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  1. #1
    Habemus Marcionem!
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    Predefinito Girando per l'Est Europa

    Ho impiegato un po' per trovare del tempo... ma adesso ce l'ho

    Come promesso ormai tre mesi fa, proverò a raccontarvi del mio viaggio in Polonia e nelle repubbliche Baltiche. Domande e critiche sono sempre ben accette, e abbiate un po' di pazienza per eventuali incongruenze logiche o temporali: è passato un po' di tempo e non ho un diario di viaggio con data e fatti giorno per giorno.

    L’idea iniziale, nata come ogni anno a febbraio (dopo qualche giro di troppo a base di tequila sale&limone), era uno stratosferico quanto dispendioso (in termini di fatica, di spostamenti e di voglia) Budapest-Tallinn attraverso sette paesi: troppo, visto che i giorni (la solita ventina e poco più) a disposizione non avrebbero consentito nulla più che una sosta e una ripartenza continua, senza avere la possibilità di gustarci il viaggio, e saltando troppe zone che volevamo visitare.

    Partendo però da questa base e con in mano la tastiera e internet, dopo una settimana abbiamo partorito un giro meno pesante e un po' più lungo di qualche giorno, con partenza da Cracovia e arrivo a Tallinn.

    Dopo le varie prenotazioni, l'acquisto di guide e la ricerca degli orari di bus e treni, sono passati mesi di attesa, come al solito snervante e piena di aspettative.
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  2. #2
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    Milano, 29 luglio

    Il 29 luglio la sveglia arriva troppo presto... con quasi 25 kg di zainone e zainetto sulle spalle mi dirigo verso casa di Stefano, l’amico con cui di solito viaggio (gli altri ci considerano dei pazzi, non riusciamo mai a tirarli in mezzo). Da lì in due minuti siamo in Stazione Centrale, prendiamo il bus per Bergamo Orio e dopo un’oretta e poco più siamo al terminal. Della parte aviatoria, come al solito, trovate il resoconto da qualche parte su Aviazione Civile, quindi non vi tedio oltre, se non per dirvi che l’offerta di voli a basso costo da Milano (ma anche da resto d’Italia) verso la Polonia è molto variegata e copre bene tutte le destinazioni principali.

    Dopo un’ora e venti di volo, arriviamo al moderno aeroporto di Cracovia, intitolato con sospetta velocità a Giovanni Paolo II. Ci accolgono un’afa degna della peggiore giornata in pianura Padana, il sole a picco e quasi 35 gradi. Entriamo subito nel terminal, effettuiamo i controlli passaporto prima di ritirare i bagagli, attendiamo i nostri zaini e usciamo alla ricerca di un bancomat.

    L’aeroporto, bello e nuovo, è pieno di servizi di ogni genere, difetta solo di ATM... ne troviamo uno solo, con una coda chilometrica, ma ci rassegniamo ad attendere il nostro turno pur di non finire in pasto ai cambiavalute. Preleviamo e andiamo a cercare un bus che ci porti in centro città. La nostra guida, la fida Lonely Planet (che quest’anno ci ha giocato parecchi scherzi, soprattutto l’edizione “Estonia, Lettonia, Lituania”) riporta il bus 208, di cui non c’è traccia, prendiamo quindi un bus espresso per il centro, ma l’autista ci fa capire in un tedesco polacchizzato che è senza moneta e quindi non può cambiarci una banconota da 100 zł (gli “zu”: la elle tagliata di legge “u”). Torniamo al terminal, ci facciamo cambiare da un cambiavaluta le banconote in spiccioli e torniamo trionfanti dall’autista. Nel giro di una mezz’ora siamo in centro città, passando per la disastrata campagna che separa Cracovia da Belice, dove è situato l’aeroporto: ex casermoni in cemento armato che pian piano si stanno sgretolando, vegetazione incolta, centri commerciali che sorgono dal nulla. Arriviamo dietro il Wavel Castle; l’ostello, stando alla cartina della Lonely Planet, è poco più a sud, ma grazie alla sua inesattezza giriamo in tondo per venti minuti finché non ci viene la folgorazione che forse la cartina è approssimativa... cinque minuti dopo siamo davanti alla reception a chiedere la camera. Ci accoglie una ragazza polacca, un po’ bruttina a dire il vero (aveva dei bei baffetti...), facciamo il check-in, prendiamo possesso dei nostri letti (in dormitorio da 8 persone, di cui... 6 americani/e!) e ci facciamo subito una doccia fredda vista la temperatura esterna. Torniamo alla reception dove chiediamo una mappa della città, più affidabile della nostra, e iniziamo il nostro giro di ambientamento per il centro.

