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  1. #101
    io e basta
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    Il Cardinale nel pallone

    9 agosto 2005

    di Il Calibano



    Ogni giustizia ci offende, quando non ci procura alcun profitto.

    (Luc de Clapiers Vauvenargues)





    Sarà pur vero che la giustizia non è di questo mondo, ma se i chierici come Gregorio VII morivano esclamando: “Amai la giustizia, odiai l'iniquità, perciò muoio in esilio!”, i laici come Ferdinando I, re d'Ungheria, nel nome della giustizia erano disposti a –mandare in esilio- il mondo intero esclamando:

    “Sia fatta giustizia e perisca il mondo!”

    Vero è, d’altronde, che nella terminologia cristiana, la giustizia è la volontà di aderire al comandamento di Dio, come è detto nella quarta beatitudine di san Matteo: “Beati gli affamati e assetati di giustizia, perché saranno saziati” (Mat., 5, 6).

    Chi ha troppa fame e sete e non è disposto ad aspettare lo slow food della apocatastasi, è costretto ad accontentarsi del fast food della giustizia terrena. Nel Protagora platonico Socrate dimostra che anche una banda di briganti non potrebbe vivere senza giustizia, anche se la cosa, più che tranquillizzare, inquieta…non resta che confidare nella magnanimità dei briganti e sperare, con Kelsen, che questa giustizia sia come un empirico e mutevole equilibrio, che contemperi senza troppe disarmonie gli opposti interessi. Se la giustizia non è di questo mondo, noi in questo mondo siamo costretti a cercarla…con l’aiuto di un avvocato e, perché no, di un Cardinale. Sì, di un Cardinale, Tarcisio Bertone, arcivescovo di Genova, che invece di ispirarsi a Gregorio VII ed esclamare: “Amai la giustizia, odiai l'iniquità, perciò muoio in esilio!” ha preferito emulare Ferdinando I ed ha esclamato: ''La storia tortuosa di queste ultime settimane non cancella, ma aumenta i sospetti e determina la convinzione che si sia ancora lontani da una vera giustizia”. Poi, ha invitato i tifosi del Genoa a esprimere ''con dignità anche se con fermezza la loro valutazione dei fatti e dei comportamenti, nella fiducia di ulteriori gradi di giudizio, semmai anche della giustizia ordinaria''. Insomma, Sia fatta giustizia e perisca il mondo! Tanto, nella “civitas Dei”, come nella “civitas hominis”, il Cardinale Tarcisio Bertone farà sempre l’arbitro.

  2. #102
    io e basta
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    Non cade foglia, o un crocifisso

    11 agosto 2005

    di Il Calibano

    Sola nel mondo eterna, a cui si volve

    Ogni creata cosa,

    In te, morte, si posa

    Nostra ignuda natura;

    Lieta no, ma sicura[…]



    (G. Leopardi, Dialogo di Federico Ruysch e delle sue mummie.)





    Non cade foglia che Dio non voglia! L’"homo sapiens, sapiens", per sopravvivere, è costretto, come tutti gli animali, ad adattarsi all'ambiente, ma, a differenza degli animali, ha il dono, o la maledizione, della parola che lo porta ad elaborare e a descrivere un'immagine del mondo, quella che i tedeschi chiamano Weltbild. Come scrive Leopardi, nelle Operette morali, “la vita di quest'universo è un perpetuo circuito di produzione e distruzione, collegate ambedue tra sé di maniera, che ciascheduna serve continuamente all'altra, ed alla conservazione del mondo; il quale sempre che cessasse o l'una o l'altra di loro, verrebbe parimente in dissoluzione. Per tanto risulterebbe in suo danno se fosse in lui cosa alcuna libera da patimento”. Detto in soldoni, il mondo è –disordinato- caotico, indifferente alla gioia e al dolore, e la vita è continuamente insidiata dalla morte, non la morte della persona che invecchiando si sfibra e poi muore; nel mondo c'è una sovrabbondanza di male, ad esempio la morte dei bambini innocenti. Noi sappiamo ciò che gli animali non sanno, noi abbiamo il senso della finitudine, il senso della precarietà, -sappiamo che anche noi moriremo-. Che senso ha tutto questo? Nessuno, a meno che non riusciamo noi stessi a dargli un senso. Non cade foglia che Dio non voglia! Ma se a cadere è un crocifisso? E se cadendo travolge e uccide Paoletta Orrù mentre assiste alla Messa di San Lorenzo a Mogorella, in provincia di Oristano? -La donna era tornata a Mogorella con il marito e i figli per le vacanze, e nella mattinata di mercoledì aveva deciso di assistere alla tradizionale celebrazione di San Lorenzo. Ma non era riuscita a entrare nella chiesa, affollatissima, e così insieme a moltissimi altri fedeli ha partecipato alla funzione stando sul sagrato. All'improvviso, intorno alle 12, il pesante crocifisso lungo circa un metro è caduto dall'ingresso della chiesa, centrando la donna. Dice Platone che: del male Dio non può essere ritenuto causa. Dio è bene, Dio è immutabile, è semplice, è veritiero, ed è causa di tutti i beni: thèos anaìtios, “Dio è innocente". Ma il male c’è e colpisce colpevoli e innocenti; una turista nelle acque di Cala Volpe e una fedele sul sagrato: un motoscafo e un crocefisso accomunati nell’asettica contabilità dei notiziari. Ma, allora, come conciliare la nostra Weltbild del “Non cade foglia che Dio non voglia! “ con i crocefissi che cadono sui fedeli? Hans Jonas, autore del saggio Pensare Dio dopo Auschwitz, scrive:- Se accettiamo la rivelazione, ci troviamo di fronte a due possibilità: o Dio, vedendo il male che c'è nel mondo, può consolarlo, può evitarlo, può fermarlo ecc., ma non lo fa, oppure vorrebbe fermarlo ma non può. L'unico modo che abbiamo per uscire da questa contraddizione, fra l'esistenza di Dio e il male del mondo, è quello di ammettere che, in qualche modo, Dio non sia perfettamente onnipotente.

