Non ci resta che ridere.
I due poli liberaldemocratici, finalmente, hanno qualcosa di concreto di cui occuparsi, qualcosa da denunciare come scandalo, qualcosa che li divide profondamente...: demonizzare le loro aree estreme, quella neofascista che il centrodestra intendeva aggregare a sé e quella comunista-trotzkista che il centrosinistra aveva già aggregato al suo interno.
Dopo aver affogato i cittadini italiani a ondate di pseudo-conflitti sul sesso degli angeli, dopo aver tracciato impossibili distinguo sulle differenze tra i due schieramenti, ambedue liberalcapitaliste, ambedue prone al dominio atlantico, dopo aver rappresentato ai sudditi-elettori le improbabili minime varianti scritte nei propri programmi di occupazione del potere, ecco dunque i Lorsignori azzuffarsi e lagnarsi, in casa e fuori casa, per la contestata presenza dei vari Luxuria, Caruso, Ferrando, Mussolini, Tilgher, Fiore, Rauti, Romagnoli e compagnia nelle rispettive liste.
La caccia all’ultimo voto, all’ultimo strapuntino di potere, peraltro, gioca sempre dei brutti scherzi. Succede ai cascami della falsa sinistra “democratica”, “illuminata” e radical chic e succede ai nuovi corifei della destra “democratica” e “illuminata”.
Tanto chi ci rimette è come di consueto il popolo italiano, che, invece di ottenere risposte sul proprio presente e sul proprio futuro, diventa spettatore di disfide di burletta a proprio esclusivo danno.
D’altra parte è quello che si merita una nazione occupata e resa suddita che, trascorsi sessantun anni dalla fine del secondo conflitto mondiale, dalla sconfitta del fascismo, e diciassette anni dall’implosione del comunismo, si fa prendere senza tregua per i fondelli da chi - sulla tragica guerra civile tra italiani, proseguita con violenti colpi di coda fino agli anni di piombo - ha costruito il proprio vergognoso orto di clientele e di potere.
Per amor di verità, tuttavia, è per noi essenziale sottolineare che i Ferrando e i Mussolini, che i Caruso e i Rauti, questi più recenti schiaffi se li sono proprio cercati.
Cosa, infatti, ci stanno a fare in schieramenti a loro ostili, come possono spiegare le loro scelte liberaldemocratiche di sinistra o di destra, un “disobbediente” comunista, un vetero trotzkista, una pasionaria neo-fascista, un ex combattente della Rsi?
E, lasciando da parte queste etichette, come possono convivere tutti loro, (che almeno un paio di minimi denominatori, quello della giustizia sociale, quello della critica all’arroganza planetaria atlantica, sembrano essere fra loro condivisi), con chi - Berlusconi o Prodi, Fini e D’Alema, non importa - è ascaro degli atlantici, con chi fa strame della giustizia sociale in nome del dio mercato?
Non c’è scampo: i casi sono due. O queste “ali” si sentono tanto dei Machiavelli da non rendersi conto di essere degli inutili vasi di coccio usa-e-getta, o queste “ali” non sono “ali” ma fanno parte dell’intero pollo liberaldemocratico.
Non ci resta che ridere.
u.g. da Rinascita




Rispondi Citando