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  1. #161
    io e basta
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    Cacciatori e cretini

    9 febbraio 2006

    di Il Calibano

    “- Quando non sai che altro fare, - disse Murray con un sorriso, - vendi aspirapolvere. Porta a porta. Marca Kirby”. ( Philip Roth)



    La caccia all’avifauna migratoria si è chiusa da pochi giorni. Ma l’uomo è cacciatore e non può stare con le mani in mano senza fare niente, se gli è proibito l’acupio si consola con la caccia ai cretini. Il via alla battuta lo ha dato Il Foglio, e il tableaux di fine caccia sarà sicuramente eccezionale perché, in cuor nostro, tutti celiamo un calepino nero con la lista dei nomi dei cretini.

    Come si cacciano i cretini? Per incarnierare cretini esistono tre tipi di caccia. La caccia vagante è poco selettiva ma redditizia: si cercano cretini saltabeccando da una testata di giornale all’altra, facendo zapping tra i programmi di approfondimento e “sparando” su chiunque parli di eutanasia, fecondazione medicalmente assistita, PACS, antiproibizionismo, laicità dello stato, diritti civili. Per i più raffinati c’è l’opportunità di soddisfare la loro passione cacciando da appostamento fisso su La7, Il Foglio, L’Avvenire, Porta a Porta. Il numero dei capi abbattuti è minore, ma sono tutte prede pregiate. La terza e ultima possibilità è riservata ai seguaci di Nembrotte che hanno fatto del loro hobby un’arte. Si va a colpo sicuro stanando il selvatico dalla sua tana con l’ausilio delle “Lettere al direttore”. Ecco un esempio pratico: scrive un lettore a Il Foglio - Al direttore – “Prima lezione di “Educazione all’affettività” in terza media, in una normale scuola statale di Roma: la ginecologa e la psicologa entrano in classe, l’insegnante se ne va (in assenza di adulti si ricorre agli specialisti). Questo resta della lezione nella testa infuriata di mia figlia: i due rischi dell’atto sessuale sono le malattie e la gravidanza. La soluzione migliore: il preservativo, con l’attenzione che il problema non deve essere solo di chi lo mette, e con le indicazioni su dove acquistarli (“e mi raccomando tenetelo in tasca”)… Che faccio? Risposta del Direttore: Solo l’idea di un’educazione di stato all’affettività incute più orrore della mistica del condom. Chi insegna ai ragazzi e alle ragazze che malattie e gravidanza sono i due rischi del fare l’amore dovrebbe essere rieducato in una madrassa. Viva l’islam!”

    Il linguaggio è un grande specchio in cui si mostra il modo in cui gli uomini pensano il mondo - a volte cogliendo nel segno, a volte andando lontani dal bersaglio. L’affermazione "La vita è uno stato mentale", fatta da Peter Sellers nel ruolo di the Gardner, può essere interpretata sia come una massima epocale, sia come massima di Catalano, e nel dubbio bisognerebbe astenersi e rinunciare alla preda. Ma l’indice accarezza nervosamente il grilletto e il colpo parte quasi autonomamente; è quello che in gergo si chiama “stoccata”.

    Un colpo qua, un colpo là e si finisce per sparare, come sempre, sui Radicali.

    Editoriale de Il Foglio: “Poi c’è stata la formidabile battuta di Emma Bonino sulle libertà personali da comprare all’estero: “Ormai per farsi uno spinello bisogna andare in Olanda, per abortire con la Ru486 bisogna andare in Svezia, per i Pacs in Francia e per la procreazione assistita in Spagna. Viene da chiedersi se è rimasta la libertà di respirare”. E ha dimenticato il “diritto di morire”, magari a dodici anni su ricetta genitoriale, garantito in Olanda. Basta ribaltare la battuta, ed ecco che l’Italia è talmente in ritardo su quel modello di modernità da risultare disinvoltamente più avanti […]”.

    Alla fine della battuta il carniere si è arricchito del neonatologo Giorgio Rondini, il genetista Edoardo Boncinelli, il guru-psicanalista Massimo Fagioli, Corrado Augias e l’immancabile Veronesi.

    Esiste un universo serioso, paludato, una élite aristocratica, una camarilla borbonica che si autolegittima come autoritari custodi dell'ordine morale e cerca di imporre un modello tranquillizzante e ipocrita che esorcizza le paure, ma non affronta quei problemi che tutti i paesi europei affrontano. Tutti cretini questi paesi? No, perché, parafrasando Forrest Gump, cretino è chi il cretino fa.

