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Discussione: oggi su Libero

  1. #31
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    Citazione Originariamente Scritto da capaneo
    Ma non è difficile, bello della mamma! Se mandi un coglione fanatico armato di coltello contro un carroarmato è difficile che il carro sia distrutto...

    Quelli di hamas sono legittimati a creare un governo (e da quanto tempo, poi? questi mezzucci da cerebroleso riservali per i tuoi simili), non a continuare ad essere "legittimamente terroristi".

    Contro il terrorismo, Israele ha il sacrosanto diritto di difendersi. Chiaro?

    Se vuoi, porta dei FATTI. Se vuoi commentali. Ma se continui a berciare slogan e a scrivere cazzate, bello della mamma...!
    i morti contro i carri sono quattro si è no ed è ridicolo affermare il contrario. il resto sono saltati in aria a cannonate o a colpi di mitra o sotto le macerie delle proprie case. sei anche falso idelogicamente e non sei recuperabile. resta il grande crimine e la grande strage compiuta contro i palestinesi che assomiglia sempre più a una "soluzione finale" vera e non inventata. infine, i morti sono morti e il rapporto 10:1 non è giustificabile. perciò israele stà compiendo una strage contro l'umanità. sai bene poi che hamas è sempre stato maggioranza nel popolo anche se non ha partecipato alle elezioni. solo degli stati canaglia come quelli europei potevano includerli tra i terroristi. se hai le palle devi allora dire che tutti i palestinesi sono terroristi perché hamas ha stravinto. il resto è la solita propaganda che ti hanno inculcato in qualche posto...

  2. #32
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    Citazione Originariamente Scritto da capaneo
    Dimenticavo: deficIente con la "i", analfabeta...
    ti spiego: stare attenti a come si scrive non significa affatto essere intelligente o istruito ma avere tanto tempo da perdere

  3. #33
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    Citazione Originariamente Scritto da capaneo
    Dimenticavo: deficIente con la "i", analfabeta...
    tipica esibizione di italianita posticcia

  4. #34
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    Predefinito La Fallaci: perché la Turchia non deve entrare in Europa

    per rimanere islamica
    Addio Tomàs
    siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i 5 stelle

  5. #35
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    Citazione Originariamente Scritto da quasiarch
    la turchia è un mercato da 80 milioni di persone più indotto derivato dai paesi che attorno ad essa gravitano...

    le blaterazioni farneticanti di Fallaci e Calderoli non sono un motivo sufficiente per interrompere un processo che interessa sia noi che loro da molteplici punti di vista.
    Concordo quasiarch
    Addio Tomàs
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  6. #36
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    Citazione Originariamente Scritto da capaneo
    Come dice Fest: facciamo anche entrare la Cina, allora!
    la sponda sud del mediterraneo appartiene all'europa,

    insieme all'europa fece parte dell'impero romano già 2000 anni fa.
    Addio Tomàs
    siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i 5 stelle

  7. #37
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    Citazione Originariamente Scritto da capaneo
    Israele avrebbe tutti i numeri, anche più di Russia e Ucraina, x es.

    Quel che più conta è l'omogeneità culturale. Israele E' un pezzo di Occidente.
    La cultura e la mentalità del popolo SONO occidentali..
    ...hitleriane....così poi ci coinvolge nelle sue guerre e stragi...
    Addio Tomàs
    siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i 5 stelle

  8. #38
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    Citazione Originariamente Scritto da capaneo
    "... la Turchia non ha una cultura libertaria..
    infatti hitler è mussolini erano turchi...
    Addio Tomàs
    siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i 5 stelle

  9. #39
    MazingaZ
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    CS61-2005: 03/05/2005

    Europa e Asia Centrale: attivisti per i diritti umani minacciati, torturati e perseguitati


    In occasione della Giornata mondiale per la libertà di stampa, Amnesty International si schiera al fianco degli attivisti per i diritti umani di Bielorussia (nella foto, poliziotti antisommossa arrestano un dimostrante durante una manifestazione, Minsk, Bielorussia, 2004), Federazione Russa, Turchia e Turkmenistan. Questi, secondo l'organizzazione per i diritti umani, sono quattro tra i paesi dell'area euro-asiatica che presentano il più alto livello di repressione nei confronti di chi esercita legittimamente il diritto alla libertà di espressione, associazione e riunione. In questi paesi le iniziative degli attivisti per i diritti umani vengono criminalizzate dalle autorità, che ordinano ed eseguono minacce, arresti e torture senza timore di ripercussioni.

