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Discussione: L'Armata Brancaleone

  1. #1
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    L’UNIONE DEI MATTI

    di Mario Giordano da Il Giornale

    Sono tutti matti, scrive Veltroni. E a chi si riferisce? Alla prima sfilata dei carri di Viareggio? Ma no: quelli «tutti matti» sono i suoi alleati. Gli uomini del centrosinistra. È lì il vero Carnevale, dove ogni scherzo vale: il sindaco di Roma, che è persona seria, li guarda, scrive biglietti sottobanco e ride. Prodi e Luxuria, come maschere, in fondo, sono quasi meglio di Gianduja e Brighella. Sono tutti matti. Pensateci: è vero. Per mesi hanno continuato a ripetere: noi discutiamo il programma, a noi interessa solo il programma. Poi quando finalmente hanno detto: ecco il programma, siamo riusciti finalmente a metterci d'accordo, è esploso il disaccordo. Vi pare? Una commedia così nemmeno Goldoni sarebbe riuscito a scriverla. Infatti per presentarla si sono trovati in un teatro. Solo che radicali, socialisti e repubblicani europei hanno disertato la rappresentazione.
    Sono tutti matti, atto secondo. Mentre ci si interroga sulla evidente assenza in platea, ecco che appare in scena uno dei mattatori di questo sinistro Carnevale: Francesco Caruso. Il leader dei no global e candidato di Rifondazione comunista in settimana si era già divertito a dire: a) che l'appello di Ciampi alla pace olimpica dev'essere considerato come un inutile brusio; b) che i kamikaze palestinesi vanno per lo meno capiti; c) che è sempre meglio essere come Hamas che come Mastella (di cui per altro il medesimo Caruso, forse non sapendolo, è alleato); e infine d) che, appena diventato onorevole, cercherà di festeggiare l'elezione con un blitz alla Nato.
    Ce ne sarebbe abbastanza per giustificare il «sono tutti matti» di Veltroni che infatti non a caso nel biglietto malandrino (scritto a Casini e dimenticato in un'aula del Campidoglio) cita esplicitamente il disobbediente napoletano. Con lui, confida, «il Paese non uscirà mai dai guai». Sarà per questo che gli danno un seggio? Ce ne sarebbe abbastanza, dicevamo. Se non fosse per il fatto che Caruso adesso vuole strafare. L'ultima esternazione? «Per dare un reddito ai disoccupati», dice, «proporrò in Parlamento l'esproprio della barca di D'Alema». Il che, aggiunge, ai dubbi sulle sue doti politiche, anche qualche dubbio sulle sue capacità matematiche: se pensa di dare un reddito ai disoccupati con una barca, che cosa proporrà per risanare definitivamente il debito pubblico? La tombolata di Natale?
    Caruso deve fare di più: quale sarà la prossima idea? L'esproprio del portamonete? Per portarsi avanti ieri alla kermesse elettorale dell'Unione sono stati borseggiati alcuni giornalisti. Una pura casualità, s'intende. Ma intanto Prodi, dopo aver chiesto di moderare i toni, andava in giro parlando di sterco. Fra espropri e sterco, il povero Veltroni dal Campidoglio ha un bel dire che è il «momento delle scelte alte». Come si fa? Lui forse ha in mente di avvicinarsi un po' al Casini del centrodestra, che, in ogni caso, è sempre meglio dei casini del centrosinistra. Nel frattempo è costretto a rifugiarsi nei sondaggi che gli fornisce Fassino: l'Unione è a più cinque punti, scrive confidenzialmente. Forse non è vero. Forse i punti sono un po' di meno, forse quel sondaggio dice anche che al Senato la Cdl ha 4 seggi in più del centrosinistra e forse è addirittura vero come annuncia Berlusconi che le nuove rilevazioni registrano il sorpasso della Cdl sul centrosinistra. Ma che importa? Prodi ne è convinto: «Governerò per cinque anni per il bene dell'Italia». E allora non c'è bisogno di prove ulteriori. Cinque anni di governo Prodi? Per il bene dell'Italia? Lo vedete: ha proprio ragione Veltroni. Sono tutti matti.

