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Discussione: Progetto Eurasia

  1. #1
    Saloth Sâr
    Ospite

    Predefinito Progetto Eurasia

    "Lo stato-nazione che voglia essere indipendente è obbligato a dotarsi di mezzi militari adeguati. Il possesso di questi mezzi dipende dalla demografia, dalla geografia, dall'autarchia in fatto di materie prime, dalla potenza industriale dello stato. Fra l'Islanda e Vladivostok possiamo unire 800 milioni di persone (non fosse altro, per mantenere l'equilibrio con 1.200 milioni di Cinesi) e trovare nel sottosuolo della Siberia tutto il necessario per soddisfare il nostro fabbisogno energetico e strategico. Affermo che, dal punto di vista economico, la Siberia è la provincia dell'impero Europeo maggiormente necessaria alla sua sostenibilità. Una grande unione dell'Europa Occidentale altamente industrializzata e tecnologicamente all'avanguardia con l'Europa Siberiana che dispone di riserve pressoché inesauribili di materie prime, consente la creazione di un potentissimo Impero repubblicano, col quale nessuno potrà far altro che venire a patti" (Jean Thiriart - L'Europa fino a Vladivostok)

    Chi siamo?

    "Progetto EurAsia" è una iniziativa che ha visto la luce nel corso dell'anno 2002, all'indomani dell'aggressione anglo-americana contro la Repubblica Afghana, e che intende contribuire alla comprensione dell’attuale fase storica e dei suoi probabili sviluppi. Comprendere il presente significa infatti intendere sia le azioni della potenza che svolge oggi il ruolo del protagonista sulla scena mondiale, sia quelle dei suoi alleati, delle forze che negli albori di questo millennio ne agevolano, con un maggiore o minor grado di consapevolezza, i fini. Gli intendimenti di questo progetto sono stati comunque in una certa misura superati dal corso stesso degli eventi. Da una parte, si è constatata una crescente presenza in rete di siti che contribuiscono all'opera di controinformazione ed analisi delle vicende connesse alla guerra Atlantista contro l'Europa. D'altra parte, nei mesi trascorsi sono nati o si sono ulteriormente precisati i contorni di numerose iniziative che si muovono nella prospettiva di un progetto geopolitico Eurasiatico, della creazione di un blocco geopolitico continentale alternativo al blocco Atlantico. Della produzione teorica di tali iniziative intende dare conto "Progetto EurAsia".

    A chi si rivolge "Progetto EurAsia"?

    L'appello ad aderire ed appoggiare il nostro movimento è rivolto ad ogni europeo, istruito o meno, all'influente e all'ultimo dei diseredati, all'operaio e al dirigente, al bisognoso e al benestante, al conservatore e al modernista, allo studente e al tutore dell'ordine, al soldato e al tessitore, al governatore e al musicista rock. Ma solo a colui che ama l'Europa, che non sa concepire se stesso senza di essa, che ha compreso la necessità del severo sforzo a tutti noi richiesto affinché il nostro paese ed il nostro popolo conservi il suo posto sulla mappa del nuovo millennio (da cui continuamente cercano di cancellarci); a colui che vuole, appassionatamente vuole che noi tutti alla fine torniamo ad erigerci in una grande potenza, che sradichiamo dal nostro comune organismo tutte le escrescenze parassitarie, che strappiamo il velo di nebbia dalle nostre menti, che affermiamo al di sopra del paese, del continente, del mondo i nostri solari ideali europei – ideali di Libertà, Equità, Fedeltà alle Origini.


    "Come un cuore pulsante l'Heartland, inviolato e inviolabile fino ad ieri nelle sue difese naturali e climatiche, nei suoi immensi spazi scrigno di ricchezze ancora inesplorate, ha continuato a pompare sangue vivo nelle arterie del Mondo Antico, linfa vitale di giovani energie per alimentare, in pace come in guerra, le civiltà dell'EurAsia che hanno modellato il mondo intero come oggi lo conosciamo" (Carlo Terracciano - Guerra d'EurAsia)

    Il movimento EurAsia può dunque diventare una realtà solo se molti si raccoglieranno attorno ad esso. Molto può essere fatto anche da un singolo uomo, ma la poesia, come ebbe a dire Lautréamont, riguarda tutti! A maggior ragione, l'EurAsia riguarda tutti! Ora tutto dipende dai nostri sforzi. Nessuno promette soltanto vittorie ed aumento del benessere. Avanti stanno giorni di duro lavoro, spesso invisibile dall'esterno. Avanti stanno difficoltà e battaglie, perdite e fatiche, ma anche il piacere ed il Grande Fine!