  2. #162
    io e basta
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    Simboli & Kenosi

    16 febbraio 2006

    di Il Calibano



    La Natura è un tempio dove pilastri vivi / mormorano a tratti indistinte parole; / l'uomo passa, tra foreste di simboli / che l'osservano con sguardi familiari.

    (Charles Baudelaire)



    Non era un precursore di Abel, non era estremista, anche se aveva una moglie di troppo non era un musulmano. Francesco Crispi era un primo attore di quel Risorgimento che incominciava a scricchiolare proprio all’indomani della vittoria. Preoccupato di dare forza ad uno Stato gracile e insidiato dal –mal francese- e, forse, memore delle fucilate di papalini e francesi armati con i nuovi fucili "Chassepot", decise di ricondurre Cesare e Dio nei loro alloggiamenti e ordinò di togliere il crocifisso dalle scuole.

    Inizia così un sali-scendi a cui mette fine il Cavaliere Mussolini. Negli anni cinquanta l’incombente Baffone e la minacciosa profezia dei Cosacchi intenti a dissetare i cavalli nella fontana di Piazza S. Pietro dà il via ad una avanzata di crocifissi. L’Italia si trasforma in un campo di battaglia dove le posizioni conquistate sono segnalate non dalle bandierine ma dalle croci. Crocifissi nelle stazioni ferroviarie, nelle poste, nelle delegazioni, all’anagrafe, negli androni delle case, nelle sale ricreative dove tre calciobalilla e un flipper riempivano i pomeriggi dei teenager.

    Ho un ricordo particolarmente commovente di un crocifisso annerito dal fumo, non delle candele, ma dei mezzi toscani e delle Alfa. Era appeso alla parete del –Doppio lavoro- di un paesino abruzzese che avrebbe mandato in paranoia anche Silone. Era appeso tra una reclam metallica della Moretti ed un calendario scaduto della Ferrochina Bisleri. Quelle che i giocatori di accaniti tressette snocciolavano, tra un colpo di tosse ed uno sputo, non erano propriamente giaculatorie. Certo, non era un posto degno ma era pur sempre la –bandierina- dei buoni che segnava un’altra conquista.

    Strana la Storia e, come ammonisce Orazio nelle Epistole “Grecia capta ferum victorem cepit”.

    Nei primi anni sessanta, il crocifisso aveva sbaragliato i trinariciuti, ma installandosi ovunque dovette prendere atto che quella sua invasiva presenza lo aveva spogliato del carisma e del messaggio salvifico.

    I capelloni trascurarono il sacro e si appropriarono del resto. Crocifissi in cuoio, in chiodi da maniscalco, in perline, con la latta delle birre, con lo scubidu. Crocifissi ricamati sui jeans, come fermacapelli, sulle cinture, tatuati sulla spalla tra una colomba della pace ed una canna fumante. La vittoriosa avanzata si era tramutata in una vittoria di Pirro.

    Mia madre, quando ci si imbatteva in un crocifisso, era solita farmi fare un inchino ed un segno di croce …allora si poteva, ma negli anni sessanta si sarebbe dovuti camminare in ginocchio.

    Crocifisso sì, crocifisso no…più che un anelito di fede, questo dilemma, sembra assumere quel significato che negli anni 50 contribuì ad esorcizzare l’orso russo, ed oggi dovrebbe sbaragliare l’Islam integralista

  3. #163
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    Offendersi è divino

    17 febbraio 2006

    di Il Calibano

    Humana ante oculos foede cum vita iaceret / in terris oppressa gravi sub religione / quae caput a caeli regionibus ostendebat / horribili super aspectu mortalibus instans […].

    (La vita dell’uomo, dinanzi agli occhi di tutti, vergognosamente stava / abbattuta in terra, schiacciata sotto Religione opprimente, / che il capo delle regioni del cielo mostrava, / con sguardo terrificante incombendo sopra i mortali […]).

    (Tito Lucrezio Caro, De rerum natura, I, 62-79)





    Se esiste un filo rosso che unisce l’uomo delle caverne all’uomo delle taverne, è certamente il timore delle conseguenze causate da un’offesa agli Dei o a Dio.