  2. #2
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    BINDI: LA ROSA NEL PUGNO NON FIRMA? PER NOI E' MEGLIO

    (ANSA) - ROMA, 11 FEB - ''Sul programma c'e' un accordo al 99 per cento. Ci sono dei distinguo. Se sono dalla Rosa nel pugno poi, se devo essere sincera, non mi dispiace piu' di tanto''. Lo dice l'esponente della Margherita Rosi Bindi, intervistata dalla STAMPA.
    La formulazione trovata sui Pacs, secondo Bindi, e' ''quella che meglio interpreta una societa' pluralista. Mi sono battuta perché non ignorassimo le coppie di fatto, perché non ripetessimo la finzione di invocare la liberta' di coscienza sui problemi eticamente sensibili. Ma il piatto principale del
    programma - aggiunge - resta la politica istituzionale, quella economica, il welfare, quel che faremo per la famiglia''.
    ''Le differenze - afferma Bindi - non sono solo sulle questioni etiche, la droga, la fecondazione assistita,l'eutanasia, i Pacs, ma anche e soprattutto sulla politica economica, sul modello di Welfare e di societa'. Non dimentichiamoci che loro hanno proposto l'abolizione del servizio sanitario nazionale,che hanno appoggiato la guerra in Iraq... Se restano nel centrosinistra, stando anche in Parlamento, ma senza identificarsi col nostro programma di governo, e' anche meglio''.
    ''Con Emma Bonino - spiega Bindi - ci sono differenze, ma so che sara' comunque un confronto con una donna di valore e con una cultura che, ancorché da me non condivisa, ha comunque un radicamento nel Paese''. E' invece solo una ''provocazione narcisistica di qualcuno'', conclude, la candidatura di Vladimir Luxuria. (ANSA).

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    CAPEZZONE: SUI PACS SEMBRANO WALTER CHIARI

    (ANSA) - ROMA, 11 FEB - ''La formulazione raggiunta (sui Pacs, ndr) e' incomprensibile e ricorda lo sketch di Walter Chiari sul sarchiapone'', ironizza il segretario dei Radicali italiani Daniele Capezzone, intervistato dalla STAMPA.
    ''Hanno fatto sparire - sostiene il radicale - il concetto di coppia di fatto, perché ora si parla solo di diritti delle persone. Si amputa l'elemento della scelta di coppia. Si parla vagamente di riconoscimento giuridico senza chiarire se ci sia un timbro pubblicistico''.
    Sosterremo Prodi, precisa Capezzone, ''ma vogliamo correggere errori evidenti''.
    ''Rivendichiamo su tutta una serie di temi (Concordato,eutanasia, liberta' di ricerca scientifica) una pienissima liberta' di azione. Ci hanno detto no - spiega Capezzone - alla linea Giavazzi sulla liberalizzazione degli ordini professionali e no alla linea Boeri sul reddito minimo garantito. La linea e'
    quella Caruso-Pecoraro? Agli elettori chiediamo: fatevi sentire
    ''.
    Al leader dei Comunisti italiani, il quale sostiene che i radicali sono una ''rogna da grattare'', Capezzone risponde:''Diliberto e' uomo di buone letture, veste di buon taglio ma resta un comunista violento. Non dimentico il suo viaggetto a Cuba e la solidarieta' nei giorni successivi alle fucilazioni dei dissidenti e neppure il viaggetto dagli Hezbollah siriani''.
    Intervistato da QUOTIDIANO NAZIONALE (''Prodi? Per lui esiste solo Rutelli''), Capezzone sostiene che su coppie di fatto e scuola il Professore si e' rassegnato a rappresentare un'esigua minoranza. ''L'Unione dovrebbe avere - a detta del radicale - un respiro blairiano e invece ha il terrore di riforme radicali. Ma cosi' perdiamo'', avverte Capezzone.
    L'unica preoccupazione di Prodi, conclude il radicale, ''e' stata quella di compiacere la Margherita. Ma se vuole vincere le elezioni sara' meglio che capisca che il mondo non finisce con Francesco Rutelli''.(ANSA).

