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  1. #81
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    Alla retorica insopportabile della "nobiltà della sconfitta" Maurizio Lattanzio opporrà sempre l'ignobiltà del risultato positivo comunque ottenuto
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    Citazione Originariamente Scritto da PasionariaNera
    Azz.. I fascisti moderni sono filoislamici.. Negli anni '80 combattevano al fianco degli ebrei.. Ora io, da povera ignorante, vorrei capire... Perché ci sono cattolici, atei, agnostici, ebrei, islamici, pagani etc etc.. Tutti fascisti???

    No, diciamo che quando islamismo faceva rima con anticomunismo erano tutti filo-islamici.....mancava solo Pisanò.... poi, dissoltosi il comunismo, sono diventati tutti novelli crociati contro l'Islam....chissà perché....

  2. #82
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    Citazione Originariamente Scritto da Saloth Sâr
    Mi pare ovvio che la militanza non si fa' sulla tastiera di un pc !
    Quindi? Dove militi?

  3. #83
    Saloth Sâr
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    Question .........

    Citazione Originariamente Scritto da Bandiera Nera
    Quindi? Dove militi?
    Scusa ma perchè sei interessato a ciò ?

    Non capisco (!?)

  4. #84
    Saloth Sâr
    Ospite

    Post Il Fascismo e l'Islam

    Dal n° 193 - Febbraio 2002
    Enrico Galoppini

    Il Fascismo e l'Islam

    Edizioni all'insegna del Veltro,

    «Fino ad alcuni decenni fa il turista italiano che sostasse sul Haram ash-Sharif di Gerusalemme, la splendida spianata fra la Cupola della Roccia e la Moschea di AIAqsa, poteva venir salutato -gli facesse piacere o no- da sonori "Viva il Duce!" proferiti dai vecchi Palestinesi in kefiyyeh che sedevano lì presso; e visitando la Moschea di AI-Aqsa veniva puntualmente informato dalla guida araba che le grandi colonne di marmo candido che sostengono il soffitto sono "un regalo del Duce"». Riportando questi semplici ma assai significativi aneddoti, Franco Cardini introduce il testo oggetto di questa recensione, anticipando l'interesse e la reciproca attrazione fra Mussolini e il Fascismo da una parte, e il mondo arabo e islamico dall'altra.
    Vi furono indubbiamente punti d'incontro dettati da convergenze tattiche ma, coi doverosi distingui e le necessarie precisazioni, emersero, sospinte nella loro proiezione storico politica, le affinità derivanti dalla discendenza comune dalla Tradizione Unica.
    L'interesse e l'attenzione del Fascismo nei confronti dell'Islám e del mondo arabo pervasero Mussolini ancora prima della sua salita a potere; in effetti, il capo del Fascismo riuscì acutamente a percepire il diffuso scontento ed il generale malessere delle popolazioni arabe derivanti dalla sistemazione a tavolino degli equilibri internazionali scaturiti dagli accordi di Versailles. Così come l'Italia denunciava la «vittoria mutilata», le aspirazioni delle masse arabe dall'affrancamento coloniale rimasero deluse. Inizia così, per concretizzarsi col tempo sul piano operativo, a svilupparsi una convergenza, frutto di una comune condizione e prodotto di un atteggiamento che rifiuta l'ordine imposto dal diktat degli alleati.
    Nonostante questa simile e reciproca situazione iniziale, i rapporti tra Fascismo e mondo arabo non rimasero sempre idilliaci, ma attraversarono alti e bassi grazie ad un'errata e non sempre limpida politica coloniale condotta dall'Italia; in alcuni casi dettata da un eccessivo sciovinismo e da meri interessi materiali; non per espressa responsabilità del Duce, ma per palese bassezza di alcuni gerarchi infervorati dal mito della conquista e dalla civilizzazione dei «popoli selvaggi». I momenti migliori possono essere individuati nel corso del governatorato di Italo Balbo in Libia (1934), grazie al quale il Fascismo mostra la capacità di trasformare la colonia libica, da potenziale elemento di contraddizione, a ruolo di vetrina delle «buone intenzioni» dell'Italia fascista nei confronti dell'Islam.
    II quadrumviro riesce a percepire e ad assecondare le aspirazioni delle popolazioni locali, preparando il terreno per una sfavillante propaganda messa in atto in occasione della campagna di Abissinia (1936), che fungerà da preludio alla simbolica consegna nella mani del Duce della «Spada dell'Islam» (1937).