    Gli Dei erano suscettibili e vendicativi. Paride, offrendosi come giudice per un concorso di bellezza tra Dee, pagò il fio di una scelta sbagliata con un Troy-storm lungo dieci anni. Ulisse e i suoi compagni pagarono cara quella bistecca alla fiorentina tagliata da una chianina che era sacra a Iperione. Ifigenia per una dimenticanza di Agamennone ebbe più guai di Wanna Marchi.

    Se i proprietari del superattico olimpico erano insopportabilmente permalosi, non si può dire che il proprietario unico del quartierino celeste abbia dimostrato un miglior carattere.

    Il Dio dei tre monoteismi si offende per il furto di una mela e sfratta dalla pensione Eden Adamo ed Eva. Poi, affoga tutti i Suoi figli perché fanno uso del libero arbitrio. Si accanisce su Sodoma e Gomorra, riducendole come Hiroshima e Nagasaki, perché Vladimir Luxuria e Margioglio avevano più successo della Binetti e Pedrizzi. Costruisce un villaggio per le vacanze eterne, ma avverte: “Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adulteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né ubriaconi, né maldi*centi, né rapaci erediteranno il Regno di Dio” (Paolo, Cor. 6, 9-10).

    Quasi quasi vien voglia di parafrasare la nota pericope evangelica: “è più facile che un cammello entri nella cruna di un ago, che un poveruomo entri nel villaggio vacanze celeste.”

    Insomma, per non offendere gli Altissimi si dovrebbe non nascere o, una volta nati, morire subito.

    Il primo pronunciamento ufficiale del Vaticano, dopo l'inizio della vicenda relativa alle caricature di Maometto, non fa altro che ribadire la necessità di non offendere Dio, né tanto meno chi ritiene di essere il Suo rappresentante in terra: “Il diritto alla libertà di pensiero e di espressione, sancito dalla Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo, non può implicare il diritto di offendere il sentimento religioso dei credenti. Tale principio vale ovviamente in riferimento a qualsiasi religione”.

    Per schivare l’inciampo del relativismo, il Vaticano scivola sulla saponetta dell’assolutismo. Sì, perché quel riferimento “a qualsiasi religione” è drammaticamente improponibile. Il buddismo, viene quotidianamente “offeso” dai comportamenti alimentari del Vaticano. Per non offendere questa ed altre religioni si dovrebbe vivere seguendo l’esempio dei monaci buddisti: Il monaco deve filtrare l'acqua prima di berla; porta una maschera di garza per evitare di inghiottire involontariamente insetti inno*centi, al monaco si richiede di spazzare la terra davanti a lui mentre cammina, così da non schiacciare con i piedi degli esseri viventi; e sempre egli cammina delicatamente, perché anche gli atomi più semplici sotto i suoi piedi ospitano piccolissime monadi di vita. Anche i vegetali sono trattati con rispetto nella tradizione orientale. Negli scritti buddisti troviamo ammonimenti a non nutrirsi di semi, piante verdi e germogli e di limitare la dieta a frutti, granaglie e baccelli, che possono essere consumati sen*za danneggiare le piante.

    In attesa che il Vaticano cambi dieta, gli consigliamo umilmente di relativizzare il suo pronunciamento e limitare il divieto d’offesa solo ai tre irascibili monoteismi.

  4. #164
    io e basta
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    Luca

    20 febbraio 2006

    di Il Calibano

    Umberto Veronesi: “La scienza in Italia ha un deficit culturale molto radicato” e “'noi scienziati non abbiamo nessuna tradizione nell'arte della convinzione e del reclutamento, non sappiamo usare le parole giuste a formare la pubblica opinione, non abbiamo chiese, altari, confessionali”.

  5. #165
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    L’onore delle idee

    22 febbraio 2006

    di Il Calibano



    “Come è noto, alla fine, Silvio Berlusconi, in realtà Girolamo Sirchia, ce l’ha fatta a nominare il nuovo Comitato nazionale per la bioetica. Io, anche questo è ormai noto, non ci sono. E come avrei potuto esserci? Una mia nomina avrebbe significato il riconoscimento della mia esistenza, anche della mia vitalità e la fondatezza delle proposte radicali in tema di libertà della ricerca scientifica”.

    (Luca Coscioni, Il Maratoneta, p. 128)





    Quando, pochi giorni fa, ho sentito Maria Antonietta, ospite alla trasmissione “Cominciamo bene”, dire che Luca, la notte, “chiedeva” di cambiare spesso posizione, ho avuto un flash-back : ho rivissuto l’orrore delle notti che precedettero il coma. Dopo aver cambiato posizione un’infinità di volte, aspettavo l’alba seduto in carrozzella nella speranza irrazionale che il sole del mattino, insieme alle tenebre, scacciasse anche quell’oppressione che mi schiacciava il torace.

