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  1. #11
    Vivo all'estro
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    Poi ,qui' Berlusconi ha detto:
    "Io faccio l'accordo con la Mussolini.
    Lei si fara' garante della democraticita' dei suoi candidati."
    Punto.

  2. #12
    Vivo all'estro
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    Citazione Originariamente Scritto da Felix
    ma perchè si sente in dovere di ribadire ogni settimana questi distinguo. Ha la coda di paglia?!
    L'MSI da cui proviene era già un partito democratico, atlantico, liberale e in fondo poco antisemita (era solo folklore ormai...).
    1)
    Si un qualche tipo di coda di paglia certamente.
    Ma ancora piu' certamente e al di la' di ogni ragionevole dubbio:
    2)
    Protagonismi ed antiche ,rinomate e conosciutissime ,da chiunque abbia piu' di 25-30 anni ed un po di osservazione dell'ambiente,ruggini ed antipatie personali ,anzi personalissime,da "faccia a faccia",con Pino Rauti .
    E piu' recentemente con Alessandra Mussolini.

    Che sia proprio Fini,(e solo Fini !)"sdoganato" da Berlusconi ,prima di Fiuggi, a porre questi veti e a far risaltare queste piccolissime diatribe interne e mini-mini dettagli democratico-elettorali,a fare il geloso, a porre irragionevoli veti... e' uno scherzo di natura.
    Un'abominio ridicolo.

    E tutto questo mentre lo stesso Fini,per fare un'esempio,non ha nulla da dire sul suo "compagno d' asse" ,Casini,che prepara amichevoli inciuci e spaghetti-grosse koalition con Veltroni.
    Silenzio assoluto su quello.
    Anzi ,era proprio secondo Fini che il "polo" doveva diventare "Casa" e allargarsi un po' a "tutto e tutti" ,sopratutto ambienti politicanti "centristi"(o quello che sono).
    Poteri forti.Burocrazia assistenzialista.Alta finanza.Estremismo inciucio-democristianista.
    Su' Mastella,per fare un'esempio, o chiunque altro girovagante dovesse rientrare nella "Casa" ..Fini non avrebbe mai nulla da dire.
    Anzi, Fini caldeggia chiunque.
    Tutto e tutti.
    Segni.Mastella.
    Ambienti confindustria spesso amichevoli con la sinistra...
    Tutto e tutti.

    Lui (..e SOLO lui!)e',invece, "preoccupatissimo" che nella C.d.L. entrino i fascisti Rautiani e della Mussolini del "male assoluto".
    E dello 0,00..chipz %

    E si preoccupa molto di farlo sapere ufficialmente e a chiarire ai media e proprio in campagna elettorale che "lui dissente" ,che "non e' giusto "democraticamente".
    Che "ha ragione la sinistra" su questo.

    Proprio(E solo!) lui....

    Posso dire una cosa sul professorino(supplente)Fino Fini?
    Che delusione.
    Che fallimento di un' imitazione di un tentativo di un'ombra di cosidetto "leader carismatico".
    O leader "politico" se e'per questo.

    Che politicante centrista democristo da far invidia a Moro e Demita messi assieme.
    Che uomo mediocre.

  3. #13
    SENATORE di POL
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    Citazione Originariamente Scritto da Felix
    ma perchè si sente in dovere di ribadire ogni settimana questi distinguo. Ha la coda di paglia?!
    L'MSI da cui proviene era già un partito democratico, atlantico, liberale e in fondo poco antisemita (era solo folklore ormai...).

    Il Movimento Sociale Italiano di Almirante NON era più antisemita da tempo, tranne che in certe frange di "tradizionalisti" da operetta. Gli antisemiti stavano quasi tutti nei gruppi eversivi di ultradestra e di estrema sinistra. Ossia negli opposti fronti antiliberali, antiliberisti, antidemocratici, antioccidentali.

