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    io e basta
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    SEPARATI IN CASA (Il Calibano)

    16 maggio 2004

    “…e vissero felici e contenti.”

    Chi non ricorda con quanto piacere ascoltavamo questa giaculatoria conclusiva della favola che ci conciliava il sonno e ci riconciliava col mondo? Un bacio sulla fronte, la coperta ben rimboccata ed eccoci pronti a rivivere, in sogno, la nostra fiaba preferita: quella con l’happy end! Flaubert annotava che quel che la favola ha inventato, la storia qualche volta lo riproduce. Tutto sta nel comprendere che –qualche volta- assomiglia, drammaticamente, a –quasi mai-, e la vita che, notoriamente, è “…una favola narrata da uno sciocco, piena di strepito e di furore, ma senza significato alcuno”, si incarica di far cadere gli happy end, così come il vento si premurava di far precipitare i pascoliani aquiloni. Eh, panta rei! esclamava Eraclito, anche perché ai suoi tempi non esisteva il tram. Tutto passa, nulla dura quanto vorremmo! Eppure, il nostro bisogno di vivere storie a lieto fine è così radicato che, anche dopo le più grandi delusioni, siamo sempre pronti a ricominciare tutto da capo, disposti a credere che ogni nuova avventura si concluda come una favola. La spiegazione è semplice, sembra che l’happy end sia più efficace del Prozac e delle benzodiazepine: stimola la produzione di endorfine, fa scendere i valori pressori, regolarizza le pulsazioni, riduce la produzione di adrenalina e alza il tasso di testosterone e tutto questo senza effetti collaterali. Ed allora, sia che si tratti della fiducia che accordiamo, nel segreto della cabina elettorale a chi deve, o dovrebbe, farsi portatore dei nostri desiderata, sia che si tratti del nostro cuore, affidato alle cure di un/una partner, suadente e accogliente, come l’accappatoio dopo la doccia, quello che vogliamo è il realizzarsi dei nostri desideri, un lieto fine. Nella realtà i Catullo incontrano le Clodia, e le Clodia i Celio Rufo. “Miser Catulle, desinas ineptire /Et quod vides perisse perditum ducas.“ (Basta con la pazzia, sventurato Catullo. E ciò che vedi morto impara che è perduto). Come finiscono gli innamoramenti? Di solito avvizziscono, come il geranio dimenticato in un angolino del balcone. Finiscono per un autismo dell’attenzione, per l’incapacità di intendere le esigenze dell’altro/a, per un divergere, progressivo e inarrestabile delle affinità, più o meno elettive. Finiscono, come i fiori. “Ogni anno, sempre più numerosi cadono fiori appassiti; il loro germe si estingue per sempre, nessun sole primaverile accende una nuova vita sui rami secchi.” (E.T.A Hoffmann, L’amante). Il matrimonio degli Italiani con la politica è la riproposizione, in chiave farsesca, dell’amore tra Catullo e Clodia: l’innamoramento, l’idillio, le promesse, i giuramenti, i primi dubbi, le prime delusioni, le indifferenze, la triste rassegnazione e la presa d’atto: "Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris./ Nescio, sed fieri sentio et excrucior".( Odio e amo. Ma come, dirai. Non lo so, / sento che avviene e che è la mia tortura ). Ci si rassegna alla tortura, così come ci si rassegna a vivere da separati in casa. E, indubitabilmente, gli Italiani e la politica vivono da separati in casa. Questo è ciò che si evidenzia dalla lettura del rapporto Eures sugli orientamenti e i valori della pubblica opinione - Monitor Italia 2004: “Molto aperti su questioni come eutanasia, fecondazione artificiale, clonazione, aborto, voto agli immigrati, gli italiani si confermano più conservatori invece riguardo a droghe leggere e matrimonio tra gay. E' quello che emerge dalle risposte alle 20 questioni su cui Eures, centro di ricerche economiche