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  1. #251
    io e basta
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    ZUAVJ E BERSAGLIERI (Il Calibano)

    9 dicembre 2003


    “La guerra non è nulla più che un proseguimento della politica con altri mezzi”. Ribaltando la cinica affermazione di Clausewitz si può dedurre che: “La politica non è nulla più che un proseguimento della guerra con altri mezzi “. Suvvia! Siamo uomini di mondo e di…pace! Ed alle Termopili preferiamo il Parlamento, al cozzo degli scudi un caffè alla buvette, al sibilo ferale del pilum e delle quadrelle una vibrante indignazione sostenuta da un’oratoria ciceroniana. Ci dividono gli schieramenti ma ci uniscono il –Martello- e le lusinghe dell’eterno femminino (o mascolino). Insomma, se prima gli schieramenti si distinguevano dai colori vivaci delle divise indossate per intimorire l’antagonista, oggi, i politici (che sono un po’ i nostri Orazi e Curiazi) hanno optato per un politically correct –completo scuro con cravatta-…oddio, non tutti! c’è chi non rinuncia a cercare conforto e protezione in una ever-green monocromia bucolica, ma son poca cosa.

    Nel primo volume dell’enciclopedia Bompiani di mio nonno c’era un segnalibro particolare: una cartolina commemorativa della Breccia di Porta Pia. Anche tra la polvere e il fumo delle cannonate era impossibile confondere gli schieramenti: rutilanti gli Zuavj pontifici, camicia di lana blù coperta di un corto giubbettino di panno azzurro pantaloni larghissimi rossi e stretti sotto le ginocchia, uose bianche; più dimessi ma non meno fieri e combattivi i Bersaglieri del Re. Da una parte c’era chi difendeva il potere temporale della Chiesa, dall’altra chi si batteva per la laicità (un po’ tagliata con l’accetta ma hora ruit!). Non voglio insinuare che sarebbe molto meglio se Buttiglione, Fioroni, D’Agostino, Bondi, D’Onofrio, Pedrizzi, Bindi, ecc. indossassero la divisa degli Zuavj…però, dovete ammettere che tutto sarebbe più chiaro. Certo rimarrebbero sempre i Rutelli e i Fassino che, obbligati a scegliere tra una divisa e l’altra, opterebbero per una adamitica nudità. Ciò che più disorienta il signor Rossi e la casalinga di Voghera sono i tentavi che gli Zuavj fanno per smarcarsi dall’accusa di essere ciò che sono! Vogliono essere i paladini di una visione del mondo confessionale, antiscientifica, punitiva? Lo dicano apertis verbis e non si coprano di ridicolo sostenendo che –sì, la legge 1514 è impraticabile ma…ci penserà il buon senso dei ginecologi a non applicarla-. Rispondano a Flamigni contestando le sue affermazioni con dei fatti e non con delle ipotesi. Come può un laico accettare l’impianto –coatto- di un embrione malato? Come può un laico accettare che venga messa in dubbio la buona fede di due adulti che decidono di –adottare- un embrione alla cui fecondazione abbia contribuito un donatore esterno? Come può accettare un laico che alla donna non sia permesso un ripensamento? Come può accettare un laico che uno Stato confonda la legge con la morale cattolica? Sostengono di voler difendere il nascituro facendolo nascere nella migliore delle –famiglie possibili- eppure furono proprio i cattolici che anni fa si opposero alla sterilizzazione di una ragazza con grave deficit mentale che aveva messo al mondo due figli, che le erano stati tolti dallo stato subito dopo la nascita, e ne aspettava un terzo. Perché si dovrebbe essere ritenuti adatti ad adottare un bambino e non un embrione? Non diceva Sant’Agostino che l’uomo preferirebbe la dannazione eterna al rimanere eternamente un nulla? Anche il filosofo Habermas, molto critico nei confronti dell’eugenetica, non se la prende con le pratiche eugeniche cosiddette, negative, come l'aborto selettivo di embrioni affetti da gravi malattie ereditarie. Sono le prospettive di un'eugenica positiva a disturbarlo. La morale religiosa, deve trovare argomenti più convincenti per arginare la tecnica e pretendere di guidarla. Quindi, né Zuavj né Bersaglieri…e, tanto meno, Bersaglieri che si improvvisano Zuavj e Zuavj che si travestono da Bersaglieri. Concludo con delle parole non mie ma nelle quali mi riconosco e vorrei che molti si riconoscessero: “Si dovrebbe affrontare il problema di capire quali regole e strategie potrebbero risultare efficaci per favorire l'esercizio della libertà di scelta quando va nel senso di migliorare la qualità e incrementare le opportunità delle vite, esistenti e da venire.” (G. Corbellini. Docente di Storia della Medicina, Bioetica ed Epistemologia Medica).