  3. #103
    io e basta
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    Dai Ringoboys ai Papaboys

    14 agosto 2005

    di Il Calibano

    Dal fanatismo alla barbarie c'è solo un passo.

    (Denis Diderot)



    Sì, lo ammetto! Tra le molte ed imperdonabili responsabilità, la mia generazione ha anche quella di essere stata connivente se non fiancheggiatrice dei Ringoboys.

    Avevamo accolto a braccia aperte i cowboys di J. Ford; avevamo indulgentemente parteggiato per i teddyboys di M. Brando; avevamo militato nei boyscout e, un inguaribile innamoramento per i jeans, il jazz, i ciuffi alla Elvis, il chewinggum, J. Steinbeck, i film di J. Waine, M. Monroe, ci portò a sottovalutare l’apparire, sugli schermi TV, dei Ringo Boys.

    Quei bimbetti che trapiantati da Quarto Oggiaro, da Tormarancia, Pomigliano d’Arco, dallo Zen finivano, vestiti come giocatori di football americano, su un improbabile set pubblicitario a mangiare biscottini alla crema e a “darsi il cinque” rappresentavano l’inverarsi dei nostri sogni fanciulleschi: mediano di spinta nei Rangers! Stelle&Strisce, Coca&Cola, hot&dog , cow&boys (ecco che già i prodromi della boysmania si appalesavano!).

    Fu simpatia la nostra, non vero amore; fu innocente indulgenza non passione; fu trepida comprensione non fanatismo…ma tant’è che sottovalutammo il pericolo! “Dio acceca chi vuol perdere” e noi , Edipi accecati, credemmo che “Colono dai miti chiarori” correggesse i nostri sbagli e lenisse le nostre pene. Col cazzo! Niente c’è stato perdonato…anzi, per un sadico contrappasso dantesco, oggi scontiamo il nostro errore con un castigo che nessun Arimani avrebbe mai saputo immaginare: “ I papaboys”.

    Eh sì, perché quegli innocui infanti che noi lasciammo sconsideratamente crescere e riprodursi sono diventati gli odierni Papaboys e migrati, come rondini dai brevi spot, dove svernavano, sono sciamati in tutti i telegiornali e negli “speciali” da dove ci violentano, petulantemente, in tutte le ore del giorno e della notte con i loro entusiasmi. Con i volti sudati e disfatti dalla stanchezza ci rimproverano dei nostri laicissimi ozi estivi, delle nostre solitarie fughe in universi meno affollati, dei nostri amorevolmente coltivati scetticismi.

    Dopo le tante città espugnate e le piazze presidiate a colpi di –Santo subito- ora, l’assalto a Colonia parte dal sito 302 File moved delle Giornate mondiali della gioventù di Colonia.

    Quante divisioni ha il Papa? Chiedeva il Baffone che non riuscì a dissetare i cavalli dei Cosacchi a Piazza San Pietro. Se le diserzioni scolastiche assottigliano vieppiù i ranghi dei giovani-militi (non tanto ignoti perché l’Ufficio alle dipendenze dei vescovi ha provveduto alla rilevazione dei nomi di chi diserta l’ora di religione), i restanti teo- warriors sono equipaggiati come gli opliti greci. Panoplie e munizioni per spezzare le reni al relativismo, al libertinismo, al collettivismo, all'individua*lismo radicale, all' ateismo, al vago mistici*smo religioso, all'agnosticismo, al sincreti*smo e, perché no, al consumismo. Visto che l’allopatia-proibizionista, in quel di Tor Vergata, ha lasciato sui prati i dubbi in lattice del sesso usa&getta, si è passati all’omeopatia-consumista. Dov’è la festa? La festa è a Colonia! Ma il sito http://www.wjt2005.de/index.php?id=136&si=4 puntualizza: “It’s a celebration!” La GMG è una festa – ma anche molto di più di questo...”. Certo che è molto di più ed ecco l’inventario delle teo-armi: Rosario (€ 3.99), indirizzario (€ 7.00), pendentif croce (€ 5.00), fashion-hat (€ 8.50), vino pregiato DOM, Riesling secco, forte, vivace e corposo (€ 6.00), CD ufficiale della GMG ( insieme con il label J-STAR Records) unisce il sound pop al bisogno di Dio e di spiritualità (€ 12,95), GMG Bandiera da issare 200x100 cm (€ 17.40), Lanyard (bretella) GMG Simbolo di un credo ed accessorio multifunzionale di grande utilità (€ 3.60), orologio dal polso GMG in materiale sintetico, confezionato in una custodia di plastica trasparente (€ 12.00), GMG palloncini (100 pezzi) (€ 15.00), carta telefonica Phonecard to WYD in cooperation with the German Telekom AG Telephone assets: (5,00), candele con logo GMG vari formati da €2.20 a € 48.00, maglietta “in 100 per cento cotone” con la foto di Benedetto XVI, 12,90 euro, il rosario “da dita” (1,74 euro), il lampeggiatore per cellulari (2 euro), il cronografo da polso “Tempus fugit” (45 euro), la boccia di vetro con la Cattedrale di Colonia e la neve che scende, 12 euro.