  4. #4
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    GRILLINI: PACS; SCELTA AMBIGUA, PROPONGO LUXURIA MINISTRO

    (ANSA) - ROMA, 11 FEB - ''Il riconoscimento delle unioni di fatto c'e', ed e' un buon inizio, ma la formulazione e' ambigua'', sostiene il deputato Ds Franco Grillini in un'intervista al MESSAGGERO.
    Per Grillini il leader dei Dl Francesco Rutelli e' cambiato,perche' ''su molte cose importanti aveva posizioni diverse da quelle che ha oggi''. Il presidente onorario di Arcigay ritiene ''meno condivisibile mettere in lista, con la Margherita, Fisichella'', piuttosto che Paola Binetti, del comitato Scienza e Vita.
    ''Il governo lo fa Prodi'', dice il Ds, ma ''un trans alle Pari Opportunita' sarebbe una bella rivoluzione'', alludendo a Vladimir Luxuria.(ANSA).

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    DILIBERTO: MAI POSTI A RNP, SONO UNA PISTOLA CARICA

    (ANSA) - ROMA, 11 FEB - Emma Bonino ''ha rotto a sangue freddo: non ha lasciato il vertice dicendo che era finita. Lo ha fatto poi davanti ai giornalisti: e' stata un'operazione di mera pubblicita', studiata a tavolino''. Parla il segretario dei Comunisti italiani Oliviero Diliberto, intervistato dal CORRIERE
    DELLA SERA.
    I radicali, aggiunge Diliberto, sono ''dei guastatori. Dargli un ministero e' come mettergli in mano una pistola carica.Terrebbero Prodi sotto ricatto per tutta la legislatura. La Bonino - afferma il leader del Pdci - ha rotto sul programma,per diventare ministro degli Esteri deve passare sul mio cadavere''.
    A detta di Diliberto la storica leader dei Radicali e' stata ''estremista: vuole abolire subito i finanziamenti a tutte le scuole private, dagli asili alle Universita'''.
    Diliberto rivolge infine un invito al leader dello Sdi Enrico Boselli, ''affinche' torni organicamente nel centrosinistra,perche' un Boselli estremista e' una contraddizione in termini''.(ANSA).

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    BERTINOTTI: TORINO 2006; DISSENTO, MA NON DEPENNO CARUSO

    (ANSA) - ROMA, 10 FEB - Fausto Bertinotti dissente dal 'disobbediente' Francesco Caruso quando dice che non se la sente 'di condannare i kamikaze'. Il segretario di Rifondazione comunista fa sapere pero' che non depennera' Caruso dalle liste del suo partito.
    Bertinotti, intervistato dal MESSAGGERO, manda un messaggio a Fassino: ''Le Olimpiadi - dice - sono un banco di prova per gli atleti che vi concorrono''.
    C'e' spazio sia per le gare sia per una manifestazione di protesta, dice il leader di Rifondazione. ''Se le politiche del governo sono fallimentari - sostiene Bertinotti -, producendo il declino e la crisi dell'Italia, se in Europa godiamo di cattivo
    credito, questo non dipende dalle popolazioni della Val di Susa. Invece di temere i cartelli di protesta, pensassero - conclude - alla figuraccia globale per l'infame legge sulla droga''.(ANSA)

