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* 23-02-2010 - DECENNALE
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Campopiano e De Michelis ricordano Craxi
CAMPOBASSO. Fosse stato organizzato a Termoli, in luogo di Campobasso, l’evento commemorativo del decennale della morte di Bettino Craxi, che il segretario regionale del Nuovo Psi, Oreste Campopiano, ha voluto fortissimamente celebrare, anche a distanza di poco più di un mese dalla ricorrenza effettiva, sarebbe stata ugualmente un successo.
Tanti, davvero tanti i termolesi che sono saliti (o scesi) nel capoluogo per onorare la figura di uno dei politici più illuminati, e parimenti contestati, della prima repubblica. Un parterre misto, giovani e meno giovani, esponenti delle istituzioni e pezzi di storia del socialismo molisano, che non hanno saputo resistere al richiamo del craxismo, quell’agire comune misto di riformismo e decisionismo, una visione globale ma non supina della geopolitica e il grande approccio ai temi della modernizzazione del Paese.
Ad affiancare Campopiano, nell’incontro ospitato ieri all’hotel San Giorgio, autore di una introduzione sentita e profonda, sotto le insegne di Lab, il nuovo quotidiano di area, il docente universitario Marco Gervasoni e Gianni De Michelis, ministro ed onorevole a più riprese.
Un evento interessante, che ha fatto scoprire, anzi riscoprire quei temi di una politica legata non ai personalismi, ma alle sfide, anche rischiose, di rottura con gli schemi del passato. Prima dell’avvento di Berlusconi, se vogliamo, una sorta di continuità meneghina, per non dire oltre, fu Craxi a fregiarsi il titolo di premier più longevo, capace di restare a capo del governo del Paese per oltre 4 anni.
emanuelebracone@termolionline.it


Palermo, il Psi ricorda Craxi nell'anniversario della nascita
Pubblicato: Feb 23, 2010
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In occasione del decennale della scomparsa di Bettino Craxi, la federazione palermitana del Partito Socialista ha deciso di ricordare l’ex leader del Garofano con un’iniziativa.
Mercoledì 24 febbraio alle 17,30 a Palermo, presso il salone della Chiesa Valdese di via dello Spezio n°43, sarà proiettato il film documentario “Benedetto Craxi”, contenente una lunga intervista allo statista di origine siciliana.
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Nell’occasione il comitato promotore, costituito dal Psi per intitolare una via di Palermo a Craxi, stabilirà le prossime iniziative a sostegno della proposta dei socialisti.
Secondo Antonio Matasso, segretario provinciale del Psi di Palermo, «i socialisti scelgono di ricordare Bettino non nel giorno della sua scomparsa, ma in quello in cui è nato, per celebrare attraverso di lui un’idea socialista che non muore».
Palermo, il Psi ricorda Craxi nell'anniversario della nascita, SiciliaToday


Dell’Osso: Craxi e il fascino del decisionismo
Bettino Craxi in uno dei suoi ultimi comizi, fatto proprio in Piazza Duomo a Lucera. Accanto a lui Costantino Dell'Osso
Il palco, lo striscione e la frase che è poi diventata quasi un tormentone
La Lucera politica dell’ultimo mese non poteva sottrarsi alla celebrazioni e al dibattito sull’evento craxiano che ha caratterizzato questo inizio di 2010 in cui si stanno ricordando, dal Senato della Repubblica fino all’ultimo Comune italiano, i 10 anni della scomparsa di Bettino Craxi, figura che ha rappresentato nel bene e nel male una lunga stagione politica italiana.
Tanto più questo doveva accadere in una città come Lucera dove il Partito Socialista Italiano fu protagonista di uno storico e sorprendente colpo di coda elettorale, diventando il partito di maggioranza relativa alle elezioni amministrative della fine del 1992 nello stesso momento in cui il PSI a livello nazionale stava cominciando a cedere sotto i colpi di Tangentopoli.
A contribuire a quel successo locale fu certamente anche l’intervento a Lucera dello stesso Bettino Craxi, in una serata di dicembre a metà strada tra l’ambizione e l’amarcord. Tra i maggiori promotori di quell’evento ci fu Costantino Dell’Osso, senatore che in realtà in quei mesi convulsi sposò più la figura di Craxi che del suo stesso partito, dopo decenni di militanza dell’alveo della sinistra sindacale e socialdemocratica alla sequela di Saragat.