    La Rai sta sloggiando dai palinsesti gli gnu sfigati, le gazzelle impaurite, i leoni affamati, gli infidi coccodrilli, i pinguini e gli orsi bianchi che hanno popolato le notti estive degli ex-vacanzieri e, dopo averli caricati su un’arca, li affiderà alle solerti cure dei due Angela-custodi. Al loro posto, dal 16 al 21 agosto, i palinsesti ospiteranno i Papaboys che braccati, come i fagiani all’apertura della caccia, dai giornalisti-devoti, rilasceranno interviste edificanti, lanceranno qualche monito, saluteranno, discretamente, con la manina e televideofotograferanno la “Papastronave”. Torneranno a casa con il bottino dei gadget e con la remissione dei peccati promessa dal cardinale Francis Stafford, penitenziere maggiore e autore del decreto con cui la Santa Sede torna a parlare di indulgenze plenarie.

    E la lotta al consumismo? Vabbe’ sarà per un’altra volta! Infondo un po’ di sano relativismo…non guasta. O no?

  4. #104
    io e basta
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    Uccidere il Mandarino

    15 agosto 2005

    di Il Calibano

    Spesso i rimedi stanno solo in noi

    ma li vogliamo in cielo. Il fatidico cielo

    ci dà ampio spazio, ma tira indietro

    il lento desiderio della nostra inazione.

    (Shakespeare, Tutto è bene quel che finisce bene, atto II)



    Perché, in piena notte, lanciare sassi da un cavalcavia sulle auto di passaggio? Si potrebbe rispondere che è una pulsione di quei cretini che dopo aver tagliato le zampe ai cani, impiccato i gatti, bruciato un barbone, cercano una scarica adrenalinica alla roulette dell’autostrada, ma sarebbe una risposta evasiva e superficiale. In Papà Goriot, il noto romanzo di Honoré de Balzac, si può leggere un dialogo illuminante: “ [Bianchon] Hai letto Rousseau?”. Sì. ”Ti ricordi di quel passo in cui chiede al lettore che cosa farebbe se potesse arricchirsi uccidendo un vecchio mandarino in Cina, per effetto della sola volontà, senza muoversi da Parigi?”. Sì. “Allora?” Bah! Io sono già al mio trentatreesimo mandarino. Ecco perché si lanciano sassi dai cavalcavia, per - uccidere il proprio Mandarino- ; non ci si arricchisce, è vero, ma si uccide. Insomma, si lascia al Caso la scelta della vittima e si soddisfa una violenza primordiale che affiora prepotentemente dalle crepe di una troppo recente civilizzazione.

    “So*no un uomo: ho le mie frecce. Sono pronto a uccidere, non ho paura di morire”, dicono i cacciatori Kung” e, per loro, uccidere uno sconosciuto non è un delitto. Sono un frustrato: “non guido la moto come Valentino Rossi, non sono brillante come Paolo Bonolis, non ho le donne di Briatore”, dice il Kung dei cavalcavia, ma custodisco un segreto: sono io la star dell’estate; io il primattore dei Tg; io il –mostro-in-prima-pagina dei quotidiani. Se provo rimorso? No, e perché mai dovrei? Ero ubriaco, era notte, mi hanno convinto gli amici e quei fari che sfrecciavano sotto di me erano come i target di un videogame. Non è vero niente, ma questo dirò ai poliziotti che mi arresteranno perché sono un pusillanime, e sono capace solo di mentire, calunniare, dissimulare. In attesa che i Crepet color pastello, ridiscesi nei talk show di prima serata, analizzino le pulsioni distruttive di quattro frustrati nottambuli, il clero fa un quadro impietoso dei giovani italiani che, come Dorian Gray, pur nello splendore dei corpi, celano nella soffitta il ritratto di un’anima con le stimmate vergognose dell’edonismo, del nichilismo, del consumismo, dell’indifferentismo, dell’egoismo, del relativismo. Oh, questo sì, che è parlar chiaro! Ma qual è l’eziologia di questa devastante patologia? Visto che si affidano all’insegnamento religioso, offerto dalla scuola, il 94,50 % dei bimbi della materna; il 94,2% degli alunni delle elementari; il 90,4% degli studenti delle medie; il 70,0% degli studenti delle secondarie superiori (dati forniti dall’Ufficio per la Pastorale Scolastica e l’insegnamento della religione cattolica), non sarebbe il caso, visti i risultati sconfortanti, sostituire l’ora di religione con un’ora di morale laica? Purtroppo non è possibile, non si troverebbero insegnanti laici! I laici italiani sono come l’araba fenice: “ che ci sia, ciascun lo dice; / dove sia, nessun lo sa. (L. Da Ponte).

