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    Predefinito Rif: Craxi, a 10 anni dalla morte

    Orgoglioso di essere stato socialista e craxiano
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    Cara VareseNews,

    il signor Fascetti è finalmente riuscito a trovare un argomento degno per le sue critiche, troppo spesso sconclusionate.
    Infatti, come molti vecchi lettori di VareseNews sanno, alle elezioni provinciali del 2002 c'ero io candidato per il Nuovo Psi nel seggio di Lavena Ponte Tresa, non si tratta di omonimia.
    Non sono affatto orgoglioso di aver militato nel centrodestra, con gente che poi ha detto e dimostrato nei fatti di volersi pulire col tricolore, con gente che dice che "gli italiani fanno schifo", con gente che sostiene tesi abberranti come la differenziazione tra la cassa integrazione degli italiani e quella degli stranieri, con cattolici che sanno trovare una giustificazione per la loro vicinanza politica a questi nemici della convivenza civile.
    Sono invece orgoglioso di essere stato segretario di quella formazione politica, erede politica di Bettino Craxi, e di aver criticato le posizioni leghiste anche da quella traballante posizione. Non sono stato segretario perché considerato bravo, non mi sentivo apprezzato ed ad un certo punto mi sono davvero sentito frustrato per il grande lavoro prodotto contro forze interne al partito che erano persino più forti di quelle che agivano dall'esterno.
    Non confonda quindi il provarci col tentativo di fare carriera: il risultato numerico non fu affatto male ma si sapeva benissimo, io e gli altri, di non poter essere eletti.
    C'era però allora una cosa che dalla politica italiana è sparita del tutto: l'incontenibile orgoglio di sentirsi socialisti italiani.
    Tutto sommato poco male, sono rimasti i valori dei quali continuo ad essere orgoglioso, così come lo sdegno nei confronti di chi tanto palesemente li nega.
    9/03/2010 ANTONIO DI BIASE

    Orgoglioso di essere stato socialista e craxiano | Lettere al direttore | Varese News

  2. #72
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    Predefinito Rif: Craxi, a 10 anni dalla morte

    Percorso comune per i socialisti


    Mai come in questo momento è necessario che noi Socialisti Riformisti Liberali uniamo i nostri sforzi, le nostre capacità, le nostre basi politiche derivanti dall’insegnamento politico di chi ha portato avanti nel corso della storia Socialista Italiana e Internazionale i valori, le idee le proposte e il fare che da sempre ci contraddistinguono e che ora altri cercano di appropriarsene. Tanti ora riconoscono che la linea politica di Bettino Craxi e del PSI di 20 anni fa, contrastata dai conservatori del potere sottotraccia, era quella giusta e frutto di una prospettiva politica moderna ed efficace al servizio dello Stato e del bene comune.

    Ci hanno trattato da ladri, infami ecc. ecc. Coloro che in Parlamento hanno mostrato il cappio e hanno organizzato manifestazioni di massa ora ci cercano. Altri a sinistra hanno il coraggio di dirsi socialisti pensando di averci spazzato via per via giudiziaria e di prendere il nostro posto. Non è così, alcuni di noi da tempo votavano Forza Italia e ora PDL in mancanza di altro e per contrastare la possibilità di vedere Di Pietro presidente del C. e Bersani vice. Roba da fuggire all’estero.

    Altri si sono accasati in poltrona con il PD e francamente non capisco ancora ora il perché, ossia lo capisco ma non si può dire.

    Da pochi giorni ho accettato l’incarico di coordinare una delle tante formazioni socialiste, il Nuovo PSI a Ferrara. Il mio obiettivo primario è quello di concordare un percorso comune con il gruppo di Manfredi i Socialisti Uniti con l’obiettivo di rafforzare la presenza Socialista che in questo momento politico è alleata con il PDL.

    Sicuramente non sarà facile ma un tentativo lo voglio fare e così spero la pensi Manfredi.

