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Discussione: L'Armata Brancaleone

  1. #41
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    L’Unione divorzia in piazza anche per il corteo della pace
    di Massimo Malpica da Il Giornale
    Schiaffi e spinte per stabilire l’ordine del corteo

    Tre anni dopo l’inizio del conflitto in Irak, a Roma i movimenti pacifisti e una parte della sinistra tornano a marciare contro la guerra. C’è Rifondazione, con Fausto Bertinotti, ci sono i Comunisti italiani, gli studenti di sinistra e i collettivi universitari, ci sono i bambini e i vecchi con la barba, c’è ovviamente Caruso e c’è don Vitaliano, e tra un carro allegorico di Berlusconi-Napoleone, bandiere jugoslave in onore di Milosevic e curde per Ocalan e striscioni che inneggiano all’impunità per gli «antifascisti milanesi» e all’«unità tra persone, natura e animali», si rivedono anche le bandiere arcobaleno, nel lungo serpentone che parte da piazza della Repubblica e arriva alle 17 in piazza Navona. Ma non ci sono i Ds, e non c’è Prodi. Per una parte del corteo non sarebbero i benvenuti. Già lo si intuisce quando, di fronte alla stazione Termini, c’è un momento di tensione nella scelta delle precedenze, con i ragazzi dell’Unione degli studenti che tentano di «resistere» a un sorpasso e vengono zittiti. Vola anche qualche ceffone, insieme a una frase sibilata come un insulto: «Voi siete come i diesse». Ma poi prevale la diplomazia, il furgone che era passato avanti rallenta e lascia passare gli studenti del’Udu, ma come spesso accade il veleno resta nella coda.
    Proprio qui due furgoni, il primo «animato» dal disobbediente Nunzio D’Erme, il secondo dei «comitati per l’Irak libero», che precede uno striscione «con la resistenza in Irak e per l’intifada in Palestina», chiudono il corteo, ma a una certa distanza dal resto dei manifestanti. Distanza non solo fisica, come la stessa ala dura non tarda a comunicare a mezzo megafono. Così, mentre qualche centinaio di metri più avanti i sound system dei furgoni diffondono le note tranquillizzanti della Mannoia, dietro parte un lungo coro: «Ma quale pacifismo, ma quale non violenza, ora e sempre resistenza». «Le truppe in Irak - urla un rappresentante dei “resistenzialisti” - sono truppe d’occupazione, e lo sono anche quelle italiane, e combattere la loro presenza è un legittimo atto di resistenza». Anche sulla Palestina, la posizione è decisamente più radicale di quelle della sinistra del centrosinistra. «Vogliamo la liberazione totale della Palestina, vogliamo l’applicazione del modello sudafricano: chi l’ha detto che l’unica soluzione è due popoli in due Stati?». Più avanti il «collettivo di ingegneria» sfila con uno striscione pacifista a geometria variabile («Accettiamo una sola violenza, ora e sempre resistenza»), ma è meno vistoso e resta «inglobato» nel grosso del corteo. Dietro, invece, D’Erme al microfono si esibisce in un’apologia della guerriglia irachena, ricordando che «se in Italia non avessimo imbracciato le armi contro i nazifascisti non saremmo qui oggi», anche se la resistenza italiana non le usò contro gli americani, le armi. Poi D’Erme allarga in pieno spirito glocal la battaglia ad altri campi. Il consigliere comunale romano e leader di Action esprime la sua solidarietà «agli iracheni e agli abitanti della Val di Susa», «ai palestinesi e a chi a Civitavecchia si oppone al mostro della centrale a carbone». Dietro di lui, nel gruppo dei «Comitati per l’Irak libero», dove «in rappresentanza della resistenza irachena» c’è anche Jabbar Al Kubaisi, la protesta si allarga, ma in un’altra direzione. Non solo contro Berlusconi, ma anche contro Prodi, «la cui unica differenza è che le guerre vuole farle con la benedizione dell’Onu», e poi il megafono strilla slogan contro «questi signori del centrosinistra che non sono venuti qui oggi perché non volevano avere nulla a che vedere con noi, che si sono tenuti lontani per motivi igienici». Ce n’è anche per i promotori della manifestazione, «che ci hanno impedito di far parlare sul palco di piazza Navona Al Kubaisi». E forse c’è da chiedersi perché sono venuti qui a sfilare se, come dicono, «per noi lo slogan portante del corteo, “la pace prima di tutto”, non è una risposta sufficiente. Perché quando un popolo è sotto occupazione per ottenere la pace bisogna fare la guerra».