    Rappresentazione iconografica del continente EurAsia nella prospettiva Nazionalcomunista russa (Mosca Terza Roma) che mostra le tre bandiere dell'opposizione patriottica unite: la bandiera rossa comunista, la bandiera tricolore con l'aquila bicefala dei monarchici e la bandiera nera dei nazionalrivoluzionari

    Perchè "EurAsia"?

    La Geopolitica ridisegna le carte geografiche in base alla reale suddivisione delle masse continentali, che hanno determinato nella Storia il compattamento di aree culturali (in senso lato), etno-linguistiche, religiose ecc... Un solo esempio: l'Europa. L'Europa dall'Atlantico agli Urali, da Capo Nord al Mediterraneo, è veramente un "continente", nella definizione scolastica del termine? Certamente NO! Benché circondata da un oceano e dai suoi mari interni, vista da Est l'Europa non è altro che una propaggine, una grossa penisola della massa territoriale asiatica, la più estesa del globo. Gli Urali sono poco più che colline che non hanno mai rappresentato una barriera per i popoli che da est o da ovest hanno sempre "corso" la pianura Sarmatica, la cui estrema propaggine arriva a Calais ed oltre, a bagnarsi nelle acque oceaniche. Per la Geopolitica la vera unità continentale è l'EURASIA = l'Europa + l'intera Siberia, fino all'altro oceano, il Pacifico. Anche sul piano storico e culturale, non si può parlare veramente di Europa senza considerare tutto il mondo slavo e ortodosso. E tutto il mondo slavo-ortodosso vuole dire anche Russia! Quindi quando i geopolitici parlano di EURASIA, intendono appunto l'Europa tutta, compresa la Federazione russa fino al Pacifico; l'Europa da Reykjavik a Vladivostok, la "capitale" europea d'Oriente. Al di sotto c'è l'Asia "gialla", la Cina, la Mongolia, ed in mezzo i grandi altopiani desertici, le alte catene di montagne, fino al naturale confine fluviale dell'Amur-Ussuri, sulle cui opposte sponde russi e cinesi si confrontano da secoli.


    "Per le sue dimensioni, per la vastità delle sue terre vergini e ricchissime di materie prime, per la sostanziale tenuta del suo popolo nonostante l’aggressione mondiale da almeno due secoli, la Russia, potenza terrestre in naturale conflitto con le talassocrazie anglofone, è la più naturale candidata al ruolo di guida della Liberazione Continentale Europea. Mosca (la “Terza Roma” dei mistici russi) sarà la candidata ideale per la riscossa antimondialista dell’Europa dei cento popoli sotto una sola bandiera! La Russia giocherà lo stesso ruolo che Piemonte e Prussia ebbero nell’Ottocento nella creazione rispettivamente delle Nuove Nazioni, Italia e Germania, per dar vita ad un unico blocco geopolitico eurasiano" (Carlo Terracciano - La dottrina delle tre liberazioni)

