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  1. #241
    io e basta
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    ROMPERE IL VASO O LASCIARE LA MELA? (Il Calibano)

    13 novembre 2003

    Dicono che, in quel del Borneo, per catturare una scimmia si nasconde una mela dentro un vaso con l’imboccatura dell’esatta larghezza del pomo. La scimmia infila la mano, stringe il frutto nel pugno e…il gioco è fatto. La mano non può più essere ritratta finchè resta serrata sul gustoso oggetto del desiderio. L’Irak è il vaso, Saddam è la mela, la scimmia (absit iniuria verbis) è Bush. Per uscire dal pericoloso stallo le possibilità sono due: rompere il vaso-Irak o lasciare la mela nell’Irak-vaso. La scimmia ha la forza necessaria per mandare in frantumi il vaso, ma questa violenta soluzione la coprirebbe di discredito. Se lasciasse che la mela continuasse indisturbata a godersi il suo vaso…la povera scimmia perderebbe la faccia e non sarebbe più credibile…tertium non datur? In questo caso il tertium è datur, è dato fin dall’inizio del conflitto: creare una situazione tale per cui la mela-Saddam trovi più conveniente uscire indisturbata dalla comune ed abbandonare il vaso-Irak ad un futuro di Democrazia. Una soluzione “utopica?”…forse sì, ma non vedo in questo un limite, semmai un pregio, il pregio di superare l’evidenza e dare corpo alla “possibilità”. “ l’Utopia appare dunque lontana dall’idea comune e banalizzata di “ipotesi stravagante”, di “consolazione dell’animo” in mondi favolosi lontani dalla realtà. L’utopista dovrebbe essere, al contrario, un attento realista, un acuto osservatore di “come stanno le cose” per riformare il reale secondo i dettami della ragione critica che, proprio perché critica e antidogmatica, non può accontentarsi di punti di approdo definitivi ed è costantemente volta a trascendersi.”

    Il Calibano
    Piergiorgio Welby

  2. #242
    io e basta
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    TITANIC (Il Calibano)

    18 novembre 2003





    “Il mondo è un gigantesco Titanic lanciato sulla rotta sbagliata. C’è solo un modo per sopravvivere: salire sulle scialuppe e, in attesa di tornare a terra, a vivere insieme”
    A. Sofri


    L’allegoria del Titanic si adatta alla perfezione ad un mondo-Titanic dove gli abitanti-passeggeri continuano a ballare mentre pochi uomini dell’equipaggio stanno guardando l’iceberg che minacciosamente entra in rotta di collisione. Quell’iceberg ha molti nomi: sovrappopolazione, fame, pandemie, fondamentalismi, antisemitismo, nazionalismo, inquinamento ecc. Il collante che unisce il tutto rendendolo massa coesa e distruttiva è la mancanza di Democrazia e il perdurare delle –tirannie-. Si può trattare con i tiranni? Nel giudizio dei morti del Gorgia, solo ai tiranni e agli animi tirannici sono riservate punizioni definitive e irreversibili. Solo i tiranni, infatti, bloccano completamente la discussione e l’apprendimento con la loro violenza e la loro sete di potere.

    Come possiamo sottrarci al disastro incombente? Salire sulle scialuppe e attendere al riparo che la tragedia si compia è un’alternativa possibile? No! Noi, siamo già saliti sulle scialuppe e ci siamo illusi di poter fare da spettatori di una catastrofe che non ci avrebbe travolto. Siamo saliti sulle scialuppe quando abbiamo trattato con le dittature, quando abbiamo rinunciato, in nome di un –rispetto ipocrita- per le culture antropologiche, a condividere con tutta l’umanità i diritti che consideriamo inalienabili, siamo saliti sulle scialuppe tutte le volte che di fronte ad un genocidio o una pulizia etnica ci siamo coperti gli occhi, siamo saliti sulle scialuppe quando abbiamo barattato la nostra tranquillità con l’ipocrisia verso il terrorismo. Non ci sono più scialuppe dove riparare. Adesso da spettatori siamo diventati attori involontari e ci troviamo a dover respingere l’arrembaggio degli affamati, dei profughi di mille guerre, dei perseguitati politici e degli animi avvelenati dalle scuole dell’odio. Le nostre scialuppe fanno acqua, fanno acqua le vecchie politiche, contiamo i morti, e scrutiamo l’orizzonte in attesa di –nuovi barbari- di –nuove barbarie- ma questa volta non possiamo né fingere che non vengano per noi né gettare oro sul piatto della bilancia. Questa volta dovremo dividere con loro i nostri beni: la Democrazia e i Diritti umani. Siamo chiamati a sostenere una prova impegnativa e lacerante ma chi non sa mettersi alla prova, è condannato alla ristrettezza e alla meschinità della propria identità.