    Oltre al clima, davvero pesante, notiamo subito l’abbondanza di turisti in giro per la città, per lo più polacchi, americani (in cerca credo delle loro origini: quasi tutti quelli che avevamo in ostello venivano da Chicago, che credo sia la comunità polacca extra-nazionale più grossa) e un po’ di italiani di terza età che visitavano la zona per turismo religioso. Come al solito i giapponesi li abbiamo trovati anche qui, ma sembravano di meno in numero e più consapevoli del solito. Pochissimi i tedeschi.

    Vista la splendida posizione dell’ostello, impieghiamo poco più di dieci minuti ad arrivare in centro, la Città Vecchia, il cui nucleo centrale è costituito dalla Rynek Głòwny (letteralmente Piazza Centrale), una delle più grosse piazze medievali europee (ci si impiega un po’ a farne il perimetro: sono ben 200 metri per lato).


    Il Sukiennice, o "palazzo dei tessuti"

    La piazza sembra a prima vista più piccola di quanto non lo sia in realtà: è un’illusione data dalla costruzione che troneggia nel mezzo della stessa, fino a occuparne buona parte lungo l’asse maggiore. È il Sukiennice, che credo significhi “Palazzo dei Tessuti”, un bel palazzo la cui destinazione era evidente, costruito in stile Rinascimentale nel ‘500 sulla base dell’originale palazzo del XIV secolo, bruciato nel 1555. Ovviamente non è rimasto immune ad aggiunte durante i secoli, di cui la più evidente è il porticato del XIX secolo.

    Tutta la piazza ha un aspetto pulito, tirato a lucido: non ci sorprende che la Polonia abbia puntato molte delle sue risorse sul turismo, vista la quantità di patrimonio da valorizzare. Di sicuro Cracovia è stata tra le favorite di questa politica, aiutata dall’aver mantenuto intatto il proprio patrimonio durante la II Guerra Mondiale. Poche città il Polonia possono vantare una simile fortuna.

    Questa cura la riscontriamo pressoché ovunque all’interno della Città Vecchia e del Wawel (il castello). Le cose cambiano spostandosi negli altri quartieri: già il Kazimierz (il ghetto ebraico) è stato ricostruito solo in parte, nelle sue zone fondamentali; ed al di fuori dalla cintura costituita dalle grandi arterie stradali e dalla ferrovia, si possono “apprezzare” i postumi di 50 anni di dominazione sovietica: torri residenziali squadrate e in rovina, strade piene di buche, verde incolto, ciminiere che continuano a impestare l’aria (anche se in misura inferiore ad un decennio fa: ormai molte sono inattive e abbandonate, aggiungendosi al panorama di desolazione urbana). Il quadro stride abbastanza: ma ci si fa l’occhio; sembra che la strada verso il miglioramento degli standard di vita debba per forza passare da qui, ovunque, in ogni epoca.

    Chiusa la breve riflessione storico-sociologica, ritorno alla mia realtà di turista: una bellissima realtà, perché Cracovia è davvero molto bella, fa la sua figura anche di fronte al viziato occhio del turista italiano, che in genere è ben abituato.

    La piazza Centrale racchiude altri due gioielli: la torre del municipio, che svetta nell’angolo sud-ovest, e la chiesa di S. Maria, che invece le è diametralmente opposta nell’angolo a nord-est, aprendo una breccia nella piazza stessa. Infine, arrivando in piazza da Grodzka, la via che congiunge la piazza al castello, si incontra subito la chiesa di S. Adalberto, una piccola e bianca cappella con un bell’albero a fare un po’ di ombra in una piazza che abbiamo trovato mooolto soffocante sotto il sole: era il nostro riparo preferito per le pause pranzo e per rinfrescarci, visto che proprio di fronte alle due panchine si trova una bella pompa per l’acqua, di quelle a stantuffo manuale, in ghisa; ricordo una bambina (che avrà avuto al massimo tre anni) che avrà passato almeno mezz’ora a giocarci mentre noi le pompavamo fuori l’acqua


    La torre del municipio


    La chiesa di S. Maria

    Visto il caldo asfissiante, decidiamo di visitare subito la chiesa di S. Maria, confidando nella proverbiale freschezza all’interno delle chiese. Entriamo, paghiamo il biglietto di ingresso (4 zł, circa 1€) e prendiamo la stampata in italiano che ci fa da guida all’interno della chiesa. La chiesa è purtroppo piena, si fa fatica a camminare e a stare tranquilli a vedere l’interno, compreso l’imponente altare in legno (13 x 11 metri) in stile gotico, il più grosso esistente del suo tipo. Impressionante il numero di teschi e teschietti disseminati all’interno e all’esterno della chiesa, un continuo memento mori. Usciamo.

    Nella (piacevole) piazzetta antistante l’ingresso sud c’è un’altra piccola chiesa, quella di S. Barbara, dove una volta sorgeva il camposanto con la cappella.