    Oggi l'Europa attraversa una fase di trasformazioni. Essa deve passare dallo stadio più o meno stabile degli stati territoriali allo stadio dello stato continentale. Per la maggioranza delle persone questa transizione è però ostacolata dall'inerzia mentale, per non dire dalla pigrizia di pensiero. Ma prima ancora il popolo russo, i suoi intellettuali, le sue forze armate dovranno fare una scelta coraggiosa e definitiva, dettata proprio dalla loro storia e dalla geopolitica che, per posizione ed estensione, mantiene la Russia in un ruolo centrale eurasiatico. Questo è il paese che ha prodotto un Ivan , un Pietro, un "uomo d’acciaio". Capi politici e militari che conquistarono immensi territori, fondarono un impero plurisecolare, aprirono i mari e gli oceani alle flotte dello Zar o tramutarono, col sudore e col sangue, con l'"acciaio" appunto, un paese agricolo semifeudale nella seconda potenza terrestre di tutti i tempi. Se l’America si dice terrorizzata da un Bin Laden o da un Saddam Hussein, cosa farebbe di fronte ad una Russia con i potenziali atomici ancora intatti unita ad un’Europa potenza economica e finanziaria? Del resto non esiste alternativa, né per l’Europa né soprattutto per la Russia. Quando la talassocrazia americana si sarà saldamente insediata in tutto il Rimland eurasiatico, nella Fascia Marginale, inizierà l’offensiva finale contro i due colossi rimasti: Cina e appunto Russia. Un’offensiva che prevede lo sfaldamento delle varie componenti etniche e religiose, iniziando dall’esterno verso il cuore. Centro Asia, Caucaso, Vladivostock per noi, Sinkiang, Tibet, Taiwan per la Cina. Questa è una guerra contro l’Europa. Contro tutta l’Europa. Nelle parole di Brezeszinski, è l'"Eurasia" il centro del potere mondiale. Il vuoto politico e militare aperto dalla temporanea eclissi della Russia viene sfruttato dalla strategia USA in Europa Centrale. Vincere questa battaglia è l'imperativo geopolitico attuale degli USA, contro la prospettiva di una realtà Eurasiatica che trovi finalmente forme di unione sovranazionale e di integrazione, e contro ogni ipotesi di cooperazione tra l'Asia e l'Europa. Siamo di fronte ad una guerra preparata da tempo, almeno dalla metà degli anni Novanta, forse prima ancora degli accordi di Dayton. Preparata con la destabilizzazione finanziaria gestita dal FMI e dalla Banca Mondiale ai danni dei Paesi dell’Europa Orientale. In questa prospettiva, assume rilievo straordinario l’evoluzione futura della situazione della Russia. I testi che presentiamo esprimono le opinioni di forze intellettuali e politiche che combattono oggi la prospettiva che l‘America ha disegnato per questo Paese: l’accettazione di un capitalismo mafioso o la dissoluzione economica e politica a tempo indeterminato. La III Guerra Mondiale è già cominciata. E’ iniziata ufficialmente l’11 Settembre 2001.

    "Chi controlla l'Est Europa comanda l'Heartland [letteralmente: il Cuore della Terra]: chi controlla l'Heartland comanda l'Isola -Mondo [la massa terrestre eurasiatico-africana]: chi controlla l'Isola-Mondo comanda il mondo" (Halford Mackinder)



    La destabilizzazione geopolitica orchestrata dagli USA colpisce esattamente il percorso delle antiche vie della seta e il percorso meridionale dell’attuale Ponte di Sviluppo Eurasiatico, cioè le arterie indispensabili di un’integrazione infrastrutturale eurasiatica. La guerra in Iraq e il conflitto Kurdo 1 hanno bloccato una via di collegamento tra Europa, Medio Oriente e Asia. La Guerra dei Balcani 2 ha bloccato la navigazione danubiana, ed ha impedito la costruzione del collegamento ferroviario tra il sud-est Europa e la Turchia. I conflitti nella regione caucasica 3 hanno bloccato i collegamenti ferroviari da costruire tra Europa, Russia europea e Medio Oriente, interrompendo inoltre il flusso di petrolio che da Baku attraversa la Russia per arrivare in occidente. Il conflitto afghano 4, i diversi focolai in Asia Centrale 5, i rischi di insurrezione nella provincia cinese dello Xinjiang 6, bloccano i principali corridoi di collegamento necessari tra Cina, Medio Oriente ed Europa. La minaccia di un conflitto tra India e Pakistan 7 ostacolerebbe lo sviluppo delle linee ferroviarie lungo la via della seta meridionale.





  2. #2
    Saloth Sâr
    Ospite

    Post Francesco Boco, Jean Thiriart: L'Europa come Rivoluzione

    JEAN THIRIART: L'EUROPA COME RIVOLUZIONE



    Il profeta dell'Europa unita da Dublino a Vladivostok: autocratica, armata, anti-imperialista, comunitaria. Il destino rivoluzionario di una Grande Nazione: Eurasia. Le tesi di Jean Thiriart vengono oggi riscoperte, il concetto di Eurasia, che può apparire ai più come una novità assoluta, in realtà era già presente negli scritti di Jean Thiriart posteriori al crollo del Muro di Berlino, o ad esso appena precedenti, ma noi osiamo credere che fosse già una possibilità tenuta in considerazione anche negli anni della militanza politica di Jeune Europe 1. Unici ostacoli al tempo erano l’imperialismo sovietico ed il dogmatismo leninista-marxista, superati trent’anni dopo. Il concetto di Europa in Thiriart assume sin dall’inizio un’accezione rivoluzionaria. Era una presa di coscienza a cui tutti i veri rivoluzionari europei venivano chiamati: unico nemico oggettivo e globale venivano considerati gli Stati Uniti d’America.