    Il Calibano
    Piergiorgio Welby

  3. #243
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    PORTA IN FACCIA (Il Calibano)

    20 novembre 2003


    Porta a Porta, come spesso accade, si è trasformata in Porta in Faccia. Porta in Faccia a chi non la pensa come l’arbitro. Chi è l’arbitro? Che domanda! È il dott. Vespa i cui libri, a detta di qualcuno, dovrebbero diventare il vademecum scolastico dei nostri giovani. Sì, lo ammetto, è un arbitro sui genereris, infatti ieri sera si è esibito in proditorie entrate a gamba tesa contro il signor Capezzone e l’incauto dott. Barra…la Turco è un discorso a parte, se fosse obbligatorio l’esame antidoping sui partecipanti ai talk show…sono certo che la Livia sarebbe risultata positiva alle amfetamine…oh, di origine endogena, sia chiaro! L’un contro l’altro armati…non c’erano due secoli ma due Weltanschauungen: quella paternalista-proibizionista e l’altra, un mamozzo informe e indecifrabile come il mondo, come la vita, come le innumeri facce delle verità individuali. Chi ha vinto? Ha vinto il paternalismo-proibizionismo, ha vinto con un secco 2 a 0. Lo confesso, anch’io sono stato conquistato dalla ieraticità di Muccioli e dal suo look ciellino, dal suo sguardo fisso e un po’ spiritato, sarà per i fumi delle sue produzioni enologiche? Mi ha convinto quel suo –mettiamo i drogati di fronte alla realtà!-. Mi ha convinto la pacatezza da inquisitore dostoevskijano sempre pronto a smentire, confutare, correggere le incaute affermazioni del reo non ancora confesso. Mi ha convinto il ragionare solido, da vecchio muratore uso alla squadra e al filo a piombo del dott. Cè: “bisogna dire ai giovani quello che si può fare e quello che è proibito. Ebbene, sì! Li ho amati così come si ama il dentista che ti strappa il molare assassino, come si ama la donna che ti lascia ma –per il tuo bene- li ho amati come Pinocchio amava il grillo parlante..ehm, vi prego di non tener conto dell’ultimo paragone. Nell’aria rarefatta di uno Zoroastrismo manicheo e rassicurante si andava materializzando l’epifania di un mondo nuovo, di un mondo-mulino-bianco. I drogati costretti ad imbarcarsi con Caronte ed attraversare lo Stige del vizio…poi dividersi compostamente in due teorie: l’una avviata alle cenobitiche austerità di una comunità, gli altri, i più recalcitranti, reclusi nelle patrie galere a riflettere sui loro errori. Ho immaginato una standing ovation che univa gli Italiani dalle Alpi al Lilibeo. Sognavo questo mondo liberato dai Lucignoli e dai Franti quando…la voce del dott. Barra, sgradevole e graffiante come il gesso sulla lavagna, mi ha fatto accapponare la pelle ed ha incrinato il purissimo cristallo del mio sogno. Cosa ne facciamo di chi rifiuta la redenzione? Ci sono medici, bancari, infermieri, che da anni conducono una vita –normale- grazie al Metadone! La sostanza deve essere calata nel contesto! Il concetto di –pericolosità- è legato non all’uso ma all’abuso! Poi Capezzone ci ha messo il carico da undici: militarizziamo il territorio? Le scuole? Le case? Dio, come li ho odiati! Il bel Mulino-Bianco di Mantovano è tornato ad essere quel che era..una suggestiva creazione di qualche pubblicitario. Ho pensato che i giovani sottratti alle spire della droga sarebbero finiti in una palestra ad iniettarsi anabolizzanti, o in un campo di calcio ad iniettarsi nandrolone, o in un circuito ciclistico ad iniettarsi epo, o al bar sotto casa a bere un Wisky & Coca…o a -tirare- la sedici valvole di papà sul rettifilo dell’Eur. È questa la vita? è questo il mondo? Il bianco e il nero sono solo una nostra rassicurante fantasia e tutto è più o meno grigio? Cosa ci salverà? Il pugno di ferro o il guanto di velluto? Io, io credo che ci salverà soltanto l’autoresponsabilità e la voglia di vivere.

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    Piergiorgio Welby

  4. #244
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    CONTRO VENTO (Il Calibano)

    22 novembre 2003

    L’immaginario collettivo dei ragazzini anni ’50 si nutriva di eroi di celluloide o dei fumetti o, più raramente, di edificanti figure mediate dai libri scolastici o dai libri per ragazzi. Un cibo spartano e casereccio privo degli effetti speciali dei Robocop o delle fantasie spaziali dell’Impero. Il mio primo eroe fu un kamikaze! Oh, allora non si chiamava così, dei kamikaze si parlava solo nelle pellicole USA delle battaglie sul Pacifico. Il mio eroe era Victor Mature che, diretto da Cecil B. De Mille, interpretava la parte di Sansone nel colossal “Sansone e Dalila”.

    Dalila era una sensualissima e perversa Hedy Lamarr, causa inconsapevole dei miei primi colpevoli rossori…e non solo. Del film mi colpì il finale: “muoia Sansone con tutti i Filistei!”. Tornato a casa impilai scatole e libri e, dopo essermi bendato gli occhi, ripetevo il grido minaccioso e, con uno sforzo sovrumano facevo crollare le colonne del tempio. Avrei continuato a lungo il gioco ma l’incomprensione materna per la mie aspirazioni al sacrificio estremo mi costrinsero a smettere. Anche gli eroi più fulgidi stanno -come, d'autunno, sugli alberi, le foglie-. Ebbi un coup de foudre per Pietro Micca che durante l’assedio francese del 1706, sacrificò la propria vita per bloccare l'ingresso del nemico in città, facendosi esplodere con una mina. L’obsolescenza falcidiava i miei eroi. Il grido del Balilla “che linse” rimase nella mia memoria giusto il tempo che il suo sasso impiegò per colpire gli austriaci. Poi, un giorno conobbi Lui.