  5. #105
    io e basta
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    Finestre, Fede e Filosofia

    23 agosto 2005

    di Il Calibano

    O belle ed alte e lucide finestre,

    onde colei, che molta gente attrista,

    trovò la via d'entrare in sì bel corpo.

    (Petrarca)



    La campitura monocromatica dell’assolutismo è inadatta a rappresentare il mondo; meglio affidarsi alle “sfaccettature” di un mosaico perché, come scriveva Balzac in “La ricerca dell’assoluto”, - un mosaico rivela un'intera società, come uno scheletro d'ittiosauro presuppone un'intera creazione-.

    Senza invischiarsi –nell’amorose panie- del Disegno Intelligente che, tra un dritto e un rovescio, rimbalza da Bush alla Moratti, lasciando gli evoluzionisti, a seguire, come i tennisti di “Blow up, le traiettorie di una palla inesistente,”, ecco come un mosaico di sguardi dalle finestre aperte, offra molta più “verità” e di quanta se ne possa immaginare restando a guardare la finestra chiusa del dogmatismo.

    “She came in through the bathroom window”, cantavano i quattro di Liverpool, e, superate le ritrosie intestinali causate dallo shock, cavalcavano l’onda psichedelica del Timothy Leary pensiero, cercando la verità nei doni mistici del Guru Maharishi Yogi. Una ricerca fai-da-te che ci ha lasciato in eredità una domanda che il critico musicale Gino Castaldo ha sintetizzato così: "I Beatles hanno espresso un’epoca, o sono stati espressione di un’epoca?".

    James Stewart, il fotoreporter Jeff del film Rear window, affacciato alla finestra, vedeva le vite dei suoi dirimpettai consumarsi nei riti quotidiani, apparentemente insensati, eppure vibranti di emozioni e affetti. Il male, Lars Thorwald (Raymond Burr), infrangeva la disarmonica armonia della commedia umana, ma Dike (la giustizia) ristabiliva l’ordine. Jeff ne dedusse che una vita insieme a Lisa Freemont ( Grace Kelly), sarebbe stata tanto importante quanto un scoop e ci ha lasciato la sensazione che interessandoci agli altri, ci interessiamo a noi stessi.

    Silvio Berlusconi, artatamente giovanile presidente del Consiglio, affacciandosi alla finestra, ha visto più barche di quante ne vide Euribiade a Salamina e da ciò ha dedotto che siamo entrati in una esiodea Età dell’Oro. Il messaggio potrebbe essere questo: la fede nell’ottimismo, se non sposta le montagne, forse sposterà il PIL.

    Giacomo Leopardi, giovin poeta di, si fa per dire, belle speranze, non affacciandosi alla siepe-finestra, fece naufragio e ne dedusse che “ […] questa vita è triste e infelice, ogni giardino è quasi un vasto ospitale (luogo ben più deplorabile che un cemeterio)” (Zibaldone di pensieri), e che “Or tutto intorno / una ruina involve,/ dove tu siedi” (La Ginestra) e addivenne alla conclusione che “ […] in cambio dell'immortalità, pregoti di accelerarmi la morte il più che si possa” (Dialogo della Natura e di un'anima). Il messaggio potrebbe essere questo: il pessimismo spiega la Natura, molto meglio dell’ottimismo, ma rende impossibile il Think Pink.

    Josef Ratzinger, giovin -di cuore- teologo, strappato alle sudate carte e diventato apprendista Papa, affacciandosi alla finestra della seconda casa e guardando i fedeli, accorsi a Castelgandolfo, ha visto che l’evoluzionismo è cieco (cecità causata dal turpe vizio darwiniano?). Durante la sua visita al Quirinale, aveva visto una laicità sana, e, ovviamente, una laicità malata. Poscia, di diagnosi in diagnosi, ha visto che l’anoressia debilita i valori, la bulimia li rende obesi, la filosofia è affetta da apatia stoico-degenerativa che le causa una "equipollenza dei valori o equivalenza delle cultu*re". Infine, l’allegoria sanitaria gli è sfuggita di mano e ha visto un Europa affetta da una grave forma di astenia sclerotizzata, unita ad un processo di auto-commiserazione e auto-condanna, associato a una sindrome geriatrica, ovvero un esaurimento della riserva funzionale. Partendo da questo inquietante quadro clinico è giunto alla conclusione che bisogna “avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa”. A questo punto, se il dono della fede non dovesse arrivare, non resterebbe altro che abbreviare l’agonia dell’Europa, liberandola dalle sofferenze con l’eutanasia, ma, nella “Declaratio de Euthanasia deque analgesicorum remediorum usu therapeutico recte ac proporzionate servando” (5 maggio 1980), lo stesso Ratzinger scrive: “Ciascuno ha il dovere di curarsi e di farsi curare. Coloro che hanno in cura gli ammalati devono prestare la loro opera con ogni diligenza e somministrare quei rimedi che riterranno necessari o utili.”. Quindi la sola terapia d’elezione sarebbe il dono della Fede e il raggiungimento della Verità.