    Nonostante alcuni errori sempre dettati dai residui di un retaggio sciovinista ottocentesco, la politica coloniale del Fascismo necessita doverosamente una distinzione dalla classica politica colonialistica di sfruttamento dettata dal becero e subdolo spirito prettamente mercantilistico delle potenze anglo‑francesi.
    «Si può dare qualsiasi giudizio sul periodo di espansione coloniale e si possono fare anche tutti i distinguo tra forma e forma di colonizzalzione: in molti casi non si è trattato di occupare spazi vuoti o posizioni geopoliticamente vanltaggiose, ma il puro e semplice imperialismo sostenuto dall'armamento ideologico giudeo-cristiano o da quello laico-illuministico, entrambi fusi nel nazionalismo sciovinista e borghese di stampo ottocentesco, a seconda dei bisogni e dei casi. Pur tuttavia, una cosa è certa: se lo sfruttamento delle risorse minerarie e territoriali rispondeva alle mire affaristiche delle grandi compagnie in combutta con le classi politiche borghesi, il sistema coloniale tendeva anche a valorizzare le potenzialità e le risorse agricole e agro-forestali proprio in vista di un irradicamento permanente sul territorio». [1]
    Nel caso specifico del Fascismo, le iniziali e predominanti tendenze borghesi improntate ad una forma di colonialismo similare a quello di matrice anglosassone, cedettero il passo, in ottemperanza all'autentica identità dello spirito rivoluzionario fascista, alla tendenza antiborghese proiettata in una politica filo-araba ligia alla naturale proiezione geopolitica dell'Italia e funzionale alla battaglia totale contro le plutocrazie occidentali. In alcuni casi questo fu reso possibile e facilitato grazie all'atteggiamento di simpatia dei popoli arabi che, soprattutto verso la fine degli anni Trenta e a maggior ragione con lo scoppio del secondo conflitto mondiale, favorirono il rapporto con l'Italia Fascista, nella veste di potenza appartenente all'Asse, soprattutto in seguito allo sbarco degli anglo-americani nel Nord Africa. Nel corso della guerra uscì in evidenza «la disparità di vedute tra italiani e tedeschi -sempre esistita, acuitasi dopo i rovesci militari italiani che richiesero il soccorso tedesco addirittura nel Mediterraneo e sfruttata dalla parte araba- non favorì lo sviluppo chiaro ed univoco della politica islamica». [2]
    Questo perchè Adolf Hitler avrebbe voluto riprendere la politica dell'Imperatore Federico II nei confronti del mondo mussulmano e, fra gli ostacoli che impedirono la realizzazione di tale disegno, vi fu l'alleanza con l'Italia, la quale era -nonostante tutto- una potenza coloniale classica a tutti gli effetti. «Hitler era sempre stato convinto che il colonialismo e i fenomeni ad esso complementari, quali ad esempio il missionarismo cristiano avessero un solo obiettivo: quello di schiavizzare i popoli colonizzati e distruggerne la cultura, considerata, in una visione esclusivamente eurocentrica, barbara, animalesca e incivile». [3]
    Lo stesso Fuhrer nel suo Testamento Politico ebbe a dichiarare che «... l'alleato italiano ci ha impedito di condurre una politica rivoluzionaria nell'Africa del Nord, perchè i nostri amici islamici d'un tratto hanno visto in noi i complici, volontari o involontari, dei loro oppressori». L'acume politico del Fuhrer aveva percepito che «... l'Islám e l'Europa sono due mondi destinati ad incontrarsi; entrambi infatti hanno in comune alcuni valori fondamentali da difendere e hanno a che fare con gli stessi nemici: il razionalismo e il materialismo, l'oscurantismo democratico, l'ateismo marxista e capitalista, l'azione del giudeo sfruttatore». [4]
    I nemici comuni ai popoli arabi ed alle potenze dell'Asse non potevano che essere gli inglesi e gli ebrei; in alcune occasioni furono gli Arabi stessi a «premere sull'acceleratore di un impegno più consistente dell'Italia in funzione anti-inglese (...) Non erano però solo questi gli avversari in comune. In cima alla lista vennero a trovarsi progressivamente anche gli ebrei: gli arabi si vedevano progressivamente estromettere dalla loro stessa terra». [5]
