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  1. #151
    io e basta
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    Un portierato o una Commissione?

    12 gennaio 2006

    di Il Calibano

    Un portierato o una Commissione?





    Gli uomini moderni vivono sotto l'illusione di sapere quello che vogliono, mentre effettivamente vogliono quello che suppongono di volere.

    (Erich Fromm)





    Le Commissioni d’inchiesta, come i portierati, non si negano a nessuno. Infatti, è partita quella

    conoscitiva sulla legge 194.

    Il 10 gennaio si sono avute le audizioni di don Oreste Benzi fondatore della comunità Giovanni XXIII e di Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita. “L’errore che si fa – ha detto Casini – è pensare che l’unica forma di prevenzione sia quella della contraccezione”.

    In rassegnata attesa che da queste scoraggianti premesse si possa arrivare ad una valutazione equilibrata sulla applicazione della legge sulla IVG, ci si può, senza tema di incorrere nelle ire di qualche “movimentista”, domandare perché mai il portierato, ovvero una Commissione d’inchiesta sulla eutanasia occulta non sia mai stata fatta?

    Nel 2003 una ricerca pubblicata sulla rivista americana New England Journal of Medicine, che coinvolse 15 reparti di rianimazione ( undici in Canada, due negli Stati Uniti, uno in Svezia, uno in Australia) rivelò che su 851 malati mantenuti in vita con la respirazione meccanica, 166 (quasi il 20%) erano deceduti perché i rianimatori avevano "staccato" la macchina. Si trattava di persone con una probabilità di sopravvivenza inferiore al 10% e nessuna speranza di ripresa delle funzioni superiori del cervello.

    Cosa accada in Italia è un mistero. Potrebbe non esserlo ma i misteri si prestano ad alimentare illusioni che, ben confezionate e infiocchettate, addormentano le coscienze e regalano sogni di superiorità.

    Conoscere per deliberare non è una massima che abbia molti sostenitori. Ma non tutto il mondo è il Bel Paese! Nei Paesi Bassi, la Legge per il controllo di interruzione della vita su richiesta e assistenza al suicidio tenta, in conformità alla legislazione in vigore, di accordare tra loro due principi fondamentali: il ri*spetto per la vita umana e il diritto di autodeterminazione. Inol*tre, intende garantire certezza e trasparenza.

    Nel 2002 sono stati registrati 1672 casi di eutanasia, 184 casi di SMA (suicidio medicalmente assistito) e 26 casi com*binati di eutanasia e di SMA, per un totale di 1882 casi. I 1544 casi di eutanasia e di SMA sono avvenuti in casa. Secondo i commissari, i criteri di diligenza non sono stati osservati in 5 casi, tutti segnalati alle procure.

    Quanti casi di eutanasia occulta avvengano in Italia non possiamo saperlo perché non esiste una commissione di inchiesta e perché i medici temono gli “scandali” e, come sostenne, alcuni anni fa, Guido Bertolini, responsabile del gruppo GiViTI (con sede presso l'Istituto Negri di Bergamo) cui aderiscono 240 reparti di rianimazione, la metà di quelli esistenti in Italia: “Sono convinto che un simile atteggiamento sia condizionato dalla mancanza di una seria e disincantata cultura del morire in Italia.“.

  2. #152
    io e basta
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    Si scrive Italia si legge Vaticano

    13 gennaio 2006

    di Il Calibano

    La moralità consiste nel sospettare gli altri di non essere legalmente sposati.

    (George Bernard Shaw)



    Se qualcuno si era illuso che, passato il referendum, le acque “sante” si sarebbero ritirate, e gli Chassepot, soddisfatti delle meraviglie fatte, sarebbero tornati a riposare, tra un cero e un ex voto, nelle canoniche, deve onestamente e laicamente riconoscere che le illusioni hanno vita breve e disgraziata.

    Dopo il diluvio dell’elezione papale che, esondando dagli incustoditi canali televisivi, ha travolto una nazione già stremata dai moniti quotidiani dell’on. Ruini e dalle prescrizioni mediche dei dottori in teologia, arriva la piena dei Ministri che non sanno più la differenza che passa tra un Ministro del Culto e un Ministro della Repubblica. Due esempi per tutti: il Ministro della Giustizia, Castelli, che si improvvisa Ministro della Sensibilità degli Italiani e il Ministro dei Rapporti del Parlamento, Giovanardi, che si autoproclama, sotto lo sguardo laicamente smarrito di Emma Bonino, Ministro della Normalità degli Italiani.