    La chiesa di S. Barbara
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  3. #3
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    Finiamo il giro all’esterno della chiesa di S. Maria e ci spostiamo su Florianska, la via pedonale che congiunge la piazza del Mercato con la Porta Florian e il giardino del Barbican, quel che rimane della fortificazione medievale che serviva da guardia alla Porta Florian. Fuori dalla porta troviamo un Iveco targato Biella, i suoi occupanti stanno montando una gelateria...

    Fa davvero troppo caldo, siamo ancora stanchi del viaggio, quindi ci buttiamo sull’erba del parco (senza peraltro trovare molto refrigerio, vista l’umidità che sale dal terreno).


    Florian gate


    Barbican

    Dopo un po’ ci rialziamo e decidiamo di tornare indietro facendo un giro alternativo; costeggiamo il parco che delimita la Città Vecchia e riprendere Grodzka nella zona delle chiese (così la chiamo io, visto che ci sono 5 chiese in 200 metri): le più importanti sono S. Pietro e Paolo, S. Andrea e S. Martino. Di fronte a S. Pietro e Paolo c’è un albero solitario con una fontana, luogo di incontro di skaters e bikers locali e di sosta per turisti. Anche il Pizza Hut che fa angolo si adegua con uno stile sobrio e non invasivo!


    S. Andrea


    L'albero solitario di fronte a SS. Pietro e Paolo

    Finiamo il giro ritornanto sotto il Wawel, il tempo di scattare un paio di foto sotto la luce del sole del tardo pomeriggio, e ci dirigiamo verso l’ostello per cenare.


    Il castello

    Prepariamo la pappa con quello che ci siamo portati da Milano (poca roba: mezzo chilo di Barilla, una passata, una salvifica bottiglietta di extravergine) e iniziano le note dolenti della convivenza con gli americani. Mi spiace davvero molto dirlo, ma sono tra i peggiori turisti che abbia mai incontrato (a pari livello con i connazionali, anche se per motivi diversi): sporchi, socievoli come mufloni imbufaliti, disordinati, assolutamente incivili e incapaci di rispettare le più basilari regole di convivenza in comune. Non si può, in un ostello, dove lo spazio è limitato e le risorse da condividere, occupare posti inutilmente mettendoci sopra piedi e gambe, a maggior ragione se sono chiaramente utilizzati dagli altri (che magari si sono alzati per controllare che la pasta non stia scuocendo), non lavare le stoviglie usate, lasciare in giro bottiglie vuote di terrificante Bud (caxxo, almeno bevessero roba buona...). Non mi hanno davvero aiutato a migliorare l’idea che mi sono fatto di loro in questi ultimi anni. Portata a termine con qualche difficoltà la cena, andiamo a preparare i letti per la notte e usciamo a vedere in cosa consiste la vita notturna di Cracovia.

    Essenzialmente, sembra che la gente passi il proprio tempo passeggiando, i turisti affollano i bar e i ristoranti nella Piazza del Mercato, i locali scompaiono. Dal canto nostro passiamo in un alcohol shop, prendiamo due birre di marca locale (sono sempre aperto a nuove esperienze!) e ci sediamo sulle panchine di fronte a S. Adalberto in Piazza del Mercato. Prima di riuscire a finirla, passa un signore polacco conciato abbastanza male, con un grosso sacchetto nero, indica le nostre lattine e dice qualcosa per noi incomprensibile, crediamo che ne voglia un sorso, ma ci fa capire che quel che vuole è la lattina, vuota: una cosa già vista a Stoccolma, spesso il comune affida ai più disadattati la raccolta di lattine e bottiglie (sono sempre vuoti a rendere) per permettergli di tirare su qualche soldo. Dato che manca qualche sorso cerchiamo di fargli capire di tornare tra una decina di minuti, capisce, se ne va, e quando torna gli diamo volentieri le nostre due lattine vuote. Ci alziamo anche noi, facciamo un giro per la piazza, e ci dirigiamo verso l’ostello pronti per una buona dormita, purtroppo resa abbastanza pesante dall’umidità e dal caldo.
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  4. #4
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    Qualcosa mi dice che avrò un ruolo in questo racconto.
    Riaffiorano i ricordi degli anni di passione
    ritorna il vecchio sogno per la rivoluzione.
    Racconti senza fine di gente che ha pagato
    non puoi mollare adesso la lotta a questo stato.
    La rivoluzione è come il vento, la rivoluzione è come il vento.

  5. #5
    What am I doing here?
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    Bravo Dave...

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Fenris
    Qualcosa mi dice che avrò un ruolo in questo racconto.
    Una parte "incendiaria"

    DaV
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  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Il_Grigio
    Bravo Dave...
    Devi ancora finire il tuo su Roma, che ci fai qua?