    Tra i nemici delle popolazioni arabe non potevano mancare gli Stati Uniti, in quanto, «... l'America, da quando dopo l'ultima guerra si è rafforzata l'influenza degli ebrei, è diventata un ostacolo sulla via dell'indipendenza e della libertà degli Arabi. Essa ha sempre aiutato politicamente e finanziariamente il movimento sionista ed ha favorito I'ebraicizzazione della Palestina». [6]
    Il progetto sionista di edificazione di uno stato ebraico in Palestina è sempre stato appoggiato dalle potenze anglo-francesi quale frutto delle spartizioni di Versailles; ma ancor prima della fine del primo conflitto mondiale, e precisamente nel 1917, il ministro degli Esteri britannico Balfour, a capo di una missione diplomatica, giunge a Washington dove si incontra con influenti esponenti sionisti come Brandeis (presidente della Corte Suprema americana, nonchè consigliere del presidente statunitense Wilson), ottiene l'assenso americano alle intese che gli inglesi hanno concluso con i sionisti ed in particolare al rilascio di quella dichiarazione che da lì a pochi mesi avrebbe avviato l'insediamento ebraico in Palestina. AI grande pubblico il risultato di questi intrighi di palazzo emerge attraverso la forma dei documento storicamente denominato "Dichiarazione di Balfour", consegnata direttamente dal ministro britannico al presidente della Federazione Sionista britannica, lord Lionel Rothschild. Alla luce di queste condizioni storico-politiche non potevano che svilupparsi convergenze tattiche tra il mondo arabo e il Fascismo. Infatti, «i rappresentanti del mondo arabo‑islamico che -in tutta libertà- si rivolsero al fascismo, avevano un unico scopo: liberarsi dal giogo dal colonialismo franco-britannico, qualsivoglia travestimento indossasse, nel nome dell'arabismo e dell'Islam. (...) Le condizioni vollero che il fascismo e mondo arabo-mussulmano, o meglio la parte di esso insoddisfatta dello stato in cui versava, si trovassero -con tutti i distinguo del caso- sulla stessa barricata, ma entrambi avevano le idee chiare su come perseguire i propri interessi». [7]
    In quest'ottica, soprattutto le correnti più anti-borghesi ed espressione dell'identità autenticamente antigiudaica ed antiplutocratica del Fascismo, come quelle legate a "La Vita Italiana" di Giovanni Preziosi, proponevano numerosi e continui interventi a favore di una stretta solidarietà tra Fascismo e Islám; d'altra parte molte furono le espressioni di sostegno ed elogio provenienti dal mondo arabo-mussulmano nei confronti del Fascismo; specificatamente dopo il Congresso dei Mussulmani in Europa, tenuto a Ginevra, che ha visto la presenza di una delegazione italiana inviata dallo stesso Mussolini. Le conclusioni di tale Congresso mettevano in evidenza ampi apprezzamenti per la politica islamica condotta dall'Italia, e, in particolar modo, in seguito alla consegna della "Spada dell'Islám" al Duce, si sviluppavano sempre più le organizzazioni arabe filo-fasciste che, specificatamente in Palestina, intrattennero costanti e stretti rapporti con l'Italia al fine di contrastare il mandato britannico e l'infiltrazione ebraica. Questi movimenti politici o organizzazioni paramilitari ammiravano l'organizzazione, il culto del capo, il militarismo del Fascismo e, tra le loro fila, possiamo annoverare, tra gli altri, il Partito del Giovane Egitto, il Partito Nazionalsociale Siriano, le Camicie Verdi Egiziane, la Guarda Nazionale siriana, la Gioventù Nazionale siriana, la Falange Libanese ed i gruppi iracheni legati a Rashid Alì el-Kailani; nonchè il numeroso seguito di AI-Husseini, Gran Muftì di Gerusalemme, personaggio ammirato e altamente tenuto in considerazione da Heinrich Himmler, e dal Fuhrer in persona, il quale concede all'alto dignitario islamico un privilegio mai concesso a nessuno prima di allora in Germania: lo ospita nel Palazzo Imperiale di Berlino, e dà disposizioni affinchè su tale edificio la bandiera della Palestina sventoli più alta di quella del Reich.
    Manuel Negri
    Note:
    1] Umberto Malafronte, "Razza e Usura", edizioni di Ar, Padova 1991, p. 15;
    2] "Il Fascismo e l'Islam", op. cit., p. 59;
    3] Stefano Fabei, "La politica Maghrebina del Terzo Reich", Edizioni all'insegna del Veltro, Parm, p. 84;
    4] Antonio Medrano, "Islam ed Europa", Edizioni all'insegna del Veltro, Parma 1978, p. 111
    5] Galoppini, op. cit., pp. 27-28;
    6] Fabei, op. cit., p. 63;
    7] Galoppini, op. cit., p. 15

