«Ho viaggiato con Ocalan»
Ramon Mantovani racconta l'arrivo a Roma con il comandante Apo
Liberazione 26 novembre 1998
D'Alema: «Il leader kurdo non mi sembra persona che si fa portare». Gravi insinuazioni del guardasigilli Diliberto
Giornata storica, forse, per il popolo kurdo, non certo per la politica italiana: che ha mostrato, a tratti, un'immagine di sé davvero di basso profilo. Per tutto il giorno, si è cercato di montare lo scandalo contro Rifondazione comunista e i suoi rapporti con il viaggio di Ocalan a Roma -- in serata, l'imprenditrice Salomon ha chiesto, nientemeno, che provvedimenti disciplinari contro Ramon Mantovani, reo di aver accompagnato in aereo un "criminale". Per tutto il giorno, è ritornato il giallo "che non c'era", e dagli angoli piú riposti di Montecitorio sono partiti squallidi boatos e manovre di piccolo cabotaggio. Tentativi falliti, in tutta evidenza. Se è vero che il presidente del Consiglio, D'Alema, ha ribadito che la questione Ocalan non è stata affrontata con la semplice applicazione dei nostri principi costituzionali -- e che comunque «Ocalan non è il tipo da essere portato a Roma da qualcuno». Se è vero, anche, che solidarietà alla causa kurda è venuta dai popolari, mentre il leader Ds Veltroni non ha resistito alla tentazione di criticare il Prc. Ma andiamo alla cronaca.
In mattinata, si sparge la notizia, battuta da tutte le agenzie di stampa, secondo la quale, sull'aereo che ha portato il leader del Pkk lo scorso 13 novembre da Mosca a Roma, c'erano «alcuni deputati comunisti» -- un greco e due italiani, non meglio identificati. Ne nascono subito un'eccitazione e un chiacchiericcio diffuso: chi erano questi "comunisti", indebiti viaggiatori? Per conto di chi hanno svolto la loro "missione"? Che cosa ne sapevano i servizi? Nella confusione, nessuno pensa alla cosa piú semplice: controllare l'elenco dei passeggeri che erano sul volo del 14 novembre. Qualcuno, invece, pensa di interrogare il neoministro della Giustizia, Oliviero Diliberto: il quale spiega di non sapere nulla di quel viaggio. Ma aggiunge anche: «Accadevano cose strane in Rifondazione comunista, ed è anche per questo che ce ne siamo andati». Una frase che fa andare su tutte le furie Fausto Bertinotti: il segretario di Rifondazione giudica l'espressione «diffamatoria» e invita Diliberto «a dire, formalmente, tutto quello che sa sulle stranezze, cosí le impariamo anche noi». Nella gara delle sciocchezze, si piazzerà bene anche l'on. Rizzo. Ai Comunisti italiani interessa piú l'insulto meschino a Rifondazione comunista che non la causa dei kurdi.
Alla fine della mattinata, Ramon Mantovani dichiara che sí, ha viaggiato su quell'aereo con Abdullah Ocalan, e convoca una conferenza stampa per il pomeriggio. A Montecitorio, appunto, in una sala stampa affollatissima, Mantovani spiega, anzitutto, che la decisione di Ocalan di venire a Roma «è stata un'iniziativa sua, né sollecitata né proposta nemmeno nei contatti precedenti tra Prc e Pkk». Men che mai, dunque, il governo italiano ne era informato, mentre, ovviamente, lo sapevano Bertinotti e la segreteria nazionale del Prc. Il deputato comunista ha quindi raccontato di aver appreso, per telefono, l'11 novembre, l'intenzione di Ocalan di venire in Italia, il paese che, per ragioni politiche e giuridiche, gli sembrava piú opportuno per la sua missione di pace. «A Mosca» prosegue il racconto «sono stato accompagnato da funzionari dei servizi di sicurezza russi in un locale dell'aeroporto, dove ho incontrato Ocalan. Partimmo subito per Roma, con il primo volo dell'Alitalia. A Fiumicino il leader kurdo si consegnò alle autorità italiane, io tornai a Roma con l'on. De Cesaris che mi aspettava in macchina». Perché tutta la riservatezza fin qui tenuta? «Per impedire che tutto questo finisse in propaganda politica per il mio partito, e per non intralciare la discussione politica dell'Italia». Insomma, «nessun giallo, e il viaggio si è svolto alla luce del sole: con il mio passaporto, il mio nome e un aereo di linea».
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