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  1. #231
    io e basta
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    CATTOSAURUS REX (Il Calibano)

    23 ottobre 2003

    Eh, signor mio…siamo nelle mani di tanti dott. Frankenstein! Non ci crede? Allora lei non ha visto Ottoemezzo? Ma che c’entra Fellini! Io parlo del programma della 7 condotto dal dott. Ferrara e dal dott. Palombelli. Io l’ho visto e ancora sto tremando…un massacro le dico, altro che orario protetto! Sì, sì…ora le racconto. I due scienziati…il Ferrara e la Palombelli hanno attirato in una imboscata un trio di innocui esemplari di Politicus laicus…dove? …nel loro Jurassic park. Per farli entrare nella trappola hanno usato l’esca delle coppie di fatto, dei diritti dei figli nati fuori del matrimonio…insomma, cose di cui in Europa si discute e si cerca di risolvere…vabbè, Mussolini, no no -Lui- la nipote! Turco, no no il nostro –Turko- Livia, quella dei DS, e Rivolta, no no, nell’ accezione di –moto popolare- nel senso di Rivolta Onorevole di FI. Dio quanto è ambiguo e sdrucciolevole l’Italiano! Mentre il trio era intento ad argomentare e mettere in luce le incongruenze di un sistema legislativo farraginoso e incapace a cogliere i messaggi di un mondo fluido e flessibile dove i comportamenti precedono il legislatore e diventano prassi che la pigrizia dell’ipocrisia può ignorare ma non può cancellare…devo arrivare al sodo? Vabbè, non si arrabbi! Anche lei è diventato vittima dei -tempi- televisivi: un concetto di dieci parole al massimo e poi..uno spot. Dunque, Ferrara e Palombelli si sono guardati negli occhi e…”apriamo il collegamento con Don Baget Bozzo!”. Il Cattosaurus Rex, clonato dai due perfidi apprendisti stregoni da un’unghia del Cardinal Bellarmino, si è materializzato! Il politicus laicus non è dotato di grande aggressività, l’unica strategia che può opporre alla dirompente potenza del Cattosaurus Rex è la fuga o la resistenza passiva, una specie di tanatosi difensiva. Tutto inutile signor mio, ubi maior minor cessat! L’attacco è stato improvviso: “ la Congregazione per la dottrina della fede si è già espressa!” Un politicus ha azzardato: “ma in Francia hanno…” il Cattosaurus si è innervosito: “ La Francia tagliava le teste, Alfieri..-Il misogallo-…” e poi “voi volete l’anarchia sessuale! Il matrimonio africano! La fine della famiglia vera! L’estinzione della specie…” il trio col fiato corto cercava una legittimazione nel consenso dei telespettatori…ma il Cattosaurus perdeva le staffe e:” i telespettatori non possono decidere..sono dei minus habens!” ….la strage si compiva sotto gli occhi dei due conduttori che, rivolti alla telecamera esclamavano: “abbiamo sforato! Buonasera”.

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    Piergiorgio Welby

  2. #232
    io e basta
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    ESTOTE PARATI (Il Calibano)

    25 ottobre 2003

    Tucidide è stato scomodato per fare il testimonial della Costituzione Europea…forse perché era assertore di una realtà in continuo cambiamento che non è certamente cosa gradita ai fautori di un potere inamovibile, o forse perchè valutò i fatti storici sottraendoli ad ogni volontà divina…in ogni caso …mi è simpatico e vorrei citare un suo aforisma che si adatta a perfezione ai tempi odierni: “sii certo che per essere felici bisogna essere liberi e che per essere liberi bisogna mostrare il proprio coraggio, perciò non sottovalutare i pericoli della guerra.” Io trovo che molti, troppi…stiano sottovalutando i pericoli a cui stiamo andando incontro. I pericoli a cui mi riferisco stanno sotto gli occhi di tutti e la bocciatura della legge che prevedeva di ridurre da tre anni a uno il tempo di attesa per il divorzio è un campanello d’allarme che dovrebbe mettere tutti in guardia. Vorrei invitare i –tiepidi- tra i Radicali a riflettere…non siamo noi ad essere anticlericali, sono i clericali ad essere antilaici.