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    Sbarbati: «Romano ci dica se ci vuole ancora nell’Ulivo»

    da Il Tempo

    POTREBBE sembrare una strana coincidenza ma, nel giorno in cui Romano Prodi celebrava a Roma l’unità della sua coalizione lei non c’era. Era a casa, nelle Marche, a pochi chilometri da dove Silvio Berlusconi celebrava la quarta tappa del suo tour elettorale. Ma per Luciana Sbarbati non c’è nessun inciucio. La leader dei Repubblicani Europei è solamente arrabbiata e lo si capisce appena comincia a parlare. Un fiume in piena al punto che è quasi impossibile farle una domanda. Lei ha detto che i Repubblicani hanno fatto bene a non firmare il programma dell’Unione. Troppa forma e pochi contenuti? «No, i contenuti credo ci siano. Il problema è vedere se c’è anche una sintesi condivisa. Mi sembra che questo programma realizzi semplicemente una sintesi elettorale di interessi contrapposti». Perché questo? «È mancata una regia politica forte». Il dissenso dei Repubblicani, però, va ben oltre la questione del programma. «Partecipando al nostro ultimo congresso lo stesso Prodi disse: "È mia intenzione ascoltare chi ha sostenuto l’Ulivo fin dal 1995". Questo è un fatto, invece...» Invece? «Invece oggi l’Ulivo è un cartello a due tra Ds e Margherita. Non ci hanno neanche invitati all’inaugurazione della sede dell’Ulivo. Chi l’ha deciso?» Non lo so. Lo chiedo a lei. «Mi piacerebbe saperlo. Nessuno può ridurre i Repubblicani a fare l’ospite. Se questa piccola costola laica dà fastidio lo dicano, escano allo scoperto». Qualcuno dice che è solo un problema di posti. «Assolutamente no. Io non sono una questuante. Alle Regionali sono riuscita ad eleggere la mia consigliera nelle Marche anche se non era inserita nel listino protetto. Io non voglio essere a carico di nessuno, non voglio poltrone, pretendo solo di essere riconosciuta come uno dei costruttori dell’Ulivo». Ma i suoi alleati, Rutelli in primis, hanno detto: «Porte aperte a Rosa nel Pugno e ai Repubblicani». «Le porte aperte per la Rnp sono una cosa. Quelle per i Repubblicani un’altra. Boselli ha deciso di lasciare il progetto dell’Ulivo. Noi no». Ed ora? «Giovedì si riunirà la nostra assemblea nazionale. Per quel giorno attendiamo risposte al problema politico posto. Altrimenti decideremo di conseguenza».

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    BERTINOTTI: IL PROGRAMMA C'E', MA MANCA L'UNIONE

    (ANSA) - ROMA, 11 FEB - ''Quello che non funziona non e' nel testo ma nel contesto. Questo vorrei far notare anche al resto delle sinistre. Cioe': questo programma e' secondo me molto piu' avanzato della soggettivita' politica dell'Unione''. Il leader di Rifondazione comunista Fausto Bertinotti, intervistato dal MANIFESTO, lancia l'allarme sullo stato della coalizione di centrosinistra.

    Bertinotti parla di ''uno stato politico dell'Unione del tutto inadeguato''. Tra le ragioni, secondo il segretario di Rc,c'e' ''il protagonismo delle forze centriste moderate tese a mettere costantemente in discussione l'impianto riformatore''.
    ''Abbiamo un programma - aggiunge -, ma non una coalizione che esprima cultura e una volonta' politica corrispondente.Pesano troppe riserve''.

    ''L'idea forte di un progetto riformatore per me e' quella di non considerare Berlusconi solo una parentesi ma parte di una storia in cui ha camminato anche il centrosinistra; e rispetto alla quale va realizzata una discontinuita' profonda nell'organizzazione della democrazia,dei diritti civili, dei rapporti sociali. L'idea cioe' che l'Italia abbia bisogno di una "grande riforma".

    Su questa via di uscita dalla transizione penso che sia in corso uno scontro. E Prodi secondo me - conclude Bertinotti - ha tanta piu' prospettiva tanto piu' si mette in relazione a quel disegno riformatore''. (ANSA).

