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    Predefinito Rif: Craxi, a 10 anni dalla morte

    Politica | 14/01/2010 | ore 14.56 »
    SOCIALISTI: MORATTI, SULLA VIA PER CRAXI LA DECISIONE E' PRESA

    Milano, 14 gen. (Adnkronos) - "La decisione e' presa e si mantiene". Lo afferma Letizia Moratti, sindaco di Milano, confermando l'intenzione di intitolare una via all'ex presidente del Consiglio Bettino Craxi, scomparso il 19 gennaio del 2000. "Condivido le parole di Fassino -spiega Letizia Moratti- e sara' di certo importante il parere del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano".

  2. #52
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    Predefinito Rif: Craxi, a 10 anni dalla morte

    NOn tutti ci credettero quando dissi che sarei rimasta ad hammamet»
    «Tra me e Bettino una promessa:
    il suo corpo non tornerà mai in Italia»
    Anna Craxi: vivo nella nostra casa sulla collina e riposerò con lui

    Bettino Craxi ad Hammamet (Ansa)
    Bettino Craxi ad Hammamet (Ansa)
    HAMMAMET (TUNISIA)— Craxi lo seppellirono su un furgone Transit, dentro una fossa scavata nottetempo nella sabbia, sotto le mura della medina di Hammamet. Nella concitazione del funerale, un fotografo ci cadde dentro, lo tirarono fuori i colleghi a braccia. La bara era troppo piccola per il suo corpo: dovettero togliere il rivestimento di zinco per poterla chiudere. Dieci anni dopo, domenica prossima, verrà qui a onorarlo mezzo governo. Il suo migliore amico è presidente del Consiglio. La sua città gli dedica una via. Rino Formica e altri propongono di riportarlo in Italia. Lui però è ancora qui, tra le tombe di coloni francesi del secolo scorso e la lapide di un bambino che «visse tra due crepuscoli».

    «E qui Bettino resterà, come lui stesso ha stabilito. Per me non è cambiato nulla. Ho tenuto fede a quanto dissi allora: sono rimasta ad Hammamet, sono diventata cittadina della Tunisia. Vede quella lapide, vicina a quella di mio marito? È di mia madre, Giuseppina. Ha vissuto con me fino a quando non è morta, qui, nell’agosto del 2008, a 98 anni. Vede quello spazio accanto a Bettino? È per me. L’abbiamo tenuto libero in tutti questi anni. Ce lo siamo promessi quando vedemmo per la prima volta questo cimitero, nel 1967: un domani riposeremo insieme». Anna Craxi viene qui quasi ogni giorno, in silenzio. Non ha dato interviste per questo anniversario, né lo farà. «Non tutti ci credettero, quando dissi che non sarei tornata in Italia. Invece vivo nella nostra casa sulla collina, con la sua pensione da parlamentare: 5.127 euro. Non ci credevano neppure quando Bettino diceva che sarebbe tornato solo da uomo libero. Era una persona di parola, mio marito. Non potevo essere da meno». Dieci anni fa si celebrarono le esequie di un uomo in disgrazia. Funerali di Stato; ma dello Stato tunisino. Berbere le divise del picchetto d’onore. Litanie in arabo. Al governo c’era D’Alema, che mandò Minniti, Dini e Angius: entrarono in chiesa cinque minuti dopo l’inizio ma furono notati lo stesso e presi a monetine, come Craxi sotto il Raphael. Uno che c’era allora e tornerà adesso, Fabrizio Cicchitto, racconta che pareva di essere tra reduci di Salò: una rabbia da esuli in patria. Volti noti alle cronache — Giallombardo, Mach di Palmstein, Renato Squillante, Del Turco, La Ganga —, giornalisti amici — Onofrio Pirrotta, Alda D’Eusanio stretta a Mengacci— e una piccola folla di assessori, amministratori della Metro milanese, dirigenti siciliani del Psi che nella caduta del capo avevano visto il segno della propria disgrazia. Da quel giorno, al cimitero sono stati raccolti 25 registri zeppi di firme. Migliaia di italiani sono stati sulla tomba di Craxi. Qualcuno lo maledice, altri gli chiedono perdono. Chi invoca la punizione divina su Borrelli, chi sui comunisti. Gli rimproverano Berlusconi e lo ringraziano per Berlusconi.