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    Piergiorgio Welby

  3. #233
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    IL CUBO DI RUBIK (Il Calibano)

    25 ottobre 2003


    È strano, vale per le parole la stessa legge che scandisce le mode. I guanti che spariscono per decenni e poi, voilà…ridiventano necessari. Le irrinunciabili minigonne dei favolosi –sessanta- si sono sciolte come neve al sole per ricomparire oggi “più belle che pria”…insomma, senza voler scomodare i corsi e ricorsi o l’eterno ritorno…la saggezza della casalinga di Voghera ci consiglierebbe di aspettare le parole sparite stando seduti sulla sponda del fiume.

    Il –Mistero- è in gran spolvero! Me ne sono accorto…per caso. Guardavo la tv e… padre Miranda dell’ istituto Regina Apostolorum, invitato al MCS, ha sentenziato: : “ la vita è mistero, la morte è mistero, il dolore è mistero”. O.k!…per me è un mistero anche il funzionamento della televisione ma non ne faccio un dramma. Mon. Tonini, invitato a Primo Piano, commentando il caso Vincent…ribadiva: “ l’uomo è un mistero!”. Confesso che ho iniziato a provare un certo disagio. La sera mi telefona don Giorgio e mi dice che non si può ridurre la vita ad una esperienza sensoriale perché, udite udite, “la vita è mistero!”. Non nego che stavo passando dalla nevrosi alla psicosi…poi ho pensato:”..beh, infondo sono dei sacerdoti…e il mistero è per loro come il trompe l’oeil per un pittore impressionista! Ma ieri mi arriva fra capo e collo l’articolo di Farina su Libero. Si parla di eutanasia, e Farina: “Esiste questo mistero che accompagna la vicenda umana”. Ho telefonato al mio psichiatra: ”…non è al momento reperibile”. Ho pensato: “qui c’è sotto un mistero!”. Poi, quindici gocce di Xanax hanno rimesso sulla main street tutti quei neuroni che si erano smarriti nei meandri, quelli sì misteriosi, della paranoia.

    Con il sottofondo di Strauss, Also sprach Zarathustra, mi sono domandato il perché del fortunato revival dell’oscuro e fumoso termine. Il mistero è la risposta alle domande senza risposta. Il fulmine era mistero, mistero era l’eclissi, i venti, le maree…più il cono d’ombra del mistero si restringe e più si concentra sulla vita, la morte, il dolore. La cura dimagrante a cui la scienza ha sottoposto il mistero è stata certamente salutare…basti pensare al discrimine che rappresentò la medicina del ‘600. Ma il mistero resta, e ci sono due modi per affrontarlo: l’afasia o la logorrea…tanto il risultato non cambia! Il mistero è come il cubo di Rubik, un rompicapo a cui dedicarsi se si è in buona salute, sprofondati in poltrona con un Corona nel posacenere ed un Napoleon sul tavolino. Allora sì che gli aromi e le corpose voluttà della speculazione metafisica si apprezzano fino in fondo.

    Quando si è giunti al termine di una malattia incurabile e inguaribile, con i decubiti che ti scavano il corpo, cateteri, sonde, drenaggi che escono ed entrano da ogni orifizio…ebbene, in queste condizioni la domanda che si rivolge al medico è:” dottore, mi aiuti a morire, mi risparmi questi ultimi tre, quattro o più mesi di strazi” ed allora auguro a chiunque di trovare sulla sua strada un medico che dia una risposta e non tiri fuori il cubo di Rubik.

    Piergiorgio Welby

  4. #234
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    SIMBOLI & KENOSI (Il Calibano)

    27 ottobre 2003


    Non era un precursore di Abel, non era estremista, anche se aveva una moglie di troppo non era un musulmano. Francesco Crispi era un primo attore di quel Risorgimento che incominciava a scricchiolare proprio all’indomani della vittoria. Preoccupato di dare forza ad uno Stato gracile e insidiato dal –mal francese- e, forse, memore delle fucilate di papalini e francesi armati con i nuovi fucili "Chassepot", decise di ricondurre Cesare e Dio nei loro alloggiamenti e ordinò di togliere il crocifisso dalle scuole. Inizia così un sali-scendi a cui mette fine il Cavaliere Mussolini. Negli anni cinquanta l’incombente Baffone e la minacciosa profezia dei Cosacchi intenti a dissetare i cavalli nella fontana di Piazza S. Pietro dà il via ad una avanzata di crocifissi.