    In Turchia, nonostante alcune recenti riforme legali e costituzionali, coloro che difendono i diritti umani continuano a essere colpiti. Le loro iniziative e il loro diritto alla libertà di espressione, associazione e riunione sono limitati da un’ampia serie di leggi e regolamenti. Molte autorità locali (come capi di polizia, governatori, pubblici ministeri) continuano a considerare i difensori dei diritti umani alla stregua di “nemici dello Stato”. Gli attivisti degli organismi per i diritti umani, come la Ihd (Associazione per i diritti umani), sono sottoposti a intimidazioni, arrestati, processati, torturati, sequestrati o uccisi. Almeno 12 rappresentanti dell’Ihd sono stati assassinati dal 1991: in molti casi gli assassini non sono stati identificati e le forze di sicurezza appaiono fortemente implicate in alcuni di essi.

    “Il lavoro dei movimenti indipendenti per i diritti umani è determinante in ogni società, per salvaguardare i diritti umani di tutti e costruire una società basata sulla giustizia” – ha dichiarato Paolo Pobbiati, presidente della Sezione Italiana di Amnesty International. “I governi devono garantire che le uccisioni, le ‘sparizioni’, le torture, i maltrattamenti e le minacce nei confronti degli attivisti per i diritti umani siano oggetto di inchieste indipendenti e imparziali che consentano di assicurare i responsabili alla giustizia”.

    Tortura e maltrattamenti

    Le norme sulla detenzione che hanno dotato i detenuti di miglior protezione hanno portato a una apparente riduzione dell’uso di alcune tecniche di tortura come la sospensione per le braccia e la falaka (percosse sotto le piante dei piedi). Tuttavia, la nuova regolamentazione spesso non è stata messa in atto. La tortura e i maltrattamenti durante il fermo nelle stazioni di polizia e gendarmeria hanno continuato ad essere motivo di grave preoccupazione e sono pervenute denunce di percosse, scosse elettriche, detenuti costretti a restare nudi e minacce di morte.

    Sono state ampiamente segnalate anche torture che non lasciano segni durevoli sul corpo della vittima. La privazione di cibo, acqua e sonno e l’essere costretti a mantenere per lungo tempo posizioni scomode sono i metodi che hanno continuato ad essere oggetto di denuncia, nonostante una circolare del ministro degli Interni avesse proibito l’uso di tali tecniche. Inoltre, le persone sono state percosse durante l’arresto, mentre venivano portate in giro in auto o dopo essere state condotte in un luogo deserto per l’interrogatorio.

    *Derya Aksakal ha denunciato di essere stata trascinata in un minibus il 3 marzo mentre stava camminando per le strade di Istanbul. Quindi è stata bendata e interrogata sulle sue attività politiche da tre uomini a volto coperto; la donna ha riconosciuto tra questi un agente di polizia. Secondo quanto riferito, i tre uomini le hanno spento sigarette sul corpo, hanno minacciato di stuprarla e l’hanno sottoposta a una finta esecuzione prima di rilasciarla circa due ore dopo.

    *Il 27 ottobre Aydın Ay è stato fermato e trattenuto alla stazione di polizia di Carşı a Trabzon perché sospettato di furto. Ha dichiarato di essere stato spogliato completamente, sottoposto a scosse elettriche e a schiacciamento dei testicoli per costringerlo a firmare documenti di cui non conosceva il contenuto.

    Un alto numero di denunce di maltrattamenti si riferivano all’eccessivo uso della forza da parte delle forze di sicurezza durante le manifestazioni. Nonostante il ministro degli Interni abbia emesso una circolare in cui dava istruzioni agli agenti di non utilizzare forza sproporzionata, vi sono state continue segnalazioni di dimostranti picchiati e spruzzati con gas irritante al pepe anche dopo l’arresto.

    Impunità

    Non sono stati posti in essere meccanismi efficaci per controllare l’applicazione delle norme sulla detenzione e per investigare sui modelli di abuso da parte delle forze di sicurezza. I consigli provinciali e regionali per i diritti umani non sono stati in grado di indagare efficacemente le denunce di episodi di tortura o maltrattamenti, né hanno dimostrato la necessaria imparzialità o indipendenza.