    Dieci anni fa, al cimitero, Berlusconi piangeva con le lacrime. Al suo fianco c’era anche Veronica, che — ricorda Anna Craxi— negli anni dell’esilio telefonava ogni sera. Berlusconi chiamava di rado, sempre dall’estero, per paura delle intercettazioni. Dice oggi Bobo, che ad Hammamet ha passato le vacanze di Natale: «La guerra del Cavaliere non è la nostra. La nostra guerra è finita con la morte di papà. Il paragone è improponibile: Berlusconi è il padrone d’Italia, non ha nulla da temere; Craxi era solo contro i giudici. Io ho cercato di tenerne viva l’eredità salvando un piccolo partito socialista. Non ci sono riuscito. Ricordo quando con De Michelis andavamo ai vertici di maggioranza, tra il 2001 e il 2006: ci trattavano con sufficienza, come intrusi; l’unico cortese era Fini. Da questo anniversario non mi attendo nulla, fuorché le parole di Napolitano. Ho parlato spesso con lui, nei due anni che sono stato nel governo Prodi. Credo che il capo dello Stato dirà cose destinate a lasciare il segno». La casa sulla collina è quasi come l’ha lasciata lui. La piscina senz’acqua, i cimeli di Garibaldi, il busto del Duce, una delle false teste di Modigliani omaggio dei burloni livornesi, il ritratto di Anna vestita di rosso. Qualche ospite ha creduto di riconoscere un quadro di sua proprietà e ha intentato una causa per ricettazione. Foto di Stefania bambina sul pony e di Craxi gigantesco con una lady Diana quasi intimidita; Bobo in divisa da recluta dell’Aeronautica, Reagan con il cappello da cow-boy. Ricorda la signora Anna che, una delle prime estati, quando i figli erano piccoli e vedevano le vacanze nella Tunisia preturistica come un incubo, il marito inventò una caccia al tesoro, animata da un personaggio immaginario: Axi. Ogni sera Axi lasciava un biglietto con l’indicazione per il giorno dopo. Stefania ha conservato l’ultimo: «Picchi picchi/ siete proprio due bei micchi/ il tesoro è qui a due passi/ e voi due cercate sassi/ il tesor, milioni e rotti/ troverete in via Condotti». Il tesoro— un baule con monete e mani di Fatima portafortuna — era nella condotta dell’acqua, trovata dal rabdomante del villaggio. Poi Hammamet (che è il plurale di «hammam» e quindi significa banalmente Bagni) divenne luogo dell’immaginario. Paolo Rossi cantava: «Dov’è finita la fontana di piazza Castello? Ad Hammamet! » . «Ad Hammamet!» gridava Pecoraro Scanio, futuro ministro, salendo in groppa a un cammello al Gilda on the Beach, dopo aver tagliato la torta per il compleanno di Tangentopoli. Tra il ’94 e il 2000 la casa sulla collina divenne la scena di una vicenda a tratti drammatica, a tratti picaresca. Arrivavano Lucio Dalla dopo un concerto a Cartagine e volenterosi con le presunte prove che Di Pietro era un agente della Cia, Vauro con un sacchetto di terra italiana emilitanti socialisti con caciotte e dolci regionali, Arafat e l’intera giunta di Aulla. Artisti minori dipingevano e scolpivano in veranda. All’ingresso vegliavano le Tigri dei corpi speciali di Ben Alì: un giorno — ricorda Bobo — riferirono con toni da cospiratori di «un italiano sorpreso mentre preparava un attentato a Craxi, che aveva detto di chiamarsi Scalfaro o Scalfari. Ci facemmo due risate». Bettino dipingeva vasi tricolori, mandava fax ai giornali anche di notte e scriveva furiosamente: un giallo, Da Parigi a Hammamet, poesie che ora saranno pubblicate, la storia di un martire cristiano in Tunisia rimasta incompiuta.