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    Piergiorgio Welby

  2. #252
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    L’UOMO, L’AEROPLANO, L’ETEROLOGA (Il Calibano)

    10 dicembre 2003



    Nell'estate del 1899, i fratelli Wright costruirono il loro primo –aeroplano- : un aquilone di 152,5 cm d'apertura alare. Incoraggiati da quel successo, nel 1901 costruirono e pilotarono due alianti a grandezza intera. Cosa c’entra questo incipit con la legge sulla fecondazione medicalmente assistita? C’entra c’entra! Se i Wright avessero dovuto sottoporre il loro progetto al nostro Parlamento, con molta probabilità, noi non potremmo usufruire dei Jumbo e dei rapidi spostamenti che il volo ci ha regalato. È una tesi insostenibile? Siate pazienti e fatemi dono di un –attimino- (era una vita che volevo dire –attimino!) del vostro preziosissimo tempo. Ai Wright sarebbe stato negato il permesso di proseguire nei loro esperimenti per due motivi che sono gli stessi usati da chi si oppone alla 1514 (PMA). Il primo, oltre che dai parlamentari, è stato invocato anche da Ferrara nel suo 81/2: l’uomo non può modificare la natura perché, così facendo, violerebbe un ordine universale eforo di un ordinato sviluppo umano. Insomma, se la natura (o Dio) avesse voluto che l'uomo volasse, allora gli avrebbe fatto le ali. Umanamente comprendo la diffidenza di Ferrara verso le diaboliche macchine volanti, chi più è vittima della forza di gravità più è scettico sulla possibilità di sollevarsi dal suolo. La seconda obiezione, oltre che dai Parlamentari, è stata invocata dal presidente del CdB prof. D’Agostino e si basa sul concetto di precauzione. Insomma, se si inventa l’aereo può succedere che un giorno dei terroristi lo usino come un’arma per distruggere le Twin Towers. Ecco serviti i nostri novelli Icaro, spennati e appiedati prima di poter provare l’ebbrezza del colombo (no quello!). Oh, sia ben chiaro che il loro è un pensiero che viene da lontano, ha alle spalle fior di filosofi, teologi, pensatori che passando da un Simposio ad una Botte hanno fatto il contropelo all’Essere. Qualcuno, un po’ malignamente, definisce questo modo di pensare premoderno e li accusa di ritenere che il mondo sia retto da immutabili leggi divine o naturali alle quali bisogna adeguarsi. Rispettabile Weltanschauung, ma i fratelli Wright hanno potuto portare a termine il loro esperimento, e permetterci di pranzare a Roma e cenare a New York, grazie al pensiero moderno che ritiene la realtà plasmabile e fluida. Per noi la modernità è quell’approccio verso la realtà che ha caratterizzato gli ultimi due secoli ed ha reso possibile la nascita del mondo moderno, lo sviluppo scientifico e tecnico, lo stato di diritto, la democrazia, la libertà, l'uguaglianza, l'emancipazione femminile. Ognuno è libero di scegliersi gli Idola che più gli aggradano, ma è, perlomeno, singolare voler la bicicletta e maledire i pedali. Voler i bypass e il trapianto renale ma rifiutare la diagnosi preimpianto e il congelamento degli embrioni, accettare di volare ma proibire che una donna si riproduca –artificialmente- insomma, una volta questo comportamento si definiva dicotomico: provare odio e amore verso una realtà che ci piace ma…non del tutto. Se ognuno di noi si accontentasse di vivere le proprie dicotomie nel privato e non pretendesse di tramutarle in una massima valida per tutti non si porrebbero problemi…ma, oggi il senatore Tatò ha detto che questa non è una legge del Vaticano ma è una legge per: cattolici, musulmani, buddisti, indù, atei ecc, (Confucio gli avrebbe ricordato che chi parla senza modestia troverà difficile rendere buone le proprie parole) e pretendere di riscoprire l’episteme nella 1514 è, forse, un po’ eccessivo. Un’altra critica che viene rivolta alla legge dal prof. D’Agostino è quella della superficialità con la quale un figlio viene messo al mondo. Francamente un’obiezione del genere da parte del presidente del CdB, mi lascia basito. Se è lo Stato che deve proteggere chi non è ancora nato dalla possibilità che venga al mondo in un ambiente sfavorevole allora, per essere conseguenti, bisognerà sterilizzare i malati mentali, gli handicappati, gli alcolizzati, i tossicomani, ma anche chi non raggiunge un reddito tale da assicurare ai figli una certa agiatezza…e perché non sterilizzare anche chi si è dimostrato volubile ricorrendo al divorzio, e chi ha dato prova di inaffidabilità disinteressandosi di un figlio? Questa è una legge indifendibile, ideologica, inattuale. È una legge che avrebbe costretto i fratelli Wright a costruire aquiloni e non aeroplani, è una legge che deve essere conservata, a futura memoria, nel solo luogo dove può stare: nel museo degli orrori-errori.