    Per il Ministro Castelli la sensibilità degli Italiani non è offesa dalle condizioni dei detenuti che il CNB, il 17-01-2003, definì con queste parole: “le preoccupazioni ampiamente condivise e autorevolmente rimarcate circa l'attuale situazione penitenziaria impongono alcuni rilievi di carattere bioetico. Il quadro obiettivo risulta di gravissimo disagio, come indicano un tasso di suicidi in carcere quasi venti volte superiore al tasso nazionale e un numero impressionante di condotte autolesionistiche.”, ma è gravemente offesa dalla richiesta delle coppie omosessuali e, per chi non vuole o non può sposarsi, di aver riconosciuti alcuni diritti e tutele.

    Il Ministro Giovanardi, se potesse, per preservare la moralità degli Italiani, dichiarerebbe guerra all’Olanda, usando come casus belli la legge dei Paesi Bassi sull’interruzione di fine vita, ignorando che il Comitato internazionale per i diritti dell'uomo, dopo aver esaminato il terzo rapporto periodico presentato dai Paesi Bassi, pubblicava le sue osservazioni finali il 20 luglio 2001.

    “Nel suo documento, il Comitato si compiaceva per taluni aspet*ti positivi della situazione dei diritti dell'uomo nei Paesi Bassi. Tuttavia, manifestava anche le sue preoccupazioni su alcune questioni. Il Comitato si rammaricava del fatto che le com*missioni regionali esercitassero solo un controllo a posteriori. In tal modo, non erano in grado di evitare l'interruzione di una vita quando non esistevano le condizioni per farlo. Il Comitato raccomandava il rafforzamento del meccanismo di controllo ex ante. Il ministro [olandese] riconosceva che si trattava di un elemento cruciale per la corretta applicazione della nuova legge. I medici che prendono in considerazione una richiesta di eutana*sia o di SMA devono consultare colleghi indipendenti e speri*mentati nella materia. Alla fine, il ministro respinse le critiche del Comitato rimandando al programma di formazione speciale per i medici consulenti (il cosiddetto programma SCEN), orga*nizzato dalla Reale associazione olandese di medicina (KNMG).”.

    Quindi, nonostante gli incubi goyani che popolano le notti insonni del mistico Ministro della Morale della Repubblica Italiana, la realtà è quella che vede i Paesi Bassi fare chiarezza e tentare di dare risposte ai cittadini, mentre l’Italia che Giovanardi ha definito Faro di Civiltà costringe i propri cittadini a penosi sotterfugi e pavide complicità.

  3. #153
    io e basta
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    Venga avanti, assassino!

    16 gennaio 2006

    di Il Calibano

    La logica è l' arte di sbagliare con presunzione.

    (Anonimo)



    Storace va da Fazio…No, non quello degli apostrofi rosa, ma da quell’altro che litizzetteggia a Che tempo che fa.

    L’ex Epuretor non si fa insaccare come un secondigliano e risponde battuta-su-battuta: scontro di titani! I due passano, senza soluzione di continuità, dai Fratelli De Rege, alle comiche finali, da Billi e Riva ai Fratelli Marx.

    Tutto sembra filare liscio, come il sabato sera all’Alhambra Jovinelli, ma Epuretor, con una stoccata alla Cyrano, infilza Fazio con la stessa nonchalance con cui si infilza un macaone. Storace vuole sapere dal vispo conduttore perché la 194 non ha fatto nascere 4 milioni e rotti di Piccoli Italiani. Fazio tentenna, pencola, vacilla, perde colpi come una Duna sulla Radicofani e, temendo che il Ministro della Salute lo ritenga personalmente responsabile di tutti i Piccoli Italiani che mancano all’appello a causa della IUD, la pillola del giorno dopo, i profilattici, le pratiche onanistiche, lo sciopero degli spermatozoi di sinistra, l’astensionismo degli ovuli di destra, cerca di svicolare. Epurator si trasforma in Embrionator e reclama il diritto del “Movimento per la vita” a supervisionare l’applicazione della 194 da parte dei consultori.

    I telespettatori attenderanno inutilmente una risposta perché i duellanti rinfoderano le sciabole e dagli ovuli infecondati si passa alle uova infettate. Nessun pericolo per la salute degli Italiani! I nostri polli, grazie alle cure del Min. della Salute, godono di ottima salute e prestazioni mediche di avanguardia (molti Siciliani vorrebbero poter godere delle stesse attenzioni che hanno i polli).

    Lo scrivente avrebbe una domanda da rivolgere al Ministro Storace: Scusi, Signor Ministro, approfitto della vittoria della Roma e del Suo relativo buonumore per rivolgerLe una domanda che potrebbe farLa indispettire. Dunque, il Presidente del Movimento per la Vita, Carlo Casini, in un’intervista rilasciata a Paolo Ondarza, ha affermato che la 194 “è una legge ingiusta” e che la IVG è un omicidio. Perché mai dovremmo accogliere nei Consultori chi crede che i legislatori della Repubblica Italiana sono degli assassini?