    Poi, a ogni anniversario, si è celebrato qui il rito craxiano. Voli charter con mezza pensione e pernottamento, tutto incluso. Gare di processi tra i pellegrini (la spuntò Giovanni Battista Lombardozzi sindaco di Guidonia: 22 assoluzioni su 22). Antonio Craxi, il fratello, che ne vaticinava la reincarnazione, il sindaco di Aulla che progettava di trafugare la salma. Cene da Achour, il ristorante che ancora espone il suo ritratto. Chokri, il piccolo cui Bettino pagò i denti nuovi, è partito militare. Marcello, il centralinista del Raphael, si è convertito all’Islam: ora si chiama Mohammed, ha sposato una tunisina, gli è appena nato il secondo figlio. Racconta Bobo che il cimitero sotto le mura della medina è diventato anche «il rifugio del capro espiatorio. Il debito pubblico? Colpa di Craxi. Di Pietro? Colpa di Craxi. Berlusconi? Colpa di Craxi. Un giornale importante mi chiamò per informarmi che in realtà Noemi Letizia era figlia sua, e quindi mia sorella: minacciai querela. La tomba di Craxi come una discarica per ogni male della nazione». Forse. Ma anche segno di una storia patria che — sia pure in circostanze imparagonabili — non depone i leader ma li abbatte. Monza, piazzale Loreto, via Caetani. Ferita aperta, pietra dello scandalo, memento di quanto l’Italia sappia essere prima servile e poi crudele.

    Aldo Cazzullo
    14 gennaio 2010(ultima modifica: 15 gennaio 2010)«Tra me e Bettino una promessa: il suo corpo non tornerà mai in Italia» - Corriere della Sera

  3. #53
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    Predefinito Rif: Craxi, a 10 anni dalla morte

    Notizie - Politica
    Il decennale della morte
    "È ora di riabilitare
    la figura di Craxi"

    Ad Hammamet Brunetta, Frattini e Sacconi chiedono una rilettura di Tangentopoli. Tre ministri, la famiglia e gli ex fedelissimi celebrano il decimo anniversario della morte del leader socialista.
    Home Politica
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    * Una giornata dedicata a Craxi
    * La Lega Sannita propone l'intitolazione di una strada al leader socialista Craxi

    Lacrime e Garofani sulla tomba di Bettino Craxi HAMMAMET Sulla tomba che sorge all'ombra dei tamarindi spiccano il «cuscino» di garofani, metà bianchi e metà rossi, inviati dal presidente tunisino El Abidine Bel Alì e il tricolore deposto dalla famiglia. I tre ministri italiani sostano un minuto, in silenzio, davanti alla lapide che recita la frase citata più volte nei dieci anniversari della morte di Bettino Craxi: «La mia libertà equivale alla mia vita». Sono lì a titolo personale e non è il caso di rilasciare dichiarazioni alla stampa. Il «popolo socialista», peones venuti da tutta Italia per commemorarlo, aspetta il suo turno, scalpitando. Uno di loro urla: «Forza Bettino!». Stefania Craxi lo fulmina con un'occhiata. Ma poi scatta l'applauso e anche lei si scioglie nel rinnovato dolore, nell'orgoglio e nelle lacrime. In disparte stanno i fedelissimi del «capo», Pillitteri, De Michelis e Formica, quello che coniò la definizione «una corte di nani e ballerine».

