Pagina 3 di 4 PrimaPrima ... 234 UltimaUltima
Risultati da 21 a 30 di 37
  1. #21
    ANTIMASSONE
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Località
    BRESCIA
    Messaggi
    4,891
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Post Maroni: «Il Tfr all’Inps è un grave danno per la previdenza complementare»

    Maroni: «Il Tfr all’Inps è un grave danno per la previdenza complementare»



    Cesare Damiano contro Roberto Maroni. L’attuale ministro del Lavoro a confronto con il ministro del Welfare del Governo Berlusconi. Il duello, l’ennesimo tra i due, avviene ai microfoni di Radio Anch’io e il tema principale non può che essere la riforma delle pensioni. Quella riforma che il ministro leghista, dopo tre anni di continui e serrati incontri con le parti sociali (con tutte le parti sociali) era riuscito a portare a casa, con soddisfazione generale (datori di lavoro, categorie, sindacati, banche, assicurazioni e perfino con la benedizione dell’Unione Europea). Quella riforma che prevede il decollo della previdenza integrativa grazie allo “smobilizzo” del Tfr (Trattamento di fine rapporto, cioè la liquidazione), senza aumentare i contributi, garantendo la stabilità economica e finanziaria del sistema pensionistico e soprattutto che assicura al lavoratore una pensione dignitosa.
    Nella visione della riforma Maroni, infatti, non bisogna più parlare di pensione, ma di “schema pensionistico”: «Ogni lavoratore deve pensare a una parte di pensione formata dalla previdenza pubblica (Inps) e una parte da quella cosiddetta complementare, cioè gestita dai fondi pensioni, liberamente scelti dal lavoratore stesso», sottolinea l’ex-ministro leghista. E del resto, dopo la riforma Dini, non si poteva pensare che chi va in pensione fra trent’anni possa percepire solo il 40% dello stipendio: c’è bisogno, per evitare un problema sociale, del pilastro complementare.
    Ma il Governo di centrosinistra, nel duplice scopo di distruggere quanto fatto dalla Casa delle Libertà e la volontà di “fare cassa”, si è inventato una riforma della riforma, che per altro ha già dovuto modificare più volte. L’ultima versione dice che il Tfr dei lavoratori delle aziende con più di cinquanta dipendenti, in assenza di precisa indicazione, verrà versato nelle casse dell’Inps. Sembra addirittura che debba servire a finanziare le infrastrutture (il che significa che i lavoratori non lo rivedranno più). Soprattutto su questo aspetto si è concentrata la critica di Maroni nei confronti del suo sucessore, ma più in generale di tutto il Governo.
    «Mi sorprende la decisione di trasferire il Tfr inoptato all'Inps perchè vuol dire sottrarlo alla previdenza complementare. È una contraddizione in termini, se va all'Inps non va ai fondi». Il ragionamento dell'ex ministro del Welfare non fa una grinza. La critica rispetto alla decisione del Governo per la destinazione del Tfr delle aziende sopra i 50 dipendenti, del resto, non è isolata.
    C’è un coro unanime che va dagli artigiani ai commercianti, agli esercenti, ai professionisti alle piccole e medie imprese, fino ad ampi settori di Confindustria. Nota ancora Maroni: «Damiano dice che per il lavoratore non cambia nulla. Ma o il Tfr all'Inps è un debito dello Stato verso i lavoratori e allora deve essergli restituito allo stesso rendimento che aveva in azienda, ma questo in Finanziaria non c'è scritto, o è un credito. Ma se è un debito (e dunque un credito per il lavoratore) allora il saldo per la Finanziaria sarebbe zero».
    Deludente la replica di Damiano: «Maroni dice che si rischia un saldo zero sui 6 miliardi all'Inps se il lavoratore si ritira, ma Maroni sa perfettamente che il Tfr si eroga quando un lavoratore si licenzia e mi auguro che nel 2007 non ci siano 15 milioni di lavoratori licenziati o che vanno in pensione. Non mi sembra realistico». Poi l’ammissione: «Sicuramente i fondi hanno fatto fatica ad affermarsi. Credo che il decollo possa portare a un risultato molto importante. L'obiettivo di tutti è far sì che questi fondi pensione abbiano una larghissima adesione dei lavoratori. Noi faremo l'informativa semestrale. Abbiamo già avviato dei tavoli tecnici e stanziato 17 milioni, che ci sembrano congrui per un campagna di informazione presso i lavoratori».
    Nel dibattito radiofonico Maroni non ha perso l’occasione per sottolineare il disagio sociale creato dal Governo: «Condivido - ha detto il capogruppo dei deputati leghisti - le preoccupazioni delle imprese, soprattutto piccole e piccolissime per la mancata automaticità di compensazioni per la cessione del Tfr. Se una azienda è molto piccola, il titolare avrà difficoltà a reperire i fondi dal sistema bancario e per non entrare in una situazione finanziaria difficile ci metterà poco a convincere i suoi dipendenti a rinunciare ai fondi pensione».
    La riforma Maroni prevedeva invece un automatismo per cui le banche erano “obbligate” a finanziare le imprese che non avevano più a disposizione il Tfr. Ma tale automatismo non c’è più. E i problemi sono ora tutti dei piccoli imprenditori.
    La massoneria il vero nemico!

  2. #22
    ANTIMASSONE
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Località
    BRESCIA
    Messaggi
    4,891
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Arrow Sciopero generale del Sin.Pa. contro lo “scippo” del Tfr