e sociali, ha interrogato circa 2.000 residenti over 14, in tutta Italia per stendere il primo rapporto sugli orientamenti e i valori della pubblica opinione. Secondo i dati raccolti da Eures emerge che sei italiani su dieci -- soprattutto gli elettori del centro sinistra con il 67,2% delle indicazioni rispetto al 47,8% di quelli di centro -- sono favorevoli all'eutanasia nei casi di grave malattia. Una percentuale analoga tra gli intervistati si dichiara favorevole alla clonazione di organi e tessuti umani a fini terapeutici. Tra coloro che si sono espressi a favore della clonazione terapeutica il 67,5% sono uomini, mentre la percentuale tra le donne scende al 55% Le preferenze espresse su questo tema variano anche a seconda del titolo di studio: a bassa scolarizzazione corrisponde una minore adesione e viceversa.Positivi i consensi del 56% degli intervistati in materia di voto agli immigrati residenti in Italia. Tra coloro che si sono espressi a favore, il 71,8% ha dichiarato di essere elettore del centro-sinistra, mentre la percentuale scende al 49,6% tra i sostenitori del centro-destra nonostante le prese di posizione di alcuni dei loro più autorevoli leader. Eures ha chiesto l'opinione degli italiani anche per quanto riguarda la legalizzazione di droghe leggere: il 53% degli intervistati -- in maniera abbastanza uniforme tra le diverse fasce di età -- si è dichiarato contrario mentre il 34% ha optato contro la tesi proibizionista. Anche in questo caso a una maggiore scolarizzazione corrisponde una più alta propensione alla legalizzazione delle cosiddette droghe leggere. A ormai 30 anni dal referendum sul divorzio, la posizione dell'opinione pubblica in materia è di piena condivisione. Il 77% degli intervistati lo difende continuando ad approvare la legge, tra questi l'80,5% risiede nel centro Italia, il 78% al nord e il 73% al sud. In materia di matrimoni tra omosessuali la percentuale degli intervistati contrari prevale con il 42,7% mentre il 36,1% si dichiara favorevole, interpretando le resistenze culturali ancora esistenti tra l'opinione pubblica. Sono otto i punti percentuali che separano le donne dagli uomini a favore dell'aborto. In un 59% di intervistati che non rinunciano a questo diritto troviamo il 62,6% delle donne e il 54,9% degli uomini. La fascia di età che maggiormente si è espressa pro aborto è quella che va dai 35 ai 54 anni. Per quanto riguarda la pena di morte emerge il quadro di un Paese che non ha dubbi, con un 74% di persone interrogate dichiaratosi "del tutto" o "piuttosto" contrario. Il sondaggio commissionato da Eures Ricerche Economiche e Sociali, si è svolto intervistando un campione casuale rappresentativo dell'universo di riferimento in 20 regioni, 98 province e 495 comuni”. La politica è narcisista, autoreferenziale, distratta, passa il tempo davanti allo specchio interrogandosi: “specchio, specchio delle mie brame: chi è la più bella del reame?”, e gli Italiani, come tutti i mariti trascurati, si consolano passando le serate, sprofondati in poltrona, davanti alla TV. Sì, perché la televisione ha sostituito la tradizionale –spalla- dell’amante su cui piangere. Un seno di 28 pollici, sensuale e pronto ad accendersi al tocco del nostro indice, è meglio della migliore amante, ma, c’è un ma. Anche la TV, come tutte le amanti finisce per assomigliare sempre di più alla moglie: narcisista, autoreferenziale, distratta. Non ascolta, non informa, è superficiale e, insopportabilmente, logorroica. Eppure non trova mai il tempo per parlare agli Italiani di eutanasia, staminali embrionali e ricerca scientifica etc. etc. come in tutte le coppie-scoppiate, si parla solo di cosa mangiare e ci si consola con le sit-com, che mettono in scena i fallimenti altrui.

