Stamattina ho visto a Omnibus il giornalista Moncalvo e il politologo Sartori concordare su una critica alle attuali tecniche di sondaggio.
Moncalvo sostiene che per essere intervistati occorre possedere una linea telefonica fissa per risalire con certezza all'utente.
Siccome la fascia d'età dai 18 ai 30 fa invece in gran parte uso del cellulare e non è intestataria di una linea , l'errore statistico sarebbe più elevato del 3% di come dichiarato, in quanto una parte importante del campione sarebbe sottostimata.
Ora, a me viene in mente una discussione di qualche tempo fa in cui ci si chiedeva chi è più probabile che sia in casa e risponda al telefono.
In teoria dovrebbero rispondere di più casalinghe e pensionati, mentre chi studia e lavora difficilmente lo si trova a casa (a meno che i sondaggi li facciano di sera).
In tal caso, il campione sarebbe da considerare ulteriormente falsato, visto che i lavoratori sono più difficili da rintracciare, al di là della fascia d'età.
Inoltre le persone di una certa età sono anche le più diffidenti nel rivelare le proprie intenzioni, o a dar retta a un pinco pallino che li intervista. Questo non potrebbe avere ricadute sulla percentuale degli indecisi, alzandone artificiosamente il numero?
Ovvio che poi il campione viene scremato, ma mi chiedo se i dubbi che ho esposto sono sensati e come ne tengano conto le società di indagine.
Ne sapete qualcosa di più?


Rispondi Citando