    Sciopero generale del Sin.Pa. contro lo “scippo” del Tfr


    È una bocciatura in piena regola quella che la segreteria confederale del Sindacato Padano riserva alla manovra finanziaria del Professore. Per la prima volta dalla sua fondazione, infatti, la sigla di via del Mare ha deciso di proclamare uno sciopero generale per lunedì 20 novembre.
    Una manifestazione per dire “no” a un documento che mette in ginocchio le aziende e permette al Governo di allungare le mani nelle tasche dei lavoratori.
    «Abbiamo in programma una massiccia campagna informativa per spiegare ai lavoratori quello che accade a Roma - spiega Rosi Mauro, Segretario Generale del Sin.Pa. -. Non possiamo permettere che tutto quello che stanno facendo nei palazzi romani venga fatto passare sotto silenzio. Anche per questo nelle aziende più grandi organizzeremo dei presidi all’ingresso per distribuire materiale informativo a tutti i lavoratori, indipendentemente dalla loro idea politica e dall’iscrizione al sindacato».
    «Nelle fabbriche - continua il numero uno del Sindacato Padano - i lavoratori si chiedono che cosa sta accadendo a Roma, ma nessuno, fino ad ora, ha voluto spiegarlo». Sotto accusa l’ambiguo atteggiamento di Cgil, Cisl e Uil che, imbarazzate per la posizione assunta ai tavoli della concertazione, preferiscono evitare l’appuntamento con la base.
    «È veramente incredibile che la triplice sindacale stia facendo passare sotto silenzio l’esproprio del Tfr ai danni dei lavoratori - continua Mauro -. È una cosa gravissima e inaccettabile. Nelle aziende tastiamo con mano questa situazione di malessere e di incertezza che regna tra chi lavora. E la risposta? Le assemblee non si fanno, spiegano i portabandiera di Cgil, Cisl e Uil, perché non c’è nulla da spiegare...».
    Una necessità, quella di giungere in tempi brevi a un chiarimento, che ha portato la segreteria confederale del Sindacato Padano a proclamare un giorno di sciopero generale.
    «Per la prima volta abbiamo dichiarato uno sciopero generale - continua Mauro -. Fino ad oggi avevamo sempre detto che gli scioperi servivano solo a portare via soldi dalle tasche dei lavoratori, ma questa volta è diverso. Il messaggio che vogliamo lanciare e che ci auguriamo arrivi con forza a Roma è troppo importante. Ecco perché chiediamo ai nostri iscritti di incrociare le braccia lunedì 20 novembre per fare capire a chi sta governando il nostro Paese che non abbiamo alcuna intenzione di restare immobili davanti all’esproprio del nostro Tfr. Anche per questo invito tutti i lavoratori, e non solo gli iscritti al Sin.Pa., ad aderire alla nostra protesta. Anzi, mi auguro che a questa agitazione si uniscano anche le altre forze sindacali. Qui non si tratta di fare campanilismi o battaglie personali, i lavoratori sono presi in giro». Secondo Rosi Mauro nessuno sembra tenere contro che il trattamento di fine rapporto è salario differito e che proprio per questo nessuno può fare una legge per metterci sopra le mani.
    Parole che riportano alla mente di tutti l’intervento che pochi giorni fa, in occasione della manifestazione di Vicenza contro la manovra Finanziaria, la stessa Rosi Mauro aveva fatto. ««Sono molto stupita che Epifani pensi, o dia indicazioni al Governo, su come spendere i soldi dei lavoratori -aveva detto Mauro -. Noi come Sindacato Padano diciamo un fermissimo “No!” perché si tratta di soldi dei lavoratori che nessuno deve toccare. Nè il Governo nè il sindacato, nè chichessia. E non può essere imposto per legge. Il lavoratore deve essere libero di scegliere».
    «Nella Riforma Maroni - tuonava il Segretario Generale della sigla di via del Mare - questa libertà di scelta c’era: il lavoratore aveva consapevolezza di decidere con la propria testa dove mettere i propri soldi. Non è possibile far passare per oro che luccica qualcosa che poi si scopre essere rame dicendo che questi soldi serviranno per mille cause giuste. Noi ribadiamo il nostro “No”, il lavoratore deve essere libero di scegliere cosa fare dell’accantonamento futuro del Tfr. Penso che Cgil, Cisl e Uil in questi anni abbiano avuto abbastanza, mi sembra eccessivo per l’ennesima volta prendere ancora in giro i lavoratori. Non solo quelli di oggi ma ahimè anche i giovani, il loro futuro».
    «Su questo punto non possono esserci “se” o ma”, non sono accettabili mediazioni». Insomma, se il Governo Prodi ha bisogno di entrate, magari per la tanto sbandierata riduzione del cuneo fiscale (che ha un costo previsto per lo Stato di 5.500 milioni), cerchi altrove, non si azzardi a toccare l’accantonamento del Tfr.
    «Da domani avanti - conclude Mauro -, in tutte le aziende faremo arrivare i nostri volantini per spiegare ai lavoratori con parole chiare quello che sta per accadere. Molti di loro, purtroppo, ancora non si sono resi conto di quello che li aspetta. È invece il momento di fare chiarezza. Tutti - conclude - devono essere messi a conoscenza della polpetta avvelenata che stanno preparando a Roma. Così facendo metteranno in ginocchio il Nord. ma il Nord è il motore del Paese e a motore spento la macchina si ferma».

    ROSI MAURO???????

    E poi si diceva degli altri sindacalisti della Triplice che facevano politica???
    Rosi Mauro si guardi bene prima di parlare!!!
    VERGOGNATI!!!

    Padus 996 - Brescia
    La massoneria il vero nemico!

  3. #23
    ANTIMASSONE
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Località
    BRESCIA
    Messaggi
    4,891
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Talking Il 20 novembre primo sciopero generale del Sin.Pa.

    Il 20 novembre primo sciopero generale del Sin.Pa.

    «Stop nelle aziende contro l’esproprio del Tfr»
    Rosi Mauro: non vogliamo regalare altri soldi alla Triplice. Ecco perché scendiamo in piazza


    Il 20 novembre il Sindacato Padano incrocia le braccia contro la Finanziaria del Governo Prodi con il primo sciopero generale della sua storia. La sigla dei lavoratori del Nord intende «dire no all’“esproprio” del Tfr da parte dell’esecutivo dell’Unione ai danni dai lavoratori» spiega Rosi Mauro segretario Generale del Sin.Pa.
    «Il Tfr è il salario differito e come tale sono i lavoratori a decidere come impiegarlo. Questa Finanziaria invece - secondo Mauro - punta a fare cassa sulle spalle dei lavoratori, soprattutto del Nord». Per questo il Sin.Pa. non sta a guardare e indice «uno sciopero che coinvolge i dipendenti del settore privato per poi rivolgersi in una successiva data a quelli del settore pubblico».
    Il governo ha infatti deciso che il lavoratore dovrà conferire il Tfr nei fondi di categoria gestiti dalla Triplice e da Confindustria oppure all’Inps. Nel primo caso si tratterebbe di circa «sedicimila miliardi di vecchie lire che andranno a finire nelle casse delle organizzazioni». Nel secondo «serviranno ad alimentare un ipotetico fondo per lo sviluppo che ricorda tanto una “Cassa per il Mezzogiorno atto secondo” visto che ad oggi non è affatto chiaro come sarebbero utilizzati questi fondi. In più - continua Mauro - abbiamo già avuto sotto gli occhi la drammatica gestione dei soldi da parte dell’Inps...».
    «Noi quindi siamo fortemente contrari a questa limitazione della riforma Maroni che sarebbe dovuta partire nel 2008 e che assegnava al lavoratore la possibilità di scegliere a chi assegnare i suoi soldi allargando la lista anche a fondi privati o direttamente alla propria azienda». Con questa mossa, secondo il numero uno del Sindacato del Nord «si fa un evidente regalo alla Triplice nel più completo silenzio delle altre sigle».
    Di fronte ad una Finanziaria in cui la maggior parte delle associazioni di categoria e gli Enti Locali hanno gridato alla scandalo i sindacati, incredibilmente stanno zitti: «Un silenzio assordante - dice Mauro - che ci colpisce e che anzi è gravemente colpevole». Perché nelle aziende «si possono capire linee sindacali diverse, ma oggi siamo di fronte ad una realtà incredibile: veniamo definiti “estremisti rossi” solo perché stiamo informando i lavoratori su quanto c’è scritto nero su bianco nella manovra e cioè che il Tfr verrà “espropriato”». Ma non solo, perché la lotta al Sin.Pa. arriva ben oltre: «In alcune aziende sono arrivati a dire che noi non possiamo indire lo sciopero. Questo chiaramente non è vero perché la Costituzione, che loro non perdono occasione di tirare in ballo, assicura il diritto di sciopero. Ma questo, nella sua assurdità, è un fatto positivo, perché dimostra che la Triplice con queste reazioni scomposte ha paura della presa di posizione dei lavoratori, compresi dei suoi iscritti».
    L’intenzione, secondo la leader sindacale è chiara: «Stanno cercando di spostare l’attenzione dei lavoratori dalla Finanziaria. Ma noi andiamo avanti. Tra qualche mese avremo le code di dipendenti che ci chiederanno cosa devono fare, noi li indirizzeremo sulle strada migliore certi di avere la coscienza perfettamente a posto».
    Intanto la situazione dice che «i soldi dei lavoratori verranno utilizzati per la questione del cuneo fiscale, un tema che riguarda la grande impresa» dice Mauro, che continua «intanto alla gente fanno vedere le briciole. A fronte dei tagli a agli enti locali e le nuove addizionali Irpef che in pratica aumenteranno le tasse, quale valore possono avere 10 o 20 euro in più in busta paga?».
    «Non è vero che questa Finanziaria tutela le fasce deboli - afferma la leader padana - e la gente se ne sta accorgendo sempre di più. Intanto i sindacati romani perdono credito tra i lavoratori e ce ne accorgiamo anche dall’assenza di assemblee nelle fabbriche. Non si discute di nulla anzi si cerca di far passare la manovra (e le tasse connesse) sotto silenzio così da non dover dire la verità ai lavoratori. In quelle aziende in cui gli incontri sono avvenuti - spiega Mauro - persino gli iscritti della Triplice hanno creato “problemi” ai rappresentanti delle sigle, in bilico tra la difesa dei lavoratori e gli ordini del sindacato».
    Quello del 20 novembre è comunque il primo passaggio della lotta del Sin.Pa. alla Finanziaria: «Il prossimo sarà una manifestazione. Non voglio calare tutte le carte,comunque posso assicurare che ne vedremo delle belle...».
    Intanto la speranza della leader del Sin.Pa. è «che il governo cada rapidamente così da chiudere immediatamente ogni discussione sulla rapina in atto nei confronti dei lavoratori».