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    Bonino-Bindi, impossibile convivenza nell'Unione

    di Gianluca Boari da Ragionpolitica

    Nelle settimane che hanno caratterizzato il dibattito relativo al cambiamento della legge elettorale, la maggior parte degli organi di informazione aveva preferito porre l'accento sull'aspetto strumentale legato al passaggio dal sistema uninominale maggioritario a quello proporzionale con premio di maggioranza. L'introduzione del nuovo sistema elettorale era visto unicamente come uno stratagemma che la CdL voleva attuare per non subire una sconfitta di grandi proporzioni alle elezioni politiche. In realtà, fuori da ogni considerazione sugli aspetti tecnici di quest'innovazione, ci pare fuori luogo dare una visione così modesta di questa novità. La cronaca politica degli ultimi mesi, in particolare l'inizio della campagna elettorale, ci sta in realtà mostrando come questo cambiamento abbia innescato e per certi versi accentuato la competizione tra i partiti. Gli effetti, tuttavia, si stanno progressivamente rivelando differenti per natura ed intensità nel centrodestra e nel centrosinistra.

    La cosiddetta Unione era nata per un altro sistema elettorale, un sistema voluto a suo tempo dai Ds per far sì che una minoranza, per giunta sconfitta dalla storia, arrivasse al governo nazionale attraverso l'egemonia esercitata sulle frattaglie della Prima Repubblica. Una «macchina da guerra» di ochettiana memoria politicamente modificata con l'innesto di pezzi del cadavere democristiano. Mentre nella CdL le distinzioni tra i partiti riguardano soprattutto le modalità di approccio con l'elettorato e il dibattito tra le percentuali di statalismo e di liberismo in materia di politica economica, nel campo opposto si assiste ad uno scontro senza quartiere sulle questioni politiche di fondo. Queste sono: il valore e la dignità della vita, la definizione del concetto di famiglia, il rapporto tra Stato e Chiesa; tutte questioni aperte, legate a doppio filo con la natura dei valori fondanti la civiltà occidentale.

    In questi ultimi giorni tutto ciò è emerso con ulteriore evidenza durante il congresso dello Sdi, che ha sancito la nascita dell'ennesimo soggetto politico della sinistra: la Rosa nel Pugno. L'ultima giornata dei lavori ha registrato i diktat della coppia laicista Boselli-Bonino, rivolti all'attenzione dei propri alleati, in particolare la Margherita. Boselli, rivolgendosi direttamente a Prodi, ha affermato con forza che: «Noi non voteremo mai finanziamenti alle scuole private», aggiungendo inoltre di non volere «che al ministero dell'Istruzione si mettesse un amico o un'amica - il riferimento è a Rosy Bindi - del cardinale Ruini». Alla Bonino spetta invece definire «anacronistico» il Concordato, assicurando che «non c'è la volontà di imbavagliare la Chiesa», ma di «eliminare privilegi» compreso quello dell'8 per mille. La Bonino è un fiume in piena dopo la lunga astinenza dalla ribalta della politica nazionale e accusa - in questo caso ci sentiamo di darle ragione - la natura dell'Unione parlando di «un catto-comunismo che vuole diventare egemone nel Paese» e di «un compromesso storico bonsai». Naturalmente, accuse anche al centrodestra che non vuole riconoscere «libertà» quali i pacs, la pillola abortiva e l'eutanasia.

    L'aspra polemica personale, oltre che politica, tra Boselli e Bonino da una parte e Rosy Bindi dall'altra viene messa bene in evidenza dal Corriere della Sera, con la Bindi che accusa la Bonino di usare «un linguaggio berlusconiano» in riferimento all'impiego del termine di catto-comunismo, e di «sferrare un vero e proprio attacco politico all'Ulivo e a Prodi». Parafrasando i manifesti elettorali dei Ds verrebbe da affermare, per quanto riguarda il centrosinistra e la malaugurata eventualità che possa prevalere numericamente il 9 aprile: «Oggi divisioni profonde, domani ingovernabilità».

 

 
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