    L’Italia si trasforma in un campo di battaglia dove le posizioni conquistate sono segnalate non dalle bandierine ma dalle croci. Crocifissi nelle stazioni ferroviarie, nelle poste, nelle delegazioni, all’anagrafe, negli androni delle case, nelle sale ricreative dove tre calciobalilla e un flipper riempivano i pomeriggi dei teenager. Ho un ricordo particolarmente commovente di un crocifisso annerito dal fumo, non delle candele ma dei mezzi toscani e delle Alfa. Era appeso alla parete del –Doppio lavoro- di un paesino che avrebbe mandato in paranoia anche Silone. Era appeso tra una reclam metallica della Moretti ed un calendario scaduto della Ferrochina Bisleri. Quelle che i giocatori di accaniti tressette snocciolavano, tra un colpo di tosse ed uno sputo, non erano propriamente giaculatorie. Certo, non era un posto degno ma era pur sempre la –bandierina- dei buoni che segnava un’altra conquista. Strana la Storia e, come ammonisce Orazio nelle Epistole “Grecia capta ferum victorem cepit”.

    Negli anni sessanta il crocifisso che aveva sbaragliato i trinariciuti installandosi ovunque dovette prendere atto che quella sua invasiva presenza lo aveva spogliato del carisma e del messaggio salvifico. I capelloni trascurarono il sacro e si appropriarono del resto. Crocifissi in cuoio, in chiodi da maniscalco, in perline, con la latta delle birre, con lo scubidu. Crocifissi ricamati sui jeans, come fermacapelli, sulle cinture, tatuati sulla spalla tra una colomba della pace ed una canna fumante. La vittoriosa avanzata si era tramutata in una vittoria di Pirro. Mia madre era solita farmi fare un inchino ed un segno di croce quando ci si imbatteva in un crocifisso…allora si poteva, ma negli anni sessanta si sarebbe dovuti camminare in ginocchio. Crocifisso sì, crocifisso no…più che un anelito di fede, questo dilemma, sembra assumere il significato che negli anni 50 doveva contribuire ad esorcizzare l’orso russo…oggi è l’Islam integralista. La cosa non mi preoccupa tanto quanto preoccupi mon. Tonini che teme di veder sparire le croci dai campanili o le edicole dai bivi della val Pusteria, non ho le certezze di Guzzanti o il background culturale di Bossi…io, più ecumenicamente, spero che la Storia si ripeta, ed allora vedremo giovani islamici con al collo crocifissi e giovani cristiane sfoggiare il velo….l’importante sarà che si incontrino in discoteca e ballino insieme.

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  5. #235
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    IL NASO DEL MINISTRO (Il Calibano)

    3 novembre 2003

    Se i nasi dei politici dovessero sottostare alla legge collodiana della tumescenza e detumescenza…i nostri teleschermi si frantumerebbero per i colpi delle cartilaginose appendici.

    Ieri sera, su Rete4, era di turno il naso del min. Sirchia che, sollecitato da un Emilio Fede in pieno raptus di prostrazione devozionale, si esibiva in una erezione poderosa.


    Domanda: signor min. cosa ne pensa dell’eutanasia?

    Risposta: sono fortemente contrario, si sa dove si comincia ma non si sa dove si può andare a finire.

    Non vorrei che domani un magistrato o una commissione decidesse se farmi vivere o morire.

    Op, op, ecco il naso fremere, vibrare, oscillare e poi…stunk! Sbattere sul teleschermo!

    La domanda che urge come il cagotto in ascensore è: perché un min. gentiluomo mente sapendo di mentire? Perché non dice che nessuno può far eutanasizzare chi non lo abbia richiesto spontaneamente? Perché non cita le “Regole di Correttezza” previste dalla legge olandese? Perché Girolamo ed Emilio sembrano due compari del giochino delle tre carte? Chi sono i polli che devono mandar giù lo spauracchio di un magistrato che si sveglia e dice: oggi faccio eutanasizzare il vecchietto del secondo piano?

    È facile capire perché zio Girolamo si è prestato a spaventare il pubblico…il consenso per una legge che –regoli- l’eutanasia sta ottenendo sempre più consenso (52%-56%) i proibizionisti sentono scricchiolare l’impalcatura che li sostiene ed allora…gioca sporco, mente, impaurisce, terrorizza.

    Min. Sirchia, difenda il suo diritto di dissentire ma non costringa il suo naso a prestazioni che, sia per l’età che per l’elasticità dei tessuti, potrebbero causarle più danni alla salute che una fiorentina e qualche sigaretta.