    A Ferrara abbiamo raggiunto in passato percentuali attorno al 18 %, siamo in tanti e sono sicuro che in tanti siete poco soddisfatti della vostra attuale collocazione politica.

    Fatevi sentire,

    alla prossima

    Alessandro Govoni
    Percorso comune per i socialisti | estense.com Ferrara

  3. #73
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    Predefinito Rif: Craxi, a 10 anni dalla morte

    REGIONALI: NENCINI, COME NEL 92 RICONOSCERE LEGGE SBAGLIATA
    giovedì 4 marzo 2010
    “Il problema non è quello di sanare il caso Polverini o Formigoni, ma di annunciare concordemente e solennemente la volontà di cambiare le regole per la presentazione delle liste anche perché di ipocrisia si può anche far morire una democrazia”.
    Lo afferma il segretario del Psi, Riccardo Nencini.
    “Quando Bettino Craxi nel ’92 – continua Nencini - alla Camera sollevò la questione del finanziamento politico ‘irregolare o illegale’ nessuno ebbe il coraggio di dire che aveva ragione e che la corruzione sistemica non riguardava solo alcuni partiti ma tutti. Oggi corriamo il rischio di ripetere lo stesso errore. Davanti alle denunce dei radicali, ma anche nostre, sulla questione della presentazione delle liste, tutti i partiti – conclude Nencini - dovrebbero semplicemente riconoscere che le leggi così come sono state scritte o non sono applicabili o vengono violate

    REGIONALI: NENCINI, COME NEL 92 RICONOSCERE LEGGE SBAGLIATA - Partito Socialista - Primo piano

  4. #74
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    Predefinito Rif: Craxi, a 10 anni dalla morte

    Caldoro intervistato da «Libero»:
    «Ma non mi è piaciuto il titolo»
    Il candidato-presidente racconta al giornale di Belpietro la sua fede socialista e si rammarica della titolazione

    *Caldoro intervistato da «Libero»: «Ma non mi è piaciuto il titolo» - Corriere del Mezzogiorno

    NAPOLI – «Ci ho pensato molto. Ma alla fine ha vinto l’amore per la mia terra. Uno non può sottrarsi a una sfida di questo genere». Spiega così Stefano Caldoro in un’intervista al quotidiano Libero le motivazioni che l’hanno spinto a candidarsi per la corsa alla Regione Campania. «A 13-14 anni ero già malato di politica», aggiunge Caldoro, spiegando di essere entrato per la prima volta in una sezione di partito «a diciotto anni, nella sezione Vomero del Psi». «Io sono nato socialista con Craxi segretario», prosegue il candidato del Pdl. «L’ho conosciuto bene negli anni difficili perché ero deputato nel ‘92-’94, in piena Tangentopoli. Craxi è stato un grande statista», la valutazione di Caldoro. «Io sono – ha aggiunto - tra quelli che è rimasto legato con più lealtà a Bettino. Infatti - precisa - decisi di non ricandidarmi perché capivo che avrei dovuto cedere il passo per un po’. Ma aderii immediatamente alla discesa in campo di Berlusconi. Sono stato uno dei primi socialisti che lo ha affiancato. E da allora sono stato ininterrottamente con lui, senza titubanze. Mai».

    DUBBI SUL TITOLO – Dopo aver letto l’intervista Caldoro ha precisato: «Non mi riconosco nel titolo del quotidiano Libero di questa mattina». Al candidato del Pdl alle regionali in Campania, non è piaciuto infatti il virgolettato: «Bocchino e Cosentino sono arrivati dopo di me e non contano niente in questa regione», attribuitogli dal quotidiano. «Nell'intervista -spiega Caldoro- rispondo ad insistenti domande su questioni interne, definite faide in riferimento al Pdl. Ho precisato che i miei rapporti con i dirigenti sono ottimi, che siamo uniti e che nessuno conta su potentati, nè Cosentino né Bocchino, né altri. Anzi, ho sottolineato, siamo ancora fragili e poco influenti nel potere perchè i potentati li ha la sinistra che ha gestito il potere. Noi abbiamo idee ed il consenso dei cittadini. Questa è stata la mia risposta che si legge nel pezzo ma che è travisata nel titolo».

