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    Predefinito L'ideologia del consumo

    “C’è un’ideologia reale e incosciente che unifica tutti: è l’ideologia del consumo. Uno prende una posizione ideologica fascista, un altro adotta una posizione ideologica antifascista, ma entrambi, davanti alle loro ideologie, hanno un terreno comune, che è l’ideologia del consumismo. (...)Ora che posso fare un paragone, mi sono reso conto di una cosa che scandalizzerà i più, e che avrebbe scandalizzato anche me, appena 10 anni fa. Che la povertà non è il peggiore dei mali, e nemmeno lo sfruttamento. Cioè, il gran male dell’uomo non consiste né nella povertà, né nello sfruttamento, ma nella perdita della singolarità umana sotto l’impero del consumismo.”

    Pier Paolo Pasolini

    A volte sembra davvero che Pasolini fosse un Conservatore mancato, questa frase mi sembra assolutamente condivisibile, cosa ne pensate?

  2. #2
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    Predefinito Rif: L'ideologia del consumo

    Citazione Originariamente Scritto da JnanaTapas Visualizza Messaggio
    “C’è un’ideologia reale e incosciente che unifica tutti: è l’ideologia del consumo. Uno prende una posizione ideologica fascista, un altro adotta una posizione ideologica antifascista, ma entrambi, davanti alle loro ideologie, hanno un terreno comune, che è l’ideologia del consumismo.
    Beh questa non l'ho capita. Non è questione di ideologia, è questione di società. Tutti, volenti o nolenti, siamo degli ingranaggi di questo sistema che tende sempre più verso il produci-consuma-crepa. Sono veramente pochi i fortunati uomini liberi che si possono permettere di non essere schiavi del lavoro, del consumo, delle mode, della società.

    Citazione Originariamente Scritto da JnanaTapas Visualizza Messaggio
    Ora che posso fare un paragone, mi sono reso conto di una cosa che scandalizzerà i più, e che avrebbe scandalizzato anche me, appena 10 anni fa. Che la povertà non è il peggiore dei mali, e nemmeno lo sfruttamento. Cioè, il gran male dell’uomo non consiste né nella povertà, né nello sfruttamento, ma nella perdita della singolarità umana sotto l’impero del consumismo.”
    Indubbiamente.

    Citazione Originariamente Scritto da JnanaTapas Visualizza Messaggio
    A volte sembra davvero che Pasolini fosse un Conservatore mancato, questa frase mi sembra assolutamente condivisibile, cosa ne pensate?
    Di Pasolini conosco davvero pochissimo. Credo comunque che in questa analisi ci abbia azzeccato. :giagia:

  3. #3
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    Predefinito Rif: L'ideologia del consumo

    Citazione Originariamente Scritto da JnanaTapas Visualizza Messaggio
    “C’è un’ideologia reale e incosciente che unifica tutti: è l’ideologia del consumo. Uno prende una posizione ideologica fascista, un altro adotta una posizione ideologica antifascista, ma entrambi, davanti alle loro ideologie, hanno un terreno comune, che è l’ideologia del consumismo. (...)Ora che posso fare un paragone, mi sono reso conto di una cosa che scandalizzerà i più, e che avrebbe scandalizzato anche me, appena 10 anni fa. Che la povertà non è il peggiore dei mali, e nemmeno lo sfruttamento. Cioè, il gran male dell’uomo non consiste né nella povertà, né nello sfruttamento, ma nella perdita della singolarità umana sotto l’impero del consumismo.”

    Pier Paolo Pasolini

    A volte sembra davvero che Pasolini fosse un Conservatore mancato, questa frase mi sembra assolutamente condivisibile, cosa ne pensate?
    perchè mancato?
    «Puoi togliere il selvaggio dalla foresta, ma non puoi togliere la foresta dal selvaggio.»
    Paolo Sizzi

  4. #4
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    Predefinito Rif: L'ideologia del consumo

    Citazione Originariamente Scritto da Schwerpunkt Visualizza Messaggio
    perchè mancato?
    L'influenza del marxismo nel pensiero di Pasolini fu comunque importante. Le riflessioni più condivisibili in questo senso fanno parte del periodo più maturo.