    Le inchieste sulle denunce di tortura e maltrattamenti condotte dalle procure raramente sono risultate adeguate e solitamente si sono concluse con il non luogo a procedere. La mancanza di completezza di tali inchieste ne ha messo in questione l’imparzialità. Spesso le decisioni sono state basate su insufficienti visite mediche dei detenuti, il più delle volte effettuate alla presenza di agenti delle forze di sicurezza, nonostante i regolamenti proibissero tale pratica. Le indagini e i processi che ne sono conseguiti generalmente non hanno preso in esame la catena di comando e gli agenti accusati spesso non sono stati sospesi dal servizio attivo durante tali procedimenti.

    I procedimenti giudiziari contro persone accusate di tortura e maltrattamenti sono stati abitualmente prolungati in modo eccessivo e, in alcuni casi, la decorrenza dei termini di prescrizione ne ha bloccato il proseguimento.

    * Il 10 novembre la Corte d’Appello ha confermato la sentenza a carico di un agente di polizia coinvolto nel decesso del sindacalista Süleyman Yeter, morto a causa delle torture subite durante il fermo di polizia, nel marzo 1999. Il tribunale di prima istanza aveva ridotto la sua pena da 10 anni di reclusione a 4 anni e due mesi per «buona condotta», di cui dovrà scontare soltanto 20 mesi. Nel frattempo, per decorrenza dei termini di prescrizione, l’11 novembre sono stati abbandonati i procedimenti legali contro 9 agenti di polizia accusati di aver torturato Süleyman Yeter e altri 14 detenuti in un altro episodio nel 1997.

    *Nonostante l’esistenza di referti medici a sostegno dell’accusa, il 2 dicembre è stato rinviato per la 30ª volta il processo di quattro agenti di polizia accusati di aver torturato, anche sessualmente, due studentesse di scuola superiore a Iskendurun nel marzo 1999. Nel frattempo una delle due ragazze, Fatma Deniz Polattaş, è rimasta in carcere perché accusata di appartenere al PKK sulla base di dichiarazioni presumibilmente estorte sotto tortura.

    Chi ha querelato la polizia per uso eccessivo della forza durante l’arresto o nel corso di manifestazioni spesso è stato accusato di “resistenza aggravata a pubblico ufficiale e violenza o minacce” o di aver violato la legge n.2911 su riunioni e manifestazioni.

    *Secondo le segnalazioni pervenute, studenti dimostranti arrestati ad Ankara il 12 aprile sono stati maltrattati dalla polizia antisommossa che è ricorsa a un uso eccessivo della forza per disperdere e arrestare i manifestanti. Gli studenti sarebbero stati maltrattati anche alla stazione di polizia e in tribunale. Il giudice incaricato del caso ha ignorato le denunce di maltrattamenti e gli studenti sono stati accusati di violazione della legge su riunioni e manifestazioni e rilasciati in attesa del processo.

    Uccisioni in circostanze controverse

    Secondo quanto riferito, almeno 21 civili sarebbero stati uccisi dalle forze di sicurezza, soprattutto nelle province sud-orientali e orientali del Paese. Nella maggioranza dei casi le forze di sicurezza hanno dichiarato che le vittime non avevano osservato l’ordine di fermarsi.

    *Il 28 maggio, ad Adana, un presunto appartenente a Kongra Gel, Şiyar Perinçek, è stato colpito da un agente di polizia in borghese dopo essere stato fatto cadere da una motocicletta. I testimoni hanno affermato che l’uomo non era armato e che non era stato pronunciato alcun avvertimento. Egli è morto in ospedale due giorni più tardi. L’autista della motocicletta, Nurettin Başçı, è stato arrestato e, a quanto risulta, torturato. Il 4 ottobre tre agenti di polizia sono stati processati per i “maltrattamenti” ai danni di Nurettin Başçı; un agente è stato incriminato anche per l’ “omicidio involontario” di Şiyar Perinçek che, secondo l’atto di accusa, era avvenuto dopo che Şiyar Perinçek aveva sparato all’agente. A fine anno il processo era ancora in corso.