  4. #154
    io e basta
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    Il Cormorano handicappato

    20 gennaio 2006

    di Il Calibano



    “ […] c'è bisogno di da*re fiato e gambe all'esigenza di costruire un diritto diseguale, per raggiungere un' eguaglianza più avanzata. Nella sofferenza, nel dolore, gli uomini non sono affatto tutti uguali.”.

    (Michele Ainis, Le libertà negate)



    Non so voi, ma io soffro spesso di insonnia e per addormentarmi, invece di contare le pecore, conto i polli.

    In questi giorni, conto i polli che cercano di sfuggire a quegli uomini in tuta bianca che li inseguono, li raggiungono e li sbattono in un bruciatore tra il disinteresse degli umani.

    Capisco che un pollo è un pollo e non si può fare le prefiche sul cenotafio di un pollo arrosto. Eppure, non molto tempo fa, ci siamo strappati i capelli e abbiamo pianto più noi per il cormorano che arrancava penosamente in una palude di petrolio, che Lesbia per il suo passero.

    Quel cormorano aveva suscitato l’emozione dell’universomondo solo perché, da anonimo cormorano che tira a campare cercando di sfuggire alle fucilate degli itticoltori e alle insidie del degrado ambientale, era diventato, suo malgrado e per merito dei media, il simbolo del rimorso della nostra cattiva coscienza.

    Succede la stessa cosa con gli handicappati (so che una proposta di legge avanzata dalla Lega Nord nel gennaio 2003 prevede che non vengano più chiamati “handicappati” ben*sì “diversamente abili” -anche se Calderoli continua a chiamare culattoni gli omosessuali- ma io continuerò a “chiamarmi/li” handicappati finché, prima del nome della “rosa” non cambierà il suo “profumo”). Se un handicappato compare in un programma del genere di Porta a Porta, l’audience sale e, con l’audience, sale l’empatia degli spettatori e l’impegno delle autorità per risolvere i problemi del corm…ehm, handicappato. Mentre poco o nulla si fa, o si pensa di fare, per le centinaia di migliaia di polli…cioè, di handicappati che finiscono quotidianamente “massacrati” nel tritacarne delle necessità; sia che si appalesino sotto forma di una barriera architettonica o di una barriera tecnologica.

    In Italia le persone non autonome sono, stando ai dati Istat del febbraio 2003, 2.800.000. I dati sono incerti perché, anche se in Italia si sta facendo una indagine sulle donne che interrompono legalmente la gravidanza, non c'è mai stato un censimento dei cittadini handicappati; quel che è certo è che per quest'incerto popolo (in totale 9.800.000) lo Stato ita*liano spende 6.700 milioni di euro, mentre il fabbisogno è più del doppio, ossia 15.000 milioni.

    Michele Ainis, in un saggio del 2004, scrive che i ragazzi handicap*pati, pur compiendo gli studi primari, difficilmente riescono poi ad accedere a quelli secondari, e men che meno a com*pletarne il ciclo. Col risultato che in Italia - secondo i dati del ministero della Pubblica istruzione - ben il 32,6% dei disabili non ha alcun titolo di studio, contro il 5,2% dei non disabili. E siccome una discriminazione tira l'altra, in questa fascia sociale le donne sono doppiamente svantaggiate: quel*le senza titolo di studio costituiscono difatti il 36,2% del to*tale, contro il 25,7% dei maschi.

    Descartes aveva fatto tre sogni. Io, più modestamente, ne ho fatto uno: vorrei che gli handicappati impossibilitati a leggere il cartaceo potessero accedere alle novità dell’editoria, quindi alla cultura e al conseguente ampliamento del sé per mezzo di Internet, ovvero scaricando, dietro pagamento, i file dei libri che desiderano leggere.

    Dopo due anni di lettere inviate alla segreteria del ministro Stanca e all’AIE (associazione italiana editori), gli unici risultati ottenuti sono stati l’ammissione dell’esistenza del problema e una generica solidarietà.

