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  1. #1
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    Predefinito Ancora l'uranio impoverito

    Almeno 15 i soldati che hanno fatto ritorno dall'Iraq gravemente ammalati a causa dell'uranio impoverito.
    La notizia è pubblicata oggi dal quotidiano il Manifesto che cita dati dell'Osservatorio Militare. Sale così ad oltre 300 i militari ammalati dal 1998, 44 sono morti.
    Intanto si attendono per martedì prossimo le conclusioni della Commissione d'inchiesta parlamentare istituita per far luce sui possibili legami tra le malattie riscontrate nei soldati e l'uso di munizioni all'uranio impoverito.

  2. #2
    no parri berus
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    a cantu parridi su inai ballidi prusu de sa vida e de sa salludi... no sciu finzasa a calli puntu tottusu i sodrausu chi partinti sianta stetiusu informausu cà funti a perigullu de essi amobadiausu dà cosa diaicci.
    ma questi soldati sono sardi o italiani?
    sa libertade de tottusu !

  3. #3
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    Qualcuno potrebbe farmi avere il link del video "oltre il giardino"?

  4. #4
    frankobollo.ilcannocchial e.it
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    Citazione Originariamente Scritto da Reverendo Jones
    Qualcuno potrebbe farmi avere il link del video "oltre il giardino"?
    http://www.rtsi.ch/trasm/falo/welcom...s=962&idc=5625

  5. #5
    frankobollo.ilcannocchial e.it
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    poi vai su aree tematiche, ambiente, altro.

  6. #6
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  7. #7
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    grazie

  8. #8
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    non si apre...

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Reverendo Jones
    non si apre...
    prova con questa...


  10. #10
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    Il silenzio sull'uranio impoverito



    Lo scorso novembre un altro militare italiano, che era stato in missione nei Balcani, è morto per il linfoma di Hodgkin, tumore maligno del sistema linfatico. Sale così a 40 il numero dei militari, operai e manovali italiani morti di malattia dopo essere stati in missione nei Balcani, dove erano stati utilizzati proiettili ad uranio impoverito. Tra il 1994 ed il 1995, furono esplosi quasi undicimila colpi radioattivi.

    In Kosovo, nel 1999, gli aerei A10 ne spararono 31.500, pari a 234 chili di uranio al minuto; oltre 14.000 proiettili rimasero sul terreno di Pec, dove furono dislocati i soldati italiani. Sul territorio della ex Yugoslavia, le incursioni “umanitarie” dei bombardieri della N.A.T.O. hanno provocato una delle più grandi catastrofi ecologiche della storia: anche a guerra conclusa le leucemie, causate dalle polveri dell’uranio impoverito, continuano a mietere vittime, soprattutto tra i bambini. Nel 1999 la prima vittima per tumore. Ad oggi , secondo i dati diffusi dell’Osservatorio Militare, i malati sono 300.

    L’uranio impoverito (Depleted Uranium - DU) è il prodotto di scarto, altamente tossico e radioattivo, del processo di arricchimento dell’uranio. E’ chiamato “impoverito” perché il suo contenuto di “uranio 234? fissionabile è ridotto dallo 0,7% allo 0,2% in seguito al processo di arricchimento. L’uranio impoverito ha circa il 60% della radioattività rispetto all’uranio naturale e un tempo di decadimento pari alla metà, cioè 4,5 miliardi di anni. Dopo cinquant’anni di uranio arricchito per le armi e i reattori nucleari, gli Stati Uniti d’America hanno un eccesso di 500.000 tonnellate di uranio impoverito da smaltire.