  5. #5
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    Predefinito Rif: L'ideologia del consumo

    Da "L'antinovecento" di Marcello Veneziani

    “L’Italia di oggi è distrutta esattamente come nel 1945.
    Anzi,certamente la distruzione è ancora più grave, perchè non ci troviamo tra macerie, pur strazianti, di case e monumenti, ma tra “macerie di valori”: valori umanistici, e, quel che più importa, popolari.
    ”Non temere la sacralita’ e i sentimenti, di cui il laicismo consumistico ha privato gli uomini trasformandoli in bruti e stupidi automi adoratori di feticci.”
    Queste affermazioni di Pier Paolo Pasolini spiegano forse meglio di ogni altra analisi le ragioni per le quali oggi il poeta friulano piace ad ambienti diversi e lontani da quelli in cui militò, seppure in modo tormentato: piace in certi ambienti culturali e giovanili di "destra", anche se continua a non essere amato in altri ambienti forse più propriamente di destra (...)
    Se l’Italia contemporanea ha avuto un suo poeta civile, un testimone implacabile della corruzione e dell’alienazione novecentesca, questo è Pier Paolo Pasolini.
    Egli ha rappresentato la coscienza critica dell’Italia per due ragioni contrastanti.
    Da una parte Pasolini è lo specchio, poetico e esistenziale, di un’Italia avvilita e degradata, in preda al vuoto dei valori e all’assoluto permissivismo; un’Italia disgregata, uscita dalla storia.
    In questo quadro Pasolini è davvero il D’Annunzio della nostra epoca, il poeta civile e l’esteta di un’Italia "malata".
    E in tanto diventa l’anti-D’Annunzio, in quanto egli è il poeta di un’Italia che è la negazione dell’Italia dannunziana, sia nel bene (come rifiuto della retorica e della violenza) sia nel male (come rifiuto di ogni altezza e bellezza).
    Dall’altra parte, Pasolini ha rappresentato una voce accorata di protesta contro gli effetti devastanti del consumismo, dell’omologazione, della corruzione politica, sociale e ambientale, un irriducibile accusatore del progressismo, dei falsi perbenismi e della violenza di ogni tipo, un cercatore "religioso" dell’anima arcaica, rurale e incontaminata del popolo, un difensore di ogni diversità e di tutti gli emarginati, un implacabile moralista, un singolare profeta del passato e delle origini.(...)
    Pasolini, forse da solo tra gli intellettuali, ritenne allora che vi fosse una omogeneità profonda fra il ‘68 e i disegni stessi del capitalismo e della rivoluzione industriale, comunista e borghese.
    Che tipo di uomo vuole il nuovo potere? si chiedeva Pasolini.
    Non vuole più un buon cittadino, un buon soldato.
    Non vuole un uomo onesto, previdente, non lo vuole tradizionalista, e nemmeno religioso.
    Al posto del vecchio tipo d’uomo, il nuovo potere vuole semplicemente un consumatore.
    Anche la Chiesa, prevedeva Pasolini, diventerà superflua.
    "Come può il nuovo potere trasformare il vecchio uomo in consumatore?
    Mediante quel processo che si chiama acculturazione: cioè riducendo e appiattendo tutti gli altri valori e le altre culture non omogenee ai modelli di una cultura centrale, cioè di una cultura del potere."
    L’obiettivo, secondo la sua analisi,era quello di trasformare gli uomini in conformisti e consumatori.
    Ora, notava Pasolini,il '68 ha praticamente aiutato il nuovo potere a distruggere quei valori di cui voleva liberarsi: "I contestatori distruggono esattamente quel che il potere neo-capitalistico vuole abbattere”: i legami tradizionali, religiosi, l’attaccamento alle radici, il senso comunitario, la solidarietà con gli altri, il senso dell’autenticità, dell’austerità, del mistero. E impongono esattamente ciò che il neocapitalismo vuole imporre: il primato del fare, il feticismo della roba, la proiezione totale nel futuro, il culto del progresso, la teologia del cambiamento.(...)
    Si può non condividere questa analisi, ma si deve riconoscere che quando quei giovani si liberarono dalla sovrastruttura ideologico-politica, divennero in effetti agenti e funzionari di quell’utilitarismo neoborghese che li ha poi caratterizzati negli anni '80.
    Ma questo Pasolini non poté vederlo.
    Non a caso molti osservatori che sarebbero stati definiti allora "borghesi" hanno oggi positivamente rievocato il'68, ritenendolo un fattore progressivo verso la modernizzazione e la laicizzazione del paese.(...)
    Uscendo dall’oleografia e dai ritratti ufficiali, si dovrebbero scoprire le pagine più inconsuete del poeta.
    Come quelle delle poesie friulane raccolte nel volume "La nuova gioventù".
    Qui si accentua il senso religioso del poeta attraverso il confronto con la propria terra, la propria lingua, le proprie lacerate radici friulane.
    E insieme muta sorprendentemente lo sguardo sui "fascisti".