    Intuivo che se anche Luca era arrivato a quel punto non avrebbe potuto resistere ancora a lungo. Gli ho scritto per convincerlo a provare una bipap (ventilatore a pressione positiva), ma aveva già fatto le sue scelte e la SLA non dà scampo.

    Come la SLA, ma in modo più sottilmente insinuante, non danno scampo nemmeno certi editoriali di Marina Corradi che nascondono tra il commosso e il partecipe dell’ “herba” un “anguis” gnomico e sanzionatorio. Gnomico perché la Corradi non può concepire che un sofferente come Luca dica “Una malattia, e la sofferenza che ne deriva, non hanno mai un senso. Il senso, alla mia vita, lo sto dando io, vivendola, come mi è consentito di viverla”. S’intuisce che per l’editorialista di “Avvenire” il dolore dev’essere experimentum crucis e controprova del senso dell'esistenza oppure è hybris prometeica.

    Sanzionatorio perché la Corradi non può esimersi dal bacchettare “le ragioni dure e dolorose degli uomini di questo tempo: taglienti e logiche, nella certezza che non c'è un altro destino, in cui sperare”.

    Naturalmente l’incipit del suo editoriale, cristianamente comprensivo, è magnanimo ed offre “L'onore delle armi al leader radicale “ che l’aveva ricevuta per una intervista. Ma quando “quella faccia ancora da ragazzo” si era mostrato categorico “dall'uso delle staminali embrionali per la ricerca, all'eutanasia” allora, l’onore delle armi si trasforma nel monito severo contro “le tesi dei radicali, che in bocca a tanti suonano come ideologia cieca sulla realtà”.

    Il dolore, scrive Natoli, tradisce chi lo prova -nel senso proprio al ver*bo latino tradere che significa porgere, consegnare, tra*smettere - da cui tradizione -, ma anche lasciare, abbando*nare e quindi lasciar trasparire, lasciar intravvedere, appunto tradire, che è un modo di rivelare na*scondendo-. Marina Corradi, a quel dolore che traspare dagli occhi di Luca è disposta a concedere l’onore delle armi, ma non vuole concedere l’onore delle idee. E conclude l’editoriale con una domanda retorica: “Come si vive, non potevi non chiederti, quando una malattia così ti tallona, ti paralizza, e promette di toglierti il respiro, se sei così disperatamente certo che tutto quel dolore non ha alcun significato, che è dovuto solo a un caso cieco, pura sofferenza gratuita da distillare per lunghissimi anni?”.

    Questa domanda sarebbe rimasta senza risposta se Luca non avesse già risposto con poche parole: “Una malattia, e la sofferenza che ne deriva, non hanno mai un senso. Il senso, alla mia vita, lo sto dando io, vivendola, come mi è consentito di viverla”. Ma la Corradi non vuole ascoltare, vuole solo dimostrare all’errante il suo errore. Ascoltare significherebbe concedere al “Galata morente” l’onore delle idee, ma tutto quello che la Corradi può offrire è un editoriale e l’onore delle armi.

  6. #166
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    Ieri sera, “Otto e Mezzo”

    25 febbraio 2006

    di Il Calibano

    “Sulla scena riusciva a far sembrare intelligenti delle cose che molto intelligenti non erano, e quasi serie delle cose che non lo erano affatto”. (Philip Roth, Ho sposato un comunista)



    Un barrito luddistico e antiscientifico è la risposta devota de La7 al “Congresso Mondiale per la libertà di ricerca” organizzato dall'Associazione Luca Coscioni.

    Nel salotto buono degli atei-devoti risuona il richiamo della foresta delle Madri Selvagge contro la tecnorapina del corpo femminile; 152 pagine spartanamente tascabili, offerte, si fa per dire, per 11 euri da Einaudi.

    Il Punto di Lanfranco Pace fa l’apologia delle madri selvagge che preferiscono affidare il frutto del loro ventre alle vie della Provvidenza, notoriamente infinite, piuttosto che alle faustiane vie della scienza, notoriamente finite. Vade retro, amniocentesi, villocentesi, ecografia!…Per la diagnosi preimpianto non serve il vade retro, basta il vade all’estero della legge 40.

