondo la loro idiozia interferendo in una delle più alte esibizioni di uguaglianza e libertà.

    De resto non ci si può aspettare molto di più da trogloditi di quella specie.

    Divertente è vedere che Bertinotti prende le distanze da loro e candida Caruso in Rifondazione.
    bertinotti stavolta ha sbagliato.
    uguaglianza e libertà dici?e i valsusinbi non hanno forse il diritto di non prendersi un tumore?
    nossignore.le vostre sono argomentazioni vuote.
    la gente ha il pieno diritto di approfittare della ribalta mediatica per denunciare le porcherie di lorsignori

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da itloox
    bertinotti stavolta ha sbagliato.
    uguaglianza e libertà dici?e i valsusinbi non hanno forse il diritto di non prendersi un tumore?
    nossignore.le vostre sono argomentazioni vuote.
    la gente ha il pieno diritto di approfittare della ribalta mediatica per denunciare le porcherie di lorsignori
    Infatti grazie ai disobbedienti le popolazioni della Valsusa hanno perso una di queste occasioni visto che la tappa della fiaccola olimpica in quella valle è stata annullata con la conseguente mancata occasione di poter far conoscere maggiormente in modo civile la loro protesta.

    L'ignoranza dei gruppi eversivi non è la risposta la problema.

  7. #7
    itloox
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da medsim
    Infatti grazie ai disobbedienti le popolazioni della Valsusa hanno perso una di queste occasioni visto che la tappa della fiaccola olimpica in quella valle è stata annullata con la conseguente mancata occasione di poter far conoscere maggiormente in modo civile la loro protesta.

    L'ignoranza dei gruppi eversivi non è la risposta la problema.
    al contrario.tutti i tg ne parlano
    e siamo solo all'inizio

  8. #8
    itloox
    Ospite

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    Luna Park Torino
    Le Olimpiadi invernali e l'euforia dell'ex capitale dell'auto che insegue il futuro. Quando finiranno festa e tregua olimpica, resteranno conflitti e contraddizioni
    Roberto Mastroianni