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  3. #253
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    SADDAM AL MERCATO RIONALE (Il Calibano)

    16 dicembre 2003

    …eh, signora mia, i cavalli bianchi portano jella! Ha visto che fine quel Saddam lì? Sembrava Brusca in mezzo ai NOCS! Dicevano che non si sarebbe mai arreso, che avrebbe fatto come quello del Reichstag…come si chiamava? Ah, Adolf! E invece, invece eccolo lì a farsi guardare in bocca come Varenne. Quanto? Quattro euro? Mica c’ho la valigetta del Rais! Non li voglio più gli zucchini, mi dia una mozzarella di bufala. A proposito di bufala…dice che il conte Igor farà la fine del conte di Montecristo? No, non lo manderanno sul satellite, quello è Fede, Emilio Fede! Lo hanno tirato per la giacchetta. No, non a Fede, a Ciampi! Sembra che lo processeranno in Olanda. No, non a Ciampi, a Saddam! No, i pomodori non li voglio, dopo quello che è successo alla Cirio mangio in bianco! Però ha detto Berlusconi che abbiamo salvato il culatello. Stava in una buca sotto terra. No, no il culatello, Saddam! Gli fanno le siringhe al collo. No, no a Saddam, alle bottiglie di acqua minerale! C’è una taglia di cinquanta miliardi. No su chi buca le bottiglie, su Saddam! Io metterei una taglia sui tranvieri che scioperano…ma poi ci vorrebbero gli americani per acchiapparli! Quanto costa l’abbacchio? Quindici euro al chilo? No, prendo mezz’etto di tritato. Ah, a proposito di abbacchio, Pecoraro Scanio mi ha fatto una pena, ora che hanno preso Saddam sembra orfano! Poveretto, ci contava tanto, aveva tutti i discorsi già scritti “avete fatto la guerra e non avete preso Saddam” adesso deve riscriverli tutti. Anche Gasbarri. No, non era Gasbarri che gli scriveva i discorsi. Gasbarri deve riscrivere la legge, proprio sotto le feste, che vita! se avessero dato retta a Pannella sarebbe già in esilio. No, no Gasbarri, Saddam! Ma a lei le piace? No, no Saddam, Panariello! Sì, anche lui ha una valigia di miliardi e un branco di svampite con le tette al vento che lo fanno sbavare. No, non a Panariello, a mio marito! Ma quando vedo che si eccita troppo cambio canale e metto Lerner: vedesse come si sgonfia! No, no Lerner, mio marito! Ma come mai non ha la protesi acustica? Ah, non gliela passano per il reddito. Eh, signora mia, il mondo è tanto cattivo!

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  4. #254
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    IPSE DIXIT (Il Calibano)

    21 dicembre 2003


    Dove eravamo rimasti? Ah, sì! Girolamo voleva mettere tra i –paesi canaglia- quegli stati che permettevano la ricerca sulle cellule staminali embrionali. Come è andata? Beh, non se ne è fatto nulla grazie a Saddam. Prima di bombardare i ricercatori si devono neutralizzare i dittatori. Girolamo ha fatto di necessità virtù, ma non si è arreso. Alzo battuta zero e fuoco a volontà sull’Olanda, rea di indulgere in cannabitici vizi e malsane eutanasie. Come è andata? Beh, ad essere sinceri non si può dire che gli Olandesi ne abbiano fatto un dramma. Anche perché, nel frattempo, l’interesse salutista-moralizzatore del nostro nume tutelare si era rivolto alle abitudini gastronomiche degli Italiani. Troppe pance e pochi addominali, troppe fettuccine al ragù e pochi sedani al cazzimperio, troppe fiorentine e poche carote lesse. Il rimedio? Draconiano! Obbligare i ristoratori a dimezzare le porzioni. Mentre tutti i vu’ cumpra’ stavano già riciclandosi, da venditori di CD taroccati in spacciatori di polenta taragna e bucatini alla puttanesca, l’incubo SARS obbliga Girolamo a scavare trincee intorno agli aeroporti per bloccare il pericolo giallo: no pasaran! Il perfido virus, vista l’aria che tira e i termometri al laser, preferisce –risalire le valli che aveva disceso con orgogliosa baldanza-. Girolamo può, come il prode Anselmo, gustarsi il riposo del guerriero? No! Secondo una legge cosmica, ben nota ai conoscitori dell’insiemistica caotica, le disgrazie non vengono mai da sole ma a grappoli come l’emorroide. Ed ecco i medici che non ritirano il nuovo ricettario per gli stupefacenti. In un primo momento li vorrebbe condannare ai lavori forzati, come Jean Valejan, poi ci ripensa e, forse, vorrebbe processare i malati ma non lo dice. Deve occuparsi d’altro. La canicola svuota i condomini e riempie gli ambulatori. Ma, dove cazzo erano d’inverno tutti questi anziani? Un fracco di flebo e sali minerali e passa la nuttata. Non passano i guai, nonostante l’offensiva antifumo, un sondaggio rivela che gli ospedali sono una via di mezzo tra un coffee shop e una pagina del Baudelaire di Paradisi artificiali: si fuma nelle sale d’aspetto, negli ambulatori, fumano medici, infermieri, pazienti, i piccioni sui tetti e i gatti nel cortile. A cosa è servita la battaglia antifumo del Ministro? Bella domanda! È servita a dimezzare le presenze nei ristoranti! Girolamo è pallido, emaciato, un piccolo tic rende palese la somatizzazione di uno stato ansioso. Altro che Sisifo! Spingere gli Italiani verso la vetta della salute è più difficile che spingere il famoso masso sulla vetta. Fatica inane! Arrivano i primi freddi, arriva l’influenza, e ricompare il fantasma, mal esorcizzato, della SARS. Gli operatori aeroportuali sono allertati. Qualcuno avvelena le bottiglie di minerale, e Girolamo…consiglia di bere l’acqua del rubinetto, che genio! Nelle sale operatorie ci sono dei clandestini: gravi infezioni causate da stafilococchi resistenti: MRSA (Meticillino Resistenti Staphylococcus aureus) e MRSE (Meticillino Resistenti Staphylococcus epidermidis). Non gliene va bene una! Anche nel petto di un Min. batte il cuore di un uomo! E ogni uomo ha bisogno di gratificazioni, di successi, di riconoscimenti. Per vincere basta scegliersi il nemico debole e l’alleato forte. È lapalissiano, quale alleato è più forte del Vaticano e quale nemico è più debole dei terminali? Les jeux sont fait! Girolamo interviene al convegno su ''Essere o non essere: eutanasia e bioetica'' tenutosi al Palazzo Farnese di Piacenza e dichiara: in Italia non c’è trippa per gatti, l’eutanasia non s’ha da fare! Arrivano i –nostri- a dargli manforte e monsignor Luciano Monari ribadisce che ''la vita e' un dono di Dio di cui l' individuo non dispone'' ed aggiunge che ''ad una risposta bisognerà arrivare, ma senza farsi guidare dall' emozione e dalla disperazione che certi fatti di cronaca ci trasmettono''. Ohibò! Ma come, i giornali non erano letti solo dai giornalisti? Adesso si scopre che li leggono anche i vescovi, le massaie, i co.co.co. e tutti quegli Italiani che della TV preferiscono le chiappe all’informazione. Insomma, il messaggio è chiaro: cari giornalisti smettetela di raccontare le mille eutanasie fai-da-te e date notizie che non gettino i lettori nella disperazione. Perché non dite che tra breve vedrà la luce Tele Padre Pio. Quattordici ore di programmi dedicati al Santo di Pietrelcina, ma anche trasmissioni attente ai fenomeni sociali e alle questioni di interesse nazionale. Ah, dimenticavo…Girolamo promette cure palliative puntuali ed efficaci. Sì, lo aveva detto anche l’altro anno, ma che c’entra…repetita iuvant!