    Il Calibano
    Piergiorgio Welby

  2. #292
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    O TEMPORA (Il Calibano)

    22 maggio 2004

    Ovidio, Le Metamorfosi, Libro I, 89-90: “Aurea prima sata est aetas, quae vindice nullo,/ Sponte sua, sine lege fidem rectumque colebat”. ( la prima fu l’età dell’oro che non conosceva vendicatori / e in cui si praticava fedeltà e onestà liberamente e senza leggi.)

    Chi non ha mai sognato di poter vivere nell’età dell’oro scagli il primo lingotto…ehm, la prima pietra. L'età dell'oro, era quella dell'innocenza, della pace, della felici*tà. La terra dava i suoi prodotti sen*za essere coltivata; scorrevano fiumi di miele e di latte; non c'erano ani*mali feroci; i serpenti non avevano ve*leno; gli uomini erano miti, sempli*ci, felici. Porta a Porta era nel grembo di Zeus e Bruno Vespa non stava in nessun grembo. Maurizio Costanzo c’era! ma, grazie a Hermes, non c’era la televisione né analogica né digitale. La sera, invece di ascoltare le lepidezze di Bonolis, si ascoltava il soffio di Eolo tra le canne…no, Fini non c’era e, soffiare o aspirare le canne era permesso. Non c’erano le file ai caselli autostradali, i parchimetri, le zone blu, l’inquinamento, le vacche pazze, i polli con l’influenza, i mutui da pagare, le tasse da evadere. Don Benzi e Rosi Bindi si rincorrevano nei prati: lei silfide, lui satiro. Radio Radicale trasmetteva regolarmente, ma senza la rassegna stampa: non c’èrano giornali, no…c’era Libero, ma non usciva perché Feltri, vivendo in un mondo così idilliaco, non riusciva ad immaginare un titolo –forte- per la prima pagina. Le età che seguirono furono: L'età dell'argento, quella in cui si cominciarono a sen*tire maggiori bisogni, quella in cui di*venne necessario segnare limiti alle proprietà, stabilire leggi, attendere a industrie e commerci, coltivare i cam*pi. L'età del bronzo, quella del*le prime violenze, delle prime guer*re, dei primi eroismi ed anche dei pri*mi delitti. L'età del ferro, quel*la dei vizi, dei grandi delitti, dell' empietà. A queste quattro età, io ne aggiungerei una quinta: l’età della solitudine. Se Mosè fu deposto in un cestello di papiro, spalmato di bitume e di pece, e abbandonato fra i giunchi sulla riva del Nilo, è pur vero che la sorella rimase nelle vicinanze fin quando non arrivò la figlia del faraone, il resto è cosa nota. Altri due neonati furono affidati alle acque, ancora bionde, del Tevere. Rea Silvia, una ragazza madre che fu messa in cinta da un dio, - beh? che c’è? Non ci credete? eppure, non è stata l’unica! - mise nel fiume la cesta di vimini, con dentro i gemelli che si sarebbero chiamati Romolo e Remo. La culla galleggiante si arenò in un’ansa del fiume, incastrata tra due alberi, il Germalo e il Fico Ruminale. I due gemelli furono ritrovati da una Lupa che li portò nella sua grotta dove li allattò, salvandogli la vita. Una volta cresciuti, per la gioia dei leghisti, fondarono Roma. Ai nostri giorni i neonati abbandonati non hanno la stessa fortuna. In quel di Verona, una ragazza madre, dopo aver partorito a bordo della sua auto, ha messo il neonato in un sacchetto di plastica e lo ha abbandonato in un prato incolto. A Modena una storia simile si è conclusa con la morte del neonato che il personale del reparto di Neonatologia del Policlinico della città aveva chiamato Jacopo. Nessuno è così ingenuo di sperare in un ritorno dell’età dell’oro o sognare che lupe e faraone si prendano cura dei neonati abbandonati, ma nessuno può essere così cinico da non augurarsi che delle ragazze, invece di consumare il loro dramma in solitudine, trovino quell’ascolto di cui tutti abbiamo bisogno.



    Il Calibano

 

 
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