  2. #42
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    L'Ammucchiata

    di Marco Cavallotti

    Chi trova normale che la Confindustria si appoggi al Sindacato, che la Sinistra si appoggi alla Confindustria – o ai suoi vertici, abbiamo visto che la base la pensa assai diversamente – ; che i padroni del vapore – oggi, piuttosto, i padroni dei grandi pacchetti azionari delle aziende protette o monopoliste – facciano di Bertinotti e Diliberto interlocutori privilegiati; che la grande stampa appoggi chi è disposto a credere in questo pasticcio, all'unisono con quella che un tempo amava definirsi la «stampa democratica», eccolo servito: l'Unione è lì che lo aspetta. È l'Unione degli smemorati, l'Unione di coloro che vogliono illudersi, come ha sempre fatto nei momenti difficili una delle loro stelle polari, la Fiat, che le grandi riforme, quelle necessarie per rimettere in carreggiata l'Italia – che fuori di carreggiata non è certo da 5 né da 10 anni, ma da ben di più – ha sempre pensato che per farle occorra la Sinistra. Con quale risultato è sotto gli occhi di tutti: le poche riforme su pensioni, lavoro, welfare, timide per giunta, le ha fatte in questi ultimi anni il centro-destra.

    Gli smemorati non sanno che cosa sia la logica corporativa – del resto il sistema corporativo, sotto la guida di Mussolini, funzionava con uno Stato ben più forte e, a suo modo, con le idee più chiare –, non pensano a quali aberrazioni possa portare simile ammucchiata, fingono di ignorare a quale stagnante immobilismo siano condannate tali furbate. Immobilismo e stagnazione, perché non c'è nulla di meglio che restar fermi per accontentare tuttio quantomeno per non scontentare troppo nessuno. Ed è ben difficile avviare in Italia una cura di stile thatcheriano con l'accordo di rifondatori, noglobalisti, cigiellini, aclisti…

    Non ricordano che l'economia corporativa portò frutti amari al mondo produttivo italiano; non ricordano che in fondo è anche proprio perseverando per molti decenni in questo metodo consociativo e concertativo che abbiamo consentito il prosperare fra noi di una sinistra massimalista e immatura, che ha visto ogni volta le sue azioni – e dunque la propria esistenza – legittimate e fatte passare per accettabili, anche le più strampalate, da una classe politica incapace di assumersi le proprie responsabilità. Ed ecco la perenne corsa allo scavalco, i massimalismi infantili finché si vuole, ma politicamente redditizi: tutte posizioni che vedevano nelle conseguenze concrete, nei successi strappati, la prova della loro utilità e della loro "legittimità" politica.

    Così, mentre ricorre anche all'estero l'accusa a Berlusconi di "fascismo" – sono pochi quelli che sanno davvero di che cosa si parla –, ecco prosperare nell'Unione la mala pianta del corporativismo, del consociativismo, dello statalismo.

    Ora siamo al capolinea: di fronte al venire a galla di problemi vecchi, esasperati dall'accelerazione del processo di globalizzazione e dalla rarefazione delle risorse energetiche, le carte si scoprono, e vien fuori questo groviglio tragicomico di cointeressenze e di connivenze tra forze che, legittimamente, rappresentano interessi e aspirazioni diversi. E si continua, come al solito in Italia, a confondere le ammucchiate con il sentimento di unità nazionale, la convergenza di interessi innominabili o comunque torbidi con il "bene comune". Intanto, dalle cariche più alte dello Stato si ripete il solito querulo invito alla concordia, che viene regolarmente preso per un invito a mettersi d'accordo nella spartizione di quel che resta del nostro paese.

    Marco Cavallotti

  3. #43
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    Menzogne in diretta
    Il centrosinistra prepara una vera e propria patrimoniale

    di Giorgio La Malfa

    E' stato smentito da molti esponenti del centrosinistra che l'aumento della tassazione sulle rendite fiscali possa riferirsi ai titoli di Stato. E ancor più è stato smentito che esso si applichi alle cedole già in circolazione. In particolare, ciò è avvenuto durante la trasmissione televisiva "Porta a Porta", cui hanno assistito milioni di italiani che posseggono titoli di Stato.

    "Il Sole 24 Ore" scrive in un articolo che vi sarebbe invece un piano "in fase di elaborazione" dell'Ulivo che prevede esattamente ciò che ieri veniva sdegnosamente negato, e cioè l'aumento dell'imposizione fiscale sui titoli di Stato. E non solo su quelli di nuova emissione, ma anche su quelli già in circolazione.