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  5. #255
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    TROPPA TRIPPA! (Il Calibano)

    23 dicembre 2003

    TIRESIA

    Tu sei dolorosamente pazzo,
    non c'è antidoto per i tuoi mali,
    il veleno è dentro di te.
    Euripide, Baccanti




    Eccomi qui che, come tutti gli anni, guardo l’avvicinarsi delle “feste” con lo stesso torbido interesse con cui una mucca Chianina osserva, angosciata, l’approssimarsi rumoroso e invadente del diretto Roma-Pisa delle 12,30. E, con la stessa flemma bovina, sospendo il placido lavorio sul bolo indigesto delle mie onanistiche riflessioni. Una epochè effimera che terminerà con lo svanire all’orizzonte del convoglio Natale-Capodanno. Potrò così riprendere quel lento ruminare che ha il difetto di non arrivare mai ad una digestione liberatrice, ma anche l’indubbio pregio di non saziare mai.

    Tra breve sarà tutto uno sferragliare di auguri (tanto non costano niente) di nostalgiche tombole (ma non è meglio il Bingo?) di gravidi pacchetti (partoriscono sempre topolini) di alberi natalizi (abeti neonati arrostiti, come S. Lorenzo, sulla graticola del termosifone) che vengono transumati dalla terrazza al salotto, presepi (quella capanna esposta a tutte le curiosità ricorda “il grande fratello”) luci, luminarie, iridescenti lucciole intermittenti (con quello che costa il petrolio!) mortaretti (una simpatica tradizione per eliminare qualche coglione) e palle, palle, palle, palle… e su queste note, ambigue consorelle di apotropaiche ghiandole anatomiche, si diffonde nell’inquinato melting-pot di gas, particolati cancerogeni, esalazioni irritanti, diossine, benzeni che ci ostiniamo a respirare ed a chiamare impropriamente aria…una gioiosa Stille Nacht che, incurante dei consigli di zio Girolamo, accomunerà, in un sanguinoso e ipercolesterolemico olocausto: maiali, agnelli, vitelli, vitelloni, manzi, tori, vacche trasformati in anguiformi pagliate, fumanti fiorentine, prometeici fegatelli, deliranti ossibuchi, sapide vaccinare, arrembanti lombate che finiranno il loro paradigmatico viaggio terreno in capaci e moralmente indifferenti stomaci. Il cerchio si chiude intrappolando in una mistica reincarnazione “mangianti e mangiati”…finalmente, come in ogni fiaba che si rispetti, tutto ci appare chiaro ed esplicito…ed anche l’apprensione che la nostra “mucca Chianina” percepiva all’apprestarsi terrifico del treno...ci si appalesa in tutta la sua tragica ineluttabilità: è breve il passo da spettatore a bistecca…ed altrettanto breve è lo iato che ci separa da una bistecca ad una –Grande abbuffata- e da una grande abbuffata ad una sala di rianimazione… da questa ad un prato verde dove nutrire una mucca..che vedendo arrivare il diretto delle…ecc, ecc, ecc. Se i Troiani avessero dato credito alle parole di Cassandra Ilio non sarebbe caduta…se voi seguirete i consigli del Min. Sirchia rinuncerete all’overdose di carboidrati e proteine ma vi allungherete la vita e, soprattutto, farete risparmiare una montagna di Euro alla Sanità! Teognide ammoniva: è difficile nell'abbondanza, rispettare la misura.