    Shalom

  4. #14
    SENATORE di POL
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    da www.corriere.it

    " L’AUTOCRITICA

    Rauti: ho tolto anche gli occhiali per sembrare meno «nero» «Mi sono costruito una vita da appestato, ho sbagliato. Non sono un neofascista, il Ventennio non torna»


    Il nipotino Manfredi, per far arrabbiare papà Gianni (Alemanno, ndr), qualche volta gli urla contro: «Viva la fiamma di Pino Rauti». Il nonno, Pino Rauti, lo racconta ridendo di gusto: «Stravedo per il figlio di Isabella. Che è un dritto: quando mi vuole far incavolare, grida "Viva McDonald"».
    A guardarlo oggi, l’ex responsabile del Msi-Fiamma Tricolore potrebbe interpretare nonno Libero in una sitcom: capelli candidi, occhi sereni, sorriso rassicurante. Ma diventar così, racconta lui, non è stato facile: «Diciamoci la verità: in passato ho fatto l’impossibile per apparire più cupo... più nero. Ho sbagliato impostazione, devo ammetterlo. Basta vedere le foto dell’epoca. Come quegli occhialacci con la montatura scura e spessa, che ho portato per anni: mi facevano apparire un mostro. Tanto che alla fine mi sono operato e li ho tolti».
    La sua, racconta Pino Rauti, potrebbe essere definita «una vita da impresentabile». Dice di portarsi dietro questa nomea da sempre: «Ma per un mio errore di metodo. Mi sono rinchiuso in un’area che è storicamente ristretta. E poi anche molti atteggiamenti, il mio aspetto... mi sono costruito una vita da pecora nera, da appestato. La verità è che si finisce per diventare quello che i peggiori avversari vogliono tu sia».
    I perché, di questa «carriera» in negativo, secondo Rauti sono tanti: «Parliamoci chiaro: sono l’unico politico italiano che è stato più volte in prigione. Uno contro il quale si sono levate le accuse di tutte le stragi italiane: piazza Fontana, stazione di Bologna, e Brescia.Maio mi chiedo: possibile essere accusato di tre stragi?». Rauti porge la domanda con lo stesso tono con cui potrebbe chiedere un caffè. «Tutto questo ha contribuito a crearmi intorno un’aura inquietante. Le persone, prima di conoscermi, hanno paura di me. Mi temono. Pensano di trovarsi di fronte il mostro. Poi però mi parlano, ed esco fuori dall’alone maledetto». È stato così, racconta, per tanti del centrosinistra: «Scalfaro, Cossiga, Bindi, Bianco. D’Alema disse che "Rauti rappresenta la destra intelligente". Ma ho anche lettere di Rutelli e Veltroni... ».
    Ecco perché oggi, quando lo attaccano, gli cascano le braccia: «Urlano "Rauti" come una parolaccia. E io sono stanco di presentar querele». Ma a preoccuparlo, adesso, è che questa nomea possa danneggiare la sua candidatura alle politiche con Forza Italia: «Spero che Berlusconi non si lasci intimorire. Ci ha accolto con grande rispetto. Vedere in tv D’Alema che mi addita tra gli impresentabili mi fa infuriare. Ma mi infurio di più quando Fini gli risponde: voi togliete gli ultrà di sinistra e noi i neofascisti. Questo giovanotto che una volta dirigevo avrebbe dovuto dire: Rauti non c’entra, è un altro livello. Invece gli fa comodo confinarmi, perché sono sempre stato più moderno di lui. Più all’avanguardia: non mi sento un neofascista, il fascismo non è più ripetibile. È solo un giacimento della memoria al quale penso che si possa ancora attingere».
    E i veti incrociati? «Assurdi, per me come per Ferrando. Ogni partito deve avere il diritto di presentare chi vuole. Anche su di me ci sono malumori, me l’ha detto Carlo Vizzini, il senatore al quale Berlusconi ci ha affidati. Non è facile passare dalle parole ai fatti».
    Angela Frenda
    16 febbraio 2006 "

    Saluti liberali

  5. #15
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    Valori della Cdx:
    cosa dite: la direttiva Bolkstein contiene dei principi che dovremmo accettare supinamente?
    Ecco cosa ne pensa una parte dei francesi:

    Villiers : «La nouvelle directive Bolkestein est un mensonge» MPF Pour le président du Mouvement pour la France et député européen, le nouveau texte n'est guère différent du projet initial.
    Propos recueillis par Guillaume Perrault
    [16 février 2006]

    LE FIGARO. – Le projet de directive Bolkestein, largement remanié par les députés européens, ne trouve toujours pas grâce à vos yeux. Pourquoi ?