    Mi regalarono una edizione pregiata del Cuore: copertina telata in rosso amaranto e la scritta in oro zecchino. Oh, La piccola vedetta lombarda! Vi prego di leggere quanto segue e, se non vi commovete, siete dei senza cuore! “Quando i primi ufficiali del battaglione videro il piccolo cadavere disteso ai piedi del frassino e coperto dalla bandiera tricolore, lo salutarono con la sciabola; e uno di essi si chinò sopra la sponda del rigagnolo, ch'era tutta fiorita, strappò due fiori e glieli gettò. Allora tutti i bersaglieri via via che passarono, strapparono dei fiori e li gettarono al morto. In pochi minuti il ragazzo fu coperto di fiori e ufficiali e soldati gli mandavano tutti un saluto passando. - Bravo, piccolo lombardo! - Addio ragazzo ! - A te biondino ! - Evviva - Gloria - Addio -. Un ufficiale gli gettò la sua medaglia al valore, un altro andò a baciargli la fronte. E i fiori continuavano a piovergli sui piedi nudi, sul petto insanguinato, sul capo biondo. Ed egli dormiva là nell'erba, ravvolto nella sua bandiera, col viso bianco e quasi sorridente, povero ragazzo, come se sentisse quei saluti, e fosse contento d'aver dato la vita per la sua Lombardia”. Scalai tutti gli alberi del giardino sperando di vedere le baionette austriache brillare al sole e aspettando che una palla nemica mi squarciasse il petto. Nessuno mi sparava ed allora finivo per mangiare svogliatamente due nespole o le prugne giallo oro più dolci delle labbra dell’indimenticata Dalila. Mi salvò proprio Dalila! Più il mio interesse per le grazie muliebri cresceva più mi disinteressavo agli eroi…e la Piccola Vedetta fu presto sostituita dalla Maestrina dalla Penna Rossa. Oggi vivo un profondo disagio, c’è in giro un’aria da vespri Siciliani. Allora prima di scannarti ponevano a tutti una domanda: "dillu, ciciri!?"…e se tu dicevi: “sesì” eri morto. Oggi ti prelevano il sangue e se non è -bianco rosso e verde- sei un vigliacco, disfattista, filoterrorista. Non mi entusiasma la scuola di pensiero che accomuna la 2GM alla guerra non dichiarata seguita all’11 Settembre…avrei voluto che anche quest’ultimo conflitto avesse avuto una Norimberga, dei tribunali dove processare gli Omar i Bin Laden, i Saddam e i suoi figli.

    Se i –Werwolf- (i lupi mannari delle SS) che avrebbero dovuto terrorizzare le truppe occupanti non entrarono in azione, forse, fu anche perché quel processo tanto contestato fu un lavacro nazionale in cui ogni tedesco riacquistò una individualità. La legalità non può essere un optional, le convenzioni non sono –i fiori appassiti o Loreto impagliato-…sono la sola legittimazione di cui disponiamo. Adesso, hic rebus stantibus, è fuorviante e consolatorio dilettarsi nel What if…oggi le sole parole sensate le ho sentite pronunciare dalla Bonino: “favorire i dissidenti e i moderati, bombardare di informazione libera, investire sull’istruzione e nell’emancipazione delle donne, disinnescare la bomba demografica.” Non vorrei che anche questo buon senso finisse come la proposta di lavorare per l’esilio di Saddam. Oggi tutti cercano colpevoli, colpe, vendette. Io rileggo una frase di Camus: "Quando saremo tutti colpevoli, sarà la democrazia"(La caduta).

    Il Calibano
    Piergiorgio Welby

  5. #245
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    CADUTA MASSI (Il Calibano)