    All’inizio degli anni Settanta, il governo americano cominciò a studiare delle soluzioni per smaltire il DU senza doverlo immagazzinare in reparti per scorie a bassa radioattività. Negli anni Settanta/Ottanta i test condotti, in oltre una dozzina di località americane, dimostrarono che i p roiettili di calibro grande e piccolo fatti di DU, grazie al! loro altissimo peso specifico, erano quanto mai efficaci nel perforare le corazze e gli edifici blindati; fu pure scoperto che incorporando il DU nelle corazze dei carri armati le si rendeva meno vulnerabili alla penetrazione dei proiettili convenzionali. Oggi esistono proiettili di piccolo calibro, tra cui quelli da 30 mm. che possono essere utilizzati dagli aerei A10 e dagli elicotteri AH-Apache, nonché munizioni per carri armati da 105 e 120 mm. che possono essere usate dagli M1 americani, dai Leopard tedeschi e dai Challenger inglesi. Il contenuto di uranio impoverito cambia con il calibro da 300 grammi fino a cinque chili. I proiettili a DU, realizzati per distruggere carri armati (la cui corazza viene bucata come fosse cartone), possiedono un’energia cinetica che, scaricata sul veicolo, provoca la morte istantanea dell’equipaggio a causa del terrificante effetto piroforico e la conseguente temperatura elevatissima. I proiettili anticarro sono costituiti da un sottile c ilindro di DU in lega con lo 0,75% di titanio contenuto in un involucro di materiale più leggero. Quando il proiettile colpisce il bersaglio si frammenta per una porzione compresa tra il 10 ed 35 per cento in un aerosol di ossidi di uranio che si disperde in un’area di circa cento metri intorno al punto d’impatto. La dispersione in atmosfera dell’uranio impoverito determina, in un primo tempo, una contaminazione superficiale del suolo che, in una seconda fase, si diffonde nell’ambiente e negli alimenti. La sospensione delle polveri si posa sul terreno e con il passare del tempo (e delle condizioni ambientali) penetra fino ad intaccare in maniera irreversibile la falda acquifera oltre che il suolo. Gli animali da pascolo, poi, rischiano di mangiare erba contaminata da polveri introducendo elementi tossici nella catena alimentare. Toccare o respirare polvere dell’uranio può determinare l’insorgenza di gravi malattie: deficit del sistema immunitario; cancro a carico di tiroide, polmone o reni; leucemie; distruzione del tessuto cerebrale! .

    Morti per l’uranio impoverito, partono le denunce

    La “conta dei morti”‘ per l’ uranio impoverito ha raggiunto quota 44, mentre i malati sono oltre 300. A fornire i numeri è l’Osservatorio Militare che ha deciso di depositare presso il tribunale di Roma le denunce penali per ogni militare morto e malato. E le patologie, secondo l’ Osservatorio, cominciano ad affiorare anche tra i reduci dalla missione in Iraq.

    «La documentazione raccolta durante il lavoro della Commissione d’inchiesta ed altre prove in nostro possesso - spiega il responsabile dell’Osservatorio, Domenico Leggiero - non lasciano dubbi: a prescindere dal modo in cui l’uranio impoverito provoca gravi patologie ed in molti casi la morte, vi erano direttive, chiare ed inequivocabili, alle quali i vertici militari italiani avrebbero dovuto attener si e dotare i nostri ragazzi delle misure minime previste che avrebbero evitato la strage».

    «La decisione di non dotare i nostri ragazzi delle misure minime di sicurezza - prosegue Leggiero - fu presa con consapevolezza e terrificante freddezza: dotare i militari di misure precauzionali avrebbe fatto “scoprire” l’utilizzo di armamento nocivo e proteggere solo i militari e non i civili sarebbe stato “politicamente scorretto”».

    E le patologie, secondo il responsabile dell’Osservatorio, cominciano a manifestarsi anche tra i miliari che hanno partecipato alla missione Antica Babilonia in Iraq. «Si tratta - rileva Leggiero - di una decina di casi: spesso sono militari che prima di partire per l’Iraq avevano partecipato ad altre missioni all’estero, quindi non si può ancora dire con sicurezza che sono stati contaminati durante Antica babilonia». Ma in Iraq, sottolinea, «oltre al fosforo bianco è stato usato anche l’uranio impoverito e l’esperienza di Balcani non è servita a maturare le coscienze dei vertici militari: tumori ai testic! oli, alla tiroide e linfomi di ogni tipo, sono l’eredità che l’impiego in Iraq ci sta lasciando».

    L’ uso dell’uranio impoverito da parte del contingente italiano in Iraq è stato invece smentito dal ministro della Difesa, Antonio Martino, ascoltato lo scorso anno dalla commissione d’inchiesta del Senato. «I nostri militari impegnati all’estero - spiegò il ministro in quell’ occasione - non corrono alcun pericolo per l’uranio impoverito: non lo usano loro e neanche i militari di altri Paesi che collaborano con loro».

    I dati ufficiali - che si riferiscono al periodo tra il 1996 e l’agosto scorso - riportati nella quinta Relazione al Parlamento sullo stato di salute del personale impiegato nell’ ex Jugoslavia, predisposta dal Comitato scientifico costituito dai ministeri della Difesa e della Salute, parlano di 132 neoplasie insorte tra i militari impiegati in Bosnia e Kosovo, con 25 morti.