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    Piergiorgio Welby

  6. #236
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    AL DIO SCONOSCIUTO (Il Calibano)

    4 novembre 2003

    Ambrogio vescovo era un Gallo naturalizzato Lumbard, così come è Lumbard l’Umberto…vorrà dire qualcosa? Dobbiamo monteschianamente ritenere che il clima, il cibo, l’habitat, insomma, forgino i corpi e condizionino le menti? Forse si tratta soltanto di una di quelle ubbie che i filosofi incubano nella solitudine dei pomeriggi estivi segnati dall’ossessivo frinire delle cicale e dal controcanto stizzoso dei grilli fra le stoppie…forse. Certo che assistere al Porta a Porta teologico con Vespa sull’ambone a tirar la volata all’ecumenismo e Bossi pronto a schiacciare ogni palla che l’incauto predicatore batteva…lasciava un po’ frastornati. Il Cristo al posto dell’Albertino? Un bavero della giacca di pura lana vergine padana elevata al rango di Golgota? Ecco l’iconoclastia e l’obsolescenza accanirsi contro il –pupo- da Giussano che viene sostituito dal crocifisso! E tutto per colpa di un Adel qualsiasi che si è comportato come Ambrogio nel 382 quando rimosse dal senato romano la statua della Vittoria. Se ci fosse stato un Lumbard di Roma (è solo una allegoria!) cosa avrebbe pensato di uno straniero di Treviri che pretendeva di tirar giù la statua della Vittoria dal senato? Avrebbe sollecitato il popolo ad esser “Faber fortunae suae” o avrebbe chiesto lumi al dio Tiber? Eh, altri tempi! Altre storie che, senza un cantore come Vespa ed un medium come la TV, non guastavano il ruminar sonnolento del popolo. Ma Bossi dice che -non cade foglia che il popolo non voglia- Bossi si interessa marginalmente di Aufklaerung, poco di Weltanschauung e troppo di Heimat. Eh, la patria è la patria! Il focolare! La casa! Che, alla faccia di Zeus, è “Parva, sed apta mihi, sed nulli obnoxia, sed non sordida, parta meo, sed tamen aere domus"(La casa è piccola ma adatta a me, pulita, non gravata da canoni e acquistata solo con il mio denaro) e tale deve restare. Fuori chi sporca o è sporco, fuori chi non ha partecipato alla costruzione e…basta con gli ospiti! Anzi, se proprio servono, che almeno abbiano il buon gusto di fare casa&bottega e farsi vedere in giro il meno possibile. È un cinico? No! Questo innamoramento per la croce lo ha trasfigurato! Arde in lui il -foco- di Pietro l’Eremita e di Giovanni Senz’averi, la profezia dolente del Savonarola, e la vis oratoria del Petrolini di “Nerone”. Il popolo vuole simboli, simbolon, la cosa che unisce. Il popolo –dice Bossi- ha sempre ragione. ..e allora cerchiamolo questo simbolo che, esposto pubblicamente, non veicoli ricordi o discriminanti realtà, il simbolo dei simboli in cui ogni uomo possa identificarsi…ma un “simbolo” così esisteva in Atene ed era l’altare al Dio Sconosciuto.


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    Piergiorgio Welby

  7. #237
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    SONDAGGI E DINTORNI (Il Calibano)