    ROSI MAURO
    La massoneria il vero nemico!

  4. #24
    ANTIMASSONE
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Località
    BRESCIA
    Messaggi
    4,891
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Thumbs up

    In piazza per dire no all’esproprio del Tfr
    Domani lo sciopero generale del Sindacato padano. Presìdi davanti alle principali aziende di tutto il Nord.


    Domani i lavoratori iscritti al Sindacato Padano incroceranno le braccia per uno sciopero generale contro la Finanziaria ma soprattutto contro l’esproprio del Tfr.
    Si tratta del primo sciopero generale nella storia del Sin.Pa.
    Non possiamo permettere che tutto quello che sta facendo questo Governo, con la complicità di Cgil, Cisl e Uil, venga fatto passare sotto silenzio. Nelle fabbriche i lavoratori si chiedono che cosa sta accadendo a Roma, ma nessuno, fino ad ora, ha voluto spiegarlo. Nelle fabbriche non si stanno facendo assemblee, si preferisce tenere i lavoratori all’oscuro di tutto. E allora ci pensiamo noi ad informarli e far sentire la loro voce».
    A spingere il Sin.Pa. a proclamare il primo sciopero generale della sua storia è stata la decisione del Governo di far conferire il trattamento di fine rapporto dei lavoratori o in fondi di categoria, gestiti dalla triplice sindacale e da Confindustria, o nei fondi dell’Inps.
    «È veramente incredibile che la triplice sindacale stia facendo passare sotto silenzio l'esproprio del Tfr ai danni dei lavoratori.
    «Con la riforma Maroni al lavoratore veniva data una vera libertà di scelta su dove destinare il suo Tfr: il lavoratore, infatti, poteva decidere di lasciarlo in azienda, oppure di farlo conferire nei fondi di categoria, o ancora poteva optare anche per i fondi privati, e noi spingevamo per i fondi territoriali, come quello che c’è in Trentino e che funziona benissimo. In ogni caso al lavoratore, con la riforma Maroni, veniva data una vera ampia possibilità di scelta. Mentre adesso questa libertà è venuta a mancare, perché il lavoratore potrà scegliere solo se far finire il suo Tfr nel fondo dello sviluppo, che sta nel carrozzone dell'Inps, oppure nel fondo integrativo pensionistico gestito da Cgil, Cisl e Uil e Confinudustria. Alla faccia della libertà di scelta. Una vera libertà sarebbe stata quella di proporre un referendum, per chiedere ai lavoratori se erano d’accordo con questo cambio di destinazione per il loro Tfr».
    Per questo domani i lavoratori del Sin.Pa incroceranno le braccia per il primo sciopero generale della loro storia, per dire no allo scippo del Tfr, anzi all’esproprio del Tfr, e per dire no, «a una Finanziaria che mette in ginocchio il sistema produttivo del Paese e mina il futuro di migliaia di famiglie».
    Una giornata di protesta, quella indetta dal Sin.Pa, a cui ovviamente potranno aderire tutti i lavoratori, anche quelli iscritti ad altre sigle sindacali.
    «Noi abbiamo scelto di fare questo sciopero lasciando liberi i lavoratori di decidere come regolarsi, se andare oppure no davanti alle aziende. Noi saremo presenti con dei presidi davanti ad alcune aziende, le più importanti, e comunque a questa agitazione potranno aderire tutti i lavoratori, anche quelli non iscritti al Sin.Pa., noi siamo un sindacato democratico e abbiamo detto e ripetuto che a questo sciopero può aderire chiunque sia contrario a questa Finanziaria. E per quello che ho visto girando per le aziende negli ultimi giorni penso che i primi a incrociare le braccia saranno proprio i lavoratori iscritti a Cgil, Cisl e Uil. E penso che saranno in tanti, visto che siamo stati contattati, per avere il materiale informativo, da tanti lavoratori non iscritti al Sin.Pa.».
    A rompere il silenzio che sta contraddistinguendo questo atipico autunno, diverso da quelli roventi degli ultimi cinque anni in cui Cgil, Cisl e Uil
    trascinavano in piazza i lavoratori per protestare contro le misure previste nelle Finanziarie varate dalla Casa delle Libertà, saranno dunque il Sin.Pa. e tutti i lavoratori che si uniranno alla manifestazione di protesta di domani, una manifestazione che si snoderà attraverso una serie di presidi che il Sin.Pa. ha organizzato davanti a numerose aziende del Nord.
    «Il precedente Governo si è suìito sette scioperi generali in brevissimo tempo. Se una Finanziaria come questa, se proposte come queste, fossero arrivate dal Governo precedente sarebbe successo un finimondo. Invece Prodi e il suo Esecutivo hanno fatto passare sotto silenzio, con la complicità dei sindacati, l'esproprio del Tfr, perché bisogna usare le parole esatte, perché di un esproprio si tratta. E parliamo di circa 8 miliardi di euro, queste sono le cifre di cui parliamo. Eppure nonostante tutto questo - continua il responsabile del Sindacato Padano - Cgil, Cisl e Uil sono restate in silenzio. E hanno fatto pochissime assemblee nelle aziende, per non dover spiegare ai lavoratori cosa stava succedendo. E, lo ripeto, è veramente gravissimo, incredibile e inaccettabile, che la Triplice sindacale stia facendo passare sotto silenzio l'esproprio del Tfr ai danni dei lavoratori».
    Quella di domani, comunque sarà solo la prima tappa di un percorso di protesta che il Sin.Pa. porterà avanti per far sentire la voce dei lavoratori del Nord.
    «Saremo presenti alla manifestazione dell’opposizione contro la Finanziaria del 2 dicembre, dove sfileremo nel corteo e dove sono certo che ci saranno tanti lavoratori con le bandiere del Sin.Pa. e, magari, anche con quelle delle altre sigle sindacali. Ma non finirà qui. Del resto i segnali che abbiamo non sono i incoraggianti. Abbiamo visto che il Governatore della Banca d’Italia si è già portato avanti incominciando a parlare di elevare l'età pensionabile.


    ROSI MAURO
    La massoneria il vero nemico!

  5. #25
    ANTIMASSONE
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Località
    BRESCIA
    Messaggi
    4,891
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Angry Povere liquidazioni...