    Cinquantaquattro anni fa l'uranio è entrato nel vocabolario della guerra quando il mondo ha saputo che le bombe atomiche di Hiroshina e Nagasaki avevano scatenato la loro potenza distruttiva mediante la fissione del nucleo dell'uranio e del plutonio, a sua volta ottenuto dall'uranio. L'uranio, che era stato isolato dalla pechblenda da Klaproth già nel 1789, aveva svelato la sua capacità di trasformarsi spontaneamente in radio e radon, in seguito alle ricerche dei coniugi Curie, della cui scoperta ricorreva l'anno scorso il centenario.


    Peso atomico 235


    Le ricerche della prima metà di questo secolo permisero di capire il meccanismo della scomposizione radioattiva dell'uranio e dei suoi "figli" e l'esistenza di vari isotopi di ciascun elemento chimico, e di provocare una scomposizione, o "fissione" di alcuni elementi, uranio e plutonio, con liberazione di energia; l'anticamera della fabbricazione delle bombe atomiche e delle centrali nucleari commerciali. La materia di partenza è in ogni caso, l'uranio, in particolare l'isotopo dell'uranio con peso atomico 235, che accompagna, in natura, il più comune isotopo 238, in ragione di circa un atomo di uranio 235 ogni 140 atomi di uranio 238. Le bombe nucleari, che utilizzano uranio 235 quando la sua concentrazione è superiore al 70%, o le centrali nucleari, che "bruciano" uranio 235 in concentrazione di almeno il 3 %, hanno richiesto la separazione dell'isotopo 235 dall'isotopo 238 con delicati e complessi processi. In ogni caso si ha una massa di uranio "arricchito" al 70-80 % o al 3-4 %, e una "coda", uno scarto, di uranio "impoverito", costituito quasi esclusivamente da uranio 238. Un residuo da tenere nei magazzini, che non serve a niente.


    Ma le fertili menti degli ingegneri non si fermano mai; l'uranio è un metallo pesante, oltre una volta e mezzo più pesante del piombo, oltre due volte più pesante dell'acciaio, e, se finemente suddiviso, si infiamma spontaneamente: è, come si dice, piroforico; si presta, inoltre, a formare leghe con vari metalli. Perché tenere nei magazzini l'uranio impoverito, quando le sue proprietà potrebbero consentirne l'utile impiego nei proiettili dei cannoni o dei missili?


    Le sue caratteristiche fisiche sembrano ideali per aumentare la penetrazione dei proiettili, in modo da sfondare meglio le corazze di acciaio dei carri arenati e gli edifici blindati e anzi, se l'uranio si polverizza nell'impatto contro la struttura del nemico, il fatto che si incendi spontaneamente ne facilita l'effetto distruttivo.


    La sindrome del Golfo


    C'è, è vero, il piccolo inconveniente che l'uranio è tossico, se respirato dalle persone, ed è radioattivo, e che la sua fine polvere resta negli edifici e nel terreno ed espone alla radioattività il territorio nemico e i suoi abitanti, ma a questo penseranno gli abitanti del futuro. E' vero che il territorio nemico, durante una guerra, viene spesso occupato dai soldati vincitori e che anche questi saranno esposti alla radioattività, ma anche a questo si penserà in futuro. Quello che conta è vincere e sterminare il nemico.


    Così il "metallo del disonore" è entrato, alla fine degli anni ottanta, negli arsenali americani e dei loro alleati. La prova su larga scala dell'efficacia dell'uranio impoverito, o "depleted uranium", DU, come ormai si chiama in sigla, si è avuta nel 1991, durante la guerra del Golfo. Ne sono state usate circa 600 tonnelIate e di queste oltre 300 tonnellate si trovano ancora sparse in polvere finissima sul suolo in Irak e Kuwait.


    I proiettili all'uranio impoverito sono in normale dotazione sui jets americani A-10, sugli elicotteri Apaches e sui carri armati M1 Abrams e Bradley. Gli A-10 sono macchine "perfette", dotate di un cannone da 30 millimetri a sette canne, capace di sparare 4200 proiettili al minuto.


    I soldati americani, ai tempi della guerra del Golfo, non sono stati avvertiti dei pericoli a cui sono stati esposti e vari reduci, si calcola circa centomila, hanno manifestato malattie (la sindrome del Golfo) attribuibili all'esposizione all'uranio impoverito impiegato in guerra dai loro stessi generali. Simili malattie sono state osservate e denunciate nella popolazione civile dell'Iraq meridionale dopo il 1991. Proiettili-all'uranio impoverito sono stati anche usati in Bosnia nel 1995. I terreni contaminati da polvere di uranio impoverito restano tossici e radioattivi per secoli

 

 
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