    4 novembre 2003

    Se un sondaggio disvelasse le oscure pulsioni degli Italiani e scoprisse che il 90% è favorevole al trasporto degli extracomunitari nei container o a dare l’ergastolo ai possessori di cani over size o pretendesse di appendere tre crocifissi in ogni aula o auspicasse il divieto di transito dei deformi nei centri storici o…ebbene, io credo che nemmeno Rousseau, nonostante la sua fede nel buon selvaggio, se ne meraviglierebbe più di tanto. Dopo tanti affanni e privazioni ci siamo guadagnati questo angolo di serenità, una cuccia calda e confortevole ed è umano che ogni –spiffero- ci faccia rizzare il pelo e digrignare i denti…ringhiamo, ringhiamo ma poi non ci dispiace la –badante- che sorveglia il nonno mentre noi andiamo a passeggiare nella Fischleintal…il crocifisso di casa, quello che stava dietro la porta d’ingresso insieme al rametto dell’ulivo pasquale, lo abbiamo tolto –chissà-quando- e riposto -non-so-dove-…il pensiero forte ci affascina ma la coerenza costa, e poi, come diceva Oscar Wilde “La coerenza è l'ultimo rifugio delle persone prive d'immaginazione” e agli Italiani si può rimproverare tutto meno la mancanza di immaginazione. Dice: ma allora i sondaggi sono carta straccia! Beh, in parte sì! Ma ci sono sondaggi che contengono un massimo comun divisore, sono sondaggi che ci mettono nudi di fronte alla nostra debolezza ai nostri bisogni più elementari. Quando vediamo un congiunto perdersi nelle gore di un’agonia prolungata a dismisura dai supporti biomedicali, quando siamo vittime di una patologia che potrebbe trarre beneficio dai risultati di una ricerca libera, quando il figlio voluto è a rischio di una tara devastante, quando vorremmo ricominciare a vivere un amore senza dover aspettare degli anni, insomma, quando ci accorgiamo che la –natura- non è quel miracolo di perfezione ma è molto più simile al giardino leopardiano e solo la volontà dell’uomo assistita dalla scienza può sostituire la sopraffazione ad un tentativo di –ordine- …allora, i sondaggi che riguardano questi aspetti della vita non sono carta straccia, sono sollecitazioni ai politici e alla politica. Sollecitazioni che i Radicali hanno accolto e fatte loro.

    Piergiorgio Welby

  8. #238
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    PMA (Il Calibano)

    7 novembre 2003

    Nel 1493 papa Alessandro VI, nella sua funzione di arbitro fra spagnoli e portoghesi, assegnò ai Re Cattolici, con la bolla Inter Caetera, tutte le terre al di là di una linea di demarcazione posta cento miglia ad ovest delle Azzorre. In questo modo l’usurpazione coloniale venne trasformata in volere divino, sulla base del presupposto che le popolazioni delle terre così arbitrariamente assegnate fossero riducibili alla stregua di natura priva di ogni forma di umanità e libertà. Nel 2003 il Parlamento Italiano si appresta a varare una legge sulla Procreazione Medicalmente Assistita che, incurante delle aspettative di milioni di cittadini, consegnerà l’Italia ad un futuro di oscurantismo. Una linea di demarcazione dividerà i paesi che offriranno la possibilità di ricorrere all’eterologa o alla diagnosi preimpianto o alle terapie frutto della clonazione terapeutica da quelli che negando ai loro cittadini queste opportunità che la scienza offre li costringeranno a cercare altrove ciò che in patria è negato. L’informazione RAI, che della politica è –il braccio armato-, invece di dibattere di questi temi che incidono sulla vita e sulla qualità della vita, trova più esaltante e meno compromettente lasciare che la politica parli di se stessa. Una saga della tautologia che vede “Porta a Porta” proporre il tormentone –sei di destra o di sinistra?- e “Primo Piano” srotolarsi pigramente come un boa conscrictor che abbia ingoiato un vitello e tentare l’inseguimento della polemica Bondi-Violante. Ricordo Rosi Bindi messa di fronte al papà di Eluana, la ragazza in coma da 11 anni, che le chiedeva di sospendere l’alimentazione artificiale, faceva la –dura- e scomodava la intangibilità della vita e il dovere del medico. Englaro cercava una risposta ed ha avuto una bacchettata moralistica. Questo vizio di non dare risposte ma reprimende e bacchettate è comune a molti politici, si comportano come le reclute dell’esercito di Franceschiello che di fronte al nemico eseguono l’ordine del caporale: "Facite a faccia feroce!!!"…e di faccia feroce in faccia feroce evitano di affrontare la realtà. Si discuterà la legge sulla PMA, spero che 12.000.000 di malati affetti da patologie che la ricerca con i preembrioni potrebbe curare, spero che tutte le coppie che vedranno frustrata la loro aspirazione alla maternità/paternità, spero che tutte le coppie portatrici di Duchenne o talassemia o altre tare evidenziabili dalla diagnosi preimpianto…ascoltino i lavori parlamentari e si imprimano nella mente gli interventi degli onorevoli ed i loro nomi. “Viviamo in un tempo in cui la nostalgia dell'uomo ori*ginario è contraddetta e sopravanzata dalle imprese dell'uomo artificiale. Questa tensione disegna un vuoto tra ciò che pare definitivamente perduto e ciò che deve esse*re ogni volta conquistato. Qui si libera uno spazio per la sofferenza. In questo spazio, ogni uomo è chiamato a com*battere la sua guerra e a consumare la sua piccola o gran*de agonia” (Natoli, Le forme del patire nella cultura occidentale).