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  6. #256
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    OI DIALOGOI (Il Calibano)

    25 dicembre 2003

    OI DIALOGOI

    Adriano e Marco parlano, parlano come i personaggi del Simposio. Non vogliono con-vincere, né se-durre, li ascolti perché –ti va- perché, nel loro dialogare, puoi trovare qualcosa che cattura l’attenzione, o stimola il gusto estetico. Insomma, ascoltarli è come passeggiare, la mattina all’alba, sulla battigia. E ti stupisci della meraviglia che provi, della naturalezza che ti spinge a raccogliere ora una conchiglia, ora un ciottolo levigato. Adriano lascia sulla sabbia il ricordo delle cose fatte, inconsapevolmente, per l’ultima volta. E ti rendi conto che la vita-immaginata è “mimesis” della vita-vissuta. Viviamo come attori, attori che si ostinano ad imparare a memoria il monologo che reciteranno il giorno in cui dovranno abbandonare la ribalta, o uscire dalla comune…eppure, quell’addio, o quella battuta non lo reciteremo mai. Le –cose- si separano da noi e noi, come Amleto, non ci separiamo da loro, anzi, ne facciamo dei fantasmi. Preferiamo l’inganno alla sconfitta. “Così la coscienza ci rende codardi, tutti,/e così il colore naturale della risolutezza/ s'illividisce all'ombra pallida del pensiero/ e imprese di gran rilievo e momento/ per questo si sviano dal loro corso/ e perdono il nome di azioni”. (Shakespeare, Amleto).

    È il carcere? È la sospensione della volontà e dell’agire autonomo che rende più acuta la percezione della precarietà del volere? O si tratta di un lavorio impietoso su se stesso, condotto con acribia? La risposta è ininfluente. La nostra vita è tutta un succedersi di cose fatte per l’ultima volta…senza averne contezza.



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  7. #257
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    LA SCUOLA DI BABELE (IL CALIBANO)

    28 dicembre 2003



    "Tutta la terra aveva una sola lingua colle stesse parole. Or, partendosi dall’oriente, gli uomini trovarono una pianura nella terra di Senaar, e vi abitarono. E dissero l’uno all’altro: "Venite, facciamo dei mattoni cociamoli al fuoco". E si servirono di mattoni invece di pietre, e di bitume invece di cemento, e dissero: "Venite, edifichiamoci una città e una torre la cui cima tocchi il cielo, e rendiamo famoso il nostro nome avanti di disperderci per tutta la terra". Ma il Signore sceso a vedere la città e la torre che i figli di Adamo stavano fabbricando, disse: "Ecco sono un sol popolo, hanno tutti la stessa lingua, e avendo cominciato a far quest’opera, non desisteranno dai loro disegni, finché non li abbiano eseguiti. Venite adunque, e scendiamo a confondere il loro linguaggio in modo che non s’intendano più". E così il Signore li disperse da quel luogo su tutta la terra, e cessarono di fabbricare la città, alla quale fu dato appunto il nome di Babele, perché ivi fu confuso il linguaggio di tutta la terra, e di là il Signore li disperse per tutta quanta la terra". (Genesi XI).