    Francesco Parrella
    24 marzo 2010

  5. #75
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    Predefinito Rif: Craxi, a 10 anni dalla morte

    24/03/2010
    Amalfi Amendola Perché voto per Stefano Caldoro e Mino Pignata
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    SPAZIO ELETTORALE AUTOGESTITO E’ stato celebrato il 19 gennaio scorso il decimo anniversario della morte di Bettino Craxi, indimenticato segretario del Partito Socialista Italiano, per quattro anni Presidente del Consiglio del più longevo governo della Prima Repubblica, uomo politico di grande statura le cui doti di statista sono state ampiamente riconosciute da tutte le forze politiche nazionali, ad eccezione del solito becero, fazioso, presuntuoso ed irriverente A. Di Pietro.

    Per i Socialisti della Campania la ricorrenza non poteva essere celebrata in modo migliore, con la prestigiosa candidatura del socialista Stefano Caldoro alla Presidenza della Regione Campania, alla guida dello schieramento di centrodestra.

    Socialista, figlio di socialista, segretario nazionale del Nuovo P.S.I., Stefano Caldoro è stato scelto da Silvio Berlusconi e dal Popolo della Libertà per la sua dirittura morale, per la sua condotta trasparente e per la competenza, capacità, serietà ed affidabilità dimostrate nella sua lunga esperienza politica fino all’assunzione dell’incarico di Ministro del precedente Governo Berlusconi.

    Queste sue doti costituiscono oggi la più ampia garanzia che egli, una volta eletto, saprà svolgere il compito di Governatore della Campania con grande equilibrio, efficienza e trasparenza, imprimendo alla nostra regione la svolta epocale di cui essa ha bisogno per rivendicare il ruolo di culla di antica civiltà, della cultura, dell’arte e del turismo mondiale, mortificato dall’ultimo posto nella classifica delle regioni italiane in cui la Campania è stata relegata dalla dissennata gestione Bassolino.

    Lo sfacelo provocato da quindici anni di gestione del centrosinistra è sotto gli occhi di tutti, per cui si avverte d’ogni parte una gran voglia di cambiamento.

    Vincenzo De Luca, pur efficiente ed apprezzato sindaco di Salerno, a livello



    regionale non potrebbe che rappresentare la continuità con il sistema di potere e di gestione del governatore Bassolino, di cui sarebbe costretto inevitabilmente a subire il condizionamento.

    La candidatura a presidente di Stefano Caldoro è sostenuta da sette liste di centrodestra, di cui una, a connotazione socialista, messa in campo dallo stesso candidato-presidente.

    In questa lista di coalizione, contrassegnata anche dal simbolo del garofano rosso socialista, è candidato il compagno ed amico Mino Pignata, bravo medico, già Sindaco di Oliveto Citra e Presidente del Consiglio Provinciale negli ultimi cinque anni, socialista storico ed ottimo amico personale di Stefano Caldoro.

    Il dottor Mino Pignata è persona di lunga esperienza e grande competenza politico-amministrativa, già ampiamente dimostrate sul campo.

    Per questi motivi, espressi necessariamente con estrema sintesi, io voterò per il centrodestra, per Stefano Caldoro-Presidente della Regione e per Mino Pignata-candidato al Consiglio Regionale nella lista che reca il simbolo del garofano rosso dei Socialisti e chiedo lo stesso voto ai miei amici ed estimatori.

    Ovviamente, per sostenere la candidatura di Stefano Caldoro a Presidente della Regione Campania, in alternativa si può votare per i candidati di una delle altre sei liste a lui collegate.

    A risentirci dopo le elezioni del 28/29 marzo per riprendere, con la stessa passione ma con spirito nuovo e doverosa pacatezza, il filo delle riflessioni settimanali interrotte, per mia scelta, quattro anni fa.