  5. #85
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    Citazione Originariamente Scritto da Saloth Sâr
    Scusa ma perchè sei interessato a ciò ?

    Non capisco (!?)
    Perche' fai tanto il Dotto e allora mi chiedevo come metti in pratica le tue idee. Dai rispondimi...

  6. #86
    Saloth Sâr
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    Citazione Originariamente Scritto da Bandiera Nera
    Perche' fai tanto il Dotto e allora mi chiedevo come metti in pratica le tue idee. Dai rispondimi...
    Perchè tu dove militi impiccione ?

    Comunque se proprio ti interessa ti manderò un pvt più tardi

  7. #87
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    Citazione Originariamente Scritto da Saloth Sâr
    Perchè tu dove militi impiccione ?

    Comunque se proprio ti interessa ti manderò un pvt più tardi
    Attendo tuo pvt.

  8. #88
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    Citazione Originariamente Scritto da Saloth Sâr
    1- Mi piacerebbe sapere come fai caro Ichthys ha definirti un fascista con l'avatar di Gladio ? .
    Perché ha tenuto i comunisti nell'angolo per 50 anni... e perché in generale i servizi segreti servono.

    2- Il Fuhrer ha espresso, anche e soprattutto in conversazioni private, la sua ammirazione per l'Islam, augurandosi addirittura la vittoria degli arabi a Poitiers...
    Contro i Franchi? Allora è vero quello alcuni dicono, cioè che ad un certo punto Hitler cominciò a dare i numeri.

    Quindi il suo filoislamismo non nasceva da considerazioni meramente utilitaristiche ma da affinità spirituali...
    Ah, ecco... per cui invece di chiedere a me che ci faccio con lo stemma di Gladio (cosa puramente utilitaristica) chiediti piuttosto che ci faceva lui con un simbolo ario, indoeuropeo (lo swastika) quando poi si sentiva spiritualmente affine ad una religione abramitica, semitica, monoteista e universalista/mondialista.
    2010:

  9. #89
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    Certo, però eravamo noi ad andare a comandare a casa loro al tempo.. Ora è il contrario, non credo che Hitler e Mussolini approverebbero molto!!

  10. #90
    Saloth Sâr
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    Citazione Originariamente Scritto da Ichthys
    Perché ha tenuto i comunisti nell'angolo per 50 anni... e perché in generale i servizi segreti servono.



    Contro i Franchi? Allora è vero quello alcuni dicono, cioè che ad un certo punto Hitler cominciò a dare i numeri.



    Ah, ecco... per cui invece di chiedere a me che ci faccio con lo stemma di Gladio (cosa puramente utilitaristica) chiediti piuttosto che ci faceva lui con un simbolo ario, indoeuropeo (lo swastika) quando poi si sentiva spiritualmente affine ad una religione abramitica, semitica, monoteista e universalista/mondialista.
    Ichthys dovresti vergognarti...

    Finiamola qui che è meglio

 

 
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