    DaV
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  8. #8
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    Cracovia, 30 luglio

    La mattina ce la prendiamo con calma, e dopo un’abbondante colazione a base di te, pane tostato e marmellata iniziamo il nostro giro. Visto che abbiamo già deciso di dedicarci al castello nel pomeriggio, la mattina ci buttiamo nel ghetto ebraico, il Kazimierz, che prima di essere inglobato nella municipalità di Cracovia ne era un sobborgo. Dopo la II Guerra Mondiale, tutto ciò che rimane di ebraico nel quartiere sono le sette sinagoghe, di cui solo una è ancora funzionante, due sono diventati musei e le altre sono in stato di conservazione più o meno fatiscente. Il primo impatto è comunque di incuria, di abbandono: i muri delle case sono scrostati, i mattoni, a vista, anneriti e sbriciolati, alcune finestre rotte, i fili della luce penzolanti. Per fortuna almeno le sinagoghe principali sono state ripulite, e qualche piazza è stata ripulita e resa vivibile (in questa zona ci sono anche molti locali serali, per lo più pub, con alcuni angoli davvero suggestivi).


    La Sinagoga del Tempio, notare l'immancabile 126, l'auto nazionale polacca


    La Sinagoga Alta, ma non vorrei dire una stupidata...


    Ptaszyl, un bel pub che si affaccia sulla corte interna

    Un posto che mette abbastanza tristezza è la Plac Nowy, una piazza dove si tiene un mercato all’aperto in cui affluiscono vecchie signore in abito nero e contadini autonomi dai dintorni di Cracovia, dove si possono trovare per due soldi ortaggi freschi, cianfrusaglie, crauti, pane fresco, cimeli della guerra e del periodo sovietico, vecchi dischi e libri ancor più vecchi (da notare che per legge è vietato esportare fuori dal paese qualsiasi manufatto culturale che sia stato prodotto prima del 1945).


    Il tristissimo mercato

    Gli abitanti di Cracovia sembrano ignorare questo mercato che rimane così sempre vuoto, triste, incolore. Nonostante dovessimo fare spesa anche noi, alla fine non abbiamo comprato niente, anche se i crauti sembravano parecchio saporiti e la tentazione l’abbiamo avuta: però girare per tutto il giorno con i crauti nello zainetto e 30 gradi non ci è parsa un'idea molto brillante...
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  9. #9
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    Gironzolando per il quartiere (e maledicendo le pessime mappe della Lonely Planet) siamo finiti per uscire dalla zona ebraica e per entrare nella zona cattolica, lievemente più a ovest, fino al limitare della Vistola. Se possibile, qui il quartiere è ancora più fatiscente, le uniche due strutture che hanno subito un restauro di qualche tipo sono due chiese: Corpus Christi e il complesso composto da S. Caterina e Chiesa Paulita. Particolarmente imponente la prima, chiusa da un muretto con un piccolo fossato di qualche decina di centimetri che circonda tutta la chiesa.




    Corpus Christi


    Chiesa Paulita

    La chiesa di S. Caterina ha la particolarità di non avere facciata, e non capiamo da dove si entri. Riusciamo a sbirciare da una porta in vetro e vediamo quelle che sembrano prove di un coro. S. Caterina e chiesa Paulita condividono un ampio parco, in parte cintato e inaccessibile.
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  10. #10
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    Dato che è presto decidiamo di andare subito al castello, tagliamo lungo la Vistola e arriviamo ad una delle scalinate che portano in cima.

    Iniziamo a girare per la vasta area che costituisce il castello e la Cattedrale annessa. A me personalmente ricorda molto, come idea, il castello di Edimburgo, una collina sopraelevata con la cinta muraria, al cui interno si trovano i vari edifici deposti al controllo e all'amministrazione.
    La pianta originaria risale all'XI secolo, ma venne ricostruito tutto in gotico e poi ancora in stile rinascimentale, e così è rimasto fino ad oggi.



    La cattedrale invece ha un impianto romanico, ricostruito in gotico dopo un incendio e con varie aggiunte successive.



    Gli hindu considerano il Wavel sacro perché si narra che qui cadde uno dei frammenti scagliati da Shiva: questo chakra, in particolare, è collegato a Giove. Non ci stupiamo infatti (dovremmo?) di trovare dei gruppetti di chiare origini indiane.


    Questo è l'angolo dove si troverebbe la pietra sacra agli hindu

    Facciamo il biglietto per entrare nella cattedrale, anche qui è purtroppo impossibile muoversi dalla ressa, facciamo il nostro giro il più velocemente possibile e usciamo all'aperto. Finiamo il giro andando verso la torre di guardia, da dove si può scendere verso la "tana del drago", una grotta dove, secondo la leggenda, visse il drago che si annidiava sotto il castello. Visto che l'uscita è esattamente sotto un drago in bronzo che sputa fuoco ed è abbastanza pacchiano, evitiamo il "tour" e torniamo verso le panchine a mangiare qualcosa.
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