    24 novembre 2003

    CADUTA MASSI

    Sosteneva William Shakespeare che, anche se onesto, non è mai bene portare cattive notizie. Bisogna ammettere che, a parte l’onestà, le notizie dovrebbero essere tali da poterci lasciare una, seppur minima, possibilità di intervento. Non so, ad esempio: un TIR si è ribaltato sull’ autostrada 147. L’automobilista avveduto svolta al primo bivio e prende la statale. Di fronte ad altre notizie non ci resta che comportarci come il compagno Ferrini di "Quelli della notte" e limitare il nostro intervento ad un laconico: "non capisco, ma mi adeguo". Sarà capitato a tutti di transitare per una variante di montagna tutta curve e strapiombi delimitati da insulsi paracarri disseminati a caso sull’orlo del precipizio come gli ultimi denti sulle gengive del nonno e, mentre i piedi volteggiano tra frizione e freno meglio di Fred Astaire e stai pregando di non incrociare un altro veicolo…ti appare un cartello stradale con il fatidico avviso: attenzione, caduta massi! E allora? Accelero? Rallento? Ingrano la retromarcia? Scrivo a Frate Indovino? È una notizia priva di senso…se deve cadere un masso la salvezza dipenderà, non dalla mia abilità, ma da una parte anatomica su cui è più educato sorvolare. La stessa cosa capita per il cartello che avvisa: ponte pericolante! o : pericolo frane! Tutti sanno che Eschilo, notizia ispirata da una favola di Esopo, morì a causa di una tartaruga che, sfuggita dal becco di un’aquila, gli cadde sul cranio. Cosa avrebbe potuto fare il nostro drammaturgo se il Tg gli avesse anticipato l’incidente? Passare il resto della vita chiuso in casa? Assurdo, sarebbe bastata un boccata d’aria e…toc! Ecco, gli Italiani sono stati -informati- che una tartaruga sta per cadergli sulla testa. La tartaruga si chiama attentato terroristico e il propalatore della stressante notizia è il buon min. Pisanu che in un comunicato afferma: "Non possiamo nasconderci che la strage di Nassiriya colloca l'Italia tra i bersagli principali del terrorismo islamico; e che, inoltre, dopo i devastanti attentati di Casablanca e Istanbul, lo stesso terrorismo preme dall'Africa e dall'Asia alle porte dell'Europa". La stampa nazionale e le varie emittenti si sono lanciate sul succulento boccone e, dopo averlo smembrato, lo hanno servito ai lettori-telespettatori condito in tutte le salse. Attenti alla metropolitana, evitate gli assembramenti, pericolo nel centri commerciali, al cinema, in chiesa, nei luoghi di ritrovo. Tartarughe come se piovesse! Insomma, più una notizia è inutile più i media, e i politici, si affannano a divulgarla. Ricordate la SARS? la Vedova nera nascosta nei Tronchetti della felicità? Le api assassine? Il pesce ragno? Le zecche? Le radiazioni elettromagnetiche? Il granturco transgenico? Gli ultravioletti che avrebbero dovuto fulminarti all’uscita dalla cabina? Il Vesuvio che potrebbe risvegliarsi? Il mare che doveva ritirasi? Il deserto che doveva seppellirci? Esagero? Sì, forse esagero ma..non sono stato io a cominciare. Visto che la legge Fini sulle droghe andrà tra breve a regime, invito le forze dell’ordine a cercare bene nelle redazioni dei giornali, nelle sale di regia delle TV e, soprattutto, fare l’antidoping ai giornalisti. Mi si obbietterà che più informazione c’è, più il cittadino è consapevole…dovrebbe essere così, ma sulle cose essenziali, quelle che ti cambiano la vita o potrebbero salvartela, l’informazione latita, è reticente, assente, o si sottrae timorosa come Europa dalle voglie di Zeus . Non lo dico io, lo dice il Censis: “Disorientamento, orfanismo informativo, preoccupazione. I dati del Monitor Biomedico 2003, presentati oggi nella sede del Censis, evidenziano una serie di contraddizioni nella percezione delle biotecnologie da parte dell'opinione pubblica. Gli italiani, insomma, non hanno le idee chiare. Soprattutto, sono esposti «solo a informazioni parziali, a fronte di un dibattito complesso e definito nei suoi contorni ed implicazioni”. Sappiamo tutto sull’Imam di Carmagnola, sull’antrace, il botulino, i gas nervini, il dirottamento dei jet ma pochi sanno che tra breve il Parlamento varerà una legge che inciderà sulla vita di tutti gli Italiani che si troveranno nella necessità di ricorrere alla fecondazione medicalmente assistita, e impedirà la ricerca scientifica per debellare patologie devastanti ed ora incurabili. Eterologa, diagnosi preimpianto, staminali embrionali…no, niente dibattito pubblico! Meglio un bel cartello con scritto: “Attenzione, caduta massi!”.

    Il Calibano
    Piergiorgio Welby

  6. #246
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    TESTAMENTO-TACCHINO (Il Calibano )

    29 novembre 2003


    Il testamento biologico o living will è uno -strumento- presente in molti paesi Occidentali il cui scopo è quello di restituire alla volontà del paziente (in coma o non più in grado di disporre autonomamente) la decisione di essere sottoposto o meno ai protocolli o alla automaticità delle terapie mediche. In Italia la stesura delle norme che dovevano regolare il TB è stata affidata al Comitato Nazionale per la Bioetica. Dopo un periodo di –latenza- durante il quale il prof. D’Agostino mi aveva espresso la sua sostanziale avversione per un –documento- che, parole sue “non sarebbe servito a niente”…si è avuta una –erezione-.

    Le campagne che i media hanno cavalcato sul tema dell’eutanasia, hanno costretto il CdB a riconsiderare la possibilità di offrire agli Italiani il TB. Ravvedimento? Autonomia dalle pressioni vaticane? No! Più semplicemente un escamotage per disinnescare la –bomba- eutanasia. Prima di –cantar vittoria- ho pensato bene di chiedere al prof. D’Agostino qualche notizia sulle caratteristiche del testamento in discussione. Come tutti sanno…un pessimista è solo un ottimista ben informato. Il TB che andava prendendo forma era un TB annacquato, diluito, più che le –ultime volontà- erano le –ultime speranze- affidate al buon cuore del medico che restava l’ultimo e insindacabile giudice. Unica nota positiva era rappresentata da queste parole del prof. D’Agostino “il medico che si rifiuta di rispettare il TB deve motivare il suo rifiuto per iscritto”. Ieri, al Tg2, è stato intervistato il prof. D’Agostino (presidente del CdB) il quale ha illustrato il TB che il 18 dicembre andrà all’attenzione del Parlamento.