    Il sogno che anche i disabili gravi possano leggere le novità dell’editoria, è naufragato nell’indifferenza dei media, nel temporeggiamento del ministro Stanca: ” La disponibilità dei libri digitali all’universo mondo dei disabili è prevista dopo che siano stati risolti i problemi[per i disabili] nell’ambito della scuola. Le assicuro che il ministro Stanca continua a seguire la materia con attenzione” (dott. Andrea Mancinelli per conto del Ministro Stanca, 11/01/2006 ); nella chiusura totale dell’AIE: “Posso tuttavia garantirLe che seguiamo con la massima attenzione e sensibilità ciò che in sede governativa e legislativa viene maturando sul tema che Le sta a cuore […]non [Le] sfuggono sicuramente le ragioni che trattengono gli editori dal concedere a cuor leggero ciò che rappresenta il loro patrimonio più rilevante e più delicato, e cioè le versioni digitali delle opere che editano, a causa della loro riproducibilità” (Presidente AIE, dott. Federico Motta, 22/04/2005 ).

    È commovente l’interesse con cui il Min. Stanca e l’AIE “seguono” l’irrisolto problema, anche se quel “seguo” ricorda le Metamorfosi di Ovidio: “Video meliora proboque, deteriora sequor”.

    Chi invece non “segue”, ma precede e dà risposte agli handicappati è la BIC (Biblioteca Italiana Ciechi) che a titolo gratuito e a favore dei propri utenti si impegna, dietro consegna di un’edizione a stampa normale, a far trascrivere un'opera in Braille, supporto informatico o caratteri ingranditi. Ogni utente non può richiedere più di due opere per anno solare e la Biblioteca si impegna a riconsegnare l'opera richiesta dopo sei mesi dal ricevimento.

    Senza riscaldare la minestra dei dettami costituzionali e degli innumeri provvedimenti che sulla carta dovrebbero assicurare “Regole standard per l'uguaglianza di opportu*nità per le persone con disabilità” e che, di tanto in tanto, vengono arricchite di nuove tutele giuridiche e roboanti promesse, bisogna arrendersi alla realtà dei fatti che vede ai più deboli e indi*fesi negati nella prassi i diritti scritti sulla carta.

  5. #155
    io e basta
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    Lessico scolastico

    21 gennaio 2006

    di Il Calibano



    L'inizio di una conoscenza, che sia di persone oppure di cose, consiste nell'ottenere un contorno definito della nostra ignoranza.

    (George Eliot)





    Ricordava Natalia Ginzburg, in Lessico famigliare, che nella sua e in altre famiglie “bene” vigeva la regola non scritta che non si dovesse parlare di soldi in presenza dei ragazzi.

    Prima dei fermenti degli anni ’60, nella maggior parte delle famiglie, con i ragazzi, non si parlava di politica e sessualità. A scuola non si parlava di politica, sessualità, soldi.

    Insomma, era prassi consolidata che i ragazzi non dovessero conoscere alcuni aspetti della vita. Il motivo di questo atteggiamento è, a mio avviso, uno soltanto: genitori e docenti non volevano essere chiamati a rispondere a delle domande alle quali non erano preparati.

    Quando alcune risposte cominciarono ad arrivare erano viziate perché, come scrisse Wolfgang Goethe, le domande dei giovani trovano la loro dimora nei perché, mentre per i grandi l'unica curiosità sensata è interrogarsi sul come.

    Il perché è molto più importante del come. Anzi, molte volte il come è un dettaglio quasi ininfluente, come può essere la firma in un dipinto.

    Nelle scuole dei nostri giorni, sembra che si parli un po’ di tutto, o di tutto un po’. Quindi era prevedibile che, dopo la decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti che ha legalizzato, nell’Oregon, il “Death with Dignity act”, ovvero l'eutanasia per i malati terminali, il tema dell’eutanasia reclamasse quell’attenzione che i media le concedono solo quando possono relegarla tra le notizie di cronaca nera.

    Agli studenti del liceo Einstein di Torino il dottor Silvio Viale ha presentato un dvd svizzero che raccontava gli ultimi momenti di vita di una malata terminale che aveva fatto ricorso al suicidio medicalmente assistito. Micheline muore dopo aver bevuto un potente barbiturico messole a disposizione dai medici ed i volontari di Exit.

    Questo è il “come”. Il “perché” avrebbe dovuto avere il suo spazio nel corso di un dibattito che non c’è stato. Il dottor Silvio Viale ha commentato: “Si è rotto un tabù. Alcuni studenti mi hanno chiesto di replicare per gli studenti di altre classi. In fondo non è cambiato molto dagli anni settanta, come allora si è trattato di supplire ad una carenza della scuola e degli insegnanti […]”. L’insegnante di religione, Alberto Pisci, ha detto: “il fatto è che è stata negata una prospettiva critica, è mancato il contraddittorio, anche perché il relatore non ha accordato un rinvio della lezione per dare il tempo ai ragazzi di cercare qualcuno che offrisse un’altra prospettiva.”