    Del resto, se l'obiettivo è ricavare 2,5 miliardi di euro per finanziare la riduzione del cuneo fiscale – come ha dichiarato il Prof. Prodi – il solo modo per avvicinarsi a questa cifra è colpire tutti i titoli di Stato in circolazione, i vecchi come i nuovi.

    Se così è, l'altra sera da Bruno Vespa, due esponenti del centrosinistra hanno detto una gravissima menzogna a milioni di italiani.

    Nel merito, possiamo dire che l'aumento sulla tassazione dei titoli di Stato avrà conseguenze devastanti. Esso rappresenta in primo luogo una violazione dell'impegno assunto dallo Stato con i risparmiatori, all'atto dell'emissione dei titoli oggi in circolazione, di tassarli con una certa aliquota.

    In secondo luogo, è probabile che il più alto prelievo fiscale sulle nuove emissioni debba essere compensato dall'offerta da parte dello Stato di un maggiore rendimento. In questo caso risulterebbero annullati gli effetti sul gettito previsti da Prodi. Questa è la ragione per la quale la sinistra sarà costretta a tassare i titoli già in circolazione.

    Se lo farà, i risparmiatori non saranno protetti da un aumento dei rendimenti, ma subiranno una riduzione del valore capitale dei loro titoli. Subiranno così una vera imposta patrimoniale.

    Quanto, infine, all'esenzione dei piccoli patrimoni, essa comporta l'introduzione della nominatività dei titoli di Stato. Se è l'idea portante per rilanciare l'economia del nostro paese, gli italiani sono avvertiti e faranno bene a pensare per chi e cosa votare il prossimo 9 e 10 aprile.

    Roma, 22 marzo 2006

  4. #44
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    Predefinito la demagogia e il populismo sono una brutta malattia ...

    ... A Matera ieri Prodi, rispondendo ad un giornalista che gli chiedeva se si sentiva offeso da chi lo definisce una "mortadella", ha confermato di non sentirsi offeso quando viene paragonato al salume bolognese, «un prodotto povero con cui si realizza un alimento molto buono» ... ma allora possiamo tranquillamente dargli della "merda" ... tanto populisticamente e demagogicamente dira' che e' un prodotto naturale del corpo umano che serve a concimare i campi ed a permettere la nascita di tante belle spighe di grano per sfamare tutto il mondo ....

  5. #45
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    Caro nuvolarossa...non trascenda!
    L'Ironia non è patrimonio della nostrana Sinistra!

  6. #46
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    Tav, i Verdi travolgono l’Unione: non si farà
    di Roberto Scafuri da Il Giornale
    Pecoraro Scanio: «La Torino-Lione è una mega truffa e nel programma non c’è. L’amianto? C’è ma non lo vogliono trovare»

    L’aveva detto e l’ha fatto: ha portato i materani in Val di Susa, Alfonso Pecoraro Scanio. Un binario diretto Basilicata-Piemonte per far sapere che a Matera non è ancora arrivata la ferrovia nazionale, ovvero «Trenitalia», e si agogna il collegamento con la dorsale Tirrenica. Mentre lassù, in cima alle Alpi, già si buca la montagna per lanciare la «favola» dei treni ad alta velocità. Una favola che per Pecoraro Scanio sa di bufala. Più che le parole, si cerca il raffronto. Anche perché le parole sono uguali a sempre, e l’Unione uguale a se stessa nel tormentone delle differenze. Piero Fassino a Roma si dichiara per l’ennesima volta «favorevole» alla Tav, e Pecoraro Scanio è costretto a ripetere le battute in copione da mesi, da quando la gente del luogo combatte la battaglia «No Tav».
    Comincia a incontrarla già sul treno che da Torino sale verso Borgone. Un treno di pendolari ad hoc, dove l’atmosfera è festosa e ci scappano battute e dolcetti per l’onorevole salernitano. «È inutile che Rutelli e Fassino assicurino che si farà - dice il leader verde -: semplicemente, nel programma che io ho firmato non c’era scritto... Dopo le elezioni ci confronteremo e, dati alla mano, decideremo cosa sarà meglio. Per noi è meglio il potenziamento della linea e del corridoio 5, mentre la Tav è inutile...». Raccoglie le lamentele dei locali, li galvanizza e rassicura: «No, se non c’è il vostro consenso non si farà...». Scherza e poi si vanta: «Avete visto? Siamo riusciti a cancellarla dal programma... Gli alleati se ne sono accorti soltanto dopo e adesso si stanno agitando. Resta il fatto che nel programma firmato davanti al notaio, non c’è...».
    Il tiro potrebbe essere mancino. I fautori della Tav ancora tramortiti, e Fassino costretto a ripiegare su ciò che sta nel programma. «Bisogna costruire il consenso, il decisionismo non è sempre la scelta più rapida, può far perdere tempo». Ma il rospo non è ancora giù, e il leader ds sbotta: «Però non si può nemmeno certamente bloccare tutto, se una parte dei cittadini non è d’accordo!». Diversa l’ottica di Pecoraro Scanio, che in Val di Susa spiega come la realizzazione della Tav «continui a essere una megatruffa a danno dei cittadini». Il contesto non incoraggia: «Bisogna rompere questo perverso rapporto tra politica e affari, per cui sono le imprese che condizionano la politica. Cosa è meglio per i cittadini lo decidono i politici, le imprese si devono limitare a dire come si fa quanto deciso. Oggi invece accade che i progetti fatti da qualche grande azienda diventano la priorità del Paese».
    Il problema si rovescia: con il no a queste opere «truffa» (cita pure il Mose di Venezia, il Ponte sullo Stretto, la terza pista all’aeroporto di Malpensa) «faremo almeno cento infrastrutture utili all’Italia... Risparmiando i 10 miliardi di euro del megatunnel, per esempio, faremo un sacco di cose che costano poco ma sono utilissime per i cittadini». Le elenca: il raddoppio della Verona-Bologna, l’ampliamento della galleria di Cattolica, il quadruplicamento della Milano-Venezia, la Messina-Palermo, la Salerno-Reggio Calabria, l’acquisto di cento treni per i pendolari di Milano e di 50 per quelli di Torino. «Perché noi siamo a favore delle gallerie e dei treni, ma non quando sono dannosi per l’ambiente e per il rilancio del nostro Paese». Basta allora anche ai costosi sondaggi per la ricerca di zone prive di amianto, uranio e i minerali che inquietano gli abitanti della Valle. «Non buttiamo via altri soldi in carotaggi inutili - dice - ... Non trovare l’amianto in Val di Susa è come non trovare l’acqua nell’oceano».