Luceraweb ha provato a ripercorrere quel periodo di anomalia positiva per il PSI, in un’epoca in cui era falcidiato a livello locale da cultura del sospetto, indagati e arresti eccellenti.
La frase che certamente caratterizza quei mesi, e poi divenuta quasi un tormentone, è sicuramente quel “Craxi si ama e non si discute”, ripresa dallo stesso Dell’Osso, in quel momento tra i suoi maggiori collaboratori, e campeggiante sullo striscione del palco di Piazza Duomo che ospitò il segretario nazionale.
“Quello slogan fu quasi una provocazione dettata da uno slancio d’affetto nei suoi confronti – ha ricordato Dell’Osso a Luceraweb – ma che poi è stato usato contro di me dai miei detrattori per offuscare la mia figura in un periodo di evidente ascesa politica, visto che subito dopo ricoprii per un anno e mezzo l’incarico di sottosegretario agli Interni nel governo Ciampi”.
Qual era la sua visione di Craxi dell’epoca?
“Era un uomo di un’intelligenza abbagliante, in grado di vedere oltre il presente e anticipare il futuro. Si devono a lui grandi cambiamenti e miglioramenti nell’approccio alla vita politica e sociale del Paese”.
Cosa la convinse ad andare con Craxi proprio quando era visto come uno da evitare?
“La sua sconfinata passione politica, la sua generosità e la sua capacità di prendere decisioni e assumersene la responsabilità. La questione del Concordato risolto in poche settimane dopo mesi di stallo, l’episodio di Sigonella, il confronto politico duro e serrato con alleati e oppositori ne facevano un leader che certamente non passava inosservato. Certo ha fatto degli errori, ma li ha pagati in maniera più forte”.
Per esempio?
“Non seppe cogliere la reale tempistica della fine del comunismo che lui voleva affrettarsi ad inglobare nel suo sistema, e quindi non riuscì a svincolarsi dalla stretta che arrivava dal potere del PCI e della DC e che voleva combattere con enormi risorse finanziarie, mediatiche e di intellettuali di cui non disponeva e che cercava disperatamente. Quando poi alla Camera fu l’unico ad ammettere le sue responsabilità, in relazione alle leggi vigenti, non gli rimase altro che l’espatrio. Se fosse rimasto in Italia lo avrebbero arrestato e sarebbe morto in carcere”.
Cosa ha apprezzato di più della sua azione politica?
“Il suo approccio all’economia e all’attenzione della gente: l’introduzione nel 1998 del Servizio Sanitario Nazionale ha portato grandi miglioramenti al benessere della popolazione, anche se bisogna ammettere che proprio a questo si deve ancora oggi un debito pubblico per certi aspetti ingovernabile. Tuttavia il risanamento economico è partito proprio da quegli anni di controllo dell’inflazione e di un’aliquota fiscale che si fermava al 33%. Oggi siamo al 43%. E poi l’amore per il suo Paese si notava nella promozione dei prodotti del Made in Italy che egli stesso veicolava, per esempio la moda milanese, come una sorta di ambasciatore nel mondo anche delle eccellenze locali di ogni distretto produttivo. E infine il suo coraggio, misto a determinazione, di aiutare popoli e situazioni difficili anche fuori dall’Italia, territori nei quali forse alla fine ha trovato più apprezzamenti che nella sua stessa Patria”. (Luceraweb)
Riccardo Zingaro
www.LuceraWEB.eu


11-03-2010 - "Benedetto Craxi e poi?" L'appuntamento al Cilea
E' previsto per sabato 13 Marzo alle ore 17.30, presso il Teatro Francesco Cilea di Reggio Calabria, il ricordo che l'Onorevole Lella Golfo ha voluto rendere a Bettino Craxi. Un documentario di 45 minuti, frutto di decine di ore di materiale registrato nel corso di una settimana. La più completa intervista televisiva mai concessa dal segretario socialista Bettino Craxi, negli anni del suo esilio tunisino. A raccoglierla Luca Josi, già segretario dei giovani socialisti poi divenuto, al nascere dell'inchiesta Mani Pulite, stretto collaboratore dello statista. Una testimonianza, totalmente inedita, intima che ha impiegato dieci anni per trovare pubblicazione.