    Già in una variante della poesia "Tornando al paese", naturalmente dimenticata, Pasolini scrive in friulano strane parole: "Se volessi diventare cattolico o fascista non potrei perché ormai la campana non è più sempre la stessa e i padri non ridono, come nei rami di pioggia, negli occhi dei loro bambini".
    E’ come se lo strazio per una tradizione che non può più “tradere”, cioè trasmettere e continuare, gli impedisse di essere cattolico o fascista.
    Ma quella tradizione interrotta è un evento doloroso, per nulla amato, e nemmeno accettato.
    Conosciamo, del resto, a quali accenti di antimodernismo e di nostalgia delle origini giunse Pasolini nei suoi scritti polemici.
    Ma è soprattutto nelle ultime poesie italofriulane, intitolate "Tetro entusiasmo", un’espressione tratta da Dostoevskij, che avviene in Pasolini la svolta.
    Poesie rimosse dai suoi apologeti.
    Enzo Siciliano, per esempio, non cita affatto queste poesie e il libro che le raccoglie nel pur ampio e dettagliato profilo biografico pubblicato nel "Dizionario degli autori".(...)
    Poeticamente reazionari sono i versi che culminano con queste parole:
    "Grazie a Dio si può tornare indietro.
    Anzi, si deve tornare indietro.
    Anche se occorre un coraggio che chi va avanti non conosce."
    Implacabili diventano poi i suoi versi contro un santuario allora dominante, si era alla metà degli anni '70, l’antifascismo.”
    I vecchi antifascisti sono i veri fascisti, "scrive" che sono i leader dell’Acculturazione e non solo toccano le anime, me se le succhiano al Centro.
    Anche in "Versi sottili come righe di pioggia" Pasolini ironizza sull’antifascismo "gratificante e eletto", e sul progressismo, sul laicismo, sulla razionalità.
    Dopo aver deriso, in versi precedenti, naturalmente espunti dalla memoria ufficiale, "la paura degli intellettuali comunisti", il loro andare nel "branco".
    L’elogio della leggerezza "sognante" dei comunisti si ritrova in una poesia del '74, "Il diavolo con la madre", ma appare in inquietante compagnia: "Nelle case dei poveri i figli, vecchi fascisti o comunisti, entrano piano come ladri portando l’immensità dell’aria".
    Fascisti o comunisti: un’imbarazzante intercambiabilità.
    Ma la più significativa in questo senso è proprio l’ultima poesia di Pasolini, scritta in friulano e intitolata "Saluto e augurio".
    E’ rivolta a un giovane fascista: "Voglio parlare a un fascista, prima che io, o lui, siamo troppo lontani" scrive quasi presago della fine imminente.
    Dice di amare i suoi capelli corti (Pasolini detestava i capelloni che imperversavano in quegli anni tra i ranghi dei suoi compagni).
    Il ragazzo fascista, dice Pasolini, "vuol difendere il latino e il greco contro di me", ma "non sa quanto io ami il greco e il latino".
    Poi gli rivolge parole inattese: "Vieni qua, Fedro" dice Pasolini evocando il personaggio del dialogo platonico, il "Simposio", dedicato all’Amore "ascolta.
    Voglio farti un discorso che sembra un testamento.
    "Parola che non lascia indifferenti, se si considera che è davvero la sua ultima espressione poetica.
    Rimprovera al ragazzo di non avere un cuore libero, ma poi lo invita a difendere le vigne, i fichi negli orti, i casali, il capo tosato dei suoi camerati, le campagne, la confidenza col sole e con la pioggia.
    E lo esorta a continuare a sognare perché "la Destra divina è dentro di noi, nel sonno".
    "Odia quelli che vogliono svegliarsi, e dimenticarsi delle Pasque.
    "Lo invita poi ad amare i poveri, la loro diversità, a non essere borghese, ma santo e soldato, anche se "santo senza ignoranza" e "soldato senza violenza".
    E gli indica un compito: "Difendi, conserva, prega."
    Un precetto da "reazionario".
    "Prenditi tu sulle spalle questo fardello" dice Pasolini al fascista "io non posso: nessuno ne capirebbe lo scandalo."
    Un vecchio, aggiunge Pasolini, ha rispetto del mondo; invece un giovane, come il fascista, può prendere sulle spalle questo peso.
    C’è probabilmente il gusto pasoliniano dello scandalo, l’assoluta inettitudine del poeta a vedere la realtà,e forse persino l’attenzione amorosa di un omosessuale verso un giovane dai capelli corti che esibisce la sua mascolinità.
    Ma non c’è solo questo.
    Ed è ben strano che Pasolini rivolga il suo testamento a un fascista, "tu ragazzo che mi odii", e che a lui, e non a un compagno, affidi il suo "fardello".
    Un fardello in cui c’è l’essenza di Pasolini: il pauperismo ma anche la difesa della tradizione, delle radici, dell’ambiente, della religione ("difendi, conserva, prega").
    Quella stessa essenza che emergeva in un’altra sua poesia in lingua italiana "Un solo rudere", in cui scriveva:

