ZUAVJ E BERSAGLIERI (Il Calibano)
9 dicembre 2003
“La guerra non è nulla più che un proseguimento della politica con altri mezzi”. Ribaltando la cinica affermazione di Clausewitz si può dedurre che: “La politica non è nulla più che un proseguimento della guerra con altri mezzi “. Suvvia! Siamo uomini di mondo e di…pace! Ed alle Termopili preferiamo il Parlamento, al cozzo degli scudi un caffè alla buvette, al sibilo ferale del pilum e delle quadrelle una vibrante indignazione sostenuta da un’oratoria ciceroniana. Ci dividono gli schieramenti ma ci uniscono il –Martello- e le lusinghe dell’eterno femminino (o mascolino). Insomma, se prima gli schieramenti si distinguevano dai colori vivaci delle divise indossate per intimorire l’antagonista, oggi, i politici (che sono un po’ i nostri Orazi e Curiazi) hanno optato per un politically correct –completo scuro con cravatta-…oddio, non tutti! c’è chi non rinuncia a cercare conforto e protezione in una ever-green monocromia bucolica, ma son poca cosa.
Nel primo volume dell’enciclopedia Bompiani di mio nonno c’era un segnalibro particolare: una cartolina commemorativa della Breccia di Porta Pia. Anche tra la polvere e il fumo delle cannonate era impossibile confondere gli schieramenti: rutilanti gli Zuavj pontifici, camicia di lana blù coperta di un corto giubbettino di panno azzurro pantaloni larghissimi rossi e stretti sotto le ginocchia, uose bianche; più dimessi ma non meno fieri e combattivi i Bersaglieri del Re. Da una parte c’era chi difendeva il potere temporale della Chiesa, dall’altra chi si batteva per la laicità (un po’ tagliata con l’accetta ma hora ruit!). Non voglio insinuare che sarebbe molto meglio se Buttiglione, Fioroni, D’Agostino, Bondi, D’Onofrio, Pedrizzi, Bindi, ecc. indossassero la divisa degli Zuavj…però, dovete ammettere che tutto sarebbe più chiaro. Certo rimarrebbero sempre i Rutelli e i Fassino che, obbligati a scegliere tra una divisa e l’altra, opterebbero per una adamitica nudità. Ciò che più disorienta il signor Rossi e la casalinga di Voghera sono i tentavi che gli Zuavj fanno per smarcarsi dall’accusa di essere ciò che sono! Vogliono essere i paladini di una visione del mondo confessionale, antiscientifica, punitiva? Lo dicano apertis verbis e non si coprano di ridicolo sostenendo che –sì, la legge 1514 è impraticabile ma…ci penserà il buon senso dei ginecologi a non applicarla-. Rispondano a Flamigni contestando le sue affermazioni con dei fatti e non con delle ipotesi. Come può un laico accettare l’impianto –coatto- di un embrione malato? Come può un laico accettare che venga messa in dubbio la buona fede di due adulti che decidono di –adottare- un embrione alla cui fecondazione abbia contribuito un donatore esterno? Come può accettare un laico che alla donna non sia permesso un ripensamento? Come può accettare un laico che uno Stato confonda la legge con la morale cattolica? Sostengono di voler difendere il nascituro facendolo nascere nella migliore delle –famiglie possibili- eppure furono proprio i cattolici che anni fa si opposero alla sterilizzazione di una ragazza con grave deficit mentale che aveva messo al mondo due figli, che le erano stati tolti dallo stato subito dopo la nascita, e ne aspettava un terzo. Perché si dovrebbe essere ritenuti adatti ad adottare un bambino e non un embrione? Non diceva Sant’Agostino che l’uomo preferirebbe la dannazione eterna al rimanere eternamente un nulla? Anche il filosofo Habermas, molto critico nei confronti dell’eugenetica, non se la prende con le pratiche eugeniche cosiddette, negative, come l'aborto selettivo di embrioni affetti da gravi malattie ereditarie. Sono le prospettive di un'eugenica positiva a disturbarlo. La morale religiosa, deve trovare argomenti più convincenti per arginare la tecnica e pretendere di guidarla. Quindi, né Zuavj né Bersaglieri…e, tanto meno, Bersaglieri che si improvvisano Zuavj e Zuavj che si travestono da Bersaglieri. Concludo con delle parole non mie ma nelle quali mi riconosco e vorrei che molti si riconoscessero: “Si dovrebbe affrontare il problema di capire quali regole e strategie potrebbero risultare efficaci per favorire l'esercizio della libertà di scelta quando va nel senso di migliorare la qualità e incrementare le opportunità delle vite, esistenti e da venire.” (G. Corbellini. Docente di Storia della Medicina, Bioetica ed Epistemologia Medica).
Il Calibano
Piergiorgio Welby




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