    A presto!



    Andrea Amendola

  6. #76
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    Predefinito Rif: Craxi, a 10 anni dalla morte

    Alessandro Haber: “Il digitale? Non riesco ad accettare l’idea che tutto sia virtuale”
    Alessandro Haber: “Il digitale? Non riesco ad accettare l’idea che tutto sia virtuale” - Cultura e societa - Panorama.it
    * Tags: alessandro-haber, digitale, interviste, personaggi
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    Alessandro Haber in Vola Vola - Credits: Ufficio Stampa Volpe & Sain

    Alessandro Haber in Vola Vola - Credits: Ufficio Stampa Volpe & Sain

    Alessandro Haber (o meglio il suo avatar, per dirla alla James Cameron) è il protagonista di “Vola Vola”, il primo film girato interamente nel mondo alternativo di Second Life.

    L’attore, che non nasconde la sua poca dimestichezza con la tecnologia, parla della singolare pellicola, presentata in anteprima nazionale al Filmforum di Gorizia, festival promosso dall’Università di Udine chiuso ieri. Ecco la nostra chiacchierata.

    Ci spiega cos’è Vola Vola?
    È una pellicola sperimentale completamente virtuale con una trama ben precisa: racconta le vicende sentimentali di tre coppie separate da differenze generazionali ma affronta anche le tematiche legate agli hacker, alle politiche sociali, alla libertà di espressione e all’etica. L’idea è venuta leggendo i libri di Mario Gerosa, uno dei maggiori esperti di mondi vituali.

    Possibile che non le piaccia la tecnologia?
    Io non capisco nulla di Internet e uso il cellulare solo per telefonare. Sono rimasto ancorato al fax. Quello che più mi ha impressionato è che il regista mi ha chiesto solo una foto con la quale ha costruito il mio personaggio. Io gli ho dato solo la voce. Ma in autunno cominceremo le riprese vere del film, con me nel ruolo del protagonista e con attori in carne ed ossa. Finalmente! Io sono un attore che fa cinema e teatro e sono abituato a comunicare con il corpo e l’immagine.

    Vuol dire che non ha apprezzato il suo avatar?
    Al contrario. Il lavoro fatto dal regista Carboni è eccezionale. Le riprese hanno richiesto tempo, professionalità e pazienza. Ma io non riesco ad accettare l’idea che tutto sia virtuale e che l’etica umana sia ridotta a un avatar.

    Lei è un appassionato di teatro. Che progetti ha?
    In autunno sarò in scena sui palcoscenici italiani con lo spettacolo “Una notte in Tunisia” ispirato all’esilio di Bettino Craxi ad Hammamet e tratto dal testo scritto da Vitaliano Trevisan. Debutteremo a Milano.

    In che stato versa il cinema italiano, a suo parere?
    Io lo trovo in buona salute. Abbiamo attori e registi bravi. Penso a Virzì ad Ozpetek, a Verdone. I risultati sono nettamente positivi.

    Ha dei film in uscita?
    Ho già realizzato Christine/Cristina, la pellicola con cui esordisce alla regia Stefania Sandrelli. Ma dopo un’ottima presentazione al Festival di Roma, il film stenta ad apparire nelle sale. E non ne comprendo i motivi. In “Vorrei vederti ballare”, invece, altra pellicola già finita, ho un cameo accanto a Giuliana De Sio.

    Ha anche film in preparazione?
    Tra poco inizieremo le riprese di ”Quattro uomini in una buca” una singolare tragicomica pellicola sul mondo del golf, sulla falsariga di Full Monthy. Con me nel cast ci sono Massimo Ghini, Massimo Ceccherini e Rocco Papaleo.

    Il teatro rimane la sua grande passione?
    Direi piuttosto l’amore della mia vita, da 35 anni. Sul palcoscenico mi metto sempre in gioco, non mi sento mai arrivato.

