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  1. #11
    ANTIMASSONE
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    Thumbs down Tfr: Bonanni, intesa positiva

    Tfr: Bonanni, intesa positiva

    20/10/2006 16.30



    Il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, giudica positiva l'intesa di massima raggiunta ieri sera con il Governo sul Tfr perchè "corregge la precedente stesura della Finanziaria che rischiava di compromettere le prospettive dei Fondi pensioni contrattuali". In particolare Bonanni apprezza l'anticipo al primo gennaio 2007 per la partenza del meccanismo del silenzio-assenso (rispetto al 2008 previsto da Maroni) per la scelta da parte dei lavoratori sulla destinazione del Tfr ai fondi contrattuali di previdenza complementare. Bonanni spiega poi che al fondo Inps previsto nel disegno di legge finanziaria verrebbe destinato solo il Tfr per il quale il lavoratore ha scelto la destinazione aziendale nel caso l'azienda in cui lavora occupi più di 50 dipendenti. "Nell'incontro previsto per lunedì verrà definito e sottoscritto l'accordo specifico nel merito e sulla base dell'esito sarà possibile esprimere un giudizio più compiuto e definitivo sulla materia".

    La massoneria il vero nemico!

  2. #12
    ANTIMASSONE
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    Post Tfr: chi si salva, chi paga

    Tfr: chi si salva, chi paga


    Tra gennaio e giugno si potrà decidere se destinare il Tfr a un fondo negoziale o aperto o Pip o se lasciarlo in azienda
    Il trasferimento dei fondi all'Inps riguarderà solo le imprese con oltre 50 dipendenti, lo 0,6 per cento del totale. Però metà dei lavoratori dipendenti. E le perplessità non sono sopite.


    Le imprese sotto i 50 addetti hanno ottenuto un'esenzione totale del trasferimento all'Inps della liquidazione, previsto da una delle ipotesi più contestate contenute nella prima versione della Legge finanziaria.
    Le aziende sopra ai 50 addetti dovranno trasferire il 100% dei fondi accumulati per la liquidazione dei dipendenti. In questo caso i soldi resteranno all'Inps "per un periodo transitorio da definire".
    >Frase sufficientemente generica da lasciare ampie perplessità e timori.
    L'intesa verbale raggiunta tra governo, Confindustria e sindacati riguarda anche l'avvio della previdenza integrativa a partire dal 1° gennaio 2007, quando scatteranno i sei mesi di tempo di silenzio assenso durante i quali i lavoratori dovranno decidere la destinazione del proprio Tfr.

    I TEMPI
    Come preannunciato dal ministro del Lavoro Cesare Damiano, la riforma della previdenza integrativa, quella che porta il nome dell'ex ministro Roberto Maroni e si basa sull'uso del trattamento di fine rapporto, partirà dal 1° gennaio 2007, ovvero un anno prima di quanto stabilito dal governo Berlusconi.
    I i lavoratori dovranno decidere entro la fine di giugno 2007 cosa fare della propria liquidazione, a quale fondo pensione destinarlo o se lasciarlo in azienda.
    In assenza di una decisione entro quella data infatti il Tfr maturando (quello accumulato finora non verrà spostato), sulla base del principio del silenzio assenso, andrà al fondo pensione di categoria dello stesso lavoratore.

    I NUMERI
    Secondo l'associazione artigiani Cgia di Mestre (Venezia), che ha un accreditato ufficio studi, da questa novità legislativa sarà interesato solo lo 0,6% delle imprese.
    In queste aziende, però, trovano lavoro il 46,3% dei dipendenti occupati in Italia.
    Per la Cgia quindi, il versamento obbligatorio presso un fondo Inps del Tfr maturando non destinato ai fondi pensione riguarderà pochissime aziende e moltissimi dipendenti italiani.
    La Cgia di Mestre rileva che le aziende con più di 50 dipendenti sono 24.159 e danno lavoro a 4.886.109 dipendenti (pari al 46,3% del totale nazionale).
    "è un accordo che ci soddisfa ampiamente" afferma Giuseppe Bortolussi della Cgia di Mestre "perché esclude le piccole e le microaziende da questo provvedimento che altrimenti avrebbe procurato non poche difficoltà nel reperire nuovi fondi per compensare la perdita del 50% del Tfr inoptato".
    Per Bortolussi "rimane però un dubbio: avendo dimezzato la platea di dipendenti che saranno oggetto di questa disposizione che prevedeva un gettito di circa 6 miliardi di euro, ora questo importo sarà rispettato?". "Non vorremmo" conclude Bortolussi "che per colmare i mancati introiti si applicassero nuove imposte magari alle microimprese".

