Prodi due contro Prodi uno
Vuole abbattere il costo del lavoro, aumentato dalle riforme di Visco
Per mesi e mesi il centrosinistra ha spiegato che, come fosse arrivato al governo, si sarebbe dedicato a diroccare la produzione legislativa della legislatura che sta terminando, della quale salva soltanto la patente a punti e il divieto di fumare nei locali pubblici. Però, alla sua prima importante uscita televisiva, il candidato dell’Unione ha enunciato un solo obiettivo con chiarezza, quello di ridurre il cuneo fiscale (cioè le tasse che le imprese pagano sul salario che erogano ai dipendenti) di più di cinque punti percentuali in un solo anno. Romano Prodi, però, si è dimenticato di spiegare che il cuneo fiscale è così alto proprio per effetto della legislazione del centrosinistra, che accettò la stravagante impostazione di Vincenzo Visco, ministro delle Finanze nel suo primo governo. La creatura di visco, l’Irap, infatti determina l’imponibile per le aziende in base a un calcolo in cui il costo del lavoro figura come un elemento essenziale. Si tratta di una concezione sbagliata, condannata anche dalla magistratura europea, e quindi è giusto correggerla, anche con misure più incisive di quelle adottate nell’ultima finanziaria, che ha ridotto di un punto il cuneo fiscale. Se però, come ha lasciato intendere Prodi, a questo si addebita una delle cause del preteso declino dell’industria italiana, bisognerebbe avere l’onestà di spiegare che la responsabilità non è affatto del centrodestra. In ogni caso, l’intenzione del governo Prodi due che si insedierà in caso di vittoria dell’Unione di riparare ai danni causati dal Prodi uno appare ragionevole. Naturalmente a condizione che si spieghi agli italiani da dove si prenderanno i circa quarantamila miliardi delle vecchie lire necessari per realizzare l’operazione chiesta tanto insistentemente da Confindustria. Il dubbio è che dietro alla dizione moralistica della “tassazione delle rendite finanziarie” si nasconda una stangata sul risparmio delle famiglie, che servirebbe per trasferire reddito a un’industria assetata di benefici per evitare la necessaria ristrutturazione. Ma questo, a Prodi, nessuno l’ha chiesto.




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