    Per l'operaio di una azienda con più di 50 dipendenti non dovrebbe cambiare nulla, perchè sembra che la liquidazione verrà corrisposta sempre dall'azienda anche dopo il trasferimento all'Inps, anche se i grandi sindacati CGIL CISL UIL e il Governo non sono stati in gradi di spiegarlo in modo chiaro e limpido per tutti.
    Resta il fatto che la poca chiarezza ha fatto infuriare ancora di più i lavoratori.
    Con la confisca delle liquidazioni ( FURTO LEGALIZZATO!!! ) i lavoratori hanno capito che i loro soldi del TFR corrono il rischio concretissimo di perdersi nella palude del debito pubblico. Per il momento vengono conferiti all'Inps; domani, vai a sapere: alla prima emergenza, potrebbero evaporare e sparire in una notte, con un decreto nello stile di quello con cui Giuliano Amato depredò i nostri conti correnti bancari.



    Padus 996
    Brescia
    La massoneria il vero nemico!

  6. #26
    ANTIMASSONE
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Località
    BRESCIA
    Messaggi
    4,891
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Exclamation TFR: Lo scippo con destrezza

    TFR: Lo scippo con destrezza

    Ossia: come convincere il malcapitato di poter far aumentare i soldi che ha nella tasca destra, portandoci quelli che ha nella tasca sinistra, e – appena li tira fuori – scipparglieli. (Vedi la scena iniziale de "La Stangata" o il Campo dei Miracoli del Gatto e la Volpe)


    1. Che cos’è il Trattamento di Fine Rapporto?

    Sono soldi del lavoratore. È salario differito: è momentaneamente indisponibile, ma comunque, anche se non ne è l’attuale possessore, è il singolo lavoratore che ne è il proprietario.

    Attualmente il datore di lavoro trattiene questa quota di salario e ne è responsabile. Serve per garantire una certa quota di autofinanziamento all’azienda, alleggerendola del peso dell’esposizione finanziaria. Essa viene incrementata annualmente dell’1,5% + 75% dell’incremento ISTAT. Quindi si può dire che oggi è appena al riparo dall’inflazione.

    Se ne possono avere anticipazioni per importanti motivi, quali acquisto casa, eventi gravi.

    Il datore di lavoro ne è responsabile e oggi l’INPS se ne fa garante per le aziende inadempienti, ...

    ... contrariamente a quanto accade per stipendi arretrati e versamenti contributivi. Quindi possiamo dire che almeno il capitale è al riparo da rischi finanziari o frodi.



    2. Che cosa si prevede con la presente legge finanziaria?

    Distinguiamo due categorie di aziende. Quelle che hanno meno di 50 addetti e quelle da 50 in su.

    Per le prime non cambia nulla (si vedano alla fine i commenti sulle motivazioni di questa scelta).

    Per le seconde ai lavoratori si aprono due possibilità:

    1.

    optare per un fondo di investimento aziendale (chiuso), qualora ci sia, oppure per un fondo di investimento pubblico (aperto)

    2.

    lasciare il suo TFR all’INPS.



    3. Qual è la finalità dichiarata?

    Far fruttare di più questi fondi, in modo da offrire al lavoratore – quando andrà in pensione – o una pensione più alta, o un TFR più consistente, o un misto delle due soluzioni.



    4. Che cosa sono i fondi di investimento?

    Per capire cos’è un fondo di investimento, come funziona e quando può rendere, è illuminante vedere un po’ la loro storia recente in questo paese.

    Istruttiva la puntata di Report di RaiTre del 21 maggio 2006.

    I fondi di investimento aperti sono dei prodotti finanziari in genere offerti da grosse compagnie bancarie o assicurative che gestiscono molte tipologie di fondi per svariati clienti.

    I fondi di investimento chiusi sono fondi che alcune categorie di lavoratori (metalmeccanici, chimici) hanno già stipulato con grosse compagnie bancario-assicurative.



    5. Che cosa promettono questi fondi?

    Ovviamente questi fondi non possono promettere niente, perché – dicono – per raggiungere risultati o rendimenti elevati, bisogna che questi fondi vengano gestiti da persone competenti che li sappiano far fruttare sul mercato speculativo. Quindi non si sa quanto possono rendere, ma ce ne possiamo fare un’idea dal recente passato. Siccome questi fondi investono in Borsa e la Borsa negli ultimi anni è aumentata dal 7% fino al 10%, i risultati che ci si aspetta saranno di quest’ordine. Per esempio se prendiamo un tipico fondo, vediamo che dall’anno a all’anno b il rendimento è stato del x%. Quindi, se non si fa una speculazione a breve termine, ma si lasciano i soldi lì abbastanza a lungo, la elevata remunerazione sarà certa.



    6. Dov’è la trappola?

    1.

    qualunque tipo di grafico ti fanno vedere, sono loro che stabiliscono da dove partire; per es., se si parte dal 2002, la Borsa è aumentata molto di più dell’inflazione, grazie all’impulso dato all’economia mondiale dalla guerra post 11 settembre, ma se si parte dal 2000, i rendimenti sono sotto quelli che si sarebbero avuti secondo l’attuale remunerazione del TFR

    si dice: "ma a lungo andare la remunerazione è garantita"

    2.

    anche questo è totalmente errato, perché a lungo andare mediamente l’economia finanziaria non può crescere più di quella reale (altrimenti che cosa ci stiamo dividendo?); è chiaro che nel breve termine ci possono essere oscillazioni molto forti dovuti a bolle speculative, ma nel lunghissimo termine economia reale e finanziaria devono tendere a eguagliarsi

    3.

    e veniamo alle famose "bolle speculative" – è risaputo che a guadagnare in borsa sono solo coloro che hanno strumenti, legali o illegali, che consentono di anticipare gli andamenti borsistici, quindi dovremmo affidare il TFR a gente un po’ troppo sveglia capace di speculare e lasciare il cerino in mano agli altri? Affidereste la vostra liquidazione ad uno così?

    ma come sono andate le cose in Italia?

    4.

    i fondi hanno spese elevatissime: per es., se si hanno spese pari anche solo al 3 per mille, in trent’anni un rendimento medio del 5% frutterà un capitale finale di ben il 9% in meno, ossia anziché una pensione integrativa di 1.000 €, di 910 €

    si dice però: "ci sono forti vantaggi fiscali perché questi prodotti sono parzialmente detassati"

    5.

    è vero, ma allora, anziché fare tutto questo giro, lo Stato perché non detassa direttamente il TFR ai lavoratori, invece di far ingrassare i fondi?

    in ogni caso la faccenda è molto più grave:

    6.

    se si esaminano i rendimenti dei fondi di investimento italiani e si confrontano con quello che otterrebbe una scimmietta ammaestrata a investire a caso (benchmark) si vede che TUTTI i fondi sono andati sotto, qualcuno si è avvicinato, ma non è stato più bravo della scimmietta

    7.

    in Italia, come negli USA (vedi Enron), ci sono stati scandali che sono rimasti e rimarranno impuniti, quali Parmalat, Bond argentini, per i quali, poco prima della bancarotta le banche si sono disfatte delle obbligazioni (che dovrebbero essere i prodotti più sicuri, almeno come capitale) scaricandoli nei fondi dei propri clienti che gestivano o convincendo ignari vecchietti a comprare prodotti formalmente altamente rischiosi, ma ormai completamente bolliti

    8.

    nella citata puntata di Report si esaminavano due fondi di investimento della San Paolo, identici per profilo: uno risulta raddoppiato ed uno ha perso la METÀ DEL CAPITALE, perché – a fronte di investimenti altamente rischiosi – se l’operazione aveva successo si imputava sistematicamente all’uno, altrimenti all’altro; non mi risulta che Report sia stata querelata.

    Il tutto deriva da un mostruoso CONFLITTO DI INTERESSE che hanno tutti questi fondi, perché non gestiscono un solo utente, ma una miriade; perché hanno un settore bancario altamente speculativo ed uno assicurativo e quindi il travaso di profitti e perdite tra questi due settori non è assolutamente controllabile.