    Il tentativo di costruire la Torre di Babele può essere valutato in due modi. I laici possono ravvisarvi un impegno –multietnico- finalizzato all’ottenimento di un bene comune (OMD, ONU, Stato laico e , perché no, scuola aperta a tutti e dove tutti rinunciano ad esibire il –particulare- che li caratterizza come appartenenti ad un gruppo, religione, setta, ecc.) chi laico non è può convenire con il Genesi che la Torre fu un esempio di hybris giustamente punita dal Signore ( ragionamento molto simile a quello con cui i fondamentalisti islamici giustificano l’abbattimento delle Twin Towers). Volendo prendere per buono - conoscendo il tipo è meglio andare con i piedi di piombo - il racconto di Erodoto, dovremmo credere che nel 470 a.C. la Torre fosse ancora in piedi, sorvolando sulla discrepanza con il Genesi, dal crollo ad oggi sono passati circa 2473 anni. Bene, dopo 2473 anni, una parte dell’umanità sta tentando di costruire qualcosa di molto più impegnativo di una Torre in mattoni e bitume, sta tentando di costruire una Società-Torre alla cui edificazione e funzionamento possano, per la prima volta nella storia, partecipare tutti i popoli della terra, con gli stessi diritti e gli stessi doveri. La costruzione è appena iniziata, le fondamenta, anche se tra mille difficoltà, sono già pronte; milioni di cittadini provenienti dagli angoli più disparati del pianeta, lavorano, studiano, allevano i figli, progettano il loro futuro e muoiono in Europa. Questa Europa che affronta il dramma-arricchimento della frammentazione delle usanze, della coabitazione con culture diverse e inizia a riflettere sul proprio destino di civiltà multietnica. C’è chi, disorientato, guarda all'indietro, tentando di ri*scoprire le tradizioni dimenticate e chi, mirando a costruire una convivenza possibile, cerca di percorrere vie nuove, altri, sottovalutando, o diversamente valutando il problema, vagheggiano un ecumenismo da wishfulthinking, altri, come la Francia di Chirac, tentano di darsi nuove regole. Chi è nel giusto? Il ripescaggio forzato di tradizioni, svuotate del significato profondo che la civiltà rurale conferiva, e che, oggi, esistono solo nelle feste della Pro Loco, o nelle compagnie folcloristiche, per usarle come strutture di contenimento-allontanamento degli –estranei- è una operazione destinata al fallimento, ad un fallimento che causerà drammi in tutti. Il wishfultinking appaga ma non paga. Il tentativo di vietare, nelle scuole, l’ostentazione dei simboli religiosi potrebbe nascondere una statolatria insofferente della pratica religiosa. Eppure un luogo di decantazione dove ritrovarsi, come atleti all’inizio di una gara, deve pur esserci. L’esempio italiano dovrebbe far riflettere: il signor Adel ha sollevato una questione che va molto al di là del suo gesto. Le religioni del libro potrebbero reclamare, e a ragione, che, accanto al crocifisso, appaiano anche i loro simboli; cosa possibile. Ma cosa accadrebbe se anche gli Indù pretendessero di trasportare il loro pantheon in classe? Galli, dalle colonne del Corriere, si chiede: “Che razza di società multiculturale può mai essere, infatti, quella che mette al bando da un’importante sfera della dimensione pubblica come la scuola, o addirittura vieta, aspetti assolutamente decisivi dell’appartenenza culturale quali per l’appunto sono quelli di natura religiosa?”. La domanda può essere capovolta: che società multiculturale può mai essere quella che sacrifica la –neutralità- della scuola per rispettare una pluralità delle religioni? Come si può affermare che una strada sia sbagliata prima di percorrerla? Perché ritenere un –attentato all’identità- pretendere che si entri in aula in un certo modo quando è considerato normale scoprirsi il capo entrando in chiesa, o togliersi le scarpe entrando in una moschea, o mettere la Kippah in un sinagoga? Tutti, credenti o non credenti; se vogliono entrare in uno di questi luoghi si sottopongono ad una regola. La scuola dovrebbe essere agita in un modo –asettico- per usare una espressione del teologo Dietrich Bonhoeffer "etsi Deus non daretur", come se Dio non esistesse. La scuola è solo la punta dell’iceberg. Quello che resta celato è molto più dirompente di un chador o di una kippah. Le richieste ai medici di praticare l’infibulazione, i certificati di –verginità- richiesti dai genitori per le figlie nubende, il rispetto di tabù alimentari nelle mense, le festività religiose. Questi sono solo alcuni aspetti che stanno venendo alla luce, nel futuro potrebbero essere importate –abitudini- legate alle tradizioni o al misticismo: il cat, la ganja, la foglia di coca, ecc. La costruzione della Società-Babele è appena agli inizi, nessuno può prevedere come si concluderà. Ma dalla sua riuscita dipenderà il futuro, non il nostro futuro, ma il futuro dell’umanità. Galli così conclude il suo articolo: “Un Parlamento intenzionato a mettere ai voti i dieci comandamenti non è davvero il culmine ideale di una società libera.” Verrebbe da rispondere che abbiamo sotto gli occhi l’esempio di Parlamenti guidati dai comandamenti divini, -parlamenti- che applicano la sharia e, a onor del vero, non si può dire che rappresentino “ davvero il culmine ideale di una società libera.”

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  8. #258
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    IO TI SALVERO’ (Il Calibano)