  7. #47
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    Il risparmio minacciato
    Un salasso fiscale di dimensioni elevate che schiaccerà il Paese

    E' un modo singolare quello di reagire alle domande con le invettive. Ce ne eravamo accorti qualche settimana fa a "Porta a Porta", quando l'onorevole Mastella rispose in modo volgare al ministro La Malfa, che gli leggeva il programma del centrosinistra, un programma da Mastella sottoscritto e che evidentemente egli non conosceva. Non pensavamo che alla stessa domanda, legittima, visto che concerne un aspetto di una qualche rilevanza, rispondesse con le invettive anche Prodi, dando del delinquente a chi gli fa notare una contraddizione evidente, la stessa che è costretta a riconoscergli anche Dario di Vico sull'amico "Corriere della Sera".

    Per cui è inutile inveire, e dare le più ampie rassicurazioni sull'intenzione di non voler tagliare le tasse. Se vuole avere un qualche effetto utile, il professor Prodi raduni le teste d'uovo della sua coalizione, le richiuda in fabbrica e riscriva il programma, per lo meno nella parte che concerne il cuneo fiscale che si vuole ridurre di 5 punti percentuali in un anno, colpendo le rendite finanziarie. Prodi modifichi quelle pagine in una forma definita, visto che ogni giorno dà spiegazioni diverse sul loro significato, e ne prenderemo atto. Fino a quando invece resteranno scritte, esse rappresenteranno una ghigliottina eretta dal centrosinistra al risparmio degli italiani. Allora perché Prodi non dice semplicemente: ci siamo sbagliati a scrivere e a fare di conto? Un bel tratto di penna e via, e non avremo ragione di dubitare della sua parola e dei suoi modi rassicuranti. Il professore, come dice l'onorevole D'Alema, che se ne intende, è una "limpida figura morale", e noi gli crediamo volentieri. Ma, se resta quella parte del programma, è chiaro che il dubbio diventa una voragine, e non sarà la valanga di improperi che proviene dal centrosinistra a coprirla.

    Crediamo allora che questa parte del programma sul cuneo fiscale non si possa cancellare, pena la crisi immediata dell'Unione. Perché, evidentemente, le parti oltranziste del centrosinistra, Cgil inclusa, e un'area rilevante dei Ds, non hanno urlato per anni contro il declino del paese invano. Volevano elaborare una terapia offensiva, che ha preso corpo nella fabbrica prodiana del programma e che prevede un salasso fiscale di dimensioni elevate. E' questa l'idea della politica economica che il professor Prodi, sperando di vincere, ha accettato, senza accorgersi che invece si è legato un macigno al collo che lo trascinerà a fondo.

    Roma, 31 marzo 2006

 

 
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