    Esistono in Italia piccole società di gestione del risparmio che non sono bancarie e che quindi questi conflitti li presentano in modo più limitato, ma i grandi fondi chiusi già citati (metalmeccanici, chimici e tra poco statali) non ci si rivolgono! Perché?

    Inoltre, poiché questi fondi operano in tutto il mondo, il vantaggio dell’economia italiana quale sarebbe, di far sì che consistenti quote del risparmio prendano la via speculativa dell’estero?

    Certo, una quota consistente andrebbe ad alimentare questa enorme fornace costituita dalla Borsa, che si alimenta solo con enormi iniezioni di capitali, ma alla mungitura del famoso "parco buoi" chi parteciperà?



    "Quando ti siedi ad un tavolo di poker, chiediti sempre chi sia il pollo;

    se entro cinque minuti non lo hai ancora capito, il pollo sei tu!"

    7. La seconda opzione

    Abbiamo visto quindi che la prima scelta dei fondi, chiusi o aperti che siano, presentano dei rischi per i lavoratori che credo nessuno voglia correre, almeno per una parte così consistente come quella costituita dalla propria liquidazione.

    Vediamo invece l’altra opzione.

    In questo caso il TFR andrà all’INPS, ma non resterà lì, dove potrebbe essere gestito al meglio secondo criteri oculati da un unico operatore che non ha conflitti di interesse, ma verrà girato immediatamente al Tesoro, il quale che cosa ci farà? Buchi per terrà!

    Ebbene sì, il TFR servirà a rilanciare le grandi opere pubbliche che in Italia purtroppo languono.

    E perché languono? Perché purtroppo il governo precedente ha inaugurato 100 e ha finanziato 1.

    In realtà queste opere dovevano finanziarsi da sole, ricordate?

    Come mai le grandi compagnie internazionali non si sono mai viste?

    Il Ponte di Messina non doveva autofinanziarsi e non costare una lira ai contribuenti?

    La verità è che queste sono balle colossali. Queste Grandi opere pubbliche non potranno mai autofinanziarsi perché sono perfettamente inutili e costosissime.

    La Società del Canale della Manica è fallita già tre volte forse perché collega due cittadine di provincia come Londra e Parigi. Invece il grande collegamento previsto tra Lione e Torino (dove hanno già soppresso la linea passeggeri per mancanza di traffico) dovrà essere raddoppiato, dovrà essere QUADRUPLICATA la sua capacità di trasporto e i suoi tempi di percorrenza dovranno essere abbassati - pensate - di ben 15 minuti, indispensabili per far arrivare la mozzarella che viene da Lisbona fresca fresca a Kiev.

    Le Ferrovie Italiane sono alla bancarotta e i due terzi della ricapitalizzazione se ne andranno nell’alta velocità.

    Ma che cos’è l’alta velocità. Una cosa che in Italia costa il triplo della Francia, il doppio della Svizzera. Perché? Condizioni orografiche, costo del lavoro abnorme o costi della politica? Anzi, pardon, questi ladri parlano di "costi della democrazia"

    Una cosa che porta innovazione tecnologica? In Italia abbiamo un gioiello tecnologico tutto italiano, il Pendolino, un treno che viaggia sulle linee preesistenti con la capacità di inclinarsi per aumentare la velocità in curva. No! Non bastano i duecentocinquanta chilometri orari, dobbiamo arrivare a trecento, trecentocinquanta e quindi opere colossali per fare nuove linee, dove viaggeranno treni a tecnologia tedesca (che ogni tanto sbattono malamente con stragi da disastro aereo) e che comportano per l’Italia: dissanguamento finanziario, dissesti idrogeologici, investimenti in settori a bassissima tecnologia, quali movimento terra, cemento e ferro.

    C’è da stupirsi che nessuno vuole dargli i soldi per questi giochini?

    Sono andati sul mercato a chiederli col project financing, ma gli è andata buca, perché ovviamente i tempi di ritorno di questi investimenti sono letteralmente infiniti

    Se li chiedessero onestamente sul mercato finanziario, emettendo Titoli di Stato, la bolla verrebbe a galla. E allora? Dove sono i soldi? Da chi si possono prendere questi soldi?

    A quei paperoni dei lavoratori, che sono tanto ricchi che tengono i soldi a far niente dentro le aziende dei loro padroni. E allora che si fa?

    Il TFR! Che bella idea! Ciò che non prenderà il Gatto lo spazzolerà la Volpe!

    Ma come faranno a dare i soldi ai lavoratori quando andranno in pensione?

    Oggi prendi 100, ma a regime questi soldi prima o poi li devi ridare perché in situazione di equilibrio, tanti lavoratori escono e tanti entrano (anzi di questo passo a entrare nel mondo del lavoro stabile col TFR saranno sempre meno). E allora questa azione la dovranno prorogare ogni anno, dando a chi va in pensione quello che hanno preso a chi ancora lavora.

    Ci faranno i ponti e le gallerie e poi quando andremo in pensione, potremo andare a dormirci sotto, però ognuno sotto il suo pezzo, di proprietà, con una bella targhetta: "Questo pezzo di ponte è di…"

    Ma l’Europa ci fa passare una manovra così manifestamente irregolare?

    Questa è la prova che l’Europa dice esattamente quello che da qui gli dicono di dire:

    "Per favore abbassami il rating così si spaventano un po’ e si ammorbidiscono"



    8. Che fine a fatto la terza scelta?

    L’inoptato! Che bella parola! Chissà che cosa significa!?! "Optare, scegliere".

    Nel programma dell’Ulivo che c’era scritto?

    Se lo ricorda al governo un poverino, che viene sempre preso in giro: Ferrero.

    Dapprima aveva chiesto di "spalmare" una manovra così pesante in più anni; del resto se a Berlusconi era andata bene, se a Francia e Germania nessuno dice niente, se persino Prodi una volta disse che questi parametri mica sono degli stupidi paletti, ma vanno interpretati, potremo anche noi prendercela un po’ più comoda e non essere i primi della classe. Ma che "spalmare", mica siamo la Nutella noi (capito il giochino con Ferrero?).

    Ma poi il dolce e gustoso Ferrero l’ha fatta grossa ha votato contro lo scippo del TFR. Apriti cielo!

    I primi a correre sono stati i pompieri più solerti: la coppia Bertinotti-Giordano: "Niente paura, non è successo niente!". Anche il bianco Bianchi ha votato a favore.

    Un po’ più spinosa la faccenda del MoSE di Venezia. Qui i ministri che hanno votato contro sono in tre: Mussi (ma non aveva minacciato o promesso di dimettersi?), il verde Pecoraro e il solito dolce Ferrero. Il bianco Bianchi solo astenuto.

    Ma, ripeto, nel programma dell’Ulivo che c’era scritto?

    La terza opzione!

    "Ma no, scherzavamo", ha dichiarato la Volpe Treu, Presidente della Commissione Finanze; sì sempre lo stesso Treu che ci ha fatto lo scherzo di iniziare anni fa il balletto del precario.

    "La terza opzione era solo opzionale". E qual era la terza opzione che solo Ferrero ricorda?

    Quella di lasciare l’inoptato all’INPS, che ne facesse buon uso e ce lo conservasse almeno intatto per i tempi bui.

    Orrore! Tutti quei soldi (9 miliardi di euro l’anno!) lasciati a non far niente!

    Per chi non opterà, il TFR verrà inviato d’ufficio al fondo d’investimento che ha avuto i maggiori consensi nella categoria (o nell’azienda).