    In questo –vuoto pneumatico- che si tenta di fare intorno alle tematiche di fine vita, ogni falla che lasci filtrare un po’ di ossigeno è la benvenuta. Ma mi domando: prima di parlare allo stomaco, mostrando il “come”, non si poteva parlare alla testa mostrando il “perché”? Sarebbe bastato proporre agli studenti, i giorni precedenti la proiezione, la lettura di alcuni saggi a scelta sull’eutanasia. Avrebbero potuto scegliere, cito a caso, ma non troppo, tra il libro del prof. Veronesi (Diritto di morire), o quello del prof. Demetrio Neri (Eutanasia, valori, scelte morali, dignità delle persone), o il saggio più critico di Bernard Ars & Etienne Montero (Eutanasia, sofferenza e dignità al crepuscolo della vita), o le riflessioni dell’ex abate benedettino, Jacques Pohier (La morte opportuna).

    Conoscere per deliberare. Vi dice niente?

  6. #156
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    Il fantasma dell’Avvenire

    25 gennaio 2006

    di Il Calibano



    I fantasmi sono, in un certo senso, brandelli e frammenti di altri mondi, un barlume di essi. L'uomo sano, naturalmente, non è il caso che li veda, perché l'uomo sano è un uomo terreno.
    (Dostoevskij, Delitto e castigo)



    Un vento di fredde schegge di ossidiana graffiava nell’azzurro del cielo rapidi stormi di migratori in volo. Era davanti ad un bicchiere “di quello buono” e ad un amico “di quelli veri” che, dopo una sgambata appresso ai cani, pressando lo Stanwell nella pipa, si poteva parlare senza le pastoie delle ipocrite convenzioni o i sottili ma tenaci condizionamenti dell’incontro con l’altro. Di eutanasia si dovrebbe poter parlare con un medico -non un medico qualsia*si, ma il medico che conosce profondamente il ma*lato, che ha condiviso con lui le speranze e le disillusioni, che ha ricevuto la sua fiducia e gli ha dato la sua empatia, in quel rapporto di alleanza terapeutica che è il punto più alto del rapporto tra medico e paziente-. Invece se ne parla acquartierati nelle opposte trincee: un occhio alle statistiche e l’altro ai sondaggi. Cosa accada nella terra di nessuno che separa i contendenti, dove malati e medici contano le vittime e prendono atto delle sconfitte, è un mistero e tale deve restare. Chi teme una Commissione di indagine sull’eutanasia occulta?

    Se per il Prof. Veronesi la libera scelta è un diritto, per Eugenia Roccella, editorialista dell’Avvenire, la libera scelta è il lenzuolo del fantasma sotto il quale si cela la recente offensiva Radicale sull'eutanasia.

    I fantasmi vanno esorcizzati e, per esorcizzarli, non c’è niente di meglio che ricorrere al collaudato armamentario che tante soddisfazioni le ha dato nel recente agone referendario: “il sogno umano di onnipotenza, il desiderio degli individui di governare totalmente la propria vita, di escludere il caso, di ignorare il senso del limite”. Quel che la Roccella non dice, forse per timore che i suoi esorcismi le si ritorcano contro, è che “il sogno umano di onnipotenza” è la rianimazione di Eluana Englaro; “il desiderio degli individui di governare totalmente la propria vita” non è altro che il legittimo e riconosciuto, in mezzo mondo, testamento biologico; ignorare il senso del limite è la pratica dell’accanimento terapeutico.

    In Gran Bretagna, dove l’eutanasia è vietata dalla legge, da un sondaggio basato su questionari compilati anonimamente da 857 medici, è emerso che 936 pazienti sono morti per eutanasia volontaria, altri 1.929 sono stati aiutati a morire senza preliminare ed esplicita richiesta.

    Si è mai domandata Eugenia Roccella cosa accada in Italia? Si è mai domandata perchè il Prof. Veronesi abbia commentato il sondaggio con queste parole: “Per me non è una novità. Il medico a volte prende l'iniziativa, e questo succede anche in Italia. Abbiamo i dati inglesi perché loro hanno fatto questa indagine coraggiosa. Ma l'eutanasia clandestina c'e' anche in Italia: lo sappiamo ma non possiamo dire come, quando, e dove succede per non far correre i rischi ai colleghi medici”.

    Se, un giorno, Eugenia Roccella decidesse di uscire dalla trincea da dove combatte “il fantasma della libera scelta” e provasse a gettare uno sguardo su quella terra di nessuno dove malati e medici contano le vittime e prendono atto delle sconfitte, si accorgerebbe che c’è molta più umanità sotto quel “lenzuolo” che nella sua pretesa di infliggere a tutti “l'accettazione dei nostri limiti umani”.