    Idratazione, alimentazione artificiale, SVP sono stati ignorati. La spina non si tocca, e le volontà del paziente sono affidate alla discrezione del medico. Le motivazioni scritte sembra che non saranno necessarie. A questo punto mi domando: c’era bisogno di scomodare un comitato di illustri cattedratici per dire quello che è già ampiamente contemplato negli articoli 14 (Accanimento diagnostico-terapeutico) e 15 (Trattamenti che incidono sulla integrità psico-fisica) del CDM e al punto d art. 9 (volontà precedentemente espresse) della Convenzione di Oviedo? Evidentemente no! Se la maggior parte dei medici ha continuato ad ignorare il proprio codice di deontologia e la Convenzione di Oviedo, perché dovrebbero rispettare le decisioni di un ex-sano? Da non dimenticare che i medici sono stati minacciati dal min. Sirchia di finire in galera se non avessero ritirato il nuovo ricettario per gli stupefacenti! Cosa rimarrà agli Italiani di questo Testamento-Tacchino dopo che il 18 dicembre sarà passato al vaglio di un Parlamento che si appresta a spennare anche la legge sulla PMA? È facile intuirlo! La polpa verrà offerta come regalo di Natale ai sostenitori della intangibilità della vita, agli Italiani rimarranno le penne e la discriminazione: chi potrà andrà in Svizzera o nelle cliniche compiacenti dove il vil metallo li sottrarrà all’inutilità di agonie colpevolmente protratte…chi non potrà si consolerà con…le penne del Tacchino.

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    IL CARISSIMO ESTINTO (Il Calibano)

    1 dicembre 2003



    Che sarebbe pensier non troppo accorto, / perder duo vivi per salvar un morto. (Ariosto, Orlando furioso). Il morto che si vorrebbe salvare/resuscitare a tutti i costi è un morto un po’ speciale. Un morto o un moribondo, fate voi, che, come spesso accade per i primi attori usi a dominare la scena, si rifiuta di cedere la parte agli attor giovani e farsi seppellire. Questo morto è il ‘900 e, per quanto riguarda i due vivi che sono disposti a morire per salvarlo…lavorate di fantasia. Le mani adunche e scarne che spuntano in continuazione dall’avello e abbrancano i vivi sono le due ideologie che, oscurando le meraviglie del secolo più fecondo che la storia ricordi, hanno riempito di sé ogni spazio vitale, ogni coscienza, ogni rapporto umano. Le poche palate di terra, frettolosamente gettate nella fossa dopo la caduta del muro, non sono bastate a donare al caro estinto la pace ed ai sopravvissuti ad elaborare il lutto. Anzi, quell’ humus gravido ancora degli odi e delle connivenze fermentati al fuoco gelido della guerra hanno restituito al morto quell’energia necessaria ad afferrare i vivi. E Bertinotti, afferrato suo malgrado, afferma: “il comunismo è stato anche la speranza dei diseredati”. E Fini, afferrato suo malgrado, afferma: “il fascismo fu male assoluto”. Le speranze dei diseredati hanno cercato la salvezza fuggendo dal comunismo nascoste nei TIR o a bordo dei gommoni. Il –male assoluto- è un argomento difficile da gestire. Difficile perché innesca una facile polemica sulla relatività del male. La modernizzazione del Paese era il bene, e le Leggi razziali erano il male? Il Comunismo era bene quando combatteva il Nazismo ed era male quando riempiva i gulag? Non era il male ad essere assoluto; assoluto è stato l’oblio dell’uomo, l’oblio dell’altro, la volontà di annientare, annichilire, terrorizzare: Guernica y Luno la prova generale, poi Coventry, Belgrado, Stalingrado, Dresda, Hiroshima, Nagasaki. Nella 1GM si saliva sulle tradotte per raggiungere il fronte, nella 2GM il fronte viaggiava sulle ali dei bombardieri e raggiungeva le città. Se c’è stato qualcosa di assoluto in questi –mali- è stato il dibattito politico che si è prostituito alle ideologie ignorando la realtà che rivendicava i suoi diritti. Oggi è –male- saturare i media con i cori dei pompieri e degli incendiari: la fiamma sì, la fiamma no, la fiamma forse, via la falce e il martello. Per quanto andrà avanti il tormentone? Per quanto tempo il secolo –morto- continuerà ad afferrarci ed impedirci di riscoprire l’altro, riscoprire l’uomo, riscoprire la realtà? Tra pochi giorni il Parlamento discuterà la legge sulla Procreazione Medicalmente Assistita..nessun mezzo di informazione propone un approfondimento o tenta di dare chiavi di lettura. Della nostra vita, del nostro futuro, delle nostre, ripeto, -nostre- vite…non siamo in grado di decidere. Il Censis definisce “orfanismo informativo” questa ignoranza a cui ci condannano i media. Nulla sappiamo della diagnosi preimpianto, dell’obbligo per la donna a sottoporsi a ripetuti e dannosi bombardamenti ormonali, nulla sappiamo di una ricerca scientifica dimezzata…tutto sappiamo di Donna Assunta, della RSI, del nuovo partito che nascerà per non far morire il secolo degli odi.