    Eurasia vs U$A

    Nell’articolo L’Europa come Stato e l’Europa come Nazione si faranno contro gli USA viene affrontato il tema per niente secondario, e pertinente con quanto si dirà in seguito, dell’indipendenza dell’Europa - e quindi dell’Eurasia di cui oggi dibattiamo - dal controllo statunitense sul suolo continentale. Leggiamo dal testo: "L'Europa ufficiale non perviene a costituirsi poiché essa è impastoiata nella contraddizione esplicita di fare una nazione che già in partenza si riconosce essere alla dipendenza di un'altra". Tema quanto mai attuale, così come attuale risulta la configurazione politica dell’Impero europeo. Chi oggi dubita dell’asservimento delle cricche di Bruxelles agli interessi d’Oltreoceano e a quelli del portafoglio? Siamo nel 2004 e le cose non sono certo migliorate, pure con la formazione, a parole, della Comunità Europea. Oggi più che mai è necessario riscoprire, rivedere ed attualizzare l’opera di Jean Thiriart. Da quanto detto sopra la conclusione che sia un dovere dell’Europa farsi contro gli USA. Poiché chi ritiene che il modello americano debba essere importato sul nostro continente agisce contro i nostri interessi e a favore di chi dal ’45 non si trova sul nostro suolo per il nostro bene, ma per conseguire i propri scopi politici, economici e soprattutto geopolitici a lungo termine. E da qui la sentenza lapidaria: "Chi collabora con gli Americani è un traditore dell'Europa". Eppure Thiriart aveva ben presenti i pericoli insiti in una opposizione radicale nei confronti degli USA, ebbe a dire: "Una nazione si forgia nella lotta e si tempra col sangue. I rischi sono grossi ma bisogna correrli"2. Prendendo ispirazione dal Risorgimento italiano, ed in particolare dalle cosiddette "Soluzioni garibaldine", Thiriart propone quindi un’azione di liberazione armata dall’occupante statunitense. "Un rivoluzionario europeo deve quindi fin d'ora contemplare come un'ipotesi di lavoro un'eventuale lotta armata insurrezionale contro l'occupante americano".3 D’altra parte non rappresenta una novità, per chi abbia una qualche conoscenza della vicenda thiriartiana, il progetto di formare delle Brigate Europee, che per svariate contingenze non videro mai la luce. Già nel 1967 scrisse:"Nel quadro di un’azione planetaria contro le usurpazioni dell’imperialismo degli Stati Uniti, cioè nel quadro di un’azione quadricontinentale contro Washington, bisogna contemplare una presenza militare europea che per il momento, nella stessa Europa, è prematura. Ma questa presenza militare può e deve affermarsi su altri teatri d’operazioni, in America del Sud, nel Vicino Oriente. [...] Bisogna potersi far la mano in Bolivia o in Colombia, prima di fare lo stesso in Europa".4 Quindi un’Europa rivoluzionaria, intesa come continente unito in totale opposizione all’egemonia liberal-capitalista statunitense; ed è pure necessario specificare che nel protendersi verso Est, l’Europa Nazione altro non era che l’Eurasia in potenza di cui oggi tanto si parla. Non a caso nel 1992 fece la sua comparsa un articolo di Thiriart dal titolo, divenuto poi un celebre ed efficace motto, L’Europa fino a Vladivostok, in cui si configura in linee generali quale dovrebbe essere la forma della nuova Europa, quella che noi oggi chiamiamo Eurasia. A distanza di quasi trent’anni dall’auspicio del formarsi di un Europa da Brest a Bucarest ecco quindi ripresentarsi Thiriart con una proposta provocatoria, stimolante e quanto mai futuribile: l’Europa da Dublino a Vladivostok.