  7. #157
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    Non uccidere…Se vuoi

    28 gennaio 2006

    di Il Calibano

    "L'ateo e Dio pensano qualcosa di identico, perché entrambi pensano che le cose del mondo escono dal nulla e vi ritornano. L'ateo e Dio concordano cioè sul senso delle cose". (E. Severino)



    La “modifica” della legittima difesa è legge. Si potrà sparare per difendere se stessi o altri, ma anche per proteggere i beni propri o altrui. Naturalmente la legge è più complessa, ma non è della legge che voglio parlare perché a me, laicista devotamente praticante, non meraviglia che per difendere la “roba” ci sia qualcuno disposto a far fuoco sul suo prepotente prossimo. Al massimo, se fosse possibile, vorrei che il legislatore prevedesse per i detentori di una pistola per difesa personale, una prova trimestrale di tiro, non di tiro statico, ma di tiro dinamico. Questo perché temo che altrimenti, a causa degli insulti del tempo e della miopia incipiente, le vittime del friendly fire potrebbero essere, invece dell’inaspettato e indesiderato visitatore notturno, nonno Agenore che svaligia il frigorifero, o il figlio punkbestia che ha cambiato acconciatura.

    Pensavo, candidamente voltairiano, che i neodevoti in servizio permanente effettivo e il clero tutto sarebbero insorti come un sol uomo per difendere la vita, ogni vita, contro la nuance “crematistica” che colora questa “nuova” interpretazione della legittima difesa estesa ai beni.

    Aspettavo Godot, è arrivato il cardinale Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, che, a margine della conferenza stampa di presentazione della prima Enciclica di Papa Benedetto XVI, "Dio è amore", ha devotamente sentenziato: "E’ un principio sacrosanto difendersi dall’aggressore, così come lo Stato è chiamato a difendersi, anche i cittadini devono poterlo fare. Bisogna però tenere in considerazione il principio di proporzionalità, ma si tratta di un principio giusto, perché il dono della vita deve essere difeso e anche il bene della vita del nascituro".

    Sinceramente devo dire che il discorso, più che odorare di Vangelo, puzza di eristica.

    Il filosofo Emanuele Severino in “Pensieri sul Cristianesimo”, cita un Editoriale de "La civiltà cattolica", nel quale si precisava che la legittima difesa è lecita soltanto come "pura difesa in presenza di un'aggressione in atto". Se l'aggressione non è in atto non c'è legittima difesa. Osservava il filosofo che il punto debole di questa posizione sta nel fatto che se è legittimo uccidere chi sta uccidendoci, sembra che lo sia anche uccidere chi sappiamo con certezza che è deciso a ucciderci. A chi replica che non potremo mai saperlo con certezza, va risposto che questa certezza non c'è nemmeno quando uno punta contro di noi la pistola: l'arma potrebbe incepparsi; chi la impugna potrebbe avere soltanto l'intenzione di spaventarci. O non si deve piuttosto dire che la Chiesa, accettando il concetto di legittima difesa, è costretta a non limitarlo all'aggressione in atto, ma a estenderlo anche alle forme di difesa che hanno l'intento di prevenire il danno?

    Sembrerebbe una interpretazione un po’ relativista del quinto comandamento, non vi pare?

  8. #158
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    Mancanza di stile

    1 febbraio 2006

    di Il Calibano

    «Furia disse a un topino Incontrato al mattino: "Facciamo un tribunale, E poi anche il processo! E non ti rifiutare, Ti debbo condannare! Oggi è un giorno noioso E mi sento depresso."

    (L. Carrol)





    “L'erba ti fa male se la fumi senza stile!” suggeriscono i Baustelle in “Un romantico a Milano”.

    La prova del nove della giustezza della loro intuizione l’ha fornita, alla tivvù, il Ministro degli Esteri, Gianfranco Fini che, invitato a “Che tempo che fa”, spinto dallo stesso impulso del Raskòlnikov dostoevskijano, ha alzato il sasso sotto il quale in gioventù, invece di nascondere un fascio di rubli e qualche gioiello, aveva nascosto il ricordo di qualche cartina e qualche grammo di hashish, ed ha dichiarato: "una volta ho provato uno spinello e sono rimasto rimbecillito per due giorni".

    La mancanza di stile! È lei la causa del passeggero rimbambimento.

    D’altronde, il confessionale del Grande Fratello ha fatto scuola, e la stessa mancanza di stile di cui fanno sfoggio i concorrenti del fortunato format ha contagiato le menti migliori della nostra generazione.