    30 dicembre 2003

    Chi non ricorda il film “Io ti salverò”? Regia dell’ineffabile Alfred Hitchcock, interpreti principali erano l’algida Ingrid Bergman, nella parte della dottoressa Constance (la salvatrice), e un morbidoso Gregory Peck, il dottor John, nella parte del salvato. Eh, la psicologia era in auge, e papà Freud veniva tirato per la giacchetta e chiamato a risolvere nevrosi, traumi infantili, coazioni, fobie, fino a spingersi nell’infido labirinto delle psicosi. I mezzi impiegati erano tratti dal solito bric-a-brac della psicoanalisi: un divano, un blocco per appunti con relativa matita, e la Parola, il Verbo. All’inizio fu il Verbo, ed il Verbo ha mantenuto intatta una potenza sciamanica. Fiat lux! E fu la luce. Alzati e cammina! E Lazzaro risorse. E la parola, modellatrice dei sogni e strumento di libere associazioni, diventa nella psicoterapia, come il bisturi, o la penicillina, nelle mani del taumaturgo impegnato a restituire l’equilibrio compromesso allo “squilibrato”. Io ti salverò! Ma la –salvezza- psicoanalitica è una salvezza socratica, non usa i mezzi di convincimento cari alla fede dei Torquemada. Non è il cavalletto, lo staffile, le tenaglie infocate, la ruota, o il rogo, a ricondurre il –deviante- sulla retta via, è la maieutica a salvare: ti puoi salvare se ti vuoi salvare! La parola è un potente mezzo salvifico, ma è lenta! Tremendamente lenta! Richiede tempo, impegno, e argomenti validi. Richiede attenzione e capacità…empatia. Insomma, la parola ha fatto il suo tempo! Azione, perdinci! Fuori le palle e azione! Ecco la Weltanschauung che si sta imponendo. Palle! Palle! Palle! Ci vogliono palle e non parole…anche se quel –palle- apoditticamente usato, può prestare il fianco ad una interpretazione maliziosa, ovvero…palle come…stupidaggini. Così va il mondo! Lo so, lo so che questa manzoniana ovvietà può non soddisfare, ma come opporsi efficacemente allo slippery slope sul quale ci siamo avviati? L’anno si chiude con…la chiusura diurna dei distributori di sigarette, decretata da Sirchia, e la proposta di Pecoraro di mettere i ferri ai genitori dei ragazzi vittime dei mortaretti. Proposte che denotano l’abitudine dei politici a preferire l’uso delle palle a quello del cervello. Questa abitudine sta diventando un riflesso condizionato: si chiudono le discoteche, si chiudono i distributori di sigarette…non si chiudono le buche in città dove i motorini cadono, come mammut nelle trappole dei neanderthaliani, ma si obbligano i giovani ad indossare il casco. Sì, perché il motto “Io ti salverò” sottostà a delle curiose leggi non scritte. Si chiudono i distributori di sigarette, ma non si aprono i distributori di profilattici nelle scuole. Anzi, un opuscolo della Moratti avverte: il profilattico non guarisce le ferite dell’anima! Sarà vero, però il Min. dovrebbe convenire che previene le -ferite- del cazzo! “Io ti salverò” sulle piste innevate ti salverò con l’obbligo del casco fino a 14 anni, dopo sono affari tuoi. “Io ti salverò” dagli spinelli consegnandoti ai gurka in tonaca che dovranno redimerti. “Io ti salverò” dagli amori mercimoniosi, anche se dovessi, come vorrebbe don Benzi, condannarti a venti anni di galera. Io ti salverò! io ti salverò! io ti salverò! Ma se sei vittima di una delle patologie che potrebbero essere guarite dalle staminali embroniali…io non ti salverò, anzi, preferirò –salvare- un embrione!





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    STATOLATRI: PENTITEVI! (Il Calibano)

    3 gennaio 2004


    STATOLATRI: PENTITEVI!

    Ci eravamo coricati, la sera, con la certezza che ci avrebbe ristorato, se non il sonno dei giusti, almeno il sonno dei meno peggio. Ci confortavano in questa nostra illusione le ponderose riflessioni dei filosofi greci, il sincretismo dei Romani ed il loro pragmatico Diritto. Ci conciliava il sonno il coro dei D’Alambert, dei Diderot, dei Voltaire, quel solista del Beccaria tracciava il solco tra Erinni e Eumenidi. E noi, rannicchiati in posizione fetale tra le coltri, succhiavamo il pollice del pensiero laico nell’attesa dell’alba. Oh, gli incubi non mancavano! Il massacro di Vassy, la Notte di San Bartolomeo, la guerra dei tre Enrichi, il -cuius regio eius religio- La Guerra dei trent'anni, la Unione Evangelica e la Lega Cattolica. Altro che Nightmare! Ma il risveglio, angosciato da queste visioni alla Fűssli, si rasserenava subito perché, come dice Lucrezio Caro: “ È dolce, quando in alto mare i venti sconvolgono le onde, contemplare la lotta di un altro dalla terraferma”. E noi, bene o male, c’è chi dice più male che bene, la nostra terraferma, il nostro porto lo abbiamo conquistato. Lo Stato gode, si fa per dire, di una sua autonomia e, magnanimamente, protegge e sovvenziona, favorendone la pratica di tutte le religioni. Beh, proprio tutte no…ci sono figli e figliastri ma, come nella battuta finale di “A qualcuno piace caldo” ( inarrivabile Billy Wilder!), bisogna ammettere che “nessuno è perfetto!” e a noi questa imperfezione piace! Ci piace chi suona al nostro campanello mentre stiamo sotto la doccia per dirci che tra tot giorni ci sarà la fine del mondo (sperando che, nel frattempo, non finisca l’acqua calda). i piacciono i Don Matteo, Don Mazzi, Don Benzi, don Gelmini, don Lurio…no, questo non c’entra, peccato, era l’unico simpatico! Ci piacciono le processioni dei “battenti”, le scale sante in ginocchio, le Moschee, le Sinagoghe, gli Stupa. Insomma, si può girare per le nostre città come il Cireneo o intabarrati come una crisalide…l’unico spazietto che lo Stato si è ritagliato in Francia è –la scuola-. La scuola si è voluta dare una regola sul modello dei saloon del Far West. Lì si doveva lasciare la Colt all’ingresso, qui bisogna lasciare all’ingresso i simboli confessionali. Ci eravamo addormentati sereni. Ci svegliamo statolatri e oppressori. Noi che credevamo di aver lasciato, nel deposito degli oggetti smarriti, l’oneroso fardello dell’uomo bianco in favore del marsupio dei –diritti umani-, siamo stati svegliati dalle fanfare e dalle trombe dei politicamente corretti. Insensibili! Antropoclasti! Illuministi col grembiulino! Statolatri! E giù con il walzer delle tradizioni e il tango dell’identità e il gregoriano della religione. Bei balli e ottimi cori ma..che cavolo c’entrano con il dovere di esimersi dall’ entrare a scuola bardati come opliti a Isso? Boh? Ci hanno, benevolmente, spiegato che bisogna rispettare le simpatiche tradizioni che caratterizzano i popoli. Dal taglio della testa dei cacciatori del Borneo alla infibulazione delle bimbe di sei anni. Chi siamo noi che ci arroghiamo il diritto di fare della scuola un’incubatrice di futuri senzadio? Chissà, forse, vorrebbero che offrissimo scuole di questo tipo: “Le università, dove un numero sempre più alto di ragazze arriva alla laurea e al dottorato, sono costruite in zone diverse da quelle per i ragazzi, gestite con limiti impensabili da noi: i professori sono tutti professoresse, quando è necessario ricorrere a un docente uomo questo insegna alle allieve con tv a circuito chiuso.” No, no grazie! Abbiamo già dato e ingranare la retromarcia causerebbe disastri che già abbiamo sotto gli occhi. Preferiamo procedere con attenzione, magari con la ridotta, ma continueremo ad andare avanti, verso l’OMD e i diritti umani. Continueremo ad offrire la nostra rosa e le sue spine. Le nostre scuole libere e la nostra televisione occupata dalle tonache e dagli imenotteri, dalle spade nella roccia, dalle veline e dalle velone. Il futuro? “…il futuro non è più quello di una volta”. (Paul Valéry)


