PLI SOLO ALLE ELEZIONI
COMUNICATO STAMPA
L’ Ufficio Politico del PLI, presieduto dal Segretario Nazionale onorevole Stefano de Luca, oggi 1 febbraio 2006, consapevole della necessità di offrire al Paese un’alternativa liberale, ha deliberato di presentare proprie liste alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica, anche in autonomia dalle coalizioni. Ha altresì convocato una “Convenzione Nazionale” per il giorno 18 febbraio 2006 nel corso della quale verranno presentati il programma e la lista dei candidati.
L’ Ufficio Stampa
PROGRAMMA POLITICO DEL PLI
E’ in atto ovunque un profondo rivolgimento delle idee, delle organizzazioni sociali e delle istituzioni politiche e un mutamento delle tendenze dell’elettorato, che riguarda le tradizionali categorie della politica (destra, sinistra, centro), tendenti ad assumere significati spesso lontani da
quelli del passato. In Italia questo processo ha incrociato nel biennio 1993-1994 la messa fuori gioco, per ragioni esterne e con metodi discutibili, di un intero ceto politico.
Così, mentre altrove il nuovo si sta costruendo con riferimenti, concetti, valori consolidati, in Italia la transizione sta avvenendo in una sorta di vuoto ideale e politico. In un contesto di pragmatismo, di seduzione mediatica e di programmi generici la scena è stata occupata da nuove formazioni politiche senza un chiaro e univoco riferimento culturale e da formazioni politiche rifondate, ancora alle prese con il problema di fare i conti con il loro passato.
Non ci si può sorprendere, pertanto, se l’elettorato manifesta nei confronti dei vari soggetti politici una debole identificazione e se a distanza di un decennio e dopo la sperimentazione del bipolarismo e dell’alternanza di governo si presenta la questione della rappresentanza di una vasta area elettorale e di un crescente astensionismo.
Ciascuno dei due poli si caratterizza più per la differenza e contrapposizione con l’altro polo che per la propria identità culturale. In queste condizioni parlare di nuova fase della vita politica e istituzionale e di normalizzazione nei rapporti tra maggioranza ed opposizione diventa più un’esercitazione retorica che una meta raggiungibile.
La coalizione di centrosinistra , partita con l’obiettivo di darsi un profilo
socialdemocratico e riformista, rischia di essere sempre più condizionata dalla sinistra veterocomunista e movimentista e ricerca il proprio fondamento nell’ antiberlusconismo e nell’antiamericanismo.
La coalizione di centrodestra, d’altra parte, partita con propositi innovatori stenta a definire il proprio profilo per la difficoltà di conciliare e ridurre a sintesi idee e interessi diversi e spesso confliggenti e di stabilizzare e dare respiro strategico al rapporto con i partiti dell’area liberale e
riformista.
Le priorità dei liberali
L’Italia dopo la rivoluzione democratica ha bisogno della rivoluzione liberale, che deve riguardare l’assetto e il funzionamento delle istituzioni, dell’amministrazione e dell’economia, e di un progetto per la modernizzazione che recida i legami con la cultura egualitarista e con la struttura
sociale ed economica di segno dirigista e corporativo per dare all’individuo-cittadino il ruolo di protagonista.
La sinistra post-comunista, pur accettando il mercato, continua ad essere sostanzialmente dirigista e burocratica, fa fatica ad accettare gli equilibri spontanei che le società raggiungono e non rinuncia a perseguire l’egualitarismo attraverso lo Stato. Stenta a farsi interprete delle domande di
libertà e di sicurezza di una società meno massificata e che non vuole essere eterodiretta.
La soddisfazione dei liberali per il successo nelle elezioni politiche del 2001 della coalizione di centrodestra è stata messa, a dura, prova fino a sfociare nella delusione, dalla diversità di posizioni al suo interno e dalle incertezze.
Al centrodestra si chiedeva, infatti, di fare ciò che il centrosinistra non aveva saputo fare nella precedente legislatura e cioè di segnare una incisiva discontinuità nei programmi e nelle scelte di governo per affermare una concezione individualista e anti-statalista della libertà, che non
implica una concezione egoistica e cinica della convivenza civile si chiedeva di inaugurare finalmente una nuova stagione delle istituzioni, della politica e dell’economia e dimostrare una forte determinazione nell’avviare il cambiamento.