    Marcello Pera, ex-popperiano, oggi neo-crociato alla ricerca, non del Graal, ma del ginseng cristiano insidiato dalla zizzania del meticciato endemico, si è affacciato dalla finestra della canonica di Rimini ed ha visto un occidente popolato di Sancio Pancia che, stanchi di inseguire i mulini a vento delle ideologie, si sono dati ad un pragmatico bricolage ed ha deciso che, per meglio convertirli, è necessario rifilargli un paio di ceffoni e cucirgli una croce sulla casacca che ne rafforzi il dono della fede. Anche l’Europa non lo soddisfa e ne vorrebbe una senza Spagna, Olanda, Belgio, Inghilterra, Francia. Insomma, meno stati laici e più stati vaticani. La morale che se ne può trarre è sintetizzata da una strofa di una celebre canzone: ma ‘n do vai se tu la fede non ce l’hai?

    Chi è che ha stabilito, una volta per tutte, che la fede sia un dono? Emanuele Severino ha scritto: “Purtroppo lo sento dire anche da molti laici: "Io non ho il dono" - lo diceva anche Indro Montanelli - "non ho il dono della fede". Ma chi dice questo riconosce che la fede sia un qualche cosa che valga la pena di ricevere in dono, laddove invece potrebbe benissimo darsi che il dono vero e proprio sia quello di non avere fede. Nietzsche osservava che: "Se non abbiamo fede, non muoviamo neanche un passo", però altro è aver fede, altro è che ciò che noi crediamo per poter vivere sia verità. È chiaro che per vivere dobbiamo essere pieni di fede, ma non soltanto in Cristo, ma anche nella stabilità del pavimento. Se vado a prendere l'aereo bisogna che creda che c'è un aeroporto. Cioè, non possiamo muovere un passo, un pensiero senza fede. Ma questo non vuol dire che ciò che è utile sia vero.

  6. #106
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    Addio, Ambrogio

    24 agosto 2005

    di Il Calibano

    La disperazione non è altro che la speranza non alimentata. Ambrogio Fogar è morto alle due di notte nell'abitazione di via Crescenzago. L’Italia, dopo il referendum, lo aveva lasciato, senza speranze e lui, questa notte, ha lasciato l’Italia. L’ha lasciata nello stesso modo in cui lasciava i suoi fans quando partiva per un’avventura. Se n’è andato da solo. Non era questo il viaggio che aveva in mente; in mente aveva un viaggio che lo avrebbe portato in Cina, da Huang Hongyun, un neurochirurgo di Pechino, che inietta delle cellule fetali di circa 16 settimane per rigenerare quelle nervose lesionate degli adulti. È strana la vita, e la sua si era fermata proprio mentre partecipava al raid Parigi-Mosca-Pechino, ed ora, a Pechino sarebbe tornato per sottoporsi ad una terapia che non ha avuto l'avallo della comunità scientifica internazionale, perché il prof. Huang non ha realizzato dei test e dei protocolli classici. Huang si giustifica così: “Devo fare qualcosa per la gente che soffre. Non posso darmi da fare anche per essere accettato dalla comunità scientifica.”.

    Dal sito http://www.culturacattolica.it/front...t_element=2724 , gli insonni custodi di tutti i materiali biologici e in particolare degli embrioni, hanno dimenticato l’esercizio scomodo della pietas e si sono affrettati ad apporre il loro imprimatur che ha messo la parola fine a tutta la vicenda: “Il referendum non c’entra! -le staminali fetali in cui spera Fogar, sono staminali adulte –“. Ma la vita è strana, e ancor più strana è la ricerca scientifica. L’italiano Tiziano Barberi, un ricercatore che in Italia non può –ricercare- perché la legge 40 glielo impedisce, sta –ricercando- all'istituto Sloan Kettering di New York, ed un anno fa ha scoperto come isolare i neuroni dalle staminali embrionali umane. Oggi, le sue ricerche stanno aprendo nuovi orizzonti alle “future applicazioni terapeutiche per la cura delle distrofie muscolari'' . “I risultati piano piano stanno arrivando - ha osservato il ricercatore Barberi -. “Adesso la sfida è riuscire a controllare al 100% il potenziale differenziamento di queste cellule. È solo questione di tempo”.

    E’ solo questione di tempo e, speriamo molto presto, leggeremo sul sito di culturacattolica.it che i malati farebbero bene ad evitare di curarsi con quelle terapie che non hanno l’imprimatur della Santa Sede.

  7. #107
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    Cicikov fa shopping a Rimini

    26 agosto 2005

    di Il Calibano



    Votre ame est un paysage choisi.