    È vero che sa cantare?
    Verissimo. Sogno di fare un concerto. E prima o poi lo farò…

  7. #77
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    Predefinito Rif: Craxi, a 10 anni dalla morte

    l'ex primo cittadino: «Dio ci ha dato Craxi, guai a chi lo tocca»
    Ad Aulla sono stanchi della statua di Craxi
    e preferiscono quella della bella Arcuri
    Il consulente del sindaco vuole sostituire l'effige di Craxi con quella dell'attrice tolta dalla città di Porto Cesareo

    MASSA CARRARA - «Via la statua di Bettino Craxi, mettiamoci quella di Manuela Arcuri che a Porto Cesareo non vogliono più»: così ad Aulla, il comune della Lunigiana in Toscana il cui ex sindaco Lucio Barani (Pdl) nel 2003 volle onorare Craxi con un monumento, si discute di sostituire la statua per l’esponente del Psi. La proposta, originale, di rimpiazzare la figura di Craxi con una statua dell’attrice Manuela Arcuri è stata fatta da Paolo Sordi, ex capogruppo di maggioranza e consulente dell’attuale sindaco Roberto Simoncini (Udc) a guida di una giunta di centrosinistra.

    La bellissima Manuela Arcuri



    L'IDEA - «Perchè - dice il consulente Sordi - non acquistare la statua della bella Arcuri e collocarla nella piazza centrale di Aulla? Ovviamente al posto di quella di Bettino Craxi». Una proposta ispirata dalle polemiche dei giorni scorsi in Puglia dove il Comune di Porto Cesareo ha deciso di rimuovere la statua con la Arcuri sul lungomare. La scultura, inaugurata il 19 luglio 2002, voleva rappresentare la moglie del pescatore che attende il ritorno del marito dal mare. Ma proprio la rivolta delle mogli dei pescatori salentini, che non si sentivano per niente rappresentate dalla diva Manuela, ha costretto dopo otto anni il Comune di Porto Cesareo alla resa. La statua è stata tolta il 30 marzo scorso. E ora Aulla sembra pronta ad aspettarla a braccia aperte.

    IL NO DELL'EX SINDACO - «Dio ci ha dato Craxi, guai a chi lo tocca. La statua di Bettino non si deve spostare da Aulla». È la secca risposta di Lucio Barani, ex sindaco di Aulla, oggi parlamentare socialista nel Pdl, che commenta così l’intenzione della nuova amministrazione del Comune cittadino che vorrebbe sostituire la statua di Bettino Craxi con quella di Manuela Arcuri. «La statua della Arcuri ad Aulla? - si chiede Barani -. No. La preferiamo dal vivo. Noi socialisti siamo per le cose più concrete. Se l’Arcuri, bella e bravissima attrice, dovesse decidere di venire ad Aulla la accompagnerei io in vista fra le meraviglie della nostra terra». «Insomma - conclude Barani - noi, a differenza di altri, con le cose di plastica o di marmo non ci divertiamo».


    20 aprile 2010(ultima modifica: 22 aprile 2010)
    Ultima modifica di Bettino; 11-05-10 alle 21:57

  8. #78
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    Predefinito Rif: Craxi, a 10 anni dalla morte

    Presentato a Catania "Hammamet", per ragionare su Bettino Craxi
    Pubblicato: Apr 30, 2010
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    La figura di Bettino Craxi, leader politico ma anche e soprattutto uomo, analizzata senza preconcetti è stata al centro della presentazione di “Hammamet”, testo tratto dall’omonima pièce teatrale di Massimiliano Perrotta, svoltasi a Catania, martedì scorso, al Palazzo della Cultura.

    A ragionare su Craxi - e anche, inevitabilmente, sui drammatici giorni di Tangentopoli – c’erano, coordinati dal giornalista Carlo Lo Re, Salvo Andò (rettore dell’Università Kore di Enna), Giuseppe Barone (preside della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Catania), Fabio Fatuzzo (assessore alla Cultura del Comune di Catania), Fernando Gioviale (docente di Storia del Teatro e dello Spettacolo presso l’Università degli Studi di Catania), Giovanni Iozzia (Associazione Amici della Fondazione Craxi) e Nello Musumeci (dirigente nazionale de La Destra).

