Non avendo più nulla da perdere, David Irving è tornato alla carica. Dopo essere stato condannato a tre anni di carcere in Austria per aver negato l’Olocausto, lo storico inglese si è rifatto sotto sostenendo che nelle intenzioni dei tedeschi non ci fosse nessun piano di sterminio nei confronti del popolo ebraico. E, soprattutto, che Adolf Hitler non ha avuto nessuna responsabilità in questo senso.
In un'intervista al programma 'Today' della Bbc Radio, Irving ha ammesso che ci furono ebrei sterminati durante la Seconda Guerra Mondiale; ma ha aggiunto che se è credibile la cifra di 1,4 milioni di morti nella cosiddetta 'Action Reinhard', nei campi di Treblinka e Sobibor, il numero delle vittime nel campo di concentramento di Auschwitz è di gran lunga minore rispetto a quello solitamente creduto.
Secondo Irving, ad Auschwitz c'erano due "piccole" camere a gas, e non le enormi strutture identificate dagli altri storici. "Considerata la spietata efficienza dei tedeschi, se ci fosse stato un programma di sterminio per uccidere tutti gli ebrei, in che modo avrebbero potuto sopravvivere in così tanti?".
E quando gli è stato chiesto se a sovrintendere il programma ci fosse Hitler, il 67enne storico ha risposto: "E' assolutamente sbagliato e nessuno lo può giustificare: il coinvolgimento di Hitler comporta un grosso interrogativo". Al processo, lo storico negazionista aveva riconosciuto di essersi sbagliato: aveva detto cioè di aver dubitato dell'Olocausto fino a quando non aveva visto gli archivi personali di Adolf Eichmann. "Lo dissi basandomi sulle mie conoscenze a quel tempo, ma quando nel 1991 mi imbattei nelle carte di Eichmann, non lo dissi più e non lo direi adesso". Peccato che lo stesso coraggio nel difendere le proprie idee, Irving non l’abbia mostrato di fronte ai giudici nell’aula del tribunale.




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