    REAZIONI
    È di soddisfazione il commento dei protagonisti, appena usciti dall'incontro:
    "È un accordo storico” ha commentato il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa “che chiude un problema aperto da 10 anni, molto importante per la futura pensione dei giovani".
    Per il presidente del Consiglio Romano Prodi l'intesa "segna un'altra tappa nel percorso della concertazione e del dialogo verso una Finanziaria al passo con le esigenze e le richieste di un Paese che deve ripartire". Accordo "positivo" anche per Guglielmo Epifani, leader Cgil: "L'accordo si tradurrà in un verbale che il ministro dell'Economia, Padoa-Schioppa, si è impegnato a scrivere entro lunedì, quando ci sarà la firma". Contento anche il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, perché "dopo 15 giorni di contrasto siamo riusciti a far cambiare opinione al governo che ci aveva scavalcati".

    Molto più cauta, per ora, la Confindustria: come spiegato dal direttore generale Maurizio Beretta, gli industriali hanno chiesto che ci siano delle "compensazioni" per le imprese che rinunceranno al Tfr come fonte di finanziamento perché indirizzato ai fondi, ma anche per quelle che lo trasferiscono "in via forzosa" all'Inps.
    Secondo Beretta quello di oggi è "un gentlemen's agreement": "Non c'è nulla di firmato, il ministro dell'Economia ha accolto le nostre preoccupazioni e si è detto pronto a lavorare per definire i possibili meccanismi di attuazione di questi principi".
    La Confindustria insomma aspetta, vuole vedere come il ministro dell'Economia tradurrà nel verbale della riunione quei principi generali su cui ieri si è trovata un'intesa di massima.
    La massoneria il vero nemico!

  3. #13
    ANTIMASSONE
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    Angry Inps O Sindacati Fa Lo Stesso..............

    INPS O SINDACATI FA LO STESSO. RICORDIAMO CHE L'INPS E' GESTITO IN GRAN PARTE DAGLI STESSI SINDACATI CONFEDERALI E I FONDI INTEGRATIVI GESTITI IN PARTE SEMPRE DAGLI STESSI SINDACATI



    VERGOGNA!!! TRUFFA!!! ESPROPRIO LEGALIZZATO!!!




    Temete l'ira dei mansueti!
    La massoneria il vero nemico!

  4. #14
    ANTIMASSONE
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    Angry Tfr, c'è l'accordo: la riforma parte dal 2007

    Tfr, c'è l'accordo: la riforma parte dal 2007


    Alla fine si sono trovati tutti d´accordo: imprese, sindacati e governo. Dopo settimane di polemiche e scontri è stato firmato un documento comune sul Tfr (trattamento di fine rapporto, ossia la liquidazione) che supera e rivede quello previsto nella Finanziaria 2007 che ha avuto l´ok dal consiglio dei ministri di fine settembre. I lavoratori avranno la possibilità di fare due scelte: lasciare in azienda il Tfr o destinarlo ai fondi pensione. Chi non farà alcuna scelta destinerà il tfr ai fondi. per quanto riguarda il nodo del trasferimento forzoso del Tfr "inoptato" (ovvero non destinato ai fondi) all'Inps, l'intesa prevede che le imprese con meno di 50 dipendenti saranno esonerate. D'altro canto però, le imprese con più di 50 dipendenti verseranno al fondo Inps tutto il Tfr che non sarà destinato dai lavoratori ai fondi pensione.

    Infine la riforma partirà dal 1 gennaio 2007 invece che dal 1 gennaio 2008. In termini pratici questo significa significa che entro giugno 2007 i lavoratori dovranno decidere la destinazione del proprio Tfr. In assenza di una decisione, in base al meccanismo del silenzio assenso, il Tfr sarà destinato direttamente al fondo integrativo di categoria del lavoratore.