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    Piergiorgio Welby

  9. #239
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    ANIMA CERCASI (Il Calibano)

    10 novembre 2003

    “Le lacrime e i sospiri degli amanti, / l'inutil tempo che si perde a giuoco, / e l'ozio lungo d'uomini ignoranti, / vani disegni che non han mai loco, / i vani desideri sono tanti, / che la più parte ingombran di quel loco: / ciò che in somma qua giù perdesti mai, / là su salendo ritrovar potrai”. Per l’Ariosto era tutto molto semplice, per trovare ciò che si cerca è sufficiente fare un viaggetto sulla Luna e cercare il bene perduto tra i deserti e i crateri del nostro poetico satellite. Gli scienziati, mitoclasti e rompiballe, spedirono sulla suddetta Luna, un giovanottone cresciuto a Coca-Cola e hot dog. Si chiamava Neil Armstrong e, appena allunato, pronunciò questa frase: “Houston qui base della Tranquillità l’Aquila è atterrata”. Sette paroline che mandarono in pensione tutte le elucubrazioni di fantascrittori e letteralscienziati che avevano fatto le loro fortune sfruttando il mistero che avvolgeva l’astro d’argento. Neil non trovò nulla di quanto l’Ariosto prometteva, e nemmeno si può dire che abbia trovato il tesoro di Montezuma. Dopo aver speso una decina di milioni di dollari, tornò dal viaggio con quattro sassi e una manciata di polvere. Se la Luna non può più rappresentare il topos immaginario delle nostre ricerche gli immaginifici autori RAI, senza perdersi d’animo, hanno eletto a luogo deputato il programma dei programmi: Porta a Porta. È lì che, giorni fa, il Vespon dal fiero aspetto ha invitato gli Italiani a cercare la loro anima. Ha messo su il solito –processetto- che tanto successo riscuote ed ha aperto le danze. I testimoni dell’evanescente appendice erano una coppia di coniugi che avevano perduto il figlio in tragiche circostanze. Il padre, dopo aver –staccato la spina- al suo ragazzo in coma dépassé, era entrato in contatto con l’aldilà ( per pietas non parlerò di loro) il giudice era Vespa, l’avvocato del diavolo il prof. Vacca che più che interessato ad appurare l’esistenza dell’anima sembrava intento a calcolare il volume dei carichi pendenti della Marini. Tra gli scettici era stato arruolato Sgarbi, Zecchi e l’immancabile Crepet che esordiva con un laconico: “beh, l’anima è un fatto personale…”…da uno psichiatra in servizio permanente effettivo nei talk show ci si aspetterebbe qualcosa in più ma -lavorare stanca- e poi Orazio ci ricorda che: “Quandoque bonus dormitat Homerus”. C’era anche un sacerdote piuttosto scocciato per questa –invasione di campo-. Insomma, inizia la caccia al tesoro! La cercano qua la cercano là, possibil che mai trovare si possa questa dannata Primula Rossa? Nelle tasche di S. Tommaso non si trova…ed in quel campo è meglio non scavare affondo perché si potrebbe scoprire che le donne sono prive di anima, ipotesi suffragata dal Maestro Cocciante che, forse per un senso di giustizia, afferma che -bella senz’anima- accontentando tutte le racchie che possono consolarsi immaginandosi proprietarie di anime calibro 90-60-90. Sgarbi suggerisce di raschiare qualche crosta del cinque/seicento, Zecchi è distratto: tutti hanno i capelli meno che lui! Non lo dice ma si intuisce che sospetta un complotto di qualche ulivista. Nonostante la scollatura e minigonna della Marini la serata è moscia. Entra Mannheimer e…giù una raffica di sondaggi: i laureati sono convinti che col 28 abbiano anche diritto ad uno straccio d’anima, bene o male tutti gli Italiani sono sicuri di averne una, anche se al momento non saprebbero dire dove l’hanno riposta. I più sorprendenti sono gli atei: la metà è convinta di avere una anima! Anche l’arrivo di Mannheimer non riesce a gonfiare le vele, il suo è un refolo di breve intensità che si smorza in un abbozzo di bacio sulle labbra carnose della Valeria…come quello di Zefiro nella primavera del Filipepi. Tutti bordeggiano indolenti, il gurgite è vasto e nessuno si azzarda ad avventurarsi in alto mare. Ma Vespa è un insetto pungente e dalle mille risorse e apre il collegamento con chi può fornire la prova regina…una spiritista! Manca soltanto il mago di Arcella. Forse il Cicikov del Gogol di “Anime morte” o il Mefisto del Faust di Goethe sarebbero interessati all’incorporeo articolo ma nessuno li ha invitati…altri acquirenti latitano. D’altronde l’anima non è la morale, Hitler e S. Francesco ne avevano una, non è l’intelligenza, non sarebbe politically correct verso i cretini, non sono i neuroni, per la legge aristotelica che A non può essere B. Questo povero avatar di noi stessi serve solo a far da comparsa in paradiso o all’inferno in attesa della resurrezione dei corpi….eppure alla RAI è stata utilissima, visto che tra breve in parlamento si discuterà del Testamento Biologico…questa puntata di porta a Porta è servita a ricordare che tutti abbiamo un’anima, anche chi è in coma da 11 anni. Grazie mamma RAI questa sì che è informazione.