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  8. #248
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    CASTI & PURI (Il Calibano)

    3 dicembre 2003


    Ho sempre associato il dipinto del Masaccio, esposto a Firenze nella Chiesa del Carmine, che raffigura la cacciata dal Paradiso terrestre ai miei primi turbamenti sessuali. Il rovello era questo: possibile che Adamo ed Eva siano stati cacciati dall’Eden solo per aver mangiato una mela? Perché Eva si copre il seno e l’inguine che poco prima offriva agli sguardi innocenti del povero Adamo? C’era qualcosa di non detto, di taciuto..ed io traevo delle conclusioni, arbitrarie forse, ma che si coniugavano alla perfezione con le parole che, nell’oscurità complice impregnata dai dannunziani fumi d’incenso misti all’aspro sentore degli stoppini bruciati ai piedi di cristi insanguinati, il sacerdote mi rivolgeva: quante volte? Da solo o con altri? Maschi o femmine? Ecco, le mie supposizioni trovavano conferma! Adamo ed Eva erano stati beccati da Dio mentre facevano la stessa cosa che facevo io con la figlia della sarta! La storia della mela era una panzana che gli adulti rifilavano ai bambini per non dover dare spiegazioni imbarazzanti. E Dio lo immaginavo così: ragioniere come mio padre e invadente come mia madre…sempre alle prese con il blocco degli appunti a conteggiare i miei toccamenti e le mie ardite esplorazioni alla scoperta del sesso opposto. Se Dio era questo inesausto e inesauribile esattore occupato solo a tenere il conto dei miei peccati per calcolare i millenni che avrei dovuto scontare al purgatorio…ebbene, niente di strano che non mi fosse simpatico! Invece tutta la mia simpatia e ammirazione la riservai ad un altro Dio. Si chiamava Zeus e lo conobbi leggendo il primo libro scolastico che mi appassionò…il titolo era accattivante: “Dei ed Eroi”. Con quel Dio mi sarei potuto intendere alla perfezione perché avevamo gli stessi interessi. Il mio interesse si chiamava Liliana e, per soddisfarlo, dovevo approfittare dei rari momenti che riuscivamo a sottrarci alle occhiute attenzioni materne. Gli interessi di Zeus erano molteplici ed avevano nomi fantastici: Io, Telefassa, Europa, Argiope, Pasifae, Arianna, Fedra. E che fantasia dimostrava nel sottrarsi alla gelosia di Era. Toro mugghiante, aquila, cigno, vento… ”Allora la giovenca pazza ridiventò fanciul*la e si congiunse col dio”…siate sinceri! Chi scegliereste tra un guardiano di mele ed un Casanova con la fantasia di Spielberg e gli effetti speciali di Rambaldi?

    I miei ricordi non si sono risvegliati perché come Proust nel libro “Dalla parte di Swann”: "ho gustato la madeleine con Maman"…no, i miei ricordi sono stati sollecitati, molto più prosaicamente, da un lancio d’agenzia del Vaticano: “Il cardinale Javier Lozano Barragan, presidente del consiglio pastorale per la cura della salute pastorale, ha definito i nuovi modi per aiutare la gente a cambiare stile di vita”. "Dobbiamo presentare questi come i modi principali per una efficace prevenzione delle infezioni e diffusione dell'Hiv/Aids, da quando il fenomeno dell'Aids è una patologia dello spirito...", ha detto. La Chiesa cattolica si oppone alla contraccezione artificiale, compreso il preservativo, che promuoverebbe la promiscuità. Le cinque pagine del messaggio parlano dell'importanza di rispettare i valori religiosi e morali della sessualità e del matrimonio, chiamati fedeltà, castità e astinenza". Nel suo messaggio di oggi, Barragan se l'è presa anche con i media, suggerendo che promuovono uno stile di vita immorale.”

    Eh, passano gli anni ma la mia interpretazione del dipinto del Masaccio è sempre attuale! La mela o l’AIDS c’entrano poco o nulla, sono il dito dietro cui si nasconde il vecchio mantra: quante volte? Solo o con altri? Maschi o femmine? È il sesso che non si vuole accettare, è il sesso di Zeus, del bambino, del ragazzo, dell’uomo e della donna. Poco importa se l'Organizzazione mondiale della Sanità ha respinto questo punto di vista, dicendo che il profilattico può ridurre il rischio di infezione del 90%, poco importa se il test e l’oculatezza nella scelta del partner possono ridurre i rischi, poco importa se l’OMS ha ribadito l’importanza della sessualità…il chiodo fisso è quello di ridurre la sessualità ad una –manovra- il cui fine sia la riproduzione. Allora, come impiegare i 30/40 anni che ci separano dalla riproduzione? Con l’amore platonico? Vediamo un po’ com’era questo amore platonico. Platone, quando parla di Erós, intende l'amore omosessuale. La conferma viene dal Simposio. Esistono due tipi di amore, dice infatti Pausania in questo dialogo: il primo è quello ispirato da Afrodite Pandémos, ed è l'amore -volgare-; è l'amore che ispira gli uomini superficiali, che amano indifferentemente le donne e i ragazzi, e che amano più i corpi che le anime. Il secondo tipo, invece, è ispirato da Afrodite Urania e a differenza del primo, non è lascivo: esso è quello di coloro che amano i ragazzi. Ahi, ahi, ahi…dalla padella alla brace! Anche al sommo filosofo bisogna rivolgere le fatidiche domande: quante volte? Solo o con altri? Maschi o femmine? E, per pudore, è meglio non attendere le risposte.