    Lo Stato a dimensione continentale

    La necessità della formazione di uno spazio continentale armato prende le mosse da un avvenimento storico ben preciso da cui Thiriart trae le sue conclusioni: il crollo dell’URSS, dovuto in particolare all’insufficienza teorica della concezione statale marxista. Inconcepibile ed inaccettabile per Thiriart è l’idea marxista-anarchica dell’estinzione dello Stato e l’accettazione formale da parte di Lenin delle repubbliche indipendenti. Insomma le fondamenta della costruzione sovietica erano già marce. Non può durare uno Stato continentale quale l’URSS se al suo interno vi sono divisioni regionali, federaliste o di altro tipo, pure se formali. I cosiddetti "satelliti" sovietici oggi sono per la maggior parte divenuti vassalli della potenza USA, nella minor parte Stati a sé stanti. Il crollo dell’URSS permette allora al geopolitico belga, ma forse avrebbe gradito di più europeo, di estendere le sue teorie alla vastissima massa orientale considerata quale naturale completamento dell’Europa fino a Bucarest di cui abbiamo detto. Nel concepire lo Stato continentale, la Grande Nazione, l’Imperium, Thiriart prende ispirazione da una frase dell’abate Sieyes: "Sovrana è soltanto la Nazione. La Nazione non ha ordini, né classi, né gruppi. La sovranità non si divide e non si trasmette". Essendo la sua una visione giacobina dello Stato afferma che esso dovrà essere laico e nessun aspetto della sfera privata, del Dominium, dovrà interferire negli affari della società. La nazione continentale, l’Eurasia di domani, nella visione thiriartiana, dovrà essere uno Stato politico, un sistema aperto ed in espansione, così definito: "Lo Stato politico rappresenta l’espressione della volontà degli uomini liberi verso un futuro collettivo. Lo stato politico [...] consente agli individui di conservare l’individualità personale nel quadro della società".5 Thiriart tratta di uno Stato unitario delle nazioni europee, depurato delle teorie federative e autonomiste. Esso deve considerarsi INDIVISIBILE. Poco sopra abbiamo utilizzato i termini Imperium e Dominium, essi vengono utilizzati diffusamente da Thiriart per descrivere le due sfere del politico da prendere in considerazione nel momento in cui si vada a strutturare l’Europa-continente.

    Imperium, lo Stato-continente unitario

    Imperium rappresenta l’Europa unita, all’interno della quale non vi possono essere divisioni né minoranze. Esso rappresenta un’unità comunitaria di uomini6. Solo un Imperium potente - poiché, dirà altrove, è la potenza a garantire la libertà -, dinamico e spietato nel conseguire i suoi scopi avrà un futuro. E quindi sarà necessario che uno Stato che voglia essere indipendente sia armato in maniera adeguata, e perché ciò sia possibile esso dovrà conseguire un grado di sviluppo demografico, economico ed industriale sufficiente e soprattutto essere autarchico per quanto concerne le materie prime. Sarà quindi necessaria un’unione tra l’Europa occidentale, altamente industrializzata, e la sconfinata Siberia, fornita di inesauribili risorse7. "L'esercito è popolare e integrato. [...] Questo esercito sarà completamente subordinato al potere politico". Thiriart parlerà anche di libera mobilità dei lavoratori all’interno della Grande Nazione e di una valuta unica per tutto il territorio. Il comunitarismo thiriartiano stimola la libera impresa e la concorrenza tra piccoli produttori, tra aziende con un ridotto numero di lavoratori, mentre prevede un controllo statale per le imprese con un volume di occupazione piuttosto alto. E’ un sistema "a geometria variabile", intermedio fra capitalismo industriale e socialismo classico. In sostanza si tratta del lavoro di tutti per il bene di tutti, pure con una certa autonomia concessa nel piano del privato e degli interessi personali. Altrove ammetterà l’importanza della proprietà privata perchè radica l’uomo.

    Dominium, la sfera del privato

    Il Dominium rappresenta invece la sfera del privato, l’individuo con le sue particolarità e necessità personali, intime. Ogni libertà che non leda all’unità ed alla stabilità dell’Imperium è quindi garantita nella sfera privata. A Thiriart sta molto a cuore il tema della religione e della sua influenza negli affari di Stato. Come già detto egli concepisce lo Stato laico e comunitario nell’usanza giacobina-bolscevica; la religione rappresenta un’attività privata che per nessun motivo deve influire nella sfera sociale, pubblica. "Nell’Imperium laico dell’Unione delle repubbliche europee la libertà di confessione religiosa sarà permessa (preferirei scrivere "ammessa") nel quadro del Dominium e soppressa inesorabilmente al primo tentativo di interferire con l’area di competenza dell’Imperium"8. La configurazione in linee generali dell’Impero dal Dublino a Vladivostok diviene quanto mai necessaria nel momento in cui la Russia perde ogni possibilità di essere una potenza a livello mondiale. Gli USA rappresentano l’unico nemico per la Russia, la loro azione di disgregazione della passata URSS e poi della odierna Russia furono previste da Thiriart; oggi noi individuiamo la minaccia nelle azioni di accerchiamento messe in atto dalla potenza talassocratica.