    Il Calibano
    Piergiorgio Welby

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    UCCELLI RADICALI (Il Calibano)

    12 novembre 2003


    “Evelpide e Pistetero erano due ateniesi che, stanchi di vivere sulla terra, decisero di fondare una città, con l’aiuto degli uccelli, fra cielo e terra. Upupa, che una volta era il mortale Tereo, convinse gli uccelli ad aiutarli anche per il fatto che Pistetero rivelò loro che potevano riconquistare il cielo usurpatogli dagli dei. La nuova città fu costruita interamente dagli uccelli e fu chiamata Nefelococcigia (la città dei “baggiani fra le nuvole”). Subito arrivò Iride, messaggera degli dei, che intimò agli uomini di andarsene, altrimenti gli dei avrebbero scatenato la loro ira. Iride fu cacciata via. Molti personaggi, venuti a conoscenza dell’esistenza di questa città, fecero di tutto per conquistarla, ma ognuno di loro fu cacciato via violentemente. Nel frattempo Nefelococcigia, intercettando i fumi dei sacrifici che i mortali dedicavano agli dei, li ridusse alla fame. Gli dei e poco tempo dopo Prometeo, amico degli uomini, annunciò loro che Zeus era allo stremo delle forze: Zeus era disposto a venire a patti, ma agli uomini non interessava. Arrivarono a Nefelococcigia Poseidone, Eracle e Triballo. Alla fine decisero di trattare: Sovranità fu data in sposa a Pistetero”. Questo è il plot della commedia di Aristofane “Gli uccelli”. Compiendo un notevole volo pindarico, tanto il biglietto e gratis, si può immaginare che “Gli uccelli” altro non sia che una allegoria della politica Radicale. La prova l’ha fornita il programma di approfondimento “Ottoemezzo”. Il tema era ostico: la Cecenia! Destra e sinistra sono impapocchiate nelle ambiguità di silenzi ingombranti o nei sotterfugi di imbarazzanti alleanze. Una degna persona come la Boniver si trasforma nell’avvocato d’ufficio di Putin e nell’esegeta degli indifendibili exploit del Cav. È una donna in gamba, ha cuore e cervello ma… hic rhodus, hic salta. Capezzone, libero come, è il caso di dirlo, un uccello, ha sciolto il volo e dato voce ad un canto limpido, sonoro che ha affascinato il conduttore, la conduttrice, la stessa Boniver e, credo, tutti i telespettatori. C’erano una volta i blocchi…le opposte ideologie, le difese a prescindere…le appartenenze e le identità “forti”. Oggi c’è un mondo da reinventare, soluzioni da immaginare, realtà confuse che soltanto la purezza del cuore può affrontare. Non si può aiutare Putin per poi rinfacciarsi tra qualche anno di aver aiutato un boia. È una affermazione di una evidenza ineludibile…eppure nessuno vuole prendersi le responsabilità politiche di una tale affermazione. Gli uccelli radicali possono, e possono farlo su temi come la ricerca, l’eutanasia, i proibizionismi presenti e futuri. Possono farlo perché non sono uccelli di rovo che si nascondono in qualche comodo anfratto…Ilvo Diamanti ha commentato alcuni sondaggi che vedono il Polo e L’ulivo in perdita di consensi. Questa massa di elettori insoddisfatti potranno andare ad ingrassare il parco degli astenuti o…potranno essere anche loro affascinati dal canto degli uccelli Radicali.


    Il Calibano
    Piergiorgio Welby

 

 
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