
Originariamente Scritto da
Il Prescelto
Questo mia breve analisi è il frutto di un discorso iniziato l’altro giorno con una e-mail ad Amsicora.. Gli spiegavo perché non sono indipendentista e la spiegazione che gli ho dato era che avevo un’altra visione per il futuro..
La mia visione è incentrata sull’Unione Europea che un giorno diventerà uno Stato federale. È un processo inarrestabile e non saranno gli Stati nazione di oggi a fermarlo.. Chiunque abbia un po’ di obiettività riesce ad ammettere che il modello dello Stato-nazione sta subendo un vistoso calo di crescita, soprattutto perché è sempre più lontano dai suoi cittadini. Le decisioni son prese troppo da lontano. L’UE ha una sua tendenza che è quella di regionalizzare la sua struttura. Secondo me la logica europea nel futuro, neppure troppo lontano, sarà quella di avvicinare il governo dei territori ai cittadini.. Gli Stati nazione europei son troppo vasti demograficamente per poter rispondere efficacemente alle richieste dei cittadini.. Gli Stati Uniti, al contrario, son composti da Stati che in media hanno 5/6 milioni di abitanti ciascuno. Questo sarà il futuro dell’Europa. Questa tendenza si può vedere nel caso di alcune norme che tutelano le minoranze linguistiche, nell’istituzione del Comitato delle Regioni, anche se è perfettibile. In ogni caso, all’interno di uno Stato Federale UE gli Stati nazioni di oggi perderebbero la loro influenza sulle loro regioni perché la tendenza andrà sempre nel rimpicciolire le istituzioni.. In sostanza ci sarà anche la possibilità di creare delle macroregioni come una macroregione tra il Tirolo austriaco e il nostro, una macroregione basca tra la Spagna e la Francia.
Badate che questa non è un’idea nuova perché questa ipotesi era già stata avanzata negli anni ‘80, esattamente nel periodo in cui iniziò la regionalizzazione di alcuni stati europei, come la Spagna, e l’appoggio alla politica regionale europea stimolato dalla Commissione Delors. La creazione del Comitato delle Regioni deve essere invece attribuita alle pressioni dei länder tedeschi. L’avvicinamento ai cittadini è rintracciabile anche nella possibilità che le Regioni sub-statali partecipino alla negoziazione all’interno del consiglio dei Ministri. Molti Stati, non il nostro, adottano questa possibilità, tant’è che i rappresentanti delle comunità e delle regioni belghe, del governo scozzese, gallese e nordirlandese, dei länder tedeschi ed austriaci, delle regioni autonome portoghesi partecipano alle sessioni del Consigli dei Ministri.
L’Italia non è l’unico Paese che non utilizza questa via di avvicinamento ai cittadini, perchè a suo tempo il Partito Popolare negava la partecipazione delle Comunità autonome spagnole. Questo problema è particolarmente aggravato per la Sardegna perché oltretutto non riusciamo ad eleggere neppure un rappresentante al Parlamento. Abbiamo parecchi strumenti di fronte ma non li sappiamo utilizzare. Prima di giungere all’indipendenza dobbiamo cogliere tutte queste possibilità.
La mia conclusione è che bisognerebbe inserire anche questi punti nel futuro statuto sardo:
- l’auto-riconoscimento come Nazione (su questo non c’erano dubbi);
- costante partecipazione, come delegazione parallela a quella del Governo Centrale, al Consiglio dei Ministri dell’UE;
- elezione di almeno un rappresentante al Parlamento europeo;
- istituzione di un assessorato per i rapporti con l’UE.