    (Paul Verlaine)





    Nikolaj Vasiljevitch Gogol si è ispirato agli interventi di Rutelli e Pera, al meeting di CL, o Rutelli e Pera si sono ispirati a Pavel Ivanovic Cicikov? Spinoso dilemma che terrà occupati (speriamo) i commentatori politici per i prossimi secoli. Per ingannare l’attesa ed evitare le insidie del Centro Grosso, o del Grosso Centro, o di due Centri, i nostri, Grossi Così! si può tentare una fantastica, ma non fantasiosa, analisi testuale. Consultati gli studi e le fonti, è lapalissiano che Cicikov comprava anime, perché c’erano anime che non potevano ribellarsi. Altrettanto lapalissiano è che Pera e Rutelli cercano di appropriarsi delle anime del 74,1% degli Italiani che non sono andati a votare al referendum, perché quelle anime non possono ribellarsi. Insomma, sono anime che, non avendo il marchio D.O.C. del sì o del no, possono essere usate per rimpolpare le fila dei “moderati”, come ha già fatto il presidente del Consiglio, o trascinate in processione da Ruini, o arruolate da Marcello Pera per schiaffeggiare i relativisti, o infilate a forza nel bouquet di Rutelli, o abbonate d’imperio a Il Foglio dall’ex Saulo Ferrara.



    È ovvio che più si avvicina il giorno delle elezioni, più i Cicikov aumenteranno: ne vedremo delle belle! Qualche esempio tratto da “Anime morte”: “ci sono certi specialisti che con un proprietario di duecento anime parleranno in modo completamente diverso che con quello che ne possiede trecento, e con uno che ne ha trecento non parleranno come con chi ne ha cinquecento, e con quello che ne ha cinquecento non useranno lo stesso tono che userebbero se ne avesse ottocento - insomma, anche a salire fino a un milione, si troveranno sempre delle sfumature”, oppure: “Permetta che le chieda ancora: ma queste anime, suppongo, lei le calcola dal giorno della consegna dell'ultimo censimento?”, ed ancora: “Nella richiesta stessa del signor consigliere di collegio e cavaliere Pavel Ivanovic Cicikov è già insito un equivoco: laddove si dichiara di richiedere anime censite, colpite da accidentalità di vario genere, ivi incluse anche quelle decedute.”, e per finire: “Di dette anime censite, avventizie o neo-arrivate, o, come si è erroneamente espresso il richiedente, morte, non ve ne sono a disposizione che non siano ipotecate, poiché tutte in blocco non solo sono ipotecate senza confisca, ma ne è ipotecata anche la bolletta di pegno”.

    Cicikov ha debuttato a Rimini, ma non ci libereremo facilmente di lui, almeno fino al giorno degli exit poll.



    Mentre i Cicikov si contendono le anime, la neue Weltanschauung ciellina si occupa dei corpi gay: “'Domani all'alba ho un impegno ai piedi del Quirinale. / Il motivo? 'Non lo sai? Un amico si marita:/ l'invito è solo per gli intimi.' Vivi ancora un po' / e queste cose si faranno, si faranno in pubblico / e si pretenderà di registrarle. / Ma un bel tormento perseguita queste spose: / partorire non possono e / vincolare così i mariti con la prole”. Il concetto è ratzingeriano, ma le parole sono di Giovenale. In Italia, passato e presente si fondono come la mozzarella e il pomodoro sulla pizza Margherita, ma per vedere il futuro non resta che andare in Spagna, o sperare che la Spagna arrivi da noi.

  8. #108
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    Sacrificio sul Mar Nero

    30 agosto 2005

    di Il Calibano

    Lo Stato è l'altare della libertà politica e,

    come l'altare religioso, è mantenuto

    allo scopo del sacrificio umano.

    (Emma Goldman)



    In compagnia di Putin, complice lo spettacolo offerto dal Mar Nero o pontos euxeinos (mare ospitale), il premier, guardando le onde evocatrici e ricordando, forse, Ifigenia in Tauride, ha esclamato che la sua ricandidatura avverrà “a costo di enorme, veramente enorme sacrificio… “. C’è del “sacer” nel sacrificio; un rapporto tra un essere superiore e il sacrificante. Secondo la E. B. Tylor, alla base del sacrificio vi è la concezione antropomorfa degli dei che debbono essere ingraziati con dono appropriato. Per M. Mauss, il sacrificio è una pena subita volontariamente a scopo espiatorio. Ordunque, rebus sic stantibus, non resterebbe altro che industriarsi per rispondere a una domanda ineludibile: il premier deve espiare qualche peccato o ingraziarsi gli dei? Qualunque sia la risposta, può essere più piacevole lasciarsi trasportare dalla main stream sacrificale che ha sempre accompagnato l’umanità. Gli Aztechi strappavano il cuore ai prigionieri per un radioso futuro. J. Campbell, nel saggio “Le figure del mito” riporta questa leggenda: “Nanahuatzin il Pustoloso, dio della sifilide, si gettò in un gran fuoco, divenendo in virtù di quel gesto, il portatore del sole di questa ultima età del mondo. Ma quell'unico sacrificio, benché divino, non fu sufficiente. Per mantenere il sole in movimento occorrono continui sacrifici; e per questo è stata introdotta la sacra istituzione della guerra, onde raccogliere le vittime, i cui cuori, strappati ancora pulsanti dai loro petti squarciati, vengono quotidianamente gettati, come fiori di gratitudine al Datore di vita”. L’antropologo M. Harris nel saggio “La nostra specie” riporta: “Nell'Antico Testamento, Jahvè ordina ad Abramo di mani*festargli la sua obbedienza uccidendo il suo unico figlio Isacco. All'ultimo momento Dio si placa e Isacco è risparmiato. Non fu così per i bambini fatti sacrificare durante i regni di tre re sci*smatici (Acaz, 2 Re 16,3; Manasse, 2 Re21,6; Acab, 1 Re 16,34). Anche nei regni vicini a quello di Israele i bambini erano impie*gati come vittime sacrificali. Gli scavi archeologici effettuati a Ge*rico, per esempio, indicano che i cananei della Bibbia sacrifica*vano i bambini e li seppellivano sotto le fondamenta di templi e palazzi. E gli antichi documenti assiri conservano la memoria di immolazioni sul fuoco di bambini come offerte sacrificali”. Il sacrificio umano non è finalizzato alla salvezza di un’altra vita, ma ha come scopo il mantenimento o il ripristino di un ordine cosmico, di un armonia supposta o auspicata dei cicli naturali e della volontà divina (R. Biasutti, Razze e Popoli della terra). Basterà un sacrificio a riportare l’ordine nel caos della politica? Forse, no! Forse saranno necessari i sacrifici di 56.996.000 di Italiani, ma, come scriveva Georges Bataille, “ Il sacrificio non è niente altro che la produzione di cose sacre”, e in Italia di cose sacre se ne producono a getto continuo.