    9. Le compensazioni alle grandi aziende

    Voi vi chiederete: "…ma scusa c’è qualcosa che non va. Vabbuò che i lavoratori sono dei riccastri e quindi se gli togli 9 miliardi di euro l’anno quelli manco se ne accorgono, ma quei soldi non erano a disposizione delle aziende, i poveri e derelitti padroni che hanno almeno 50 dipendenti, come faranno, poverini?"

    Niente paura, ci pensa anche qui Super Padoa. Ci sono opportune compensazioni, ossia soldi a palate, a strapalate: taglio del cuneo fiscale per tutti (altro che per quelli che innovano, "sul cuneo non faremo interventi a pioggia" avevano dichiarato, ma forse volevano dire che in quel momento a Cuneo non pioveva) e per chi dovesse avere difficoltà a reperire crediti bancari, fideiussioni garantite dallo Stato! Mai vista una cosa così! È una cuccagna!



    10. Le piccole aziende

    Ovviamente tutto questo bendidio non poteva essere distribuito troppo in basso, anche perché andare a dare fideiussioni anche alle piccolissime aziende significava veramente andare in tilt.



    11 La pubblicità è l’anima del commercio

    Ma come pensate mai che dei lavoratori sani di mente possano accettare tutto ciò?

    Uomini e donne di poca fede, ci hanno già pensato!



    Dal maxiemendamento:

    401. Ai fini della realizzazione di campagne informative a cura della Presidenza del Consiglio dei ministri, d'intesa con il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, intese a promuovere adesioni consapevoli alle forme pensionistiche complementari nonché per fare fronte agli oneri derivanti dall'attuazione delle connesse procedure di espressione delle volontà dei lavoratori di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, è autorizzata, per l'anno 2007, la spesa di 17 milioni di euro ...

    Fisher
    Fonte: http://luogocomune.net
    Link: http://luogocomune.net/site/modules/...p?storyid=1628
    4.01.07
    La massoneria il vero nemico!

  7. #27
    ANTIMASSONE
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Località
    BRESCIA
    Messaggi
    4,891
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Inps Fondi O Azienda

    27 dicembre 2006

    Tra pochi giorni entrerà in vigore la riforma del Tfr. Dal primo gennaio infatti i lavoratori dipendenti avranno sei mesi di tempo per decidere cosa fare del proprio Trattamento di fine rapporto (Tfr) maturando: mantenerlo presso il datore di lavoro oppure farlo confluire nei fondi pensione integrativi. Una decisione che influirà sul tenore di vita futuro, visto che bisogna scegliere oggi se alla data del ritiro dal mondo del lavoro si preferisce ricevere un capitale, una rendita oppure una via di mezzo. La discriminante fondamentale nel prendere la decisione dovrebbe essere proprio questa: da neo pensionato è preferibile ottenere solo un capitale, mantenendo così l'attuale impostazione del caro vecchio Tfr, o un importo mensile vitalizio (e, in caso di morte, reversibile) da affiancare alla pensione? RENDITA O CAPITALE? Se si preferisce ottenere alla fine del percorso lavorativo solo un capitale, la decisione da prendere è quella di mantenere il Tfr maturando in azienda. Che in realtà resta fisicamente nei conti correnti della società in cui si è impiegati se si lavora in un'azienda con meno di 50 dipendenti, altrimenti verrà trasferito in un apposito fondo gestito dall'Inps; ma per il lavoratore alla fine non cambierà nulla. In tasca infatti gli finirà il 6,91% della sua retribuzione lorda annua per ogni anno di lavoro, rivalutato ogni dicembre degli interessi dell'1,5% più il 75% dell'aumento dell'indice dei prezzi al consumo Istat, cioè il 75% dell'inflazione. Se per esempio nel 2007 l'inflazione sarà del 2%, gli interessi che si aggiungeranno alla quota del Trattamento di fine rapporto (come detto il 6,91% dello stipendio lordo annuo) saranno del 3% (1,5 più il 75% del 2%, cioè 1,5 più 1,5). Per aderire a questa opzione è necessario consegnare al datore un apposito modulo. Col tempo è possibile cambiare idea e decidere di trasferire la liquidazione (sempre quella maturanda a partire dalla data in cui si cambia idea e lo si comunica per iscritto al datore di lavoro) a un fondo pensione. Non vale il contrario: la scelta di girare il Tfr al fondo pensione integrativo è infatti irreversibile. PENSIONE COMPLEMENTARE Se si preferisce invece una rendita integrativa, oppure una quota in contanti (massimo il 50%) alla data della pensione e il resto in forma di rendita (reversibile) bisogna scegliere l'opzione del fondo di previdenza complementare. Questa va comunicata al datore di lavoro specificando il fondo prescelto; si può anche non dire nulla, facendo così scattare il silenzio-assenso: il Tfr maturando andrà in un fondo di categoria, oppure al fondo a cui ha aderito il maggior numero di lavoratori in azienda, oppure, terza e ultima ipotesi che l'azienda dovrà scegliere se le prime due sono inattuabili, a un apposito fondo attivato presso l'Inps. Una volta raggiunto il diritto di andare in pensione, il lavoratore può chiedere al fondo pensione di erogargli una rendita oppure un capitale, fino al massimo del 50% di quanto maturato, più una rendita di importo, ovviamente, proporzionalmente inferiore. Non potrà invece ottenere subito, con una sola eccezione, tutto il capitale. I VECCHI ISCRITTI Quanto scritto finora vale per lavoratori dipendenti iscritti a un ente di previdenza obbligatoria dal 29 aprile 1993. Chi invece ha aperto una posizione prima del 29 aprile del 1993 gode, in ragione della maggiore anzianità lavorativa, di un privilegio: quello cioè di poter decidere di destinare alle forme di previdenza complementare anche solo una parte del Tfr maturando. COSA CONVIENE? Rendita, un po' capitale e un po' rendita o solo capitale? La decisione va presa analizzando le necessità che si prevede si dovranno affrontare una volta ritirati dal mondo del lavoro: dall'acquisto di un appartamento per sé o per i figli all'esigenza di integrare, di molto o di poco, una pensione insufficiente. Bisogna però anche pensare a quanto possa rendere il capitale accumulato negli anni (che poi si trasformerà in rendita) nelle mani di un fondo. Se, come abbiamo detto, il Tfr cresce di una certa percentuale all'anno legata all'inflazione, il rendimento del fondo dipende dalla sua gestione. Secondo i calcoli effettuati dalla Commissione di vigilanza sui fondi pensione (Covip) i fondi pensioni rendono più del doppio rispetto alla rivalutazione del Tfr. Negli ultimi tre anni infatti, novembre 2003-novembre 2006, i nuovi fondi pensione hanno accumulato un rendimento del 17,8% contro il 7,8% del tasso di rivalutazione del Tfr, al netto dell'imposta sostitutiva introdotta nel 2001. Nello stesso arco di tempo i fondi pensione negoziali hanno assicurato un rendimento del 17,2% e quelli aperti del 19,5%, così divisi: il rendimento degli obbligazionari puri è stato del 6,2%, quello degli obbligazionari misti del 12,3%, i bilanciati hanno reso il 19,3% fino ad arrivare al 26,2% degli azionari. IL FATTORE RISCHIO Bisogna però tenere ben presente un fattore fondamentale: il rischio. Il fondo che investe in azioni ha reso di più ma ha un rischio ben superiore a quello obbligazionario o del semplice Tfr rivalutato, che ogni anno mette da parte un rendimento minimo ma sicuro. Inoltre i dati presentati dalla Covip coprono un arco temporale di tre anni. Quali sarebbero stati i rendimenti se si fosse incluso anche il 2001, anno in cui l'economia mondiale ha innestato la marcia indietro e le borse sono crollate? Il Tfr, anche nel 2001, ha capitalizzato l'1,5% più il 75% del tasso di inflazione. Alla fine però, secondo recenti calcoli effettuati da compagnie assicurative - e quindi di parte - i fondi pensione hanno in media reso comunque di più della semplice rivalutazione del Tfr, fermo restando il maggiore rischio. Secondo quanto stabilito dalla Covip, tutti i fondi pensione che vorranno rientrare in questa categoria e godere del flusso di denaro proveniente dal Tfr dovranno contenere delle clausole fisse e i fondi dovranno essere confrontabili. Una delle clausole che non potranno mancare sarà quella della reversibilità. LA RENDITA REVERSIBILE Oltre a poter ottenere anticipi nel corso degli anni, al termine dei versamenti il titolare potrà scegliere in che modo ricevere la pensione integrativa. Come già detto sarà possibile ritirare subito fino al 50% di quanto maturato. La rendita vitalizia potrà essere di tre tipi: "rendita vitalizia reversibile", che viene corrisposta all'aderente del fondo finché in vita e successivamente alla persona o alle persone designate; "rendita certa e successivamente vitalizia", che può essere reversibile per un certo numero di anni per poi trasformarsi in reversibile; "rendita vitalizia differita", che prevede una pausa da stabilire dalla fine dei versamenti all'inizio della prestazione. Ovviamente i tre tipi di rendita avranno importi diversi. ALTRE PRESTAZIONI In caso gravi problemi di salute è possibile ottenere dal fondo un anticipo: fino al 75% di quanto maturato per coprire le spese sanitarie per sé, per il coniuge o per i figli. Dopo otto anni di versamenti sarà possibile ottenere un anticipo fino al 75% di quanto maturato per l'acquisto della prima casa per sé o per i figli, per interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria, o in generale di ristrutturazione dell'abitazione. Sarà anche possibile ricevere alternativamente fino al 30% di quanto maturato per soddisfare altre esigenze personali. LE ALTERNATIVE I FONDI Secondo i calcoli effettuati dalla Commissione di vigilanza sui fondi pensione (Covip) i fondi pensioni rendono più del doppio rispetto alla rivalutazione del Tfr. Negli ultimi tre anni infatti, novembre 2003-novembre 2006, i nuovi fondi pensione hanno accumulato un rendimento del 17,8% contro il 7,8% del tasso di rivalutazione del Tfr, al netto dell'imposta sostitutiva introdotta nel 2001. I COMPLEMENTARI Dipendenti privati, autonomi, liberi professionisti e co.co.pro raggiungono oggi i 3,1 milioni gli iscritti alle diverse forme di previdenza complementare in Italia. In particolare, a fronte di 1.188.918 iscritti ai fondi negoziali, risultano 665.561 iscritti ai fondi preesistenti. Gli iscritti ai fondi pensione aperti sono 423.628 mentre sono 877.739 gli aderenti alle polizze individuali pensionistiche
    La massoneria il vero nemico!