    Poi Frattini, Brunetta e Sacconi, che sono affiancati da altrettanti «colleghi» del governo di Tunisi, abbandonano il campo e il piccolo cimitero per stranieri accanto al mare di Hammamet e a pochi metri da quello, più ampio, dove riposano i defunti del posto viene letteralmente invaso dalla folla. Le celebrazioni per il decimo anniversario di questo uomo controverso, il primo socialista a sedere sulla poltrona di Palazzo Chigi, assurto a simbolo del latrocinio partitico per alcuni, illustre statista per altri, alleato dei radicali nelle batttaglie per i diritti civili e segretario-premier decisionista, fautore del nuovo concordato e autore del taglio di quattro punti della scala mobile, presidenzialista e riformista, atlantista e insieme terzomondista, amico di Allende e di Arafat ma anche sostenitore del dittatore somalo Siad Barre, oggi sembrano avere un sapore diverso. E non solo perché la sua tomba, orientata in direzione dell'Italia, è stata meta del pellegrinaggio di tre rappresentanti dell'esecutivo.

    Ma perché la speranza che il clima stia cambiando e che la figura di Craxi possa essere rivisitata in modo meno ideologico appare ora più concreta, realizzabile. Lo fanno capire, senza tanti peli sulla lingua anche le parole pronunciate dopo la cerimonia dai politici intervenuti. «È stato un grande uomo di Stato - spiega il ministro degli Esteri Franco Frattini - Riflettiamo sulla politica che ha costruito. Craxi, che è ancora nelle menti e nei cuori di molti italiani, ha immaginato le riforme venticinque anni prima e ha rappresentato un faro per chi lottò per la libertà nell'Est Europa». Gli fa eco il responsabile della Funzione Pubblica: «È necessaria una riflessione pacata e a freddo sul ruolo e la figura di un uomo che ha fatto tanto per il Paese, probabilmente riflettendone anche i difetti - aggiunge Renato Brunetta - Sono un socialista che non aveva ruoli nel partito in quel periodo, ma sento ugualmente la responsabilità di un chiarimento».

    Maurizio Sacconi è ancora più esplicito. Parla di «un clima ormai mutato» e sottolinea di credere che «si siano create le condizioni per una rilettura intellettualmente onesta della fine della prima Repubblica e della vicenda umana e politica di Craxi«. Un'occasione, secondo il ministro del Welfare, «per l'Italia intera per uscire dal male oscuro che da allora avvince il nostro percorso democratico». Intanto i «nostalgici» di Bettino prendono possesso del minuscolo camposanto che ospita italiani e francesi, i flash scattano per una foto ricordo, le lapidi vengono inevitabilmente calpestate. Infine, lentamente, i pellegrini del garofano se ne vanno, la ressa finisce. Stefania Craxi, che poco prima della celebrazione aveva abbracciato affettuosamente il «fratello-coltello» Bobo, torna per un ultimo saluto. Gli oltranzisti dell'omaggio al leader l'acclamano. Uno di loro la fissa negli occhi commosso: «Stefania non ti fermare - le dice - continua la battaglia di tuo padre!».

    Vai alla homepage

    Dall'inviato Maurizio Gallo

    18/01/2010http://iltempo.ilsole24ore.com/politica/2010/01/18/1116346-riabilitare.shtml

  4. #54
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    Predefinito Rif: Craxi, a 10 anni dalla morte

    POL - Craxi: tre ministri ad Hammamet per ricordarlo, Pd assente

    Craxi: tre ministri ad Hammamet per ricordarlo, Pd assente
    Roma, 18 gen (Velino) - Tre ministri della Repubblica italiana e altrettanti tunisini. Quasi un migliaio gli italiani, compresi alcuni ex dirigenti socialisti, arrivati ad Hammamet per ricordare Bettino Craxi. E ancora, la presenza della vedova Anna, l’abbraccio fra i figli Stefania e Bobo - dopo dieci anni di freddezza e distacco -, e la polemica a distanza con il Pd (assente). La cerimonia a dieci anni dalla scomparsa del leader socialista ad Hammamet, in Tunisia, svoltasi ieri, è stata preceduta e accompagnata da polemiche interne. Polemiche che però non hanno impedito ai ministri Franco Frattini (Esteri), Renato Brunetta (Pubblica innovazione) e Maurizio Sacconi (Welfare) di essere presenti (“a titolo privato, personale”) in Tunisia insieme al popolo socialista, accorso in Tunisia per rendere omaggio alla memoria del leader socialista. Il governo tunisino, oltre a garofani rossi e bianchi, ha mandato in rappresentanza tre ministri. Dall’Italia, oltre a tanti militanti ed ex dirigenti del Psi (fra i quali Paolo Pillitteri, Gianni De Michelis e Rino Formica), sono arrivati anche il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto e la parlamentare del Pdl Margherita Boniver.