    Philippe de VILLIERS. – Nous sommes devant un mensonge, car on voudrait nous faire croire que la directive est vidée de sa substance. Rien n'est plus faux : le texte applique toujours le principe de la liberté totale des prestations de service. C'est aussi un scandale, car les promoteurs du oui au référendum avaient répété pendant la campagne du printemps dernier : «La directive Bolkestein est morte et enterrée». Or, aujourd'hui, cette directive, sortie par la grande porte du suffrage universel, revient par la fenêtre du Parlement européen. C'est un déni de démocratie.


    Le principe du pays d'origine, qui avait déclenché la polémique, est pourtant abandonné...


    Pour les salariés oui, mais pas pour les travailleurs indépendants. Le plombier polonais ne pourra plus être salarié chez nous tout en restant soumis au droit social polonais. En revanche, il pourra exercer en qualité d'artisan et appliquer les tarifs et les règles sociales de son pays d'origine. Le phénomène se constate déjà dans le BTP. Prenez l'affaire de la centrale EDF de Porcheville, dans les Yvelines. Quarante ouvriers polonais travaillent 44 heures par semaine à la remise en état de ce générateur et ils sont payés 400 euros par mois ! La directive Bolkestein va accentuer de façon dramatique cette concurrence inégale. Dans sa mouture initiale, la directive menaçait 5 000 professions de dumping social. Dans sa version actuelle, 4 000 professions restent visées. On conduit nos professions libérales – artisans, architectes, ingénieurs conseils, etc. –, nos ouvriers et nos PME à l'abattoir. Pour tout arranger, la Cour de justice européenne reste très attachée au principe du pays d'origine, qu'elle a inventé au fil de ses arrêts. Elle se fera un devoir de le rétablir sans entrave à la première occasion.


    Si l'on vous écoute, l'Europe irait systématiquement contre l'intérêt de la France...


    L'Europe du traité de Rome a été une chance pour la France, mais elle est morte. Maastricht, en 1992, a marqué un double renversement : la coopération entre Etats a été abandonnée au profit de l'intégration, et la préférence communautaire au profit du mondialisme. Depuis 1992, Bruxelles ne nous apporte plus aucune vertu pour corriger nos vices. Elle les aggrave. La seule politique économique raisonnable est la suivante : à l'extérieur, protéger, à l'intérieur, libérer. La concurrence inégale et l'asphyxie par les impôts et charges sont les deux faces d'une même crise. Le socialisme à la française et le mondialisme bruxellois cumulent leurs effets dévastateurs.







    En complément




    Le texte devrait être adopté aujourd'hui à Strasbourg

  6. #16
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    Persino i francesi qualche volta ci azzeccano.
    Altre volte no.


    Shalom

  7. #17
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    Citazione Originariamente Scritto da Pieffebi
    Il Movimento Sociale Italiano di Almirante NON era più antisemita da tempo, tranne che in certe frange di "tradizionalisti" da operetta. Gli antisemiti stavano quasi tutti nei gruppi eversivi di ultradestra e di estrema sinistra. Ossia negli opposti fronti antiliberali, antiliberisti, antidemocratici, antioccidentali.

    Shalom
    appunto, e allora è inutile ribadire ogni settimana che lui non è antisemita...

  8. #18
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    Infatti, ma è utile ribadire che l'ultradestra nazistoide.....lo è.

    Shalom

  9. #19
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    dal quotidiano LIBERO di oggi....viene richiamato alla memoria un dato di fatto che non dovrebbe consentire alla sinistretta illiberale di dare lezioni a nessuno, neppure di "antifascismo".