    Il leader della Cisl, Raffaele Bonanni è soddisfatto: «è stata raggiunta un'intesa soddisfacente che mette fine a tante incertezze degli ultimi giorni. Lunedì - aggiunge - ci sarà la firma del verbale di intesa che confluirà poi in un decreto». Sulla stessa linea il commento del numero uno della Cgil Epifani: «È un accordo che trova la convergenza del sindacato, del mondo delle imprese e del governo. Per noi è importante che parta da gennaio il nuovo meccanismo attraverso cui il lavoratore può liberamente scegliere dove deve andare il tfr». Per i lavoratori «non cambia nulla, viene confermato il diritto di scelta tutelato quando serve un anticipo del tfr e, inoltre, si riesce a far quadrare una manovra che aveva bisogno di questi soldi per delle operazioni di infrastrutture». «È un accordo importante - dice il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti - cambia l'impostazione del Governo sui questo tema. Dal primo gennaio i lavoratori potranno concretamente scegliere se lasciare il Tfr in azienda o se mandarlo ad alimentare la previdenza integrativa»

    Anche Confindustria giudica soddisfacente la soglia di esonero fissata per le imprese sotto i 50 dipendenti. Il direttore generale di Confindustrtia, Maurizio Beretta, sottolinea che «sono previste delle compensazioni che serviranno a non addossare un onere ulteriore alle imprese». Per Beretta inoltre è ribadita «la transitorietà del provvedimento del Governo».

    La massoneria il vero nemico!

  5. #15
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    Thumbs up TFR e legalita'

    TFR e legalita'



    Vedremo ben presto se la finanziaria vergognosa che questo governo sta approntando, sara' approvata.
    Vedremo se avranno il coraggio di farlo a "chiare lettere" ( cosa di cui dubito fortemente), o se la "blinderanno" con il voto di fiducia (l'ennesimo), che servira' a tenere in piedi una "Junta" ( per dirla come i francesissimi TRUST, gruppo hard rock francese ben noto negli anni ottanta, piu' a sinistra di tutti).
    Nel frattempo tutti i lavoratori dipendenti che prestano servizio in aziende con piu' di 50 dipendenti, da oggi non passeranno piu' FORZOSAMENTE, il 50% del TFR, ma il 100%.
    E non potranno nemmeno scioperare perche' i sindacati hanno raggiunto questo ignobile accordo, proprio con l'attuale *Junta* dittatoriale che governa il paese.
    Quando il precedente esecutivo comincio' a comunicare ( con tutti i se ed i ma, dovuti), il progetto "devolution" al paese, l'opposizione di allora ( cioe' il governo di oggi), annuncio' fin da subito l'organizzazione di un referendum ( che vide come primo firmatario quell'orrido personaggio politico che risponde al nome di Oscar Luigi Scalfaro), abrogativo della legge.
    Nessuno oggi, dall'opposizione, pare porsi il problema: il TFR e' proprieta' dei lavoratori, e NON STA SCRITTO DA NESSUNA PARTE, che non debba essere il legittimo proprietario a deciderne la destinazione; eppure NESSUNO ( tantomeno la Lega Nord, sempre piu' lontana dal pese reale come gli altri), ha mandato input in questo senso.
    Parlare di democrazia in un paese dove i furti legalizzati sono arrivati a questi livelli e' davvero vergognoso.

    MOSS

    LIBERATORIA:
    Ovviamente mi assumo la responsabilita' completa di quanto scritto ( soprattutto riguardo ad Oscar Luigi Scalfaro, ed alla "Junta"), liberando moderatori e tutti gli addetti relativi al forum, da quanto da me dichiarato.
    I miei dati sono a disposizione.
    La massoneria il vero nemico!

  6. #16
    ANTIMASSONE
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    Thumbs down Tfr/ Firmato l'accordo a Palazzo Chigi

    Tfr/ Firmato l'accordo a Palazzo Chigi
    Lunedí 23.10.2006 15:20


    Governo, Confindustria e Cgil, Cisl e Uil hanno firmato a Palazzo Chigi l'accordo sull'anticipo al 2007 delle norme per il decollo della previdenza integrativa e sul trasferimento all'Inps del Tfr maturando "inoptato" delle aziende con più di 50 dipendenti. Al vertice per i sindacati erano presenti i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Guglielmo Epifani, Raffele Bonanni e Luigi Angeletti. Delegazione in grande stile per Confindustria: il presidente, Luca Cordero di Montezemolo, accompagnato dal vicepresidente, Alberto Bombassei, e dal direttore generale, Maurizio Beretta.