    Ieri i Craxi - la moglie Anna e i figli Bobo e Stefania - erano uniti e vicini insieme al popolo socialista. Persone che non hanno dimenticato l'ex segretario del Psi e in questi anni si sono battute per rivalutare la sua memoria dopo le accuse e l’esilio seguito alla stagione di “Mani Pulite”. Periodo di cui il leader socialista ha finito per essere simbolo e capro espiatorio politico e mediatico. “È stato un grande uomo di Stato – ha detto Frattini, ha immaginato le riforme venticinque anni prima e ha rappresentato un faro per chi lottò per la libertà nell'Est Europa”. Da parte sua Brunetta ha sottolineato che “è necessaria una riflessione pacata e a freddo sul ruolo e la figura di un uomo che ha fatto tanto per il Paese, probabilmente riflettendone anche i difetti”. Per Sacconi si è di fronte a “un clima ormai mutato”, nel quale “si sono create le condizioni per una rilettura intellettualmente onesta della fine della prima Repubblica e della vicenda umana e politica di Craxi”. In questo senso, viene letto positivamente il telegramma che sarà inviato dal Quirinale nel giorno dell’anniversario. “Apprezzo molto – ha commentato la vedova di Craxi - il gesto del presidente Napolitano, il messaggio che ha deciso di inviarmi. Lo leggerò con una grande attenzione”. Napolitano riceverà la Fondazione Craxi domani alle 17 al Quirinale.

    Polemiche invece fra Stefania Craxi e Pier Luigi Bersani per l’assenza del Pd ad Hammamet: “Lo avevo invitato – ha detto la figlia del leader socialista -, vedo la sua assenza: ha mancato un'occasione”. Immediata la replica del segretario del Pd: “Non è il momento dei gesti, ma della riflessione. Bisogna vedere gli elementi di novità che Craxi ha introdotto parlando di grandi riforme istituzionali. L'idea delle riforme però è degenerata in un meccanismo di governo che ha sottovalutato la questione morale”. C’è infine da segnalare l’intervista al Corriere della Sera dell’ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. “Per quanto forse sia presto per un'analisi storica – ha detto parlando di Craxi -, si può cominciare a ragionare liberi da logiche manichee sul suo ruolo, sulla sua azione di governo, sulle sue intuizioni”. Ma, ha concluso, è altrettanto corretto “considerare per intero la sua parabola”, cioè non dimenticare anche “gli errori politici e il profilo penale”.

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    Predefinito Rif: Craxi, a 10 anni dalla morte

    Tricolore sulla tomba di Craxi, martedì il decennale
    Erano presenti alla cerimonia di domenica in Tunisia i ministri Frattini, Sacconi e Brunetta