    " Meno di un anno fa la sinistra raccoglieva firme per Alessandra
    Pagina 4

    ROMA Oggi i compagni gridano ai « nazifascisti che potrebbero fare da spalla alla Cdl » ( Luciano Violante, capogruppo dei Ds alla Camera). Ma non furono proprio loro, alle Regionali, a scendere in campo per la Nipote e i suoi Cavalieri neri, e a raccogliere e convalidare le centinaia di firme false? Adriano Tilgher e Roberto Fiore c'erano già allora con lo stemma del Fronte sociale nazione e quello di Forza nuova incastonati nel simbolo " a tre palle" di Alternativa sociale. Ma i giornali di quei giorni pullulano di proclama pro- As. A partire dal presidente della Quercia, Massimo D'Alema: « Impedire a un avversario scomodo di presentarsi alle elezioni è una cosa che nei Paesi democratici non si deve poter fare » , protestava il " leader Massimo" cogliendo l'occasione per assestare una stilettata a Storace. « Vorrei capire se ai fini dell'esclusione di As hanno concorso, oltre alle firme irregolari, anche gli atti irregolari di chi è al governo del Lazio » . Pure il segretario dei Ds, Piero Fassino, corse a dare manforte a Mussolini & co con la richiesta di dimissioni a Storace, facendo infuriare il leader di An Gianfranco Fini, che definì « indecente » l'atteggiamento di Fassino e di Francesco Rutelli. Sì perché tra i tifosi " rossi" della Nipote c'era anche il leader della Margherita, che si spese molto in quei giorni in favore di quello che, invece, una settimana fa ha definito « il più grande caravanserraglio di fascisti e neo fascisti in circolazione » . Eppure l'anno scorso era proprio Rutelli a definire « legittima » e « rispettabile » la battaglia della Mussolini, difendendo il suo « diritto di concorrere » . Per non parlare di Livia Turco. La " pasionaria" della Quercia non poteva certo far mancare il suo sostegno all'antica compagna di battaglie: « In democrazia il diritto fondamentale di partecipare alle elezioni non si nega a nessuno, anche se si chiama Mussolini » . A sostenne la causa di Alessandra, fu persino il suo sfidante di sinistra, Piero Marrazzo, che la paragonò niente meno che a Gandhi nell'esprimere ammirazione per il suo « gesto di disobbedienza civile » . Mentre il leader Verde, Alfonso Pecoraro Scanio non si dava pace sul « perché la Mussolini viene cacciata e i verdi ecologisti no? » . E tutti, dal coordinatore della segreteria ds, Maurizio Migliavacca, al Dl Beppe Fioroni, chiedevano di « fare luce su anomalie e coincidenze » , alludendo alla fresca nomina all'Authority delle Comunicazioni di Corrado Calabrò, l'allora presidente del Tar del Lazio che aveva appena bocciato il ricorso della Mussolini. Ma i compagni non si limitarono a intonare peana agli epigoni dell'estrema destra. Arrivarono a raccogliere e autenticare le firme, molte delle quali risultarono false. Fassino ha sempre negato: « Noi abbiamo raccolto solo firme per l'Unione » , assicurò, subito smentito da un consigliere della Margherita alla Provincia di Latina: « Ho raccolto una per una le firme per la lista di As, embè? » , confessò serafico Francesco Aversa. Che sapesse o no che quelle firme erano tarocche, per lui il ruolo giustificava tutto: « Sono un pubblico ufficiale » , spiegava, « ho fatto richiesta per essere autorizzato e mi è stato accordato » . Né Fassino, né altri dell'Unione, però, hanno mai negato l'autenticazione delle firme. Nelle regioni rosse, infatti, furono quasi tutti consiglieri comunali e provinciali di sinistra ad autenticare le firme di As. « Tutte le firme raccolte a Firenze e a Pisa sono state autenticate dagli assessori alla Provincia di Firenze, il ds Alessandro Lo Presti, e di Pisa, Nicola Landucci, della Margherita » , rivelò il coordinatore toscano di An Riccardo Migliori, che non è stato mai smentito. Neanche quando disse, a proposito di Bologna, che tra i sottoscrittori delle liste c'erano anche alcuni Comunisti italiani. b. r.
    "

    Saluti liberali

  10. #20
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    Predefinito tratto da L'Indipendente 18 febbraio 2006


 

 
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