    "Io sono una forza del Passato.
    Solo nella tradizione è il mio amore.
    Vengo dai ruderi, dalle Chiese,
    dalle pale d'altare, dai borghi
    dimenticati sugli Appennini o le Prealpi,
    dove sono vissuti i fratelli.
    Giro per la Tuscolana come un pazzo,
    per l'Appia come un cane senza padrone.
    O guardo i crepuscoli, le mattine
    su Roma, sulla Ciociaria, sul mondo,
    come i primi atti della Dopostoria,
    cui io sussisto, per privilegio d'anagrafe,
    dall'orlo estremo di qualche età
    sepolta. Mostruoso è chi è nato
    dalle viscere di una donna morta.
    E io, feto adulto, mi aggiro
    più moderno d'ogni moderno
    a cercare i fratelli che non sono più".

  6. #6
    SOVRANISTA ISRAELIANO
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    Predefinito Rif: L'ideologia del consumo

    Sicuramente il consumismo è un nemico della reazione , e braccio armato della sovversione.
    Il consumismo crea una relazione anti-logica anche col mondo del lavoro , perchè quante volte ci viene detto "consumate e comprate se volete che i vostri padri mantengano il posto in fabbrica" quando in realtà un sistema per mantenersi in equilibrio dovrebbe funzionare al contrario , si lavora perchè si hanno dei bisogni e si soddisfano quei bisogni col consumo ma io non devo sentirmi costretto , e se non lo faccio in colpa , di consumare poco!
    Il consumismo è un'arma inoltre a favore degli usurai e delle banche , perchè spesso la gente non abbastanza liquidità per consumare e si rivolge e quei soggetti , aumentandone il potere.
    Infine una riflessione di genere , il femminismo come movimento ideologico , non è stato "di sinistra" ma blandito e probabilmente finanziato , in primis dalla grande industria e dai potentati finanziari , perchè?
    perchè ormai tutti gli studi sociologici , comportamentali e psicologici confermano senza ombra di dubbio che le donne consumano più degli uomini , che detto fra noi se non fosse per loro andremmo in giro con gli stessi vestiti di 10 anni fa , ed è stato anche verificato che più donne assieme e donne con bambini , consumano ancora di più.
    Il sistema materialista liberaloide quindi dando più potere alle donne , in primis aprendo loro il mercato del lavoro , ha consentito di aumentare di molto la velocità di "consumistizzazione" della società occidentale.
    La donna per sua natura , essendo più simile ad un bambino che ad un adulto , è attratta dai beni , dagli oggetti , dai colori vivaci , dalle mode , come i bimbi sono attratti dai giocattoli ecco perchè è un'alleata inconsapevole del suddetto fenomeno.

    Queste riflessioni mi portano a pensare che da un punto di vista reazionario chiunque si ponga contro il consumismo , debba essere cosciente che femminismo , autonomia lavorativo (e quindi di reddito) delle donne va a braccetto col consumismo e che questo ovviamente va a braccetto col potere delle banche e dei grandi potentati industriali , che costringono la gente non a lavorare per vivere ma a vivere per lavorare.

    E quindi a mantere sicuri il loro potere , perchè uno che sta fuori casa 10-12 ore al giorno per 6 giorni alla settimana poi non ha neanche il tempo nè la voglia per fermarsi a riflettere , leggere o fare attività politica ma preferisce distrarsi , a cui provvedono i famosi mass-media , vere e proprie armi di distrazione di massa.

    Ah altra cosa che dimenticavo , nella lotta al consumismo sono da includere anche i mass-media , specie quelli privati , che vivono di inserzioni pubblicitarie e che perciò tendono a propagandare stili di vita basati sul consumo perenne.

    La lotta al consumismo è una lotta di libertà , bisogna resistere alla tentazione di comprare cose che poi non ci servono o useremo solo in via eccezionale , piuttosto in quel caso scegliere il noleggio , anche di strumenti da lavoro.
    E coltivare un orto , chi ha la fortuna di avere un giardino...
    CLAUDIA CONTE, TI AMO!