    Il Calibano
    Piergiorgio Welby

  9. #249
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    IL PANETTONE DI D’ONOFRIO(Il Calibano)

    4 dicembre 2003


    Caro Luca, sto ascoltando gli interventi dei senatori sulla 1514…credo che anche tu sia sintonizzato su RR, lo so lo so, non è un bel sentire. Qualcuno ha parlato di –olocausto- altri hanno insinuato che si vorrebbero sopprimere gli embrioni –femmina- per favorire gli embrioni –maschio- c’era chi paventava l’incubo di genitori edonisti preoccupati solo di avere figli con occhi azzurri e capelli biondi, eugenetica positiva! I più moderati facevano capire che –loro- alla legge erano contrari ma avrebbero votato a favore solo per far cessare il Far West! Ho immaginato John Wayne che impiccava gli embrioni senza processo…ho riso! Poi ho immaginato i milioni di malati che questa legge avrebbe –impiccato- con regolare processo…ho smesso di ridere! So che tu non stai ridendo, ma Oscar Wilde diceva che il mondo ha sempre riso delle proprie tragedie ed è questo l'unico modo in cui è riuscito a sopportarle. Per esempio, non ti fa ridere la Margherita con Rosi Bindi alla testa della falange delle –nuove femministe?-. Io non mi sono meravigliato di come abbiano votato…infondo il nome latino della Margherita è “Chrisanthemum leucanthemum” …cosa ci si può aspettare da un crisantemo? Lacrime! Tu hai scritto: “ Non voglio che siano i Sirchia, i monsignor Tonini prima ancora della sclerosi laterale amiotrofica, ad uccidermi”. Spero che non saranno loro ad ucciderti. Invero, spero che non ti uccida nessuno e che questo sia solo il round di un match non ancora concluso. Ma il prossimo round dovrà avvenire in condizioni di parità, non si può boxare con le braccia legate e con l’arbitro che aiuta l’avversario a massacrarti. Di cosa parlo? Parlo dell’informazione RAI! Per 365 giorni abbiamo visto il Pontefice –ordinare- la salvezza degli embrioni e condannare la ricerca scientifica libera, abbiamo ascoltato i soliloqui, non quelli di S. Agostino, di ospiti dei talk show che, ad ogni ora del giorno, tra un pannolino ed un assorbente, dicevano la loro sulla sacralità della vita. E poi gli sceneggiati dei santi, dei monaci, delle suore, il tutto guidato da Madre Teresa e Padre Pio (adesso dicono che una sua statua stia piangendo…rimorsi?). Il prossimo round vorrei che a parlare fossero i Flamigni, i Neri e i duemila ricercatori e scienziati che ritengono questa legge impraticabile e contraddittoria. Ecco come si esprime Piero Ostellino nei confronti della 1514: “ È invece improponibile, sotto il profilo politico, condizionare la libertà di scelta dei cittadini più di quanto già non facciano le legislazioni degli altri Paesi europei per almeno due ragioni. La prima: perché si ridurrebbe l’Italia a una sorta di «isola proibizionista» in un panorama di «permissività responsabile». La seconda: perché, quel che è peggio, penalizzerebbe solo chi, per difficoltà economiche, non fosse in grado di recarsi in uno dei Paesi più tolleranti e aggirare la legge”. Caro Luca, spero che la parola torni alla scienza. Non è vero che la scienza non abbia un’etica. L’etica della scienza è quella che nasce nella comunità scientifica dove i problemi vengono dibattuti. È lì che la collettività deve cercare le risposte. Il singolo è libero di adeguarsi alle risposte del Papa, del Rabbino, dell’Imam, del Dalai Lama…ecco, la parola che rischia di essere cancellata dalle coscienze: “Libertà!”. Libertà di scegliere, decidere, rifiutare, accettare. La differenza tra –noi- e –loro- è che noi offriamo una scelta, loro impediscono di scegliere. Il senatore D’Onofrio ha espresso il desiderio di offrire lìapprovazione di questa legge come regalo di Natale al Vaticano…speriamo che questo –panettone- si riveli indigesto.

    Il Calibano
    Piergiorgio Welby

  10. #250
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    VECCHIO E’ BELLO? (Il Calibano)