    Partiranno dal 2007 le compensazioni per le imprese con più di 50 dipendenti, che verseranno il Tfr all'Inps, e secondo quanto risulta ad Affari sarà di 300 milioni. Le compensazioni saranno quindi contestuali al trasferimento del Trattamento di fine rapporto al fondo della tesoreria costituito presso l'Inps per finanziare le infrastrutture. Lo afferma il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa Schioppa durante l'incontro sul Tfr tra Governo sindacati e Confindustria.

    La firma era nell'aria, anche se Montezemolo si era sforzato fino all'ultimo istante di smorzare i facili entusiasmi. "Da parte di Confindustria c'è spirito costruttivo nel trovare soluzioni. Se firmeremo oggi l'accordo sul tfr? Vediamo", aveva detto il presidente di Confindustria invitando ad "andare oltre il Tfr e affrontare con determinazione quel patto sulla produttività lanciato da Confindustria".



    Rispetto al quale il presidente degli industriali ha riconosciuto la disponibilità del governo: "Registro con soddisfazione, da parte di autorevoli esponenti della maggioranza e ministri, il richiamo a prendere la strada delle riforme: previdenza, sanità, pubblica amministrazione, moderni ammortizzatori sociali e grande sforzo per il reperimento di risorse per lo sviluppo, a cominciare dalle infrastrutture, che sono fondamentali".

    "Non si tratta - ha aggiunto Montezemolo - di argomenti corporativi dell'industria, ma di temi per lo sviluppo del Paese. Le stesse agenzie di rating hanno sottolineato l'assenza di sviluppo per la mancanza di riforme. E' giusto guardare quindi indietro, nelle non scelte di questi ultimi anni".

    Anche Prodi nella mattinata di lunedì, rivolgendosi agli industriali, ha parlato delle misure per lo sviluppo: "Abbiamo avuto tantissime riunioni in questi giorni e credo proprio ci possa essere un accordo per lo sviluppo". "Mai come in questa Finanziaria - ha rivendicato il premier - sono state destinate quantità enormi di risorse per le imprese e lo sviluppo. Di questo c'è coscienza e su questo si può costruire un accordo comune".


    La massoneria il vero nemico!

  7. #17
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    Predefinito La riforma del Tfr, un'altra tassa camuffata

    La riforma del Tfr, un'altra tassa camuffata
    di FABRIZIO DAVERIO 21 ottobre 2006