Saranno presenti il Sindaco Scopelliti, l'Onorevole Lella Golfo, Luca Josi oltre al Senatore Gennaro Acquaviva, Roberto Arditti, Giuliana Del Bufalo e Marcello Veneziani. Prevista anche la partecipazione di Vittorio Sgarbi.


'Operazione Verità' per Bettino Craxi: il documentario sabato pomeriggio al Teatro Cilea di Reggio Calabria
Saranno presenti Roberto Arditti, Vittorio Sgarbi e Marcello Veneziani
L'"Operazione verità" su Bettino Craxi intende aiutare il processo d'uscita dalla cronaca e passare definitivamente alla storia collocando lo Statista nel Pantheon "tra i grandi uomini della storia d'Italia".
La più completa intervista televisiva mai concessa dal Segretario socialista negli anni del suo esilio tunisino, raccolta da Luca Josi, già Segretario nazionale dei giovani socialisti e poi divenuto, al nascere dell'inchiesta Mani pulite, stretto collaboratore dello statista, sarà proiettata sabato 13 marzo alle ore 17,30 al Teatro Cilea di Reggio Calabria.
Le decine di ore registrate nel corso di una settimana sono state condensate in 45 minuti: è tale la durata del documentario. Si tratta di una inedita testimonianza, intima, che ha impiegato 10 anni per poter essere pubblicata. La Rai, infatti, a cui era stata venduta ha preferito lasciarla in un cassetto e, resitiuirla, a scadenza contratto, al suo autore che ha deciso di renderla visibile a tutti.
La prima uscita è stata fatta, nelle settimane passate, a Roma, al Cinema Capranica, che ha registrato il pienone delle grandi occasioni. Adesso arriva a Reggio per iniziativa dell'on. Lella Golfo (Presidente della Fondazione Bellisario).
L'iniziativa, introdotta dall'on. Golfo, sarà presentata dall'autore, Luca Josi, a cui seguirà il saluto istituzionale del Sindaco della città metropolitana di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti.
Dopo la proiezione ne discuteranno il senatore Gennaro Aquaviva - Presidente Fondazione Socialismo; Roberto Arditti - Direttore de Il Tempo; Giuliana Del Bufalo - Direttrice Rai Parlamento; Marcello Veneziani - Opinionista de Il Giornale con la partecipazione d'onore di Vittorio Sgarbi.
Peppe Caridi


“I cari estinti”, nuovo libro di Gianpaolo Pansa, la verità sulla Prima Repubblica
Esce martedì 24 marzo in libreria il nuovo libro del giornalista e scrittore Giampaolo Pansa. Già dal titolo, “I cari estinti” ( editore Rizzoli, pagine 502, 22 euro), è possibile intuire che la nuova fatica di Pansa darà la stura ad un ampio e vivace dibattito di carattere storico e politico. Pansa ritrae infatti i politici della Prima Repubblica, da Rumor a Fanfani, da Moro ad Andreotti, da Berlinguer ad Almirante e Craxi ripercorrendo il tempo del terrorismo, del ciclone P2, dello scontro tra comunisti e socialisti.
Ed è indicativo e non casuale che in un articolo di presentazione de “I cari estinti”, comparso su Il Messaggero, Giampaolo Pansa si soffermi proprio sul capitolo dedicato a Bettino Craxi, cui sono dedicate molte pagine.
« Il libro è fondato soprattutto – scrive Pansa – sui miei ricordi di giornalista. Ho scelto di narrare i big politici che ho conosciuto bene in tanti anni di lavoro per La Stampa, il Giorno, il Corriere della sera, la Repubblica e per due settimanali, l’Espresso e Panorama». «Ma Craxi – precisa Pansa – l’avevo incontrato quando entrambi frequentavamo l’università. Al tempo dei parlamentini studenteschi, poi cancellati dal sessantotto. Eravamo quasi coetanei, Bettino del 1934 , io del 1935. Dunque il mio racconto, ed il mio giudizio su di lui, si fondano su una grande quantità di osservazioni, di colloqui, di interviste, di cronache dei congressi socialisti. Un patrimonio professionale acquisito lungo un quindicennio, a partire dalla metà degli anni Settanta. Il giorno che Craxi diventò segretario del Psi, nel luglio del 1976, anch’io stavo al Midas Hotel di Roma come inviato del Corriere. Ed ebbi subito il modo di comprendere quale sarebbe stata la sua strategia per il futuro. Era basata su due constatazioni quasi banali. Entrambe dettate dai risultati delle elezioni politiche di quell’anno. La prima era che il Psi, guidato da Francesco de Martino, aveva portato a casa un bottino molto modesto, appena il 9,6 per cento dei voti. E rischiava di ridursi ad una piccola parrocchia, fatalmente attratta dall’espansione comunista. La seconda riguardava l’esistenza di due partiti dominanti, la Dc ed il Pci. Insieme la Balena Bianca e l’Elefante Rosso possedevano il 73 per cento dei voti. Dunque rappresentavano un potere quasi assoluto».