    È tutto uno squadernarsi l’anima, il corpo, i conigli in fricassea, le foto di famiglia, le idiosincrasie metropolitane, come se, ipnotizzati dal maligno led rosso delle telecamere, credessero di trovarsi, nel giorno del Giudizio, al cospetto del Giudice Supremo.

    Ma è proprio il Giudice che fa la differenza. Infatti se Gianfranco, invece che in Giamaica, si fosse trovato a Quarto Oggiaro o Scampia, e invece che davanti al Giudice Supremo, si fosse trovato in presenza di un giudice terreno e della “legge sulle “droghe” da lui voluta”, avrebbe anche potuto beccarsi 6 anni o le sanzioni amministrative per i consumatori che vanno dall'ammonimento del Prefetto, alla sospensione della patente, al fermo del ciclomotore, dall'obbligo della presentazione due volte alla settimana in commissariato, a quello di rientrare a casa e di uscirne a determinate ore, al divieto di frequentazione di locali pubblici o di allontanarsi dal comune di residenza fino alla proibizione di condurre qualsiasi veicolo.

    Il futuro Ministro degli Esteri si sarebbe trovato, nei suoi anni migliori, ammonito, appiedato, recluso in casa o peggio. Insomma, il delfino di Almirante sarebbe stato azzoppato in piena corsa e, come un purosangue con i sesamoidi fratturati, invece di correre a Fiuggi, sarebbe, forse, finito a fare il bagnino in quel di Anzio.

    Quindi, si può dire che Gianfranco è Ministro-per-caso! Un Caso benevolo che ha fatto sì che non incappasse nelle more di una “summa lex summa iniuria”. Ma, diceva Friedrich Nietzsche che nessun vincitore crede al caso. E’ qui che il vincitore Fini sbaglia. Dovrebbe trarre dai sui dionisiaci trascorsi giamaicani una morale ed un insegnamento: la via per un Ministero degli Esteri è lastricata di pochi spinelli e molte buone intenzioni, compito della società è chiudere un occhio sui primi e aprirli tutti e due sulle seconde ricordando che, solo grazie al Caso, abbiamo un Fini Viceprimoministro.

  9. #159
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    Thelma o Filomena?

    3 febbraio 2006

    di Il Calibano

    "Era proprio necessaria quella strage? Ti avevo detto solo di spaventarli". "Chi muore è molto spaventato". (C’era una volta il West)





    A dar retta a Clint Eastwood, che di armi lunghe e corte se ne intende, quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, l'uomo con la pistola è un uomo morto.

    A dar retta al Dr. Ferrara, che di editoriali lunghi e corti se ne intende, quando una donna con la pistola incontra un uomo che la vuole violentare, l’uomo che la vuole violentare è un uomo morto.

    Riconosco che il dono della sintesi non mi appartiene e che ho costretto il concetto espresso, in due occasioni dal direttore del Foglio/conduttore di Otto e Mezzo, nel letto di Procuste della mia Weltanschauung, ma in un editoriale che strizzava l’occhio a Bronson, dava di gomito a Callaghan e faceva piedino al Borghese-Piccolo-Piccolo, il Dr. Ferrara incoronava Thelma e Louise come le reginette del rumoroso fai-da-te dell’autodifesa armata.

    Incredibile! Fino a ieri, i modelli femminili proposti dal signor Direttore alle universitarie-a-vita del Sex in the City che popolano l’Occidente desiderante ed edonista, oscillavano tra la prolifica Filomena Marturano e la martire Gianna Beretta Molla. Oggi, le stesse svampitelle, dovrebbero immedesimarsi in due amiche che, abbandonati mariti, shampoo e tran tran casalingo, se ne vanno on the road, come Dennys Hopper e Peter Fonda.

    Quale sia stata la scintilla che ha fatto esplodere l’innamoramento del Direttore per le due cameriere post-femministe-di-ritorno è presto detto: “Thelma balla con un bellimbusto che le fa delle avances: la conduce fuori e cerca di violentarla. Arriva Louise, che, pistola in pugno, libera la sua amica e, non resistendo all'ultima provocazione del maschio, lo fa secco con un colpo.”.

    L’episodio in sé è, a parte la revolverata, quanto di più trito e scontato si possa immaginare, ma viene usato per sostenere la validità della legge che va a modificare l'art. 52 del codice penale che considerava legittima difesa solo una reazione proporzionata all'offesa.

    L’Indagine Istat del 2002, ha rilevato che le Thelma italiane sono più di mezzo milione. Tutte donne dai 14 ai 59 anni che nel corso della loro vita hanno subito almeno una violenza tentata o consumata; si tratta del 2,9% del totale delle donne di 14-59 anni.