  9. #109
    io e basta
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    Disegno intelligente o scarabocchio deficiente?

    1 settembre 2005

    di Il Calibano

    Qui risiede ogni tormento e affanno,

    Ogni meraviglia e ogni terrore:

    Una potenza celeste

    Ci aiuti a uscire

    Da questa terra spaventosa!

    (Shakespeare. La tempesta, atto V)

    Una stella guarda in giù verso di me, / e dice: "Qui stiamo io e te, / ognuno nel suo ordine / che cosa intendi fare?”. Thomas Hardy, autore di questi versi, conosceva la risposta alla poetica domanda. Infatti, nella poesia “Il caso”, s’aspettava che, da un momento all’altro, un “Iddio vendicativo” lo chiamasse per dirgli: “Tu, creatura che soffre, / sappi che il tuo dolore è il mio diletto”. Quindi, se una stella guarda verso di noi, è salutare e ragionevole allontanarsi il più velocemente possibile per evitare che ci cada sulla testa. Sant’Agostino, al contrario di Hardy, non tenterebbe di sottrarsi al possibile impatto con il querulo e indiscreto astro, perché nella natura vedeva un disegno intelligente della Provvidenza Intelligente, pronubo di “quell'armonia, e quasi la pace” che regna dal cielo fino alla terra, che è confermato dalla bellezza e l'ordine esistenti nelle varie parti dell'universo. Prima di lui, Platone, complice l’assenza dei Tg e dei quotidiani, aveva sentenziato, nel Filebo, che il “mondo” non è affidato ai capricci del Caso senza alcun disegno, bensì è guidato da “un'intelligenza, da una meravigliosa sag*gezza (phronesin tina thaumasten) che tutto coordina”. Ma basta schiacciarci un dito nel cassetto, o cercare un posteggio, per constatare che il Disegno Intelligente si rivela per quello che è: “uno scarabocchio deficiente”, cioè mancante di “giudizio”, ma abbondante di mysterium iniquitatis, spiegabile, forse, con quel clinamen, o libero arbitrio degli atomi, caro a, mi si passi il calembour, Lucrezio Caro. Certo che se fosse vera l’intuizione del teologo Bossuet, e cioè che “Ciò che per l'uomo è frutto del caso, per la mente divina è solo il risultato di un piano prestabilito”, allora si tornerebbe a palla all’Iddio di Hardy che, come un telespettatore del programma Paperissima-Sprint, esclama: “Sappi che il tuo dolore è il mio diletto”. Oh, sia chiaro che non mi sono schiacciato il dito nel cassetto, né ho problemi col parcheggio. Gl’è che non mi ero ripreso del tutto dai postumi emotivi dello tzunani che un uppercut del Tg mi stende con Katrina; non è una esosa badante ucraina, ma un uragano che ha devastato tutta la costa sud degli Usa. L’arbitro stava ancora contando, quando una Reuters mi informa che molte migliaia di persone, dirette verso la moschea di Kadhimiya, temendo un attentato, hanno cercato scampo attraverso un ponte che, facendo da imbuto, ha causato la morte, per compressione e cedimento delle spallette, di un migliaio di vecchi, donne, bambini. Sorvolo, a mio rischio e pericolo, sui disastri aerei; se fossimo nati per volare, avremmo le ali. Sorvolo, spero, con più successo di Icaro, sul tifoncino Talim che veleggia verso la Cina. Sorvolo su tutto, ma non riesco, è un mio limite, a sorvolare, sui propalatori del Disegno Intelligente e di una Natura guidata verso radiosi destini, come un cieco da un pastore tedesco (ogni riferimento ai tedeschi e ai pastori è colpa del Caso e non di un Disegno, più o meno, Intelligente). D’altronde, se qualche dubbio sul QI del Disegno era venuto anche a Spinoza, Hume e Kant, perché qualche tentennamento non può essere perdonato anche a noi?