    HAMMAMET (18 gennaio 2010) - Un Tricolore è stato posto sulla tomba di Bettino Craxi. Ha scelto la famiglia di porre la bandiera italiana bene in vista durante la commemorazione che si è svolta domenica mattina ad Hammamet. Erano presenti circa 600 persone che hanno tributato a Bettino Craxi un lungo applauso. Numerose le bandiere socialiste. Alla cerimonia in ricordo dell'ex leader del Psi erano presenti il ministro degli Esteri Franco Frattini, il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi e quello della Funzione pubblica Renato Brunetta. E anche il capogruppo dei deputati del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, ed esponenti di area socialista, quali De Michelis, Boniver, Barani, Polverari, Battilocchio, Robilotta, Formica, Garesio, Zavettieri e Pillitteri. Il presidente della Tunisia, Ben Ali ha inviato una corona di fiori alla moglie Anna e ai figli Bobo e Stefania. Il ministro Frattini ha parlato di Craxi come di un "uomo di Stato che ha rappresentato un pezzo della storia d'Italia. Ha immaginato le riforme 25 anni prima ed ha rappresentato un faro per chi lottò per la libertà nell'est Europa". Mentre Sacconi ritiene Craxi "un grande statista. Rileggere la nostra storia recente potrà essere utile per il presente e per il futuro dell'Italia". Alla commemorazione non erano presenti né esponenti del Psi di Nencini né del Pd. Il Psi di Nencini commemorerà Craxi ad Hammamet martedì, nel giorno esatto del decennale della morte. Anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano avrebbe inviato un messaggio alla famiglia di Craxi.4minuti.it

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    Predefinito Rif: Craxi, a 10 anni dalla morte

    17/02/2010 - DECENNALE DELLA MORTE DI CRAXI: CONVEGNO NEL CAPOLUOGO

    Campobasso. "Bettino Craxi e il riformismo socialista degli anni ’80": in occasione del decennale del scomparsa dell’onorevole si terrà un convegno, il prossimo 22 febbrario alle ore 16, nell’hotel San Giorgio del capoluogo. Interverranno Marco Gervasoni ordinario di storia contenporanea dell’Universita’ del Molise e e l’onorevole Gianni Michelis, Ministro durante Governo Craxi.
    L’introduzione dei lavori è affidata all’avvocato Oreste Campopiano segretario regionale del Nuovo Psi.

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    Predefinito Rif: Craxi, a 10 anni dalla morte

    A un mese dal decennale
    Stefania Craxi: «Parco per mio padre,
    la Moratti se ne è dimenticata?»
    Il sottosegretario agli Esteri «stupita» dal silenzio. «Oggi come Tangentopoli? No, molto peggio»

    *
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    Un parco per Craxi, la Moratti: va bene, ma ora aspetto Napolitano (15 gennaio 2010)
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    La scelta della Moratti: «Una via o un parco intitolati a Bettino Craxi» (29 dicembre 2009)

    Stefania Craxi (LaPresse)
    Stefania Craxi (LaPresse)
    MILANO - Passato ormai un mese dal decennale della morte di Bettino Craxi, la figlia Stefania non ha nascosto la sua amarezza nel constatare che l'annunciata intitolazione di una via o di un parco a Milano all'ex leader del Psi sembra essere uscita dall'agenda politica del sindaco Letizia Moratti. «Questo silenzio mi stupisce molto - ha osservato Stefania Craxi, a margine di un convegno della Camera di Commercio di Milano - come mi stupì, allora positivamente, l'urgenza dimostrata tra la fine del 2009 e l'inizio del 2010 dallo stesso sindaco Moratti per l'intitolazione di una via o di un parco di Milano alla memoria di mio padre. Aspetto con fiducia che questa decisione diventi operativa».

    «OGGI PEGGIO DI TANGENTOPOLI» - Stefania Craxi, oggi sottosegretario agli Esteri, ha escluso che l'esplosione di nuovi casi di corruzione, a partire da quello che ha portato all'arresto del consigliere comunale di Milano Milko Pennisi, possano aver convinto il sindaco Moratti a un ripensamento. «Tutti dicono che non siamo davanti a una nuova Tangentopoli - ha puntualizzato Stefania Craxi - lo credo anch'io: i fatti di questi giorni sono molto peggio. Allora c'era un sistema di finanziamento in vigore dagli inizi della Repubblica, animato da forti motivazioni politiche anche se sostenuto con metodi illegittimi condivisi da tutti. Oggi siamo di fronte a ruberie personali, che dimostrano il completo fallimento delle inchieste di allora della magistratura. Le inchieste servirono esclusivamente per scardinare un sistema politico, non per sconfiggere la corruzione, che è invece ancora presente».

