Sempre in tema di sviluppo della scienza e vaticano un interessante studio sulla università la sapienza , nella culla del cattolicesimo.
CISUI - Centro Interuniversitario per la storia delle Università italiane
oppure questo significativo passo tratto da
P. Redondi, «Cultura e scienza dall’illuminismo al positivismo», in Storia d’Italia. Annali 3. Scienza e tecnica nella cultura e nella società dal Rinascimento a oggi, a cura di G. Micheli, Einaudi, Torino 1980, pp. 789-794.
La partecipazione degli scienziati ai congressi fu davvero straordinaria e coinvolse non solo naturalisti, matematici e astronomi, ma anche letterati, storici e giuristi. Gli Stati italiani, dal canto loro, non ebbero una reazione univoca: il Granducato di Toscana fu favorevole all’iniziativa, mentre nello Stato Pontificio, sotto Gregorio XVI, la Congregazione per gli studi vietò ai professori la partecipazione alle riunioni. Non se ne deve però dedurre che la Chiesa abbia mantenuto un atteggiamento avverso alla scienze e prova ne è il fatto che molti scienziati cattolici conseguirono importanti risultati scientifici. Tuttavia, nello Stato Pontificio la libertà d’azione dello scienziato rimaneva vincolata a una realtà metafisica (basata cioè su un principio organizzatore divino capace di governare i fenomeni naturali) e a un rapporto gerarchico tra scienza e fede, come dimostra, ad esempio, l’istituzione della cattedra di fisica sacra, voluta da Pio VII nel 1816 presso l’Università La Sapienza a Roma.
Il corso era diviso in sei parti che seguivano la narrazione della creazione secondo il libro della Genesi -le sostanze elementari; il firmamento; le piante; i corpi celesti; i pesci e i volatili; gli altri animali e infine l’uomo- e rispecchiava il fine apologetico della disciplina, che riconosceva alla scienza il merito di aver eliminato ogni antica superstizione. Alla luce di questa premessa si capisce come l’istituzione di questa cattedra non possa essere intesa in modo riduttivo come un’operazione antiscientifica, ma vada interpretata da un lato come il tentativo di riqualificazione scientifica del clero, dall’altro come lo sforzo di sottrarre le nuove scoperte della scienza al dominio del laicismo illuminista e positivista. Ovviamente, l’intento dichiaratamente teologico non era immune da distorsioni del pensiero scientifico, e così l’immagine del mondo che si veniva delineando era risolvibile nel quadro di una realtà meccanicista che comunque non poteva fare a meno dell’esistenza di un essere superiore. I limiti di siffatta impostazione metodologica furono subito evidenti e, con la morte del suo titolare, l’abate Feliciano Scarpellini (1762-1840), la cattedra cessò definitivamente di esistere.
Vorrei ricordare che contemporaneamente gli sviluppi scientifici erano di tutt'altra portata.
Un conto è fare il solito elenco della spesa di scienziati cattolici , l'altro è dimostrare che fossero buoni scienziati perchè cattolici e non nonostante fossero cattolici.




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