  10. #110
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    Senza Se e senza Ma

    6 settembre 2005

    di Il Calibano



    Com’è difficile vivere e morire in un paese dove il Governo fa i miracoli, la Conferenza Episcopale “fa” le leggi e l’Opposizione sta fabbricando le Primarie. Com’è difficile parlare di eutanasia e libertà civili in un paese dove i soli autorizzati a parlarne con autorevolezza sembrano essere Mastella e Ratzinger.

    Tutto il mondo è paese, così afferma la saggezza dei popoli, ma il nostro paese non è tutto il mondo, e nemmeno tutta l’Europa. Marco Pannella ha gettato nello stagno di una politica fatta di intercettazioni, spintoni mediatici, voglie, incomprensibili ai più, di Centro il sasso dell’eutanasia, del Pacs, della libertà di ricerca. Se la Casa delle Libertà non ha nemmeno avvertito il tonfo, dall’Unione è arrivata forte e chiara la risposta dell’Udeur: "A Pannella e alle sue provocatorie risposte su eutanasia, libertà di ricerca e Pacs rispondiamo ancora una volta con un secco no, senza se e senza ma".

    In Europa i “se” e i “ma” sono il carburante democratico della dialettica.

    Di eutanasia se ne parla, per depenalizzarla, nella Spagna di Zapatero. Se ne parla in Inghilterra, dove, il 1° luglio 2005, i medici della British Medical Association (Bma), riuniti a Manchester per l'annuale assemblea, hanno votato affinché diventi legale aiutare i malati terminali che chiedono di morire; la stessa posizione è stata assunta dal Royal College of Phisicians e dal Royal College of General Practictione.

    Se ne parla, tra molti “se” e “ma”, nella Confederazione Elvetica, dove il 12 luglio 2005, un comitato federale d’esperti si è espresso a favore del mantenimento della possibilità d’assistenza al suicidio nella legislazione. Ma, ecco un “ma”, resta proibita l'eutanasia attiva (omicidio su richiesta della vittima).

    Nei Paesi Bassi “eutanasia” significa interruzione volontaria della vita del paziente, su sua richiesta, da parte di un terzo. In questo senso l'eutanasia era, ed è tuttora, illegale, nei Paesi Bassi, in base all'articolo 293, paragrafo l, del codice penale olandese che affer*ma “chi di proposito mette fine alla vita di un altro su sua esplici*ta e seria richiesta viene punito con il carcere fino a un massimo di dodici anni o con una pena pecuniaria della categoria 5”. Ma, ecco un altro “ma”, la legge permette l'eutanasia e l'assistenza al sui*cidio, prevedendo una clausola di giustificazione specifica desti*nata ai medici, ed esclusivamente a loro. La loro condotta viene giustificata (cioè legittimata) se obbediscono a determinati crite*ri e se riferiscono correttamente alle autorità. Inoltre, i medici non sono af*fatto obbligati a praticare questi atti. Secondo la legge, possono rifiutare ogni volta che vogliono. Inoltre, dal primo aprile 2002, i medici possono dar seguito ai desideri manifestati in quei documenti (living will) dai pazienti che non siano più capaci di intendere e di volere.

    Anche nel cattolico Belgio, dove Re Baldovino, per non dover controfirmare la legge sull’aborto, abdicò per 48 ore, di eutanasia se ne è parlato. Il diritto penale belga non contempla il termine “eutanasia”, che non compare né nel codice penale, né nelle leggi penali speciali. Tanto meno viene in essi definito. Si suole perciò riferirsi alla definizione elaborata alcuni anni fa dal Comité Consultatif de Bioéthique, secondo cui l'eutanasia è “un atto praticato da un terzo, che pone intenzionalmente fine alla vita di una persona, su sua richiesta”. Il medico che ha praticato un'eutanasia deve consegnare alla commissione federale di controllo e di valutazione (Federal Con*trol and Evaluation Commission, CFCE), entro quattro giorni la*vorativi, un modello accuratamente compilato. Al secondo livello, viene istituita una commissione composta da sedici membri: otto dottori in medicina, almeno quattro dei quali devono essere docenti presso un'università belga, quattro, tra avvocati e professori di diritto presso un'università belga, e quat*tro professionisti di cure prestate ai pazienti affetti da una malat*tia incurabile. Il ruolo della commissione è di stabilire un modello che dovrà essere compilato dal medico ogni volta che pratica un'eutanasia. Quindi, la commissione deve esaminare il modello compilato dai medici e verificare che l'eutanasia sia stata effettuata secondo le condizioni e le procedure prescritte dalla legge.

    In Italia, patria di Machiavelli e dei machiavelli, dove i politici maneggiano i Se” e i “ ma” con la stessa disinvoltura con la quale John Wayne maneggiava la Colt e il Winchester, quando si parla, o si vorrebbe parlare di eutanasia, si risponde -con un secco no, senza se e senza ma-. La sola speranza per chi soffre, ma questa parola è inadatta a descrivere gli stati terminali di alcune patologie degenerative, è il Disegno di legge N. 2943 - Norme in materia di dichiarazioni anticipate di trattamento - d’iniziativa del senatore Tomassini. Ma, ecco un altro “ma”, sarà efficace solo se rispetterà concretamente le diverse autorappresentazioni dell’esistenza e della dignità che le persone affideranno alle dichiarazioni anticipate di trattamento.

 

 
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