    Redazione online
    22 febbraio 2010
    Stefania Craxi: «Parco per mio padre, la Moratti se ne è dimenticata?» - Milano

  8. #58
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    Predefinito Rif: Craxi, a 10 anni dalla morte

    Stefania Craxi: "Mi stupisce il silenzio della Moratti su mio padre"
    Lunedí 22.02.2010 15:09



    "Questo silenzio mi stupisce molto, come mi stupi', allora positivamente, l'urgenza dimostrata tra la fine del 2009 e l'inizio del 2010 dallo stesso sindaco Moratti per l'intitolazione di una via o di un parco di Milano alla memoria di mio padre. Aspetto con fiducia che questa decisione diventi operativa". Lo ha detto il sottosegretario agli Esteri Stefania Craxi, a margine di un convegno a Milano rispondendo alle domande dei giornalisti sul silenzio, dopo gli annunci ufficiali, del Sindaco Letizia Moratti alla intitolazione di una via del capoluogo lombardo a Bettino Craxi.

    Stefania Craxi ha escluso che l'esplosione di nuovi casi di corruzione possa aver convinto il sindaco Moratti ad un ripensamento nella sua scelta. "Tutti dicono che non siamo davanti a una nuova Tangentopoli, lo credo anch'io - ha aggiunto - i fatti di questi giorni sono molto peggio. Allora c'era un sistema di finanziamento in vigore dagli inizi della Repubblica, animato da forti motivazioni politiche anche se sostenuto con metodi illegittimi condivisi da tutti. Oggi siamo di fronte a ruberie personali, che dimostrano il completo fallimento delle inchieste di allora della magistratura. Le inchieste servirono esclusivamente per scardinare un sistema politico- ha concluso - non per sconfiggere la corruzione, che e' invece ancora presente".
    Stefania Craxi: "Mi stupisce il silenzio della Moratti su mio padre" - Affaritaliani.it

  9. #59
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    POL - Craxi, Saro: Analizzare il lascito culturale dello statista

    Roma, 19 feb (Velino) - "I problemi non risolti che Craxi individuò sono ancora presenti nel Paese, in tutta la loro urgenza, a chiedere una soluzione", questo il monito del senatore Ferruccio Saro che ha aperto questa sera, affiancato da Gabriele Renzulli, dal relatore Carlo Tognoli e da Giorgio Baiutti, l'incontro-dibattito "L'attualità politica di Bettino Craxi dieci anni dopo" promosso dall'associazione culturale Europolis sull'analisi dell'attualità del messaggio di Bettino Craxi. In una sala consiliare provinciale affollatissima (in prima fila anche Beppino Englaro), il senatore ha ricordato la necessità di tracciare un'analisi veritiera sulla figura dello statista, analizzando oggettivamente il lascito culturale e la qualità del suo pensiero. "E' doveroso comprendere che cosa accadde in Italia fino al '93-'94 perché tra storia e politica sono contigue". Saro, dopo aver ringraziato sia il presidente del Consiglio provinciale, Marco Quai, sia Englaro, ribadendo che "il Friuli sulle battaglie dei diritti civili è sempre stato all'avanguardia", ha sottolineato come l'appuntamento sia la prosecuzione ideale della presentazione del libro del giornalista Ugo Finetti su Craxi, evento legato all'ultima uscita pubblica di Adriano Biasutti cui Saro ha dedicato un minuto di raccoglimento definendolo un "grande presidente che ha modernizzato il Friuli Venezia Giulia". Attualmente "la politica è asfittica e i partiti non discutono più".