    La madre selvaggia è pronta ad accogliere sia un bimbo sanamente accessoriato, che un bimbo gravemente handicappato. Chiusa nella corazza sapienziale dell’amore materno che smuove le montagne, ma non “corregge” le sviste di una natura leopardianamente indifferente ai dolori e gli affanni degli inconsapevoli portatori del peccato originale, la madre selvaggia e misoneista non teme che un giorno l’innocente frutto della sua ideologica superficialità le chieda:”Mamma, con quale diritto mi hai messo al mondo senza curarti della mia salute?”.

    È tutto un inno al fai-da-te casereccio e si va a’la guerre comme à la guerre e al parto come al parto.

    L’orso Yoghi gongola! Se potesse, come Tiresia, esperire l’ebbrezza del cambio di genere, afferma che vorrebbe partorire in casa e nello stesso letto dove partorì la madre, la nonna, la bisnonna. Speriamo per il nascituro che cambi almeno le lenzuola.

    La scienza è una religione indiscreta, presuntuosa, invadente: il sommo sacerdote è il Guru Veronesi. La natura è discreta, previdente…Teleonomicamente previdente!

    A tutte le Madri Civili che, irretite dalla burbera bonomia dell’orso ruspante, si apprestassero a passare nei ranghi delle Madri Selvagge, vorrei rivolgere l’invito dello S F I D A, Sindacato Famiglie Italiane Diverse Abilità, a far conoscere questi casi: Emanuele (Torino) ha 4 anni e tre fratelli. Ha la spina bifida, idrocefalo derivato e la tracheotomia. Durante la notte respira grazie a un ventilatore polmonare mentre di giorno è attaccato all'ossigeno. Ha una cannula venosa, non parla, non ha il controllo sfinterico ed è alimentato con la PEG (sondino allo stomaco). Il comune di Torino assicura 3 ore di assistenza al giorno e la mamma, per aiutare Emanuele, usufruisce del congedo retribuito (per 2 anni) consentito dalla legge per i genitori con figli in condizioni di gravità che scade a settembre. A dare sostegno alla famiglia sono i volontari dell’associazione Claudia Bottigelli. Cosa farà la mamma di Emanuele a settembre che scadono i 2 anni di congedo?

    Maddalena (provincia di Benevento) ha 14 anni ed è cerebrolesa dalla nascita per problemi insorti durante il parto. Il 10 febbraio 2005 ha avuto una crisi respiratoria. Maddalena per vivere ha bisogno di un’alimentazione enterale tramite sondino nasogastrico e pompa nutrizionale, una ventilazione tramite respiratore meccanico e ossigenoterapia 24/24 ore, rilevazione dati ossigenazione e frequenza cardiaca tramite ossipulsimetro. Attualmente viene seguita a domicilio dai medici rianimatori di Foggia per due accessi settimanali e assistenza infermieristica di “solo 2 ore giornaliere” da infermieri convenzionati con l’ASL BN1. La madre da sola non ce la fa a seguire Maddalena e il papà è in congedo per assistere la figlia. Cosa farà il papà di Maddalena allo scadere dei 2 anni di congedo?-.

    Meditate mamme, meditate.

  7. #167
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    La fattoria dei Cardinali

    28 febbraio 2006

    di Il Calibano

    “I cattolici e i comunisti sono simili nel considerare che quelli che non hanno le loro convinzioni non possono essere sia onesti sia intelligenti.” (George Orwell)



    Di questi tempi, in Vaticano, il libro più letto, dopo la Bibbia s’intende, sembra essere La Fattoria del vecchio Orwell. Josef Ratzinger dice di aver saputo di prima mano, cioè dal Principale in persona, che la vita umana è sacra e intangibile dall’inizio (naturale?) alla fine naturale. Insomma: “Dio non fa differenza fra il neoconcepito ancora nel grembo di sua madre, e il bambino, o il giovane, o l'uomo maturo o l'anziano. Non fa differenza perché in ognuno di essi vede l'impronta della propria immagine e somiglianza”. Quindi, non dovrebbe fare differenza tra un embrione ancora in incerto divenire e una persona adulta dal divenire incerto. Ma nella realtà quotidiana contraddittoria e relativista, come tutte le realtà, più che la massima egualitaria vale la massima orwelliana che ricorda, con disincanto, che tutti gli animali sono uguali, ma c’è qualcuno che è più uguale degli altri. Prendiamo, ad esempio, l’embrione sia quello conservato che quello fresco di giornata, sono, senza ombra di dubbio, molto più uguali, all’occhio di Ratzinger, di un condannato a morte, o di un soldato nemico, o di un aggressore, o di un traumatizzato che viene espiantato. Per essere coerenti e fedeli alla pericope evangelica del “porgere l’altra guancia” ci si dovrebbe rassegnare a rinunciare ad ogni difesa/offesa ed accettare che le vie della Provvidenza premino i giusti e castighino i malvagi.