    Immaginiamo cosa sarebbe accaduto se tutte, come sembra auspicare il Dr. Ferrara, avessero avuto al fianco un’amica, come Louise, pronta a far fuoco. Se poi si passa dagli stupri alle molestie, sono 9 milioni 860 mila le donne in età 14-59 anni che hanno subito nell’arco della loro vita almeno una molestia a sfondo sessuale. In questo caso, probabilmente, Louise si sarebbe limitata a “gambizzare” l’aggressore.

    Nel migliore dei casi, avremmo i cimiteri con i posti in piedi e i reparti di ortopedia pieni. Forse è il caso di riproporre Filomena Marturano.

  10. #160
    io e basta
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    Alla ricerca del limite perduto

    5 febbraio 2006

    di Il Calibano

    “Oh! benvenuta fiamma della notte! che fai splendere la luce del giorno e preannunci danze in Argo e danze, sprigionate da questo portento”.

    (Eschilo, Orestea)



    Il direttore del quotidiano francese ''France Soir'', Jacques LeFranc, è stato licenziato per aver deciso di pubblicare, per sostenere la libertà di stampa, le 12 vignette su Maometto originariamente commissionate e pubblicate lo scorso settembre da un quotidiano danese”.

    Invece di partire in soccorso della libertà di espressione naufragata sugli scogli del quotidiano francese, la stessa eterogenea compagnia di giro, che si era esibita durante il referendum sulla procreazione medicalmente assistita, è partita, come Indiana Jones, alla ricerca del limite perduto. Di quale limite si tratti lo ha spiegato, con un certo pudore, a causa del palese conflitto di interesse, il Vaticano. Le Colonne d’Ercole che i destinati a viver come bruti non devono oltrepassare è il limite della –sensibilità- religiosa: “L'arte medica deve "imitare la natura", assecondarne le dinamiche intrinseche e non spin*gersi al di là dell'aiuto. Se una gamba va in cancrena è lecito amputarla per conservare il bene complessivo dell' organismo, ma non è consentito al medico provocare l'aborto, praticare l'eutanasia o mettere in atto la fecondazione assistita, ovvero eseguire interventi che contraddicano lo scopo per cui la vita (o i singoli organi) sono stati creati. Pertanto la libertà umana non può travalicare i limiti fissati da Dio. Anzi, l'uomo è per*sona proprio in quanto, essendo dotato di riflessione, può adeguarsi consapevolmente ad essi e quindi all'ordine oggetti*vo e oggettivamente conoscibile delle cose”.

    Anche la satira, che per sua natura deve mettere in ridicolo vizi, abitudini, concezioni e usi di una categoria di individui, è obbligata ad arrendersi difronte agli Assoluti.

    L’ essenza delle religioni è la persuasione che l'uomo possa scorgere la verità assoluta. Questa verità è il limite assoluto di ogni agire. Ma l'essenza della filosofia contemporanea è il manifestarsi dell' impossibilità della verità, e la satira è il trionfo del dubbio. Il disfacimento dell' intero lascia spazio alla pluralità, al frammento, alla contaminazione. Scrive Emanuele Severino che, se la verità assoluta dell'Occidente è morta, è morta anche l'equivalenza dei valori promossi dalla modernità ed è solo la “libertà” a restare in vita. Infatti la libertà è l'uccisione di ogni fede che voglia presentarsi come verità assoluta.

    L’affinità tra islam e cristianesimo, poi, è accentuata dal comune fondamento filosofico. Per la Chiesa Tommaso d'Aquino rimane il principale punto di riferimento; ma Tommaso è estremamente vicino ad Avicenna, che è tra i maggiori filosofi dell'islam.

    Certo, in Occidente il cristianesimo è andato incontro, a differenza dell'islam, a una critica sempre più serrata da parte della cultura moderna, innanzi tutto filosofica. È per questa critica che, nel cristianesimo, integralismo e intolleranza si sono fatti sempre più (sebbene non ancora del tutto) in disparte o hanno assunto forme sempre meno violente. Alla cultura islamica è invece mancata l'esperienza della filosofia moderna. Se per l'islam esiste un “Satana” contro cui combattere, esso non è l'edonismo occidentale, ma il pensiero filosofico degli ultimi due secoli, il pensiero che mostra l'inevitabilità della “morte di Dio” -laddove “islam” significa “sottomissione al volere di Dio”.

    Stando così le cose, piuttosto che speculare sull’estetica lombrosiana, o far leva sull’orgoglio lepantino, o sfruttare la main stream di una poco auspicabile autocensura è il caso di ricordare che sono molto più offensivi, per tutta l’umanità, gli omosessuali impiccati che qualsivoglia caricatura, inopportuna e priva di gusto.

 

 
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