  7. #7
    Ordine e Regresso!
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    Predefinito Rif: L'ideologia del consumo

    Pasolini è stato un gay comunista, ma è sempre stato un pò atipico. ad esempio mi ricordo che nel 68 prese le parti della polizia in quanto i poliziotti erano i veri figli del proletariato (ora un pò meno). cmq l'analisi del consumismo non fa una piega.
    uuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu!

  8. #8
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    Predefinito Rif: L'ideologia del consumo

    Devo ammetterlo, un bel 3d.

    Che dire, il consumismo nasce dalla voglia di possedere quanti piu' beni materiali (o dall'illusione di possederli perche' in realta' nulla si possiede realmente).

    Affermare che il consumismo sia imposto da norme sociali e sia di conseguenza un fattore culturale e', a mio giudizio, errato, anche se ammetto che potrei sbagliare in maniera colossale.

    Credo piuttosto ci sia una parte intrinseca alla natura umana che tende alla dominazione (di persone o cose) per raggiungere una illusoria sicurezza sociale tramite il possesso di beni materiali, e la necessita' di consumare (in realta' comprare e possedere) ne e' l'espressione piu' significativa.

    Gli indiani d'America ad esempio non concepivano il possesso della terra, per loro ''possedere'' un pezzo di terra era cosa inconcepibile, si autoconsideravano piuttosto guardiani temporanei della terra sulla quale vivevano. Lo scrivo perche' questo e' un chiaro esempio di norma sociale, e scrivendolo mi smentisco su quello che ho scritto al paragrafo precedente, ma lo faccio appositamente perche' a tutt'oggi non so bene a cosa sia dovuta questa malattia che chiamiamo appunto - consumismo.

    Inoltre non credo che il consumismo abbia a che fare con le ideologie politiche (di destra, sinistra o quant'altro).

  9. #9
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    Predefinito Rif: L'ideologia del consumo

    Il consumismo non si esaurisce nel concupire quanti più beni materiali possibile, secondo me. Questo concetto sta alla base, ma poi viene rafforzato dall'incessante battage della pubblicità, che incita ad avere tutto all'ultima moda, di marca, il più tecnologicamente avanzato possibile. Questo naturalmente travalicando i limiti stessi della plausibilità scientifica, se necessario. Tanto chi conosce i veri limiti della tecnologia, in un mondo in cui li stessi tecnici sono manipolati, finanziati e pungolati dal complesso pubblicitario che li alimenta?
    Non sono molto convito dell'argomentazione che indica la donna come meno controllata negli acquisti degli uomini. Conosco certi uomini che danno punti alle loro mogli in tema di consumismo, persino nel campo dei cosmetici. Bisogna apparire, bellezza!iaociao:
    "Io nacqui a debellar tre mali estremi: / tirannide, sofismi, ipocrisia"


    IL DISPUTATOR CORTESE

    Possono tenersi il loro paradiso.
    Quando morirò, andrò nella Terra di Mezzo.

  10. #10
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    Predefinito Rif: L'ideologia del consumo

    Citazione Originariamente Scritto da occidentale Visualizza Messaggio
    Il consumismo non si esaurisce nel concupire quanti più beni materiali possibile, secondo me. Questo concetto sta alla base, ma poi viene rafforzato dall'incessante battage della pubblicità, che incita ad avere tutto all'ultima moda, di marca, il più tecnologicamente avanzato possibile. Questo naturalmente travalicando i limiti stessi della plausibilità scientifica, se necessario. Tanto chi conosce i veri limiti della tecnologia, in un mondo in cui li stessi tecnici sono manipolati, finanziati e pungolati dal complesso pubblicitario che li alimenta?
    Non sono molto convito dell'argomentazione che indica la donna come meno controllata negli acquisti degli uomini. Conosco certi uomini che danno punti alle loro mogli in tema di consumismo, persino nel campo dei cosmetici. Bisogna apparire, bellezza!iaociao:
    Comunque se' e' come dici allora il consumismo e' un fenomeno culturale, non un carattere istintivo intrinseco alla natura umana.
    Ed in conseguenza di cio' puo' essere controllato, ampliato o diminuito a seconda della imposizione di norme sociali diverse.

    Ma e' veramente cosi'? Puo' essere.

    Se penso agli amish mennoniti americani capisco che il consumismo e' anche inutile, in quanto stanno bene come stanno senza bisogno di avere questo o quello (macchinone, cellulare, tv flat-screen ecc...).iaociao:

 

 
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