    L'Eurasia come Rivoluzione

    "Se la conservazione è il contrario della Tradizione che è rivoluzionaria, la Sovversione, come tutti i fenomeni di ribellismo del mondo moderno, è una rivoluzione di segno contrario, una Contro-rivoluzione, sempre nel senso tradizionale del termine. Essa infatti, nel momento stesso in cui pretende di distruggere le forme del presente (e questo è il suo aspetto più positivo) lo fa nel nome e nel segno della "modernità", come categoria mentale e spirituale. [...] La sovversione tende a ribaltare le forme del passato per conservare l’essenza del presente, cioè il modernismo antitradizionale, cercando così di arrestare il vero processo rivoluzionario che chiuda un ciclo e ne apra uno nuovo. E’ insomma un’altra forma della conservazione. [...] Nel mondo moderno, alla fine di un ciclo, ogni distruzione del passato e del presente è propedeutica al compiersi del ciclo storico medesimo"9. I pensieri di Jean Thiriart ci introducono alle prospettive future nel migliore dei modi. L’Eurasia in potenza, un continente nei fatti sotto assedio prima ancora della sua creazione, rappresenta quindi la distruzione di ogni passato e presente ancorato ai canoni temporali della modernità. Un superamento di ogni contrapposizione creata ad arte, il rifiuto dell’ottica distorta dello "scontro di civiltà", ma soprattutto l’identificazione dell’unico Nemico: "Motivazioni e fini possono essere divergenti, ma il Nemico è unico e supera ogni barriera ideologica o politica; solo chi ragiona così è un vero rivoluzionario, a prescindere dalla rivoluzione che ha in mente. [...] E’ la teorizzazione dei due fronti e molte trincee"10. La Rivoluzione nel segno della Tradizione per l’Eurasia e, conseguentemente, per la Terra tutta, avverrà attraverso una unione continentale spirituale, politica, militare ed economica di tutte le genti da Reykjavik a Vladivostok, dall’Atlantico al Pacifico. Solo con la liberazione rivoluzionaria di tutte le genti sfruttate ed oppresse della Terra potrà avvenire la catarsi che ci condurrà alla nuova alba, al nuovo ciclo di prosperità e luce.11

    Note

    1 - "In un tempo più lontano la frontiera dell’Europa passerà indubbiamente per Vladivostok, poiché pensiamo che l’istinto di conservazione finirà per vincere sulle ideologie e che in quel giorno la Russia avrà bisogno degli Europei per arginare la marea gialla". Da J. Th. "La grande nazione – 65 tesi sull’Europa", SEB 1992. Il testo è stato pubblicato per la prima volta negli anni ’60.
    2 - Jean Thiriart, "L’Europa come Stato e l’Europa come…", dal sito Progetto Eurasia
    3 - Ibidem.
    4 - Tratto da J. Th.,"USA: le declin d’une egemonie", in La Nation Européenne, nr. 18, Luglio 1967, p. 4/8, citato in "Da Jeune Europe alle Brigate Rosse", SEB a Pag. 33
    5 - Jean Thiriart, "L’Europa fino a Vladivostok" 1992, dal sito Progetto Eurasia
    6 - "Nello Stato politico non possono esservi "minoranze", giacchè queste hanno a che fare soltanto con le individualità, mentre la collettività ha a che fare con l’Imperium". J. Th. Art. Cit.
    7 - Ancora intorno al concetto di Imperium di cui sopra: lo Stato continentale così configurato postula che nessun territorio può distaccarsi da esso o rendersi in qualche modo autonomo, eppure questo Impero non si estenderà per conquiste ma per annessione volontaria.
    8 - J. Th. Art. Cit.
    9 - da Carlo Terracciano, "Rivolta contro il mondialismo moderno", Noctua Edizioni 2002. Pag. 144
    10 - C. Terracciano, op. cit., Pag. 145
    11 - Cfr. a questo proposito, seppure incompleto, il nostro articolo "L’avanguardia di liberazione rivoluzionaria: le Tre Alleanze ovvero le Tre Unioni" in www.terradegliavi.org.

 

 

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