    * Il 21 novembre alcuni agenti di polizia hanno ucciso Mehmet Kaymaz e suo figlio dodicenne Uğur dinanzi alla loro abitazione a Kızıltepe. Le autorità hanno affermato che essi erano membri del Kongra Gel, che erano armati e che avevano sparato per primi in direzione degli agenti, i quali avevano quindi risposto al fuoco. I testimoni hanno denunciato che si era trattato di una esecuzione extragiudiziale e che le armi erano state messe addosso alle due vittime quando erano già morte.

    Libertà di espressione e difensori dei diritti umani

    Sebbene la Corte d’Appello e alcuni tribunali di grado inferiore abbiano emesso sentenze senza precedenti che confermano il diritto alla libertà di espressione, numerose persone sono state incriminate per la pacifica espressione delle proprie opinioni. Sono state avviate cause e inchieste a carico di persone per via delle loro opinioni o attività pacifiche. Tali procedimenti hanno rappresentato una forma di vessazione giudiziaria; raramente sono approdati a sentenze di condanna, ma spesso hanno comportato il pagamento di pesanti sanzioni pecuniarie. I processi sono stati istruiti ai sensi di vari articoli del codice penale: è il caso, per esempio, di quelli che stabiliscono punizioni per “ingiuria” a vari organi dello Stato o “incitamento all’ostilità e all’odio”. Nondimeno, sono stati aperti procedimenti anche per violazione di molte altre norme, in particolare della legge anti-terrorismo, la legge su riunioni e manifestazioni e altre leggi sull’ordine pubblico e sulle associazioni e fondazioni. Esponenti politici sono stati incriminati per aver utilizzato nella propaganda elettorale lingue diverse dal turco. Quotidiani e giornalisti sono stati condannati al pagamento di pesanti ammende sia ai sensi della precedente legge sulla stampa sia della nuova.

    *Nel mese di novembre il giornalista Hakan Albayrak è stato rilasciato da un carcere nella provincia di Ankara dopo aver scontato 6 mesi di una condanna a 15 mesi di reclusione per un articolo in cui aveva espresso alcune critiche sul funerale di Mustafa Kemal Atatürk, il fondatore della Repubblica turca.

    *Il 30 dicembre un tribunale di Ankara ha proseguito le udienze del procedimento aperto nei confronti dello scrittore Fikret Başkaya per aver intenzionalmente “insultato o deriso lo Stato turco” nel suo libro Contro corrente. Se ritenuto colpevole, egli rischia una condanna fino a tre anni di reclusione.

    Queste leggi sono state utilizzate anche contro difensori dei diritti umani, tra cui avvocati, medici, ambientalisti e sindacalisti, che hanno continuato a essere oggetto di vessazioni nonostante una maggior volontà da parte del governo di consultare i rappresentanti della società civile. Le vessazioni sono state diverse a seconda delle province. In alcuni casi sono stati vietati l’organizzazione di petizioni, la lettura di comunicati stampa o lo svolgimento di manifestazioni. Il Rappresentante speciale delle Nazioni Unite sui difensori dei diritti umani ha compiuto una visita in Turchia a ottobre, esprimendo preoccupazione per l’apertura di un gran numero di azioni giudiziarie e raccomandando la revisione di tutti i casi ancora aperti contro difensori dei diritti umani. Persone che avevano preso parte ad attività legate ai diritti umani spesso sono anche state soggette a sanzioni di natura professionale come licenziamento, sospensione o trasferimento in località lontane dal luogo di residenza.

    *A giugno è stata avviata un’azione giudiziaria finalizzata alla chiusura del maggiore sindacato turco, il sindacato degli insegnanti Eğitim Sen. Il caso è stato fondato su un’affermazione contenuta nello statuto del sindacato secondo la quale esso avrebbe «difeso i diritti dei singoli all’istruzione nella loro lingua madre», dichiarazione che la pubblica accusa riteneva incostituzionale. La sentenza di assoluzione di Eğitim Sen emessa a settembre è stata ribaltata a novembre dalla Corte d’Appello.

    *Sempre a giugno, la professoressa Şebnem Korur Fincancı e il suo collega Sermet Koç sono stati rimossi dalla carica di presidi delle due facoltà di medicina legale negli ospedali annessi all’Università di Istanbul. Essi avevano espresso alla stampa preoccupazione per la mancanza di indipendenza dell’Istituto di medicina legale. Şebnem Korur Fincancı era stata precedentemente allontanata dall’incarico che svolgeva all’Istituto per aver redatto una relazione in cui concludeva che una persona era deceduta in custodia a causa delle torture subite.