    Le liquidazioni non destinate alla previdenza integrativa finiranno all'Inps. Ciò significa che l'azienda dovrà pagare direttamente l'ente
    Nella contestatissima manovra della Finanziaria sul Tfr c'è un trucco, ed è un trucco miliardario. Ma è difficile coglierlo, perché l'argomento del Tfr è diventato così astruso, che i termini veri della questione rischiano di sfuggire agli stessi diretti interessati. L'argomento riguarda tutti i lavoratori subordinati, perché tutti i lavoratori subordinati hanno il Tfr (trattamento di fine rapporto). Il Tfr è un tipico colpo di genio italiano (sconosciuto ad altri Paesi europei), che consiste nel fatto che, dal 1982 (data dell'introduzione del Tfr), tutti i datori di lavoro devono accantonare (contabilmente) una quota della retribuzione annuale del lavoratore (7,40%); al termine del rapporto di lavoro tutti gli accantonamenti annuali, via via rivalutati, vengono erogati al lavoratore, che percepisce appunto un "trattamento di fine rapporto". UN'INVENZIONE ITALIANA Una formuletta che gira è quella che dice che il Tfr è dunque un "finanziamento delle imprese". Cioè si ragiona così: invece di incassare subito, ogni anno, la quota di Tfr i lavoratori la "lasciano" ai datori di lavori, e pertanto i datori di lavoro hanno una disponibilità di denaro (per la quale pagano un tasso di interesse, e cioè il coefficiente di rivalutazione degli accantonamenti annuali) che trattengono finchè cessa il rapporto, quando finalmente pagano il Tfr. Ma questa formuletta è sbagliata. Non solo perché non c'è alcun movimento di danaro vero (nessun lavoratore "paga" il datore di lavoro!), ma soprattutto perché nessun lavoratore ha un attuale e concreto diritto, anno per anno, ad incassare la quota di Tfr, avendo solo un diritto ad incassarla al termine del rapporto di lavoro (retribuzione differita). Quindi non è vero che i datori di lavoro sono finanziati; semplicemente hanno un debito futuro e differito, e, se sono prudenti, debbono preparare le risorse finanziarie per far fronte ai debiti futuri (tanto è vero che se in una grande azienda la maggior parte dei dipendenti si dimettesse tutta assieme, non sarebbe affatto scontato di reperire le risorse per pagare i trattamenti di fine rapporto). La legge ammette un pagamento anticipato del Tfr solo in casi eccezionali e limitati (acquisto della prima casa, spese mediche, ecc.). E ci sono anche delle protezioni per il caso che il datore di lavoro fallisca o risulti insolvente. Su questo meccanismo, si è innestato il secondo colpo di genio, quello del 2004 (ma con effetti successivi), allorché lo Stato ha previsto che, sia pure su base volontaria, i lavoratori potessero destinare una quota del Tfr alla previdenza integrativa (cioè veniva investito in fondi previdenziali). Dal punto di vista del lavoratore, la destinazione della quota di per sé era indifferente (in nessuno dei due casi c'era l'incasso immediato); ma il colpo di genio stava in ciò, che in tal modo si veniva a finanziare veramente la previdenza integrativa. Ed è chiaro quale era il pensiero segreto o non tanto segreto dello Stato: più forte sarà la previdenza integrativa, meno proteste vi saranno per le riforme in pejus, cioè peggiorative, della previdenza Inps. Dal punto di vista delle Aziende, la novità era l'uscita del danaro reale delle quote annuali di Tfr (che finiva, a scelta del dipendente, nella previdenza integrativa). COLPO DI GENIO E veniamo a oggi. La Finanziaria contiene il terzo colpo di genio: dal 1 gennaio 2007 i flussi mensili di Tfr (anche se solo quelli non destinati alla previdenza integrativa) dovranno finire direttamente all'Inps. Dunque: il datore di lavoro li pagherà