    Il barocco torinese è tinto di un giallo particolare. I suoi palazzi del 700 (il cuore della capitale sabauda) sono cresciuti colorandosi di una tonalità di giallo che i decoratoti chiamano “giallo Torino”, ma che i torinesi più accorti chiamano, con una nota di ironia, “giallo tristezza Torino”.
    Fino alla fine degli anni Ottanta la città subalpina era la capitale dell’automobile, una sorta di Detroit italiana, in cui si sperimentava la massiccia immigrazione meridionale ed un "meltin pot" operaio sul quale regnava incontrastata la monarchia di casa Agnelli. La capitale del regno d’Italia era diventata la capitale del regno industriale del familista capitalismo italiano, e il giallo del suo cuore barocco era oppresso dal grigiore dello smog e dalla tristezza di casermoni popolari, in cui trovavano alloggio le famiglie immigrate dei metalmeccanici torinesi. L’immagine nazionale e internazionale della città era determinata dalla Fiat e dalle lotte operaie, dal conflitto sociale e da un’integrazione non completamente riuscita tra la piemontesità e l’immigrazione operaia. Il declino dell’impero dell’auto ha imposto, negli anni Novanta, una necessaria ridefinizione del modello produttivo della città e un conseguente recupero ambientale, architettonico ed urbanistico, che permettesse a Torino di liberarsi da quella cappa di grigiore ereditata dalla precedente industrializzazione.
    Le classi dirigenti piemontesi puntarono sulla ristrutturazione del modello produttivo e immaginarono per Torino un futuro di terziario avanzato incentrato sul turismo, la ricerca, le professioni di alto profilo e la formazione di alto livello. Si era aperto un futuro post-fordista per una città che aveva vissuto di industria dell’auto per più di quarant’anni. La metamorfosi di una metropoli operaia necessitava di alcune riforme strutturali che permettessero alla città di lasciare alle proprie spalle il modello Detroit per avvicinarsi il più possibile al modello Seattle. La capitale del barocco italiano doveva tornare a essere famosa per le sue bellezze architettoniche e le campagne piemontesi per le sue bellezze eno-gastronomiche.
    Le amministrazioni locali di centrosinistra negli anni Novanta si dotarono di due strumenti per realizzare la riconversione del modello produttivo: un piano strategico di sviluppo ("Torino intenazionale") e una vetrina con cui presentare al mondo la metamorfosi metropolitana (le Olimpiadi invernali del 2006). Il piano strategico prevedeva un investimento massiccio in infrastrutture, di cui anche il corridoio numero cinque Lisbona-Kiev (l’alta velocità) faceva parte, un recupero ambientale ed urbanistico e massicci investimenti nel mondo della cultura. La città doveva arrivare alle Olimpiadi in grado di imporre un nuovo volto capace di scalzare l’immagine della grigia città dell’auto. Sembra che ora sia arrivato il momento della verità: la città è in "tregua olimpica" e tira le somme di questi anni di trasformazione, mettendo in campo i risultati della conversione del suo modello produttivo.
    Questa manciata di giorni olimpici segneranno il futuro del sistema Piemonte, almeno questo è ciò che i politici locali vanno affermando da alcuni anni. La “città che non sta mai ferma”, questo è lo slogan olimpico, dovrà dimostrare di essere stata in grado di riprogettarsi, affermando un’alternativa al declino industriale. Torino, però, non è solo ebbrezza olimpica e l’eredità dei suo conflitti sociali pulsa ancora nelle vene di ampi strati del suo tessuto sociale. Per questo motivo, le olimpiadi necessitano di una tregua nel conflitto che ha attraversato le sue vie in questi ultimi mesi.
    La maggior parte dei torinesi apprezzano, e apprezzeranno, la città che si profila come post-olimpionica: sia la metropolitana, sia il recupero ambientale e architettonico con il tessuto culturale di alto livello, nato intorno all’evento in questi anni, riesce a far dimenticare pure la bruttura dei due pupazzi olimpici (Neve e Gliz), che svettano in tutti i loro cinque metri di altezza per la città. Il conflitto nato intorno alla Tav e alle speculazioni edilizie di questi anni rispetta il silenzio di una tregua concordata tra parti sociali e amministrazioni locali e nazionali, ma tra meno di un mese sapremo se la città è diventata una sorta di Luna Park, in cui rimarranno solo le cartacce lasciate dai turisti o se la vetrina olimpica sarà stata in grado di imporre un nuovo modello di città. Tra meno di un mese sapremo se la città ha maturato un nuovo modello di sviluppo, per quanto incompleto e abbozzato, o se solo le speculazioni edilizie e lo sviluppismo hanno regnato in questi anni.
    Una cosa è certa: la sinistra piemontese e nazionale ha perso un’occasione; in questi anni non è stata capace di pensare nuove pratiche che accompagnassero la ridefinizione del conteso sociale, culturale e politico della regione e della città. La protesta no-tav è stata attraversata da rigurgiti luddistici, che hanno in parte affossato le giuste rivendicazioni ambientaliste e la richiesta di trasparenza economica, la protesta contro le speculazioni edilizie non è riuscita a presentarsi come strumento di denuncia, ma è stata macchiata di provincialismo retrò e i partiti della sinistra, più o meno radicale, hanno alternato all’imbarazzante silenzio mozioni consiliari contro la Coca Cola sponsor olimpico, senza entrare nel merito di come in questi anni la città cambiasse sotto le spinte di una trasformazione socio-economica che creava emarginazione e povertà.
    La sinistra riformista, che governa la città da più di un decennio, non è stata capace di costruire percorsi di partecipazione e condivisione che portassero ad una maggiore consapevolezza della delicatissima fase che la Città e la Regione attraversavano. I movimenti di protesta in questi anni sono stati lasciati soli, nell’incapacità di trasformare le proprie rivendicazioni in proposta politica, e i partiti della sinistra radicale sono stati assenti e incapaci di denunciare speculazioni edilizie, proponendo altre modalità di gestione dello sviluppo urbano.
    In questa situazione, in una città militarizzata della forze dell’ordine, in cui la maggior parte dei centri sociali sgomberati sono stati ristrutturati e trasformati in luoghi olimpici, compaiono sparuti e invisibili striscioni contro la guerra e la venuta di Laura Bush a Torino. Nel frattempo, i torinesi ammirano la loro bella città e cresce il consenso attorno al sindaco Chiamparino, il cui operato potrebbe essere definito discutibile. Quando finirà la tregua olimpica e si riproporranno le tensioni sociali, la città sarà ancora immersa in quell’ebbrezza olimpica, che segnerà un forte distacco tra la maggior parte dei cittadini e le rivendicazioni di metalmeccanici, valsusini e alteromondisti?
    Nessuna rappresentanza è stata data alle rivendicazioni sociali, che rimarranno aperte, di cui la maggior parte dei cittadini saranno all’oscuro perché convinti di vivere ancora in un Luna Park. Il “giallo Torino” rimarrà per alcuni ancora un “giallo tristezza Torino”, ma per coloro che vivono la subalternità e l’emarginazione dal party post-industriale non ci sarà rappresentanza, a differenza che negli anni Settanta, rimarrà solo la tristezza di una tonalità di giallo.

 

 

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