    Utopia? Chissà? Certo, i relativisti e i debolisti sanno, manzonianamente, -come va il mondo- e s’industriano, con risultati alterni, a far quadrare i conti cercando di salvare il cavolo (absit iniuria verbis) della vita e la capra dell’interesse generale. Questo perché, scrive M. Mori in “L'etica della qualità della vita e la natura della bioetica”, la norma morale è decisa e scelta (almeno in par*te) dall'uomo attraverso modalità varie: i "diritti umani" non sono i diritti naturali applicati all'uomo, ma sono appunto i diritti dell'uomo, ossia stabiliti (in qualche modo) dall'uomo stesso. Gli fa eco Giovanni Foriero in “Bioetica cattolica e bioetica laica”, “l'uomo, per i laici, non ha solo la libertà di seguire o meno la norma, ma anche di stabili*re, attraverso le proprie scelte (individuali e collettive) qual è la norma da seguire. Inoltre, una volta fissati i propri parame*tri comportamentali, l'uomo ha anche la facoltà di cambiarli e di porne di nuovi (più appropriati alla situazione concreta in cui si trova ad agire).

    Chi relativista non è, per derogare all’imperativo della TSV (teoria della sacralità della vita), deve sostenere, con Tommaso, che se non è mai lecito uccidere per difendersi, può invece essere lecito uccidere difendendosi, oppure che “la difesa contro l'ingiusto aggres*sore non è un'eccezione al comandamento, ma un atto di genere diverso nella sua essenza” ("L'Osservatore Romano", 31 marzo 1995). Ad esempio Ratzinger, presentando la Evangelium vitae ai giornalisti, dopo aver ri*cordato che “la proibizione dell'uccisione di cui parla il Decalogo [...] si riferi*sce all' essere umano innocente” e che solo in questa forma “essa ha valore asso*luto e senza eccezioni”. Inoltre, nel CCC (Il Catechismo della Chiesa Cattolica) l'insegnamento tradizionale non esclude, supposto il pieno accertamento dell'identità e della responsabilità del colpevole, il ricorso alla pena di morte, quando questa fosse l'unica via praticabile per difendere efficacemente dall'aggressore ingiusto la vita di esseri umani. Accade per il –non uccidere- ciò che accade con l'episodio evangelico del giovane ricco, al quale Gesù dice che per avere la vita eterna deve dare tutti i suoi beni ai poveri. La Chiesa dovrebbe dire ai popoli ricchi: "Per salvare la vostra anima dovete andare alla malora". Ma evita di dirlo. O lo dice a metà, in modo ambiguo. Cede alla tentazione del mondo - si copre con le vesti del buon senso. Solo per l’embrione sembra che i “se” e i “ma” non possano esistere. Agostino chiamava il rispetto per la vita animale “il massimo della superstizione”. Nel caso dell’embrione è il rispetto per la vita umana che sembra sia degenerato in superstizione.

  8. #168
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    Il testamento dell’Unione

    2 marzo 2006

    di Il Calibano

    Mega biblion mega kakon (Grande libro, grande danno)

    (Callimaco)



    C’era da scommetterlo! In questo panorama italico che, sui diritti civili, somiglia sempre più alla palude stigia, il Prof. Umberto Veronesi ha lanciato un sasso…e che sasso! Bypassando le reticenze pelosamente devote e l’opportunismo pre-elettorale ha deciso di istituire il primo registro italiano per il testamento biologico, grazie al quale ogni cittadino potrà dare disposizioni su quali terapie accettare e quali no. Se la notizia fosse questa, non si potrebbe parlare di “sasso”, semmai del “sassolino” di un registro per il testamento biologico che l’ex Ministro della Sanità garantirebbe con la sua autorevolezza, ma il sassolino diventa un macigno quando il Prof. Veronesi , con la chiarezza che ha sempre contraddistinto le sue prese di posizione, dalla cannabis agli SVP, dalla diagnosi pre-impianto all’eutanasia, ha dichiarato che: “Non dobbiamo aspettare la prossima Eluana Englaro o un'altra Terry Schiavo”