La storia di Pansa relativa a Craxi ne ripercorre poi tutte le tappe fino a Tangentopoli ed all’esilio volontario di Hammamet. «Ancora oggi – conclude Pansa- molti credono che sia stato l’unico corrotto della politica italiana. Il mio libro spiega che non è così. E conferma che un po’ di onesto revisionismo non serve soltanto a ristabilire la verità sulla guerra civile, ma anche sulla Prima Repubblica ».
Come si può arguire le polemiche non mancheranno.
“I cari estinti”, nuovo libro di Gianpaolo Pansa, la veritÃ* sulla Prima Repubblica
Ultima modifica di Bettino; 23-03-10 alle 21:34


Craxi: ripensare oggi ai suoi anni Stampa E-mail
Scritto da Marco Cavallotti
lunedì 15 marzo 2010
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La memoria fa brutti scherzi: appiattisce i ricordi, li ricolloca nel tempo, li affievolisce e li rafforza, aggiusta prospettive e situazioni regolandole spesso sul senno del poi. Così per molti di noi che abbiamo attraversato tutta o gran parte della seconda metà del secolo scorso avendo già capacità di giudizio, rileggere e riordinare le memorie e le esperienze dl periodo tra il '68 e l'inizio degli anni '90 diventa un esercizio salutare. Quei ricordi e quelle valutazioni che si erano aggregati nella nostra coscienza come il risultato di esperienze filtrate e condizionate dalle letture suggerite da altri, dalle grandi vulgate collettive diffuse sui media e nelle piazze, si ricollocano e riconquistano una più organica e meditata valutazione.
A queste e ad altre analoghe considerazioni induce, prima di tutto, la lettura del bel libro di Ugo Finetti, intitolato, quasi provocatoriamente Storia di Craxi. E dico "provocatoriamente" non certo per associarmi a coloro che, anche recentemente, in occasione del decimo anniversario della morte del leader socialista, hanno voluto insistere nella damnatio memoriae, accettando supinamente valutazioni e valori a senso unico e filtrati per decenni dai suoi nemici peggiori, ma perché proprio da questa pagine si vede come la "storia di Craxi" sia in realtà la storia della fine della "prima repubblica", con i suoi difetti e le sue molte magagne; del crollo dell'ideologia e dello slancio del Pci e dei suoi derivati in Italia; del mai completamente riuscito tentativo di superare l'assetto post-resistenziale e post-azionista della politica italiana, e di contenere l'attrazione fatale fra i due partiti non laici di massa di quegli anni: la Dc e il Pci.
Il libro insomma, dopo aver seguito l'apprendistato politico di Bettino Craxi sotto l'ala protettiva di Nenni, la svolta autonomista condotta con l'anziano leader, e poi la sua lotta non facile con chi, nel Psi, riteneva fatale e necessaria una politica di contiguità con il Pci, ci racconta di un Craxi impegnato nell'assunzione della leadership di un gruppo, dapprima minoritario, poi sempre più vasto, che vedeva nel Pci di Berlinguer, di Natta e di Occhetto il principale ostacolo per la nascita di una sinistra moderna e occidentale in Italia. Ne illustra i duelli per il mantenimento di una linea mediana, che stimolasse verso il cambiamento un Pci restio alla odiata e temuta "socialdemocratizzazione", e si distinguesse nettamente, nel contempo, da una Dc dalle molte teste: alcune propense al compromesso storico, altre contrarie, e dunque più sensibili alle proposte socialiste.