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    Come evidenziato dall’assessore Fatuzzo, «Craxi fece molto per il Paese, a partire dall’aver svincolato il socialismo democratico da quello che tale non era affatto». Uno sforzo di modernizzazione, quello craxiano, apprezzato anche da Nello Musumeci, che ha ricordato come di Craxi all’Msi dell’epoca piaceva «sia il decisionismo, che il patriottismo, tanto che ci spingemmo a parlare di “socialismo tricolore”».

    Salvò Andò ha dal canto suo notato come la profezia di Craxi su ciò che sarebbe accaduto dopo Tangentopoli si sia pienamente avverata. «Craxi era molto preoccupato – ha ricordato l’ex ministro della Difesa – che l’antipolitica arrivasse al potere e i fatti gli hanno dato pienamente ragione».

    Sull’infondatezza assoluta dell’idea che possa esservi una qualche continuità fra Craxi è Berlusconi ha puntato Giovanni Iozzia, per il quali «il leader socialista era un uomo convintamente di sinistra, cosa che certo non si può dire del premier». Una posizione condivisa anche da Giuseppe Barone, che non ha mancato altresì di evidenziare come «la vicenda umana e politica di Craxi sia stata pure il frutto di una sinistra italiana oltremodo dilaniata nel corso dei decenni».

    Per Fernando Gioviale, «in quegli anni occorreva garantire governabilità e modernizzazione, cosa che il leader socialista seppe sicuramente fare».

    Massimiliano Perrotta ha infine sottolineato come il suo testo sia «un reale omaggio alla politica, che non è la radice di tutti i mali, ma qualcosa di assolutamente necessario nella nostra società».

  9. #79
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    Predefinito Rif: Craxi, a 10 anni dalla morte

    28 Aprile 2010 ore 07:12
    Craxi personaggio tragico

    Craxi personaggio tragico

    Chi è stato Bettino Craxi? Uno statista che è riuscito a fare uscire il Psi dallo stato di sudditanza dal Pci e ad avviare una stagione di riforme fondamentali per la Repubblica? Oppure semplicemente un inquisito, un condannato, un latitante morto ad Hammamet? A distanza di anni la figura del leader socialista continua a fare parlare di sè: certo, si passa da un estremo all'altro, dal lancio delle monetine a Roma negli anni "caldi" di Tangentopoli alle rivisitazioni storico-letterario, ragionate, complesse, senza "estremismi giustizialisti". In questo quadro si inserisce il lavoro del regista teatrale e drammaturgo catanese Massimiliano Perrotta, presentato oggi pomeriggio, al Palazzo della Cultura, nel corso di un dibattito fra politici, intellettuali, giornalisti. La sua è un'opera " "Hammamet" " in cui Craxi assume il ruolo del protagonista tragico: un'angolazione da cui vengono fuori pregi e difetti dell'uomo e del politico, punti di forza e debolezze. Sullo sfondo la vicenda storica italiana, per quale ha dato la sua consulenza Mattia Feltri.

    Il dibattito è stato vivace e moderato dal giornalista Carlo Lo Re: in sala non solo addetti ai lavori, ma tanta gente comune.
    Il personaggio Craxi è stato così oggetto di analisi politica e storiografica: in particolare, il suo progetto di "unità socialista", su cui si è soffermato Salvo Andò, già Ministro socialista dell'epoca e oggi Rettore della Kore di Enna. Da Andò spunti interessanti sul periodo di "Mani Pulite": l'ex Ministro ha detto che quell'inchiesta, nata con Mario Chiesa, arrivò quando già fatti analoghi erano conosciuti, ai tempi dell'indagine milanese della cosiddetta "Duomo Connection". Perchè si aspettò? Perchè quelle carte rimasero nei cassetti della magistratura milanese? -si è chiesto Andò. Alla fine, la crisi del sistema dei partiti -nell'analisi di Andò- determinò sotto i colpi della magistratura il crollo della Prima Repubblica. Non a caso, facendo un paragone con quanto accade oggi, secondo l'ex ministro "l'accanimento giudiziario contro Berlusconi" non produce lo stesso effetto, in quanto c'è una leadership che ha una legittimazione di base.