    Per chi non fosse al corrente della vicenda Englaro è opportuno che sappia che - il 26 maggio la Corte d'Appello di Milano dovrà decidere se accogliere o respingere l'ennesimo ricorso presentato dagli avvocati Vittorio Angiolini e Riccardo Maia, legali che curano gli interessi della famiglia Englaro. Beppino Englaro, il papà di Eluana, la ragazza in coma irreversibile da 17 anni, chiede da tempo che sia sospesa la NIA (nutrizione idratazione artificiale) che permette al corpo della figlia di sopravvivere in assenza delle funzioni dell’encefalo cioè la parte del cervello dove vengono elaborati pensieri, consapevolezza, sentimenti, relazioni. Il ricorso ruota attorno all'utilizzo del sondino nasograstrico. Una sonda che inserita nella narice consente alla soluzione nutritiva di raggiungere lo stomaco. Chiunque può rifiutare questo trattamento, ma non una persona in coma. In caso di sentenza sfavorevole, il papà di Eluana andrà in cassazione e poi forse anche alla Corte di Strasburgo.

    Poiché tutti noi siamo esposti ai - colpi di fionda e i dardi della fortuna insensata- c’è chi vorrebbe tutelarsi con un testamento biologico o più precisamente “DAT” (dichiarazione anticipata di trattamento) ed evitare di subire, nel caso di un trauma, o altro, che lo confini in uno stato vegetativo persistente, la violenza di una alimentazione forzata che ne prolunghi per anni o decenni la vita biologica in assenza di una vita biografica. Ciò, in Italia, non è possibile perché il Cnb (comitato nazionale di bioetica) è dell’avviso che “nel caso un soggetto, nel redigere alcune Dichiarazioni anticipate di trattamento, vi inserisca la richiesta di sospensione di alimentazione e idratazione, nella previsione di un suo possibile futuro venirsi a trovare in una situazione di SVP, tale dichiarazione si configura come la richiesta di una vera e propria eutanasia omissiva, omologabile sia eticamente che giuridicamente ad un intervento eutanasico attivo, illecito sotto ogni profilo”.

    A pagina 71 del “Programma di Governo 2006-2011”, nel capitolo “I nuovi diritti” si può leggere: “Vogliamo costruire un sistema di garanzie per la persona malata, che abbia come premessa il consenso informato e l’autodeterminazione del paziente […] Lo strumento più efficace, per rendere effettivo quel diritto, è la Dichiarazione anticipata di volontà (o Testamento biologico) secondo quanto indicato nelle raccomandazioni bioetiche conclusive approvate dal Comitato nazionale per la bioetica nel dicembre 2003.

    Morale: se non volete correre il rischio di diventare un altro caso “Eluana”, non vi resta che sperare nell’iniziativa del Prof. Umberto Veronesi.

  9. #169
    io e basta
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    Specchio, specchio delle mie brame

    4 marzo 2006

    di Il Calibano

    - Specchio, specchio delle mie brame, chi è il più devoto del reame?

    - Gianluigi Paragone!

    Il direttore della Padania, invitato a Obersalzberg-OttoeMezzo, nel “Nido dell’Aquila” dei devoti-in-tutte-le-salse, per illuminare con i suoi populistici fari antinebbia i fatti di Sassuolo, vittima della sindrome di Zelig, è scivolato sulla buccia di banana della captatio benevolentiae e, per ingraziarsi il padrone di casa, non ha trovato di meglio che individuare nella scarsezza di oratori tutti i problemi che affliggono l’Italia.

    Paragone dixit: “mancano oratori e campanili!”. È vero, non ha tutti i torti, mancano anche le mezze stagioni e la frutta non ha più il sapore di una volta quando Berta filava e i Cinesi invece di filare, come narra Pearl S. Buk, mangiavano acqua e argilla. Si applaude alla Weltanschauung paragonese che rinnoverà gli antichi fasti del Bel Paese grazie a “Otto milioni di oratori” e qualche campanile in più per spezzare le reni agli invasori.

    La storia, disse James Joyce, è un incubo dal quale sto cercando di svegliarmi.

  10. #170
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    I polli di Mimun

    10 marzo 2006

    di Il Calibano





    Dargestellte Wirklichkeit e non Die Darstellung der Wirklichkeit.