Craxi insomma è posto – in effetti si pose – al centro del dibattito politico di quegli anni durante i quali, sebbene personalmente sconfitto, impresse un grande impulso all'evoluzione della società italiana in senso moderno: dalla messa in crisi del comunismo – chi ricorda più l'eurocomunismo, ultimo tentativo di rilancio di una ideologia già morta ben prima della caduta dei muri? –; alla politica di attenzione verso il dissenso nel paesi del Patto di Varsavia – chi ricorda i commenti furibondi e sprezzanti di tutta la gerarchia comunista di fronte alla Biennale del dissenso -?; ai grandi scontri con i sindacati, che iniziarono proprio allora il loro declino e il loro ripiegamento; alla percezione della necessità di un sistema parlamentare più snello, e di un regime di stampo meno assembleare e meno "partitico".
Ma quel che colpisce maggiormente in una ricostruzione tutta "politica" e non sociologica come questa, centrata su un solo personaggio di quegli anni agitati, è il livello dei dibattiti evocati, la finezza delle motivazioni e delle ragioni delle scelte a volte anche nelle fasi più brutali dello scontro. Una qualità che oggi abbiamo perduto, come del resto abbiamo fortunatamente perduto il clima di "partitismo" e di lottizzazione spinta e indiscussa che caratterizzò la prima repubblica.
Così la logica e i moventi di molte scelte della dirigenza socialista di quegli anni appaiono in una luce che direi persuasiva, o comunque razionale anche per il lettore più critico; certi luoghi comuni vengono sfatati con il semplice uso del calendario e della statistica; certe responsabilità vengono ricollocate in una posizione più appropriata. Ma il libro, appassionante e ben documentato, va letto rinunciando, almeno all'inizio, ai pregiudizi ed alle valutazioni preconfezionate: troppe incrostazioni e false interpretazioni si sono accumulate da allora ad oggi.
Come è potuto avvenire un fenomeno tanto forte di rimozione e di "aggiustamento" nella nostra memoria? Come i grandi movimenti e gli eventi rilevanti della nostra storia vengono quasi giornalmente filtrati e riscritti nella nostra memoria, ad opera di un "autore collettivo" – media, intellettuali organici, ma anche lavori "scientifici" a tesi – che non sempre è neutrale, che risente della temperie e della cultura dominante a livello di massa – una cultura spesso frutto attardato di una egemonia perduta –, e che spesso è orientato a farci vedere attraverso uno specchio non propriamente sincero? Il bel libro di Finetti ci fornisce gli elementi per simili considerazioni.
Insomma, si può anche essere in disaccordo con la lettura data da Ugo Finetti – che ne fu un serio e impegnato protagonista – di questi anni italiani, ma questo è forse il primo libro che mette sul tavolo una tesi organica – e per me assai persuasiva – su cui discutere. Per una volta, su un fondamento serio e documentato.
Ugo Finetti, Storia di Craxi. Miti e realtà della sinistra italiana, Boroli editore, Milano 2009.
Il Legno storto, quotidiano online - Politica, Attualità, Cultura - Craxi: ripensare oggi ai suoi anni


In edicola 'Hammamet', il libro su Craxi di Massimiliano Perrotta
Pubblicato il 12/03/2010 | da Florinda Perrotta
Da domenica 14 marzo sarà in abbinamento al “Giornale di Sicilia” il libro “Hammamet” di Massimiliano Perrotta. In questa breve tragedia contemporanea si confrontano le ragioni e gli errori di Bettino Craxi, ma anche le ragioni e gli errori di chi lo avversò e oggi prova a rileggere quegli anni con equanimità.
Da domenica 14 marzo sarà in abbinamento al “Giornale di Sicilia” il libro “Hammamet” di Massimiliano Perrotta. In questa breve tragedia contemporanea si confrontano le ragioni e gli errori di Bettino Craxi, ma anche le ragioni e gli errori di chi lo avversò e oggi prova a rileggere quegli anni con equanimità. Lontano dalla patria, stanco, malato, Craxi mette ordine tra i frantumi tracciando un bilancio della propria controversa vicenda politica ed umana. La consulenza storica è di Mattia Feltri, autore nel 2003 di una dettagliata inchiesta giornalistica sugli anni della caduta della prima repubblica.