    Per Andò, comunque, quella di Craxi è una storia di un uomo politico della sinistra, avverso agli estremismi e indirizzato piuttosto su un modello socialdemocratico e di riforme. Temi condivisi anche dall'assessore comunale alla cultura Fabio Fatuzzo nel suo intervento, in particolare sul piano dell'evoluzione dei socialisti italiani. I docenti Giuseppe Barone e Ferdinando Gioviale hanno dato un contributo di taglio storico: in particolare Gioviale ha ricordato l'episodio di Sigonella, il "no" a Reagan. Da parte sua, Nello Musumeci ha detto che a destra "Craxi piaceva", per il taglio decisionista, l'orgoglio patriottico rivalutato e la decisione di rompere con la tradizione del cosiddetto "arco costituzionale" che metteva in un angolo di fatto il Msi. Certo, a destra la "questione morale" era molto sentita -ha aggiunto Musumeci, per il quale "Mani Pulite" non è stato un fenomeno da spiegare in termini di ambigui retroscena, quanto piuttosto per l'incapacità e l'arroganza della Politica di autodeterminarsi.

  10. #80
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    SCENARIO/ La profezia di Craxi dietro i "capricci" di Fini
    Gianluigi Da Rold

    giovedì 29 aprile 2010

    Chi è il profeta? L'uomo che predice avvenimenti per ispirazione divina o anche chi, attento alla lettura della realtà, urla verità in un mare di conformismo e di “politicamente corretto”?

    Le lettere di Bettino Craxi pubblicate da Il Giornale alcuni giorni fa, dopo che la figlia Stefania le ha recuperate da quel “mare di carte” prodotte nel suo esilio dal leader socialista, anticipano, già alla fine degli anni Novanta, lo scenario politico attuale e si centrano sul ruolo e la figura dell'attuale Presidente della Camera, Gianfranco Fini, il post-fascista “sdoganato” da Silvio Berlusconi.

    “Un politico vuoto e senza un'idea” scriveva Edmond Dantès, lo pseudonimo usato da Bettino (tratto dal grande romanzo di Dumas “Il conte di Montecristo"), per far arrivare le sue opinioni ai grandi giornali italiani, che come al solito cestinavano, impauriti, pavidi e complici di una situazione politica che si avvitava sempre di più. “Un opportunista”, continuava a scrivere Craxi di Gianfranco Fini, che prende le distanze da Berlusconi e fa diventare tutto questo una linea politica, una parola d'ordine.

    E in questo gioco di smarcamento da Forza Italia, l'iper-giustizialista Fini “fa continuamente l'occhiolino ai giudici anti-Cavaliere” e viene, regolarmente; scambiato per “un compagno di strada” dai “rottami” del comunismo, dai superstiti della “stagione delle tragedie ideologiche”.

    A ben vedere, Fini è il “naturale incesto” tra gli opposti estremismi che hanno cercato di rovinare politicamente l'Italia. E si è posto come l'ultimo anello di una catena che vuole impedire qualsiasi cambiamento, qualsiasi riforma reale. Ligio al suo retroterra di estrema destra, di conservazione, ha rispettato perfettamente i tempi che si ribellassero a Berlusconi i vari protagonisti di un'Italia centralista, vecchia, appoggiata su corporazioni soprattutto statali, impermeabile ad autentiche riforme liberali. Dopo l'incredibile successo del centrodestra nelle ultime regionali, toccava necessariamente a lui sventolare l'ultima bandiera dell'immobilismo italiano.

 

 
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