    Rilascio di prigionieri di coscienza

    Il 21 aprile, il Tribunale per la sicurezza di Stato n.1 di Ankara ha confermato le condanne a quindici anni di reclusione comminate a quattro ex parlamentari del Partito della democrazia (DEP): Leyla Zana, Hatip Dicle, Orhan Doğan e Selim Sadak. Il nuovo processo era stato celebrato grazie a una legge che autorizzava nuovi procedimenti giudiziari laddove una sentenza della Corte europea dei diritti umani avesse giudicato il verdetto originale contrario alla Convenzione europea sui diritti umani. Tuttavia, agli inizi di giugno il procuratore capo della Corte d’Appello ha richiesto il capovolgimento della condanna, sottolineando che anche il nuovo processo si era svolto in violazione degli standard internazionali di equità processuale e che gli imputati avrebbero dovuto sostenere un nuovo processo ma essere rilasciati in attesa di giudizio. Il 9 giugno i quattro ex parlamentari sono stati rilasciati dal carcere Ulucanlar di Ankara. Il nuovo processo è iniziato il 21 ottobre presso il Tribunale speciale per reati gravi n.11 di Ankara.

    Violenza sulle donne

    I diritti umani di centinaia di migliaia di donne in Turchia hanno continuato a essere violati a causa del fenomeno della violenza domestica. Sono pervenute segnalazioni di percosse, stupri, omicidi o induzione al suicidio. Le autorità si sono dimostrate incapaci di adottare misure per proteggere le donne in modo appropriato. Le indagini nei casi di violenza familiare spesso non sono risultate adeguate e raramente i responsabili delle violenze sono stati condotti dinnanzi alla giustizia. In tutto il Paese il numero delle strutture di accoglienza per le donne a rischio di violenza è risultato davvero esiguo.

    A seguito delle congiunte attività di lobby esercitate dalle organizzazioni femminili, dal nuovo codice penale sono state eliminate molte norme discriminatorie in base al genere. Tra le misure positive introdotte vi sono l’abolizione dell’opportunità per il responsabile di uno stupro di vedersi ridurre, rimandare o annullare la condanna nel caso in cui questi accetti di sposare la vittima; l’esplicito riconoscimento dello stupro coniugale quale reato; e la definizione di violenza familiare prolungata e sistematica quale tortura.

    Rapporti e missioni di AI

    Turkey: From paper to practice – making change real, Memorandum to the Turkish Prime Minister on the occasion of the visit to Turkey of a delegation led by Irene Khan, Amnesty International’s Secretary General (AI Index: EUR 44/001/2004)
    Turkey: Restrictive laws, arbitrary application – the pressure on human rights defenders (AI Index: EUR 44/002/2004)
    Turkey: Women confronting family violence (AI Index: EUR 44/013/2004)
    Europe and Central Asia – Summary of Amnesty International’s concerns in the region, January-June 2004: Turkey (AI Index: EUR 01/005/2004)

    Delegati di AI si sono recati in Turchia nei mesi di febbraio, giugno e dicembre. A febbraio la Segretaria generale di AI ha incontrato importanti esponenti del governo, compreso il primo ministro Recep Tayyip Erdoğan.


    - amnesty internetional -

  10. #40
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    Citazione Originariamente Scritto da harunabdelnur
    Il problema dell'entrata della Turchia in Europa l'hanno rimandata ai prossimi 10 o 15 anni,prima devono globalizzare e sottomettere tutto l'Islam,culturalmente,economicamente e politicamente.
    Allora non ci sarà pericolo che Banche islamiche che non praticano la politica degli interessi siano concorrenti micidiali delle banche ebraiche!
    harun,
    i più accesi avversari all'entrata in europa della Turchia sono e saranno i preti islamici che non vorranno e non vogliono la corruzione dei loro constumi morali e materiali,fatti che sono inevitabili in un sistema politico-economico di stato di diritto.
    Quindi, lasciamo che ci pensino le successive generazioni fra 50 o 75 anni;intanto noi non ci saremo più a vedere lo scempio,se sarà inevitabile.

 

 
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