Nell’introduzione Gianni Pennacchi racconta il debutto scenico avvenuto a Roma nel 2008: “Non è curioso, anzi paradossale, che dopo tante commissioni d’inchiesta sempre annunciate e mai avviate, dopo estenuanti pellegrinaggi al piccolo cimitero sull’altra sponda del Mediterraneo, dopo discorsi riparatori senza alcun seguito, tocchi al teatro rendere giustizia a Bettino Craxi? È dai tempi di Eschilo che ciò avviene, dunque non stupitevi”.
Pubblicato dalla casa editrice Sikeliana, il libro sarà in vendita al prezzo di 3 euro più il costo del giornale.
info@sikeliana.com
340/14.06.795


Craxi vittima del trucco
Caro Direttore
nel ringraziarle per lo spazio dato al sottoscritto e, alla mia associazione, se mi è consentito vorrei integrare la mia lettera in merito alla commemorazione di Bettino Craxi. Questa lettera come l’altra non è contro nessuno, ma solo per esporre fatti e atteggiamenti che sono alla luce del sole.
Fatti che riguardano la causa socialista, che solo con la trasparenza e la coerenza si può essere credibili nei confronti dei militanti e, soprattutto dei cittadini ferraresi.
La parola “socialista” la sintetizzo così: prima il popolo e i loro problemi e poi, e poi, e poi, i propri, democraticamente e legalmente. Chi si mette a capo di una comunità, associazione, o gruppo politico deve avere attitudini civili e morali, e farsi carico di risolvere democraticamente i problemi dei cittadini.
Torniamo alla mia integrazione Direttore. Egregio Direttore, diceva un famoso comico il trucco c’è e non si vede?, e come che si vede. Nella vita mai dire mai, il metabolismo politico può assimilare prima, durante e poi.
Bene, i socialisti del PS, dopo dieci anni decidono di commemorare Bettino Craxi con tutti i crismi politici. Ottimo! Meglio tardi che mai. Direttore e qui casca l’asino.
Organizzazione ottima, Ferrara tappezzata di manifesti con il faccione di Bettino, inviti e telefonate varie. Tutto perfetto, che bello. Ma il militante operaio, nel trattenersi in Piazza Trento e Trieste con alcuni compagni, gli viene un dubbio.
Manifesti, inviti, Rino Formica invitato, vabbene anche dopo dieci anni, ma perché la stampa non ha parlato di questo evento?. In un momento di crisi della politica, la trasparenza deve essere un punto fondamentale nei riguardi dei propri militanti, ma soprattutto dei cittadini.
La giornata commemorativa è stata aperta con una defezione, per problemi fisici l’oratore Rino Formica è rimasto a casa. Ma il punto nevralgico non può essere questo, dopo aver trasmesso il film di Bettino già visto sulle reti Rai, e dopo una breve introduzione scatta il trucco.
Bettino viene pugnalato per la seconda volta. L’asino dopo la caduta viene anche gambizzato, e il trucco presto svelato.
La commemorazione è stata organizzata solo per organizzare le candidature e per raccogliere le firme per le regionali e anche per un inizio di digestione per la candidatura sotto il simbolo del Partito Democratico. Ecco perchè la stampa, prima, durante e poi non è stata invitata.
I falsari della politica socialista sono a fine corsa, e noi saremo i controllori morali e politici della piccola comunità socialista. Per questo Direttore faccio un appello al voto e lo faccio in forma politica.
L’ appello dicevo ha una logica politica. Un socialista autonomista come il sottoscritto, prende in considerazione due questioni fondamentali: .Per le regionali è presente un simbolo socialista in Emilia Romagna? No. Si vuole votare per il centro sinistra o per il centro destra? . Un socialista che decide di votare centro sinistra e la lista del PD, non può che votare chi realmente appartiene a quel partito e non chi cerca di mascherarsi all’interno di quella lista, quindi vanno bene sia Montanari per il PD sia Facchini per il partito comunista e cosi via.
Invece chi decide di votare centro destra, la lista del popolo delle libertà lo può fare tranquillamente. I tre candidati sono espressione del medesimo partito, quindi almeno in questo la coerenza c’è.
Caro Direttore, il carnevale in maschera sta per finire, ma qualche socialista la maschera la indossa ancora e la indosserà ancora per molto.
A Napoli dicono, ca nesciuno è fesso.
Cordiali saluti
Pasquale Claps, Socialisti Ferraresi Per Sempre Insieme P.S.I.