    8 dicembre 2003

    Il sabato sera, accendere la TV e salpare alla ricerca di un –canale- dove poter navigare un’ora senza il rischio di incagliarsi in qualche basso fondale dell’avanspettacolo fescennino e ammiccante o naufragare sugli scogli del neorealismo strappalacrime e scopofilo è quasi impossibile. Per raggiungere L’Infedele si deve affrontare Cariddi-Panariello e Scilla-De Filippi. Se riusciamo a sottrarci al fatalismo leopardiano del –il naufragar m’è dolce in questo mare- ci aspettano i "Quaranta ruggenti" e i "Cinquanta urlanti" dell’impegno mentale, sollecitato e scosso da temi che hanno fatto la felicità dei filosofi e l’infelicità di chi filosofo non è e non aspira ad esserlo. Sabato sera Lerner ha servito, ben disposto in un piatto da portata e cucinato da grandi chef, come Natoli e Cantarella, una pietanza di cui faremmo volentieri a meno: “La Vecchiaia”. La genetica e la bioingegneria ci regaleranno una vita di 120 anni! è troppa? È poca? Diceva Marco Tullio Cicerone che nessuno è così vecchio da non poter pensare di vivere un altro anno, e Dostoevskij in Delitto e castigo: “Dove posso mai aver letto di quel condannato a morte che, un'ora prima dell'esecuzione, dice o pensa che se potesse vivere in cima a uno scoglio, su una piattaforma così stretta da poterci tenere soltanto i due piedi, con intorno l'abisso, l'oceano, la tenebra eterna, la solitudine eterna e l'eterna procella, e rimanersene immobile su quello spazio di un metro quadrato per tutta la vita, per mille anni, per l'eternità, ebbene, preferirebbe vivere così piuttosto che morire in quell'istante? Pur di vivere, vivere, vivere! Vivere in qualunque modo, ma vivere!” Se la vita è desiderabile anche se si è costretti a vivere appollaiati come un cormorano su uno scoglio…come pensare che non sia ancor più desiderabile il trascorrerla davanti ad un televisore sgranocchiando dolciumi e bevendo Marsala? Un mistico, barba bianca e ragionevolezza equamente divise tra mento e mente, si augura una vecchiaia over-size dedicata alla meditazione e ai memento mori che la gioventù aborra. Lerner è scettico, non lo dice ma lui vorrebbe tirar le cuoia il giorno stesso in cui gli capitasse di non ricordare cosa siano le Antinomie kantiane.
    Gli ospiti tutti, cercando un centro di gravità condivisibile, decidono che i 30/40 anni regalati ai sessantacinquenni dovranno essere conditi con l’olio della saggezza e l’aceto dell’esperienza. Tutti pensano al senatore Colombo ma nessuno lo dice!
    Una cosa è certa: la vita è un’abitudine a cui non si vuole rinunciare. La voglia di restare, il più a lungo possibile, con i piedi ben piantati su questa terra è tanta che la vulgata di ogni latitudine si è inventata la saggezza. In questo modo tutti gli acciacchi, i decadimenti fisici, i rammollimenti cerebrali vengono, miracolosamente compensati da un'improvvisa scienza infusa, uno Spirito Santo che benevolmente infonde sapienza ed autorevolezza. Chi fino a sessant'anni è stato superficiale, imbecille, presuntuoso, ignorante, collerico, viscidamente sensuale, ecco, che allo scoccare del settantacinquesimo anno viene tramutato in un Salomone redivivo, in un canuto Noè, in un paziente Giobbe. Il giovane cretino, per una curiosa legge di compensazione, diventa un vecchio arguto, il prodigo diventa avveduto, il lubrico morigerato.
    Forse in un tempo lontano fatto di tradizioni e con lo scorrere della vita scandito dal ritmo rassicurante delle stagioni sarà pure stato così. I vecchi (non potendo più dare il cattivo esempio) davano buoni consigli, insomma recitavano una parte che la tribù, il paese, la comunità, si aspettava da loro, salvo poi annegare nel barbera il corrosivo dolore dei desideri irrealizzabili. Sì, perché l'inclinazione al bere dei vecchi era vista con comprensiva bonarietà, il vino è chiamato anche "il latte dei vecchi" e si ammette, implicitamente, che la vecchiaia è un dolore che richiede un anestetico, un lenimento, una consolazione. I vecchi, ormai inabili ai lavori dei campi, guardavano tramontare il sole seduti sul muretto riparato dal soffio gelido della tramontana e la metafora del giorno che moriva era un "memento mori" che gli ricordava la tragica temporaneità della loro condizione.
    Dove sono i/le vecchi/e di oggi? Ma che domanda oziosa! Stanno dal dentista a farsi la dentiera, dall'esperto in tricologia per un rinfoltimento della chioma, dall'andrologo/ginecologo, dal chirurgo per farsi infilare protesi siliconiche nel pisello/tette, fanno footing nei parchi cittadini, fitness nelle palestre, frequentano le università della terza età, visitano i casini di Manila, le avenidas cubane. Sto esagerando?
    Eppure…tutti credono, in cuor loro, di aver costretto la morte ad una eterna partita a scacchi. Nessuno, la sera, prima di chiudere gli occhi, pensa che forse non rivedrà la luce del nuovo giorno. È proprio questa l'illusione venduta dai pubblicitari: per sconfiggere la morte basta confonderla, sconcertarla, farle credere di trovarsi in presenza di giovani baldanzosi, come? Ma basta un berretto della NIKE, un gilet da pesca, una tintura per capelli, i pantaloni mimetici, un paio di calzature da jogging e via……tutti pronti per percorrere la strada che va da qui all'eternità. Quale -eternità- ci aspetta? Una eternità che nasconde il più tremendo dei tormenti. La vittoria sulla morte ha fatto di noi, dei nostri vecchi, dei Sisifo.
    Sisifo è stato per l'appunto condannato ad un fatica vana per un determinato motivo; egli ha ingannato la morte. Per noi Sisifo significa effettivamente qualcosa di simile a scaltro, a colui che trova sempre una strada, un trucco: con i suoi inganni egli è riuscito persino ad aggirare il suo ingresso nell'Ade. Per punire questo, ossia per punire la sua volontà di sfuggire alla morte con l'astuzia, è stato condannato a spingere un masso verso la vetta di una ripida china, masso che, in prossimità della meta, rotolerà immancabilmente a valle. La scienza come Sisifo! Inganna la morte ma il suo inganno è per noi fonte di sofferenza…il rimedio è peggiore del male!
    “Negli attuali centri di terapia intensiva e negli ospedali geriatrici favoriamo il prolungamento vegetativo della vita che per così dire ci allontana dalla morte naturale, la ritarda in un modo che può apparire come una sorta di tormento di Sisifo, forse in un senso più profondo - il fatto cioè che la nostra vita cosciente si affievolisce rimanendo ormai solo come esistenza vegetativa. Per il modo in cui le nostre possibilità tecniche ci mantengono in vita, Sisifo ha acquisito un nuovo significato simbolico: noi tutti probabilmente dobbiamo continuamente imparare che morire è anche un processo di apprendimento, e non è solo il cadere in uno stato di incoscienza”.

    Il Calibano
    Piergiorgio Welby

 

 
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