Le principali idee-guida che ispirano le scelte dei liberali sono le seguenti : la difesa di tutte le libertà; la correlazione fra diritti e responsabilità; la distinzione fra principi morali e vincoli
giuridici non per indifferenza morale ma per facilitare le condizioni della convivenza; l’attribuzione alla politica di un ruolo che riguarda soprattutto le regole, anche se le istituzioni hanno il fondamento in principi come la tolleranza, l’autonomia e il rispetto di sé e degli altri che non sono
moralmente neutri; la centralità dell’istruzione e della formazione continua per una società di uomini liberi e con eguali opportunità; la convinzione che ogni cittadino sappia impiegare meglio del Governo i suoi soldi e che il prelievo pubblico non debba superare quella soglia che incentiva l’evasione e scoraggia le attività dei cittadini; la fiducia nel mercato e nella concorrenza; il premio per il merito; la preferenza per il principio che ai cittadini debba essere permesso tutto ciò che non è espressamente vietato; l’amore per la propria Patria, che non deve mai trascendere in odio per quella degli altri; la ferma determinazione nel perseguimento dell’obiettivo dell’integrazione europea e la volontà di lavorare per un’Europa sempre più forte, alleata con gli Stati Uniti
d’America per affrontare insieme le sfide del terzo millennio.
Ciò premesso, il PLI s’impegna nella prossima legislatura a sviluppare dentro e fuori il Parlamento una forte iniziativa su alcuni punti prioritari:
- Ripensamento della funzione dello Stato e dei livelli quantitativi e qualitativi della spesa pubblica, che nonostante la continua lievitazione non riesce a perseguire l’obiettivo di una società più giusta.
Oltre alla lotta agli sprechi e ai privilegi, è indispensabile la riforma di un “welfare” pletorico e costoso che concede benefici superflui anche a chi non ne ha bisogno e trascura i cittadini veramente bisognosi.
- Introduzione di un limite massimo alla tassazione individuale, oltre il quale si ha espropriazione e s’ incrementa l’ evasione e l’elusione; riduzione per le imprese del numero degli adempimenti ed eliminazione dell’IRAP, che incide sul costo del lavoro; tendenziale sostituzione delle imposte dirette con imposte indirette progressive.
- Difesa dei diritti di proprietà da una troppo onerosa pressione fiscale e dalla congerie di poteri locali, che , tra piani regolatori, parchi regionali, circoscrizioni e comunità montane, sta determinando una penalizzazione di tali diritti.
- Accelerazione del processo di liberalizzazioni e di privatizzazioni per le aziende a capitale pubblico e per le società ex municipalizzate di proprietà degli enti locali.
- Impegno per la riqualificazione della Pubblica Amministrazione e per la sburocratizzazione, in modo da responsabilizzare il cittadino anche al fine di accelerare la realizzazione delle iniziative economiche.
- Intensificazione dell’azione per la risoluzione dei più gravi problemi strutturali del Paese, a cominciare da quello del riequilibrio tra il Sud e il resto dell’Italia soprattutto nel campo delle infrastrutture, dei servizi e da quello energetico, settore in cui appare ormai evidente come, anche in un ottica di diversificazione, l’energia nucleare si stia affermando come
indispensabile.
- Per il settore della giustizia: drastica riduzione del numero delle ipotesi e della durata della carcerazione preventiva, per evitare che il cittadino finisca in galera senza processo; netta separazione delle carriere dei giudici e dei pubblici ministeri per garantire la terzietà della magistratura giudicante; rotazione degli incarichi direttivi ed eliminazione della giurisdizione amministrativa, concentrandola su quella ordinaria; affidamento dell’iniziativa nelle istruttorie alle parti per accelerare il giudizio civile; riforma del C.S.M. per eliminarne l’impostazione corporativa.
- Nel settore della scuola e dell’Università è importante che in tutto il sistema si persegua l’obiettivo di elevare il livello qualitativo per formare cittadini validi culturalmente e responsabili e rendere più agevole l’inserimento di tutti nel mondo del lavoro e delle professioni. Stabiliti standard educativi per l’intera comunità nazionale, occorre puntare su itinerari differenziati ma dello stesso livello qualitativo, sull’adeguamento dei curricula e sul miglioramento della condizione e dei criteri di reclutamento e aggiornamento dei docenti e aprire il settore ad una vera competizione attraverso la graduale abolizione del valore legale dei titoli di studio e l’istituzione di una valido sistema di valutazione dei risultati.
- Potenziamento della ricerca di base pubblica e introduzione di un sistema come quello anglosassone delle fondazioni per favorire quella applicata. Rispetto delle autonomie delle istituzioni scientifiche per premiare il merito e selezionare e valorizzare i più bravi.
- Attenzione al mondo del lavoro e, in particolare alla sua tutela e dignità, alla sicurezza, alla previdenza pubblica e complementare privata, alla mobilità e alla formazione e aggiornamento professionale.
- La difesa del cittadino contro la criminalità è una questione prioritaria in una società libera che vuole sentirsi anche sicura ed è un compito al quale lo Stato deve attendere con grande impegno senza cedimenti e senza lasciare spazio a velleità di supplenza. A tal fine occorre dedicare la massima attenzione, concentrando risorse umane e strumentali in misura
adeguata, all’azione di prevenzione e di contrasto, articolando gli interventi per tenere conto della varietà di manifestazione del fenomeno e tendendo a coinvolgere le autorità locali e quanti ad ogni livello e con varie competenze possono essere utili all’efficacia dell’ azione stessa.




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