    (la realtà rappresentata piuttosto che la rappresentazione della realtà).

    (Auerbach, Mimesis)





    Quando i polli erano un ambito secondo piatto delle statistiche alla Trilussa, gli allevatori, per tenerli buoni, piazzavano sul loro becco degli occhialini di plastica che cambiavano il colore del mondo. Ieri sera, nel “Dopo Tg”, Mimun si è cimentato con il problema dell’handicap, ma, da buon allevatore che conosce i suoi polli, ha piazzato sul naso dei telespettatori degli occhialini rosa per tenerli buoni. Il filmato sull’handicap si ispirava all’happy end di Liala o Carolina Invernizzi. Un paziente handicappato si aggirava come Iron Side tra le auto in sosta vietata e gli insidiosi gradini che avrebbero scoraggiato Bonatti. Ma niente ansie per il pollo-telespettatore, la sola cosa a cui aspirava il “carozzellato errante” era un espresso al bar che gli veniva servito al tavolo perché, se è pur vero che nell’’89 è stato abbattuto il muro di Berlino, è innegabile che nel 2006 nessuno si sogna di abbattere le barriere architettoniche. Controcampo e zoomata su due handicappati agli arresti domiciliari decretati non dai giudici ma dagli architetti che hanno costruito scale a misura di Messner. Ma niente ansie per il pollo-telespettatore, la voce fuori campo fa sapere che il sindaco si occuperà personalmente del caso. Strano, perché uno dei due “reclusi” non usciva da casa da sette anni: dov’era il sindaco nei sei anni precedenti? Hora ruit e la cena incalza! Per non correre il rischio che a qualche pollo-telespettatore vada di traverso il pastone, dopo gli handicappati sull’orlo di una crisi di nervi, vengono presentati gli handicappati olimpionici. L’intervistato è il Vicepresidente del CONI, regolarmente handicappato, mentre sullo sfondo volteggiano più leggiadri di un Nureyev, o di una Fracci, handicappati che giocano a hockey, pallacanestro ecc. ecc. Sono le Paraolimpiadi, bellezza, e tu non puoi farci niente!

    Se qualche pollo-telespettatore, spenta la tivvù, dovesse uscire anzitempo dal trip del think pink televisivo e gli sorgesse il dubbio che forse non tutti gli handicappati escono solo per prendere un espresso al bar, e che forse non tutti gli handicappati possono contare sul sindaco che come San Cristoforo li traghetta dal salotto di casa al piano-bar, è bene che sappia qual è la vera condizione dei disabili. Con l'aiuto di un saggio di Michele Ainis, Libertà negate, veniamo a sapere che le barriere architettoniche, alla data del 2003, sono state rimosse solo nel 10% delle strutture turistiche italiane nonché nel 9% delle scuole, e che in teoria l'Italia avrebbe dovuto eliminarle per legge già a partire dal 1989. Nel marzo 1999, in Italia è entrata in vigore la legge n. 68, che ha introdotto un com*plesso apparato normativo per rendere effettivo il diritto al la*voro dei disabili; quattro anni dopo (nel febbraio 2003) un istituto di ricerca ha reso noto che 4 comuni su 10 non rispet*tano le quote di accesso al lavoro per le persone handicappa*te. In Italia - secondo i dati del ministero della Pubblica istruzione, ben il 32,6% dei disabili non ha alcun titolo di studio, contro il 5,2% dei non disabili. Il 2003 è stato l'anno dei disabi*li, e per l'occasione sono state rispolverate vecchie garanzie giuridiche e formulate nuove promesse. La legge sull' abbatti*mento delle barriere architettoniche è ormai ridotta a una scatola vuota, non essendo più stata finanziata. I disabili sono esclusi da Internet, dato che soltanto il 3% degli indi*rizzi web è accessibile (con particolari accorgimenti) ai por*tatori di handicap, come ha dichiarato il ministro Stanca nel marzo 2003. I disservizi della sanità risultano doppiamente odiosi per chi deve «conquistare» una carrozzina adeguata, o la protesi indispensabile per poter camminare, e rimane vice*versa intrappolato nei labirinti della burocrazia: è del maggio 2003 una denuncia pubblica in tal senso da parte degli ope*ratori del settore. Nella sofferenza, nel dolore, gli uomini non sono affatto tutti uguali.

 

 
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