con danaro reale; i lavoratori continueranno a non incassare niente al momento (ma ad avere solo un credito futuro, rinviato alla cessazione del rapporto di lavoro) ma questa volta l'Inps avrà un finanziamento reale. In sostanza l'Inps dovrebbe ricevere (subito) le quote del Tfr e l'Inps dovrebbe mettere a disposizione il Tfr al lavoratore (quando cessa il rapporto di lavoro). Attenzione: il danaro finirà all'Inps, ma senza alcun vantaggio per la pensione. Sarà solo un finanziamento dell'Inps, fatto con i soldi dei lavoratori, o, meglio, con i soldi delle Aziende. E' vero che, sulla carta, per i lavoratori la situazione non dovrebbe cambiare (essi hanno sempre un credito futuro, e averlo verso il datore di lavoro o verso l'Inps di per sé non dovrebbe fare differenza), casomai quello che cambia è per le Aziende, che avranno ogni anno un debito reale e non virtuale. E il trucco? La consegna all'Inps delle quote di Tfr non ha alcuna logica connessa al rapporto di lavoro. Il trucco sta nel fatto che un sistema così complesso, così ingarbugliato, così misterioso spoglia, nei fatti, il lavoratore - quanto meno - del diritto all'informazione. In particolare del diritto all'informazione sui rendimenti. E c'è semmai il rischio che l'Inps si affezioni alle quote di Tfr che riceverà e magari ottenga poi qualche leggina che ritardi o diminuisca il pagamento del Tfr al termine del rapporto di lavoro. Il dato di fatto è che con queste "riforme" il Tfr, nelle varie destinazioni, ha ormai perso la funzione originaria (retribuzione differita); esso è diventato un oggetto misterioso e scarsamente decifrabile, e con garanzie di informazione assai inferiori a quelle di qualsiasi altro prodotto finanziario. Basta porsi alcune domande. Visto che si vuole rendere effettivo ed immediato il debito per il Tfr dei datori di lavoro, non sarebbe meglio, allora, prevedere che esso sia pagato subito agli aventi diritto e cioè ai lavoratori? Che senso ha che il datore di lavoro dia il danaro del Tfr all'Inps? Visto che comunque il datore di lavoro deve pagare subito, non è meglio che il datore di lavoro paghi al lavoratore piuttosto che all'Inps? Starebbe poi alla libertà di ciascun lavoratore di fare i propri investimenti. E anche dal punto di vista del datore di lavoro, pagare per pagare, non è meglio far contenti i dipendenti piuttosto che l'Inps? Domande retoriche, ovviamente. Perché la verità è che la Finanziaria introduce una ulteriore tassa, sotto forma di un finanziamento coatto a favore dell'Inps. Il totem del Tfr formalmente è rispettato, ma come tutti i totem privi di vita rimane pronto per la prossima spallata che potrebbe abbatterlo del tutto. fabrizio.daverio@daverioeflorio.it LA NUOVA LEGGE 6 MESI PER SCEGLIERE Dal 2007 i lavoratori avranno 6 mesi di tempo per decidere dove destinare il Tfr FORMA ESPLICITA Il lavoratore sceglie di mantenere il suo Tfr presso il proprio datore lavoro. Oppure può destinarlo per intero in un fondo pensionistico complementare. FORMA TACITA Il datore di lavoro trasferisce il Tfr in un fondo collettivo, oppure in quello individuato d'intesa coi sindacati. FONDO RESIDUALE DELL'INPS In caso di mancato accordo e in assenza di una forma pensionistica complementare l'azienda lo trasferisce in un fondo dell'Inps DAL 2007 La riforma del "trattamento di fine rapporto", più comunemente conosciuto come "liquidazione", sarà operativa a partire dall'inizio del 2007, quando i lavoratori dovranno, entro sei mesi, scegliere quale strada seguire. Se il lavoratore preferisce non esprimersi allora varrà la clausola tacita che vuole che la liquidazione venga trasferita a fondi residui dell'Inps.
    La massoneria il vero nemico!

