Il Parlamento processa la giustizia
Succede in Francia, dove un giudice ha condannato 13 innocenti
In un paesino francese vicino alla frontiera belga, qualche anno fa, si è svolto un clamoroso processo per pedofilia. Il clima era quello alimentato dagli scandali che animavano il vicino Belgio e la giustizia francese, spinta da un’opinione pubblica ferocemente colpevolista, non è andata troppo per il sottile. Tredici imputati sono stati condannati a pene pesantissime e questo naturalmente ha distrutto la vita loro e delle loro famiglie. Uno si è suicidato in carcere, gli altri sono stati abbandonati da tutti, le mogli hanno divorziato, i figli spesso sono finiti vittime della depressione o della droga. Dopo quattro anni di carcere, però, nel giudizio di appello, sono stati tutti riconosciuti totalmente estranei ai fatti. Le accuse della “pentita” su cui si erano costruite le imputazioni erano inventate, i riscontri dei medici e degli psicologi, troppo influenzati dal clima giustizialista, sono risultati infondati, Per arrivare al capovolgimento della sentenza, però, è stata necessaria un specie di battaglia interna alla magistratura, una parte della quale, per spirito di corpo, non intendeva sconfessare l’operato dei colleghi. Ora della questione si occupa una commissione parlamentare, le cui sedute, trasmesse dalla televisione, hanno suscitato un altissimo interesse. La stampa parla di crisi della giustizia, accusa la corporazione dei magistrati di rappresentare un ostacolo formidabile alla celebrazione di processi equi. Il presidente della Repubblica, Jacques Chirac, ha dovuto scusarsi con i francesi per l’inefficienza della giustizia. Il protagonista della vicenda, il giudice Fabrice Burgaud, invece insiste, con l’appoggio sempre più flebile degli ultras della corporazione, nel dirsi “certo di aver svolto il suo lavoro senza alcun partito preso”. Così il caso di un gravissimo errore giudiziario mette sotto accusa il sistema, soprattutto l’onnipotenza del giudice istruttore, che anche in Francia può fare il bello e il cattivo tempo senza un sufficiente controllo. Ma a Parigi, almeno, si può criticare la magistratura quando sbaglia.
questa faccenda dei pentiti e della coesione corporativa dei magistrati mi ricorda qualcosa. A voi no?




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