  8. #28
    ANTIMASSONE
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Località
    BRESCIA
    Messaggi
    4,891
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Question Tfr, Conviene Scegliere Subito???

    TFR , CONVIENE SCEGLIERE SUBITO????

    Dal primo di gennaio la riforma della previdenza complementare è entrata nel vivo. Oltre 10 milioni di lavoratori hanno tempo fino a fine giugno per decidere cosa fare del proprio Tfr futuro. Fino allo scorso dicembre la quota dello stipendio che il datore di lavoro metteva mensilmente da parte, veniva restituito nel momento dell'interruzione del rapporto sotto forma di un capitale rivalutato degli interessi legali. Da oggi il lavoratore può decidere cosa fare del Trattamento di fine rapporto che maturerà, fermo restando quello già accantonato che gli verrà consegnato dalla società con le vecchie regole. Tenendo presente però che la nuova destinazione del Tfr sarà attivata dalla data in cui si manifesta la decisione mentre il rateo maturato dal primo gennaio 2007 fino a quella data resterà in azienda accanto al vecchio Tfr. Verrà trasferita all'Inps, che non vuole aprire nuove posizioni per pochi mesi, solo se tutto il Tfr futuro, come nei casi descritti qui sotto, è destinato a confluire nel fondo residuale dell'Inps. ASSUNTI DOPO IL 1993 Il lavoratore che ha una posizione aperta presso un ente di previdenza obbligatoria successiva al 28 aprile del 1993 deve prendere entro sei mesi un'importante decisione: andare in pensione con un solo capitale rivalutato dagli interessi legali, oppure puntare su una rendita vitalizia integrando così la pensione. Rendita che tra l'altro verrà ridotta in proporzione se al momento della pensione si deciderà di ritirare anche un capitale, che non potrà però superare il 50% di quanto maturato. Con la scelta esplicita il dipendente assunto dopo il 1993 può decidere se: 1) Destinare il Tfr maturando al fondo pensione della categoria di appartenenza, detto negoziale, a un fondo aperto a tutti indipendentemente dalla categoria o a un'assicurazione vita con fini previdenziali autorizzata (scelte irreversibili). Molti gestori propongono poi diverse tipologie di fondi in base al rischio (solo obbligazionari, o misti azionari-obbligazionari). Inoltre per ottenere la necessaria autorizzazione a ricevere i flussi del Tfr questa speciale tipologia di fondi sono stati obbligati a inserire regole chiare e uguali per tutti. Come quella della possibilità di rendere reversibile la rendita o di poter incassare una parte di capitale al momento della pensione o ancora ottenere degli anticipi nel corso degli anni al verificarsi di determinati eventi (disoccupazione, acquisto prima casa, ecc). 2) Lasciare il Tfr maturando in azienda e ritirarlo al momento dell'interruzione del rapporto di lavoro sotto forma di solo capitale (scelta reversibile) rivalutato degli interessi: 1,5% fisso più il 75% dell'aumento annuo dei prezzi al consumo. L'unica differenza rispetto al passato, che però non interessa la tasca del lavoratore, è che se l'azienda ha più di 50 dipendenti il Tfr maturando verrà girato a un fondo speciale dell'Inps. 3) Girare il Tfr maturando a un nuovo fondo pensione, detto residuale, che sarà costituito presso l'Inps. Avrà regole di base uguali agli altri fondi e quindi sarà paragonabile anche nei rendimenti. SILENZIO ASSENSO Il Tfr maturando dei lavoratori che non daranno nessuna indicazione entro sei mesi verrà girato automaticamente dallo stesso datore di lavoro a un fondo pensione previsto dal contratto di categoria o individuato attraverso un accordo nazionale. In mancanza di un accordo oppure se dovessero esistere più fondi, il Tfr futuro andrà dirottato verso quello più gettonato dagli altri lavoratori. Se invece questi fondi non dovessero esistere, andrà a quello residuale dell'Inps. ASSUNTI PRIMA DEL 1993 Due le possibilità in base a due diverse opzioni: 1) Chi è già iscritto a un fondo pensione che sia di vecchia o nuova costituzione, può: A) Attraverso la scelta esplicita trasferire il proprio Tfr maturando al fondo a cui già si aderisce (con l'opzione di trasferire solo una quota) oppure lasciarlo in azienda e incassare così al momento del ritiro solo il capitale rivalutato. B) Con il silenzio assenso percorrere la stessa strada già descritta nel paragrafo qui sopra intitolato "silenzio assenso". 2) Chi non è iscritto a un fondo pensione può: A) Attraverso una scelta esplicita mantenere il proprio Tfr maturando in azienda oppure trasferirlo ad un fondo pensione nella misura fissata dagli accordi collettivi o, in mancanza di questi, in misura non inferiore al 50%. B) Attraverso il silenzio assenso percorrere la strada già descritta.