    "Craxi vittima di pregiudizi": nel messaggio recapitato agli organizzatori dal vicedirettore di Canale 5, Toni Capuozzo, il giornalista fa luce sulla tipicità della visione del mondo laica, non ideologica e sul fatto che Craxi fu vittima di giudizi sommari e rischia di esserlo ancora. Il giornalista Mediaset ha altresì rimarcato nel testo inviato al senatore che "i valori veicolati dal socialismo non sono vittima di diaspora". Queste le parole esatte: "la storia non si fa con i se, ma appare evidente che, oltre alla parabola politica e umana che costrinse Craxi a fuggire una giustizia per lo meno parziale, oggi non ci possa essere mente libera che non constati come blocchi ideologici facciano rimpiangere una visione del mondo e della società spregiudicata, moderna, laica, non ideologica, quale fu quella di uno statista che fu vittima ieri di giustizia sommaria, e oggi, spesso di giudizi sommari. Insomma, detto da un cronista senza tessere: se la diaspora socialista è realtà, non sono vittime di diaspora quei valori, specie per una storia, come quella del socialismo friulano, che solo una società immemore e sciupona può pretendere di archiviare come una vicenda giudiziaria".

    Il legame con il socialismo riformista è una caratteristica specifica dei socialisti friulani e carnici, ha dichiarato Gabriele Renzulli. La sua esortazione è orientata al dovere di "riscoprire i valori del socialismo". A questo proposito "sarebbe opportuno che i socialisti, pur restando nel proprio schieramento, si incontrino fra di loro, per discutere, attraverso un'associazione culturale, poi la politica verrà. Non a caso il motto di Loris Fortuna era politica e cultura". Secondo Renzulli è necessario contribuire al ristabilimento della verità, perché la storia non sia segnata da verità giudiziali. "Serve riaprire un dialogo con le giovani generazioni che hanno visioni distorte del socialismo che invece, primo in Italia e in Europa, pose il problema del riscatto dell'uomo, della libertà e della sua dignità". L'appello finale: "Dobbiamo avere fede nel riscatto ed esserne protagonisti". Ad accogliere la proposta di creare un centro culturale socialista è stato De Carli durante il dibattito, "per risolvere la dispersione e ricreare un legame", appello sostenuto e rilanciato nelle conclusioni dallo stesso Saro: "Un'idea, quello del centro culturale socialista, da portare avanti con convinzione in modo da salvaguardare la memoria e tentare di dare un contributo positivo alla politica regionale e dare risposte alle nuove domande".

    Oggi, Craxi - questa la sentenza finale - "non starebbe con questa sinistra". Il paragone con Blair è stato argomentato dal relatore della serata, l'ex sindaco di Milano, Carlo Tognoli di Critica Sociale che, fra l'altro, ha chiarito come non sia assolutamente corretto – come continua a fare qualcuno - accostare Craxi alla P2 e alle logge massoniche (che invece avevano una certa influenza sul partito d'azione, ha osservato). Il collaboratore più stretto di Craxi ha ripercorso la figura e la storia dello statista, mettendo in luce l'autonomia politica, economica, culturale e l'indipendenza sia dal Pci sia dagli altri partiti che hanno contraddistinto l'operato di Craxi che fu un "decisionista capace di andare controcorrente". Per il relatore della serata una delle più incisive eredità è quella dell'umanesimo socialista. Si nomina Craxi e si rievocano i grandi progetti per la riforma dello Stato in chiave moderna e anche, in parte, per la riforma della Costituzione oltre alla politica estera europeista e indipendente dalle grandi potenze, inclusi gli Usa.

    (com/chi) 19 feb 2010 204

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    Predefinito Rif: Craxi, a 10 anni dalla morte

    Un parco a milano intitolato a bettino craxi? Sarebbe il minimo.

    Vorrei che una piazza di roma portasse il suo nome e che si facesse completa chiarezza su quegli anni, su quei fatti.

    Vorrei pure sapere se le monetine tirate a bettino fossero il resto
    della tangente enimont che uomini della sinistr seppero prendere
    e spendere.

    Dove finì il malloppo che salì le scale di botteghe oscure? Finì tutto nelle
    tasche del compagno "G"?

    Il segretario del PCI d'allora poteva "NON SAPERE"?

 

 
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