  8. #18
    ANTIMASSONE
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    Question Finanziaria: Bossi, contro il Nord

    Finanziaria: Bossi, contro il Nord

    (ANSA) - PRAMAGGIORE (VENEZIA), 28 OTT - Il segretario della Lega Nord Bossi ha ribadito che la Finanziaria del Governo e' stata realizzata 'contro il nord'.Bossi ha poi affrontato il tema del Tfr, la cui operazione 'e' stata fatta danneggiare e far chiudere le medie imprese del nord. Una volta passato all'Inps - e' la previsione di Bossi - i lavoratori si scordano di riavere il Tfr. Lo sappiamo tutti che l' Inps e' pieno di debiti'. Bossi ha poi precisato che 'le grandi imprese non hanno problemi'.
    La massoneria il vero nemico!

  9. #19
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    Wink I Pensionati: Prodi ci ha fregato. Per questo oggi siamo tutti all’opposizione

    Fatuzzo: «I pensionati hanno paura del Prof»
    «Prodi ci ha fregato. Per questo oggi siamo tutti all’opposizione»


    «Romano Prodi ci ha proprio fregato. Ci aveva promesso risanamento e sviluppo senza mettere mano al bene più prezioso per chi smette di lavorare: le pensioni. Ma non è stato così. E questa Finanziaria è la testimonianza più forte del suo fallimento». Parola dell’onorevole Carlo Fatuzzo, anima e corpo del suo ormai ventennale partito dei Pensionati, candidato alle politiche insieme all’Unione e oggi convinto nemico in aula del Professore. «Che - giura lo stesso Fattuzzo, ora se li può scordare i nostri voti, e considerarci a tutto gli effetti parte dell’opposizione».
    Insomma, sono bastati pochi mesi per schiarire le idee al leader di una delle più note, per quanto elettoralmente minuscola, sigla politica “monotematica”. Secondo un sondaggio ancora semiclandestino di Forza Italia, oggi la Casa delle Libertà, contando proprio tra le sua fila anche sigle minori come quella guidata da Carlo Fatuzzo, può contare su una maggioranza effettiva di oltre il 54% delle preferenze, contro un consenso complessivo sceso al 46% per Romano Prodi e soci.
    Tanto è bastato per prendere atto della nuova via: oggi si sta col Cavaliere. Al quale, però, vanno anche tirate le orecchie. A chi rimprovera al partito dei Pensionati un salto della quaglia primaverile, in vista del successo del centrosinistra, Fatuzzo manda a dire: «Chi è causa del suo male pianga se stesso. Per anni abbiamo portato le nostre ragioni e nostri programmi all’attenzione del centrodestra, eppure non sono stati esauditi». E cosa ne dicono, allora, i Pensionati dell’ipotesi di una “grande coalizione” alla tedesca, paventata ieri a denti stretta proprio da Silvio Berlusconi, (versione poi rivista nello scivolo di un governo tecnico di due anni per poi approdare dritti dritti al nuovo voto)? «Questa idea non mi piace. Il paese ha bisogno di un esecutivo con un mandato pieno, per questo se Prodi non dovesse farcela, io sono dell’idea di correre dritti alle urne».
    Ipotesi, suggerimenti, ma anche qualche certezza. Prima di tutto la delusione per il Governo del Professore. E prima ancora quella per la Finanziaria. Una manovra che, come ha più volte denunciato più volte anche il Carroccio, in nome della tracciabilità fiscale, ha dichiarato guerra alla moneta sonante: «E’ un danno inutile e controproducente quello che questo Governo sta disegnando per la terza età. Non si capisce per quale ragione un’anziana persona dovrebbe pagare tramite la banca, con assegni o carte di credito, anche prestazioni di vario tipo ottenute da professionisti. Dall’avvocato al medico».
    Ma non basta, sul tavolo c’è anche la difficile vicenda dei pendolari transfrontalieri che risiedono in Italia ma che per una vita hanno lavorato in territorio svizzero («Stiamo parlando di almeno 300 mila persone, forse più, che grazie a questa Finanziaria perderanno parte della loro pensione»).
    Ma prima di tutto c’è l’annosa questione del Tfr, il trattamento di fine rapporto. Oggetto di trattativa tra Palazzo Chigi e Confindustria, alla fine la liquidazione dei lavoratori è stata scippata a metà, ma pur sempre scippata. Le aziende con meno di 50 dipendenti potranno continuare a trattenere i contributi per il Tfr, le altre dovranno versarli all’Inps. Un contributo voluto da Padoa Schioppa per dare nuovo ossigeno ai bilanci della cassa previdenziale, e migliorare così i conti dello Stato. «Già solo il fatto che l’esecutivo imponga il risanamento usando come strumento i soldi dei lavoratori è un fatto gravissimo, mai visto. Il punto più grave, poi, resta il danno all’economia reale, quella delle piccole medie imprese, anche se hanno più di 50 dipendenti. Senza i fondi del Tfr, che restano comunque soldi dei dipendenti, diventa più difficile ottenere finanziamenti dalle banche, e di conseguenza promuovere la ricerca e la concorrenza sul mercato».
    Insomma, una cosa è certa. La legge di bilancio - che dovrebbe «illuminare l’intera legislatura» secondo Romano Prodi - non piace nemmeno a chi si è dato come ragione elettorale quella di dar voce ad una sola “categoria” di cittadini, seppur vasta come i pensionati e la terza età. Oggi la geografia del consenso del Paese deve fare i conti, è proprio il caso di dire, con una nuova certezza: oggi i “Pensionati” stanno all’opposizione.
    La massoneria il vero nemico!

  10. #20
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    Question Sì alla gestione autonoma del Tfr

    Sì alla gestione autonoma del Tfr

    Riferendomi all'articolo del 25 ottobre di Renato Brunetta, con il ricorso al principio del "consenso-assenso", penso che molti saranno i dipendenti che lo adotteranno e per conseguenza ne beneficeranno i Fondi di pensione di categoria. Ai dipendenti non sindacalizzati, non sembrerà vero di poter sottrarre (senza scrivere) all'Inps o alla propria azienda il Tfr e potere così gestirlo autonomamente accendendo una posizione presso il proprio Fondo di categoria senza essere costretto ad iscriversi ai sindacati.

    Fausto Vergani


    La massoneria il vero nemico!

 

 
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