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  10. #260
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    LOTOFAGI E LATTOFAGI (il Calibano)

    5 gennaio 2004

    Oplà! Sparita, per un sortilegio del mago Girolamo, la –bionda- che stavamo fumando, con un’espressione alla Humphrey Bogart nella scena dell’addio di Casablanca. Oplà! Spariti, a causa del colesterolo, gli artusiani manicaretti che allietavano i nostri sibaritici appuntamenti col ristoratore di fiducia. Oplà! Sparite, per colpa dell’etilometro, le nostre baudelairiane degustazioni di vini nella enoteca scovata dopo proustiane ricerche e ripetuti assaggi. Oplà! Sparito, per non finire allo Spielberg, l’immancabile spinello che, chissà come, ci ritrovavamo tra le dita il sabato sera. Oplà! Sparite, come nostalgicamente raccontava Pasolini, le lucciole dai prati, ma sparite anche le loro più carnali, o carnose, consorelle dai marciapiedi delle città. Di sparizione in sparizione ecco maturare in noi l’omerico progetto di trasferirci sulle favolose coste della Libia dove i lotofagi, incuranti degli ammonimenti salutistici di Zio Girolamo e, al riparo dalle rappresaglie della legge Fini, si nutrono unicamente dei frutti del loto, col risultato, non disprezzabile, di fluttuare in un empireo di voluttà, senza più il ricordo delle file ai caselli autostradali, le riunioni di condominio, le feste a pranzo dalla suocera, il regalo per l’amante e quello per la moglie, le ripetizioni di greco per il figlio playstationdipendente e la liposuzione per la figlia over size, e last but not least, quel maledetto fagotto con la mondezza da dover buttare, tutte le mattine, nel cassonetto che, immancabilmente, o è pieno, ed allora restiamo come civette sul mazzuolo, o è incastrato, ed allora ingaggiamo un corpo a corpo con quei duecento chili di lamiera unta. Ma, come tutti ben sanno, “partire è un po’ morire” e con alcuni voli charter si corre il rischio di morire del tutto. Ed allora, vinti ma non domi, restiamo, come Akab sul cassero, in vigile attesa che Moby Dick affiori, restituendoci quel –gusto della vita- che se ne è andato con l’ultima Camel. Il disordine dà qualche speranza, l'ordine nessuna…ma, ecco il tristo aforisma contraddetto! La -perfida Albione- si trasforma in -Albione il pusher- e noi, come John Belushi nell’Ape da una tonnellata, gli diamo il cinque e aspettiamo l’offerta. Possiamo scegliere tra un latte ricco di melatonina, ormone prodotto naturalmente dalle mucche, per combattere l'insonnia e gli effetti del jet lag, ed un gelato arricchito con estratti di orchidea che renderebbe felici e di buonumore, oppure deliziare il palato con cioccolata e biscotti arricchiti di ingredienti anti-stress che aiutano a rilassarsi. Sembra incredibile, ma è vero! Questo è il nuovo trend dell'industria alimentare britannica, che sta sviluppando una serie di prodotti studiati per migliorare la salute psicologica e il benessere dei consumatori. L'interesse verso i cosiddetti "feel good foods" è dettato dalla riduzione delle vendite dei prodotti, considerati poco salutari, registrata dalle grandi marche negli ultimi tempi. Nihil novi sub sole! Da Noè con il suo vizietto di alzare il gomito, a Vasco che si esibisce con una maglietta pro cannibis…il mondo gira sempre allo stesso modo. Proibite proibite, qualche cosa resterà: un biscotto anti-stress, una cioccolata dopata, un latte alla Timothy Leary.



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