    La massoneria il vero nemico!

  9. #29
    ANTIMASSONE
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Località
    BRESCIA
    Messaggi
    4,891
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Question TFR, ecco come proseguire con la vecchia liquidazione

    TFR, ecco come proseguire con la vecchia liquidazione

    Per il singolo lavoratore la riforma del Trattamento di fine rapporto operativa dal primo gennaio può anche non produrre gli effetti per cui è stata pensata, vale a dire una pensione integrativa a fine carriera. Il dipendente può infatti decidere di non cambiare nulla, di mantenere l'attuale sistema che gli garantisce alla fine del rapporto di lavoro un capitale rivalutato degli interessi legali, la famosa "liquidazione". La riforma non va però ignorata. Questa è un'opzione che va attivata; in altre parole non vale il silenzio-assenso che invece produce come effetto il trasferimento delle quote future, dopo i famosi sei mesi, a un fondo che poi erogherà la pensione integrativa. Per fare in modo che il Tfr maturando non si trasformi in rendita è necessario comunicarlo per iscritto all'azienda. Entro fine giugno, o per i neo assunti entro sei mesi dalla data di assunzione, bisogna compilare i moduli che verranno messi a disposizione dalla società stessa e barrare la casella corrispondente alla voce "mantenere il Tfr maturando in azienda". Così facendo il datore di lavoro è autorizzato a tenere le quote degli accantonamenti futuri presso di sé oppure, se dà lavoro a più di 50 persone, a girare il Tfr maturando ad un fondo costituito presso l'Inps. Ma per il dipendente che ha scelto questa opzione non cambierà nulla. Il datore di lavoro sarà comunque il suo unico interlocutore, come conferma a Libero Giovanni Pollastrini, consigliere del ministro del lavoro Damiano. «Nel caso in cui il lavoratore dovesse decidere di mantenere il Tfr presso l'azienda e questa ha più di 50 dipendenti ed è dunque obbligata a girare il Tfr maturando all'Inps, per lui non cambierà proprio nulla. Nel momento del ritiro l'Inps dovrà entro un mese restituire all'azienda quanto ricevuto più gli interessi o attraverso un meccanismo di compensazione oppure con un accredito diretto», dice Pollastrini. Il lavoratore, dunque, non dovrà correre da un ufficio a un'altro. Una volta risolto il suo rapporto di lavoro otterrà dalla sua azienda la liquidazione maturata comprensiva di interessi indipendentemente dal fatto che sia stata accantonata in azienda o presso l'Inps. Lo stesso vale nel caso di interruzione del rapporto prima di aver maturato la pensione. Oggi, in caso di dimissioni, per esempio per passare da una società a un'altra, si ottiene il Tfr maturato per gli anni trascorsi in azienda. Domani sarà lo stesso, sempre che si scelga l'opzione "mantenere il Tfr maturando in azienda", anche nel caso prima citato di una società con più di 50 dipendenti e quindi con il conferimento del Tfr maturando all'Inps. L'importo che si otterrà sarà così calcolato: poco meno del 7% dello stipendio lordo annuo per ogni anno di lavoro maggiorato dell'1,5% più il 75% del tasso di inflazione dell'anno di accantonamento. La liquidazione così ottenuta non ha rischi perché non è direttamente legata a nessun tipo di investimento mobiliare o immobiliare. Nella malaugurata ipotesi di fallimento dell'azienda di qualsiasi dimensione, interviene il fondo di garanzia dell'Inps.
    La massoneria il vero nemico!

  10. #30
    ANTIMASSONE
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Località
    BRESCIA
    Messaggi
    4,891
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Question Solo il 13% va ai Fondi ??????

    Il governo punta a una quota del 40% per l'adesione dei lavoratori dipendenti ai fondi pensione. Ad annunciarlo è il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, nel corso di una conferenza sul Tfr. «La quantità di lavoratori dipendenti che ha aderito ai fondi, secondo i dati Covip, è stata fin qui solo del 13%, noi contiamo di portare questa percentuale al 40%», spiega Damiano. Si tratta di un «obiettivo ambizioso», ma il ministro è fiducioso «perché l'accordo concluso è condiviso da tutte le parti sociali e coinvolgerà circa 11 milioni di lavoratori». Entro il 20 gennaio, intanto, arriverà il decreto attuativo «per rendere operativo il sistema». Con la nuova normativa sul Tfr «abbiamo tagliato il traguardo dice soddisfatto il ministro - e per me è un fatto molto importante. Con l'anno che inizia noi effettivamente portiamo una svolta fondamentale che dà una conclusione all'architettura del sistema previdenziale». Il ministro si augura che «il maggior numero possibile di lavoratori aderisca ai fondi pensione, soprattutto i giovani». Entrando nel dettaglio della nuova normativa, il consulente del ministero del Lavoro, Giovanni Pollastrini, ha fatto chiarezza su tempi e modalità del conferimento del Tfr. Se un lavoratore decide di aderire ad un fondo, ad esempio il primo aprile 2007, le somme accantonate nei primi tre mesi dell'anno - come ha anticipato Libero nei giorni scorsi - resteranno in azienda, anche se questa ha più di 50 addetti, mentre il Tfr maturato dal primo aprile in poi verrà versato al fondo a partire dal primo luglio 2007. Nel caso, invece, il lavoratore decida di conferire il Tfr all'azienda, tenendo sempre come esempio la data del primo aprile, l'ammontare, comprese le somme relative ai tre mesi precedenti, viene trasferito, a partire dal mese di maggio, al Fondo della Tesoreria istituito presso l'Inps (se l'azienda ha più di 50 dipendenti). Quanto al limite dimensionale dell'impresa, Pollastrini ha spiegato che viene calcolato considerando la media annuale dei lavoratori previsti al 31 dicembre 2006. Da 49,5 dipendenti di media scatta la soglia dei 50. Verranno conteggiati i contratti a tempo indeterminato e quelli a tempo determinato, ma alcune tipologie, come i contratti inferiori a tre mesi, non saranno inclusi nei calcoli. Mentre, sui lavoratori atipici la discussione è ancora aperta. Nulla cambierà, nel corso dell'anno, se l'azienda supererà o scenderà al di sotto della soglia dei 50 dipendenti. «Il mio è un invito molto forte, soprattutto ai giovani: aderite alle pensioni complementari perché, se avete questa possibilità, si aggiunge alla pensione pubblica una pensione aggiuntiva che farà la differenza dal punto di vista dello stile di vita delle persone», ha detto il ministro del Lavoro Cesare Damiano nel corso di un intervista a Sky Tg24. Il ministro Damiano ha poi aggiunto: «L'importante è che parallelamente al decollo nel settore privato ci sia un decollo specifico per quanto riguarda il pubblico impiego e - ha spiegato - stiamo risolvendo gli ultimi problemi».


    La massoneria il vero nemico!

 

 
Pagina 3 di 4 PrimaPrima ... 234 UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Precariato:L'Ulivo è sbugiardato dal Programma dell'Unione.
    Di Danny nel forum Centrosinistra Italiano
    Risposte: 21
    Ultimo Messaggio: 23-09-07, 23:01
  2. Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 19-02-06, 15:49
  3. Ecco il Programma Fiscale dell'ULIVO...
    Di alexeievic nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 57
    Ultimo Messaggio: 09-05-05, 14:38
  4. Risposte: 24
    Ultimo Messaggio: 02-12-04, 13:35
  5. Anche il buco del 2002 è colpa dell'Ulivo
    Di brunik nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 19-04-02, 18:47

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito